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VII Commissione Senato - Resoconto della 250a seduta- 4 dicembre 2003 (Biennale)
2003-12-04

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2003
250a Seduta

Presidenza del Vice Presidente
BEVILACQUA


La seduta inizia alle ore 15.


SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE

La senatrice ACCIARINI (DS-U) lamenta l'assenza del rappresentante del Governo.

Replica il presidente BEVILACQUA (AN), il quale comunica che il sottosegretario Pescante è impegnato all'estero per motivi istituzionali. La presenza del Governo non è peraltro richiesta dal Regolamento per l'esame dei provvedimenti all'ordine del giorno della seduta odierna.

IN SEDE CONSULTIVA

Schema di decreto legislativo recante: "Modifiche al decreto legislativo 29 gennaio 1998, n. 19, di trasformazione dell'ente pubblico "La Biennale di Venezia" in persona giuridica privata denominata "Società di cultura La Biennale di Venezia"" (n. 308)
(Osservazioni alla Commissione parlamentare consultiva in ordine all'attuazione della riforma amministrativa. Esame e rinvio)

Riferisce alla Commissione il senatore FAVARO (FI), il quale ricorda anzitutto che la Biennale di Venezia, nata nel 1893 come esposizione artistica nazionale, trasformata in Ente autonomo nel 1930, è stata a lungo disciplinata dalla legge n. 438 del 1973. Successivamente, nel corso della scorsa legislatura, il Governo adottò, previo parere favorevole della Commissione parlamentare consultiva per l'attuazione della riforma amministrativa, il decreto legislativo n. 19 del 1998, in attuazione della delega recata dall'articolo 11, comma 1, lettera b), della legge n. 59 del 1997 (cosiddetta Bassanini 1).
Tale provvedimento si inseriva in un più generale processo di riordino degli enti di cultura, diretto a trasformare tali enti in soggetti di diritto privato, nel presupposto che tale forma giuridica fosse più idonea a garantire qualità ed efficienza alla loro attività istituzionale. Si proponeva altresì la razionalizzazione del numero dei componenti degli organi, ritenuti in eccesso, nonché la separazione tra gestione e direzione culturale, attraverso la creazione di organi distinti.
L'Esecutivo, prosegue l'oratore, motivò la scelta di attuare la delega legislativa con l'esigenza di favorire una più rapida entrata in vigore della disciplina, ancorché fosse ormai prossima l'approvazione del disegno di legge n. 1276, relativo alla Società di cultura "la Biennale di Venezia".
Il decreto legislativo n. 19 del 1998 ripropose comunque la disciplina recata dal disegno di legge, ad eccezione della parte relativa alle disposizioni tributarie, la cui inclusione nel provvedimento avrebbe condotto ad un eccesso di delega.
Nonostante la validità degli obiettivi che si intendevano perseguire con tale atto, rileva il relatore, la sua applicazione ha tuttavia mostrato evidenti limiti, soprattutto di tipo organizzativo, che hanno pertanto indotto l'attuale Governo a promuovere, sulla base dell’articolo 1 della legge n. 137 del 2002, un nuovo schema di decreto legislativo diretto a modificare la disciplina vigente e sul quale la Commissione, a differenza di quanto avvenne per il decreto legislativo n. 19 del 1998, è ora chiamata ad esprimere le proprie osservazioni alla Commissione parlamentare consultiva in ordine all'attuazione della riforma amministrativa.
Il relatore sottolinea che lo schema di decreto si propone di porre rimedio, oltre ai problemi organizzativi, conseguenti alle anomale sovrapposizioni fra le competenze dei vari organi e alla mancanza di un effettivo raccordo fra gli stessi, anche all'insoddisfacente apporto finanziario dei privati, nonché affrontare la questione del mancato coordinamento tra le iniziative assunte dall'ente e quelle poste in essere dagli altri soggetti operanti nel settore.
Passando all'esame dello schema di decreto in titolo, egli rileva che l'articolo 1 è diretto a mutare la denominazione "Società di cultura La Biennale di Venezia" in "Fondazione la Biennale di Venezia". In proposito, per ragioni di mera tecnica legislativa, egli segnala l'opportunità di dare conto, anche nel titolo dello schema, che il provvedimento è diretto a trasformare l'ente in Fondazione.
L'articolo 2 conferma nella sostanza le disposizioni già previste dall'articolo 2 del decreto legislativo n. 19 del 1998, con il quale si attribuisce all'ente la personalità giuridica di diritto privato e lo si sottopone alle regole del codice civile.
L'articolo 3, oltre a ribadire il mancato perseguimento di fini di lucro, nonché gli scopi istituzionali, fra i quali lo studio, la ricerca e la documentazione nel campo delle arti, la circolazione del suo patrimonio artistico, attribuisce altresì alla Fondazione, previa autorizzazione del Ministero, la facoltà di partecipare a società di capitali, ovvero di promuoverne la costituzione.
Questa previsione offre, osserva il relatore, una modalità d'investimento mobiliare, nella quale collocare parte del patrimonio, la cui costituzione rappresenta uno dei principali obiettivi dell'intervento correttivo.
Quanto all'articolo 4, esso, oltre ad abrogare alcune norme di natura transitoria, ribadisce i contenuti dello statuto, già recati dall'articolo 4 del decreto legislativo n. 19 del 1998, limitandosi ad includere anche la modalità di organizzazione delle mostre, delle attività di studio, ricerca e sperimentazione.
Relativamente all'articolo 4, comma 2, del decreto legislativo n. 19 del 1998, peraltro non modificato dallo schema in titolo, nonché ovunque altro ricorra, egli suggerisce di sostituire il riferimento ormai superato al "Ministero per i beni culturali e ambientali" con quello, corretto, di "Ministero per i beni e le attività culturali", così come del resto l'espressione "Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica" dovrebbe essere sostituita con quella di "Ministero dell'economia e delle finanze".
All'articolo 5 restano ferme le norme sulla partecipazione dei soggetti pubblici e privati alla Fondazione, salva l'introduzione di un'esplicita previsione che specifica l'applicabilità nei confronti dei soci privati della disciplina su recesso e cause di esclusione degli associati, contemplata dall'articolo 24 del codice civile.
L'articolo 6, a sua volta, novella l'articolo 6 del decreto legislativo n. 19 del 1998, prevedendo che il patrimonio della Fondazione sia composto, oltre che da donazioni e lasciti ereditari (per l'accettazione dei quali viene esplicitata l'applicabilità dell'articolo 473 del codice civile), nonché da beni di proprietà della stessa, anche da beni mobili ed immobili conferiti dallo Stato o da altri soci per tale finalità.
Si stabilisce inoltre, al comma 2, che l'ammontare dei conferimenti al patrimonio costituisce il fondo di dotazione della Fondazione.
Le novità introdotte dall'articolo 6 perseguono dunque, ad avviso del relatore, l'obiettivo di favorire la formazione di un patrimonio che consenta alla Fondazione di operare con maggiore capacità ed autonomia nei settori di sua competenza, nonché di rispettare la normativa del codice civile che, per le fondazioni, prevede come requisito sostanziale l'esistenza del patrimonio.
Quanto all'articolo 7, esso novella l'articolo 7 del citato decreto legislativo n. 19, eliminando anzitutto dall'elencazione degli organi della Biennale il comitato scientifico, nonché l'assemblea dei privati, la quale peraltro, a tutt'oggi, non è mai stata costituita. Anche in considerazione della diversa composizione del consiglio di amministrazione, viene altresì abrogata la previsione secondo cui i componenti del consiglio di amministrazione non rappresentano (né rispondono a) coloro che li hanno nominati.
Tuttavia, in nome dell'autonomia dell'ente, egli manifesta perplessità su tale disposizione, auspicando che i componenti del consiglio di amministrazione non abbiano vincoli di mandato.
Al comma 3 restano ferme sia la durata quadriennale degli organi che il limite dei due mandati per la carica di presidente e di componente degli altri organi, mentre si esclude, a suo avviso correttamente, l'applicazione di detta disciplina nei confronti dei componenti di diritto del consiglio di amministrazione (il sindaco di Venezia, il presidente della regione Veneto e il presidente della provincia di Venezia).
L'articolo 8, nel novellare l'articolo 8, comma 2, del decreto legislativo n. 19, attribuisce anzitutto al presidente il compito di individuare una terna di nomi da sottoporre al consiglio di amministrazione per il conferimento dell'incarico di direttore generale (che sostituisce il coordinatore generale, come si dirà a commento dell'articolo 17). Rispetto alla normativa vigente, esso non conferma, fra le attribuzioni presidenziali, il potere di sottoscrivere i contratti e gli altri atti fonte di obbligazioni, che - di contro - viene attribuito al direttore generale. Si tratta, osserva il relatore, di una norma diretta a garantire il rispetto del principio della separazione delle funzioni di programmazione da quelle di mera gestione.
Con riferimento al consiglio di amministrazione, l'articolo 9 modifica la normativa vigente stabilendo innanzitutto che tale organo è nominato con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali. Quanto ai componenti, oltre al Sindaco di Venezia, in qualità di vicepresidente della Fondazione, al Presidente della regione Veneto (o un suo delegato), al Presidente della provincia di Venezia (o un suo delegato), sono altresì previsti i rappresentanti (da uno a tre) designati dai soggetti privati che abbiano conferito complessivamente almeno il 20 per cento del patrimonio e che si impegnino a partecipare, in analoga misura, alle spese di gestione.
Al riguardo, il relatore esprime apprezzamento per la riduzione di detta quota di partecipazione, attualmente fissata nel 25 per cento, che costituisce indubbiamente, a suo avviso, un ulteriore incentivo per i privati ad aderire alla Fondazione. Peraltro, egli avverte che la prevalenza del pubblico deve essere garantita anche nelle società eventualmente costituite.
Inoltre, egli giudica non adeguatamente motivata la scelta di non consentire al Sindaco di Venezia di essere rappresentato da un suo delegato, così come è invece possibile per i Presidenti della provincia e della regione.
Passando ai compiti del consiglio di amministrazione, recati dall'articolo 10 del decreto legislativo del 1998, così come novellato dal provvedimento in esame (articolo 10), essi risultano senz'altro ampliati, anche dall'attribuzione di alcune funzioni attualmente spettanti al comitato scientifico, di cui si dispone l'abrogazione. Si prevedono, anzitutto, la competenza a definire l'organizzazione degli uffici, la nomina e revoca dei comitati di direzione e del direttore generale, nonché la determinazione dei compensi spettanti ai componenti degli organi (previa approvazione del Ministero, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze). Fra le principali novità il relatore segnala inoltre il potere di deliberare in ordine sia all'ammissione di nuovi soci (previa approvazione del Ministero, entro trenta giorni dalla sua ricezione della delibera), sia alla nomina del rappresentante della Fondazione presso la consulta, organo di consulenza istituito dall'articolo 11.
Con specifico riferimento alla programmazione dell'attività della Fondazione, si attribuisce al consiglio, oltre alla definizione degli indirizzi generali, sulla base dei pareri resi dalla consulta, il compito di adottare il documento programmatico pluriennale, recante fra l'altro, le priorità, gli obiettivi strategici e i relativi programmi di intervento.
Fra le altre novità introdotte, egli segnala indi la soppressione della previsione secondo cui, nell'ambito degli stanziamenti deliberati dal consiglio di amministrazione sulla base di progetti, alle attività di carattere permanente deve essere assegnato almeno del 15 per cento dello stanziamento complessivo del settore. Al riguardo, atteso che la relazione illustrativa allegata al provvedimento non offre alcuna specifica motivazione, ritiene opportuno chiedere opportuni chiarimenti al Governo.
Giudica poi senz'altro opportuna la previsione recata al comma 2 dell'articolo 10, in virtù della quale, in caso di parità di voti, prevale quello espresso dal presidente, al fine di assicurare maggiore certezza e speditezza nell'adozione delle principali determinazioni della Fondazione. Rileva peraltro che, attesa la delicatezza delle determinazioni riferite all'adozione sia delle norme che degli atti programmatici, si richiede, in questi casi, il voto favorevole del presidente.
L'articolo 11, nel sopprimere il comitato scientifico, istituisce la consulta, organo consultivo, composto dai rappresentanti delle Fondazioni La Biennale di Venezia, La Triennale di Milano, La Quadriennale di Roma, il Teatro La Fenice di Venezia, dell'Ente Teatrale Italiano, di Cinecittà Holding Spa e della Fondazione Scuola Nazionale di Cinema, con il compito di esprimere pareri in merito ai programmi e agli indirizzi di carattere culturale ed artistico.
Al riguardo, egli invita peraltro il Governo a considerare la possibilità di sopprimere tale organo, la cui istituzione, a suo avviso, rischierebbe di appesantire la struttura organizzativa della Biennale e inserirebbe soggetti estranei nella formulazione dei programmi e degli indirizzi. Del resto, osserva, si tratta di un organo, ancorché di natura prettamente consultiva, che non ha omologhi negli altri enti vigilati dal Ministero. In tal senso egli ricorda che si è altresì espresso il consiglio comunale di Venezia, con un ordine del giorno approvato pressoché all'unanimità. Al contrario, sarebbe preferibile confermare l'attuale comitato scientifico, del quale bisognerebbe chiamare a far parte uomini di cultura di fama internazionale.
Restano altresì ferme le disposizioni recate dagli articoli 12, relative alla composizione del collegio dei revisori dei conti, salvo l'incremento dal 5 al 10 per cento della quota di partecipazione al patrimonio della Fondazione da parte di un soggetto privato richiesta per la designazione di un membro del collegio, e 13, sui compiti della Fondazione, del decreto legislativo n. 19 del 1998.
Quanto all'articolo 13 dell'atto in titolo, esso introduce la novella dell'articolo 14 del decreto legislativo n. 19 del 1998, concernente la nomina e le competenze dei direttori dei settori di attività culturali, che, a differenza del testo vigente, devono essere scelti tra personalità particolarmente esperte nelle discipline relative alla progettazione e alla realizzazione dei programmi di attività dei settori di rispettiva competenza.
Al comma 3, si introduce la possibilità, demandata allo statuto, di attribuire, in considerazione della complessità di taluni programmi, le funzioni di direzione dei settori di attività culturali, anche per specifici interventi, ad un collegio di non più di tre membri. Tuttavia, la limitazione dell'autonomia dei direttori di settore rischia di allontanare personalità di alto prestigio culturale e impone pertanto una più accurata riflessione.
Al comma 7, inoltre, si stabilisce che le modalità di nomina di curatori delle manifestazioni temporanee, funzione attualmente svolta dal comitato scientifico, di cui si prefigura la soppressione, siano stabilite nello statuto.
Mentre gli articoli 15 (archivio storico delle arti contemporanee) e 16 (svolgimento delle attività culturali) del decreto legislativo n. 19 non sono oggetto di modifica, l'articolo 17, che disciplina la figura del coordinatore generale, è novellato dall'articolo 14 dello schema in titolo.
Rispetto al precedente testo, viene introdotta la figura del direttore generale, nominato dal consiglio di amministrazione nell'ambito di una terna di nominativi formulata dal presidente, cui sono attribuiti, oltre ai compiti precedentemente spettanti al coordinatore generale, anche quelli relativi alla sottoscrizione dei contratti e gli atti fonte di obbligazioni, in precedenza rimessi al presidente. La scelta della terna di nominativi suscita tuttavia qualche perplessità.
Restano poi ferme le disposizioni recate dagli articoli 18, 21, 22 e 23 del decreto legislativo n. 19 del 1998, relative - rispettivamente - al personale, alle scritture contabili e al bilancio, alla conservazione dei diritti e delle situazioni giuridiche spettanti all'Ente originario, e all'amministrazione straordinaria.
Anche con riferimento agli articoli 19 e 20 del decreto legislativo n. 19 del 1998, relativi rispettivamente alle disponibilità finanziarie nonché al patrimonio e gestione finanziaria, gli articoli 15 e 16 dello schema in esame ne confermano sostanzialmente la disciplina. Essi si limitano infatti ad aggiungere al comma 1 dell'articolo 19 la lettera c-bis), che contempla fra le disponibilità finanziarie della Fondazione anche i contributi in conto esercizio erogati dai soci privati, nonché l'ulteriore richiamo all'articolo 473 del codice civile, in materia di accettazione di lasciti ereditari, operato all'articolo 20.
Anche in materia di vigilanza da parte del Ministero, la disciplina vigente (articolo 24 del decreto legislativo n. 19 del 1998) è sostanzialmente confermata, atteso che l'articolo 17 dell'atto in titolo si limita a prevedere, tra i poteri ministeriali, l'adozione degli atti di indirizzo, conseguenti all'esito di eventuali ispezioni.
Onde assicurare il massimo rispetto dell'autonomia dell'istituto, egli giudica peraltro preferibile chiarire che la vigilanza deve limitarsi a certificare la conformità dell'attività della Biennale con gli indirizzi fissati dal Ministero.
L'articolo 18 dispone, a sua volta, l'abrogazione delle disposizioni riferite all'amministrazione provvisoria, nonché alla stima del patrimonio, contemplate dagli articoli 25 e 26 del citato decreto legislativo n. 19, atteso che - come si legge nella relazione illustrativa allegata al provvedimento - la prima ha una natura prettamente transitoria, mentre la seconda contrasta con l'applicabilità, anche in questo ambito, della normativa civilistica.
Quanto infine all'articolo 19, esso dispone che entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto legislativo sono nominati il presidente, nonché membri del consiglio di amministrazione e del collegio dei revisori dei conti. L'adeguamento delle norme statutarie alle disposizioni recate dal decreto legislativo deve inoltre avvenire entro i successivi 90 giorni, trascorsi i quali il Ministero nomina, a tal fine, un commissario.
Il relatore dà infine conto dell'attuale stato di agitazione del personale dell'ente, iniziato peraltro ben prima dell'adozione dello schema in titolo, che esprime forte preoccupazione per il processo di riorganizzazione in atto, con particolare riferimento alla necessità che siano garantiti gli attuali livelli occupazionali. In merito all'atto in titolo, il personale esprime soprattutto riserve sull'opportunità di procedere ad un ulteriore intervento di riordino, a così breve tempo dal precedente, chiedendo altresì adeguate garanzie in ordine alla salvaguardia della libertà di espressione artistica, nonché dell'autonomia culturale e gestionale dell'ente.
Il relatore raccomanda conclusivamente l'espressione di osservazioni favorevoli con i rilievi suesposti volti in particolare a salvaguardare l'autonomia della Biennale, in conformità con il già citato ordine del giorno del consiglio comunale di Venezia.

Nel dibattito interviene il senatore BASSO (DS-U), il quale prende atto positivamente delle considerazioni critiche espresse dal relatore in ordine all'istituzione della consulta, alla scelta del direttore generale nell'ambito di una terna di nominativi formulata dal presidente e ad altri specifici punti.
Così com'è, lo schema di decreto legislativo configura infatti un attacco pesante all'autonomia della Biennale e alla sua stessa origine, inscindibilmente legata alla città di Venezia.
Suscita dunque stupore che il decreto sia stato elaborato senza il coinvolgimento degli enti locali e territoriali di riferimento, che pure sono toccati assai da vicino dalla riforma.
A difesa dell'autonomia della Biennale è quindi insorta la città, con un coro di proteste e di critiche provenienti sia dal mondo politico che da quello culturale. In particolare, è da segnalare che le reazioni negative sono provenute non solo dal comune e dalla provincia di Venezia, ma anche dalla giunta regionale.
E' altresì da segnalare l'ordine del giorno approvato all'unanimità dal consiglio comunale, cui ha fatto riferimento lo stesso relatore, alla cui stesura hanno contribuito anche esponenti della maggioranza di Governo.
Egli chiede quindi al Governo di ritirare lo schema di riforma per consentire una più approfondita discussione. In alternativa, chiede modifiche radicali, parte delle quali evidenziate dallo stesso relatore.
Anzitutto giudica assai negativamente l'istituzione della consulta, di cui sarebbero chiamati a far parte rappresentanti di altri enti, atteso che ad essa è demandato il compito di esprimere pareri sui programmi della Biennale. Ciò ridurrebbe infatti l'autonomia dell'istituto e le sue potenzialità creative.
E' inoltre inaccettabile il potere del Ministro di adottare atti di indirizzo sull'attività della Biennale, che tradisce una volontà dirigistica e centralistica di ingerenza politica sulla programmazione.
Suscita poi scalpore l'introduzione di un vincolo di mandato per i componenti del consiglio di amministrazione, trattandosi di istituto che si riteneva superato da tempo.
Altrettanto negativo è il giudizio sulla scelta di affidare la direzione di alcuni programmi a collegi di tre membri anziché ai direttori di settore.
Quanto infine all'obiettivo di attrarre risorse private, occorre porre particolare attenzione a non svendere la Biennale a soci privati, tutelando al contrario gli interessi pubblici e delle istituzioni veneziane.
Nell'auspicare l'audizione del presidente della giunta regionale, della provincia di Venezia e del sindaco, conclude ribadendo l'esigenza, del resto avanzata dallo stesso relatore, di garantire la massima tutela all'autonomia della Biennale, in linea con l'ordine del giorno approvato dal consiglio comunale.

Il presidente BEVILACQUA (AN) osserva che, sull'atto in titolo, la Commissione è chiamata ad esprimere osservazioni alla Commissione bicamerale per la riforma amministrativa. Appare pertanto più opportuno che eventuali richieste di audizioni siano indirizzate a quella sede.
Preso indi atto che nessun altro chiede di intervenire, rinvia il seguito dell'esame.

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