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Interrogazione a risposta orale 3-00910
2014-04-22


Atto Senato

presentata da
MICHELA MONTEVECCHI
martedì 22 aprile 2014, seduta n.234

MONTEVECCHI, CAPPELLETTI, BUCCARELLA, PUGLIA, MOLINARI, AIROLA, DE PIETRO, PAGLINI, MORRA, VACCIANO, SERRA, MANGILI, DONNO, MORONESE, BLUNDO - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

il decreto-legge n. 91 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 112 del 2013, all'art. 11 prevede "Disposizioni urgenti per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche e il rilancio del sistema nazionale musicale di eccellenza"; in particolare, al comma 1, reca tutta una serie di disposizioni per far fronte allo stato di precarietà in cui ancora oggi versano le fondazioni lirico-sinfoniche, patrimonio culturale del nostro Paese, sebbene lo stesso testo normativo definisca un piano di risanamento delle gestioni;

alla lettera a) si legge: "la rinegoziazione e ristrutturazione del debito della fondazione che preveda uno stralcio del valore nominale complessivo del debito esistente al 31 dicembre 2012, comprensivo degli interessi maturati e degli eventuali interessi di mora, previa verifica che nei rapporti con gli istituti bancari gli stessi non abbiano applicato nel corso degli anni interessi anatocistici sugli affidamenti concessi alla fondazione stessa, nella misura sufficiente ad assicurare, unitamente alle altre misure di cui al presente comma, la sostenibilità del piano di risanamento, nonché gli equilibri strutturali del bilancio, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario della fondazione";

tale inciso veniva già posto all'attenzione del Dicastero, attraverso l'atto di sindacato ispettivo 3-00556, ove tra le altre questioni veniva rappresentato che nel testo del decreto-legge n. 91 del 2013, all'art. 11, comma 1, lettera g-bis), si prevede l'obbligo in seno alle fondazioni, nella persona del legale rappresentante pro tempore, di verificare che nel corso degli anni non siano stati corrisposti interessi anatocistici agli istituti bancari all'esito della corresponsione degli affidamenti alle fondazioni;

considerato che:

su "il Fatto Quotidiano" del 16 aprile 2014, si legge «Delle 14 Fondazioni liriche (...) ben otto hanno chiesto di aderire al sostegno economico straordinario previsto dalla legge Valore cultura (legge n. 112 del 2013), ma le misure stentano a partire»;

le fondazioni come noto hanno accumulato negli anni uno stato di disavanzo economico e lo stato delle passività che si è accumulato è dovuto al taglio dei finanziamenti dello Stato (al Fondo unico per lo spettacolo) operato dai Governi succedutisi nel tempo, ma a parere degli interroganti è anche avallato da una politica incapace di nominare dirigenti idonei alla funzione da svolgere, incapaci e scarsamente qualificati;

considerato inoltre che:

le nomine sono da imputare alle amministrazioni locali, le quali per il tramite dei sindaci, sono i soggetti deputate a scegliere il sovrintendente dei teatri delle proprie città, quindi una responsabilità, come si suole dire, di tipo trasversale, di centro-destra e di centro-sinistra, spesso sostenute dal Governo e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;

nello stesso articolo di stampa viene ribadito che: «Degli 8 teatri che hanno chiesto il finanziamento di Valore cultura, solo il Maggio fiorentino ed il Lirico di Trieste hanno avuto risposta affermativa», sebbene tuttavia non abbiano ancora ricevuto quanto richiesto;

si legge ancora che «Gli altri 6 teatri - Carlo Felice di Genova, Comunale di Bologna, Opera di Roma, San Carlo di Napoli, Petruzzelli di Bari, Massimo di Palermo - non hanno avuto risposta (...) E questo malgrado Valore cultura prescriva tempi rapidi e certi»;

la legge "Valore cultura" era prevista per far fronte a situazioni vicine allo stato di insolvenza, come il "Maggio musicale fiorentino", ma data l'adesione di 8 teatri il fondo stanziato potrebbe non essere sufficiente;

considerato infine che:

molti teatri, per fronteggiare lo stato di necessità e l'emergenza liquidità ai quali sono esposti, con banche e fornitori, stanno intentando la strada della rinegoziazione dei mutui, come ad esempio il Maggio musicale fiorentino che nell'estate 2013 ha rinegoziato i suoi mutui con uno sconto del 40 per cento;

la situazione è molto critica in quanto le banche hanno accettato perché rischiavano di non rientrare degli investimenti, ma per i fornitori si profila un epilogo diverso, poiché chi ha prestato la propria opera difficilmente sarà disposto ad accettare una rinegoziazione del compenso pattuito;

tutta la vicenda rischia di finire nelle aule di tribunale, mettendo in crisi un settore come quello del comparto lirico-sinfonico che è da sempre l'immagine raffinata della cultura italiana,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali siano i risultati delle verifiche relative agli accertamenti di cui all'art. 11, comma 1, lettera g-bis), del decreto-legge n. 91 del 2013, cosiddetto decreto Valore cultura, ottenuti in base al proprio potere di vigilanza e se non ritenga opportuno rendere pubblici i risultati delle stesse verifiche, nonché di rendere note le motivazioni in caso di mancato controllo del Ministero sull'operato dei legali rappresentanti;

se ritenga inoltre opportuno riferire in merito all'esito della relazione semestrale di cui al all'art. 11, comma 3, lettera b).

(3-00910)

http://aic.camera.it/


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