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Interrogazione a risposta scritta 4-01610
2014-02-04


Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-01610
presentata da
MARIA MUSSINI
martedì 4 febbraio 2014, seduta n.181

MUSSINI, VACCIANO, BIGNAMI, FUCKSIA, MORONESE, DONNO, MORRA, CAPPELLETTI, PUGLIA, BOCCHINO, MOLINARI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

la notte del 31 dicembre 2013, presso l'archivio Centrale dello Stato, in Roma, si svolgeva un veglione di fine anno, a base di musica electro-house, con la partecipazione di oltre 1.000 persone;

la possibilità di concedere in uso individuale, a chi ne faccia richiesta, i beni culturali di proprietà pubblica è prevista all'art. 106 del decreto legislativo n. 42 del 2004, codice dei beni culturali, così come novellato dal decreto legislativo n. 156 del 2006. La normativa detta una speciale disciplina per la concessione in uso di beni culturali immobili che sono in consegna allo Stato, alle Regioni e agli altri enti pubblici territoriali, i quali possono essere concessi a singoli richiedenti per finalità compatibili con la loro destinazione culturale, mentre oggetto del provvedimento della pubblica amministrazione potranno essere esclusivamente quei beni che risultino in proprietà dell'ente concedente o ad esso "in consegna";

l'uso della concessione sta iniziando ad interferire con la vita delle istituzioni e con le loro funzioni, portando alla chiusura di spazi importanti in orari diurni: il sito della biblioteca nazionale Centrale ha comunicato, ad esempio, la chiusura in data giovedì 9 gennaio 2014 della sala di lettura "E. Casamassima" in concomitanza dell'evento organizzato con la società "Pitti immagine" per la sfilata della nuova collezione uomo di un noto stilista;

considerato che:

il legislatore fa riferimento, con la disposizione, esclusivamente all'uso caratterizzato dalla durevolezza e dalla stabilità nel tempo, come dimostra il successivo art. 107, che disciplina l'"uso strumentale e precario" caratterizzato, a differenza della fattispecie di cui all'art. 106, dalla sua provvisorietà;

per rilasciare la concessione in uso di un bene culturale, in seguito alle modifiche previste dal decreto legislativo n. 156 del 2006, il Ministero deve accertare, non solo che le finalità dell'uso proposto non siano incompatibili con la destinazione culturale del bene, ma che il concessionario presti anche preventivamente specifiche ed idonee garanzie volte "alla conservazione e alla fruizione pubblica del bene" (art. 2 del decreto legislativo n. 62 del 2008);

il legislatore ha stabilito, oltre alla concessione in uso individuale ex art. 106, la possibilità di attribuire in uso precario e strumentale a terzi di beni pubblici culturali. Il procedimento previsto è caratterizzato da un'ampia discrezionalità per gli enti proprietari nel consentire tale forma di uso, imponendo quale unico limite la verifica che il bene culturale non subisca alcun pregiudizio dall'utilizzo;

così il legislatore ha disciplinato quelle ipotesi in cui il bene culturale viene dato in uso, limitatamente a particolari avvenimenti di breve durata, come potrebbero essere la concessione di un atrio di un palazzo monumentale per un concerto o uno spettacolo di danza, l'utilizzo di un parco che abbia interesse storico per un ricevimento, l'impiego dell'interno di un palazzo dichiarato bene culturale per ambientarvi alcune scene di un film, l'utilizzo di uno spazio urbano di interesse storico-artistico per uno spot pubblicitario. Il diritto in capo al concessionario è strettamente legato alle caratteristiche specifiche dell'utilizzo che verrà fatto del bene, alle caratteristiche personali del soggetto concessionario e all'assoluta temporaneità dello stesso;

con la concessione in uso non si attribuisce al soggetto concessionario la facoltà di trarre dal bene delle utilità lato sensu economiche, bensì una particolare fruizione della cosa nei valori ideali che essa esprime, con la conseguenza che è proprio tramite il godimento collettivo del patrimonio culturale che si garantisce lo sviluppo della popolazione attraverso la diffusione dei valori culturali;

a parere degli interroganti un incontrollato uso privatistico dei beni culturali rischia di mercificare lo stesso patrimonio artistico, pregiudicando la corretta conservazione e valorizzazione dei beni utilizzati,

si chiede di sapere:

se tali iniziative e concessioni siano in linea con l'art. 9, comma primo, della Costituzione, che delinea, tra i compiti primari della nazione nei confronti del patrimonio culturale, oltre alla conservazione, anche quello della promozione della cultura, che trova la sua concretizzazione proprio nella disciplina della fruizione pubblica prevista dal codice dei beni culturali;

se le concessioni date senza un adeguato criterio di promozione dei beni culturali e artistici non rappresentino un mero espediente per tentare di fare cassa con attività che rischiano di depauperare i beni stessi, senza garantirne una maggiore conoscenza e tutela, in un Paese come l'Italia che del suo patrimonio dovrebbe fare tesoro per un più duraturo rilancio economico e una maggiore diffusione della cultura;

quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare per assicurare un corretto e più trasparente rapporto tra autorità concedente e concessionario nel rispetto del codice dei beni culturali e della stessa Costituzione.

(4-01610)
Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 038
all'Interrogazione 4-01610

Risposta. - Nell'interrogazione, con riferimento a manifestazioni svoltesi presso l'archivio centrale di Stato di Roma e la biblioteca nazionale centrale di Firenze, in regime di concessione in uso precario, si chiede di sapere se tali concessioni siano in linea con l'art. 9 della Costituzione, se le concessioni di beni culturali in uso precario non rappresentino solo un "mero espediente per fare cassa" e, infine, quali misure si intendano adottare per assicurare un corretto e trasparente rapporto tra autorità concedente e concessionario nel rispetto dei beni culturali e della stessa Costituzione.

Relativamente all'evento svoltosi presso l'archivio centrale dello Stato, va precisato che l'archivio ha stipulato, per il 2013, una convenzione con la "Let's Go" srl per la concessione in uso, non esclusivo, degli spazi della sala mostra e sala convegni, per la realizzazione di eventi. L'archivio ha attentamente considerato l'articolazione degli spazi e i loro accessi, in modo che la realizzazione di eventi non ostacolasse né interferisse in alcun modo con le attività istituzionali di studio e consultazione, come peraltro già accade per le mostre e i convegni organizzati direttamente dall'archivio.

Nella convenzione stipulata con la società concessionaria sono state dettate puntuali regole e condizioni per l'uso degli spazi, tali da garantire l'assoluta separazione degli eventi organizzati dagli altri spazi dell'archivio, destinati alla conservazione del materiale documentario e alla fruizione del pubblico; tali condizioni sono state ulteriormente precisate nella convenzione 2014, stipulata a seguito di un avviso pubblico.

Otto dei nove eventi che la società ha organizzato nel 2013 si sono svolti in orario di chiusura dell'archivio e tutti sotto la diretta sorveglianza di personale interno.

Sono state, quindi, pienamente soddisfatte le esigenze di garanzia per la conservazione e la fruizione pubblica dei beni culturali, prescritte dalla normativa.

Con riferimento all'evento svoltosi presso la biblioteca nazionale centrale di Firenze, si comunica che lo stesso è avvenuto sulla base di una convenzione contenente precise regole e condizioni per l'uso degli spazi, anche in seguito a prescrizioni del responsabile della sicurezza sui luoghi di lavoro. La presenza continua e costante di personale dell'istituto ha assicurato ampiamente il rispetto di tutte le garanzie, previste dalla normativa vigente, per la conservazione, la fruizione pubblica e la sicurezza del bene culturale. In occasione dell'evento si è non solo provveduto alle corrette e dovute informazioni agli utenti e alle organizzazioni sindacali, ma si è anche provveduto a rendere disponibili per gli utenti che usufruiscono della sala di lettura "Emanuele Casamassima", interessata all'evento, altri locali, in modo da non inibire l'uso pubblico dei beni della biblioteca.

In tutti e due i casi, pertanto, le concessioni sono avvenute nel rispetto della vigente normativa, garantendo sempre, e pienamente, la conservazione del bene culturale, la funzionalità e la fruizione degli spazi e dei servizi degli istituti.

Entrambi gli istituti culturali sono dotati di autonomia speciale in ambito scientifico, finanziario, organizzativo e contabile, a norma dell'art. 8 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, e dell'art. 15 del regolamento di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, emanato con decreto del Presidente della Repubblica 26 novembre 2007, n. 233.

L'autonomia finanziaria consente a questi istituti di avvalersi, oltre che dei contributi assegnati annualmente dal Ministero, sul bilancio dello Stato, anche di entrate proprie. I proventi derivanti da tali concessioni consentono di ottenere risorse finanziarie utili a mantenere i livelli di servizio.

L'archivio centrale dello Stato di Roma ha ricavato, dalla concessione alla società Let's go srl, un canone pari a 80.000 euro, che rappresenta quasi il 10 per cento del totale delle entrate dell'istituto. Queste risorse aggiuntive hanno consentito all'archivio di continuare a garantire il livello dei servizi, fronteggiando la carenza di risorse che da tempo investe il settore degli archivi.

Anche la biblioteca nazionale centrale di Firenze ha ricavato notevoli vantaggi dalla convenzione. Gli organizzatori dell'evento si sono impegnati a finanziare il restauro dei lucernari della Rotonda magliabechiana, che da tempo necessitano di interventi di recupero, fino ad ora non programmabili a causa della carenza di risorse. Il restauro di tale parte dell'edificio, dedicata al grande collezionista cui si deve uno dei nuclei più antichi delle collezioni della biblioteca, è particolarmente importante poiché nel 2014 ricorre il centenario magliabechiano, per le cui celebrazioni non è stato possibile avere a disposizione finanziamenti pubblici.

Gli organizzatori dell'evento hanno provveduto anche alla sostituzione di lampade led per i punti illuminanti della sala lettura, nella quale è avvenuta la manifestazione, e alla riparazione delle serrature delle vetrine da esposizione.

La possibilità di integrare, con apporti esterni dei privati, le risorse disponibili costituisce una scelta ormai frequente, a causa della crisi economica a livello mondiale, anche in Europa e nel mondo (basti pensare al Louvre di Parigi, al Metropolitan Museum di New York, a Buckingham Palace e di recente a Westminster). Il dibattito sul tema, come è noto, è aperto e occorrerà definire un punto di equilibrio condiviso.

Con riferimento alla manifestazione organizzata presso la biblioteca centrale di Firenze, occorre anche evidenziare che non si è trattato di una sfilata, ma di una manifestazione culturale, sia pur innovativa, incentrata sulla cultura della moda.

La moda italiana rappresenta un settore di valenza artistica oltre che di rilevanza economica che, in quanto opera di stilisti, atelier, sartorie, case di moda e di produzione di tessuti e accessori, per la sua storia ormai pluridecennale, ha contribuito in modo consistente al successo del made in Italy.

Senza citare i numerosi musei della moda o i musei di riconosciuto valore culturale, in cui importanti sezioni sono dedicate alla storia del costume e della moda esistenti nel mondo, basti ricordare che a Firenze è presente uno dei più importanti musei italiani dedicati alla moda, la galleria del Costume a palazzo Pitti, che conserva una collezione di oltre 6.000 manufatti di grande rilevanza documentaria e numerosi esemplari prestigiosi, in particolare del Novecento, di stilisti italiani e stranieri. Per parte sua, la biblioteca nazionale centrale di Firenze conserva una collezione di notevole interesse storico-documentario di riviste, unica in Italia e nel mondo per rarità e completezza del materiale conservato, che annovera circa 850 riviste che parlano, a vario titolo, di moda, tra cui 144 testate specifiche. Alla moda del Novecento in Italia e nel mondo è dedicato, inoltre, l'importante progetto "Archivi della moda del '900", realizzato dal Ministero e consultabile in internet, per favorire la scoperta, la valorizzazione e la fruizione di un ampio ventaglio di fonti del patrimonio archivistico, bibliografico, iconografico e audiovisivo relative alla moda.

Le difficoltà contingenti per la finanza pubblica richiedono uno sforzo particolare per il reperimento di ulteriori risorse da destinare alla tutela del patrimonio, in un difficile equilibrio fra tale urgente necessità e l'indispensabile attenzione alla buona conservazione del patrimonio stesso, che, però, nei casi segnalati e in generale, è sempre garantito dall'impegno e dalla professionalità del personale dell'amministrazione. Lo sforzo per reperire risorse finanziarie ulteriori, da destinare sia alla conservazione del patrimonio che al buon andamento, è sempre coniugato con le esigenze della tutela e della fruizione dei beni culturali, nel pieno rispetto del dettato costituzionale e del codice dei beni culturali e del paesaggio.

FRANCESCHINI DARIO Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo

26/03/2014

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/01610&ramo=S&leg=17&gruppoPartecipanti=5&grup


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