LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Senato della Repubblica - XIV Legislatura - 185a Seduta Pubblica - Resoconto sommario e stenografico
2002-06-11

Seguito della discussione del disegno di legge:
(1425)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, recante disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1425, gi approvato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che nella seduta pomeridiana del 5 giugno il senatore Franco Paolo ha svolto la relazione orale.
Ha facolt di parlare il relatore, senatore Vizzini.
VIZZINI, relatore. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghi senatori, ringrazio innanzitutto il collega Franco Paolo per la puntuale relazione che ha svolto nella precedente seduta e vorrei limitarmi a svolgere alcune osservazioni sugli articoli che hanno disciplinato la creazione e la funzione delle societ Patrimonio dello Stato S.p.a. e Infrastrutture S.p.a., perch la descrizione del contenuto dei due articoli mostra con assoluta evidenza come questa parte del provvedimento abbia una sua intrinseca complessit determinata dalla delicatezza degli interventi normativi e dalla necessit di adattare alla realt dell'amministrazione statale, con le sue peculiarit giuridiche, organizzative e contabili, strumenti che finora hanno prevalentemente trovato applicazione in ambito privatistico.
Pu essere questa una chiave di lettura delle comprensibili perplessit e preoccupazioni espresse nell'audizione alla Camera dal rappresentante della Corte dei conti, che per in buona parte sembrano aver trovato adeguata risposta nelle integrazioni apportate al decreto-legge che stiamo esaminando.
Non posso neanche omettere il riferimento alle critiche formulate sulla stampa contro il provvedimento e alle successive polemiche riprese da molti nel dibattito svoltosi nell'altro ramo del Parlamento. Mi sembra per che in questo secondo caso le critiche non si ponessero sul piano di un sereno esame dei pregi e dei difetti di una disciplina normativa tesa a realizzare obiettivi condivisibili. Esse, piuttosto, muovevano dall'assunto indimostrato e, a mio avviso, indimostrabile che l'unico vero obiettivo del Governo fosse quello di porre in essere una sorta di manovra elusiva per finanziare le infrastrutture e le grandi opere pubbliche, sottraendosi al rispetto dei parametri del Patto di stabilit. Per intenderci, onorevoli colleghi, non vi in atto alcun tentativo di nascondere sotto il tappeto di casa i pochi debiti.
Sarebbe una visione ingiustamente riduttiva, e perci da non assecondare, dell'iniziativa governativa che invece ha messo il Parlamento in condizione di aprire una discussione indubbiamente proficua e a prendere delle decisioni su due problemi fondamentali per la crescita del Paese: la valorizzazione del patrimonio dello Stato e il reperimento delle risorse necessarie per la realizzazione delle infrastrutture e delle grandi opere pubbliche.
Certamente, come stato pi volte osservato alla Camera, i tempi per la conversione del decreto-legge costringono la discussione, che dovrebbe avere ampio respiro trattandosi di strumenti destinati ad innovare profondamente gli attuali assetti giuridici e organizzativi, entro steccati che qualcuno pu considerare con insofferenza. Tuttavia, va altres osservato che la strada prescelta era imposta dalle circostanze e comunque lo scarso tempo a disposizione pu indurre a deporre gli intenti polemici e le contrapposizioni fini a se stesse per trovare soluzioni che coniughino l'efficienza e l'efficacia con la prudenza e la tutela dell'interesse pubblico.
Come gi detto, non entrer nel merito del dettaglio tecnico, ossia nell'esame delle singole disposizioni, poich mi sembra preferibile dedicare il tempo alle problematiche di carattere generale, anche in considerazione del fatto che gi la Camera ha svolto un esame approfondito degli aspetti tecnici e ha apportato le necessarie correzioni.
Il tema dell'insufficiente valorizzazione del patrimonio pubblico, e in particolare dello Stato, stato da tempo oggetto di diffuse trattazioni caratterizzate dall'unanime riconoscimento che il settore pubblico avesse sempre trascurato il profilo patrimoniale, limitandosi a prescrivere obblighi inventariali frequentemente disattesi, almeno nella sostanza se non nella forma, e a disciplinare prevalentemente i connessi aspetti della responsabilit.
La lacuna, che discendeva da una deformata considerazione della preminenza degli aspetti finanziari ma finiva per coinvolgere gli stessi documenti contabili, fu spesso oggetto di segnale di allarme della Corte dei conti, soprattutto in sede di parificazione del Rendiconto generale, ed apparsa sempre pi intollerabile man mano che lo Stato si visto costretto a procurarsi sul mercato le risorse necessarie, offrendo le opportune garanzie.
Stupisce dunque che si sviluppi un'ostinata resistenza su questo tema, riguardo al quale la proposta non una pura e semplice dismissione, come pure ne sono state tentate negli ultimi anni, bens "la valorizzazione, gestione ed alienazione nel rispetto dei requisiti e delle finalit proprie dei beni pubblici" ( quanto mai opportuna questa integrazione apportata dalla Camera dei deputati).
Non si pu negare che mettere mano alla razionalizzazione degli assets esistenti nel patrimonio dello Stato sia oggi un'esigenza irrinunciabile e indifferibile, la cui alternativa rendersi responsabili del permanere di uno stato di inutilizzazione e improduttivit, se non addirittura di abbandono e di degrado.
Se sugli obiettivi di razionalizzazione e valorizzazione del patrimonio dello Stato si giunge ad una sostanziale condivisione, gli spazi per un dissenso nei confronti delle soluzioni proposte, pur nel pieno rispetto della legittima manifestazione di opinioni difformi, appaiono restringersi alla scelta dello strumento delle societ di capitali.
Indubbiamente, possibile immaginare soluzioni differenti, quale quella dell'ente pubblico. Ma siamo effettivamente convinti che quella sarebbe la scelta migliore e al passo con i tempi? Siamo sicuri che oggi la forma dell'ente pubblico sia la pi idonea per un soggetto che debba costituirsi interlocutore del mercato al fine di metter progressivamente a reddito il patrimonio pubblico?
Non possiamo certamente cadere nella trappola di una vecchia impostazione formalistica, credendo che sia la forma giuridica del soggetto a rappresentare la garanzia dell'interesse pubblico piuttosto che la linearit e la cogenza delle finalit e delle procedure.
Dunque, ritengo un'occasione propizia, da non perdere, quella costituita dal presente provvedimento per mettere mano alla valorizzazione e gestione del patrimonio dello Stato nel rispetto dei requisiti e delle finalit propri dei beni pubblici.
N mi scandalizzo di fronte alla previsione di un canone d'uso nel caso di utilizzazione da parte di amministrazioni o agenzie, poich ci costituir un passo avanti nell'attenta valutazione dei costi delle risorse materiali utilizzate per l'esercizio delle pubbliche funzioni, snodo centrale dell'ultima riforma del bilancio dello Stato.
Piuttosto, onorevoli colleghi, occorrer al pi presto pensare, ovviamente nel pieno rispetto delle prerogative riconosciute dal nuovo Titolo V della Costituzione, a far s che anche gli altri soggetti del settore pubblico, in particolare Regioni, province e comuni, si muovano nella stessa direzione conferendo valore e redditivit al cospicuo patrimonio di cui sono titolari.
A queste considerazioni, che ripeto mi sembrano costituire incontestabilmente un dato acquisito nel dibattito sul tema, devono aggiungersi quelle che possono svolgersi sul rapporto funzionale tra il patrimonio e l'investimento o, se si preferisce l'ottica degli attori, tra Patrimonio dello Stato S.p.a. e Infrastrutture S.p.a. Infatti, come ricordato in precedenza, il comma 12, dell'articolo 7, ipotizza esplicitamente la cessione a titolo oneroso di beni della Patrimonio dello Stato S.p.a. alla Infrastrutture S.p.a.
L'intento evidente: i beni e i diritti conferiti alla Patrimonio dello Stato S.p.a., adeguatamente valorizzati e messi a reddito, costituiscono, se non indispensabili per l'uso pubblico, strumento privilegiato per la costituzione delle garanzie reali necessarie all'acquisizione delle risorse da spendere nel finanziamento delle infrastrutture e delle grandi opere pubbliche. Anche qui, non credo che si debba manifestare dissenso sugli obiettivi.
Se quanto ipotizzato dovesse realizzarsi, innanzitutto si dovrebbe prendere atto che stata conseguita la finalit di valorizzare il patrimonio. Infatti, solo un patrimonio cui il mercato riconosce un valore pu essere offerto in garanzia allo stesso mercato per ottenere credito. Nessuna banca accetta in garanzia per un prestito un bene che non vale nulla e non produce reddito.
E non forse troppo ottimistico pensare che, se l'opera di valorizzazione dovesse realizzarsi al meglio, la garanzia reale costituita dagli assets patrimoniali trasferiti attraverso la Patrimonio dello Stato S.p.a. potrebbe nel tempo rendere non necessaria la garanzia aggiuntiva dello Stato, prevista dal comma 2, dell'articolo 8, riducendo, cos, i problemi di copertura prefigurati da rappresentanti della Corte dei conti nell'audizione alla Camera.
Anche per Infrastrutture S.p.a. credo si possa esprimere un consenso alle soluzioni proposte nel decreto, cos come modificato dalla Camera, focalizzando il giudizio su due aspetti fondamentali costituiti dalle finalit e dallo strumento prescelto per raggiungerle.
Le finalit sono esplicitate al comma 3 dellarticolo 8 e sono riconducibili sostanzialmente a finanziare le infrastrutture e le grandi opere pubbliche, purch suscettibili di utilizzazione economica, nonch a finanziare investimenti per lo sviluppo economico.
Mi sembra si tratti di due obiettivi che non possono non essere condivisi, lasciando naturalmente impregiudicato il discorso sullindividuazione degli specifici interventi. Qualunque intervento sia ritenuto meritevole di realizzazione necessita per di risorse cospicue, la cui attivazione richiede lintervento di soggetti che si muovano con efficacia sul mercato catalizzando interessi e aspettative.
La soluzione proposta peraltro - e qui veniamo al profilo dello strumento - si muove, come stato pi volte sottolineato e ricordato, nel solco di analoghe esperienze gi consumate con successo nel resto dellEuropa. Non si tratta di immaginare percorsi del tutto nuovi quanto piuttosto di utilizzare ci che altrove ha gi dato buona prova di s.
Che poi la delicata funzione di promozione e finanziamento dellinvestimento sia affidata ad una societ, le cui azioni siano detenute da un soggetto come la Cassa depositi e prestiti, non pu non costituire garanzia di affidabilit, cos come rassicura laffidamento della vigilanza, per i profili di rispettiva competenza, al Ministro delleconomia e alla Banca dItalia.
Debbo a questo punto svolgere qualche considerazione sulle osservazioni contenute nel parere dell8a Commissione, un parere favorevole in ordine al quale si evidenzia "limportanza strategica degli strumenti di natura finanziaria e patrimoniale " e "la necessit di poter acquisire risorse finanziarie, anche di natura privata, per poter dare realmente avvio ad un piano di attuazione di grandi opere infrastrutturali per la modernizzazione del Paese".
Il significato delle espressioni riprodotte mostra che anche l8a Commissione ha condiviso appieno lo strumento che stato adottato e, rispetto alle osservazioni fatte in cinque punti dalla Commissione, vorrei che esse non costituissero una sorta di smentita interna allesplicito parere favorevole invece espresso.
La prima osservazione riguarda leventuale concessione di garanzia sussidiaria da parte dello Stato che viene giudicata superflua dal momento che le opere saranno suscettibili di utilizzazione economica e che la Societ potr gi beneficiare delle garanzie patrimoniali costituite dal patrimonio pubblico trasferito.
Il giudizio di superfluit non mi sembra assistito da una sufficiente valutazione tecnica, perch il rilascio della garanzia statale consentir al titolo di ottenere una ponderazione del rischio pari a zero, a fronte del coefficiente 100 altrimenti spettante alla Societ.
La seconda osservazione sembra voler contestare lopportunit della lettera b) del comma 3, laddove previsto che la Societ "concede finanziamenti sotto qualsiasi forma finalizzati ad investimenti per lo sviluppo economico".
Viene paventato che in tal modo la Societ potrebbe costituire un sorta di merchant bank di fatto e che la sua attivit in tale settore riprodurrebbe il modello delle partecipazioni statali.
Preferisco resistere sul punto alla tentazione di divagare circa le tematiche citate, attenendomi al testo proposto nel suo specifico contenuto, bench sia intimamente convinto che la valutazione sul modello delle partecipazioni statali non possa essere rappresentata da un giudizio sbrigativo e non argomentato.
La preoccupazione sollevata non mi sembra abbia ragione di esistere. Infatti, la citata lettera b) del comma 3 non pu che essere letta nel combinato disposto con il successivo comma 4, e la Infrastrutture S.p.a. costituisce esclusivamente uno strumento finanziario e non operativo o gestionale.
Concordo invece sullopportunit che la Societ predisponga annualmente una relazione sullattivit destinata alle competenti Commissioni parlamentari e ritengo che tale suggerimento possa essere tenuto in conto dal Ministro delleconomia in sede di adozione dei provvedimenti previsti dal comma 11 dellarticolo 8, mentre considero listituzione di un registro telematico delle garanzie concesse dalla Societ unidea che presenta molti inconvenienti.
Da ultimo, e mi avvio alla conclusione, resta da considerare il quarto punto secondo cui dovrebbe essere specificato che l'intervento della Infrastrutture S.p.a. riguardi le opere strategiche individuate nel DPEF secondo la legge n. 443 del 2001. Anche in questo caso temo che un'esigenza condivisibile sia posta alla base di una soluzione che suscita qualche dubbio.
Non mi sembra affatto opportuno che venga normativamente prevista un'identificazione assoluta tra gli interventi della Societ e le opere individuate nei citati documenti. Infatti, possibile ipotizzare che queste ultime trovino in alcuni casi finanziamento attraverso strumenti diversi dalle Infrastrutture S.p.a. (perch, ad esempio, non immediatamente suscettibili di utilizzazione economica) e che, per converso, la Societ si trovi a dover finanziare, per motivi di interesse generale, infrastrutture o opere non indicate nel Documento di programmazione economico-finanziaria.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in conclusione, nel ribadire il giudizio positivo sulle soluzioni normative che sono state dal Governo proposte con questo provvedimento, ritengo che sia opportuno mettere da parte le polemiche delle scorse settimane, sulla magia e sul negozio sul tempo, discutendo liberamente sulle scelte di finalit e di strumenti, senza per correre il rischio di far perdere al Paese occasioni importanti per quello sviluppo che tutti affermiamo di volere. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC:CCD-CDU-DE e LP e del senatore Carrara. Congratulazioni.)
Signor Presidente, le chiedo di allegare la parte non letta della mia relazione al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Senatore Vizzini, la Presidenza la autorizza in tal senso.
Dichiaro aperta la discussione generale.
iscritto a parlare il senatore D'Amico. Ne ha facolt.
D'AMICO (Mar-DL-U). Signor Presidente, io limiter al minimo le considerazioni generali su questo decreto-legge. E' ovvio a tutti che il provvedimento oggi al nostro esame riguarda varie materie disomogenee e prive di legami fra loro, i cui effetti finanziari sono limitati, in particolare dopo le modifiche apportate dalla Camera dei deputati, in particolare ad alcuni articoli del provvedimento, riferiti alla sanit.
Si vola quindi la lettera e lo spirito della Costituzione, si volano le interpretazioni pi volte ripetute dalla Corte costituzionale in materia di decreti-legge, si strangola il dibattito parlamentare su una materia che assume una grande rilevanza (e prover a spiegare come questa rilevanza la assuma in negativo) rispetto al futuro del Paese.
In pi, trovo molto preoccupante la manifesta insofferenza verso i controlli di legalit che questo Governo esprime attraverso il decreto-legge in esame. Vi un indizio evidente di tale insofferenza verso i suddetti controlli: al comma 1 dell'articolo 2 del decreto-legge si recita la formula "Il Ministro dell'economia provveder con decreto di natura non regolamentare". Questa formula ripetuta un tentativo di aggirare il parere obbligatorio del Consiglio di Stato ed il visto della Corte dei conti. Probabilmente tale tentativo di aggirare i controlli di legalit si riveler inefficace: sar sufficiente per chiunque sollevare il vizio nel procedimento di adozione di questi regolamenti per riportarli ai controlli di legalit.
Credo tuttavia che il vero punto sul quale si dovrebbe discutere in quest'Aula che in questo modo si vanifica il ruolo del Parlamento. Una delle sue funzioni quella di individuare i controlli di legalit ai quali sottoposto il Governo. Il Parlamento li determina con leggi ordinarie o costituzionali. E' escluso che il Governo possa di volta in volta sottrarsi a questi controlli. Procedere per eccezioni in questa materia un modo grave di agire, che limita le prerogative del Parlamento e che complessivamente riduce il grado di legalit presente nel nostro sistema politico.
Passo ora ad un'altra questione particolare. Tra le poche leggi votate con il consenso di entrambi i Poli nella XIII legislatura ci fu lo Statuto del contribuente. Io ricordo le difficolt legate all'approvazione di quell'importante provvedimento; le ricordo perch anche nel Governo di cui facevo modestamente parte, con il ruolo di Sottosegretario, emergevano difficolt legate alla resistenza dell'Amministrazione, comprensibile perch lo Statuto del contribuente toglieva margini di discrezionalit alla stessa.
Tuttavia, io credo con coraggio, entrambi i Poli vararono quella importante legge. Ora uno dei princpi cardine di tale legge quello secondo il quale le modifiche al regime delle imposte hanno effetto a decorrere dallesercizio successivo a quello nel quale quelle modifiche sono introdotte. Il motivo di civilt che ha indotto allintroduzione di questa norma evidente a tutti: irragionevole chiedere ai contribuenti i quali, nellesercizio finanziario in corso, hanno compiuto le proprie scelte in funzione di una certa disciplina fiscale, di modificarla nel corso dello stesso esercizio.
Ci sono diverse violazioni dello Statuto del contribuente in questo decreto-legge. Si comincia allarticolo 3, comma 4, l dove si introducono limiti alla spesa delle imprese farmaceutiche per congressi e simili, che decorrono a partire dallesercizio 2002. una evidente violazione dello Statuto del contribuente e credo che anche la maggioranza, che allora era opposizione ma che insistette molto, e secondo me opportunamente, perch quel provvedimento fosse varato, debba riflettere su questa violazione.
Fra laltro, vorrei far osservare (lho gi fatto in Commissione) che la formulazione di questo comma 4 veramente - come dire? - originale. Infatti, esso recita: "La spesa delle imprese farmaceutiche per la organizzazione, partecipazione e il finanziamento anche indiretto di convegni () per lesercizio 2002 non potr eccedere il 50 per cento delle spese sostenute ()".
Io immagino che il Governo non intenda porre un limite quantitativo a queste spese (cosa che sarebbe, fra laltro, in violazione di numerose norme della Costituzione), ma voglia semplicemente introdurre un limite alla quantit di queste spese che sono ammesse in deduzione dal punto di vista fiscale; la formulazione, invece, dice una cosa diversa e secondo me sarebbe stato bene correggerla. Questo uno dei casi nei quali la fretta con la quale siamo costretti a discutere ci impedisce di introdurre modifiche che immagino verrebbero ampiamente condivise.
Un altro aspetto di legalit che vorrei sottolineare quello relativo allarticolo 5, comma 1. Tale comma stato integrato con unoperazione veramente ardita, perch lintegrazione che stata introdotta alla Camera quella con la quale il regime giuridico delle fondazioni, diciamo, ex bancarie, delle fondazioni conferenti, lo si qualifica come regime giuridico privatistico speciale delle fondazioni.
Io vorrei fosse chiaro a questAula cos loperazione che si sta compiendo. Il Ministro delleconomia ha varato un regolamento, in materia di fondazioni, esplicitamente, chiaramente illegittimo per eccesso di potere. Infatti, visto che la legge votata in Parlamento sostiene che la famosa quota dei rappresentanti degli enti locali nei consigli delle fondazioni devessere prevalente, dov stabilito il potere, per esempio, per il Ministro di fissare il 70, piuttosto che l80, o il 55 per cento? ovvio che, se la legge dice "prevalente", saranno gli statuti a stabilire poi la misura, purch quella misura sia pari al 50 per cento pi uno dei componenti.
Il tentativo che viene qui fatto quello di una copertura ex post di un regolamento illegittimo. Io credo che il Parlamento faccia malissimo a consentire ci al Governo; vede, signora Sottosegretario, indipendentemente dal ruolo di maggioranza ed opposizione, io credo che la stessa maggioranza faccia malissimo a consentire al suo Governo, al Governo che pure espressione di quella maggioranza, di coprire ex post illegittimit che sono in violazione delle leggi che quella stessa maggioranza ha votato quando era opposizione. Io credo che farebbero bene i colleghi della maggioranza a riflettere su questo tema.
E poi, nel merito, ancora una volta (e c una lunga tradizione in Italia) si individua un tertium genus, un terzo genere fra privato e pubblico; ma le esperienze che noi abbiamo fatto tutte le volte che si ricorso a questi artifici sono esperienze tragiche, perch alla fine, con lindividuazione di questo terzo genere, accade che non si applica n il regime privatistico n il regime pubblicistico. Il risultato che si applicano regimi spesso incompleti, assolutamente incoerenti, incerti, spesso, perch poi, per analogia, l dove sono incompleti, bisogna provare a scegliere se utilizzare regimi privatistici o regimi pubblicistici. Il risultato che spesso questi terzi generi sono stati luoghi nei quali si aperto lo spazio allarbitrio, se non al malaffare.
Io credo che il Parlamento farebbe malissimo a consentire al Ministro delleconomia questa copertura ex post di un regolamento illegittimo e a consentire al Governo lindividuazione di un ennesimo terzo genere.
Nella parte residua del mio intervento mi concentrer sugli articoli 7 e 8, che concernono le famigerate societ "Patrimonio dello Stato S.p.a." e "Infrastrutture S.p.a." e prover a dire perch le definisco "famigerate".
Anche qui intendo svolgere preliminarmente una considerazione a carattere generale. Ho ascoltato con interesse quanto ha detto il relatore, ma in realt le finalit sono assolutamente incomprensibili: non sono esplicitate all'interno del testo della legge e neanche nella relazione. Probabilmente in larga misura sono indeterminate nella mente stessa di coloro che hanno fatto la proposta, e lo si vede dalla formulazione ricorrente di alcune norme.
Il Parlamento pu dire al Governo di fare determinate cose ma questo provvedimento non predisposto cos, perch in esso si usa sempre la locuzione "il Ministro pu". Per esempio, lo si fa all'articolo 7, comma 3, secondo periodo, con la dizione "il Ministro pu trasferire a titolo gratuito" una serie di cose alla Patrimonio dello Stato S.p.a., ma quali, come e soprattutto perch non precisato. C' una regola di civilt giuridica secondo la quale ogni volta che il Parlamento amplia le facolt amministrative del Governo le sottopone almeno ad un vincolo di finalit, indicando che si pu fare una determinata cosa in quanto funzionale a qualcosaltro, ma qui non c' un vincolo di finalit esplicito, quindi sostanzialmente stiamo parlando della concessione di un potere arbitrario al Governo.
L'articolo 7, come dicevo, relativo alla Patrimonio dello Stato S.p.a. La sua finalit esplicita e noi la condividiamo: valorizzare e gestire nel modo migliore il patrimonio pubblico. Dobbiamo ricordare che, siccome parliamo sempre di patrimonio pubblico, l'assoluta trasparenza e la necessit di evitare ogni arbitrio sono, per cos dire, regole di civilt.
Siamo favorevoli, quindi, all'assoluta trasparenza, ricordando che si tratta - per l'appunto - di patrimonio pubblico. Siamo daccordo anche a privatizzare, purch la privatizzazione sia vera, parte di questo patrimonio e tendenzialmente so che anche noi non ci siamo comportati precisamente cos. La mia personale idea che ogni volta che si vende una parte di patrimonio pubblico bisogna utilizzarla non gi per finanziare spese correnti della pubblica amministrazione, ma per abbattere il debito, visto che abbiamo un gigantesco problema di debito.
A me appare irragionevole che si venda il patrimonio per finanziare le spese correnti, anzich per abbattere il debito. Come stavo dicendo, si tratta di gestirlo meglio e privatizzarlo parzialmente. Anche qui, quali regole applichiamo a questi processi? Faccio l'esempio che ritengo pi clamoroso, quello relativo alla ripetuta esclusione dell'applicazione delle norme del codice civile nel procedimento di costituzione e poi nella successiva vita di queste societ, a partire da quella di cui stiamo parlando, e cio dalla Patrimonio dello Stato S.p.a.
Trovo preoccupante, ad esempio, la norma che prevede espressamente che, allorch lo Stato trasferisce a questa societ diritti, beni e quant'altro, i valori di trasferimento vengano stabiliti dal Ministro dell'economia e delle finanze in deroga a numerose norme del codice civile, fra cui quelle relative alla stima di questi beni. Ci si presta alla possibilit di una serie di operazioni successive e innumerevoli, dalla rivalutazione di questi beni (perch poi immagino che i valori, se non sono stimati, potranno essere lontani dalla realt e quindi oggetto, per esempio, di rivalutazioni) a operazioni di incertezza relative al momento nel quale la Patrimonio dello Stato S.p.a. dovesse conferire questi beni e cederli ad altri.
Insomma, la questione se vogliamo operare con i criteri del diritto privato, dobbiamo utilizzare i criteri previsti per tale ambito: c' una sistematicit all'interno del codice civile. Prevedere queste eccezioni sostanzialmente, senza prevedere come verranno fissati i valori di questi beni, che si stabiliranno con un qualche decreto arbitrario, senza alcun criterio, da parte del Ministero dell'economia, a me pare che introduca appunto elementi di arbitrio e di incertezza e che si possa prestare, ripeto, anche a operazioni poco chiare e poco limpide.
In pi vorrei sottolineare un'altra questione, che relativa ai rapporti, del tutto incerti e incomprensibili, tra la Patrimonio dello Stato S.p.a., la societ la cui costituzione prevista all'articolo 7, e la Infrastrutture S.p.a., la cui costituzione prevista all'articolo 8.
Nella formulazione originaria, il decreto-legge prevedeva espressamente che il Ministero potesse trasferire a titolo gratuito anche la totalit delle azioni della societ Patrimonio dello Stato S.p.a. e che potesse farlo anche a favore della Infrastrutture S.p.a..
Quando in Commissione ho svolto questa osservazione, mi stato fatto notare che nel frattempo in realt il testo cambiato perch non viene pi citata, al comma 3 dellarticolo 7, la Infrastrutture S.p.a.. Tuttavia, desidero sottolineare che rimane comunque intatta la possibilit di trasferire quelle azioni a qualunque societ controllata dal Ministero delleconomia, e quindi anche alla Infrastrutture S.p.a. che da esso sarebbe controllata.
Quindi possibile, si pu e la formula sempre la medesima: non si capisce in relazione a quale finalit si possa o non si possa, lo si far o non lo si far, ma ancora possibile trasferire le azioni della Patrimonio dello Stato S.p.a. alla Infrastrutture S.p.a.
La norma che stata introdotta relativamente al fatto che il trasferimento dovrebbe avvenire a titolo oneroso solo riferita al caso in cui non lo Stato (attraverso il Ministero delleconomia) trasferisce alla Infrastrutture S.p.a. parte o tutte le azioni della Patrimonio dello Stato S.p.a., ma direttamente questultima societ trasferisce alcuni dei propri beni alla societ Infrastrutture S.p.a.. Quindi, il primo caso, del quale molto si era discusso alla Camera dei deputati e al quale si pensava in quella sede di aver posto rimedio, in realt non ha trovato alcuna soluzione nel provvedimento in esame.
Le finalit del provvedimento, quindi, non sono esplicite; le formule adottate sono "il Governo pu fare"; insomma, vengono in mente alcune ipotesi aberranti. Ho accennato a quella relativa alla possibilit che questi beni vengano rivalutati, magari pagando delle imposte, ma ve n unaltra che stata formulata e che emersa in Commissione e in dibattiti effettuati al di fuori delle Aule parlamentari, relativa al fatto che se, ad esempio, si stabilisce che sugli edifici di alcuni Ministeri, questi debbano pagare un canone alla Patrimonio dello Stato S.p.a. per lutilizzazione del bene - cosa che in s non sarebbe illecita - qualora detta societ dovesse procedere alla cartolarizzazione di quei redditi futuri si darebbe luogo sostanzialmente ad una follia provando cos a coprire il disavanzo pubblico al quale mi risulterebbe che oggi anche il Fondo monetario abbia guardato con allarme.
Inoltre, vi la possibilit di conferire qualunque cosa alla Patrimonio dello Stato S.p.a., quindi anche eventualmente - qui non previsto che non lo si faccia e non so se si abbia intenzione di farlo - le azioni detenute dal Tesoro, ma se questultimo conferisce alla Patrimonio dello Stato S.p.a. le azioni di ENEL, ENI, Telecom e quantaltro sostanzialmente si stanno ricostituendo le partecipazioni statali: si sta ricreando lIRI.
Trovo veramente inconcepibile unoperazione secondo la quale, allinterno di un decreto-legge, il Parlamento viene chiamato a votare la possibilit per il Governo di ricostituire lIRI; inconcepibile che questo Governo, che si presentato agli elettori come liberale e liberista, venga in Parlamento a riproporre sostanzialmente la nascita dellIRI. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U).
Anche con riferimento allarticolo 8 del decreto-legge, relativo alla costituzione della Societ per le Infrastrutture, i fini sono impliciti. Ne ho trovato esplicitato uno nellintervista che il Presidente del Consiglio ha rilasciato al settimanale "Famiglia Cristiana" - tendo a pensare che abbia detto la verit a quella rivista - nel corso della quale egli ha sostenuto che il fine quello di escludere il finanziamento delle infrastrutture dal calcolo del disavanzo pubblico.
Debbo dire con chiarezza che vi un modo per concretizzare tale operazione e si chiama project financing: stato utilizzato ampiamente in Gran Bretagna pi che in altri Paesi ed ha determinato la realizzazione di opere pubbliche per circa 60.000 miliardi di lire, che equivalgono a 20 miliardi di sterline o 30 miliardi di euro sperando che la Gran Bretagna entri a far parte del sistema delleuro.
Si tratta di un procedimento semplice e non vorrei che gli amici parlamentari pensassero che sia complicato. Esso consiste nelleffettuare una stima del costo dellopera e dei flussi di cassa attesi che lopera pu garantire attraverso, ad esempio, il pagamento di un pedaggio; si valuta quindi quale parte dellopera finanziabile sul mercato, si stanzia un finanziamento pubblico per coprirne la parte residua, ci si aggiudica il diritto di realizzare lopera attraverso unasta al ribasso sul contributo pubblico. Chi la realizza? Vi pu essere qualcuno disposto a investire il 60 per cento di quanto necessario per realizzare una determinata opera ma, a seguito dellasta, si aggiudica lappalto chi si accontenta invece del 50 per cento. In questo sistema non c un intermediario pubblico: se lobiettivo quello, a cosa serve lintermediario pubblico?
In questo schema, che quello seguito nel mondo, non c un intermediario pubblico e non c una garanzia pubblica, mentre qui ci sono lintermediario pubblico e la garanzia pubblica; ma allora unaltra cosa quella di cui stiamo parlando. Non solo, nello schema che ho provato a descrivere, limpido e semplice, quali opere si realizzano in Parlamento? Infatti questultimo che decide se disposto a mettere il 60 per cento delle risorse necessarie per realizzare il ponte di Messina. Dopodich, si fa lasta al ribasso sperando che in realt chi la realizza chieda meno del 60 per cento. Ma il meccanismo qui previsto, attraverso intermediario pubblico e garanzia pubblica, sottrae al Parlamento la possibilit di compiere questa scelta, perch sar quellintermediario di volta in volta a dire se disposto a dare soldi o meno. (Bruso in Aula. Richiami del Presidente).
Poi c un aspetto veramente aberrante. Era prevista la garanzia obbligatoria e sistematica; la Camera ha modificato questa norma stabilendo che lo Stato pu concedere questa garanzia, ma la necessit di coprirla ai sensi dellarticolo 81 della Costituzione a me pare che non venga in alcun modo meno. L c una violazione esplicita dellarticolo 81, sulla quale secondo me il Parlamento dovrebbe riflettere.
Ho detto dei legami impropri con la societ Patrimonio dello Stato S.p.a e mi avvio a conclusione. Io credo fra laltro che ci sia un grave errore di impostazione di politica economica. Attraverso la societ Infrastrutture S.p.a, il Governo italiano esplicitamente sceglie di spingere a favore di interpretazioni lassiste del Patto di stabilit. Se questo avviene deve essere chiaro a tutti che prima di tutto ne risentiranno i tassi di interesse e il Paese che ci rimetter di pi quello pi indebitato, cio lItalia. C un errore grave di politica economica allinterno di questi provvedimenti. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U. Congratulazioni).
PRESIDENTE. iscritto a parlare il senatore Morando. Ne ha facolt.
MORANDO (DS-U). Signor Presidente, che cosa davvero il provvedimento al nostro esame? Il Ministro delleconomia non vuole che lo si chiami cos, ma una volta tanto i giornalisti hanno avuto la meglio sulla fantasia classificatoria e di definizione del Ministro e lo hanno chiamato "decreto taglia deficit". Tradotto in linguaggio parlamentare, questo significa che il decreto reca misure per la stabilizzazione della finanza pubblica. In altre parole ancora, questo un decreto che introduce misure correttive degli andamenti di finanza pubblica.
Effettivamente, negli ultimi anni, gli obiettivi di stabilizzazione della finanza pubblica, fissati di volta in volta dal Documento di programmazione economico-finanziaria, nelle leggi finanziarie e di bilancio, sono stati conseguiti. Vorrei ricordarlo anche al ministro Tremonti che ha parlato di un centro-sinistra nostalgico delle manovre correttive su base danno. Debbo informare il ministro Tremonti, che forse lo ha dimenticato, che negli ultimi quattro anni gli obiettivi di finanza pubblica e il rispetto dei parametri di Maastricht sono stati perfettamente conseguiti senza ricorso a manovre correttive su base danno.
Ma non bisogna mai - i liberali dovrebbero essere i primi a convincersi di questo punto - sposare acriticamente una tesi. Se c bisogno di manovra correttiva, manovra correttiva deve essere. Non sono io a dire che c bisogno e che quindi necessario farla, il Governo, il quale ha ritenuto evidentemente che ci fosse necessit di un intervento di correzione degli andamenti di finanza pubblica e ha deciso di conseguenza, approvando questo decreto.
Infatti, signor Presidente, che cosa recavano, quali erano le caratteristiche delle famose manovre correttive nel corso dellanno a cui ci eravamo abituati prima dei Governi di centro-sinistra e a cui adesso il Governo di centro-destra nuovamente ricorre? In primo luogo, recavano misure di aumento delle entrate, cio di aumento delle tasse (per parlare un linguaggio che sia comprensibile a tutti); un aumento delle tasse modificando la legislazione vigente nel corso dellanno, cambiando cio nel corso dellanno la legislazione tributaria in maniera tale che i contribuenti fossero chiamati a pagare di pi di quello che pagavano sulla base delle decisioni assunte nella sessione di bilancio.
Ebbene, a dimostrazione che si tratta di una manovra correttiva, il decreto al nostro esame reca misure per laumento delle entrate attraverso gli aumenti delle imposte sulle societ cooperative, che - spero sia noto a tutti - vanno annoverate tra i contribuenti italiani. Ma torner su questo punto a proposito del mancato rispetto dello Statuto del contribuente.
Inoltre, le manovre correttive effettuate nel corso dellanno contenevano misure di riduzione della spesa rispetto alla legislazione vigente. Infatti, questo decreto reca misure per un taglio drastico, almeno nelle intenzioni, della spesa sanitaria, che la componente pi dinamica - uso le parole del ministro Tremonti - della spesa pubblica in questo momento e forse anche quella fuori controllo. A dimostrazione che si tratta di una manovra correttiva, quindi, questo decreto reca misure per la riduzione della spesa in un settore decisivo.
Ancora, le manovre correttive recavano misure per la migliore attuazione delle innovazioni legislative introdotte durante la sessione di bilancio attraverso il collegato di sessione, prima, oppure attraverso la legge finanziaria, dopo che ne abbiamo ampliato il contenuto proprio. Infatti, il decreto reca misure, come quella sulle fondazioni, che servono a rendere attuabile ci che sul tema delle fondazioni aveva disposto la legge finanziaria. E questa esattamente unaltra delle componenti classiche delle manovre correttive.
Infine, le manovre correttive su base danno intervenivano per migliorare la crescita, landamento del prodotto interno lordo. Ritenendo che la legislazione vigente non fosse sufficiente per conseguire gli obiettivi di crescita fissati durante la sessione di bilancio, le manovre correttive intervenivano per cercare di accelerare la crescita. Infatti, questo decreto contiene gli articoli 7 e 8, che - almeno nelle intenzioni - sono finalizzati a rendere possibili volumi di investimento per infrastrutture decisamente pi alti di quelli consentiti dalla legislazione vigente.
dunque inoppugnabilmente dimostrato, sulla base di un parallelo molto facile tra i contenuti caratteristici delle vecchie manovre correttive nel corso dellanno (della fase precedente i Governi di centro-sinistra) e il decreto al nostro esame, che questo reca misure per la stabilizzazione della finanza pubblica.
Nonostante quello che afferma il Ministro delleconomia, ci che risulta dalla relazione generale e dalla relazione tecnica, che confermano esplicitamente questo carattere delloperazione al nostro esame. Infatti, si afferma nettamente che dal decreto deve venire un contributo per il conseguimento dellobiettivo del rapporto pari allo 0,5 per cento tra deficit e PIL (non lo dico io, ma lo afferma la relazione generale che accompagna questo provvedimento), che dal decreto derivano maggiori entrate rispetto alla legislazione vigente (e ci previsto esplicitamente allarticolo 10), che debbono essere utilizzate per il miglioramento dei saldi, e che da questo decreto ( affermato soprattutto nella relazione tecnica, con riferimento agli articoli 3 e 6) derivano risparmi di spesa ed aumenti di entrata, che sono quantificati proprio nella relazione tecnica. Non cito adesso i numeri perch vi torner successivamente.
Altri colleghi del mio Gruppo (lo ha gi fatto per lopposizione il senatore DAmico) si occuperanno delle singole misure di questo, che senzaltro - richiamo lattenzione della Presidenza del Senato sul tale aspetto - il classico decreto omnibus.
Spero ci saremo accorti tutti che con questo decreto-legge si torna all'istituto del decreto omnibus: qui si va dalle misure per la riscossione all'etichettatura dei farmaci, passando per il project financing, le fondazioni bancarie, e arrivando alla tassazione dell'utile delle cooperative. Non si sa pi cosa manca, signor Presidente; questo il classico decreto omnibus, altra cosa di cui ci eravamo dimenticati nel corso di questi anni e che adesso torna in campo senza che il Parlamento faccia sentire con efficacia la propria voce circa la necessit di non ricominciare questa storia, che fu - come tutti voi ricorderete - infausta.
In buona sostanza, voglio occuparmi non delle singole misure - saranno altri a farlo - ma di rispondere ad una domanda di carattere pi generale: visto che questo il decreto, cio un provvedimento che reca misure di stabilizzazione della finanza pubblica e misure di correzione degli andamenti di finanza pubblica, esso consegue questo obiettivo?
Non irrilevante, e vorrei dirlo anche al relatore della Commissione bilancio, il quale ha svolto la sua relazione senza porsi questa domanda. Nella relazione tecnica allegata al decreto si afferma che queste misure servono per conseguire l'obiettivo dello 0,5 per cento di deficit sul PIL: ebbene questo provvedimento, cos come ci giunge dalla Camera, consegue tale obiettivo?
Di questo ci dobbiamo occupare nella Commissione bilancio, non delle singole misure, che per la verit avrebbero dovuto essere esaminate dalle Commissioni di merito in sede referente: penso alla Commissione sanit, alla Commissione lavori pubblici, che non a caso hanno presentato pareri molto critici su questa norma (la seconda veramente molto critici).
Ripeto, non sto giudicando le norme ad una ad una. Nella sua versione originaria obiettivamente il decreto aveva un carattere di efficacia nel correggere gli andamenti di finanza pubblica, non c' dubbio; ma nella sua versione originaria, come dalla relazione tecnica allegata al decreto stesso si poteva evincere in maniera indiscutibile.
Cercher di dimostrare nel corso dell'intervento che, date le modificazioni radicali che la Camera ha apportato al testo, il decreto, sulla base della relazione tecnica che lo accompagna, non pi in grado di conseguire gli obiettivi che il Governo si era proposto al momento della sua emanazione.
Cominciamo dall'articolo 3, che riguarda la spesa sanitaria. In Commissione abbiamo chiesto un'integrazione della relazione tecnica e trovo francamente "lunare" - per usare un'espressione che utilizzano oggi i ragazzi - che in sede di Commissione bilancio la maggioranza si sia rifiutata di sollecitare il Governo in tal senso e quest'ultimo non abbia accettato tale sollecitazione.
Abbiamo un articolo 3, signor Presidente, che la relazione tecnica prevede abbia le seguenti caratteristiche: meno 5 per cento sul prezzo dei farmaci per gli anni 2002, 2003 e 2004, con rendimento della norma, in termini di risparmio, cifrato in relazione tecnica; taglio drastico delle spese per convegni scientifici sia in Italia che all'estero; drastica riduzione del periodo di copertura brevettuale per i farmaci.
Sarebbe facile, signor Presidente, fare dell'ironia su questo Governo liberista, che approva norme come quelle sul prezzo dei farmaci e sul taglio delle spese per convegni che sono di un dirigismo statalista che sarebbe imbarazzante anche per un sovietico, non soltanto per un liberale di sinistra quale personalmente mi ritengo, ma per questa volta lasciamo perdere.
Vi poi un'altra questione. Il prezzo dei farmaci: meno 5 per cento per gli anni 2002, 2003 e 2004. La relazione tecnica ci dice che nel 2002 da questa correzione deriveranno circa 600 milioni di euro di risparmio e che per ci che concerne il 2003-2004 si passer a cifre pi elevate, cio a 760 milioni di euro annui di riduzione della spesa farmaceutica.
Ebbene, cosa fa la Camera dei deputati? Elimina - signor Presidente, elimina ripeto - il riferimento alla riduzione del prezzo dei farmaci per gli anni 2003-2004 e riduce il novero dei farmaci a cui si applica la riduzione del prezzo per il 2002. Risultato: abbiamo una modificazione radicale rispetto alla relazione tecnica. Una modificazione che in termini numerici produce un effetto che, grosso modo, questo: si passa da una situazione nella quale si aveva un risparmio di 2.000 milioni di euro nel triennio ad un risparmio di 400 milioni di euro. Ebbene, il Governo ha ritenuto di non integrare la relazione tecnica avendo fatto la Camera un'operazione di questo tipo, con il parere favorevole dello stesso Governo.
Per quanto concerne i convegni, sono stati inseriti nell'operazione di taglio quelli all'estero, ma quelli in Italia sono esenti dal taglio prodotto da questa norma. del tutto evidente che, d'ora in poi, i convegni verranno organizzati solo in Italia, o pensate che molti andranno all'estero? O forse il Governo ritiene che le localit turistiche italiane non siano sufficientemente gradevoli per sollecitare l'organizzazione di questi convegni da cui, secondo il Governo, derivano effetti devastanti per l'aumento della spesa farmaceutica? Non sto dicendo che il Governo ha ragione; sto dicendo che lo ha scritto nella relazione che le cose stanno cos. Ebbene, la Camera dei deputati mette fuori dalla norma tutti i convegni organizzati in Italia e il Governo ritiene di non integrare la relazione tecnica.
Per quanto riguarda la copertura brevettuale intervenuta addirittura, (con una segnalazione che, signor Presidente, sottolineo stata inviata al Presidente del Senato e non compare affatto nella documentazione disponibile laddove, visto che riguarda il decreto oggi al nostro esame, dovrebbe essere portata all'attenzione di tutti i senatori) l'Autorit antitrust.
Sa cosa dice l'Autorit antitrust, signor Presidente, su questa norma? Dice esattamente questo: dalla norma originaria, grazie al fatto che molti farmaci, riducendo la copertura brevettuale avrebbero potuto diventare farmaci generici che, come noto costano meno, sarebbero derivati ben 1.800 milioni di euro a regime all'anno di risparmio. Dice, non Enrico Morando, il solito rompiscatole dell'opposizione, ma l'Autorit antitrust, signori del Governo, che cos come modificata alla Camera, la norma (che aveva questo effetto: 1.800 milioni di euro di riduzione della spesa farmaceutica) non ha pi alcun effetto. Non me lo invento io, la relazione, basta leggerla!
Il Governo ha, per, ritenuto di non presentare un'integrazione della relazione tecnica per fare i conti con un'innovazione di questa portata. Ma ci rendiamo conto di quello che significa, rispetto agli obiettivi dichiarati dal Governo (non rispetto agli obiettivi che l'opposizione intende proporre al Governo e alla maggioranza), una modificazione cos radicale della norma al nostro esame, come quella che stata apportata alla Camera?
Signor Presidente, il capo del Governo ha lanciato nei giorni scorsi l'allarme sull'andamento della spesa sanitaria. L'ISTAT ci ha fatto una sorpresa negativa (se si volesse essere per una volta obiettivi, in tutta questa polemica sul "buco" era una montatura impressionante e assolutamente infondata, come dimostrano le scelte stesse del Governo compiute successivamente al famoso annuncio televisivo, su una cosa, per, vi era fondamento): ha rivisto addirittura la spesa sanitaria del 2000 in negativo, nel senso che ha aumentato la valutazione della spesa effettivamente determinatasi, il che ha provocato nei conti di finanza pubblica uno scoperto significativo, determinato appunto dal fatto che la spesa sanitaria fuori controllo.
Bene, c da rimanere esterrefatti. Il Governo interviene sulla spesa sanitaria - nel merito lopposizione avrebbe potuto fare valutazioni negative - ed in particolare sulla sua componente farmaceutica con un provvedimento di cui tutti dicono che, seppure sbagliato, efficace per ridurre la spesa; poi va alla Camera dove accoglie emendamenti di destra, di sinistra, di centro, tutti quelli che vengono, vanificando completamente la sua misura. E allora? Non succede niente, come se non ci fosse questo dibattito in corso.
Sarebbe opportuno continuare ad esaminare per esempio larticolo relativo alle cooperative, signor Presidente, perch del tutto evidente che nel 2002 il gettito ci sar: si cambia la legislazione fiscale a met dellanno ed chiaro che le cooperative non possono cambiare il loro comportamento in rapporto al mutamento delle convenienze. La relazione tecnica sovrastima per chiaramente il gettito degli anni successivi; infatti le cooperative ridurranno gli utili mandati a riserva perch se non pi conveniente dal punto di vista fiscale li utilizzeranno diversamente. Non serve la sibilla cumana per prevedere questo comportamento da parte delle cooperative.
Quindi, sul versante dellarticolo 3 il risparmio non c; sul versante dellarticolo 6 laumento delle entrate non ci sar, almeno per quanto riguarda gli anni 2003 e 2004, con il risultato che gli obiettivi che il provvedimento al nostro esame si proponeva restano del tutto vanificati, salvo per ci che concerne gli articoli 7 e 8.
Su questi ultimi interverranno altri colleghi, io mi limiter a svolgere una sola considerazione: abbiamo perfettamente cognizione della legge n. 432 del 1993, la quale prevede che i proventi delle dismissioni vanno tutti a riduzione del volume globale del debito, cio del fondo per lammortamento dei titoli di Stato.
A proposito di effetti finanziari del decreto, ci troviamo, signor Presidente, in presenza di una norma che stabilisce che tutte le attivit dello Stato, tutte, fino al diritto concessorio, possano essere passate ad una societ con un semplice decreto del Ministero dell'economia.
Dallinizio del dibattito chiedo qual il rapporto tra la vecchia norma, perfettamente in vigore, e la nuova. Si pu approvare una nuova legge che destina le stesse attivit ad altro scopo, senza esplicitamente modificare quella precedente? Non si tratta di valorizzare il patrimonio pubblico, non si tratta di fare il project financing (sono daccordo sulluno e sullaltro obiettivo); si tratta di sapere qual il rapporto tra una misura decisiva per il risanamento della finanza pubblica e questa innovazione che il Governo e la maggioranza intendono apportare. Poich a questa banalissima domanda in due mesi di discussione una risposta non mi ancora venuta, spero che in sede di replica i relatori ed il Governo vorranno dire una parola su questo punto assolutamente cruciale. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e del senatore Michelini).
PRESIDENTE. iscritto a parlare il senatore Castellani. Ne ha facolt.
CASTELLANI (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi senatori residui, il disegno di legge in argomento davvero singolare; non vuole essere, almeno nelle intenzioni del Governo, una manovra correttiva ma in effetti lo ; vuole essere un decreto-legge, ma per parti consistenti affronta temi di ridisegno dellazione della pubblica amministrazione che non hanno affatto le caratteristiche di necessit ed urgenza. Manovra correttiva in ogni caso , perch va ad incidere sui saldi, prevedendo nuove entrate anche se tutte a carico del sistema delle cooperative e quindi prevedendo un aumento della pressione fiscale in un settore che si dimostrato vitale per il nostro Paese e tutto ci prima che vengano definiti i contorni precisi della riforma prevista che ridisegna il sistema delle societ.
Perch tutta questa fretta allora? Per fare cassa e quindi per cercare di correggere landamento del fabbisogno, a fronte di una economia che presenta segnali non rigogliosi come quelli invece ipotizzati nel DPEF.
Quindi, siamo in presenza di una manovra correttiva non dichiarata, perch il Governo fino a qualche giorno fa si ostinava a chiudere gli occhi di fronte all'andamento dell'economia del nostro Paese che non potr raggiungere, a detta di tutti, l'obiettivo del 2,3 per cento di incremento del PIL, come invece il Governo si ostina a credere nel suo immotivato ottimismo, del resto non pi condiviso dal Governatore Fazio nelle sue considerazioni finali.
Daltronde, il Governo manda ancora segnali contraddittori in ordine a tale questione; il sottosegretario Tanzi e lo stesso ministro Tremonti dicono con chiarezza che non pi raggiungibile lobiettivo fissato nel DPEF, ma il presidente Berlusconi, con l'ottimismo che gli consueto e che dimostra sempre e in ogni circostanza, dice ancora di credere ad una crescita sopra il 2 per cento del PIL.
Dunque, si tratta di una manovra correttiva che tuttavia non sufficiente a far raggiungere al nostro Paese gli obiettivi fissati nel patto di stabilit. C quindi una malcelata presa di coscienza della situazione, ma non la volont di porvi rimedio. Anzi, si immaginano strumenti quali la Patrimonio S.p.a. e la Infrastrutture S.p.a. per dare ancora messaggi ed annunci al Paese con strumenti inadeguati, quando non pericolosi ai fini del contenimento del debito pubblico.
Ci sono poi le misure di contenimento del prezzo dei farmaci, che si rivelano anchesse inadeguate ed inefficaci perch sembrano non incidere sul contenimento dell'uso dei farmaci ma sono volte, con un meccanismo di indubbio dirigismo, ad incidere genericamente sul prezzo di vendita.
Torniamo ora agli articoli 7 e 8 che rappresentano la vera novit del provvedimento in esame. Innanzitutto, perch la costituzione di queste due societ con decreto-legge? Non sarebbe stato meglio un confronto parlamentare pi serio ed aperto in proposito, senza i limiti di tempo imposti dalla conversione di un decreto-legge? Dove sono le caratteristiche di necessit ed urgenza, atteso che non c' alcuna quantificazione sugli effetti per le entrate dello Stato, ma solo un annuncio di migliore ed economica gestione del patrimonio pubblico? C' quindi un chiaro problema di costituzionalit.
Sembra evidente che il Governo vuole in questo modo sottrarsi ad un serio dibattito parlamentare, tanto che non ha fornito alcuna convincente risposta a tutti gli interrogativi sollevati non solo alla Camera, ma anche al Senato nel corso della discussione presso le Commissioni congiunte bilancio e finanze.
Gli interrogativi sono molti perch molte sono le ambiguit, come ambiguo il contesto logico-politico in cui si calano le suddette societ. Sembra comunque evidente che siamo di fronte a quella che stata definita "finanza creativa" (qualcuno usa anche la parola "tremontismo" per definirla), che tesa a sottrarre al controllo di Bruxelles il finanziamento delle opere infrastrutturali e quindi ad aumentare in modo occulto (la Corte dei conti dice "sotto la linea") il debito pubblico.
Questa operazione di occultamento non poi cos brillante (qualcuno ha parlato addirittura di "spazzatura sotto il tappeto"), perch alla fine occorrer chiarire se le due societ sono o meno nel settore pubblico, anche se, avendo il Governo respinto emendamenti che andavano in tal senso, sembra di doverne dedurre che a suo avviso siano al di fuori di esso, almeno per la Infrastrutture S.p.a. Anche in questo caso gli interrogativi rimangono. Basti pensare che se il trasferimento dei beni alla Patrimonio S.p.a., previsto dal comma 10 dell'articolo 7, avviene da parte dello Stato a titolo gratuito (non scritto esplicitamente, ma sembra di doverlo dedurre dall'intero contesto) ci significa, come ha giustamente osservato il Servizio del bilancio, che viene sottratto allo Stato un attivo che posto a garanzia del passivo (e sappiamo bene che il passivo corrisponde al debito pubblico).
Pertanto, se la Patrimonio S.p.a. non fa parte - lo dico in maniera interrogativa - del settore pubblico, questa sottrazione deve essere adeguatamente coperta e tutta l'operazione che viene ipotizzata cade da s perch in ogni caso va ad incidere pesantemente sul bilancio dello Stato e dunque sul debito pubblico, con riflessi conseguenti sul patto di stabilit.
Il Governo ha chiarito in Commissione che questa societ farebbe parte del settore pubblico, ma in tal caso perch non scriverlo esplicitamente? Perch non sono stati accettati gli emendamenti che andavano in tal senso? Ecco che ancora rimane un contorno di ambiguit.
lodevole, indubbiamente, lobiettivo che ci si prefigge: quello di una valorizzazione e quindi di una gestione economica del patrimonio pubblico. A parte che qui, ancora una volta, ci si dimentica che c gi una legge volta alla valorizzazione del patrimonio pubblico, la legge 2 aprile 2001, n. 136, che si prefigge lobbiettivo della valorizzazione del patrimonio pubblico con il concorso dei comuni (qui assolutamente dimenticati). Ma proprio vero che, con la Patrimonio S.p.a., si raggiunger questo obiettivo? Basti pensare che molti degli immobili pubblici per essere valorizzati presuppongono ulteriori interventi e, quindi, investimenti. Dove recuperer la Patrimonio S.p.a. le risorse necessarie per questi interventi?
Evidenzio anche altre questioni. Tra gli immobili ci sono quelli adibiti ad uffici pubblici. Per essere valorizzati devono essere offerti in locazione a canoni di mercato (e pure questo previsto). Tutto questo aumenter la spesa corrente e con quali effetti sul bilancio dello Stato? Inoltre, ci sono immobili - caserme ed altro - che, per essere valorizzati, necessitano del nulla osta della Difesa o di altri Dicasteri, con le difficolt che questo comporta.
Ci sono poi altri beni, i pi in stato di abbandono o occupati di fatto. Questi, per essere valorizzati ed essere resi appetibili, necessitano di progetti di ampio respiro e di numerosi interventi. Anche in questo caso vale la domanda: dove si recupereranno le risorse necessarie?
prevista la cartolarizzazione, ma, anche in questo caso, la societ veicolo cui saranno trasferiti gli immobili pu indebitarsi con garanzie dello Stato (lo prevedono larticolo 2, comma 3, e larticolo 3, comma 1, del decreto-legge n. 351 del 2001, a cui si fa esplicito rinvio). Si tratta, anche in questo caso, di un rischio ulteriore assunto dallo Stato, che in ogni caso andr evidenziato e coperto.
Vi poi una questione di fondamentale importanza. Tra i beni trasferibili ci sono anche tutte le partecipazioni (lo hanno gi ricordato altri colleghi). Si va quindi verso la creazione di una societ di gestione delle partecipazioni dello Stato? Torniamo allIRI? Quale logica c in questa scelta, quali gli obiettivi? Vogliamo un confronto pi trasparente; si deve discutere in modo appunto serio di queste operazioni, che non possono essere fatte con un decreto-legge.
Inoltre, occorre un chiarimento nellintreccio che si viene a creare tra la Patrimonio S.p.a. e la Infrastrutture S.p.a.. Si dice che i beni possono essere trasferiti a titolo oneroso (lo ha ricordato prima il collega DAmico), ma le azioni sembra che possano essere trasferite a titolo gratuito (articolo 7, comma 3). Ne deriva allora che la Patrimonio S.p.a. finisce per essere a garanzia delle operazioni effettuate dalla Infrastrutture S.p.a. in modo non palese? Occorre un chiarimento, sotto questo profilo. Sono questioni profonde, che debbono essere chiarite. A questo riguardo, non sono sufficienti le risposte che ci sono state date dal Governo nelle Commissioni.
E veniamo alla Infrastrutture S.p.a.. Essa ha due obiettivi: la costruzione delle infrastrutture e lo sviluppo economico. Come vengono finanziati? Si dice attraverso lemissione di titoli. A copertura dei rischi si prevede, a discrezione del Ministro delleconomia, la garanzia dello Stato. Anche in questo caso, la discrezionalit prevista non esonera dalla necessit di prevedere una copertura per il rischio che ne discende. Anche in questo caso si ricade quindi nellarticolo 81 della Costituzione.
E quali sono le infrastrutture che verranno effettuate? Chi le determina? Lo dice in qualche modo, nel suo parere, la Commissione lavori pubblici del Senato, a cui non stata data unadeguata risposta.
Inoltre, il secondo oggetto dellattivit della Infrastrutture S.p.a. finanziare lo sviluppo economico, cos definito in modo generico e non identificabile. Si vuole tornare alla Cassa per il Mezzogiorno? Si prevedono partecipazioni non di maggioranza, ma si dimentica forse che era proprio questo il compito della GEPI? Vogliamo tornare a quella stagione? Quali poi le attivit finanziate e quali le operazioni finanziarie necessarie che saranno messe in atto? E in quali territori? Ci si dimentica della necessaria riserva per il Mezzogiorno?
In sostanza, la Infrastrutture S.p.a. una banca di credito interamente pubblica. Quale coerenza, allora, con le privatizzazioni bancarie fino ad ora perseguite? Quale apertura al mercato? Ci si accanisce contro le partecipazioni bancarie delle fondazioni (che hanno anche l'onore di una citazione in questo provvedimento, come ha ricordato il collega D'Amico) e poi si ricrea una banca di Stato. Ripeto, ci si accanisce contro le fondazioni e si crea nuovamente una banca di Stato. Con quali criteri agir questa banca? Andr sul mercato a reperire capitali con la garanzia dello Stato per poi metterli a disposizione con costi inferiori? Non distorsione del mercato, tutto questo? Davvero, come qualcuno ha detto, il "tremontismo" un misto di economia e finanza virtuale e di neostatalismo, non sappiamo con quale coerenza per un Governo che si dice improntato ai princpi liberali.
Tutto, poi, in mano al Ministro dell'economia, che adotta "le linee direttrici per la operativit della societ", senza alcun controllo del Parlamento. Non un eccesso di dirigismo tutto questo?
Tanti allora sono gli interrogativi, compresi quelli relativi ai beni culturali, al loro destino e alla loro utilizzazione. Si ha notizia che questa mattina anche lo stesso sottosegretario Sgarbi abbia manifestato molte perplessit in ordine a questo provvedimento. Vi sono poi gli interrogativi che nascono dalla audizione della Corte dei conti, che riguardano questioni fondamentali. Ne ricordo di seguito alcune. Qual l'effetto quantitativo di riduzione dell'indebitamento che si vuole ricavare dalla Patrimonio S.p.a. e dalla Infrastrutture S.p.a. a partire dal 2002? Quale sar la valutazione che verr fatta di tutto questo in sede Eurostat?
Il problema della inclusione della Patrimonio S.p.a. all'interno del conto delle pubbliche amministrazioni torna pesantemente nei rilievi della Corte dei conti. Del resto, avverte la Corte, se la nuova societ non fosse ricompresa fra le amministrazioni pubbliche, le stesse operazioni di cartolarizzazione non darebbero luogo ad alcun miglioramento dei conti pubblici, neppure in modo indiretto, attraverso il trasferimento allo Stato dei proventi delle cartolarizzazioni (infatti, secondo le regole SEC 95, "sarebbe trattata come un prelevamento di capitale", cito dallaudizione della Corte dei conti).
Inoltre, c' la questione di fondo sull'abuso delle cartolarizzazioni, che non sono altro che un anticipo sugli introiti futuri. Giustamente la Corte suggerisce "di non abusare di tecniche contabili che consentano di registrare entrate immediate, a scapito di futuri equilibri di finanza pubblica o che trasferiscono" sottolinea "oneri rilevanti a danno della conoscibilit, da parte in primo luogo del Parlamento, delle risultanze effettive della gestione, con riguardo ai diversi aggregati che esprimono i consuntivi della gestione pubblica".
Insomma, signor Presidente e onorevoli colleghi, sono tanti gli interrogativi e le ambiguit rimasti ancora senza risposta e che gettano su tutto il provvedimento una forte ombra di oscurit e fanno permanere tutte le nostre perplessit e contrariet. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).
PRESIDENTE. Considerata l'ora, rinvio il seguito della discussione del prov



news

16-11-2018
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 16 NOVEMBRE 2018

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

08-08-2018
Comitato per la Bellezza. Altro palazzone di 6 piani in piena riserva naturale del Litorale romano

24-07-2018
Da Emergenza Cultura: San Candido (BZ), uno sfregio che si poteva e doveva evitare

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

04-06-2018
Dalla rete: sul nuovo governo e sul nuovo ministro dei Beni culturali

19-05-2018
Sul contratto M5S - Lega vi segnaliamo...

17-05-2018
Cultura e Turismo: due punti della bozza Di Maio - Salvini

15-05-2018
Sulla Santa Bibiana di Bernini: intervento di Enzo Borsellino

13-05-2018
Premio Francovich 2018 per il miglior museo/parco archeologico relativo al periodo medievale

04-05-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni" abbiamo pubblicato un contributo di Franco Pedrotti sul depuratore della piana di Pescasseroli: una sconfitta del protezionismo italiano

01-05-2018
Archistorie: rassegna di films sull'architettura dell'Associazione Silvia Dell'Orso

30-04-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni", abbiamo pubblicato un contributo di Vittorio Emiliani: Appena 11 giardinieri per Villa Borghese. Ma l'erba "privata" non è meglio

26-04-2018
Roma. Il nuovo prato di piazza di Spagna non regge, il concorso ippico migra al Galoppatoio

21-04-2018
Anna Somers Cocks lascia The Art Newspaper. Intervista su "Il Giornale dell'Arte"

04-04-2018
VIII edizione del Premio Silvia Dell'Orso: il bando (scadenza 30/9/2018)

29-03-2018
Comitato per la Bellezza: A Palazzo Nardini chiedono già affitti altissimi ai negozi

25-03-2018
Lettera aperta di Archeologi Pubblico Impiego - MiBACT ai Soprintendenti ABAP

25-03-2018
A Foggia dal 5 aprile rassegna Dialoghi di Archeologia

23-03-2018
Comitato per la Bellezza e Osservatorio Roma: Tre richieste fondamentali per salvare Villa Borghese e Piazza di Siena

17-03-2018
Comunicato ANAI sul tema delle riproduzioni fotografiche libere

Archivio news