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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Seduta n. 248 - VII Comm. Istr. Pubblica, Beni culturali
2003-12-03

SENATO
COMMISSIONE ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

MERCOLED 3 DICEMBRE 2003
248a Seduta (pomeridiana)

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI

Intervengono il ministro per i beni e le attivit culturali Urbani e il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'universit e la ricerca Valentina Aprea.

La seduta inizia alle ore 15,10.


SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE

La senatrice ACCIARINI (DS-U) lamenta la ristrettezza dei tempi a disposizione della Commissione per esprimere il proprio parere sui numerosi schemi di decreti legislativi presentati al Parlamento nell'imminenza dello scadere del termine per l'esercizio della delega. I tempi sono inoltre ulteriormente compressi dalla pervicace assenza della maggioranza, che impedisce alla Commissione di riunirsi secondo la tempistica prevista. Non solo, ma il numero legale indispensabile per il corretto svolgimento delle sedute assicurato dalla maggioranza attraverso sostituzioni estemporanee di senatori che non partecipano neanche ai lavori della Commissione, a testimonianza di un assai scarso rispetto nei confronti sia del Ministro che della Commissione nel suo complesso.
Dal punto di vista sostanziale, non pu poi sottacersi il fatto che l'imminente scadenza del termine per l'esercizio della delega, con particolare riguardo al codice dei beni culturali, impedisce l'ordinato svolgimento dei lavori, ivi comprese le indispensabili audizioni.
Ribadisce quindi, a nome del Gruppo, l'amarezza per la scarsa attenzione della maggioranza su temi di grande rilievo.

Il presidente ASCIUTTI comprende le argomentazioni della senatrice Acciarini e invita i senatori di maggioranza a una maggiore puntualit. E' del resto nell'interesse di tutti che la Commissione riesca ad esprimersi sugli schemi di decreti legislativi all'ordine del giorno nei termini previsti.
Manifesta peraltro perplessit sulle attuali norme del Regolamento che, in condizioni di maggioranze risicate in Commissione pur a fronte di risultati elettorali inequivocabili, non agevolano di certo l'andamento dei lavori.

SULLA PUBBLICIT DEI LAVORI

Il PRESIDENTE avverte che stata avanzata la richiesta, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento, di attivazione dell'impianto audiovisivo in modo da consentire la speciale forma di pubblicit della seduta ivi prevista per l'esame dello schema di decreto legislativo recante il codice dei beni culturali all'ordine del giorno della seduta di oggi; il Presidente del Senato, previamente interpellato, ha fatto conoscere il proprio assenso e pertanto, ove la Commissione convenga all'unanimit, tale forma di pubblicit sar adottata per il seguito della seduta.

Conviene la Commissione all'unanimit.

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO

Schema di decreto legislativo recante: "Codice dei beni culturali e paesaggistici" (n. 295)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137. Esame e rinvio)

Riferisce alla Commissione il presidente relatore ASCIUTTI (FI), il quale ricorda che lo schema di decreto legislativo in esame d attuazione alla delega disposta con l'articolo 10 della legge n. 137 del 2002, il quale prevede uno o pi decreti legislativi per il riassetto e la codificazione delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali.
Si tratta dunque di una delega assai ampia che, a differenza di quella disposta dalla legge n. 352 del 1997 (che ha condotto all'emanazione del Testo unico approvato con decreto legislativo n. 490 del 1999, di natura meramente compilativa), consente una riforma organica della materia.
Tale ampiezza di intervento dovuta, da un lato, all'esigenza di coordinare la legislazione di settore con il mutato assetto costituzionale, che ha disposto fra l'altro un diverso riparto di competenze fra Stato e regioni in materia di beni culturali; dall'altro, all'esigenza di ammodernare gli strumenti di intervento, facendo peraltro tesoro del compatto sistema rappresentato dalle cosiddette "leggi Bottai" del 1939, che hanno senz'altro assicurato un efficace sistema di tutela per un lungo lasso di tempo.
Il nuovo codice dei beni culturali si pone dunque in linea di continuit con l'ordinamento previgente, che in buona parte recepisce, introducendo tuttavia elementi di innovazione pi consoni alla realt contemporanea.
Quanto al riassetto di competenze fra Stato e regioni disposto dal nuovo articolo 117 della Costituzione, l'esperienza maturata negli ultimi due anni ha indotto a ritenere indispensabile una chiarificazione intorno ai compiti di tutela (riservati allo Stato) e quelli di valorizzazione dei beni culturali (rimessi alla legislazione concorrente di Stato e regioni, nell'ambito di principi fondamentali fissati dallo Stato). In particolare, tale dicotomia non lascia spazio alcuno all'attivit di servizio finalizzata all'ordinaria fruizione del patrimonio culturale, che costituisce invece un punto nodale della quotidiana attivit istituzionale di ogni amministrazione responsabile della cura degli interessi pubblici in materia culturale. Il Consiglio di Stato, investito della questione, ha ritenuto che l'attivit di fruizione fosse ascrivibile tanto alla funzione di tutela quanto a quella di valorizzazione. Nel pieno rispetto della nuova norma costituzionale, il codice ha pertanto distinto la Parte seconda, dedicata ai beni culturali, in un Titolo I (relativo alla tutela) e un Titolo II (relativo alla fruizione e valorizzazione), distinguendo quest'ultimo in un Capo I (dedicato alla fruizione) e un Capo II (dedicato alla valorizzazione). Tale sistematica pone in evidenza che l'attivit di valorizzazione presuppone quella di fruizione, sicch le due distinte funzioni sono oggetto di distinta considerazione. Dal punto di vista logico, peraltro indubbio che la fruizione precede la valorizzazione, in quanto inscindibilmente connessa alla tutela, della quale rappresenta lo sbocco necessario. La valorizzazione interviene invece su un bene gi tutelato e quindi, di regola, gi fruibile.
Il nuovo codice introduce poi alcune innovazioni, dettate dalla sempre pi diffusa sensibilit nei confronti di alcuni specifici aspetti. In primo luogo, esso detta infatti norme di tutela nei confronti delle opere d'arte ed architettoniche contemporanee; inoltre, ingloba la disciplina relativa alla tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale e rafforza l'intervento dei privati mediante, fra l'altro, l'adeguamento di alcuni istituti specifici quali le sponsorizzazioni e l'intervento delle fondazioni bancarie alla materia dei beni culturali. Reintroduce poi alcune norme della legge n. 1089 del 1939, accantonate dal testo unico del 1999, adeguando tuttavia alcuni istituti come quello del deposito dei beni archivistici che non solo viene esteso a tutte le categorie di beni culturali ma viene anche trasformato in comodato. Il codice conia altres alcune locuzioni innovative, destinate ad avere un impatto positivo e duraturo nell'ordinamento, quali quelle di "demanio culturale" e "luoghi della cultura".
Inoltre, in considerazione della mancata applicazione della norma che fin dal 1939 imponeva la redazione degli elenchi relativi ai beni culturali da tutelare, ai fini di una mappatura e catalogazione degli stessi, il codice prevede che venga condotta una verifica della sussistenza del loro interesse culturale con conseguente esclusione dalla tutela di quei beni per i quali la verifica non abbia accertato la sussistenza di un interesse culturale.
Passando ad un'analisi di dettaglio dell'articolato, il Presidente relatore rileva anzitutto che esso consta di cinque Parti: la Parte prima reca disposizioni di carattere generale; la Parte seconda dedicata ai beni culturali; la Parte terza disciplina i beni paesaggistici; la Parte quarta riguarda le sanzioni; la Parte quinta reca disposizioni in materia di deroghe, abrogazioni ed entrata in vigore.
Premesso di voler incentrare l'attenzione sulla Parte seconda, atteso che per quanto riguarda le Parti terza e quarta egli ritiene preferibile attendere le osservazioni che le Commissioni ambiente e giustizia sono rispettivamente chiamate ad esprimere, si sofferma tuttavia brevemente sulle disposizioni di carattere generale recate dalla Parte prima.
Giudica infatti positivamente l'articolo 1, che individua nell'articolo 9 della Costituzione il cardine attorno al quale ruota l'intera disciplina della materia. In attuazione di detto articolo, alla Repubblica (evidentemente nelle sue diverse articolazioni di Stato, regioni ed enti locali) cos affidato il compito di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale quale elemento costitutivo e rappresentativo dell'identit nazionale. L'articolo codifica altres il ruolo dei privati proprietari, possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale, ai quali impone il dovere di garantire la conservazione dei beni medesimi.
L'articolo 2 chiarisce che il patrimonio culturale costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. Al riguardo, il Presidente relatore rileva peraltro che il codice accoglie una nozione "mista" di bene culturale, risultante dalla sintesi della nozione elencativa offerta dall'articolo 2 della legge n. 1089 del 1939, con la nozione "aperta" gi proposta dalla commissione Franceschini nel 1966. Oltre alle cose individuate dall'articolo 10 o individuate dalla legge, resta quindi aperta la possibilit che altri beni vengano individuati successivamente "quali testimonianze aventi valore di civilt".
Ricorda inoltre che, all'interno del codice, il termine "cosa" indica l'oggetto preso in considerazione per il suo presumibile o possibile interesse culturale; il termine "bene" si riferisce invece alle cose per le quali la sussistenza dell'interesse culturale sia gi stata positivamente accertata.
L'articolo 2 sancisce altres che i beni del patrimonio culturale pubblico siano destinati alla fruizione della collettivit, sempre che non vi ostino ragioni di tutela.
Alla tutela del patrimonio culturale sono poi dedicati gli articoli 3, 4 e 5. In particolare si afferma che la tutela del patrimonio culturale, diretta a preservare e promuovere la memoria storica e la coscienza della comunit e del territorio, concerne la individuazione, conoscenza, protezione e conservazione del patrimonio stesso. Le relative funzioni sono attribuite al Ministero, che le esercita direttamente o ne conferisce l'esercizio alle regioni. E' infatti previsto che le regioni esercitino funzioni di tutela su alcune categorie di beni, mentre su altre le esercitino sulla base di specifici accordi od intese. E' infine previsto, secondo una dizione senz'altro innovativa, che ulteriori funzioni di tutela possono essere conferite alle regioni che ne facciano richiesta.
Gli articoli 6 e 7 sono invece dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale. In particolare, si stabilisce che la valorizzazione concerne il miglioramento delle condizioni di conservazione del patrimonio culturale, promozione della conoscenza ed incremento della fruizione.
Al riguardo, significativa la disposizione che sancisce la partecipazione dei cittadini, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Passando alla Parte seconda, il Presidente relatore ricorda anzitutto che l'articolo 10 reca l'elencazione tipologica dei beni culturali e segnala l'innovazione rappresentata dalla espressa menzione dei beni dello Stato tra quelli destinatari delle disposizioni di tutela. Non condivide invece la sostituzione dell'aggettivo "demoetnoantropologico", ormai invalso nell'ordinamento ed introdotto nel contesto normativo dal decreto legislativo n. 112 del 1998, con l'altro "etnoantropologico". La motivazione addotta nella relazione introduttiva allo schema di decreto, secondo cui tale ultima dizione sarebbe pi corretta e peraltro gi presente nel decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977, non appare infatti convincente, tanto pi in considerazione del contesto ormai superato del decreto n. 616.
L'articolo 10, unitamente al successivo articolo 11, mantiene peraltro l'impostazione del Testo unico, che distingue fra beni culturali sottoposti all'intera disciplina di tutela e beni oggetto di specifiche disposizioni. Emerge tuttavia una novit di grande rilievo, contenuta nell'articolo 12: i beni culturali di appartenenza pubblica, per i quali il sistema preesistente operava una presunzione generale di interesse culturale (purch ultracinquantennali e di autore non pi vivente), devono invece essere sottoposti ad un apposito procedimento di verifica. In via precauzionale e provvisoria, fino a quando non intervenga la prevista verifica, le cose sono comunque sottoposte a tutte le norme di tutela. Si tratta peraltro di una novit, su cui - ricorda il Presidente relatore - la Commissione ha gi avuto modo di soffermarsi in occasione dell'esame del decreto-legge n. 269, recante una significativa parte della copertura finanziaria della manovra finanziaria per il 2004. L'articolo 27 di detto decreto-legge ha infatti anticipato i contenuti di tale disposizione, con alcune modifiche su cui la Commissione ha variamente espresso le proprie critiche. La prima e pi evidente differenza che il procedimento di verifica previsto dal codice non prevede alcun termine per il suo compimento, mentre l'articolo 27 del decreto-legge n. 269 impone una tempistica (peraltro mitigata nel corso dell'esame parlamentare) che rischia di tradurre il procedimento stesso in un'analisi frettolosa e superficiale. Il decreto-legge prevede altres un intervento dell'Agenzia del Demanio nella individuazione dei beni da assoggettare a verifica in prima applicazione e addirittura nella redazione delle relative schede descrittive, che rafforza la preoccupazione sulle finalit ultime dell'intero processo. Infine, il decreto-legge non richiama l'elencazione dei beni comunque inalienabili, che il codice invece conferma, ampliandone addirittura la portata rispetto al decreto del Presidente della Repubblica n. 283 del 2000. Al riguardo, il Presidente relatore d peraltro atto al ministro Urbani di aver manifestato piena e sollecita disponibilit a riferire in Commissione sulle garanzie offerte alla vendita di immobili di interesse storico e artistico. L'audizione, gi prevista in calendario nelle settimane scorse, non ha ancora potuto avere luogo per l'intensa attivit istituzionale sia del Ministro che della Commissione. Si pertanto convenuto di rinviarla a gennaio, alla riapertura dei lavori dopo la sospensione natalizia.
Il Presidente relatore sottolinea infine la novit concernente l'esclusione dalla tutela dei beni per i quali la verifica abbia accertato non sussistere pi alcun interesse culturale e la loro conseguente sdemanializzazione, se immobili. Il procedimento di verifica conferma peraltro una prassi gi in vigore secondo cui, in conseguenza della mancata redazione degli elenchi previsti dalla normativa, sono stati adottati atti di "declaratoria" spesso riferiti a beni di particolare interesse.
Innovativo altres il riferimento alle opere d'arte contemporanea, per le quali si ammette una limitata rilevanza giuridica.
Come si detto, l'articolo 11 elenca le categorie di beni oggetto di specifiche disposizioni di tutela, in cui sono inserite categorie innovative: le opere di arte ed architettura contemporanea, nonch le vestigia della Prima guerra mondiale.
Per quanto riguarda invece i beni appartenenti a soggetti privati diversi dalle persone giuridiche senza fini di lucro, gli articoli da 13 a 16 prevedono un procedimento volto ad accertare il loro particolare interesse culturale, che si conclude con una "dichiarazione". Rispetto alla normativa previgente, l'articolo 16 introduce una forma di giustiziabilit in sede amministrativa della dichiarazione di particolare interesse culturale, attraverso il ricorso al Ministero per motivi sia di legittimit che di merito.
L'articolo 17 ribadisce l'esigenza di assicurare la catalogazione nazionale dei beni culturali, cui concorrono il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali. E' previsto altres che anche le regioni curino la catalogazione dei beni culturali loro appartenenti, facendo peraltro affluire i relativi dati al catalogo nazionale.
Gli articoli 18 e 19 riproducono, con qualche adeguamento, le norme in materia di vigilanza ed ispezione.
Gli articoli 20 e 21 regolano invece gli interventi sui beni culturali, distinguendo fra interventi vietati in assoluto ed interventi soggetti ad autorizzazione.
L'articolo 20 vieta infatti la distruzione, il danneggiamento e l'uso non compatibile dei beni culturali.
L'articolo 21 subordina invece ad autorizzazione del Ministero la demolizione (da intendersi evidentemente in senso diverso rispetto alla distruzione) dei beni culturali, il loro spostamento, lo smembramento delle collezioni, lo scarto dei documenti degli archivi, il trasferimento ad altre persone giuridiche. Subordina altres ad autorizzazione del soprintendente l'esecuzione di opere e lavori di qualunque genere sui beni culturali. Tale norma - rileva il Presidente relatore - ha il pregio di superare la precedente duplicazione che, come noto, sottoponeva gli interventi sui beni culturali sia all'autorizzazione del Ministero che alla approvazione del soprintendente.
Una specifica norma (articolo 23) adegua poi l'ordinamento alla mutata disciplina in materia di attivit edilizia, con particolare riferimento alle procedure semplificate.
Gli articoli da 29 a 44 disciplinano gli interventi di conservazione attiva, con particolare riferimento agli obblighi conservativi posti in capo ai proprietari, possessori o detentori di beni.
In particolare, l'articolo 29 dispone che la conservazione assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attivit di studio, prevenzione, manutenzione e restauro, dando idonea definizione per ciascuna di dette attivit. La norma amplia altres la gamma degli interventi conservativi, sposando la tesi per cui il restauro, dati i suoi caratteri di irripetibilit e irreversibilit, rappresenta l'ultima risorsa cui fare ricorso a fini conservativi. Ad esso si predilige invece una conservazione programmata, incentrata su interventi meno aggressivi e ripetibili.
L'articolo 29 anticipa altres buona parte dei contenuti di un disegno di legge all'esame della Commissione, relativo all'attivit dei restauratori (A.S. n. 1955). Al riguardo, anche in considerazione del fatto che la disciplina recata dal codice non evidentemente esaustiva, il Presidente relatore suggerisce di fare un rinvio ad una successiva legge di organica disciplina della professione.
I successivi articoli distinguono fra interventi conservativi volontari e interventi conservativi imposti, dettando in particolare una specifica procedura di esecuzione per quelli imposti.
Quanto alla copertura delle spese, l'articolo 34 prevede che gli interventi imposti sono a carico del proprietario, possessore o detentore ma che il Ministero pu concorrere in tutto o in parte alla relativa spesa. Il successivo articolo 35 introduce peraltro, rispetto alla disciplina attuale, una significativa novit estendendo agli interventi volontari la possibilit per lo Stato di concorrere fino all'intero ammontare della spesa onde non premiare con l'intera copertura della spesa i proprietari che sono stati sollecitati ad intervenire o che addirittura hanno subito l'intervento diretto del Ministero, anzich quelli che si sono attivati spontaneamente.
Di un certo rilievo altres l'estensione del beneficio anche al possessore o detentore del bene. E' peraltro previsto che il beneficio sul medesimo bene concesso un'unica volta, a prescindere dalla forma attraverso cui stato ottenuto; pertanto, nella determinazione della percentuale di contributo a carico del Ministero, si tiene conto di eventuali agevolazioni fiscali gi godute.
E' stato altres introdotto il principio secondo cui gli acconti devono essere restituiti se gli interventi non sono, in tutto o in parte, regolarmente eseguiti.
Sempre nell'ottica di valorizzazione delle opere di architettura contemporanea, sono riconosciuti contributi in conto interessi per interventi conservativi su opere di cui il soprintendente abbia riconosciuto il particolare valore artistico.
Gli articoli successivi regolano, senza significative variazioni rispetto alla normativa vigente, l'apertura al pubblico degli immobili oggetto degli interventi conservativi, gli interventi su beni dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali, il versamento agli Archivi di Stato dei documenti conservati dalle Amministrazioni statali, gli Archivi storici degli organi costituzionali, nonch la custodia coattiva.
L'articolo 44 estende la possibilit di deposito allo Stato (precedentemente prevista per i soli beni archivistici) a tutte le categorie di beni culturali privati al fine di consentirne la fruizione da parte della collettivit, trasformando peraltro detto istituto in comodato, che appare pi idoneo allo scopo.
I successivi articoli da 45 a 52 recano altre forme di protezione dei beni culturali: la tutela indiretta attraverso la prescrizione di distanze e misure atte a preservare l'integrit dei beni immobili, la loro prospettiva e le relative condizioni di ambiente e di decoro; l'autorizzazione al prestito per mostre od esposizioni (che viene opportunamente anticipata nel Titolo relativo alla tutela rispetto alla sua attuale collocazione fra le norme relative alla valorizzazione); il divieto di collocare cartelli o manifesti pubblicitari sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali, salvo autorizzazione del sovrintendente quando non ne derivi danno all'aspetto, al decoro e alla pubblica fruizione (al riguardo il Presidente relatore segnala peraltro che stato opportunamente disciplinato anche l'utilizzo a scopo pubblicitario delle coperture di ponteggi relativi ad interventi di restauro su edifici di interesse storico-artistico, prevedendo un nulla osta da parte del soprintendente); la tutela degli studi d'artista, che stata adeguata fra l'altro alla pi recente giurisprudenza costituzionale, che ha dichiarato illegittima la norma secondo cui essi non potevano essere oggetto di provvedimenti di sfratto; l'adeguamento della disciplina del commercio nelle aree aventi valore archeologico, storico ed artistico, rimettendo agli enti locali la potest di vietare o sottoporre a condizioni particolari l'esercizio stesso, sentito il soprintendente (al riguardo il Presidente relatore sottolinea peraltro che, precedentemente, il provvedimento autorizzativo era di competenza primaria del soprintendente).
Gli articoli da 53 a 64 vanno sotto il titolo di "circolazione in ambito nazionale". Si tratta, in realt, delle norme che regolano l'alienazione dei beni culturali, introducendo anzitutto il concetto di "demanio culturale", di cui fanno parte i beni rientranti nelle tipologie indicate all'articolo 822 del codice civile, nonch le raccolte dei musei, degli archivi e delle biblioteche. Tali beni non possono essere alienati se non nei modi previsti dal codice stesso. In particolare, il codice amplia l'indicazione delle tipologie di beni comunque inalienabili, comprendendovi - oltre agli immobili e alle aree di interesse archeologico e ai monumenti nazionali - le raccolte di musei, pinacoteche e biblioteche, gli archivi e le opere contemporanee se facenti parte di raccolte.
Gli altri beni non sono alienabili senza l'autorizzazione del Ministro, che deve peraltro assicurare la tutela e la valorizzazione dei beni, il pubblico godimento e una destinazione d'uso compatibile.
Con particolare riferimento ai beni demaniali, la loro alienabilit presuppone la sdemanializzazione a seguito del procedimento di verifica.
Il Presidente relatore ricorda infine che tali procedure superano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 283 del 2000, che attualmente regola le alienazioni.
Il medesimo Capo detta altres norme in materia di prelazione e di commercio di beni culturali.
Tra le principali novit, il Presidente relatore segnala l'attribuzione della facolt di esercitare la prelazione anche alle regioni e agli altri enti pubblici e il ricorso alla "determinazione del terzo" per la fissazione del prezzo in caso di mancata accettazione della determinazione ministeriale.
Il successivo Capo disciplina la circolazione dei beni culturali in ambito internazionale, recependo fra l'altro la normativa pi recente, di cui il Testo unico non aveva potuto tenere conto. Viene altres reintrodotto l'istituto dell'uscita temporanea dei beni culturali dal territorio nazionale, gi presente nella legge n. 1089 del 1939 e inopinatamente soppresso dal Testo unico. Ci, al fine di corrispondere alla sentita esigenza di partecipazione a mostre o esposizioni internazionali, sia pure in un contesto di efficace tutela. Anche la Commissione si era del resto espressa in tal senso - ricorda il Presidente relatore - nel corso dell'esame dello schema di decreto poi divenuto il Testo unico n. 490 del 1999.
Partizioni successive disciplinano indi i ritrovamenti e le scoperte e le espropriazioni, anche in questo caso adeguando l'ordinamento alla normativa pi recente. In tema di ritrovamenti, il Presidente relatore esprime un giudizio positivo in particolare sulle disposizioni che consentono, a richiesta dell'interessato, il pagamento del premio anche in forma di sgravio, nonch la corresponsione di acconti.
Il Titolo II invece dedicato alla fruizione e valorizzazione dei beni culturali.
In particolare, l'articolo 101 reca una puntuale definizione dei singoli luoghi della cultura (museo, biblioteca, archivio, area archeologica, parco archeologico, complesso monumentale), di cui evidenzia la destinazione alla pubblica fruizione.
L'articolo 102 dispone peraltro che la fruizione dei luoghi appartenenti alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali assicurata nel rispetto dei principi fondamentali fissati dal codice ed in conformit con la legislazione regionale.
L'articolo 103 sancisce che l'accesso ai luoghi pubblici della cultura pu essere gratuito o a pagamento. Il comma 2 estende tuttavia alle biblioteche e agli archivi pubblici la gratuit dell'accesso per fini di lettura, studio e ricerca. Esso sancisce altres la parit di trattamento fra i cittadini dell'Unione europea in materia di accesso agevolato, in ottemperanza ad una recente pronuncia della Corte di giustizia della Comunit europea.
L'articolo 104 disciplina la fruizione dei beni di propriet privata, sopprimendo il potere ministeriale di disporre unilateralmente le modalit di visita in caso di mancato accordo con il proprietario in quanto eccessivamente lesivo della propriet privata. Trattandosi di una modalit di fruizione, tale soppressione non appare in contrasto con i principi della legge di delega, che impongono di far salvi i livelli di tutela attualmente esistenti. L'articolo prevede inoltre forme di incentivazione economica da parte delle regioni in favore dei privati che acconsentono ad una maggiore fruizione dei beni di loro propriet.
Specifiche disposizioni riguardano la fruizione degli archivi, che stata in particolare adeguata al decreto legislativo n. 281 del 1999.
Il Capo II regola la valorizzazione dei beni culturali, disponendo che essa sia ad iniziativa pubblica o privata. Quella pubblica consiste nella costituzione ed organizzazione stabile di risorse, strutture o reti, nonch nella messa a disposizione di competenze tecniche o risorse finanziarie o strumentali. Quella privata riconosciuta come attivit socialmente utile a fini di solidariet sociale. L'articolo 117 stabilisce altres che qualora l'attivit di valorizzazione pubblica abbia ad oggetto beni culturali altrui, pubblici o privati, costituisce servizio pubblico e ad essa si applicano quindi principi di carattere comunitario relativi alla libert di partecipazione, pluralit dei soggetti, continuit di esercizio, parit di trattamento, economicit e trasparenza della gestione.
Gli articoli 118 e 119 sono dedicati, rispettivamente, alla valorizzazione dei beni di appartenenza pubblica e di propriet privata.
Per quanto riguarda i beni di appartenenza pubblica, l'articolo 118 individua negli accordi di programma lo strumento ordinario per lo svolgimento coordinato, armonico e integrato della valorizzazione. In tal modo, si ritenuto di superare ogni possibile contrapposizione o rivendicazione di competenze che il nuovo testo degli articoli 117 e 118 della Costituzione potrebbe altrimenti innescare.
Nelle attivit di valorizzazione possono altres trovare spazio e coinvolgimento anche le associazioni di volontariato.
L'articolo 119 prevede forme di sostegno pubblico alle attivit di valorizzazione di beni culturali privati, in rapporto alla rilevanza dei beni stessi.
L'articolo 120 introduce a sua volta una significativa novit: la fissazione dei livelli minimi di valorizzazione che i soggetti responsabili della gestione delle attivit e dei servizi pubblici sono tenuti ad assicurare al fine di fornire una ospitalit standard ai visitatori.
L'articolo 121 prevede che la gestione delle attivit di valorizzazione possa essere diretta o indiretta. La gestione diretta svolta attraverso strutture organizzative interne alle Amministrazioni, dotate di adeguata autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile. Qualora non sia possibile ricorrere alla gestione diretta, si provvede in forma indiretta mediante affidamento o concessione ad altri soggetti, previa valutazione comparativa degli obiettivi e dei relativi mezzi, metodi e tempi. Si tratta di una innovazione di grande rilievo, che si muove nel solco della legge Ronchey ampliandone la portata (originariamente limitata ai "servizi aggiuntivi") in considerazione dell'esperienza positiva maturata negli ultimi dieci anni. In particolare, la norma prevede che si proceda in via prioritaria all'affidamento diretto a fondazioni, associazioni, consorzi o societ di capitali partecipati in misura prevalente dall'amministrazione pubblica; in via subordinata, prevede la concessione a terzi. Il titolare dell'attivit o del servizio pu peraltro partecipare al patrimonio o al capitale anche con il conferimento in uso del bene oggetto di valorizzazione.
L'articolo 123 riguarda nello specifico i cosiddetti "servizi aggiuntivi", dandone puntuale elencazione e prevedendo che essi possano essere gestiti in forma integrata con i servizi di pulizia, vigilanza e biglietteria.
Gli articoli 124 e 125 dispongono rispettivamente la promozione di attivit di studio e ricerca e la diffusione della conoscenza del patrimonio culturale nelle scuole, aspetti questi fra i pi significativi della valorizzazione.
Gli ultimi due articoli del Capo (126 e 127) introducono due novit di grande rilievo: da un lato, l'articolo 126 configura una particolare forma di sponsorizzazione al fine di tenere conto delle peculiarit dei beni culturali; dall'altro, l'articolo 127 prevede la stipula di protocolli d'intesa con le fondazioni bancarie che statutariamente perseguano scopi di utilit sociale nel settore dell'arte e dei beni culturali, al fine di garantire l'equilibrato impiego delle risorse finanziarie messe a disposizione.
L'ultimo Titolo della Parte seconda reca norme transitorie e finali con particolare riferimento alle notificazioni e dichiarazioni emanate in forza della normativa previgente.
Quanto alla Parte terza, il Presidente relatore ribadisce l'opportunit di attendere le valutazioni della Commissione ambiente. Rileva peraltro fin d'ora l'esigenza di un coordinamento con la delega, contestualmente all'esame del Parlamento, che prevede la depenalizzazione dei reati relativi al deturpamento delle aree protette.
Analogamente, per la Parte quarta ribadisce l'opportunit di attendere le valutazioni della Commissione giustizia.

Il seguito dell'esame quindi rinviato.

Proposta di nomina del Presidente del consiglio di amministrazione della Societ per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo - ARCUS S.p.A. (n. 89)
(Parere al Ministro per i beni e le attivit culturali, ai sensi dell'articolo 10, comma 6, della legge 8 ottobre 1997, n. 352. Esame. Parere favorevole)

Riferisce alla Commissione il presidente relatore ASCIUTTI (FI), il quale, dopo aver ricordato che la legge n. 291 del 2003 ha istituito la Societ per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo - ARCUS, passa ad illustrare il prestigioso curriculum del dottor Ciaccia, del quale il Ministro ora propone la nomina alla presidenza della stessa. Il Presidente relatore invita conclusivamente la Commissione ad esprimere un parere senz'altro favorevole sulla proposta di nomina in titolo.

La senatrice ACCIARINI (DS-U), pur riconoscendo le indiscutibili competenze del dottor Ciaccia nel settore amministrativo-contabile, avrebbe giudicato tuttavia preferibile l'individuazione di una figura con particolare esperienza sulle tematiche relative al patrimonio culturale. Del resto, ella osserva, si tratta di una scelta in linea con la trasformazione, sulla quale il suo Gruppo si espresse in senso contrario, della Societ italiana per i beni culturali (SIBEC), fortemente collegata alle tematiche proprie della salvaguardia del patrimonio culturale, nella nuova societ ARCUS, che si caratterizza di contro per un maggior collegamento a questioni di natura economico-finanziaria.
Oltretutto ella critica le modalit adottate per la nomina del presidente della Societ, anche in considerazione del fatto che al momento non si conosce la composizione del consiglio di amministrazione.
Conclusivamente annuncia, a nome del proprio Gruppo di appartenenza, il voto di astensione.

La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U), a nome del suo Gruppo, condivide le considerazioni svolte dalla senatrice Acciarini, con particolare riferimento all'individuazione per la presidenza della Societ di un illustre esperto in materie di carattere gestionale ed amministrativo, mettendo cos in secondo piano gli aspetti professionali pi strettamente connessi alle tematiche afferenti i beni culturali, che dovrebbero piuttosto caratterizzare la funzione direzionale in tale campo. Preannuncia dunque, a nome del suo Gruppo, il voto di astensione.

Poich nessuno chiede di intervenire, si passa alla votazione a scrutinio segreto, alla quale partecipano i senatori: ACCIARINI, ASCIUTTI, BETTA, BEVILACQUA, BIANCONI, BRIGNONE, CORTIANA, D'IPPOLITO (in sostituzione del senatore Gentile), FAVARO, GABURRO, MODICA, MONTICONE, MUGNAI (in sostituzione del senatore Delogu), PIANETTA (in sostituzione del senatore Barelli), SOLIANI, SCALERA (in sostituzione del senatore D'Andrea), e SUDANO. La proposta di esprimere parere favorevole sulla nomina del dottor Ciaccia approvata a maggioranza, risultando 11 voti favorevoli, nessun voto contrario, 5 astenuti e 1 scheda bianca.


IN SEDE DELIBERANTE
(2517) Deputati DE GHISLANZONI CARDOLI e ARMANI. - Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell' architettura rurale,approvato dalla Camera dei deputati
(Seguito della discussione e rinvio)

Riprende la discussione, sospesa nella seduta del 25 novembre scorso.

Interviene nel dibattito il senatore BRIGNONE (LP), il quale preannuncia anzitutto l'intenzione di presentare proposte emendative volte a migliorare il testo del disegno di legge, che peraltro giudica in gran parte condivisibile. Si evidenziano tuttavia, prosegue l'oratore, alcuni limiti relativi agli aspetti finanziari, ed in particolare all'opportunit di circoscrivere gli interventi che, a suo avviso, sono eccessivamente frammentati.
Egli rileva inoltre che spesso mancata l'occasione di discutere, nell'ambito della Commissione, sulle questioni relative alla qualit dell'architettura, che erano oggetto peraltro del disegno di legge n. 4324 della scorsa legislatura, e del paesaggio storico italiano, che costituiscono importanti risorse sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista socio-economico.
Apprezza in particolare il riferimento, recato dall'atto in titolo, al paesaggio storico, ed in particolare per la collocazione temporale scelta, compresa tra il XIII e XIX secolo, sottolineando soprattutto l'opportunit che il bene culturale sia collocato in un contesto storico che lo qualifichi nella sua dimensione complessiva.
Passando a considerare alcune possibili migliorie al testo, egli si sofferma sull'articolo 2, nel quale si prevede che le regioni possono individuare gli insediamenti di architettura rurale presenti nel proprio territorio. Al riguardo egli ritiene limitativa e generica tale previsione, atteso che in quest'ambito gli enti locali devono svolgere un ruolo pi significativo, d'intesa con le regioni.
Egli giudica inoltre particolarmente importante che si intervenga al fine di salvaguardare le diverse tipologie di architettura rurale, anche in considerazione della circostanza che, a seguito del boom economico, l'edilizia rurale ha subito nel tempo una trasformazione in senso negativo, con l'introduzione di modelli architettonici tipici della realt urbana.
Sottolinea altres la rilevanza dell'obiettivo perseguito dal disegno di legge di promuovere il rispetto dell'identit dei territori, nei quali vi ancora un tessuto a forte vocazione agricola.
Conclusivamente, attesa l'esiguit dei finanziamenti previsti, egli ribadisce l'intenzione di presentare emendamenti al fine di concentrare le risorse su alcuni interventi prioritari, particolarmente meritevoli, nell'ottica della conservazione dell'identit rurale del territorio.

Il presidente relatore ASCIUTTI (FI), in considerazione dell'imminente chiusura dell'esercizio finanziario per il 2003, sollecita la Commissione ad approvare con rapidit il provvedimento in esame, al fine di evitare il rinvio del testo alla Camera dei deputati.

La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) giudica il provvedimento invero interessante, per il suo significato simbolico e culturale di tutela, recupero e valorizzazione del paesaggio storico oltre che dei singoli insediamenti.
Ella giudica altres positivamente la trasformazione che il provvedimento ha subito alla Camera dei deputati, rispetto al testo originariamente presentato, spostando l'attenzione da una realt prettamente locale all'intero territorio nazionale.
Ai sensi del nuovo Titolo V della Costituzione, il provvedimento assegna altres un apprezzabile ruolo di rilievo alle regioni nell'individuazione delle aree da tutelare, evidentemente di concerto con gli enti locali e con la collaborazione delle soprintendenze.
Per il buon funzionamento della legge, peraltro decisiva la dotazione finanziaria. Al riguardo, comunque da valutare positivamente la previsione di sponsorizzazioni, lasciti, iniziative di privati.
Dopo aver ribadito l'importanza del patrimonio rurale e dei suoi valori culturali e civili, ella d indi atto a tutte le forze politiche di un impegno serio e costruttivo sulla regolamentazione del paesaggio in termini di qualit, contrariamente in quanto in altra sede avvenuto con riferimento ad esempio ai fenomeni di abusivismo.
Predisponendo tale strumento di tutela, l'Italia si inserisce peraltro in un circuito europeo che gi da tempo valorizza le tradizioni ed identit nazionali. Anche i piani regolatori delle regioni e degli enti locali hanno del resto avviato lo studio di meccanismi di salvaguardia di questa filiera.
Non va tuttavia dimenticata la trasformazione subita dall'architettura rurale a seguito del processo di industrializzazione che ha spesso visto la costruzione dei primi capannoni industriali proprio accanto alle case rurali.
Auspica quindi che vi sia la possibilit, compatibilmente con l'esigenza di approvare sollecitamente il provvedimento, di arricchirlo in questo senso.

Il senatore MONTICONE (Mar-DL-U) giudica a sua volta positivamente il disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati. Tuttavia, qualora i tempi non permettessero l'approvazione di emendamenti, sollecita quanto meno alcuni ordini del giorno che si facciano carico di qualche indispensabile chiarimento.
In primo luogo, ricorda la vastissima documentazione elaborata sul territorio a partire dagli anni Sessanta, che ha condotto a collezioni regionali di grande interesse storiografico, da tenere assolutamente in considerazione ai fini del provvedimento.
Sottolinea inoltre l'aspetto popolare della normativa prevista ed auspica un coordinamento, al comma 3 dell'articolo 4, con l'emanando codice dei beni culturali.

Il senatore BETTA (Aut) dichiara di non opporsi all'ulteriore iter del provvedimento. Lo ritiene tuttavia invasivo delle competenze esclusive di cui le autonomie speciali godono in materia. Vista la ristrettezza dei tempi a disposizione per l'approvazione definitiva, auspica quindi che di tale preoccupazione si tenga quanto meno conto in sede di ordini del giorno. E' evidente infatti il rischio di un ricorso alla Corte Costituzionale per dichiarare l'illegittimit di una legge irrispettosa delle autonomie speciali. Preannuncia comunque fin d'ora la propria astensione sul provvedimento.

Su proposta del presidente relatore ASCIUTTI (FI), la Commissione conviene infine di fissare a venerd prossimo, 5 dicembre, alle ore 12, il termine per la presentazione di emendamenti.

Il seguito della discussione quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 16,30.



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