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VII Commissione Senato - Resoconto della seduta del 16 marzo 2004 (Attuazione dell'articolo 117 della Costituzione in materia di beni culturali e paesaggistici)
2004-03-16

VII Commissione - Resoconto di marted 16 marzo 2004
...
Attuazione dell'articolo 117 della Costituzione in materia di beni culturali e paesaggistici.
C. 4263 Chiaromonte.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che il provvedimento in esame stato inserito nel calendario dei lavori della Commissione e iscritto all'ordine del giorno in applicazione delle norme regolamentari in materia di riserva di tempi agli argomenti indicati dai gruppi di minoranza.

Andrea Giorgio Felice Maria ORSINI (FI), relatore, nel riconoscere l'interesse, il rigore concettuale e l'organicit del provvedimento in esame, constata che esso interviene in un quadro legislativo profondamente mutato rispetto al momento della sua presentazione. Ricorda, infatti, come siano nel frattempo entrati in vigore il decreto legislativo n. 42 del 2004, recante Codice dei beni culturali e del paesaggio, e il decreto legislativo n. 3 del 2004, di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali, che hanno profondamente modificato la disciplina delle materie affrontate dal provvedimento in esame. N si tratta unicamente di un problema di coordinamento formale tra la disciplina vigente e quella proposta, problema che potrebbe essere superato tramite gli opportuni accorgimenti tecnici. Infatti, la proposta di legge appare improntata ad uno spirito di contrapposizione rispetto alle scelte operate dal Governo e dalla maggioranza, all'esito di un complesso confronto parlamentare, con i provvedimenti citati. Appare pertanto evidente, a suo avviso, che il provvedimento interviene con l'evidente intento di riaprire un confronto che gi stato svolto, in tempi recenti, nella Commissione e nel paese: un intento che, se appare pienamente legittimo, rischia tuttavia di condurre alla ripetizione di una discussione poco proficua e pregnante di significato. Sottolinea d'altra parte che, nella stessa relazione illustrativa della proposta di legge, si afferma che l'intervento determinato anche dalla volont di correggere alcune storture provocate dal Governo attualmente in carica. quindi implicito, a suo giudizio, un intento di polemica politica da parte dell'opposizione.
Premesso ci, passa ad illustrare il contenuto della proposta di legge, suddivisa in 5 capi e 29 articoli. Il capo I definisce i principi generali e l'ambito di applicazione della legge, ricomprendendo nel patrimonio culturale nazionale i beni e le cose individuati per categorie agli articoli da 1 a 4 del Testo unico n. 490 del 1999. L'articolo 2 reca la definizione del cncetto di patrimonio culturale nazionale, riprendendo la formulazione del decreto legislativo n. 490 del 1999 ed ignorando perci le modifiche introdotte con il Codice dei beni culturali, in particolare con riferimento alla verifica dell'interesse culturale. Si torna cos a una generale presunzione dell'interesse culturale per tutti i beni indicati.
L'articolo 3 definisce le attivit di tutela, anche in riferimento alla circolazione, valorizzazione e promozione dei beni e delle attivit culturali. A suo avviso, il testo della proposta di legge non tiene adeguatamente conto, anche in questa materia, delle innovazioni introdotte con il codice, in particolare per quanto riguarda il concetto di tutela orientata alla fruizione. L'articolo 4, poi, modifica gli articoli 823 e 826 del codice civile, allo scopo di separare l'insieme dei beni culturali da quello pi ampio dei beni demaniali e di quelli del patrimonio dello Stato, e di introdurre il divieto di alienabilit o permuta dei beni di interesse storico, artistico, archeologico e demo-etno-atropologico in qualunque modo e da chiunque rinvenuti nel sottosuolo. Il comma 3 dell'articolo 4 definisce, infine, alcuni principi in materia di alienabilit, prevedendo una procedura di identificazione al termine della quale sono individuati i beni comunque inalienabili, i beni alienabili su autorizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali e i beni che non fanno parte del demanio. Sottolinea che, anche in questo caso, le disposizioni della proposta di legge intervengono in una materia che risulta disciplinata in modo, a suo avviso, pi adeguato e completo dal codice dei beni culturali.
Evidenzia quindi che il capo II ripartisce le funzioni e definisce i criteri del concorso fra Stato, regioni ed enti locali, mediante l'elencazione delle materie riservate allo Stato, sia in termini di potest legislativa che di funzioni amministrative (articolo 6) - cui sono attribuiti poteri cautelari e di surroga rispetto alle funzioni amministrative di tutela e di valorizzazione - nonch dei compiti affidati alle regioni (articolo 10), alle province e ai comuni (articolo 11). L'articolo 12 detta norme in materia di trasferimento delle funzioni dei compiti amministrativi alle regioni. Ricorda al riguardo che gi il Codice stabilisce, all'articolo 5, modalit di cooperazione delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali in materia di tutela del patrimonio culturale, che si esplicano sostanzialmente nell'ambito della Conferenza Stato-regioni attraverso la definizione di accordi o intese. Fa presente che in materia di valorizzazione, le modalit di cooperazioni sono anch'esse definite nel capo II del titolo II del Codice.
Sottolinea poi che l'articolo 7 stabilisce che lo Stato e le regioni definiscano i principi fondamentali e i livelli essenziali della formazione e del reclutamento del personale che, a qualsiasi titolo, viene impegnato in attivit di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale e per il quale sono istituiti elenchi nazionali delle relative professioni. Al proposito, ricorda che, in via generale, la materia della formazione professionale rientra nelle competenze esclusive delle regioni.
Il capo III della proposta di legge prevede la riorganizzazione dell'amministrazione centrale e periferica del Ministero per i beni e le attivit culturali. In particolare l'articolo 13 prevede l'articolazione del Ministero in non pi di sei dipartimenti e ne enuncia esplicitamente cinque. Osserva al riguardo che tale struttura presenta una certa similitudine con quella recentemente introdotta dal decreto legislativo n. 3 del 2004. L'articolo 14 integra i compiti dei soprintendenti regionali che erano previsti dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 368 del 1998. Ricorda che il decreto legislativo n. 3 del 2004 ha per sostituito tale figura con i direttori generali per i beni culturali e paesaggistici, le cui funzioni dovranno essere stabilite con appositi regolamenti.
L'articolo 15 definisce le funzioni delle sopraintendenze di settore previste dall'articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 441 del 2000, quali organi periferici del Ministero per i beni e le attivit culturali. Osserva peraltro che tale regolamento dovrebbe essere in via di superamento da parte delle norme attuative delle nuove disposizioni sull'organizzazione del Ministero introdotte dal decreto legislativo n. 3 del 2004.
L'articolo 16 definisce le istituzioni museali statali quali organi del Ministero peri beni e le attivit culturali che godono, singolarmente o nella forma associata di polo museale, di autonomia scientifica, gestionale e finanziaria. Ricorda che alcuni musei hanno gi ottenuto l'autonomia ai sensi del decreto legislativo n. 368 del 1998, mentre in linea generale i musei dipendono dal soprintendenze competenti per materia. Osserva che tale decreto legislativo prevede in effetti la possibilit di conferire autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria ad alcune sopraintendenze, sul modello di quanto disposto per la sopraintendenza archeologica di Pompei dalla legge n. 352 del 1997.
Il capo IV detta la disciplina della tutela e i principi della valorizzazione, con un generale rinvio ai principi stabiliti dal testo unico n. 490 del 1999. Osserva che tale disposizione deve essere valutata alla luce delle modifiche introdotte dal Codice nella definizione dei citati principi. In particolare, l'articolo 21 prevede che le regioni e gli enti locali sono incaricati di redigere l'elenco descrittivo dei beni di interesse storico, artistico, archeologico di loro appartenenza, che viene trasmesso alla soprintendente di settore competente per materia e, da questi, alla sopraintendenza regionale a al Ministero. Ricorda che su tale materia sono intervenuti gli articoli 12 e seguenti del Codice che hanno introdotto una nuova disciplina di verifica e dichiarazione dell'interesse culturale dei beni in questione, a seguito della quale il Ministero dispone la schedatura dei beni stessi.
L'articolo 23 attribuisce allo Stato il compito di finanziare, nell'ambito della programmazione annuale di settore, progetti e interventi finalizzati alla promozione delle attivit culturali e della conoscenza del patrimonio culturale. Osserva che invece, ai sensi dell'articolo 112 del Codice, la valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica si esplica attraverso accordi di programma o ad altre forme di accordi o intese.
Viene infine introdotta nell'articolo 24 una disciplina dettagliata relativa alla costituzione e al funzionamento delle istituzioni museali, definite come istituzioni permanenti, aperte al pubblico e senza scopo di lucro, che forniscono un servizio di carattere culturale alla societ. Ricorda che il Codice all'articolo 101 contiene una completa definizione di museo quale struttura permanente che contiene raccolte di beni culturali al fine di conservarle, incrementarle, studiarle ed esporle e che il medesimo articolo e gli articoli successivi ne definiscono le modalit di fruizione.
Ribadisce quindi le sue perplessit sull'impianto complessivo del provvedimento, atteso che esso si sovrappone all'ampia e organica normativa vigente in materia, con inevitabili duplicazioni o stridenti contrasti normativi. Constata pertanto che, lungi dal produrre effetti di chiarificazione e semplificazione, la proposta di legge in esame rischia di introdurre elementi di confusione nel delicato ambito in cui interviene. Considera inoltre anomalo che in un unico testo vengano accorpate norme sostanziali, attinenti alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali e disposizioni di carattere organizzatorio, concernenti la struttura del Ministero per i beni e le attivit culturali.
Pur giudicando il provvedimento sostanzialmente in linea con la ripartizione operata nel riformato titolo V della Costituzione e con il principio di sussidiariet di cui al primo comma dell'articolo 118 della Costituzione stessa, considera peraltro singolare e preoccupante che sia stato ignorato il principio di cui al comma terzo della medesima disposizione, concernente la valorizzazione delle intese e di altre forme di coordinamento
tra lo Stato e le regioni nella materia della tutela dei beni culturali.
Conclusivamente, nel rimettersi peraltro alle valutazioni della Commissione sull'argomento, ribadisce l'esigenza di aprire una riflessione sull'effettiva opportunit di intervenire in una materia cos di recente sottoposta a una complessiva revisione organica, compiuta e meditata, come dimostrato dall'ampio dibattito svolto sui provvedimenti inizialmente ricordati.

Ferdinando ADORNATO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta di domani, 17 marzo 2004.

La seduta termina alle 14.30.



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