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VII Commissione Camera - Resoconto della seduta dell'11 novembre 2003
2003-11-11

VII Commissione - Resoconto di martedì 11 novembre 2003


SEDE CONSULTIVA
Martedì 11 novembre 2003. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO. - Interviene il viceministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Guido Possa.

La seduta comincia alle 14.05.

Decreto legge n. 269/2003: Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici.
C. 4447 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla V Commissione).

Legge finanziaria per l'anno 2004.
S. 2512 Governo.

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2004 e bilancio pluriennale per il triennio 2004-2006:

Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2004 (limitatamente alle parti di competenza).

Tabella n. 7: Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2004.

Tabella n. 14: Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2004.
S. 2513 Governo.
(Seguito dell'esame congiunto, ai sensi dell'articolo 120, comma 5, del regolamento, e rinvio).


La Commissione prosegue l'esame congiunto dei provvedimenti, rinviato nella seduta del 6 novembre 2003.

Giuseppe GIULIETTI (DS-U) a seguito della lettura del testo del disegno di legge finanziaria e dei provvedimenti in esame, esprime la propria preoccupazione in merito al fatto che, rispetto al settore dell'editoria, compreso quello dell'editoria libraria, non sia stato rispettato l'impegno assunto di garantire il credito d'imposta alle aziende del settore. Riguardo a tale settore, esprime l'esigenza che vengano garantiti l'allargamento dell'editoria libraria; una certificazione più certa relativa al bilancio delle aziende; una riduzione del 4 per cento dell'IVA sui beni culturali, intesi come supporti multimediali; nonché un'attenzione straordinaria alla questione dell'emittenza, con riferimento anche alla distribuzione dei fondi locali. Nel ricordare che alla fine dell'anno in corso scadranno le tariffe postali (fatto che determinerebbe ulteriori arretramenti in questa materia), sottolinea l'opportunità di stralciare il testo dell'articolo 10 dal disegno di legge C. 4163 del Governo, recante disposizioni in materia di editoria e di diffusione della stampa quotidiana e periodica, e che la VII Commissione presenti un apposito ordine del giorno sulla materia, in modo da garantire una discussione approfondita della stessa prima della suddetta scadenza del 31 dicembre 2003.

Andrea MARTELLA (DS-U), evidenziate l'anomalia e la forzatura procedurale e costituzionale rappresentate dall'esame di una manovra finanziaria attraverso un decreto-legge, sottolinea che in tal modo viene di fatto svilito il ruolo del Parlamento e «blindata» la discussione.
Dopo aver sottolineato che la manovra finanziaria in esame rappresenta uno «schiaffo alla legalità» e all'ambiente per la previsione di un condono edilizio che favorirà il fenomeno dell'abusivismo, osserva che essa è lo specchio di un Governo che ha reso l'Italia meno competitiva e le famiglie più povere.
Rileva la totale assenza nella manovra finanziaria delle riforme promesse dal Governo Berlusconi in campagna elettorale, in particolare con riferimento ai settori della scuola, della ricerca, dell'università e dell'innovazione.
Soffermandosi quindi sui contenuti del decreto-legge in esame, osserva che all'articolo 1, che reca tra l'altro disposizioni per la detassazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, non si tengono in alcun conto le ricerche condotte nelle università e negli enti di ricerca. Osserva, quindi che l'articolo 2, relativo alla cartolarizzazione dei crediti per la ricerca e l'innovazione, risulta del tutto marginale ed inadeguato a garantire risultati importanti per la ricerca. Con riferimento all'articolo 3, recante incentivi per il rientro in Italia di ricercatori residenti all'estero, dopo aver evidenziato il carattere di «norma-annuncio» dello stesso, osserva che tale disposizione determinerà una sperequazione tra i ricercatori già residenti in Italia e quelli che dovrebbero ritornare nel paese. A tale riguardo, sottolinea peraltro che i ricercatori residenti all'estero potrebbero ritornare in Italia a condizione che possano godere di stipendi e strutture adeguati.
Dopo aver sottolineato l'opportunità di superare il blocco delle assunzioni dei ricercatori universitari, esprime l'auspicio che il ministro Moratti presenti effettivamente un emendamento su tale questione al disegno di legge finanziario. Rileva, peraltro, che una misura di questo genere sarebbe quanto mai necessaria e urgente anche con riferimento a quei ricercatori che hanno già superato il relativo concorso.
In merito all'articolo 4, con il quale si prevede l'istituzione dell'Istituto italiano di tecnologia, ne sollecita la soppressione trattandosi di una norma di incerta attuazione che comporterà, tra l'altro, spese rilevanti, per consentire una seria e concreta discussione della materia, anche attraverso la eventuale presentazione di un apposito provvedimento. Riguardo a tale istituto, che si configura come una sorta di «MIT dei poveri», osserva che, nonostante i numerosi pareri contrari alla sua istituzione (espressi dal CUN, dalla CRUI, dal professor Rubbia e dal commissario del CNR, professor De Maio), il Governo intende procedere in maniera dirigistica, invece di prevedere adeguati finanziamenti al settore della ricerca che, allo stato attuale, sono ben lontani dall'obiettivo europeo, da raggiungere entro il 2010, del 3 per cento del PIL. Su tali questioni, preannuncia la presentazione di alcuni emendamenti.
Soffermandosi sui contenuti del disegno di legge finanziaria, evidenzia l'inadeguatezza dei finanziamenti previsti dalla Tabella C, in favore del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e, in particolare, manifesta le proprie perplessità sulla previsione di suddividere l'incremento previsto di tali stanziamenti ripartendoli per 160 milioni di euro a favore del Fondo per il finanziamento ordinario, per 10 milioni di euro per le università non statali e per 20 milioni di euro per il diritto allo studio. Precisa che le proprie perplessità riguardano anche la sperequazione prevista tra le università non statali e quelle statali: infatti, alle prime viene garantito un aumento del 9,6 per cento del totale delle risorse, mentre alle seconde viene garantito un aumento di appena il 2,7 per cento.
Dopo aver evidenziato che con il disegno di legge finanziaria in esame rimarranno del tutto «scoperti» gli oneri derivanti dall'applicazione della riforma didattica, ricorda le numerose decurtazioni di fondi previste, come quella per l'edilizia universitaria.
In merito all'articolo 11 del disegno di legge finanziaria, in materia di assunzioni di personale, sottolinea che il blocco delle assunzioni accentuerà l'invecchiamento del corpo docente, impedendo l'assunzione di nuovi ricercatori e la risoluzione della questione relativa a tutti quei giovani ricercatori che hanno vinto i relativi concorsi.
In conclusione, dopo aver espresso un giudizio assolutamente negativo sulla manovra finanziaria in esame, osserva che in particolare nei settori della ricerca e delle università vengono proposte misure scordinate e «misure spot», che denotano l'assoluta mancanza di un disegno strategico del Governo in questi importanti settori.

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U), pur essendo prevista dal regolamento della Camera la possibilità di una discussione congiunta sul disegno di legge finanziaria e su un decreto-legge, esprime la convinzione che tale modo di procedere rappresenti un escamotage per rendere meno visibile il fatto che, attraverso un decreto-legge, che entra immediatamente in vigore, si sottragga il Parlamento della propria facoltà di discutere sulla manovra finanziaria. Si tratta, a suo avviso, di un vero e proprio scippo al Parlamento ed al confronto anche all'interno della maggioranza di centro-destra. Rispetto a tale procedura, preannuncia che i gruppi dell'opposizione presenteranno una propria proposta di parere.
Dopo aver ribadito che il decreto-legge in esame è fortemente discutibile sotto diversi profili, sottolinea che esso non risponde né agli obiettivi di rigore e risanamento dei conti pubblici, né ad una logica di interventi di sostegno allo sviluppo. Non solo, ma tale provvedimento non contiene misure di carattere strutturale volte a ridurre in maniera significativa il debito pubblico, mentre abbonda di misure una tantum che, pur essendo finalizzate ad aumentare il gettito del 2004, comportano in realtà un aumento dei costi di gestione e pregiudicano le entrate e le uscite future.
Dopo aver sottolineato l'inadeguatezza della cosiddetta «tecno-Tremonti», osserva che degli incentivi volti a favorire gli investimenti in ricerca beneficieranno soprattutto le grandi imprese che, con grande probabilità, avrebbero comunque investito in ricerche.
Osserva inoltre che i tagli alla spesa risultano essere indiscriminati e diretti a colpire al cuore la pubblica amministrazione, il sistema del welfare e degli ammortizzatori sociali: si tratta, a suo avviso, di ulteriori tagli ai servizi a favore dei cittadini.
Osserva altresì che le risorse destinate alle aree sottoutilizzate ed al Mezzogiorno disattendono le più volte annunciate intenzioni del Governo al riguardo, risultando ridotte in maniera consistente rispetto alla legge finanziaria per il 2003, in particolare quelle destinate al Mezzogiorno.
Rileva, quindi, che il provvedimento, nel suo insieme, appare consentire discutibili risparmi oggi solo al costo di maggiori spese per il futuro, con ciò ingenerando maggiore incertezza e sfiducia, cioè un clima che non favorisce certamente gli investimenti privati e lo sviluppo. In particolare, vengono penalizzati i settori della ricerca e dell'innovazione, la formazione, l'occupazione e il Mezzogiorno, che rappresentano le vere priorità per uno sviluppo strategico del paese.
Entrando nel merito delle disposizioni di competenza della VII Commissione, osserva che le detassazioni degli investimenti in ricerca, stabilite all'articolo 1 del decreto-legge, appaiono poco selettive e non tengono sufficientemente presente l'importanza della ricerca condotta nelle università e in tutti gli enti pubblici di ricerca. A suo avviso, la formulazione dell'articolo e i suoi contenuti rischiano quindi di trasformarsi in elementi di ingiustizia sociale.
Osserva inoltre che le disposizioni contenute all'articolo 3 determinano una grave sperequazione tra quei ricercatori che tornano dall'estero e coloro che sono già residenti nel paese e devono iniziare la propria attività. Sottolinea, peraltro, che tali disposizioni sono destinate esclusivamente al settore privato, alla luce del blocco delle assunzioni che pesa sulle università. Ritiene quindi necessario riformulare l'intero articolo, accompagnandolo alla revoca del blocco delle assunzioni e a più consistenti facilitazioni ed incentivi per tutti i ricercatori.
Preannuncia quindi che sugli articoli 1 e 3 il suo gruppo presenterà una serie di emendamenti.
Con riferimento all'articolo 4, giudica discutibile la sussistenza di ragioni di necessità e urgenza per l'istituzione dell'Istituto italiano di tecnologia. Espressa la convinzione che tale articolo dovrebbe definire in maniera meno esile la struttura e le finalità di tale istituto, considerata anche l'inopportunità di disperdere ulteriormente le già limitate risorse destinate da questo Governo alla ricerca, sottolinea che l'istituzione di quell'organismo non è omogenea al recente riordino del comparto della ricerca pubblica e che non era emersa alcuna necessità di istituire un siffatto nuovo istituto, peraltro senza una chiara e definita indicazione degli obiettivi che deve perseguire. Sottolineata inoltre l'assoluta mancanza, in Italia e in Europa, di istituti omologhi, paventa il rischio che quella rimanga un'esperienza isolata, che potrebbe rendere sterili ed inefficaci i considerevoli finanziamenti ad esso concessi. Nel precisare di non essere contraria alla istituzione di centri di eccellenza, ritiene però che non si debbano creare delle «cattedrali nel deserto».
Soffermandosi sui contenuti dell'articolo 27 del decreto-legge in esame, lo giudica totalmente contestabile nei principi e nella formulazione. Ritiene assolutamente incongruo il principio in base al quale si deve accertare la sussistenza del requisito di interesse culturale; sarebbe, a suo avviso, preferibile, invece, l'accertamento della mancata sussistenza di tale interesse. Sempre con riferimento al suddetto articolo, giudica particolarmente censurabile la tempistica prevista in sede di prima applicazione e ritiene che la situazione non sia effettivamente migliorata con la nuova formulazione prevista dal Senato. Paventa il rischio che tale previsione normativa possa determinare come effetto la sottrazione alla pubblica fruizione e alla proprietà collettiva di opere che appartengono simbolicamente, per tradizione e per diritto, all'intera comunità. Ritiene che la fretta evidenziata dal Governo in tale frangente confermi che l'unica seria volontà espressa da questa maggioranza sia quella di alienare il patrimonio culturale pubblico nel minor tempo possibile. Giudica assolutamente incomprensibile l'inserimento dei beni mobili, accanto a quelli immobili, tra quelli che potranno essere sottoposti a verifica.
In conclusione, nel preannunciare il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore, ribadisce l'intenzione di presentare una proposta di parere di minoranza.

Antonio RUSCONI (MARGH-U), sottolineato il carattere di anomalia procedurale che al Senato ha visto porre la questione di fiducia sul decreto-legge in titolo, ritiene che tale impostazione evidenzi ulteriormente l'arroganza di una maggioranza che cerca in tal modo di sottrarsi ad un confronto parlamentare.
Entrando nel merito della manovra in esame, richiama gli impegni assunti dal Governo in Assemblea di prevedere adeguate iniziative per il settore dell'editoria nell'ambito del disegno di legge finanziaria. Osserva che di tale impegno non vi è alcuna traccia nei provvedimenti in titolo.
In merito alla questione delle tariffe postali, che dovrebbe raccogliere l'attenzione del Governo e del Parlamento, evidenzia che i notiziari comunali non godono di tariffe agevolate.
Dopo aver evidenziato le carenze della relazione svolta dal deputato Garagnani rispetto al settore dello sport, sottolinea il fatto che, l'eliminazione di 52 milioni di euro dal bilancio del CONI, ha determinato la sospensione della riunione del direttivo dello stesso per l'impossibilità di predisporre il bilancio per il 2004 (anno nel quale si svolgeranno i giochi olimpici in Grecia).
Rileva che i documenti in esame non contengono alcun riferimento ai rilievi critici espressi dal commissario europeo Monti sul cosiddetto «decreto-spalmadebiti», che ha consentito alle società di calcio professionistiche di distribuire in più anni i debiti accumulati . Precisa che su tale questione si sarebbe atteso un apposito intervento del Governo nel disegno di legge finanziaria.
Con riferimento al settore della scuola, dichiara di non condividere la considerazione del relatore secondo la quale si starebbe attuando la legge n. 53 del 2003: a tale riguardo, ricorda che è stato predisposto (peraltro con un notevole ritardo) un solo decreto legislativo in attuazione di quel disegno di legge delega, che peraltro non è stato esaminato dalle Commissioni, entro la data di scadenza dell'11 novembre 2003.

Ferdinando ADORNATO, presidente, precisa che il testo di tale decreto legislativo è all'esame della Conferenza Stato-regioni per l'espressione del prescritto parere.

Antonio RUSCONI (MARGH-U) osserva che la mancata attuazione da parte del Governo del suddetto decreto legislativo, determinerà - come è avvenuto già l'anno scorso - una doppia fase di preiscrizioni nelle scuole.
Evidenziate le gravi difficoltà che si registrano nell'insegnamento della lingua italiana nelle scuole, esprime la convinzione che si sarebbe dovuto prevedere un potenziamento di tale attività.
Soffermandosi sui contenuti dell'articolo 14 del disegno di legge finanziaria, recante misure di razionalizzazione in materia d organizzazione scolastica, giudica inadeguate le valutazioni espresse al riguardo dal relatore. Dopo aver richiamato i contenuti del comma 5 di tale articolo, che prevede un importo pari a 90 milioni di euro a decorrere dal 2004 da destinare all'avvio della riforma dei cicli scolastici (legge n. 53 del 2003), giudica inadeguato lo stanziamento previsto e incomprensibile l'eliminazione di alcuni commi dell'articolo 459 del testo unico, di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, in materia di esoneri e semiesoneri dall'insegnamento dei collaboratori dei dirigenti scolastici. Sottolineato il carattere ragionieristico di tale misura, finalizzata al rispetto dei finanziamenti previsti per la scuola, esprime l'esigenza di riconsiderare la questione con riferimento ai corsi serali.
Nel ricordare che la precedente legge finanziaria aveva decurtato i finanziamenti previsti per il sostegno scolastico ai soggetti disabili (in quell'occasione venne respinto un emendamento nel suo gruppo in materia), rileva negativamente il fatto che oggi si preveda la riconversione coatta del personale soprannumerario.
In conclusione, esprime una valutazione del tutto contraria sulla manovra in esame, che «lancia messaggi» negativi anche in merito alla reale intenzione del Governo di attuare la riforma della scuola.

Giovanni LOLLI (DS-U) esprime il proprio stupore per la totale mancanza di riferimenti al settore dello sport anche nella relazione svolta dal deputato Garagnani, mentre si sottraggono 52 milioni di euro dal bilancio del CONI: osserva, peraltro, che tale decurtazione di stanziamenti si verifica proprio con riferimento al bilancio per il 2004, anno nel quale si svolgeranno i giochi olimpici.
Richiama quindi i provvedimenti negativi adottati nei confronti del CONI negli ultimi anni, sottolineando, in primo luogo, che con l'istituzione della società CONI Spa si è previsto, tra l'altro, che tale organismo avrebbe dovuto predisporre una programmazione annuale e non pluriennale. In secondo luogo, ricorda che è stata tolta al CONI la gestione delle scommesse, che è stata poi attribuita ai Monopoli di Stato.
Dopo aver ricordato l'iniziativa dello «sport-day» proposta dall'attuale presidente del Consiglio, con la quale si promettevano numerosi cambiamenti al mondo dello sport, sottolinea che il CONI sta accumulando un debito mostruoso del quale prima o poi ci si dovrà occupare.
Tra le iniziative inqualificabili assunte dal Governo nel settore dello sport, richiama il cosiddetto «decreto-spalmadebiti» con il quale si era inteso favorire 152 società professionistiche del calcio italiano.
Espresso il proprio apprezzamento per una recente iniziativa di carattere fiscale del Governo a favore delle società dilettantistiche, rileva che nello stesso tempo si colpisce pesantemente il CONI con una sostanziosa sottrazione di fondi. A tale riguardo, sottolinea l'esigenza di conoscere l'opinione del sottosegretario Pescante per valutare la possibilità di recuperare ciò che è stato inopinatamente tolto dal bilancio del CONI.

Ferdinando ADORNATO, presidente, ritiene possibile accogliere la richiesta testé formulata dal deputato Lolli.
Propone di anticipare alle ore 14 la seduta di domani, 12 novembre 2003, in sede consultiva, per l'esame dei documenti finanziari.

La Commissione concorda.

Ferdinando ADORNATO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta di domani.

La seduta termina alle 15.25.

http://www.camera.it/chiosco.asp?source=/attivita/lavori/02.commissioni/07.cultura.asp&content=/_dat


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