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VII Commissione Senato - seduta del 15 maggio 2003 (indagine conoscitiva tutela e valorizzazione - audizione Centro europeo per l'organizzazione e il management culturale ECCOM)
2003-05-15

VII COMMISSIONE PERMANENTE (ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI)
SEDUTA N. 161 - GIOVEDÌ 30 GENNAIO 2003

AUDIZIONE dei rappresentanti del Centro europeo per l'organizzazione e il management culturale (ECCOM)



Presidenza del Vicepresidente
Bevilacqua



Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, il professor Emilio Cabasino, il professor Michele Trimarchi e la dottoressa Francesca Longo, soci del Centro europeo per l'organizzazione e il management culturale (ECCOM).


La seduta inizia alle ore 14,40.



PROCEDURE INFORMATIVE


Seguito dell'indagine conoscitiva sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali: audizione di rappresentanti del Centro europeo per l'organizzazione e il management culturale (ECCOM)




Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta dell'8 maggio scorso.


Il presidente BEVILACQUA rivolge il benvenuto ai rappresentanti del Centro europeo per l'organizzazione e il management culturale (ECCOM), istituto da tempo attivo nello studio ed elaborazione di tematiche culturali. In particolare l'ECCOM ha recentemente curato – ricorda il Presidente - uno studio sui servizi museali della provincia di Roma, dal quale è emersa una preoccupante carenza di professionalità in molti addetti ai lavori. La responsabilità di tale inadeguatezza ricadrebbe sui modelli formativi, caratterizzati da una impermeabilità tra discipline umanistiche e tecniche gestionali e incapaci pertanto di conferire quella professionalità multidisciplinare che legherebbe l'offerta museale tradizionale con quella dei servizi. Egli chiede pertanto ai rappresentanti dell'ECCOM di fornire maggiori dettagli sui risultati dell'indagine, nonché di recare più in generale il loro contributo alle tematiche in esame.


Il professor CABASINO, socio fondatore dell'ECCOM, ricorda che l'Ente è stato costituito nel 1995 da un gruppo di professionisti (economisti, archeologi e storici dell'arte) con l'obiettivo di promuovere un approccio interdisciplinare alla gestione delle imprese e delle organizzazioni che operano nel settore culturale.
Sottolinea in particolare come attualmente non si riesca, nonostante la ricchezza del patrimonio culturale italiano, a comunicarne i contenuti e a trasformarlo in un motore per lo sviluppo economico ed occupazionale.
L'ECCOM svolge inoltre analisi e ricerche per conto di istituzioni pubbliche (tra le quali ricorda, oltre a quella sui servizi museali della provincia di Roma, quelle svolte con riferimento al Fondo unico sullo spettacolo per conto del Ministero, nonché al sistema di finanziamento dei beni culturali a livello mondiale commissionata dalla Banca mondiale) e private, nonché un'intensa attività formativa (anche in collaborazione con l'università della Tuscia).
Per quanto concerne in particolare lo studio sui servizi museali della provincia di Roma, sono emerse significative carenze organizzative e gestionali, che richiederebbero un'incisiva attività formativa degli addetti al settore culturale.


Il professor TRIMARCHI, anch'egli socio fondatore dell'ECCOM, dopo aver brevemente ricordato il ruolo dell'Ente nell'elaborazione di progetti di investimento nel settore dei beni culturali e nell'attività formativa, premette che, nonostante la ricchezza e la diffusione del patrimonio culturale italiano, nonché l'elevata professionalità delle figure tecniche (gli architetti, gli storici dell'arte e i restauratori), il sistema culturale italiano non è gestito in modo efficace.
Ciò dipende, in primo luogo, dalla notevole rigidità organizzativa delle istituzioni culturali che non consente, ad esempio, ai direttori di musei di disporre pienamente delle risorse di bilancio.
Rileva inoltre l'inadeguatezza dell'offerta culturale che non risponde alle esigenze provenienti, in particolare, dal turismo locale.
Un ulteriore anello debole del sistema è dato altresì dal sistema di reclutamento. Da un lato, infatti, a livello statale le figure tecniche più preparate trovano inquadramento solo ai livelli più bassi; dall'altro, l'affidamento in concessione dei servizi aggiuntivi ai sensi della legge Ronchey spesso non garantisce dell'effettiva competenza dei soggetti addetti alle funzioni più delicate (ad esempio, di guida).
Osserva in particolare che, a fronte dei numerosi vincoli istituzionali e legislativi, nonché della forte resistenza all'innovazione presente nel settore culturale, è necessaria una gestione delle risorse (soprattutto quelle umane) maggiormente flessibile. Questa tesi risulta peraltro confermata dalla capacità dei musei comunali a sopperire alle minori risorse, rispetto a quelli statali, attraverso una maggiore flessibilità nell'utilizzo delle stesse.
Sottolinea altresì la necessità di riconsiderare il rapporto esistente tra pubblico e privato nella gestione dei beni culturali, auspicando una maggiore collaborazione ed una migliore ripartizione delle funzioni tra i due soggetti. Infatti, non vi è alcuna ragione per cui determinate attività, specie quelle meno qualificate come i servizi di custodia, non siano affidate direttamente ai privati.
Evidenzia inoltre che, riuscendo ad adeguare l'offerta culturale alle richieste di un pubblico sempre più attento ed interessato ai contenuti informativi della cultura, vi è la possibilità di creare un'importante filiera produttiva. I dati sulla tipologia dei servizi aggiuntivi venduti, l'80 per cento dei quali hanno contenuto informativo, sembrano peraltro confermare questa nuova esigenza da parte dei fruitori dei beni culturali.
Fra le conclusioni tratte dallo studio sui servizi museali della provincia di Roma, la cui validità deriva dall'elevato numero dei musei (compresi anche alcuni meno noti al pubblico come i Musei militari), segnala altresì la mancanza di dialogo fra i musei e dunque l'incapacità di creare una massa critica che consenta da un lato di gestire alcune attività in comune e dall'altro di rafforzare l'identità locale.
Le criticità emerse nello studio suggeriscono pertanto di dare assoluta priorità agli investimenti formativi nel settore, in modo da consentire agli operatori di rispondere adeguatamente alle nuove richieste culturali. Occorre, in particolare, favorire la creazione di nuove figure professionali (come gli esperti di marketing) dotati di competenze interdisciplinari.


Ha nuovamente la parola il professor CABASINO, il quale integra il proprio intervento precedente con particolare riguardo alla formazione. Premesso che quella tradizionale non sembra più sufficiente a corrispondere alle esigenze attuali, occorre infatti che le nuove generazioni percorrano strade alternative. Al fianco delle tradizionali attività di ricerca in archeologia, storia dell'arte, biblioteconomia, occorre infatti che si sviluppino professionalità manageriali nei campi della comunicazione, del marketing, degli sponsor. In un'ottica di mercato, è del resto indispensabile che le istituzioni culturali elaborino progetti con caratteristiche di comunicazione idonee a soddisfare ed attrarre gli sponsor.
Il settore non offre peraltro evidentemente stabilità di lavoro nell'accezione tradizionale del tempo indeterminato. Ciò non toglie che, accettando logiche di mobilità e flessibilità, si aprano opportunità interessanti attraverso la stipula di contratti su progetti. La tematica riveste peraltro profili di delicatezza, atteso che il tipo di contratto stipulato nel settore è spesso del tutto estraneo alla materia oggetto di intervento. Al riguardo, il professor Cabasino ricorda ad esempio che i giovani impegnati sui giacimenti culturali nella seconda metà degli anni Ottanta ebbero in realtà un contratto da metalmeccanici, così come i responsabili degli scavi in cantieri edili hanno un contratto appunto edile. Si impone pertanto una riflessione che consenta la stipula di contratti più idonei.
Infine, non va dimenticata l'esigenza di elaborare una comune definizione dei nuovi profili professionali.


Seguono domande e richieste di chiarimento.


La senatrice ACCIARINI chiede anzitutto chiarimenti in ordine alla scheda, contenuta nella sintesi dell'indagine svolta per conto della provincia di Roma, relativa all'attivazione dei servizi nei musei.
Invita altresì i rappresentanti dell'ECCOM ad esprimersi in ordine all'interazione fra le nuove professionalità di cui hanno sottolineato l'esigenza e le professionalità legate invece alla tutela dei beni culturali. Ella ricorda infatti che gli obiettivi di tutela spiegano in parte, anche se non giustificano necessariamente, alcune delle rigidità evidenziate e hanno comunque consentito di preservare il patrimonio culturale italiano nel corso dei secoli.


Il senatore MONTICONE si richiama all'affermazione fatta dal professor Trimarchi secondo cui sarebbe preferibile destinare risorse aggiuntive alle finalità di formazione. Al riguardo, ricorda tuttavia che il numero dei laureati in beni culturali risulta superiore all'offerta di lavoro e sollecita conseguentemente un approfondimento.
Chiede inoltre l'orientamento dei rappresentanti dell'ECCOM sulla proliferazione dei corsi di laurea nelle discipline afferenti i beni culturali.


Alle domande poste risponde anzitutto il professor TRIMARCHI, il quale precisa alla senatrice Acciarini che la scheda relativa all'attivazione dei servizi nei musei della provincia di Roma reca sia il numero di musei che hanno attivato i singoli servizi che la loro percentuale sul totale dei musei della provincia.
Afferma poi di ritenere assolutamente prioritari ed imprescindibili gli obiettivi di tutela dei beni culturali, giudicando le funzioni di valorizzazione assolutamente inadatte a salvaguardare di per sé il patrimonio culturale. Al contrario, occorre stimolare una crescita dei beni culturali sostenibile nel tempo e valorizzarli in misura culturalmente compatibile non solo con la loro conservazione fisica ma anche con il rafforzamento dei principi d'identità di cui sono portatori.
Ciò non toglie che la conservazione debba essere diretta non solo a tramandare il patrimonio culturale ai posteri, ma anche a renderlo fruibile per i contemporanei.


In una breve interruzione il presidente BEVILACQUA osserva che molti beni si sono preservati anche perché sono rimasti per secoli sotto terra o sotto le acque del mare. Ciò non ne assicura tuttavia la tutela in eterno.


Conviene il professor TRIMARCHI, il quale sollecita peraltro una più decisa utilizzazione dei beni culturali attualmente conservati nei depositi, affinché possano contribuire al rafforzamento dei principi di identità territoriale attraverso un'esposizione pubblica.
Più che ai turisti di passaggio, la valorizzazione dei beni culturali dovrebbe infatti indirizzarsi ai cittadini stabilmente residenti nei luoghi ove sono siti i beni culturali, riuscendo così a sintonizzarsi sugli stessi obiettivi della tutela.
Il professor CABASINO sottolinea la necessità che la valorizzazione del patrimonio culturale sia svolta da tecnici specializzati nel settore culturale, senza ricorrere a professionalità operanti in altri campi.
Replicando al senatore Monticone, ritiene inoltre inopportuna la presenza di una molteplicità di corsi di laurea afferenti al settore dei beni culturali.
Osserva indi che molti dei numerosi laureati in conservazione e valorizzazione dei beni culturali, in archeologia e storia dell'arte che, in presenza di un considerevole eccesso di offerta sulla domanda di lavoro, non riescono ad ottenere lo sbocco professionale desiderato, potrebbero senz'altro essere orientati verso le nuove professionalità.
Occorrerebbe infine definire anche un sistema, da realizzare ad esempio attraverso agenzie di lavoro locali specializzate nel settore culturale, in grado di favorire l'incontro tra la domanda di lavoro proveniente dalle istituzioni di cultura e l'offerta rappresentata dai giovani laureati.


Il PRESIDENTE ringrazia i rappresentanti del Centro europeo per l'organizzazione e il management culturale (ECCOM) e dichiara chiusa l'audizione. Rinvia quindi il seguito dell'indagine conoscitiva.



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