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Senato della Repubblica - XIV Legislatura - 184a Seduta Pubblica
Resoconto sommario e stenografico Mercoledì 5 giugno 2002 (Pomeridiana)

2002-06-05

Discussione del disegno di legge:
(1425) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, recante disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1425, già approvato dalla Camera dei deputati.
I relatori, senatori Franco Paolo e Vizzini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Franco Paolo.
FRANCO Paolo, relatore. Signor Presidente, colleghi senatori, illustrerò sinteticamente gli articoli 1, 2, 5, 6, 7 e 8 del decreto-legge n. 63 del 2002.
Nell'insieme, trattiamo di interventi mirati a contenere i saldi di finanza pubblica (indebitamento netto pari allo 0,5 per cento per l'anno 2002), ad introdurre strumenti per realizzare una gestione del patrimonio dello Stato e a favorire l'esecuzione di interventi infrastrutturali (con partecipazione del capitale privato) assolutamente necessari al contesto economico e sociale italiano.
L'articolo 1 dispone modifiche nelle procedure di versamento e riscossione delle somme versate dai contribuenti alle banche concessionarie. In particolare, si anticipa di due giorni il riversamento a favore dell'erario dell'80 per cento delle somme incassate, che consentirà l'incasso anticipato del gettito tributario nonché un risparmio di interessi, calcolati in circa 26 milioni di euro, destinato in parte all'adeguamento dell'aggio dei concessionari.
Il comma 2 del medesimo articolo contiene una delegificazione, che consente al Governo di provvedere, mediante decreto di natura non regolamentare, a nuove forme di rateizzazioni e compensazioni di entrate di natura anche non tributaria e non erariale e altresì di competenza degli enti territoriali.
L'articolo 2 contiene la revisione e la concentrazione del termine di versamento delle imposte dirette (IRPEF, IRAP, IRPEG), che viene stabilito in un’unica data (20 giugno) posticipando la scadenza per l’IRPEF e anticipando quella per l'IRPEG. L'entità del gettito anticipato è superiore a quello posticipato di circa 6.300 milioni di euro.
Nella legislazione vigente il termine per il versamento del saldo e della prima rata di acconto delle imposte dovute in base alle dichiarazioni dei redditi e a quella dell'imposta regionale sulle attività produttive delle persone fisiche e delle società o associazioni è stabilito dall'articolo 17 del regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica n. 435 del 2001.
L'opportunità di razionalizzare i momenti di versamento ha fatto sì che con il provvedimento in esame venga sostituito il predetto articolo 17 del regolamento, definendo a regime i termini di versamento delle imposte dovute sulla base delle dichiarazioni dei redditi. La modifica consente alle persone fisiche e alle società di persone di usufruire del più esteso termine del 20 giugno per effettuare il versamento delle imposte dovute. Altrettanto dicasi per le componenti soggette all'IRPEG, per le quali è disposta l'anticipazione del termine di versamento.
Tutti i versamenti citati possono essere effettuati entro trenta giorni dalla scadenza, previa corresponsione della maggiorazione in misura fissa dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo.
In merito all'articolo 5, come è noto pendono pronunciamenti comunitari che hanno contestato la legittimità di specifiche misure agevolative previste dalla legislazione nazionale: per questo motivo si è reso necessario il disposto riguardante gli istituti bancari.
Con questo articolo si sospende il regime delle agevolazioni previste a favore delle banche per favorirne il processo di ristrutturazione e di fusione, a causa della decisione della Commissione europea, assunta l'11 dicembre 2001, con la quale sono state dichiarate illegittime, in quanto contrarie alla disciplina europea sugli aiuti di Stato.
La norma in questione sospende solo provvisoriamente le agevolazioni, in attesa della definizione dei ricorsi presentati contro la decisione della Commissione europea sia da un pool di banche interessate sia dal nostro Governo. Pertanto, le maggiori entrate conseguenti alla sospensione sono iscritte in apposita contabilità speciale di tesoreria, fino a quando non si conoscerà l'esito dei ricorsi.
Quanto al passato, il materiale recupero della risultante dell'effetto agevolativo già goduto potrà non di meno realizzarsi, con le apposite misure del caso, una volta che si sarà delineato l'esito dei ricorsi proposti avverso la decisione della Commissione europea poc'anzi citata.
L'articolo 6 prevede un progressivo adeguamento ai princìpi comunitari del regime tributario delle società cooperative
La legge 3 ottobre 2001, n. 366, recante la delega al Governo per la riforma del diritto societario, determina tra l'altro una sostanziale riforma della disciplina delle società cooperative, rivoluzionando l'attuale assetto normativo con l'obiettivo di valorizzare la cooperazione costituzionalmente riconosciuta e tutelata, distinguendola dalla cooperazione a prevalente fattore economico-privatistico.
L'articolo 6 contiene una normativa fiscale transitoria della durata di 2 anni per le società cooperative e loro consorzi in attesa dell'emanazione dei decreti legislativi; inoltre, opera un progressivo adeguamento ai princìpi comunitari del regime tributario delle società cooperative.
In tale contesto, le previsioni recate dalla norma in esame consentono alle società in argomento di avvicinarsi gradualmente alla normativa a regime, frutto del compiuto riordino della disciplina tributaria delle società cooperative e dei loro consorzi, tenuto altresì conto della riforma delle società di capitali.
Al comma 1, mediante il rinvio alla disposizione contenuta nell'articolo 12 della legge n. 904 del 1977, si determina l'esclusione dal reddito imponibile della quota di utili netti annuali destinati a riserva minima obbligatoria.
Il comma 2 disciplina la fattispecie dei cosiddetti ristorni operati dalle cooperative di produzione e lavoro nonché da quelle che cedono beni o servizi e destinati ad aumento del capitale sociale.
Con il comma 3 viene stabilito che gli interessi corrisposti dalle società cooperative e loro consorzi ai propri finanziatori, sempreché persone fisiche residenti nel territorio dello Stato, siano soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta laddove vengano soddisfatte le condizioni previste dall'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973.
L'articolo 7 prevede la costituzione della società Patrimonio dello Stato s.p.a., finalizzata alla valorizzazione, gestione ed alienazione del patrimonio dello Stato. La società è diretta a proseguire gli obiettivi prefissi nel decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, per assicurare una redditività positiva al patrimonio e, conseguentemente, nuove entrate per il bilancio dello Stato.
Alla società il Ministero può trasferire - sottolineo la possibilità e la non necessità del trasferimento - diritti pieni o parziali su beni immobili facenti parte del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato, o anche ogni altro diritto costituito a favore dello Stato stesso. Il capitale della società è comunque posseduto interamente dal Ministero dell'economia e delle finanze.
Il trasferimento di tali diritti è disposto secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. Tale decreto può quindi prevedere che il trasferimento avvenga a titolo di conferimento ovvero di cessione a titolo oneroso. In ogni caso, con il decreto è stabilito il valore da iscrivere nel bilancio della società. Il trasferimento dei beni di particolare valore artistico e storico è effettuato d'intesa con il Ministro per i beni e le attività culturali.
Per fugare il timore che la società possa essere utilizzata per creare debito pubblico al di fuori del bilancio statale, si segnala che il comma 12 prevede l'obbligo di trasferire solo a titolo oneroso i beni della società alla società Infrastrutture di cui all'articolo 8, ed è stato aggiunto un comma 12-bis che prevede che il conto consuntivo, economico e patrimoniale della società debba essere allegato ogni anno al rendiconto generale dello Stato.
È doveroso ricordare che il passaggio dei beni avviene però senza modificare il regime giuridico dei beni demaniali trasferiti né viene ad incidere sui vincoli eventualmente gravanti sui beni trasferiti o su diritti di godimento spettanti a terzi, nel rispetto, esplicitamente richiamato dalla norma in questione, degli articoli 823 e 829, comma 1, del codice civile che definiscono la condizione giuridica del demanio pubblico e le condizioni del suo passaggio al patrimonio.
La società è sottoposta agli indirizzi strategici fissati dal Ministero dell'economia e delle finanze, e al rapporto di lavoro del personale dipendente della stessa società si applicano le norme di diritto privato e la contrattazione collettiva.
Con l'articolo 8, la Cassa depositi e prestiti viene autorizzata a costituire la società Infrastrutture s.p.a., diretta a concedere finanziamenti per la realizzazione di infrastrutture e grandi opere pubbliche, nonché a concedere finanziamenti finalizzati allo sviluppo economico, da elargire per il tramite di banche e istituzioni finanziarie, nonché messi a disposizione di soggetti deputati a sostenere lo sviluppo stesso.
A tal proposito, si riconosce che tale ultima funzione è definita in modo troppo generico nel comma 3, lettera b), auspicando che l’attività della società sia rivolta in maniera assolutamente prevalente al settore delle infrastrutture. Per raggiungere questo fine, la società potrà raccogliere finanziamenti sui mercati internazionali, attraverso l’emissione di titoli o l’assunzione di prestiti a medio e lungo termine a condizioni vantaggiose non perseguibili da un soggetto privato (anche per le garanzie che possono essere concesse dallo Stato con decreto del Ministero dell’economia) ed impiegarli per finanziare la progettazione e realizzazione di opere di pubblica utilità.
Attraverso il cofinanziamento della società costituita dalla Cassa depositi e prestiti, lo Stato potrà assicurare la realizzazione di progetti riducendo il contributo a carico del proprio bilancio ed incentivando i privati a partecipare al finanziamento dei progetti.
In mancanza della partecipazione al finanziamento di questa società, i progetti potrebbero essere realizzati solo con un maggiore onere a carico dello Stato e, in alcuni casi, non si creerebbero le condizioni per consentire l’afflusso di capitali privati per la realizzazione di opere infrastrutturali. La costituzione di questo soggetto, quindi, dato un programma di opere infrastrutturali da realizzare, consente di ridurre l’onere sul fabbisogno statale e di dare un maggiore impulso al completamento di opere essenziali per lo sviluppo produttivo.
Alla società possono anche essere cedute partecipazioni dello Stato, in deroga alle norme attualmente in vigore sulla cessione delle partecipazioni, nonché altri beni e diritti dello Stato e di altri soggetti pubblici. Per quanto riguarda la costituzione della società non vi sono oneri a carico del bilancio statale in quanto il capitale è apportato dalla Cassa depositi e prestiti.
In conclusione, il decreto-legge in via di conversione rappresenta tanto l’improrogabile adempimento di leggi quadro già approvate da questa maggioranza, quanto il prosieguo degli impegni assunti nel DPEF (in particolare per quanto prospettato nel capitolo III.2.8 "Riforme dei mercati dei beni e dei servizi: le privatizzazioni") e di salvaguardia degli obiettivi ed equilibri finanziari. (Applausi dai Gruppi LP e UDC:CCD-CDU-DE).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, apprezzate le circostanze, ritengo che la relazione del senatore Vizzini possa essere rinviata: sarà sicuramente utile riprendere l'esame del provvedimento, senza l’ansia immediata del voto, con un bell’intervento di relazione.
Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.



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