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Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di professioni dei beni culturali (15 gennaio 2014) - 2
2014-01-15

(Esame degli ordini del giorno A.C. 362-A)

  PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A A.C. 362-A). Se nessuno chiede di intervenire per l'illustrazione, chiedo al rappresentante del Governo qual il parere del Governo sugli ordini del giorno presentati ?

  ILARIA CARLA ANNA BORLETTI DELL'ACQUA, Sottosegretario di Stato per i beni e le attivit culturali e il turismo. Il Governo accoglie gli ordini del giorno presentati.

  PRESIDENTE. Nel frattempo salutiamo anche gli insegnanti e gli studenti dell'istituto comprensivo statale Marco Polo Galilei, di Cardito, in provincia di Napoli, che assistono ai nostri lavori (Applausi).
  A questo punto, se sugli ordini del giorno non vi sono richieste di votazione comunque e si intendono accolti, passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

  DAVIDE CRIPPA. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su che cosa, onorevole Crippa ?

  DAVIDE CRIPPA. Signor Presidente, volevo capire l'emendamento Prodani 2.020....

  PRESIDENTE. Onorevole Crippa, quell'emendamento stato dichiarato inammissibile all'inizio della seduta.

(Dichiarazioni di voto finale A.C. 362-A)

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gianluca Buonanno. Ne ha facolt. Chiedo scusa, cos andiamo anche in ordine crescente, ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rampelli.

  GIANLUCA BUONANNO. Chiedo di parlare.

  PRESIDENTE. Su che cosa onorevole Buonanno ?

  GIANLUCA BUONANNO. Su quello che ha detto: no, se ha detto che si parte in termini crescenti, io sono piccolo...

  PRESIDENTE. S, ma non parlavo di altezza, onorevole Buonanno.
  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rampelli. Ne ha facolt.

  FABIO RAMPELLI. Signor Presidente, il mio intervento voleva essere in dichiarazione di voto finale.

  PRESIDENTE. S: proprio per quello che le sto dando la parola, onorevole Rampelli. Prego.

  FABIO RAMPELLI. Signor Presidente, noi abbiamo cercato di portare il nostro contributo con grande fatica, perch abbiamo puntato su degli emendamenti che purtroppo sono pervenuti fuori tempo e quindi non hanno trovato attenzione da parte dell'Aula, e non sono stati quindi giudicati.
  La proposta una proposta che riteniamo interessante, una proposta che certamente va nella direzione di rendere maggiormente efficaci alcune professioni nell'ambito dei beni culturali. Le perplessit che in qualche maniera ci hanno animato riguardano la non compiutezza dell'elenco delle professioni culturali che sono state enucleate all'interno della proposta che stiamo esaminando. In modo particolare, abbiamo ritenuto immotivatamente escluse alcune professioni che comunque operano in questo settore con una certa tradizione, con una certa importanza, legate prevalentemente all'attivit di promozione, che pure un'attivit sacrosanta e direi strategica per quel che attiene alle condizioni generali del nostro patrimonio culturale ed alla necessit di metterle in sintonia con le esigenze anche di produttivit e quindi con la possibilit di migliorare le risorse economiche della nostra nazione.
  Quante volte ci siamo intrattenuti dicendo che il nostro autentico giacimento petrolifero rappresentato dal patrimonio culturale, dal patrimonio artistico, dal patrimonio archeologico, dal patrimonio naturalistico, paesaggistico ! Ce lo siamo detti tante volte, direi che una sorta di tormentone di ogni dibattito sulla materia che si intraprende, sia in campagna elettorale, ma anche al di fuori dei contesti elettorali. E poi non siamo consequenziali, perch non prevediamo una centralit di alcune figure professionali, come per esempio quelle dei manager che operano nei beni culturali e che, affiancati al filone che legittimamente viene valorizzato della conservazione e della tutela, possono o potrebbero rappresentare quella miscela fondamentale in grado appunto di coniugare tutte le funzioni di conservazione, tutela, salvaguardia con quelle di promozione e valorizzazione. Non riteniamo questo argomento poco importante. Direi che, se fosse stato trattato noi non siamo presenti nella Commissione VII con questa semplicit, probabilmente avremmo potuto migliorare il provvedimento e lo avremmo potuto mettere maggiormente in sintonia con quelle che sono le esigenze della nostra comunit.
  Prima mi riferivo appunto a quanto sia ricco il nostro patrimonio culturale e a quanto fin qui noi abbiamo viceversa interpretato il ruolo della salvaguardia come un ruolo praticamente esclusivo, addirittura in alcune fasi ci si spesi per quasi colpevolizzare coloro i quali operano in questo comparto per tentare di produrre ricchezza attraverso un uso congruo e rispettoso. Abbiamo potuto constatare il tempo che si reso necessario per attivare addirittura quei meccanismi di sponsorizzazione che potessero rendere fattibili operazioni di restauro. Mi riferisco per esempio all'Anfiteatro flavio a Roma, che per decenni stato lasciato in stato di abbandono, nonostante ci fossero delle proposte di sponsorizzazione e quindi delle disponibilit a mettere in campo dei contributi, dei contributi economici.
  In altre parole, ad agire attraverso un concetto che si estrinseca con una parola quasi inflazionata, ma purtroppo poco praticata, ossia in regime di sussidiariet, cio di totale e perfetta sintonia e collaborazione tra pubblico e privato, che risulta ancora pi necessaria in una fase di difficolt economiche che svuotano progressivamente le casse dello Stato, a cominciare ovviamente da quei settori che vengono ritenuti meno importanti. Evidentemente, purtroppo, quello dei beni culturali un settore che stato sempre ritenuto poco importante e, quindi, vive gravi difficolt.
  Le professioni, che sono state trascurate e i cui albi evidentemente non verranno compilati o autorizzati, rappresentano un problema, cos come l'assenza dalla commissione che prevista all'interno di questo provvedimento legislativo della figura del manager che potrebbe portare, insieme a quelle magari anche di altri professionisti i restauratori sono fondamentali, ma ci sono anche delle altre figure a una visione dinamica della gestione dei beni culturali. Noi gi l'abbiamo detto altre volte e come Fratelli d'Italia l'abbiamo inserito nel nostro programma elettorale e riteniamo che sia straordinariamente efficace nella gestione, nella manutenzione, nell'uso e nella valorizzazione dei beni culturali, la formula che prevede l'incedibilit dei beni stessi, che devono appartenere in aeternum al patrimonio pubblico, ma con una capacit di gestione degli stessi da parte del privato, che magari pi attento, che magari riesce ad avere anche una visione pi dinamica della gestione rispetto al pubblico che magari diventa, invece, imbattibile proprio sul piano del restauro, della manutenzione e della conservazione.
  Ricordo a me stesso, per, che spesso, per una scelta, che non credo sia un vezzo, ma penso sia obbligata, che viene fatta da parte dei soprintendenti, ci troviamo di fronte al fatto che quando ritroviamo, attraverso le indagini geognostiche, dei reperti archeologici, dopo averli monitorati e censiti, piuttosto che chiedere una collaborazione al privato nella loro gestione e, quindi, nella valorizzazione e nella tra virgolette, una pessima parola, ma almeno rendiamo bene l'idea loro commercializzazione, non facendo questo tipo di attivit, addirittura procediamo al seppellimento dei beni archeologici ritrovati, perch si ritiene che finch sono coperti da sabbia e terra siano ben conservati. Non si vuole, quindi, cogliere il rischio di un loro uso e di una loro gestione virtuosa che possa produrre anche una ricchezza. Noi non ci possiamo nascondere dietro a un dito, questo uno dei problemi fondamentali che ci sta facendo collezionare ritardi su ritardi. In giro per il mondo ci sono tante nazioni altrettanto dotate da un punto di vista di presenza di beni culturali e ce ne sono altrettante, anzi la gran parte, che non sono affatto dotate da questo punto di vista di patrimonio artistico, ma se lo inventano. Ecco, noi l'abbiamo, ma non riusciamo a valorizzarlo. E quando insieme discutiamo di una proposta come questa, noi saremo costretti a fare un'ulteriore proposta di legge per vedere recuperati questi argomenti. Purtroppo, questa la conclusione a cui ovviamente siamo costretti e condannati. Lo faremo in tempo reale gi da domani mattina, perch il codice dei beni culturali e del paesaggio possa assumere una visione maggiormente dinamica e, quindi, lo Stato italiano possa dotarsi di una legislazione capace di mettere questo patrimonio incommensurabile, esteso, variegato, apprezzato e catalogato nel patrimonio UNESCO spesso e volentieri, nelle condizioni di produrre una ricchezza per il popolo italiano e per lo Stato italiano.
  Come ripeto, su questa proposta noi ci asterremo proprio perch non vogliamo passare per coloro i quali la contrastano in via di principio. Lo spunto uno spunto interessante e positivo, ma uno spunto incompleto, perch la visione resta una visione di attenzione verso il nostro patrimonio artistico e culturale, ma un'attenzione limitata alla materia della conservazione, della salvaguardia e della tutela.
  Manca completamente nell'impianto di questa proposta di legge l'aspetto che dicevo della valorizzazione e della promozione, con l'inserimento di quelle figure manageriali che possono realizzare finalmente un sistema capace di cominciare a costruire anche delle figure professionali nuove da offrire non solo alla nostra comunit nazionale ma direi alla comunit internazionale. Infatti, sul patrimonio artistico, sul patrimonio culturale italiano, e concludo, Presidente, si pu fondare una nuova sensibilit che possiamo esportare, visto che non possiamo farlo attraverso la trasposizione delle nostre opere, soprattutto se si tratta di siti archeologici, ma possiamo esportare professionalit, conoscenza e qualit e lo possiamo fare se modifichiamo la nostra posizione e se entriamo in un altro ordine di idee, se assumiamo e acquistiamo una diversa velocit in ordine alla capacit di mettere a patrimonio questi nostri beni con una gestione corretta e una valorizzazione adeguata (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buonanno. Ne ha facolt.

  GIANLUCA BUONANNO. Ho trovato un mio collega piccolo, stavamo parlando....

  PRESIDENTE. Per non interviene...

  GIANLUCA BUONANNO. Per fortuna.

  PRESIDENTE. Questa un'opinione sua.

  GIANLUCA BUONANNO. Dicevo che il mio sar un intervento molto breve anzitutto per dire che la Lega Nord favorevole al provvedimento e inizio col dire non mia consuetudine che ringrazio la relatrice Ghizzoni perch, secondo me, pur essendo del Partito Democratico, ha fatto un lavoro molto efficace e la Lega Nord si dice soddisfatta di questo provvedimento, pur rendendosi conto che si poteva fare anche qualche cosa di pi, ma nell'ambito della Commissione si visto che comunque poteva essere questo il punto di incontro tra le forze politiche. E quindi voteremo a favore di questo provvedimento, anche perch finalmente offriamo una possibilit a una serie di soggetti che, alla fine, sono i veri protagonisti dei beni culturali. Noi ci lamentiamo del fatto che abbiamo un Paese che non va bene in tanti settori, per, fossimo un po pi furbi, il settore del turismo, il settore di quelli che sono i beni culturali, sarebbe veramente il nostro petrolio. E talmente ci credo a questo, che il nostro Paese potrebbe essere davvero protagonista mondiale: prima di tutto perch, per sua fortuna, ha il vantaggio sia della bellezza, non solo artistica, ma anche proprio del territorio, e poi perch ha una grandissima storia, solo che non siamo capaci di sfruttare ci che abbiamo e, anzi, siamo dei campioni nel criticare, nel danneggiare, nel menefreghismo.
  In questo caso vogliamo dare un segnale di positivit. Come componente della Commissione voglio dare un segnale di positivit, perch se cominciamo come ogni volta a guardare le cose come il bicchiere mezzo vuoto, ancora una volta questo provvedimento uscirebbe gi malandato. Invece ho fatto il ragionamento del bicchiere mezzo pieno, cercando di essere finalmente capaci di produrre un qualcosa che possa essere utile per la nostra economia. Infatti sono uno di quelli che dicono che i beni culturali, e ovviamente anche il turismo, danno da mangiare, non sono un problema, sono una virt, una risorsa. Sono contrario a quelli che dicono che le spese per i beni culturali sono soldi buttati via. Io non ci credo e penso invece l'esatto contrario. E quindi a queste persone che mettono le mani nel patrimonio del nostro Paese, con questo provvedimento diamo un segnale. Quindi, per non togliere spazio ai miei colleghi, chiudo subito il mio intervento dicendo: abbiamo fatto qualcosa di buono, la Commissione capitanata dal presidente Galan e in questo caso dalla relatrice Ghizzoni, ha fatto, secondo me, un buon lavoro e la Lega Nord in una maniera convinta vota a favore di questo provvedimento.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santerini. Ne ha facolt.

  MILENA SANTERINI. Signor Presidente, colleghi, questa proposta di legge che stiamo discutendo una di quelle proposte rarissime, ormai, di iniziativa parlamentare e, quindi, dobbiamo rivolgere ad essa un'attenzione particolare non fosse altro che per questo, e apporta innovazioni normative al codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di professioni culturali.
  Liter della legge stato molto lungo, dato che il testo originario era del 2008; ritengo per che in questa legislatura il lavoro sia stato utile e collegiale, tanto che il dibattito ha portato ad una nuova, abbastanza rapida, formulazione del testo, sottoscritta da tutte le forze politiche, anche se con una inversione di percorso dell'ultima ora.
  L'intervento proposto si inserisce in un ambito, quello delle professioni non organizzate in ordini o collegi, che disciplinato, come sappiamo, dalla legge n. 4 del 14 gennaio 2013; un disegno normativo che garantisce le forme associative delle professioni e le buone prassi in materia di autoregolamentazione.
  La legge n. 4 del 2013, all'interno di un quadro caratterizzato dalla libert di esercizio, di fatto, produce un riconoscimento delle professioni non regolamentate da albi o collegi. In totale, non stiamo parlando soltanto di quelli della cultura, si tratta di due milioni di professionisti, che operano e vogliono continuare ad operare nel mercato in un regime di piena concorrenza, senza beneficiare di rendite di posizione. D'altra parte, non si pu rinunciare a adeguate garanzie di qualit. Quindi, si tratta di operare quello che chiamerei un riconoscimento di tipo non corporativo.
  In questo quadro di liberalizzazione in applicazione della strategia di Lisbona, sarebbe anacronistica la costituzione di un albo professionale che violerebbe i principi europei di non discriminazione e non esclusivit mentre, allo stesso tempo, emerge la necessit di dare garanzie alla collettivit. In questo caso, lo abbiamo detto, si tratta di archeologi, archivisti, bibliotecari, antropologi, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali, storici dell'arte, restauratori e collaboratori restauratori di beni culturali; insomma, tutte figure d'indubbia importanza per un Paese che ha nel patrimonio artistico, architettonico, antropologico materia viva sulla quale costruire lo sviluppo sociale. Penso allo strategico sviluppo dei musei, degli archivi, dell'arte, dove, a una forte specializzazione nella formazione, non corrisponde sempre una puntuale definizione dei ruoli e delle funzioni.
  Affidare la tutela, il restauro e, in generale, la cura del patrimonio a figure dotate di adeguata formazione, significa sottolineare la responsabilit dello Stato, cio dire: questi beni sono nostri, sono beni italiani e vogliamo definire bene i ruoli e le funzioni dei professionisti che se ne occupano. Anche perch, fino ad oggi, noi abbiamo un panorama vario di professionisti del settore privi di riconoscimento professionale adeguato.
  Quindi, approviamo, guardiamo con favore a questa iniziativa che vuole disciplinare un sistema di garanzie della qualificazione professionale. Una proposta non per creare nuovi albi o nuove corporazioni, ma per dare il giusto riconoscimento alle capacit di chi si impegna nelle attivit di intervento, di tutela, di vigilanza, di ispezione, di protezione e di conservazione dei beni culturali nel pieno rispetto, per, della normativa europea.
  Mi pare che questa iniziativa sia valida perch premia il merito e la qualit, ma anche lontana da velleit corporativistiche che troppo spesso hanno creato danni al sistema Italia.
  Vorrei per sottolineare che il tema della formazione riguarda anche l'intervento nel settore analogo del pubblico che carente di regolamentazione. Vorrei fare l'esempio del fatto che chiunque oggi pu operare nelle biblioteche statali spesso senza titolo sia a livello di collaboratore, di operatore che di dirigente di strutture che richiederebbero invece delle competenze adeguate.
  Non si dimentichi il ruolo fondamentale che le associazioni di professionisti dei beni culturali hanno avuto nel dare un input fondamentale al dibattito politico, contribuendo al successo di questa proposta di legge che oggi in Aula.
  Entrando nel merito del provvedimento, si istituisce una sorta di riserva di attivit in favore dei professionisti per le azioni di tutela, protezione e conservazione dei beni. Una qualit che il nostro patrimonio artistico e culturale merita di avere.
  Vorrei fare, in particolare, riferimento alla padronanza delle tecnologie informatiche necessarie a presiedere operazioni di digitalizzazione del patrimonio o di costituzione di biblioteche digitali o ibride, cio tecnologiche e tradizionali allo stesso tempo. Senza questo tipo di formazione rischiamo di restare arretrati rispetto a tutti gli altri Paesi, soprattutto agli Stati Uniti o alla Cina, che peraltro recentemente ha guardato con interesse al nostro sistema di scambi documentali tramite le reti protette di biblioteche. Abbiamo un vantaggio da mantenere. Senza questa evoluzione verso la digitalizzazione delle biblioteche e degli archivi rischiamo di perdere un patrimonio preziosissimo; i libri deperiscono, si deve pensare a una politica di conservazione dei testi antichi; bisogna rendere accessibile la consultazione.
  Certo, poi bisogna anche ripensare i luoghi della formazione, perch nelle universit sono ormai pochissimi i corsi di formazione per i professionisti della cultura, sia a livello di corso di laurea di base che di specializzazione.
  Infine, vorrei apprezzare la specifica all'articolo 9-bis, sui collaboratori, che spesso svolgono ruoli delicatissimi che prevedono il contatto fisico con il bene a volte senza preparazione adeguata. Si prevede, quindi, che il Ministero predisponga, con un decreto, le modalit e i requisiti di iscrizione ai registri nazionali, e la mia speranza che l'individuazione di tali modalit e requisiti siano trasparenti e coerenti in termini di effettiva tutela del nostro patrimonio.
  Sar nostra cura monitorare liter degli adempimenti, vigilando perch merito e qualit delle professioni rimangano il criterio attraverso il quale orientarsi nella definizione normativa, e saremo quindi pronti a dare il nostro contributo nel momento in cui le Commissioni saranno chiamate a dare il parere. Il gruppo parlamentare Per l'Italia, mentre richiama l'attenzione su altre categorie di professionisti quali i pedagogisti, che svolgono un ruolo fondamentale nel campo dei servizi alla persona, nelle strutture di accoglienza, nelle scuole, e che non hanno ancora ricevuto analogo riconoscimento, lieto di dichiarare il suo voto a favore del provvedimento per dare dignit professionale agli operatori della cultura (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bruno Molea. Ne ha facolt.

  BRUNO MOLEA. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, il testo della proposta di legge che ci apprestiamo a votare reca disposizioni in materia di esercizio della professione dei soggetti impegnati nelle attivit di tutela, protezione, conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali, prevedendo l'istituzione di elenchi nazionali di professionisti. Esso verte, dunque, nell'ambito della disciplina delle professioni non organizzate in ordini o collegi, affrontato in termini generali dalla legge 14 gennaio 2013, n. 4.
  Le professionalit che afferiscono a tale area strategica, sul piano identitario, valoriale nonch economico della nazione, si sono moltiplicate nel corso degli ultimi anni, connotandosi di specificit culturali e tecnico-scientifiche che sono in continuo aggiornamento. Lo sviluppo costante delle realt a finanziamento privato che incentrano la propria azione, in particolare nel campo della conservazione dei beni artistici e della loro fruizione, impone un monitoraggio delle figure professionali coinvolte, soprattutto in considerazione della natura delicatissima che tale sfera di competenza assume nel nostro Paese. Va considerato, a questo proposito, che le modalit di reclutamento a tempo determinato, sempre pi diffuse nel settore privato come in molte amministrazioni periferiche dei beni culturali, richiedono una verifica ex ante delle competenze tale da assicurare l'impiego di personale effettivamente adeguato alle mansioni richieste.
  Il provvedimento non intende creare albi professionali, difatti la proposta di un elenco di professionisti obbligatorio avrebbe reso la disposizione fuori dalla normativa dell'Unione europea e quindi inapplicabile, a fronte dell'opportunit di garantire i principi di non discriminazione, di necessit e di proporzionalit previsti dalla direttiva dell'Unione europea n. 2006/123/CE, per evitare cos i cosiddetti diritti esclusivi, che riservano alcune attivit ad una categoria ristretta di esperti.
  Al contrario, invece, si interviene a favore dello sviluppo del mercato e dell'ingresso delle competenze del mondo delle professioni, in un'ottica di tutela dei consumatori (che in questo caso equivalgono all'intera collettivit nazionale) e in accordo con il processo in atto di riordino della formazione universitaria e di coinvolgimento, nella certificazione delle competenze, delle associazioni rappresentative delle professioni non regolamentate.
  Tali garanzie si rendono particolarmente necessarie in una fase storica che vede sia una profonda trasformazione delle politiche pubbliche per i beni culturali (si sono modificati i compiti dello Stato di fronte alle regioni, con l'esistenza di competenze concorrenti), sia una evoluzione nel quadro europeo dei requisiti per l'esercizio delle attivit professionali, in cui vige il principio della libert dei cittadini di vivere e lavorare in ciascuno degli Stati membri.
  La normativa dell'Unione europea e la legislazione italiana di recepimento prevedono, a questo proposito, che le azioni degli stessi siano improntate alla creazione di una piattaforma comune per colmare le differenze sostanziali in materia di requisiti per l'esercizio delle professioni, incluse appunto quelle non regolamentate.
  Migliaia di professionisti dei beni culturali attendono questo momento da anni: archeologi, archivisti, bibliotecari, antropologi, restauratori di beni culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali e storici dell'arte in possesso di adeguata formazione ed esperienza, da tempo chiedono che sia finalmente riconosciuto il loro ruolo lavorativo, professionale, economico e culturale, attualmente mortificato da condizioni lavorative inaccettabili.
  Oggi, questa legge offre loro una risposta in tal senso, sulla strada intrapresa da questo Governo per dare respiro al settore della cultura, che ha visto un primo importante intervento nel decreto approvato nell'ottobre 2013, di cui si stanno definendo, appunto, i regolamenti attuativi.
  Tuttavia, molto ancora resta da fare per poter garantire a tutti gli operatori del settore buone soluzioni occupazionali, attraverso regole di mercato del lavoro, in grado di favorire forme contrattuali e misure specifiche in materia di appalti pubblici che tengano conto degli interventi sui beni culturali, funzionali ad un maggiore sviluppo del comparto.
  La tutela del nostro patrimonio culturale non pu prescindere dalla valutazione delle competenze degli specialisti che se ne prendono cura, perch diversamente metteremmo a rischio il nostro patrimonio storico-artistico che nel Paese rappresenta un importante volano di crescita economica oltre che culturale.
  La cultura non rappresenta soltanto uno degli interessi pubblici essenziali, tutelato dalla Costituzione e dai Trattati internazionali, ma rappresenta anche l'oggetto di un insieme di diritti fondamentali del cittadino, della persona, delle formazioni sociali: il diritto di accesso al sistema della produzione culturale; il diritto alla pi ampia fruizione di tutti i beni culturali e dei prodotti delle attivit culturali.
  La cultura una componente fondamentale della nostra societ, comprende consuetudini, usi, costumi, credenze, ma anche strati e strati di sapere, di dottrina accumulati dal lavoro di ricerca e di studio dell'uomo. Da un punto di visto antropologico essa costituisce il grado di evoluzione di un'etnia, di una civilt, di un popolo, alla pari con la tecnologia ed il processo scientifico.
  Per tali ragioni va tutelata, protetta ed incentivata dal sistema di governo, in quanto anche espressione del livello di democrazia e partecipazione.
  Rispetto alla formulazione originaria del 2008, notevole stato il confronto di idee e proposte che hanno inaugurato un periodo di riflessione e di discussione; i suggerimenti e le osservazioni di questa ulteriore fase di approfondimento sono stati adeguatamente valutati e recepiti, in modo da arrivare all'adozione di un testo condiviso.
  Siamo soddisfatti del fatto che nel corso del lavoro delle Commissioni, anche per nostra iniziativa, sia stata corretta la stortura contenuta nel testo originario per la quale l'iscrizione ai registri era automatica, senza verifica dei requisiti, per gli iscritti ad associazioni di categoria. Una norma questa che sapeva molto di corporativismo e che rischiava di creare delle rendite di posizione ingiustificate.
  La proposta di legge, come ha giustamente rilevato in discussione generale la collega Nardelli, arriva in ritardo e disciplina l'esistente, ma presenta oggettivi punti di forza. Contribuisce infatti a mettere in ordine i settori in cui serve chiarezza e rappresenta un primo importante passo verso forme di attestazione e certificazione della professionalit che favoriranno qualit e responsabilit del settore.
  Nella nostra visione, di Scelta Civica, la cultura, la storia, la memoria rappresentano un dovere della politica verso la collettivit nel suo complesso: il bene culturale, inteso come testimonianza materiale di civilt, ha un rilevante interesse pubblico e la sua tutela, la sua protezione, la sua conservazione, la valorizzazione e fruizione meritano senza dubbio specifiche professionalit e competenze. Quindi, nel ringraziare l'onorevole Ghizzoni per il grande sforzo messo in campo per giungere a questo traguardo, e per le ragioni espresse, comunico che Scelta Civica per l'Italia voter a favore del provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paolo Tancredi. Ne ha facolt.

  PAOLO TANCREDI. Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, la proposta di legge all'esame interviene nel delicato settore delle professionalit degli operatori privati impegnati nelle attivit di intervento, tutela, vigilanza e ispezione, protezione e conservazione dei beni culturali, riconoscendo loro il ruolo e la qualificazione professionale. La valorizzazione del patrimonio culturale consiste, infatti, nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina di tutte quelle attivit volte a promuovere la conoscenza del patrimonio nazionale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione del patrimonio stesso ad ogni tipo di pubblico, al fine di incentivare lo sviluppo della cultura.
  La valorizzazione del patrimonio culturale prezioso come quello italiano dev'essere fondata su una base di conoscenza che supporti i tecnici dell'amministrazione nell'orientare le scelte strategiche e ponderare accuratamente le decisioni operative. In tale contesto risulta essenziale avere delle competenze specifiche e di alta professionalit, che possano contribuire a creare le condizioni per una migliore valorizzazione dei beni culturali provvedendo all'incremento dei servizi resi.
  La valorizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese deve, quindi, passare attraverso una gestione moderna fatta di investimenti mirati alla cura, al mantenimento ed al risanamento dei nostri beni, intorno ai quali deve crescere una classe di professionisti ed esperti di professionalit pi che adeguata. Il progetto di legge all'esame dell'Assemblea intende, quindi, intervenire per favorire l'ingresso di competenze professionali in un settore che riveste particolare importanza per il nostro Paese.
  Il provvedimento atteso da molto tempo da professionisti del settore che svolgono un'attivit di rilevante interesse pubblico ed attendono che sia riconosciuto il loro ruolo lavorativo. Le disposizioni contenute nel progetto di legge, quindi, mirano a garantire la qualificazione e le competenze di figure professionali che operano nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale e rappresentano un importante punto di arrivo per un settore, quello dei beni culturali, che ha bisogno di figure professionali di qualit.
   stato frutto di un lavoro attento in Commissione. Il progetto di legge giunge all'esame dell'Assemblea con l'obiettivo di creare le condizioni idonee per garantire l'ingresso di competenze nel mondo delle professioni dei beni culturali in modo da tutelare i consumatori che, in questo caso, equivalgono all'intera collettivit nazionale, e di qualificare e garantire un numero elevato di professionisti che operano nella tutela dei beni culturali. Non si tratta, quindi, di creare nuovi albi professionali; e a questo proposito ritengo che sia stata opportuna, anche se ad una prima analisi poteva sembrare ultronea, l'approvazione dell'emendamento Gallo, che mette in norma questa esclusione della possibilit che si tratti di albi professionali e ribadisce il fatto che chi escluso da questi elenchi ha tutto il diritto comunque di esercitare le professioni.
  Non si tratta quindi di creare nuovi albi professionali, ma al contrario interviene a favore dello sviluppo del mercato e dell'ingresso di competenze nel mondo delle professioni, soprattutto nella tutela dei beni culturali che prevista dalla nostra Carta costituzionale.
  La proposta di legge parla di tutela, vigilanza, ispezione, protezione, conservazione e fruizione dei beni culturali. estremamente importante ricomprendere tra gli interventi regolamentati anche quello della fruizione, un'area professionale importantissima che ha assunto una dimensione di grande interesse sotto il profilo dell'occupazione dei giovani. Si tratta, quindi, di riconoscere e valorizzare competenze professionali che oggi consentono di garantire la sopravvivenza del nostro patrimonio storico-artistico considerato uno dei pi belli del mondo.
  Il Nuovo Centrodestra, quindi, esprime un voto favorevole su questa proposta di legge che rappresenta per molti professionisti, impegnati da anni nella valorizzazione e tutela dei beni culturali, il riconoscimento del loro ruolo lavorativo e professionale in un settore strategico anche per l'economia del nostro Paese. L'obiettivo , infatti, quello di investire in risorse umane che consentano di incrementare il flusso turistico che, sempre, pi deve costituire uno dei settori trainanti della nostra economia.

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fratoianni. Ne ha facolt. Chiedo, se possibile, di liberare i banchi del Governo e anche l'emiciclo.

  NICOLA FRATOIANNI. Signor Presidente, il gruppo Sinistra Ecologia Libert voter a favore del provvedimento che stiamo discutendo e lo far a partire da alcuni elementi di riflessione. Il primo che questa legge una legge attesa da migliaia di lavoratori e lavoratrici, per lo pi giovani lavoratori e lavoratrici, quegli stessi che sabato mattina si sono dati appuntamento in piazza, al Pantheon, mettendo al primo punto della loro piattaforma proprio la rapida approvazione di uno strumento, quello di cui stiamo discutendo, che si pone un doppio obiettivo: da un lato, quello di riconoscere quel lavoro a partire da un elemento di regolamentazione, di dare finalmente un riconoscimento a professioni che in questi anni hanno concretamente contribuito a prendersi cura, a valorizzare il nostro patrimonio culturale ma che lo hanno fatto in un contesto nel quale l'assenza di qualsiasi elemento di regolamentazione e riconoscimento ne ha penalizzato fortemente la possibilit di una condizione di lavoro ragionevole, in grado di dare a quegli operatori il giusto riconoscimento; dall'altro, questo strumento legislativo si pone il problema di fare in modo che su un settore cos delicato e cos importante per un Paese come il nostro molti colleghi lo hanno ricordato prima di me ed stato tema di discussione in quest'Aula in occasione del dibattito sul decreto sulla cultura presentato dal Ministro Bray nei mesi scorsi nel quale i beni culturali rappresentano un patrimonio straordinario: l'Italia il Paese al mondo con pi siti Unesco, uno dei Paesi con pi beni culturali e architettonici vincolati, un Paese nel quale questo grande patrimonio rappresenta per questa ragione anche una potente occasione di costruzione di occupazione. Allora con questo intervento ci poniamo il problema di fare in modo che quell'occupazione venga da un lato riconosciuta e valorizzata, ma anche che chi opera su un terreno cos rilevante e delicato lo faccia a partire dalla definizione di alcuni requisiti sui quali lo Stato, nella sua funzione di controllo, in grado di determinare alcune soglie minime che siano innanzitutto uno strumento di garanzia affinch chi lavora in quel settore, lo faccia senza produrre disastri e danni invece che elementi di valorizzazione.
  Naturalmente lo sappiamo questa legge un primo passo. L'articolo 2, che determina il procedimento attraverso cui la legge e il suo obiettivo avr concretamente attuazione, ci dice che quest'Aula, questo Parlamento e le Commissioni parlamentari competenti in particolare dovranno lavorare ancora per verificare che la fase di attuazione inveri le ragioni che hanno spinto quest'Aula oggi ad approvare questa legge e non le stravolga producendo in qualche modo una eterogenesi dei fini. Lo sappiamo, questo un Paese nel quale troppe volte i meccanismi di attuazione tradiscono le ragioni anche di buone proposte e di buoni sforzi sul piano legislativo.
  E, tuttavia, lo dico: questo provvedimento e gli aspetti positivi che contiene ci aiuta, ancora una volta, a guardare dentro le contraddizioni di questo Paese e delle politiche che lo governano, perch da un lato si pone l'obiettivo, come ho detto poco fa, di dare strumenti di riconoscimento e di regolamentazione a un settore che tutti ogni volta definiscono come un settore strategico e, dall'altro, si misura con scelte che in questi anni hanno costantemente visto ridursi gli sforzi e gli investimenti da parte del settore pubblico in questo settore.
  Io credo che oggi, mentre approviamo questo provvedimento riconoscendone l'importanza, dobbiamo, per, evitare di dimenticarci di questo che un grande limite e che dice di un'idea sbagliata con la quale questo Paese, questo Governo e i Governi che l'hanno preceduto bisogna dire la verit hanno provato ad immaginare il ruolo del nostro Paese anche sul terreno della competizione internazionale. Non ha saputo, questo Paese, immaginare la cultura nella sua dimensione complessiva e, in questo caso, la valorizzazione e la fruizione dei beni culturali come un terreno strategico di investimento. Non l'ha fatto sul piano delle risorse e non l'ha fatto neanche con strumenti dedicati a questo settore. Quegli stessi lavoratori e quelle lavoratrici, che sabato rivendicavano e chiedevano a questo Parlamento l'approvazione di questo provvedimento, protestavano contro una della misure inserite nel decreto cultura, il famoso bando delle borse a 500 euro, che ancora una volta, diciamo, disvelava l'incapacit di questo Paese di trattare con seriet un settore, un terreno rispetto al quale, appunto, tutti dichiarano ogni volta un interesse cos grande.
  Allora, concludendo, Presidente, noi voteremo a favore, perch condividiamo fino in fondo questo provvedimento. Abbiamo partecipato attivamente alla discussione in Commissione, una discussione interessante che credo abbia contribuito a migliorare la versione iniziale di questo provvedimento, una discussione che ha visto coinvolti tutti i soggetti che in questo provvedimento sono chiamati a svolgere una funzione perch possa avere un'attuazione efficace e che li ha visti, diciamo, coinvolti anche in un dibattito acceso, che ha visto confrontarsi interessi diversi e che ha visto rivendicazioni da parte di soggetti anche pubblici. Penso alla richiesta, venuta tante volte dal mondo dell'universit, di svolgere una funzione pi rilevante nella costruzione e nella definizione, per esempio, degli elenchi nazionali alla quale abbiamo risposto, pur dentro, diciamo, un elemento di approfondimento, dicendo all'universit che dobbiamo cercare di evitare una sovrapposizione di ruoli, pur comprendendo l'importanza che gli istituti della formazione hanno per un settore come questo.
  Dunque, dicevo, noi voteremo a favore ma vogliamo dirlo ancora una volta questo voto non una cambiale in bianco. Non lo sul percorso che porter all'attuazione di questo provvedimento; non lo , in modo pi netto e pi rilevante, rispetto alle politiche di questo Governo su questo fronte, su questo settore, che noi continuiamo a considerare largamente deficitarie (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libert).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanna Petrenga. Ne ha facolt.

  GIOVANNA PETRENGA. Signor Presidente, la proposta di legge in discussione, atta a disciplinare la materia dell'esercizio della professione dei soggetti impegnati nelle attivit di tutela, protezione, conservazione e valorizzazione dei beni culturali, frutto di un lungo dibattito avvenuto nel corso del suo esame in Commissione, che ha portato in Aula un testo sostanzialmente condiviso tra le forze politiche, anche grazie al recepimento di molte modifiche migliorative volute da Forza Italia.
  Sono state, inoltre, recepite le condizioni poste dalla I Commissione, dalla V e dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali e, sulla base dei predetti pareri, stata inserita la clausola di neutralit finanziaria.
   stata prevista l'intesa con la Conferenza Stato-regioni ai fini dell'adozione del decreto ministeriale di cui all'articolo 2, ed stata eliminata la previsione in base alla quale lo stesso decreto ministeriale doveva inserire, tra i requisiti per l'iscrizione negli elenchi, il possesso da parte dei professionisti della certificazione di conformit alla norma tecnica UNI, in considerazione del fatto che, in base alla normativa vigente, il professionista libero di non iscriversi ad un'associazione e che la citata certificazione UNI non obbligatoria.
  Grazie ad un lavoro condiviso, questo provvedimento, quindi, innesca un processo di qualificazione nell'ambito della disciplina delle professioni non organizzate in ordini o collegi, processo da tempo atteso da tutti gli operatori del settore. Finalmente nel codice per i beni culturali vengono inserite delle figure professionali che oggi sono assenti e che troveranno finalmente un riconoscimento non solo formale, ma anche qualificato. Essi son gli archeologi, gli archivisti, i bibliotecari, gli storici dell'arte, e tutte le figure che vengono richiamate dalla proposta di legge e che vedranno finalmente rispettati e, quel che pi importante, vedranno qualificato il riconoscimento del loro sapere, del loro impegno nella totale dedizione alla divulgazione dell'arte italiana. Non dobbiamo dimenticare che il patrimonio culturale e naturale italiano rappresenta il punto di riferimento, il modello, l'identit di un popolo e costituisce l'eredit del passato da trasmettere alle generazioni future. Non si pu quindi non considerare l'inclinazione turistica di gran parte dei luoghi italiani. La nostra Costituzione una delle poche al mondo a prevedere esplicitamente, nella parte dedicata ai principi fondamentali e precisamente all'articolo 9, che La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARINA SERENI (ore 17,35)

  GIOVANNA PETRENGA. Vorrei inoltre ricordare un'importante sentenza della Corte costituzionale che recentemente ha sancito la primariet del valore estetico-culturale, capace di influire profondamente sull'ordine economico e sociale. Sappiamo inoltre tutti che la lista del patrimonio UNESCO pone l'Italia al primo posto tra i Paesi che detengono il maggiore numero dei siti riconosciuti. La nostra, quindi, non una responsabilit solo nei confronti degli italiani: la valorizzazione e la tutela del patrimonio artistico e culturale italiano un dovere nei confronti del mondo, che ogni giorno viene a visitare le nostre bellezze, ad apprezzarle ma, anche, purtroppo, molte volte a criticarci per come certi siti sono gestiti o addirittura abbandonati.
  A fronte dei riferimenti normativi che ho appena citato, era dunque indispensabile aggiungere un altro tassello alla valorizzazione del nostro patrimonio.
  Mi auguro infine che questa legge dia un'ulteriore sferzata di passione per il proprio lavoro a tutti coloro che quotidianamente si dedicano a quanto abbiamo di bello in Italia, proseguendo l'attivit di ricerca, ma specialmente di divulgazione in un settore che credo fermamente possa essere il volano da cui ripartire, per il nostro Paese.
   per tali motivi che ci pronunciamo a favore della proposta di legge: la cultura e la valorizzazione dei beni culturali di questo Paese sono il punto da cui ripartire per un nuovo futuro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia Il Popolo della Libert Berlusconi Presidente).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Chiara Di Benedetto. Ne ha facolt.

  CHIARA DI BENEDETTO. Signor Presidente, la proposta di legge su cui mi accingo a pronunciare la dichiarazione di voto reca modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, attraverso l'inserimento di due nuovi articoli. In sintesi, attraverso l'introduzione di questi articoli, si mira a regolamentare alcune figure professionali finora non ricompresse nella normativa. Mi preme rimarcare, prima di tutto, quanto sia stato collaborativo e proficuo il lavoro in VII Commissione e, in particolare, nel comitato ristretto, che ha con attenzione lavorato sul testo per parecchi mesi.
  Grazie, infatti, all'impegno e alla disponibilit di tutte le parti, sono state apportate notevoli migliorie alla proposta di legge rispetto alla sua versione originale, tali da centrare in maniera pi efficace la ratio stessa della proposta ed evitare ambiguit di interpretazione. un dato di fatto, in effetti, che diverse figure professionali di grande importanza nell'attivit di conservazione e valorizzazione dei beni culturali ricadessero in una vacatio legis cui bisognava porre rimedio con urgenza e determinazione. Sono migliaia i professionisti che aspettano questa norma e non dobbiamo dimenticare il ruolo fondamentale che tali figure professionali svolgono nella tutela del nostro patrimonio culturale.
  Il MoVimento 5 Stelle ha insistito molto ed ha agito affinch la suddetta proposta di legge venisse discussa in questa Aula e ci fosse, quindi, un'ulteriore possibilit di apportare delle modifiche alla proposta, tutte migliorative, ovviamente, dal nostro punto di vista, alcune delle quali sono state infatti approvate, come ad esempio l'emendamento 2.23, che fuga ogni dubbio circa la coincidenza tra i registri nazionali che la legge andrebbe a istituire e veri e propri albi professionali.
  Un ulteriore miglioramento da riconoscersi nella disposizione che prevede la pubblicazione di tali registri nel sito web del Ministero, in nome quindi della trasparenza. Ulteriori proposte emendative in sede di Commissione sono pervenute anche da altre forze politiche e ci a conferma evidentemente della necessit, non solo nostra, di riaprire la discussione sul provvedimento al solo fine di migliorarlo, nell'interesse delle categorie professionali coinvolte.
  Sempre in seguito ad ulteriori approfondimenti stato possibile definire vincolanti i pareri delle Commissioni competenti di Camera e Senato se concordanti, circa la determinazione dei criteri, delle modalit e dei requisiti per l'iscrizione dei professionisti negli elenchi, condizione che ribadisce ulteriormente la centralit che il Parlamento e quindi le Camere, dovrebbero avere.
  Intento del nostro gruppo, come qualunque osservatore attento rilever, sempre stato quello di migliorare un testo che affronta un settore che merita attenzione e che si trova ad oggi scoperto. E questo risulta imbarazzante se pensiamo al numero, alla quantit e al valore dei beni culturali che il nostro Paese accoglie.
  Non abbiamo quindi mai cercato di rallentare od ostacolare l'iter della proposta, che condividiamo e che riconosciamo fondamentale per le categorie, tuttavia ci auguriamo che tale proposta di legge possa essere migliorata ulteriormente, magari nel suo passaggio al Senato, dove speriamo, ad esempio, nel riconoscimento di altre categorie di professionisti portatrici del medesimo interesse ad essere regolamentate.
  Considerando quindi il sostanziale apporto che il nostro gruppo ha dato al provvedimento e alla luce della sua importanza, il nostro sar un voto favorevole (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Matteo Orfini. Ne ha facolt.

  MATTEO ORFINI. Signor Presidente, nel nostro Paese e purtroppo spesso anche in questa Aula sulla cultura si fa molta retorica, altrettanto frequentemente a quella retorica ci si ferma, senza poi prendere le misure conseguenti. Devo dire che questa legislatura, tra i meriti che ha, ha quello di aver invertito la rotta lo ricordo anche all'onorevole Fratoianni non solo con le parole, che in pi di un'occasione il Presidente del Consiglio ha pronunciato in quest'Aula, ma soprattutto con i provvedimenti, che tra i primi assunti da questo Governo hanno riguardato settori che per anni erano stati dimenticati dalle politiche in questo Parlamento: la scuola, universit, la ricerca, la cultura.
  Credo che questa scelta sia stata importante persino al di l del merito di quei provvedimenti, perch ha contribuito a spazzare via un'idea tanto sbagliata quanto insidiosa che era passata in questo Paese e che era insidiosa perch parlava a una pancia del Paese, a un pezzo dell'opinione pubblica, cio quell'idea secondo cui la cultura un lusso e, tanto pi in tempi di crisi, a quel lusso si potrebbe serenamente rinunciare. In realt non cos, vero l'opposto e c un nesso indissolubile tra la capacit di un Paese di reagire alla crisi e l'attenzione che quel Paese rivolge alla cultura, al sapere e alla ricerca. Si tratta a ben vedere di scegliere: o accettare l'idea che l'unico modo per competere oggi sia quello di ridurre i diritti, ridurre i salari e acconciarsi all'idea di gestire il lento declino di questo Paese oppure reagire andando all'attacco, cercando di competere sull'innovazione e sulla qualit. Nel primo caso evidentemente la cultura, la scuola, la ricerca, l'universit non servono a nulla; nel secondo caso invece sono indispensabili, anzi non sono solo indispensabili ma sono preliminari, e lo vediamo anche nella gestione drammatica di questa crisi, in cui ogni giorno registriamo come le imprese che reagiscono meglio sono quelle che hanno saputo investire in innovazione e in qualit.
  E, proprio perch crediamo che questa seconda sia la strada giusta, abbiamo voluto partire da una proposta di legge come questa, che rimette al centro il tema del riconoscimento professionale e del lavoro. Infatti, evidentemente, se questo settore, quello della cultura, dei beni culturali, della creativit e delle industrie di questi settori segnalo che, prima della crisi, le industrie culturali e creative in Europa producevano il doppio del PIL dell'industria dell'automobile , se oggi questi settori non riescono a dare il loro contributo a portare il Paese fuori dalla crisi, perch vi una mancanza di valorizzazione del lavoro di chi opera in questo settore ed indispensabile mettere la soluzione di questi problemi al centro dell'attivit legislativa e dell'azione di questo Governo.
  Credo che chi opera in questo settore viva in condizioni oggi non pi accettabili, in condizioni drammatiche di mancanza di riconoscimento professionale e di assenza di tutele, di diritti, nella precariet pi assoluta. Questa norma non risolve, evidentemente, tutti questi problemi, per un primo passo, atteso da decenni da decine di migliaia di professionisti, che sono donne e uomini iperqualificati, che ogni giorno, con passione e competenza, tutelano e rendono fruibile il nostro patrimonio. Sono archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori, esperti di diagnostica e di scienze e tecnologie applicate ai beni culturali, storici dell'arte, persone che hanno avuto un percorso di studio molto, molto lungo e difficile, e la cui mancanza di riconoscimento non solo un'offesa alla loro dignit professionale, ma un rischio per tutti e per il patrimonio culturale, che cos corre il rischio, e a volte accade, di essere gestito, tutelato e reso fruibile da persone incompetenti, da persone che non hanno quelle qualifiche e quella capacit di agire su un terreno cos delicato.
  Con questo proposta di legge noi saniamo questo vulnus e lo facciamo, come molti hanno rilevato, in modo moderno ed europeo, senza creare nuove corporazioni, senza creare albi, senza creare ordini professionali, ma nell'alveo della legge n. 4 del 2013, coinvolgendo le associazioni professionali esclusivamente per quanto compete al lavoro delle associazioni professionali e per quanto normato dalla lettera di questa legge e dalla legge n. 4 del 2013. Lo dico perch, come ha ricordato l'onorevole Fratoianni, vi chi si preoccupato che con questa norma si potesse ritagliare per le associazioni professionali un ruolo che andasse ad invadere il campo di altre realt importanti e istituzionali, come l'universit, come le sovrintendenze. Non cos, e anche una lettura disattenta di questo testo baster a dimostrare che non questa l'intenzione e che, soprattutto, non possibile che accada una cosa del genere.
  Credo sia anche importante che questa giornata, in cui discutiamo questa proposta di legge, arrivi a pochi giorni dalla manifestazione in cui tanti di quei professionisti hanno richiesto e sollecitato, tra le altre cose, l'approvazione di questa norma. Naturalmente, non solo una fortunata coincidenza: anche frutto della volont di questo Parlamento di dare delle risposte a quelle richieste e a quelle domande, perch riteniamo che questo sia un tema straordinariamente importante, come credo sia importante che il Ministro Bray ascolti le rivendicazioni di quei professionisti anche sulle altre questioni che venivano poste in quella manifestazione e che sono altrettanto importanti.
   chiaro, dicevo, non risolviamo tutti i problemi, per oggi cominciamo a riannodare il filo spezzato del rapporto tra cultura e lavoro, perch il fatto che il lavoro in questo settore venga tutelato, venga riconosciuto, venga rispettato, anche garanzia di forza e autonomia della cultura, che il punto forse decisivo affinch la cultura riesca a rendere pi forte la nostra democrazia, perch vi un nesso tra lavoro e cultura, e tra cultura e democrazia.
  Ora voglio anche spendere qualche parola sul metodo che ha portato oggi a discutere questa proposta di legge, perch questa norma viene da lontano, viene dalla passata legislatura, dove, grazie alla sensibilit di Maria Anna Madia, fu presentata una prima proposta di legge, da cui questo testo, poi, ha tratto le mosse. Nasce da un'iniziativa parlamentare e da un lavoro, come tutti i gruppi hanno riconosciuto, appassionato e serio in Commissione, di cui bisogna dare atto soprattutto alla paziente opera di cucitura della relatrice Ghizzoni, ed avvenuto anche aprendo il Parlamento proprio a quei professionisti di cui la politica, per anni, si era dimenticata, che sono stati coinvolti, passo dopo passo, nell'individuazione delle correzioni che erano necessarie per ottenere che questa proposta di legge divenisse migliore.
  Io credo che questo percorso cos partecipato, cos lungo ci abbiamo messo sette mesi sia stato per utile e abbia portato degli indubbi miglioramenti a questo provvedimento, e oggi ci consente di chiuderlo, spero, con un voto che sar di approvazione la pi larga possibile. Credo per, e con questa riflessione voglio concludere, che questo metodo che noi abbiamo usato dica anche qualcosa che va al di l del merito del provvedimento che oggi siamo chiamati ad approvare, perch in qualche modo dimostra che questo Parlamento, che le istituzioni, sanno essere diverse da come spesso vengono raccontate fuori, ma purtroppo anche dentro quest'Aula, e che a volte questo Parlamento sa essere il luogo dove i problemi degli italiani trovano la loro soluzione grazie al confronto con gli italiani. E in qualche modo dice anche che i partiti, quando sono partiti veri che sono in grado di ascoltare, che sono in grado di partire dai problemi dei cittadini, sanno essere davvero all'altezza di quel compito che la Costituzione riconosce loro, cio quello di costruire la democrazia in questo Paese. Io credo che oggi noi qui, tutti insieme, cerchiamo di scrivere una piccola per carit pagina positiva di questa legislatura e sono orgoglioso, siamo orgogliosi, che di questa piccola pagina positiva il Partito Democratico sia stato promotore e protagonista, e per questo, evidentemente, annuncio il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

  PRESIDENTE. Sono cos esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale A.C. 362-A)

  PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
  (Cos rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione A.C. 362-A)

  PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
  Indco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 362-A: Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di professionisti dei beni culturali, e istituzione di elenchi nazionali dei suddetti professionisti, di cui si test concluso l'esame.
  Dichiaro aperta la votazione.
  (Segue la votazione).

  Rotondi... Giammanco... Simoni...
  Dichiaro chiusa la votazione.
  Comunico il risultato della votazione:
  Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di professionisti dei beni culturali, e istituzione di elenchi nazionali dei suddetti professionisti(362-A):

   Presenti  455   
   Votanti  452   
   Astenuti    3   
   Maggioranza  227   
    Hanno votato s  452    

  La Camera approva. (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Scelta Civica per l'Italia, Sinistra Ecologia Libert e Per l'Italia). (Vedi Votazioni).

  (La deputata Paris ha segnalato che non riuscita ad esprimere voto favorevole).

http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0152&tipo=stenografico#sed0152.stenografico.tit00110.sub0001


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