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Progetto di legge per l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui beni culturali (Mazzuca)
2003-04-08

XIV LEGISLATURA



CAMERA DEI DEPUTATI

N. 3868

PROPOSTA DI LEGGE



d'iniziativa del deputato MAZZUCA




Istituzione di una Commissione parlamentare
di inchiesta sui beni culturali




Presentata l'8 aprile 2003



Onorevoli Colleghi! - Il campo dei beni
culturali presenta tuttora zone d'ombra di ingente
gravità, che inducono molti e qualificatissimi
osservatori a pensare che sia in fondo lo Stato il
maggior nemico del nostro patrimonio nazionale. E'
proprio nell'intento di portar luce su queste zone
oscure e di porre rimedio a situazioni sovente
incresciose che la presente proposta di legge
istituisce una Commissione parlamentare d'inchiesta su
tale materia.

A lavori terminati, è auspicio del
presentatore che sia stato possibile contribuire ad un
miglioramento delle cose.

Sostituendo collaborazione a repressione, ci
si augura sia anche possibile un dialogo franco,
sincero ed aperto tra Stato, privati, collezionisti e
antiquari al fine non solo di restaurare la fiducia
tra cittadino ed istituzioni, ma anche di tutelare e
valorizzare questo nostro patrimonio a beneficio dello
Stato, del Paese e, in ultima analisi, anche del mondo
intero.

Saremmo ben lieti se alla fine di tutto ciò si
possano vedere nascere un più sano e diffuso
collezionismo e un mercato antiquario più serio e
rispettabile, sì da riportare l'Italia al rango dei
Paesi più evoluti ove vige e viene tutt'oggi
incoraggiata una grande tradizione antiquaria.

Tutto ciò, oltre ad essere economicamente
vantaggioso, condurrebbe ad un ben maggiore
coinvolgimento e responsabilizzazione del cittadino
nella tutela, raccolta, gestione ed esposizione di
questi nostri tesori che lo Stato da solo, così come
stanno oggi le cose, non è assolutamente in grado né
di tutelare né di valorizzare. Sembra ormai lampante
che a voler tutto tutelare si finisce con non tutelare
nulla, contemporaneamente incoraggiando e incentivando
gravi patologie.

E' tempo che Stato ed amministrazioni si
rendano conto che in ultima istanza non avrebbero
miglior alleato e collaboratore del cittadino al quale
venga accordata fiducia e responsabilità, e dunque
rispetto, e che lo vedrebbe perciò alleato in prima
fila in questa nobile e meritoria campagna atta a
lasciare ai nostri figli e nipoti un mondo
possibilmente migliore di quello nel quale stiamo noi
oggi vivendo e operando.

In tale ottica la presente proposta di legge
prevede, all'articolo 1, l'istituzione di una
Commissione parlamentare di inchiesta sui beni
culturali con il compito di verificare l'attuazione
delle normative, individuare i meccanismi e le
disfunzioni che alimentano il mercato clandestino,
proporre incentivi all'emersione del patrimonio
culturale in mano ai privati, ispezionare i depositi
dei principali musei italiani, verificare i
comportamenti della pubblica amministrazione,
esaminare l'efficacia dell'apparato giudiziario di
tutela, suggerire modalità produttive di gestione
mediante un'analisi costi-benefìci, proporre nuove
soluzioni legislative, studiare la fattibilità di un
censimento generale dei beni culturali e riferire al
Parlamento sugli esiti dei propri lavori entro due
anni dalla sua costituzione.

L'articolo 2 determina in venti senatori e
venti deputati il numero dei membri della Commissione,
da nominare in base alla consistenza dei gruppi
parlamentari.

L'articolo 3 stabilisce l'applicazione degli
articoli 366 e 372 del codice penale alle
testimonianze rese davanti alla Commissione.

L'articolo 4 dispone norme per l'acquisizione
di atti e documenti da parte della Commissione, nonché
sul loro regime di segretezza.

L'articolo 5 dispone l'obbligo del segreto
d'ufficio e le pene per i trasgressori.

L'articolo 6 determina l'organizzazione
interna della Commissione, le cui spese di
funzionamento sono ripartite a valere sui bilanci
interni delle due Camere.




PROPOSTA DI LEGGE




Art. 1.



(Istituzione e funzioni della Commissione).


1. E' istituita una Commissione parlamentare
di inchiesta sui beni culturali con il compito di:


a) verificare l'attuazione delle
normative nazionali ed europee, nonché gli accordi
internazionali vigenti e le eventuali inadempienze o
abusi da parte dei soggetti pubblici e privati
destinatari delle stesse;


b) individuare i meccanismi e le
disfunzioni che alimentano il mercato clandestino e
incoraggiano l'uscita illecita di opere d'arte dal
territorio nazionale attraverso un'analisi del mercato
dell'arte e del quadro normativo vigente in materia di
tutela dei beni culturali;


c) formulare proposte di carattere
legislativo ritenute necessarie per stabilire un
rapporto di fiducia tra Stato e cittadino, al fine di
incoraggiare il rientro di opere d'arte portate
all'estero e l'emersione dell'ingente patrimonio
culturale in possesso dei privati;


d) procedere ad ispezioni presso i
principali musei italiani allo scopo di accertare la
situazione in cui versano i rispettivi depositi,
verificando le condizioni degli inventari e lo stato
di conservazione e di custodia dei beni culturali,
nonché eventuali danneggiamenti;


e) verificare l'attività della
pubblica amministrazione centrale e periferica, al
fine di accertare la congruità degli interventi
realizzati e la loro conformità alla normativa
vigente;


f) esaminare il funzionamento e
l'efficacia dell'apparato giudiziario di tutela;


g) esaminare la congruità economica
del sistema di tutela dei beni culturali in Italia,
mediante l'analisi costi-benefìci, al fine di
individuare inutili sprechi e superflue procedure
burocratiche, allo scopo di incrementare l'efficienza,
l'efficacia e l'economicità del sistema di
conservazione e gestione dei beni culturali;


h) proporre soluzioni legislative e
amministrative per rendere più coordinata e incisiva
l'iniziativa dello Stato, delle regioni e degli enti
locali e per rimuovere le disfunzioni accertate;


i) studiare e verificare la
fattibilità di un censimento generale dei beni
culturali italiani, indicandone i criteri e le
modalità di esecuzione, al fine di garantire la
conoscenza del patrimonio da tutelare;


l) riferire al Parlamento al termine
dei suoi lavori e ogniqualvolta ne ravvisi la
necessità.


2. La Commissione conclude i propri lavori
entro due anni dalla data della sua costituzione e
presenta al Parlamento la relazione finale entro i
successivi due mesi.

3. La Commissione procede alle indagini e agli
esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni
dell'autorità giudiziaria.





Art. 2.



(Composizione della Commissione).


1. La Commissione è composta da venti senatori
e venti deputati, scelti rispettivamente dal
Presidente del Senato della Repubblica e dal
Presidente della Camera dei deputati, in proporzione
al numero dei componenti i gruppi parlamentari,
comunque assicurando la presenza di un rappresentante
per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del
Parlamento.

2. La Commissione, nella prima seduta, elegge
il presidente, due vicepresidenti e due segretari.




Art. 3.



(Testimonianze).


1. Per le testimonianze davanti alla
Commissione si applicano le disposizioni degli
articoli 366 e 372 del codice penale.





Art. 4.



(Acquisizione di atti e documenti)


1. La Commissione può acquisire copie di atti
e documenti relativi a procedimenti e inchieste in
corso presso l'autorità giudiziaria o altri organismi
inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi
a indagini e inchieste parlamentari, anche se coperti
dal segreto. In tale caso la Commissione garantisce il
mantenimento del regime di segretezza.

2. La Commissione stabilisce quali atti e
documenti non devono essere divulgati, anche in
relazione a esigenze attinenti ad altre istruttorie o
inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti
dal segreto gli atti e i documenti attinenti a
procedimenti giudiziari nella fase delle indagini
preliminari.

3. Il segreto funzionale riguardante atti e
documenti acquisiti dalla Commissione in riferimento
ai reati di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice
penale non può essere opposto ad altre Commissioni
parlamentari di inchiesta.





Art. 5.



(Obbligo del segreto).


1. I componenti la Commissione, il personale
addetto alla stessa ed ogni altra persona che
collabora con la Commissione o compie o concorre a
compiere atti di inchiesta, oppure ne viene a
conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio, sono
tenuti al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e
i documenti di cui all'articolo 4, comma 2.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave
reato, la violazione del segreto di cui al comma 1,
nonché la diffusione, in tutto o in parte, anche per
riassunto o informazione, di atti o documenti del
procedimento di inchiesta dei quali sia stata vietata
la divulgazione, sono punite ai sensi dell'articolo
326 del codice penale.





Art. 6.



(Organizzazione interna).


1. L'attività e il funzionamento della
Commissione sono disciplinati da un regolamento
interno approvato dalla Commissione stessa prima
dell'inizio dei lavori. Ciascun componente può
proporre la modifica del regolamento.

2. La Commissione può organizzare i propri
lavori anche attraverso uno o più comitati, costituiti
ai sensi di quanto previsto dal regolamento di cui al
comma 1.

3. Tutte le volte che lo ritenga opportuno, la
Commissione può riunirsi in seduta segreta.

4. La Commissione può avvalersi dell'opera di
agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e di tutte
le collaborazioni che ritenga necessarie.

5. Per l'espletamento delle sue funzioni la
Commissione fruisce di personale, locali e strumenti
operativi messi a disposizione dai Presidenti delle
Camere, d'intesa tra loro.

6. Le spese per il funzionamento della
Commissione sono poste per metà a carico del bilancio
interno del Senato della Repubblica e per metà a
carico del bilancio interno della Camera dei deputati.



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