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Camera dei deputati. Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 146 del 16/5/2002

2002-05-16

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, recante disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture (2657) (ore 9,34).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, recante disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture.
Ricordo che nella seduta di ieri è iniziato l'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 7 del decreto-legge e che dovremmo passare alla votazione dell'emendamento Vigni 7.114.
Avverto che il gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ha chiesto la votazione nominale mediante procedimento elettronico.


Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,35).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Sospendo la seduta per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso




La seduta, sospesa alle 9,35, è ripresa alle 10.
Si riprende la discussione.
(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 2657)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 7 del decreto-legge.
Avverto che l'emendamento Vigni 7.114 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 7.103.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Abbondanzieri. Ne ha facoltà.
MARISA ABBONDANZIERI. Signor Presidente, relativamente all'articolo 7, oltre alla questione del valore economico dell'articolo, vi è un elemento che, forse, non è stato ancora sufficientemente valutato. Dunque, vorrei cogliere l'occasione della presenza del sottosegretario affinché vi possa essere una risposta in ordine alla questione del patrimonio.
È noto - ieri Il Sole 24 Ore ha pubblicato alcuni dati frutto di un convegno tenutosi al Ministero - che, per quanto riguarda la proprietà, le amministrazioni centrali posseggono il 70 per cento degli edifici, i comuni l'80 per cento dei terreni e il 30 per cento degli edifici. Perché affermo ciò? Perché nell'articolo in questione non vi è traccia di come verrà considerato e gestito il patrimonio. Intanto, che fine farà l'agenzia per il demanio? Come verranno regolati i rapporti con gli enti locali, nel momento in cui oltre a procedere alla valorizzazione dei beni si procederà all'alienazione degli stessi? Che fine farà il decreto legislativo n. 112 che ha trasferito agli enti locali, a vari soggetti, la proprietà di aree? Nell'articolo tutto questo non viene detto.
Dunque, ritengo che le autonomie locali, si debbano allarmare in quanto, ad esempio, tutta la normativa che si è succeduta nel corso degli ultimi anni - in particolare, attraverso l'approvazione delle leggi finanziarie - ha provveduto ad una regolazione della questione attinente alle alienazioni. Che fine farà quella stratificazione di normativa alla luce dell'articolo 7? Quindi, da questo punto di vista, tale articolo non ci convince.
Visto che il sottosegretario, in sede di discussione sulle linee generali e nelle pochissime occasioni in cui ha preso la parola durante l'esame di questo decreto-legge, ha affermato che vi era la disponibilità ad attenuare, ad integrare, l'articolo 7 e l'articolo 8 pur di andare avanti, in quanto ciò era interesse del Governo, vorrei capire se su questo terreno vi è un'apertura.
Mi auguro, dunque, che l'emendamento Vigni 7.103 venga approvato, in quanto lo stesso sottolinea che devono essere presi in considerazione i requisiti e le finalità proprie dei beni pubblici, nell'osservanza delle disposizioni generali in materia di demanio e di patrimonio dello Stato.
Credo anche che l'emendamento tenda ad attenuare la gravissima problematica messa in campo dall'articolo 7, dando modo di pensare che il ministro dell'economia abbia interesse a gestire l'operazione - diciamo - insieme agli altri soggetti; teniamo conto che presso il Ministero si è già compiuta l'individuazione degli edifici da dismettere o meno, l'individuazione del corrispondente valore e degli edifici che debbono essere ancora valutati. Evidentemente, l'operazione che


si vuole mettere in campo con l'articolo 7 non è tenue; si tratta di un'operazione ardita che dovrebbe essere concertata in modo da attenuare le preoccupazioni che il ministro possa intervenire a prescindere dalle proprietà e dal valore dei beni messi sul mercato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se ci trovassimo di fronte ad una discussione approfondita e seria - come non è -, francamente l'emendamento Vigni 7.103 potrebbe apparire inutile perché non fa altro che specificare che l'alienazione del patrimonio dello Stato deve avvenire «nel rispetto dei requisiti e delle finalità proprie dei beni pubblici e nell'osservanza delle disposizioni generali in materia di demanio e di patrimonio dello Stato».
La legge, nel suo complesso, usa l'espressione patrimonio nel suo significato non tecnico: signor Presidente, come lei sa bene, nel concetto di patrimonio, lato sensu, si intendono tutti i beni pubblici; poi, noi distinguiamo patrimonio disponibile, patrimonio indisponibile e demanio. Viceversa, il testo usa il termine patrimonio qualche volta nel suo significato tecnico e qualche volta nel suo significato generale; allora, questo emendamento, che tenta una manovra correttiva, in senso molto limitato, di un articolo che io ritengo completamente sbagliato, ha la finalità di rafforzare le prescrizioni dell'articolo 823 e seguenti del codice civile.
Secondo la prevalente dottrina moderna - cito Giannini e Cassese per citare coloro che si sono occupati espressamente del problema -, con il concetto di bene pubblico si intende non un bene appartenente allo Stato persona, ma un bene appartenente alla collettività. Ora noi ci troviamo nella situazione per cui lo Stato può vendere qualcosa che non è suo. Pensiamo ai beni demaniali: noi abbiamo beni demaniali non artificiali ma naturali - il lido del mare, le acque e via dicendo; con questo provvedimento diciamo all'onorevole Tremonti che può vendere anche il lido del mare e le acque pubbliche. Le fortezze sono beni del demanio artificiale ma, fintanto che servono, non si vendono. Lei sa meglio di me che il patrimonio indisponibile è inalienabile per antica tradizione fintantoché è collegato alla funzione: il bene demaniale è inalienabile per sua natura, il bene patrimoniale indisponibile lo è fin tanto che è adoperato per il fine pubblico per il quale è stato acquisito dallo Stato.
Quindi, deve essere riaffermata una distinzione netta tra i beni del patrimonio disponibile, i beni del demanio e i beni del patrimonio indisponibile, perché nella confusione di questo articolo 7 noi potremmo trovarci domani nella situazione di vedere alienati beni che - lo ripeto ancora una volta - appartengono solo nominalmente allo Stato ma in realtà sono beni pubblici propri della collettività.
Per queste ragioni, a mio avviso l'emendamento Vigni 7.103 è estremamente importante per impedire che si faccia strame dei principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.
Signor Presidente, per finire, ho stima del ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Tremonti, e ho anche avuto una qualche responsabilità in anni non recenti per la sua salita in cattedra, ma francamente mettere in mano al signor Giulio Tremonti tutto il patrimonio dello Stato, ebbene, mi sembra un po' troppo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Acquarone, mi consenta di dirle che questo suo intervento avrebbe fatto la gioia del professor Giannini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per dire che il rappresentante del Governo, nel momento in cui si dice che questa società


opera secondo gli indirizzi strategici stabiliti dal ministero, ci dovrebbe chiarire cosa significa. Si dovrà approvare un regolamento? Dove verranno messi i paletti affinché, per esempio, il Foro Italico di Roma non venga venduto, affinché domani un Mc Donald's non si prenda la gestione del Colosseo? Ora, può apparire paradossale quanto sto dicendo, ma se si approva una legge che, senza prevedere un regolamento e adeguati paletti, dispone un trasferimento di beni cosiddetti dello Stato (sono d'accordo con l'onorevole Acquarone), che sono sì beni dello Stato ma sono anzitutto beni della collettività per il loro pregio e per il loro valore, allora, il Governo, prima che si voti (se si vuole lo si accantoni questo punto), ci deve dire come intende tutelare il bene pubblico a prescindere dall'interesse economico alla vendita dei beni.
Da una parte vi sono beni demaniali abbandonati e infruttiferi, che sarebbe bene vendere per non avere questi pesi, dall'altra vi sono dei beni a cui la collettività non può rinunciare. Non può rinunciare al Foro Italico. Non parlo mica di farfalle, onorevole sottosegretario, visto che il CONI ha tentato di vendere il Foro Italico di Roma! Questa è la verità (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)! Quindi, non è che qui giochiamo: ci sono ipotesi concrete sull'uso improprio del Colosseo, vale a dire 2000 anni di storia che diventano un affare e basta.
Allora, onorevole Presidente, qui leggo un emendamento che non ritengo scandaloso e invito la Casa delle libertà a riflettere, proprio per gli obiettivi che si dà, per porre fine a un uso clientelare e improprio dei beni pubblici. In questo emendamento alle parole «alienazione del patrimonio dello Stato» si aggiunge «e nel rispetto dei requisiti e delle finalità proprie dei beni pubblici e nell'osservanza delle disposizioni generali in materia di demanio e di patrimonio dello Stato». Questo è il male minore, perché non sarei neppure d'accordo con gli effetti di questo emendamento, in quanto vi sono dei beni inalienabili, come diceva il collega di prima.
Pertanto, noi dobbiamo definire quali sono i beni disponibili e quali sono quelli indisponibili. Noi non possiamo rimettere al profitto i bacini delle acque, non possiamo rimettere al profitto - onorevole collega sottosegretario - la possibile vendita delle spiagge del nostro paese, perché è vergognoso solo pensarlo (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale e dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
LUIGI OLIVIERI. Bravo!
TEODORO BUONTEMPO. La spiaggia è un bene comune che appartiene al cittadino che lo deve godere a prescindere dal suo reddito e dal suo conto in banca e lo Stato lo deve tutelare (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e del deputato Rosso)!
LUIGI OLIVIERI. Bravo!
TEODORO BUONTEMPO. Quindi, questo emendamento è addirittura riduttivo, perché parte dal presupposto che, tutelata la destinazione, il bene si possa comunque vendere. In questo senso, io ritengo che vi siano alcuni beni che non sono vendibili, perché vi sono beni di grande valore, di grande pregio, simboli di alcuni comuni che non sono alienabili, perché rappresentano il simbolo dell'appartenenza a quella terra e a quel comune che non possono essere venduti a nessuno.
Allora chiedo una riflessione perché ciò non è possibile, non è ipotizzabile. In questo caso, la società non può decidere attraverso criteri di profitto, deve essere il Governo a decidere. Se l'articolo in questione viene approvato così com'è sarà la società a decidere e su questo, mi consenta, vi invito ad una riflessione; ho profonda stima del ministro Tremonti, mi sono accorto però che molti testi di legge



vengono redatti senza che vi sia un'attenta cognizione di causa neppure da parte dei ministri che li presentano (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
LUIGI OLIVIERI. Bravo!
TEODORO BUONTEMPO. Il ministro Tremonti, se viene in aula, deve dirci come intende tutelare ciò che noi affermiamo, come intende difendere i beni inalienabili, come questi ultimi si identificano, chi li identifica e come si intenda tutelare il bene comune.
Ovviamente voterò a favore di questo emendamento ed invito il Governo ad accantonarlo affinché il ministro, o chi per lui, possa dirci come queste preoccupazioni possono essere tutelate dalla corretta azione di Governo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.
ROBERTO PINZA. Signor Presidente, quanto tempo ho a disposizione per il mio intervento?
PRESIDENTE. Un minuto, onorevole Pinza.
ROBERTO PINZA. Signor Presidente, il mio intervento sarà fulmineo per cercare di sintetizzare il mio ragionamento che, con un po' più di tempo a disposizione, sarebbe stato un po' più complesso.
Secondo me l'onorevole Buontempo e l'onorevole Acquarone hanno colto esattamente il centro della questione. Il problema relativo alla società Patrimonio dello Stato Spa sta proprio nel suo oggetto, poiché in essa vengono ricompresi tutti i beni possibili ed immaginabili dello Stato. Nel comma 10 - la vera sostanza di questo articolo - si afferma che tutti i beni che vengono allegati al conto patrimoniale dello Stato possono essere trasferiti. Si tratta di beni demaniali, di beni del patrimonio indisponibile, di diritti dell'ingegno, di crediti, di partecipazioni, di armi, di beni immobili di carattere artistico ed archeologico, insomma, tutto quello che c'è. L'errore di base di questa impostazione non è quello di aver costituito una società che serva a valorizzare determinati beni immobili che hanno un mercato (a questa ipotesi, che è già stata fatta tante volte in passato, si sarebbe potuto tranquillamente aderire), ma di aver creato una struttura unica di diritto privato dentro la quale, attraverso le regole del diritto privato, vengono inseriti beni privati assieme ad altri beni con diverse caratteristiche.
Gli onorevoli Buontempo ed Acquarone hanno ragione: se si prende la norma così com'è si attua un trasferimento massiccio di alcune grandi potestà della collettività all'interno di una società di diritto privato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Liotta. Ne ha facoltà.
SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è opportuno ricordare che il Governo con l'articolo 7 intende perseguire la gestione economica del patrimonio dello Stato. È dagli anni sessanta che ciò è stato inutilmente tentato e ciò per un duplice ordine di motivi. In primo luogo, per le resistenze di coloro che temono danni per l'ambiente, per il paesaggio e per i beni culturali. In secondo luogo, perché nel trasferimento di questi beni si possono verificare degli illeciti.
Ancora oggi, sulle colonne de Il Sole 24-Ore il professor Sabino Cassese tratta l'argomento, sottolineando l'importanza dell'articolo ed invitando a procedere. Il professore nutre solamente alcune perplessità, affermando che nel provvedimento non sono precisate le linee guida sulla priorità delle scelte e delle procedure.
Per riportare tutto ciò all'attenzione dell'Assemblea, noi dell'Unione di centro abbiamo presentato un gruppo di emendamenti che restituiscono alla collegialità


del Consiglio dei ministri e alla responsabilità del Presidente del Consiglio l'emanazione delle direttive strategiche che la società dovrebbe ricevere dal ministero.
Rivolgendomi all'onorevole Buontempo dico che, se avesse avuto la possibilità di esaminare le proposte emendative della Commissione si sarebbe accorto che, per colmare questo vuoto, una di esse (si tratta dell'emendamento 7.210 della Commissione) prevede di aggiungere al comma 4 dell'articolo 7 del provvedimento in esame che recita: «la società opera secondo gli indirizzi strategici stabiliti dal Ministero», l'espressione: «previa definizione, da parte del CIPE, delle direttive di massima».
Ciò perché nessuno si sogna oggi, né tanto meno lo pensa il Governo, che l'articolo 7, da strumento strutturale per lo sviluppo economico attraverso l'introduzione, per la prima volta, del progetto di gestione economica del patrimonio pubblico, possa trasformarsi in uno strumento indefinito di alienazione tout court del patrimonio dello Stato.
Anche per tali motivi, tutti gli emendamenti che ho sottoscritto relativi agli articoli 7 ed 8, che prevedevano di riportare la competenza del Presidente del Consiglio e del Consiglio dei ministri, sono stati ritirati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Carli a cui ricordo che ha disposizione un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Signor Presidente, vorrei riprendere la discussione in ordine a quanto è stato denunciato ieri da diversi colleghi in quest'aula.
Secondo le previsioni dell'articolo 7, la società Patrimonio dello Stato Spa tra gli altri compiti ha quello dell'alienazione. Tanto per dare un'immagine molto efficace, è come se la Primavera di Sandro Botticelli, attualmente esposta nella galleria degli Uffizi (spero che ci rimanga sempre), venisse posta in vendita. Non so se ci si rende conto della gravità della situazione in cui ci troveremo.
Di fronte ad una tale gravità inaudita, che fa vergogna al nostro paese (tutto il mondo ci sta guardando), il ministro Urbani dovrebbe presentarsi in aula per esprimere il suo pensiero; spero, inoltre, che da parte nostra e da parte di tutto il Parlamento vi sia una ribellione affinché questo articolo non venga approvato e si pongano alcuni paletti e garanzie a tutela del nostro patrimonio artistico (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vigni a cui ricordo che ha a disposizione un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, cari colleghi, la preoccupazione per il rischio di svendita del nostro patrimonio ambientale e culturale che abbiamo denunciato nel corso della giornata di ieri e che poco fa è stato ripreso anche dal collega Buontempo, è una preoccupazione non solo nostra, come sapete, essendo ampiamente diffusa nell'opinione pubblica, nelle associazioni ambientaliste ed in coloro che si occupano dei nostri beni culturali.
Se fosse vero quanto affermato poco fa dal collega Liotta, vale a dire che non dovremmo avere nulla da temere da questo punto di vista perché non vi sarebbe l'intenzione di vendere, alienare i nostri gioielli di famiglia, vi chiedo il motivo per cui non approvare l'emendamento 7.103 che, pur lasciando intatta la previsione di alienazione, prevede che ciò avvenga nel rispetto dei requisiti e delle finalità proprie dei beni pubblici.
Si tratterebbe cioè di una garanzia a tutela del patrimonio straordinario che il nostro paese presenta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale, anche


se vi sarà modo, nel corso del dibattito relativo a questo provvedimento, di approfondire i temi.
Ora vorrei sottolineare un aspetto rispetto alle questioni sollevate dall'onorevole Acquarone e riprese dall'onorevole Buontempo. Se non vi è malizia, il provvedimento in questione è scritto in modo sbagliato e pericolosissimo. Segnalo soltanto una questione: il parere del Ministero per i beni e le attività culturali - e solo del Ministero per i beni e le attività culturali e non del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio - è richiesto soltanto per il trasferimento di beni di particolare valore artistico e storico. Ciò esclude qualsiasi bene che abbia attinenza con il paesaggio: significa che non c'è alcun punto in questo disegno di legge che permette di escludere la vendita delle nostre spiagge. Questo Parlamento si è già diviso sulla materia: abbiamo rivisto un provvedimento che, nell'ambito della legge finanziaria, apriva spazi alla cessione e alla svendita delle aree demaniali. Con questo provvedimento viene estesa la possibilità di vendere tutte le spiagge d'Italia.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.
NICHI VENDOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dissento dai miei colleghi del centrosinistra soltanto su una questione: non credo che quella contenuta nei testi che stiamo per approvare sia una performance di dilettantismo. Penso che invece siano testi che raccontano esattamente di una intenzione devastante.
Vorrei ribadire al collega Liotta che c'è qualcuno che pone dubbi di fondo sugli articoli 7 ed 8, ed è, come abbiamo ricordato ieri, la Corte dei conti. Dal momento che i colleghi esperti del centrodestra fanno spallucce quando qualche collega parla di possibili pezzi di patrimonio artistico che possono finire sulle bancarelle, leggo, anche con riferimento a questo, un passo della relazione della Corte dei conti, nella quale si dice anche che, sia per i beni demaniali sia per i beni del patrimonio indisponibile, è da valutare con rigore se il rinvio alla vigente disciplina civilistica sia sufficiente ad assicurare una congrua valutazione dei valori di tutela dell'interesse pubblico. Continua poi, la stessa Corte, segnalando ciò che non bisognerebbe fare e che l'articolo 7 invece prevede.
I colleghi devono sapere quale sia l'utilità di questa straordinaria invenzione della Patrimonio dello Stato Spa: essa serve a produrre una supervalutazione economica del cosiddetto patrimonio dello Stato. Esso viene attualmente valutato in circa un milione di miliardi; con il passaggio nella disponibilità di una società per azioni viene raddoppiato il valore. Parliamo naturalmente di un valore fittizio, convenzionale, nominale, considerato che la maggior parte di questi beni, per loro natura, non ha una redditività né una produttività economica. Credo che su questo aspetto l'onorevole Liotta dovrebbe essere d'accordo con me.
Quando egli dice che è dagli anni '70 o, meglio, dagli anni '60, che è impedita una gestione economica del patrimonio dello Stato, ricordo che si sta parlando - lo ribadisco onorevole Liotta con l'affetto e la stima che nutro nei suoi confronti - di tutta la straordinaria cultura che è nata con Italia nostra, con Antonio Cederna, con i meravigliosi libri di Ranuccio Bianchi Bandinelli, libri sui quali ci siamo formati, abbiamo studiato e che ci hanno fatto innamorare anche del più piccolo centro storico di questo paese. La tutela e la valorizzazione di un bene, che non può entrare nella disponibilità di una Spa, serve a finanziare l'altra Spa, la Infrastrutture Spa. Come avviene tale finanziamento? Ed ecco la truffa contabile: essa avviene attribuendo un reddito del 2,7 per cento a questa contabilità, diciamo così, nominale, e su tale reddito lo Stato paga le tasse.
Naturalmente questa sorta di autotassazione consente di tenere fuori dal bilancio pubblico questi valori riguardanti il patrimonio dello Stato.
Voi riuscirete a fare belle operazioni di bilancio soltanto sulla carta, ma quando si


tratterà di saldare i debiti, non sappiamo fra quanto tempo (forse quando lo Stato non potrà pagare alle banche ciò che spetta loro) a quel punto, «La primavera» di Botticelli, il parco, la spiaggia, in un'Italia in cui con tutte le normative vincolistiche non riusciamo a difendere il nostro patrimonio, figuriamoci in questa epopea, in questa anarchia della mancanza assoluta di regole che cosa accadrà!
Vorrei dire al collega Buontempo che non si tratta soltanto di votare a favore, come consiglierebbe la decenza, dell'emendamento Vigni 7.103 - che contiene un richiamo che dovrebbe essere di un'ovvietà assoluta - ma si tratta di chiedere all'Assemblea di fermarsi un attimo, di non procedere nella votazione di questo articolo 7, di ascoltare i consigli di saggezza che ci giungono da tutto il mondo ambientalista ed anche da tanta parte del mondo che pone il problema della trasparenza dei bilanci dello Stato. Voi oggi ci proponete un buco nel bilancio e un buco nella civiltà di questo paese! Vi prego, cari colleghi, fermatevi, finché siete in tempo (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, colleghi, vi chiedo solo un attimo di attenzione. Come sapete, ci sono molte ragioni, che sono state esposte dai colleghi, per cui siamo contrari a questa impostazione, ma qui si tratta di un altro problema. Si può essere contrari in linea generale, ma qui stiamo parlando di un'altra questione: si tratta di porre dei limiti vincolanti alle vendite.
Ho chiesto al collega Liotta un chiarimento e lo ringrazio per avermelo dato. Egli ci ha spiegato che, sostanzialmente, a suo avviso è sufficiente che vi sia il parere del CIPE, perché lui dice che l'ambito è pubblico e, quindi, si controlla. Ma, in sostanza, nessuno ci garantisce che, qualunque sia la maggioranza - oggi è questa, domani potrebbe essere un'altra -, non si ritenga di avere mani libere per quanto riguarda il patrimonio di cui si è parlato.
Allora, colleghi, e mi rivolgo anche al rappresentante del Governo che ringrazio per la sua attenzione, vi sono due emendamenti, gli emendamenti Vigni 7. 103 e 7.100, che fanno riferimento alla possibilità di porre dei limiti. Nell'emendamento Vigni 7.103 si dice: «e nel rispetto dei requisiti e delle finalità proprie dei beni pubblici e nell'osservanza delle disposizioni generali in materia di demanio e di patrimonio dello Stato». L'emendamento Vigni 7.100, che è più semplice, dice: «e nel rispetto dei requisiti e delle finalità proprie dei beni pubblici». Che cosa si vuole dire? Che c'è una parte del patrimonio che, magari, può essere alienata, ma c'è un'altra parte che fa parte della nostra identità nazionale.
PRESIDENTE. Onorevole Violante, mi risulta che l'emendamento Vigni 7.100 sia stato ritirato.
LUCIANO VIOLANTE. La ringrazio, signor Presidente, per averlo richiamato, ma, poiché la decisione in ordine al ritiro è sospesa, se i colleghi riterranno, potremmo anche riferirci all'emendamento Vigni 7.100 anziché all'emendamento Vigni 7.103, dal momento che si tratta di porre comunque un limite alla vendita. Oggi non c'è alcun limite. Ripeto: si tratta di beni che contraddistinguono l'identità culturale del nostro paese e, con la privatizzazione o la vendita, questi beni potrebbero finire anche in mani straniere. Ciò potrebbe comportare, come negli esempi che faceva prima il collega, anche l'uscita dal territorio nazionale di questi beni!
Vi prego di prestare un momento di attenzione a questo dato: si tratta di salvaguardare quella parte del patrimonio che rappresenta la nostra identità. Credo non vi sia una grave perdita dal punto di vista del segno della legge, se noi accettiamo questo tipo di limite, e credo che risponderemmo anche ad un'esigenza politica


generale, signor Presidente e signor rappresentante del Governo, perché respingere questi emendamenti significherebbe, anche dal punto di vista dell'indirizzo politico, dare l'impressione che si voglia fare proprio quel tipo di operazione che qui stiamo criticando.
Prego quindi il relatore, il presidente della Commissione ed il rappresentante del Governo di prestare, se è possibile, un attimo di attenzione a questo problema, magari anche accantonando questa materia e passando ad un'altra, per cercare una soluzione adeguata che consenta di evitare il rischio che questa o un'altra maggioranza, domani, ritenga di avere le mani libere su quella parte del patrimonio che, ripeto, costituisce l'identità culturale del nostro paese.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, vorrei intervenire soltanto sul punto specifico dell'emendamento Vigni 7.103. Leggo testualmente l'ultimo periodo del comma 10 dell'articolo 7, che recita: «Il trasferimento» - ovviamente, si riferisce al trasferimento dei beni alla Patrimonio dello Stato Spa - «non modifica il regime giuridico, previsto dagli articoli 823 e 829, primo comma, del codice civile, dei beni demaniali trasferiti. Restano comunque fermi i vincoli gravanti sui beni trasferiti e, sino al termine di scadenza prevista nel titolo, i diritti di godimento spettanti a terzi».
Ritengo che, in riferimento alla lettura di quest'ultimo periodo del comma 10, siano sostanzialmente assorbiti, non solo i contenuti degli emendamenti, ma anche la sostanza.
NICHI VENDOLA. È falso! È questo il punto che la Corte dei conti contesta!
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gradirei ribadire un concetto che ha uniformato, nelle intenzioni del Governo, la discussione di questo provvedimento, ossia che gli articoli in esame vengano letti complessivamente e non comma per comma. La lettura, nella sua interezza, dell'articolo 7 porta a ritenere che non vi possa essere alienazione delle spiagge.
Se in questa sede, dunque, vogliamo trovare soluzioni di tranquillità - quelle che il Governo intende offrire e che ha offerto con le modifiche a questo provvedimento, anche sotto il profilo dei controlli - invito tutti, anche l'onorevole Buontempo, a leggere gli articoli nella loro interezza.
TEODORO BUONTEMPO. Lei lo deve spiegare, non deve fare affermazioni (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Lo sto facendo! Non vorrei...
PRESIDENTE. Colleghi, per favore, fate concludere il rappresentante del Governo, poi potrete intervenire.
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Onorevole Buontempo, non vorrei che, sulla difesa di quest'emendamento, finisse come ieri. Ad ogni buon conto, poiché riteniamo assolutamente ultronea questa disposizione, il Governo non ha difficoltà alcuna ad accettare l'emendamento Vigni 7.100 al quale ha fatto riferimento l'onorevole Violante. Con questo spirito, diciamoci le cose; dimostriamo, non avendo alcun retropensiero, non solo che non venderemo le spiagge, ma neanche il Colosseo e la fontana di Trevi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosso. Ne ha facoltà.
ROBERTO ROSSO. Signor Presidente, la rappresentante del Governo ha anticipato ciò che avrei voluto chiedere al Governo. Sono state espresse in quest'aula parole grosse; un nostro collega ha parlato anche di rischio di svendita del patrimonio dello Stato. Il rischio di vendita, magari, ci potrà essere, ma vorrei ricordare che, in questi ultimi decenni, si è avuta una certezza, quella del depauperamento costante, di turno, giornaliero, di ogni valore patrimoniale, anche dei beni più preziosi sotto il profilo dell'identità culturale e repubblicana di questa nostra nazione.
Quotidianamente, ognuno di noi ha potuto vedere come la gestione attuale abbia quotidianamente impoverito ricchezze che da secoli appartengono alla nostra nazione, al nostro popolo e che, in questa nostra Italia - in cui abbiamo tanta paura, forse giustamente, di concedere, magari anche a fondazioni straniere, la tutela di beni presenti sul nostro territorio -, si è assistito, negli anni, addirittura al trafugamento di valori artistici, depositati nei sottoscala dei musei che non riescono ad ospitare le opere artistiche oggi presenti sul territorio nazionale.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 10,40)
ROBERTO ROSSO. Per questa ragione - poiché non ci sembra che contraddica il testo di questo e di altri emendamenti e con l'istanza di valorizzare, anziché di continuare a far depauperare, il patrimonio dello Stato - ogni emendamento, come quello proposto, in questo caso, dal gruppo dei Democratici di sinistra, che dia garanzie su una valorizzazione ragionata, penso, come ha dichiarato adesso il rappresentante del Governo, debba essere accolto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, avendo ascoltato molto attentamente le parole del sottosegretario Armosino, dichiarata, preliminarmente, la mia scarsa capacità di lettura degli articolati legislativi proposti dal Governo, debbo dire che preferirei fosse chiaramente precisato che non è possibile da parte di alcuno vendere determinati beni.
La preoccupazione relativa al patrimonio storico, artistico ed ambientale della nostra comunità nasce, onorevole sottosegretario, dalla consapevolezza che noi non siamo i proprietari di tale patrimonio, ma semplicemente i custodi: lo abbiamo ricevuto dalle generazioni passate ed abbiamo il dovere di riconsegnarlo alle generazioni future!
Ricordo ai colleghi che abbiamo condotto una battaglia, in quest'aula come in quella del Senato, quando il Governo, nel corso dell'esame del disegno di legge finanziaria per il 2002, propose la possibilità di alienare alcuni beni demaniali (tra cui le spiagge): soltanto la nostra reazione ha fatto sì che, mediante una proposta emendativa presentata durante l'esame di un provvedimento successivo, ciò fosse chiaramente vietato. Allora, mi domando come sia possibile che il Parlamento - o, meglio, il Governo - non tenga conto di una votazione già effettuata, in occasione della quale una larghissima maggioranza ha chiaramente manifestato la volontà che a nessuno sia consentito alienare tali beni e, inoltre, come sia possibile che, a distanza di qualche settimana, il Governo riproponga un provvedimento che si pone in palese contraddizione con una precedente deliberazione.
Chiedo al sottosegretario Armosino di avere una parola di maggiore comprensione per le persone che non sono capaci di leggere bene le proposte del Governo e, conseguentemente, di indicare più chiaramente le volontà dell'esecutivo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, credo che gli orientamenti maturati nel corso della discussione e l'intervento del Governo abbiano fatto comprendere a tutti che, sulle finalità di fondo, vi è sostanziale condivisione.
Tuttavia, per evitare di pervenire a deliberazioni affrettate, riterrei opportuno accantonare momentaneamente la materia e riprenderla non appena saranno stati chiariti compiutamente il significato e gli effetti degli emendamenti al nostro esame.
PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, a suo avviso, in caso di accantonamento, dall'esame di quale emendamento dovremmo proseguire i lavori?
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, si potrebbe proseguire con l'esame degli identici emendamenti Giordano 7.52 e Michele Ventura 7.80.
PRESIDENTE. Sull'emendamento Vigni 7.100 il Governo ha espresso la sua disponibilità.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Sì, signor Presidente, ma resta l'esigenza da me indicata.
PRESIDENTE. Ho capito la sua posizione, onorevole Giorgetti. Se non vi sono obiezioni sulla proposta di accantonamento ...
NICHI VENDOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Vendola?
NICHI VENDOLA. Sulla proposta di accantonamento, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICHI VENDOLA. Signor Presidente, l'emendamento Vigni 7.100 cercava di correggere e, sul piano delle intenzioni, di mettere un punto fermo che, nonostante sia piccolo, viene comunque guardato con sospetto dal collega Giorgetti.
Vorrei replicare, tuttavia, all'affermazione fatta dal relatore, il collega Alfano. Il paracadute giuridico che, secondo le sue indicazioni, dovrebbe consentirci di stare tranquilli e di procedere senza preoccupazioni a costituire la società Patrimonio Spa, sarebbe costituito proprio dai due articoli del codice civile esaminati già dalla Corte dei conti, la quale afferma, in sostanza, che non bisogna prendersi in giro, perché i predetti articoli non rappresentano affatto un paracadute sufficiente. D'accordo? Se poi vogliamo fare il valzer della furbizia, è un altro conto.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la V Commissione. C'è scritto che non modifica il regime giuridico!
NICHI VENDOLA. Esattamente! Ma mi ascolti, onorevole Alfano. Esaminando i due articoli del codice civile da lei citati, la Corte dei conti dice che, per i beni demaniali e per quelli del patrimonio indisponibile, è da valutare con rigore se il rinvio alla vigente disciplina civilistica - vale a dire, agli articoli 823 e 829, primo comma - sia sufficiente ad assicurare una congrua valutazione dei valori di tutela dell'interesse pubblico.
Attenti colleghi, noi possiamo anche uscire dall'angoscia che ha preso fortunatamente settori dell'Assemblea, che forse non si sentono disponibili a diventare marionette nel teatrino di Lunardi e nel teatrino di Tremonti, il teatrino di una certa tecnocrazia. Da questa angoscia possiamo uscire con qualche bella toppa, con qualche frase retorica; attenti, noi voteremo tutte le frasi di buonsenso, però sia chiaro che il senso dell'articolo 7 va contro gli interessi di tutela e valorizzazione del patrimonio dello Stato.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, volevo ringraziare la sottosegretario di Stato e il collega Rosso per le posizioni che hanno assunto.
In ordine alla questione posta dal collega Giorgetti, volevo evidenziare, Presidente, l'esistenza di un problema. Poiché questa materia è affrontata in vari commi, è difficile decidere cosa stralciare. Per esempio, c'è l'emendamento, di cui ha parlato prima il collega Liotta, che fa riferimento ad un comma successivo; c'è il riferimento all'ultimo comma dell'articolo 7, quello che ha citato adesso correttamente il collega relatore, per il quale, peraltro, come il collega relatore sa, esiste una valutazione negativa della Corte dei conti. Quindi, è difficile oggi accantonare quelle due questioni e andare avanti. Allora, se si tratta di definire più precisamente - mi pare che questo sia il senso delle affermazioni del collega Giorgetti - questo limite, si può sospendere per dieci minuti, tenendo presente che noi manteniamo l'impegno che abbiamo assunto in ordine ai tempi; del resto alcune votazioni mi sembrano preclusive della decisione che dobbiamo assumere.
PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, lei è d'accordo a sospendere? Crede che una sospensione possa facilitare il prosieguo dei nostri lavori? Non mi sembra un dramma sospendere brevemente la seduta.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, credo che dieci minuti siano necessari per un chiarimento tra relatori e Governo sull'atteggiamento da tenere su questo emendamento e sui prossimi.
PRESIDENTE. Sta bene. Sospendo brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 10,45, è ripresa alle 11,20.
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, colleghi, vorrei precisare all'Assemblea quali siano le ragioni che consentono di accettare l'emendamento Vigni 7.100. Osservano preliminarmente, al fine di evitare al riguardo ulteriori dubbi, che la rubrica dell'articolo 7 è testualmente: «Patrimonio dello Stato Spa» (mi riferisco ad interventi svolti in quest'aula che hanno avuto ad oggetto beni che non sono dello Stato ma di altri enti territoriali).
Perché, dunque, l'emendamento Vigni 7.100 può essere accettato, nell'ottica di tranquillizzare coloro che non si sentono adeguatamente sicuri della portata della norma di cui l'articolo 7? Perché riteniamo - vorrei richiamare l'intervento svolto dal relatore, onorevole Angelino Alfano - che già i commi 1 e 10 dell'articolo 7, così come formulati, contengano in sé tutte le previsioni necessarie a fugare i timori che si intenderebbe fugare con l'emendamento Vigni 7.100; vale a dire che di quest'ultimo, in realtà, non vi sarebbe bisogno.
In quest'ottica l'emendamento Vigni 7.100 può essere accolto. Invito, peraltro, i colleghi che hanno presentato emendamenti che vanno in questo senso a ritirarli.
PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore per la V Commissione, onorevole Angelino Alfano, concorda con il parere espresso dal rappresentante del Governo sull'emendamento Vigni 7.100.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 7.103, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.



Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 232).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Pennacchi non ha funzionato e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 7.100, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 433
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato sì 424
Hanno votato no 9).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Pennacchi non ha funzionato e che avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Giordano 7.52 e Michele Ventura 7.80.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.
MICHELE VENTURA. Signor Presidente prima di passare rapidamente all'illustrazione dell'emendamento, devo dire che ho trovato inquietante dover discutere, per circa un'ora, di una questione quale quella che abbiamo appena risolto in maniera positiva. Credo che una discussione di questa natura, su beni pubblici di particolare pregio, non si sarebbe svolta in nessun altro paese poiché quei beni indisponibili non sarebbero stati, ovviamente, oggetto di una appassionata discussione poiché, probabilmente, nessuno avrebbe fatto una proposta del genere.
Non è un'opinione solo dell'opposizione: ho ascoltato con particolare attenzione il collega Buontempo ed ho trovato conferma che una serie di nostre preoccupazioni, sollevate nelle Commissioni, erano tutt'altro che infondate, avendo anche una motivazione assai precisa. Inoltre, non era assolutamente infondata l'osservazione avanzata qualche tempo fa, subito dopo la presentazione di questo decreto-legge, dalla collega Melandri, la quale aveva posto l'accento proprio sul rischio che tutto questo potesse riguardare anche beni di particolare valore artistico e storico. Questa, quindi, non è certo stata una discussione inutile.
Colleghi, non siamo contrari alla ricerca di strumenti di finanza innovativa, siamo bensì contrari all'avventurismo finanziario; poniamo un problema di trasparenza e di certezze - è ciò che abbiamo fatto nel corso di tutta questa discussione - proprio perché, vorrei ricordarlo a tutti, la società Patrimonio dello Stato Spa ha come compito la valorizzazione, la gestione, l'alienazione del patrimonio dello Stato, comprensivo dei beni disponibili ed indisponibili, dei beni demaniali e di ogni altro bene o diritto di cui esso sia titolare (inoltre, è prevista la possibilità di effettuare operazioni di cartolarizzazione).
La Corte dei conti ha sollevato questioni di non poco rilievo sull'intreccio esistente tra le società Patrimonio Spa ed Infrastrutture Spa, ed ha evidenziato questioni di grande rilievo circa il fatto - si capisce quale sia l'intenzione del Governo e della maggioranza - che la separazione, per aggirare il patto di stabilità tra spesa corrente e spesa di investimento (che è una questione sulla quale ovviamente riflettere), possa costituire, per l'avvenire, un punto assai delicato relativamente al formarsi di un indebitamento che non sarà più «leggibile» dentro i conti dello Stato e che sarà, quindi, «fuori» dal bilancio dello Stato medesimo.



Credo si siano poste, da parte nostra, questioni molto serie, con il fine di ottenere un meccanismo trasparente e leggibile dei conti pubblici. Da questo punto di vista, colleghi, la realtà è oltremodo inquietante per la disinvoltura con la quale, in questi giorni, osserviamo uomini di Governo commentare l'andamento dei conti e della finanza pubblica italiana. Mi riferisco anche alle ultime dichiarazioni rilasciate relativamente ai riconoscimenti internazionali sul risanamento dei conti pubblici: il Presidente del Consiglio ha affermato che il giudizio della società americana - che ha espresso tale opinione - premia il lavoro del Governo, dimenticandosi però di dire che questa opera di risanamento è relativa agli anni nei quali ha governato il centrosinistra.
Oggi noi non siamo in grado di sapere quale sia in realtà lo stato dei conti pubblici; giustamente, il collega Agostini ieri ha proposto che, in Commissione bilancio o finanze, si avvii un'indagine su tale argomento...
PRESIDENTE. Onorevole Ventura, la invito a concludere.
MICHELE VENTURA. Signor Presidente, chiedo ancora pochissimo tempo e poi non parlerò più su tali tematiche. Questi sono i motivi per i quali proponiamo che la società Patrimonio dello Stato Spa sia interamente pubblica, proprio per la delicatezza che riguarda le questioni relative a tutti i beni disponibili ed indisponibili dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, credo che siamo giunti ad un punto sostanziale nella discussione sull'articolo 7 e l'emendamento che presentiamo rappresenta, in questa direzione, la possibilità di imporre un vincolo fondamentale e sostanziale per garantire la tutela dell'interesse collettivo riguardo al nostro patrimonio culturale, ambientale e storico. Il punto fondamentale è questo e, cioè, in quali mani volete che finisca la proprietà, la disponibilità della più grande ricchezza del nostro paese, appunto il nostro patrimonio storico, culturale e ambientale. Lo affermo perché tra le maglie di questo provvedimento emerge con nettezza che si sta procedendo ad una operazione di alienazione, e quindi di trasferimento a terzi, del nostro patrimonio, che possiamo configurare come una delle più pericolose operazioni di aggressione nei confronti di quest'ultimo.
Noi riteniamo che con questi identici emendamenti si proceda ad una operazione di buon senso: salvaguardare la indisponibilità di questa nostra ricchezza, che è una ricchezza collettiva, indisponibilità da una operazione di vendita e di ipoteca che voi state portando avanti.
Onorevoli colleghi, il punto fondamentale di questo articolo vorrei lo si richiamasse anche in relazione al comma 12, dal momento che ci stiamo occupando della costituzione di una società, la società Patrimonio Spa. Nel comma 12 è stabilito che il patrimonio dello Stato, attraverso detta società, può essere trasferito ad un'altra società, la Infrastrutture Spa. Da questo meccanismo si evince che nell'operazione di fondo che si sta compiendo c'è, appunto, il tentativo e l'interesse di trasferire questo patrimonio nelle mani anche di società private o, comunque, non interamente pubbliche. Invece, noi crediamo che il nostro patrimonio debba essere mantenuto nelle mani della collettività e, quindi, di una società che abbia uno stato giuridico pubblico poiché i vincoli a salvaguardia di questo patrimonio nel decreto-legge in esame non ci sono. State fingendo, state tentando una operazione - come voi affermate - di valorizzazione che, invece, nasconde una pericolosa operazione di vendita e di ipoteca sul nostro patrimonio. Per queste ragioni e per quelle richiamate da altri colleghi, anche della maggioranza, noi invitiamo a votare a favore di questi identici emendamenti.



PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, vorrei spiegare brevemente le ragioni per le quali i deputati Verdi intendono votare favorevolmente su questi due identici emendamenti che richiamano, credo, un punto essenziale della disciplina prevista dall'articolo 7. Nel dibattito che si è svolto fino adesso è emerso con chiarezza che ci troviamo dinanzi ad una operazione di vendita del patrimonio pubblico, senza alcuna garanzia e senza alcun vincolo, tanto che la Corte dei conti è stata costretta ad intervenire sottolineando che non esiste alcun precedente di una operazione simile in nessun altro paese europeo, come ci è stato ricordato anche dalle associazioni che si occupano della tutela del nostro patrimonio.
La creazione di questa società che dovrà diventare il soggetto di gestione di un'operazione di mercato completamente libera da vincoli può, con l'approvazione degli identici emendamenti in esame, trovare un correttivo attraverso il mantenimento del suo carattere pubblico. Ciò costituirebbe la garanzia minima, non so quanto sufficiente, per evitare che questa dismissione si determini con una perdita di valore dei beni dello Stato. Si tratta di patrimoni che andrebbero non solo conservati in proprietà pubblica, ma tutelati e valorizzati con forza da uno Stato moderno ed efficiente, che vuole fare anche economia di mercato attraverso i propri beni ma, certamente, non li vuole svendere e rendere disponibili ad operazioni di speculazione.
Credo che gli emendamenti che mantengono il carattere pubblico della società per azioni che si va a creare siano di buon senso e debbano trovare all'interno dell'Assemblea, al di là dello schieramento di maggioranza e opposizione, una risposta positiva. Questi sono i motivi per cui noi Verdi voteremo a favore di questi identici emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Giordano 7.52 e Michele Ventura 7.80, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 453
Maggioranza 227
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 7.174, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 447
Astenuti 1
Maggioranza 224
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 245).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Agostini 7.153.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Questo emendamento è volto a ripristinare un elemento di equilibrio fondamentale nel funzionamento delle istituzioni e dei poteri pubblici. Infatti, dà valore alla collegialità del Governo nell'intervento su materie così importanti e di fronte al fatto che il provvedimento comporta trasformazioni rilevantissime.
Non solo siamo di fronte alla reiterazione della decretazione d'urgenza con un abuso, ma al fatto che con un decreto-legge


vengono introdotte trasformazioni rilevantissime e si dà un potere immenso, assoluto al Ministero ed al ministro dell'economia. Il ministro dell'economia non può essere questo dominus assoluto. Parliamo anche nell'interesse della maggioranza e del Governo nella misura in cui questo interesse coincide con un supremo interesse istituzionale. Non può esserci questo esproprio del Parlamento, non può essere così lesa la collegialità del Governo. Dunque, questo emendamento dovrebbe assolutamente essere approvato.
La lesione della collegialità del Governo non può essere giustificata nemmeno con la necessità di mettere a valore il patrimonio pubblico, operare una corretta gestione del patrimonio pubblico su cui siamo tutti d'accordo: non è questo il punto. Nelle parole iniziali di questo articolo si parla di gestione, ma anche di alienazione. Non essendo specificato da nessuna parte il limite entro il quale può avvenire il trasferimento, siamo di fronte alla possibilità che ciò riguardi il 100 per cento di questo patrimonio. Alcune conseguenze negative sono state certamente arginate con il nostro emendamento precedentemente approvato, ma rimangono molte altre preoccupazioni, a partire dalla concezione dello Stato che emerge da questo provvedimento. Ci viene riproposta un'utopia negativa, regressiva, dello Stato minimo coltivata fino all'idea dello Stato zero (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Stamattina veniva ricordato che vi è una distinzione rilevante tra Stato persona e Stato ordinamento. Mi riferisco allo Stato zero come Stato collettività, quindi zero di responsabilità individuale e collettiva.
Facciamo pure ciò che, per esempio, dice - veniva citato stamane dall'onorevole Liotta - il professor Cassese nella seconda parte dell'articolo, a questo punto anche lui, evidentemente, molto preoccupato dagli interrogativi che sono stati sollevati. Cassese dice: «Bisogna identificare valore dei beni, reddito prodotto, aumenti richiesti, eventuali spese per la valorizzazione, entrate da eventuali dismissioni». Dice ancora: «Dovrebbero essere precisati gli obblighi di gara, i limiti, i casi di incompatibilità e di conflitto di interessi» e continua: «Dobbiamo aspettare il codice etico e successiva emanazione di regole? Perché tutto questo non è scritto nella legge?»
Tutto ciò non è scritto nella legge perché sussistono altre finalità che vengono perseguite. La finalità principe è occultare una parte del debito pubblico, inscrivendo nell'attivo di bilancio partite di giro e trasferendo poste passive a società controllate ma esterne alla contabilità statale, il che occulta il debito e, al tempo stesso, genera le condizioni attraverso cui sarà possibile fare aumentare la spesa pubblica.
PRESIDENTE. Onorevole Pennacchi, la prego di avviarsi alla conclusione.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, mi deve consentire di terminare. Sarà necessario soltanto un minuto e, poi, su tale punto non interverrò (Commenti dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Siamo di fronte alla possibilità che si verifichi nuovamente quello che è accaduto nel caso Enron: grazie ad artifici contabili, il debito viene collocato all'esterno e questo genera l'apparenza di una riduzione degli squilibri di finanza pubblica; a sua volta, ciò dà la possibilità di reperire risorse al di fuori di circuiti corretti, sottratti alla visibilità generale, al potere di controllo del Parlamento e alla collegialità del Governo. Si tratta di un meccanismo opaco che assegna una discrezionalità enorme al Ministero dell'economia.
PRESIDENTE. Onorevole Pennacchi, la prego nuovamente di avviarsi alla conclusione. Non posso fare eccezioni (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania).
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, vorrei citare solo un ultimo fatto.
PRESIDENTE. Onorevole Pennacchi, i tempi valgono per tutti.


LAURA MARIA PENNACCHI. Mi fermo su questo. Nel 1993 si tentò di fare operazioni di questa natura. Quando fu verificato che con operazioni di tale natura, il costo della costituzione di società di questo tipo e il costo del pagamento degli interessi sulle anticipazioni delle banche sarebbero stati superiori al costo dell'emissione di un prestito obbligazionario - cioè al costo degli interessi che lo Stato avrebbe dovuto pagare ai cittadini, eventualmente sottoscrittori di quel prestito -, si decise di non procedere.
CESARE RIZZI. Basta!
LAURA MARIA PENNACCHI. Quel costo sarebbe stato guadagno per intermediari finanziari (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, intanto il gruppo della Margherita ha registrato con soddisfazione una reazione positiva dell'Assemblea quando, all'unanimità, ha accolto l'emendamento Vigni 7.100 perché è stata una battaglia che in Commissione abbiamo fatto dal primo momento. Evidentemente, le preoccupazioni non erano soltanto del gruppo della Margherita e dell'Ulivo ma erano state anche espresse in maniera autorevole dalla più alta istituzione contabile del nostro paese, cioè dalla Corte dei conti, e, poi, le abbiamo registrate - ripeto positivamente - anche da parte di altri colleghi, tant'è che abbiamo approvato all'unanimità un emendamento che, in un certo senso, mette un paletto e ci garantisce di più.
L'emendamento Agostini 7.153 al nostro esame evidenzia un dato che è diventato una costante: quello di voler attribuire al ministro dell'economia una serie di competenze che, invece, l'ordinamento assegna alla collegialità del Governo e, a volte, anche al Parlamento. In questo caso, siamo dinanzi al tentativo, in ogni provvedimento finora approvato che riguarda l'economia, di fare del Ministero dell'economia e delle finanze un superministero che espropria da un lato il Parlamento e dall'altro le regioni: ora vuole espropriare finanche il Governo.
Devo dire che questo è un elemento di grande preoccupazione, non soltanto nostra, ma anche dei singoli parlamentari, soprattutto quelli della maggioranza perché, alla fine, finiranno con non contare assolutamente niente. Mi domando se gli altri ministri abbiano letto il testo del decreto-legge in esame: sono convinto che non lo hanno fatto. Si tratta di un decreto-legge certamente confuso e, anche su questo aspetto, vorrei dire una parola.
La portata di questo decreto avrebbe richiesto, invece, che il provvedimento fosse approvato attraverso l'iter normale, vale a dire quello del disegno di legge. Infatti, si tratta una materia vastissima: si va dal contenimento delle spese farmaceutiche all'istituzione di due società che affrontano, in maniera assai confusa, il problema da un lato della gestione del patrimonio pubblico e, dall'altro, degli investimenti nel settore delle infrastrutture, sul quale ritornerò quando esamineremo l'articolo 8.
Tuttavia, non si dice quale sia lo scopo. Lo scopo dichiarato è quello di fare cassa: per il momento utilizziamo questo patrimonio e incassiamo perché, purtroppo, i conti del nostro paese non sono positivi, checché ne dica l'ottimista ministro dell'economia.
Tutti gli istituti di ricerca, il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea e gli imprenditori sottolineano che non basta l'ottimismo, basta guardare il Mezzogiorno, nel quale si è bloccato quel trend positivo che, fortunatamente, fino all'anno scorso si registrava.
Ora, in questa Patrimonio Spa, si inserisce di tutto. Non so quanti colleghi ricordino l'elenco contenuto e, in verità, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 agosto 1997, sul patrimonio dello Stato. Si va dalle strade ferrate ai diritti di autore;


si va dalle armi leggere e pesanti alle partecipazioni che il Tesoro ha nelle società ENEL, ENI e così via. Si parla dei terreni che ammonterebbero - badate bene - ad una superficie pari all'intera Sicilia e all'intera Sardegna messe insieme.
Ebbene, non si tratta di negare la necessità di valorizzare il patrimonio dello Stato - ciò lo vogliamo fare tutti -, tuttavia, occorre distinguere tra i beni disponibili che vanno valorizzati e quelli indisponibili che vanno sì valorizzati, ma lasciati al pubblico.
Ecco perché siamo preoccupati dell'assoluta mancanza di controlli. Quando si riunisce tutto in poche mani - devo dirlo con grande sincerità - le preoccupazioni permangono, nonostante il passo positivo compiuto con l'approvazione dell'emendamento Vigni 7.100.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Agostini 7.153, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 447
Maggioranza 224
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 241).
Ricordo che gli emendamenti Agostini 7.131 e Pennacchi 7.81 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 7.53, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 451
Maggioranza 226
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 244).
Ricordo che gli emendamenti Pennacchi 7.129, Michele Ventura 7.105 e 7.4 sono stati ritirati.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.46, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 450
Maggioranza 226
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 247).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Nicola Rossi 7.130.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, questo è uno degli emendamenti su cui - se ho compreso bene - il Governo e le Commissioni hanno espresso parere favorevole. Quindi, intervengo brevemente per spiegare ciò che rappresenta un atto di ragionevolezza da parte del Governo.
Nel momento in cui si ammette che all'interno della Patrimonio Spa possa essere collocato patrimonio indisponibile, è fin troppo evidente che non è possibile collocare neanche una sola azione della suddetta Patrimonio Spa in società che non siano interamente possedute dallo Stato. La cosa è ovvia ed è strano che inizialmente sia sfuggita; tuttavia, ciò rappresenta una correzione ragionevole da parte del Governo e delle Commissioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.


ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, le chiedo di poter intervenire su uno dei successivi emendamenti, visto che non ho potuto parlare sul mio emendamento 7.46. Presidente...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Grandi, ero distratto dall'onorevole La Russa o forse era Fiorello (Applausi - Si ride)!
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, vorrei soltanto chiederle di darmi la parola sulla prima proposta emendativa che riterrà io possa illustrare. Infatti, la rapidità con cui è stato votato il mio emendamento 7.46 è stata tale da impedirmi di illustrarlo. Tuttavia, gli argomenti restano validi; se mi permette, illustrerei il prossimo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, mi associo alla richiesta del collega Grandi: l'emendamento Grandi 7.46 impediva il trasferimento a titolo gratuito delle azioni.
Considero anch'io positivo che il Governo abbia, invece, accettato l'emendamento Nicola Rossi 7.130: rimane, comunque, da definire, visto che né l'articolo né la relazione tecnica sono in grado di farlo, la collocazione precisa della società Patrimonio Spa rispetto alla contabilità delle pubbliche amministrazioni. Noi crediamo che debba essere chiarito se la Patrimonio Spa fa parte del conto consolidato della pubblica amministrazione o meno e, conseguentemente, se le operazioni di trasferimento di azioni e di patrimonio ad altre società debbono essere portate nel conto consolidato e, quindi, nel bilancio dello Stato o meno.
Credo che questo tema ritornerà prima della conclusi



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Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

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