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Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dellandamento dei conti pubblici (Finanziaria 2004) - Relazione
2003-09-30

SENATO DELLA REPUBBLICA


XIV LEGISLATURA

N. 2518





DISEGNO DI LEGGE



Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dellandamento dei conti pubblici


Onorevoli Senatori. La manovra di finanza pubblica per lanno 2004 strutturata affiancando allordinario strumento della legge finanziaria ricondotto a una pi stretta osservanza del suo contenuto tipico previsto dalla legge n. 468 del 1978 un provvedimento di urgenza in materia di sviluppo delleconomia e correzione dei conti pubblici, nonch la programmazione di misure di adeguamento della normativa prevista nella legge delega in materia previdenziale (atto Senato n. 2058, concernente Delega al Governo in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e alloccupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria).

Il ricorso alladozione di un provvedimento di urgenza nasce dallesigenza, oltre che di prorogare alcuni termini in scadenza, dalla necessit di offrire una quadro di certezze riguardo alcuni interventi programmati e di avviare con immediatezza misure per stimolare leconomia con particolare riguardo ai settori in grado di incidere pi significativamente sullo sviluppo e la competitivit del sistema Italia. Si tratta, infatti, di garantire la piena esplicazione degli effetti attesi fin dallinizio dellanno 2004.
di tutta evidenza, pertanto, la stretta correlazione tra il predetto provvedimento di urgenza e le misure aggiuntive in materia previdenziale con il disegno di legge finanziaria, la cui compatibilit finanziaria in larga misura legata alle misure contemplate nel citato provvedimento.
Il Governo ritiene che la combinazione di azioni per la stabilit, la crescita, lequit, con attenzione ai saldi macroeconomici ed alla qualit degli interventi, sia insieme possibile e necessaria. Natura ed intensit dellinsieme dei provvedimenti sono notevoli, in un anno che si annuncia complesso sul piano politico e finanziario internazionale.

Il contenuto delle singole disposizioni recate dal presente provvedimento di seguito illustrato.

[omissis]


Larticolo 26 riguarda la cartolarizzazione degli immobili.

A tale riguardo va segnalato in primo luogo che uno tra gli elementi pi rilevanti considerati dalle agenzie di rating nellattribuzione del massimo rating (tripla A, superiore al rating doppio A attribuito al debito della Repubblica italiana) ai titoli di cartolarizzazione degli immobili, la tutela della propriet privata garantita dalla Costituzione. Dalla natura di soggetto privato della societ di cartolarizzazione acquirente degli immobili dal settore pubblico, deriva quindi laffidamento delle agenzie e del mercato nella impossibilit per lo Stato di modificare la normativa sulle vendite vigente al momento delloperazione e sulla cui base la Societ cartolarizzazione immobili pubblici (SCIP) ha, con il meccanismo del rating e del conseguente reperimento di sufficienti risorse finanziarie presso gli investitori, ritenuto congruo il prezzo pagato per gli immobili.

Lemanazione di norme modificative delle attuali procedure di vendita ritenute lesive dei diritti patrimoniali della SCIP ed applicabili, non erga omnes, ma nei confronti della sola SCIP, rappresenterebbero una violazione di tale principio con implicazioni per la credibilit dellItalia sui mercati internazionali, potenzialmente ben pi ampie del solo settore di immediata applicazione. La materia oggetto delle norme qui illustrate riveste pertanto estrema delicatezza e richiede lattenta ponderazione delle istanze sociali rappresentate, con il rispetto degli impegni assunti nei confronti degli investitori allatto della iniziale cessione di immobili.

Il testo proposto ritenuto compatibile con gli impegni assunti dallo Stato nei confronti degli investitori nei titoli delle precedenti operazioni di cartolarizzazione di immobili pubblici (cosiddette SCIP 1 e SCIP 2).

Con riferimento alle tematiche pi significative oggetto dellarticolo in esame si rileva quanto segue.

Immobili di pregio
La norma volta ad escludere gli immobili in stato di degrado e che necessitano di interventi di manutenzione da quelli qualificati di pregio attraverso lintroduzione di un parametro di relativa certezza. La previsione volta ad evitare sia labuso (mancata qualificazione di pregio per lievi fabbisogni mantenutivi), sia gli effetti abnormi (lesclusione di immobili di incontrovertibile prestigio nelle principali citt italiane quali ad esempio quelli in Piazza di Spagna dalla categoria del pregio) che deriverebbero dal solo criterio del fabbisogno manutentivo introducendo situazioni di iniquit nella determinazione del pregio.

Il concetto di degrado oggettivamente determinabile perch definito da una circolare (rif 6/4PS/30234 emanata dal Ministro del lavoro nel gennaio 2000) che prevedeva tra laltro, ...lesclusione dalla categoria di pregio, ove il valore di mercato di un analogo edificio in buono stato, al netto del costo della ristrutturazione (esclusi gli oneri finanziari), risulti inferiore alla soglia di valore per la classificazione nella categoria di pregio.

Concessione del diritto di opzione ai conduttori di immobili ad uso diverso da quello residenziale

La concessione del diritto di opzione ai conduttori di immobili commerciali rende meno controversa la vendita degli immobili di quel genere, i cui conduttori erano prima tutelati dal solo diritto di prelazione concesso al conduttore ed esercitabile ad esito dellasta. Problematiche di carattere sociale erano prevedibili in particolare per unit condotte da soggetti a basso reddito ma localizzate in zone commercialmente appetibili e tali da indurre soggetti terzi ad offrire, superando il disincentivo rappresentato dalle tutele di cui beneficiano i conduttori (prelazione, buonuscita). Allo stesso tempo la norma evita alla SCIP la conduzione di oltre 9.000 aste di singole unit, generalmente prive di interesse per soggetti terzi. A fronte di tale beneficio, la SCIP rinuncia al potenziale maggior guadagno che deriverebbe, per gli immobili pi attraenti, da una procedura dasta. Eliminando la prelazione successiva si inteso evitare che lintroduzione dellopzione determinasse una situazione di doppio danno per la SCIP (la vendita a prezzo base e senza rialzo degli immobili pi attraenti ed il ribasso per quelli meno commerciabili).

Concessione del diritto di prelazione agli enti locali sulla vendita di unit libere o unit inoptate da conduttori a basso reddito

La norma consente agli enti locali lacquisto di immobili di SCIP offerti in asta superando il precedente divieto contenuto nel comma 17 dellarticolo 3. La norma introduce la facolt di acquistare ma non prevede la concessione di particolari privilegi perch ne deriverebbe un equivalente danno per la societ di cartolarizzazione in termini di incertezza di risultato, allungamento dei tempi di vendita, ed in generale una minore attrattiva del processo per linvestitore privato. In particolare, il processo dasta non sarebbe competitivo rispetto a modalit alternative, pi semplici e rapide, disponibili sul mercato immobiliare.

Va infine detto che, anche prescindendo da quanto sopra, leffettivo interesse di un ente locale per gli immobili residenziali di SCIP in ogni caso ritenuto improbabile essendo questi venduti unicamente in forma individuale e mai in lotti, rendendo la gestione delleventuale acquisto del tutto antieconomico.

Percentuale necessaria per la concessione dello sconto in caso di acquisto tramite mandato collettivo

Si tratta di una delle modifiche pi critiche introdotte nelle modalit di vendita degli immobili in quanto, prevedendo uno sconto ai conduttori originariamente non previsto, comporta un danno per la SCIP. Data la percentuale di vendite, nellesperienza di SCIP 1, nellordine dell80 per cento delle unit di ciascun edificio, lulteriore sconto non compensato dallincentivo allacquisto per lacquirente che consente il superamento della soglia del 50 per cento delledificio. Ne risulta al contrario ridotto lincentivo allacquisto delle unit marginali necessarie al raggiungimento dell80 per cento.

Soggetti delegati a proporre lindividuazione degli immobili di pregio per lemanazione dei relativi decreti. Eliminazione dellOsservatorio

Il comma, che elimina dal testo il riferimento allOsservatorio, prende atto della decadenza di quellorgano eliminando ogni incertezza in relazione allattribuzione allAgenzia del territorio della determinazione tecnica degli immobili di pregio.

Mutui agevolati per acquirenti a basso reddito di immobili precedentemente non appartenenti ad enti previdenziali

Con linserimento di questo comma, i conduttori degli immobili cartolarizzati, precedentemente dello Stato, vengono equiparati a quelli degli enti previdenziali potendo accedere ai medesimi mutui a tasso agevolato.

Eliminazione dei vincoli di minima detenzione per gli immobili commerciali e residenziali di pregio

La norma elimina il vincolo di un minimo periodo di detenzione da parte dellacquirente per poter procedere alla rivendita, per quegli immobili che siano stati acquistati senza beneficiare di sconti e per i quali quindi la limitazione non trovava giustificazione. La modifica ha inoltre leffetto di rendere pi attraente per il conduttore lesercizio dellopzione allacquisto che lattuale previsione tendeva a disincentivare.

Eliminazione del comma 20 dellarticolo 3 del decreto-legge n. 351 del 2001

La norma mira ad eliminare una previsione che aveva sempre provocato interpretazioni difformi ed in ogni caso ingenerato aspettative che non potevano essere soddisfatte. Si pertanto mirato alla semplificazione e linearit delle previsioni.

Larticolo 27 dispone che le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, alle province, alle citt metropolitane, ai comuni e ad ogni altro ente ed istituto pubblico gi sottoposte alle disposizioni in materia di patrimonio culturale siano sottoposte a tutela sino alla verifica dellinteresse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico. Tale verifica verr effettuata, dufficio o su richiesta di coloro cui appartengono, dalle soprintendenze, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero per i beni e le attivit culturali. Nel caso in cui non sia riconosciuto linteresse le cose saranno escluse dalle disposizioni sulla tutela prevista dal testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1990, n. 490. Nellipotesi, poi, di esito negativo della verifica su cose appartenenti al demanio dello Stato, delle regioni e di altri enti pubblici, viene effettuata comunicazione agli uffici competenti per la conseguente sdemanializzazione e le cose possono essere alienate.

In sede di prima applicazione la competente filiale dellAgenzia del demanio trasmette alla soprintendenza regionale gli elenchi degli immobili di propriet dello Stato o del demanio statale sui quali effettuare la verifica, corredati da schede descrittive che confluiscono in un archivio informatico per finalit di monitoraggio del patrimonio immobiliare.

Articolo 28. Con tale articolo si intende estendere ai conduttori, ai quali viene riconosciuto il diritto di opzione dei terreni, le stesse modalit previste per lacquisto degli immobili liberi di cui al decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, con particolare riguardo alla diminuzione del prezzo rispetto al valore di mercato. Tale diminuzione fissata al 30 per cento, per tenere conto della concreta situazione di mercato.

Articolo 29. Le disposizioni introdotte dallarticolo 29 si rendono necessarie al fine di garantire il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica previsti per lanno 2004. Lalienazione degli immobili adibiti ad uffici pubblici, infatti, considerata urgente soprattutto per quelli per i quali sia stato gi determinato il valore di mercato. LAgenzia del demanio autorizzata, con decreto del Ministro delleconomia e delle finanze, alla vendita di tali beni a trattativa privata. Per i beni rientranti nellambito di applicazione del testo unico di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, la vendita subordinata alla dichiarazione, con apposite procedure, dellinesistenza dellinteresse culturale. A seguito di tale vendita viene meno sia luso governativo gratuito che leventuale diritto di prelazione spettante ad enti pubblici anche in caso di rivendita.

Al fine di provvedere alla spesa per i canoni di locazione degli stessi immobili, una quota delle entrate, per il solo anno 2004, provenienti dalla vendita di tali immobili, nel limite di 50 milioni di euro, iscritta in un fondo da ripartire nello stato di previsione del Ministero delleconomia e delle finanze. A decorrere dallanno 2005 limporto del fondo determinato con la legge di bilancio.
[omissis]


Larticolo 32 reca misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica. Il fenomeno dellabusivismo edilizio, gi oggetto di attenzione legislativa, assume in talune zone del Paese dimensioni e caratteristiche di particolare rilevanza. Lattivit di vigilanza solo parzialmente riesce a contrastare il fenomeno, anche in ragione di una molteplicit di cause concorrenti, quali, ad esempio, le difficolt di procedura delle azione di repressione, il rilevante contenzioso amministrativo che viene aperto al solo scopo di procrastinare ed impedire la demolizione dei manufatti abusivi, la scarsa disponibilit delle imprese in particolare nel sud dellItalia a partecipare alle gare per laffidamento delle demolizioni stesse. Non bisogna, poi, dimenticare una serie di fattori di natura sociale, economica, culturale, nonch di carattere tecnico-urbanistico che contribuiscono ad accentuare il problema.

In ogni caso il fenomeno dellabusivismo assume la maggiore aggressivit nei confronti del territorio sottoposto a tutela, in quanto compromette beni non pi riproducibili e di alto valore storico, ambientale, paesistico e naturalistico.

Occorre ricordare che, oltre al procedimento ordinario di cui allarticolo 27 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, due successive normative (la legge 12 luglio 1991, n. 203, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, e la legge 23 dicembre 1996, n. 662) hanno previsto ulteriori procedure per la demolizione delle opere abusive, mediante il ricorso allintervento delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa con le seguenti modalit:

a) tramite il Comitato centrale (istituito presso il Ministero dellinterno, ai sensi dellarticolo 17-bis della citata legge n. 203 del 1991) e secondo le procedure di cui al regolamento di attuazione (decreto interministeriale del 12 luglio 1993, n. 371, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20 settembre 1993, n. 221) nel caso di opere abusive realizzate su suoli demaniali ovvero nel caso di beni immobili abusivi confiscati a soggetti condannati per il coinvolgimento in attivit criminali, qualora sia andata deserta la gara per laggiudicazione dei lavori di demolizione ed esista carenza di mezzi tecnici;

b) tramite la convenzione, e le procedure ivi previste, stipulata tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero della difesa, nel caso di opere abusive realizzate su suoli privati. La convenzione consente la possibilit di avvalersi delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa anche da parte delle amministrazioni competenti nel caso di opere abusive realizzate su aree boscate e territori montani, gravate da usi civici o di pregio storico-artistico e archeologico, ovvero ambientale e paesistico, secondo quanto previsto dalla legge 28 febbraio 1985, n. 47.

In tale contesto, caratterizzato del resto dalla cronica scarsit di risorse degli enti locali per attuare le demolizioni nonch i conseguenti specifici interventi di riqualificazione dei nuclei interessati, il fenomeno dellabusivismo edilizio ha registrato una crescita costante negli anni 1994-2003 pervenendo ai dati oggetto del presente provvedimento.

In tale quadro di riferimento, in attesa delladeguamento della disciplina regionale ai principi desumibili dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, entrato in vigore il 1 luglio 2003, tenendo conto della riforma del titolo V della Costituzione, il presente provvedimento si propone di incentivare la repressione e la riqualificazione degli abusi commessi, soprattutto sulle aree e negli immobili soggetti a tutti i tipi di vincoli di tutela, consentendo, per, di conseguire, alle condizioni ed ai limiti puntualmente stabiliti, la regolarizzazione delle opere edilizie esistenti.

Si rafforza, in primo luogo, lattivit di supporto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alle amministrazioni comunali per lattuazione della presente normativa in coordinamento con le altre due leggi sulla sanatoria degli illeciti edilizi.

In secondo luogo previsto laccantonamento di risorse finanziarie (50 milioni di euro) per una attivit di sostegno alle politiche di riqualificazione urbanistica attivate dalle regioni, da attuare tramite protocolli di intesa tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e i soggetti pubblici interessati.

Si prevedono, inoltre, interventi sanzionatori a carico degli enti territoriali in caso di inerzia nella adozione degli strumenti urbanistici generali, con i conseguenti poteri sostitutivi previsti nel relativo testo unico delle disposizioni in materia.

Si prevede, inoltre, lattivazione a cura del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata, di un programma nazionale di interventi, anche con la partecipazione di risorse private, per la riqualificazione di ambiti territoriali particolarmente degradati con riferimento ai fenomeni di abusivismo edilizio da attuare, di intesa con i soggetti pubblici interessati, anche nellambito di varianti di recupero urbanistico presentate da soggetti privati nella logica della finanza di progetto finalizzata allo scopo.

Analogamente, si prevede lattivazione di un programma di interventi di messa in sicurezza del territorio nazionale dal dissesto idrogeologico a cura del Ministero dellambiente e della tutela del territorio, sentita la Conferenza unificata, nonch di un programma dinterventi di ripristino e di riqualificazione paesaggistica delle aree tutelate a cura del Ministero per i beni e le attivit culturali.

Per tali programmi sono previsti complessivamente 250 milioni di euro.

Si istituisce, infine, presso la Cassa depositi e prestiti il fondo di rotazione di 50 milioni di euro per la concessione ai comuni e ai soggetti titolari del potere di demolizione di anticipazioni, senza interessi, finalizzate alla copertura dei costi relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive e delle relative spese giudiziarie, tecniche ed amministrative connesse estendendo a tutti i medesimi soggetti la facolt di avvalersi delle strutture tecnico-operative del Ministero della difesa e si rendono effettivamente esercitabili le attivit di monitoraggio e raccolta delle informazioni relative al fenomeno dellabusivismo edilizio a cura del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

La norma in questione mira a risolvere il complesso e delicato fenomeno della realizzazione di opere da parte di terzi su immobili di propriet dello Stato.

Si tratta di un fenomeno di consistente diffusione che interessa sia il patrimonio sia il demanio dello Stato e che assume varie configurazione potendo riguardare sia grossi agglomerati urbani sia opere a s stanti, sia lipotesi dello sconfinamento.

Tali opere sono in prevalenza costituite da edifici ad uso abitativo o commerciale ma anche da diverse tipologie di manufatti quali piazze, strade, parcheggi, e via dicendo, che irreversibilmente hanno inciso sullassetto del territorio.

La problematica in argomento ha radici risalenti nel tempo e assume dalla met degli anni cinquanta maggiore consistenza e visibilit.

Gli strumenti normativi e i mezzi ordinari di tutela a disposizione dellapparato statale si sono fino ad ora dimostrati inadeguati ed inefficaci per una effettiva definizione del fenomeno in quanto molto spesso hanno esaurito la loro operativit senza addivenire al conseguimento di risultati concreti sfociando viceversa in contenziosi annosi e dispendiosi per lerario. Infatti anche quando le procedure attivate sono pervenute a sentenze definitive favorevoli per lo Stato, questo non mai riuscito, per molteplici ragioni, a darvi esecuzione.

Pertanto da pi parti stata sollecitata lesigenza di introdurre nuovi e pi efficaci strumenti di intervento che consentano di risolvere definitivamente la problematica.

Il legislatore, gi con le disposizioni contenute nel decreto-legge 24 giugno 2003, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2003, n. 212, articolo 5-bis, ha affrontato il problema introducendo meccanismi di regolarizzazione per lipotesi di sconfinamento di opere di terzi su aree dello Stato, intervenendo in tal modo su una delle possibili tipologie di abuso ma senza esaurirne lampia casistica.

Pertanto le disposizioni contenute nella norma in esame mirano ad incidere in modo significativo su queste realt mantenendo per un punto di equilibrio tra la necessit di recupero e risanamento e la salvaguardia della tutela dei beni pubblici, nel quadro delle pi ampie esigenze di finanza pubblica. La norma infatti prevede allarticolo 3 per le aree soggette a vincolo un rigoroso iter procedurale a garanzia della piena ed effettiva tutela del vincolo ed individua inoltre una accorta procedura per il rilascio della concessione in sanatoria e della disponibilit alla cessione o al riconoscimento del diritto a mantenere lopera che sottintende una penetrante istruttoria da parte degli uffici dellAgenzia del demanio.

Con la norma in esame, inoltre:

si disciplina nel dettaglio le modalit e la tempistica delle suddette procedure di regolarizzazione;

si introduce la rivalutazione dei canoni demaniali marittimi recependo le esigenze vivamente avvertite e pi volte rappresentate di procedere ad una revisione di tali importi.

Le entrate derivanti dalla concessione dei beni del demanio marittimo relativamente allanno 2002 ammontano ad euro 46.882.560 al netto dei residui riferiti agli anni precedenti. Tale importo, di esigua consistenza se rapportato alla redditivit dei beni in questione, rimane costante nel corso del tempo.

Lattuale normativa di riferimento decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, in materia di quantificazione dei canoni per concessioni demaniali marittime aventi finalit turistico-ricreative articola la loro misura base in relazione alla classificazione delle aree suddividendole in tre categorie in base alla loro valenza turistica e demandando alla regione il loro collocamento allinterno di queste. Per ogni categoria la norma stabilisce la misura base del canone attestandola a livelli comunque estremamente contenuti.

A distanza di dieci anni le regioni non hanno tuttavia ancora provveduto a tale classificazione facendo s che i canoni per le concessioni demaniali marittime venissero calcolati applicando indistintamente su tutto il territorio nazionale la misura unitaria pi bassa (risalente agli anni 80) con grave pregiudizio per le entrate erariali.

Con larticolo in questione si provvede a colmare tale insostenibile carenza con la previsione di adeguamenti delle misure unitarie di riferimento, compatibilmente con la pregnante finalit pubblica che inerisce allutilizzo di tale tipologia di immobili:

si introduce, a fini di miglioramento, tutela e valorizzazione delle aree demaniali, un ulteriore strumento di pianificazione degli interventi che vede coinvolti lAgenzia del demanio e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Tale previsione risponde allesigenza di creare, con apposito stanziamento, degli strumenti di raccordo tra i soggetti istituzionali coinvolti nelle iniziative di valorizzazione dei beni dello Stato al fine di coordinarne le attivit garantendo in tal modo la maggiore fruibilit degli stessi in considerazione della molteplicit delle Amministrazioni interessate e la frammentazione delle competenze in materia;

si mira a definire lambito delle opere edilizie esistenti, prive di legittimit, alle quali consentito il rilascio di un titolo abilitativo edilizio in sanatoria sulla falsariga di quanto gi disposto con le leggi 28 febbraio 1985, n. 47, e 23 dicembre 1994, n. 724, che continuano ad applicarsi, ove compatibili, con le disposizioni di cui al presente provvedimento;

si riproducono pressoch fedelmente le analoghe disposizioni contenute nellarticolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 (nuova volumetria non superiore al 30 per cento di quella originaria ovvero ampliamento non superiore a 750 metri cubi), riformulando e aggiornando le tipologie di illecito edilizio con i conseguenti effetti sulle condizioni che rendono le opere abusive suscettibili di sanatoria; contestualmente, per, fissata la tipologia di opere assolutamente insanabili tra le quali si evidenziano quelle per le quali impossibile ladeguamento antisismico, quelle realizzate in assenza o in difformit del titolo abilitativo edilizio nelle aree sottoposte ai vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici, ambientali e paesistici, quelle su immobili dichiarati monumento nazionale ovvero quelle realizzate nei porti e nelle aree appartenenti al demanio marittimo, in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato e alle esigenze della navigazione marittima. Per gli interventi di minore rilevanza (restauro e risanamento conservativo) si ammette la possibilit di ottenere la sanatoria edilizia negli immobili soggetti a vincolo previo parere favorevole da parte dellautorit preposta alla tutela. Per i medesimi interventi nelle aree diverse da quelle soggette a vincolo, lammissibilit alla sanatoria rimessa ad uno specifico provvedimento regionale;

si stabilisce il procedimento per la presentazione della domanda di definizione dellillecito edilizio e prevede che le regioni, entro sessanta giorni, emanino le norme per la definizione del procedimento amministrativo di sanatoria del titolo abilitativo edilizio, con la possibilit di incrementare la misura delloblazione fino al massimo del 10 per cento per lattuazione di politiche di repressione degli abusi edilizi e riqualificazione dei relativi nuclei interessati, nonch per il finanziamento dellattivit di vigilanza attraverso aerofotogrammetrie;

si stabilisce la disapplicazione delle riduzioni degli oneri di concessione nonch la possibilit di incrementarli con legge regionale fino al 100 per cento e si prescrive che le amministrazioni comunali perimetrino gli insediamenti abusivi entro i quali gli oneri di concessione sono determinati nella misura dei costi per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria necessarie, nonch per gli interventi di riqualificazione igienico-sanitaria e ambientale;

si stabiliscono, infine, gli effetti del decorso del tempo ai fini della definizione degli illeciti edilizi e dei relativi reati pendenti;

per la misura delloblazione e della anticipazione degli oneri di concessione si rinvia alla apposita tabella allegata dove sono indicate anche le modalit di versamento, stabilendo linapplicabilit delle riduzioni previste dalla legge n. 724 del 1994 e fissando il principio dellapplicazione a tali procedimenti dei medesimi diritti e oneri previsti per listruttoria dei titoli abilitativi edilizi disciplinati dai comuni per le medesime fattispecie di opere edilizie, con la possibilit per gli stessi di incrementarli fino ad un massimo del 10 per cento e prevedendo congrui incentivi finanziari ai comuni in grado di definire sollecitamente le domande di sanatoria edilizia, anche quelle ancora giacenti ai sensi delle leggi precedenti in materia;

si provvede ad apportare le dovute modifiche alla legislazione vigente per armonizzarla alle disposizioni contenute nel presente provvedimento, quali la disciplina del silenzio-rifiuto per le opere costruite su aree sottoposte a vincolo, il raddoppio delle sanzioni pecuniarie e lestensione agli atti mortis causa delle incommercialit dei beni abusivi non legittimati, nonch lintroduzione di norme procedimentali di maggiore efficacia per gli interventi di demolizione delle opere abusive o non sanabili, con particolare riguardo agli immobili soggetti a tutela;

si prevede la copertura finanziaria delle varie azioni di repressione attuate anche tramite la demolizione, nonch riqualificazione territoriale, ambientale e paesaggistica.

[omissis]



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