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Commissione VII della Camera - Resoconto della seduta del 24 marzo 2004 (enti regionali per ville e parchi)
2004-03-24

Enti regionali per le ville e i parchi.
C. 4370 Rodeghiero.
(Seguito dell'esame e rinvio - Abbinamento della proposta di legge n. 2500).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato il 23 marzo 2004.

Ferdinando ADORNATO, presidente, ricorda che nella seduta di ieri aveva segnalato l'opportunit di procedere all'abbinamento della proposta di legge n. 2500 Cennamo, volta alla trasformazione dell'Ente ville vesuviane in consorzio obbligatorio, al provvedimento in esame; se non vi sono obiezioni, ne propone pertanto l'abbinamento.

La Commissione concorda.

Il sottosegretario Nicola BONO, dopo aver dichiarato di condividere le considerazioni espresse dal relatore nella seduta di ieri, sottolinea innanzi tutto che la proposta di legge, anche per il momento della sua presentazione, non tiene conto dell'assetto dato alla materia dei beni culturali dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, recentemente emanato e di prossima entrata in vigore, come emerge evidente fin dall'articolo 1, nel quale non si tiene affatto conto della possibilit di istituire accordi e intese tra Stato, Regioni ed altri enti territoriali nella materia dei beni culturali, sia per quello che attiene alle funzioni di restauro, sia per quel che attiene alle finalit di valorizzazione del patrimonio pubblico.
Allo stesso modo, a suo avviso, all'articolo 3 non si tiene conto delle disposizioni gi vigenti in materia di erogazioni di contributi sia nel caso di interventi conservativi di tipo volontario condotti da privati proprietari, sia nel caso di interventi imposti coattivamente ed eventualmente eseguiti dall'Amministrazione in caso di intervento sostitutivo per inadempienza del proprietario (articoli 30 e seguenti del Codice), mentre all'articolo 5 si demandano alle Regioni funzioni di tutela (imposizione di vincoli di tutela indiretta), prescindendo da quanto gi esposto in tema di raccordo tra Stato e Regioni nella predetta materia.
Per quel che riguarda le disposizioni di cui all'articolo 13, in materia di agevolazioni fiscali, ritiene che esse siano la semplice riproposizione di norme gi vigenti, il cui unico elemento innovativo - che consiste nella predisposizione di un elenco dettagliato dei lavori qualificabili come di manutenzione ordinaria, straordinaria o di restauro - appare a suo avviso incongruo in quanto, data la natura peculiare dei beni sui quali si interviene, non sono possibili classificazioni generalizzanti degli interventi ammissibili, ma gli stessi devono essere obbligatoriamente valutati caso per caso in funzione del singolo edificio interessato e delle sue valenze storiche ed architettoniche.
Esprime infine il completo disaccordo del Governo sulla previsione di finanziamenti degli enti regionali con fondi del Ministero per i beni e le attivit culturali, sia per il corrente anno sia per i prossimi esercizi finanziari, considerate da un lato l'esiguit delle risorse finanziarie disponibili e dall'altro la programmazione gi messa a punto con valenza pluriennale.

Flavio RODEGHIERO (LNFP), premesso che la proposta di legge in esame, di cui primo firmatario, nasce dalle richieste di enti e associazioni del territorio che operano nell'ambito della conservazione, valorizzazione e promozione di questi beni culturali, nel ringraziare il relatore per la presentazione che ha fatto, rileva peraltro che essa si sofferma su valutazioni di coordinamento formale e normativo che non riflettono sufficientemente, a suo avviso, la dinamica in atto, non solo a livello italiano, ma anche sopranazionale. Il tema in esame, infatti, riguarda anche altri paesi nonch il contesto internazionale (Consiglio d'Europa ed UNESCO) ed investe i rapporti tra enti soprannazionali, Stato, enti locali e territoriali, per quanto riguarda le competenze in tema di tutela e valorizzazione dei beni culturali. Sottolinea al proposito che esiste gi un'ampia giurisprudenza e dottrina sul tema, sviluppatasi in seguito alla riforma del titolo V della Costituzione, citando, a titolo di esempio, un intervento di Carla Barbati, apparso sul numero 2 del 2003 del Giornale di diritto amministrativo, che, a commento di un parere del Consiglio di Stato, evidenzia tra l'altro che quando si va oltre la lettura del dato normativo e si valuta la possibile e concreta attuazione dei nuovi assetti delle competenze, indubbio che la separazione tra tutela e valorizzazione, di per s capace di consentire una migliore definizione dei ruoli spettanti alle diverse articolazioni territoriali, deve misurarsi con le ineliminabili e necessarie interferenze tra le due attivit/funzioni ed in ci trover il proprio 'banco di prova'. Senza voler qui richiamare il complesso delle ragioni fattuali che determinano queste interdipendenze, sufficiente ricordare come ogni politica di valorizzazione serva alla stessa tutela, in quanto valorizzare un bene significa anche tutelarlo e di pi significa accedere, specie quando se ne esternalizzi l'esercizio, alle risorse necessarie alla tutela. Al tempo stesso, ogni efficacia azione volta alla tutela del bene non soltanto si traduce nella sua valorizzazione, ma difficilmente pu prescindere dall'adozione di misure che siano a ci dirette. Sottolinea che nella stessa direzione si muovono molti interventi proposti dalla Rivista di Arti e Diritto on line AEDON, che in pi numeri intervenuta sul tema.
Evidenzia quindi che il relatore non ha tenuto in debita considerazione un'ampia serie di disposizioni adottate in sede di Consiglio d'Europa, peraltro non segnalate neanche nella documentazione fornita dagli uffici: dalla Convenzione Culturale Europea del 1954 alla Risoluzione sui criteri ed i metodi per un inventario dei siti e dei sistemi storici ed artistici del 1966, alla Risoluzione per la costituzione di inventari nazionali dei monumenti, sistemi e siti storici ed artistici, per arrivare alla Carta Europea del patrimonio architettonico del 1975 e alla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico dell'Europa del 1985. Sottolinea che l'Italia non si ancora completamente adeguata a tali provvedimenti in tema di inventari nazionali.
Ricorda quindi che la proposta di legge stata formulata e presentata nella scorsa legislatura, e ripresentata nel 2003 con le opportune modificazioni in seguito all'approvazione della riforma del Titolo V, e non poteva pertanto tenere conto del Codice dei beni culturali e del paesaggio approvato nel 2004. Riconosce pertanto l'esigenza di un coordinamento con la disciplina attualmente vigente, ma sottolinea come l'articolo 17 dello stesso Codice dispone che il Ministero, con il concorso delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali, assicura la catalogazione dei beni culturali e coordina le relative attivit, secondo quella che la ratio del provvedimento in esame. Evidenzia infatti che le dimore storiche vincolate, suddivise in palazzi di citt e in ville e castelli, oltre che in grandi casolari e corti domenicali, riconosciuti nel loro valore dalla recente legge 24 dicembre 2003, n. 378, costituiscono un sistema unitario di beni culturali diffuso nel territorio italiano. D'altronde, occorrerebbe tenere altres ben presenti leggi - non segnalate nella documentazione fornita dagli uffici - quali la n. 233 del 1991, o la n. 291 del 2003, che riconoscono con specifiche previsioni di spesa il valore di alcune di questi beni, senza tuttavia fare ci con un criterio coordinato che ne permetta la valorizzazione pi completa. Da questo punto di vista, ritiene che la catalogazione di questi beni, oltre a costituire l'adempimento di indirizzi a cui l'Italia si impegnata ad attenersi e che solo molto recentemente ha ancora teoricamente disposto siano attuati, costituisce un criterio fondamentale per ogni disposizione di spesa che si voglia disporre.
Evidenzia che il provvedimento in esame si basa sull'esperienza che per pi di 40 anni ha visto l'Istituto regionale Ville Venete attivarsi per la conservazione del patrimonio vincolato e riconducibile al modello architettonico della Villa Veneta, attivit che ha concretamente attuato la tutela che in tante altre parti del paese n alcun ente regionale n lo Stato attraverso le sovrintendenze riuscito a realizzare. Esso potrebbe di primo acchito far pensare ad un intervento di sostegno a strutture, seppur storiche ed artistiche, di propriet privata. In realt, con questo provvedimento si intende recuperare un patrimonio storico ed artistico che non fa capo a singole realt di famiglie nobili o gentilizie, comunque ad agiati possidenti, ma ad un sistema complesso, articolato nello spazio e nel tempo, la cui significativit culturale, storica ed artistica, nonch economica, emblema di tutta una civilt, di coscienza comune.
Ricorda che l'etimo della parola villa ha una salda radice nel mondo classico, ed esprime la casa di campagna come luogo di quiete o di attivit dello spirito; ma nella seconda met del trecento che con il termine villa non si intende semplicemente l'edificio centrale al podere, ma la villa era il podere. Andare in villa, nel trecento, significava, in Toscana, andare in campagna. La villa, in particolare quella veneta, aveva come componente essenziale la realizzazione delle opere agricole, allo sviluppo delle ville si accompagnavano le opere di bonifica, attorno alla villa sorgono mulini, segherie, eccetera: in sintesi, una serie di opere che segnavano lo sviluppo di tutto il territorio, per cui la Villa diventava emblema riconosciuto e sentito come proprio anche da chi vi accedeva parzialmente.
In Italia, di fronte alla vastit del nostro patrimonio di beni culturali, le azioni di tutela spesso sono state a suo avviso inadeguate: si intervenuto ponendo dei vincoli agli immobili di interesse storico ed artistico, cio si intervenuto per quanto riguarda la tutela; per quanto riguarda la valorizzazione, tuttavia, pur provvedendosi con sovvenzioni, crediti agevolati, benefici fiscali, non si contribuito in modo adeguato e continuativo alla sostenibilit economica della gestione di questi stessi beni. Le agevolazioni di natura fiscale inserite nel progetto di legge nascono dalla riflessione sulla efficacia della legge 2 agosto 1982 n. 512, che ha funzionato egregiamente e ha favorito diffusamente il restauro di beni immobili che, altrimenti, si sarebbero irreparabilmente degradati, almeno fino alle restrizioni introdotte dal 1992. Ritiene che sia peraltro questa la strada sulla quale si sta reimpostando la riforma del sistema fiscale, secondo i principi direttivi previsti dalla legge n. 80 del 2003, per i quali si prevede, ai fini della imposizione sui redditi, la progressiva sostituzione delle detrazioni di imposta con deduzioni dall'imponibile fiscale.
Ritiene quindi che cominciare ad impostare un sistema unitario di questi beni culturali, significa anche cominciare a pensare ad una promozione turistica complessiva del patrimonio artistico del nostro paese, funzionale soprattutto dove alla carenza di sviluppo industriale pu ben sopperire lo sviluppo della vocazione turistica, in un quadro di insieme di tutela del paesaggio, verso la quale si stanno orientando anche il Consiglio d'Europa e l'UNESCO. Appare quindi opportuno, a suo avviso, provvedere a un censimento che coinvolga in primis le autorit territoriali nel predisporre la valutazione di quanti siano gli immobili di questo tipo, la loro importanza artistica e storica dal punto di vista architettonico, l'importanza artistica degli affreschi, dei fregi e di ogni altro abbellimento, l'importanza artistica, storica ed ambientale dei parchi e dei giardini, l'interesse paesaggistico dell'assieme anche in rapporto alle esigenze di sviluppo sostenibile. Sottolinea che si tratta di una esigenza evidenziata da molti enti che operano nel settore, i quali proprio il 5 marzo scorso hanno costituito l'Associazione Ville, Castelli e giardini d'Italia.
Da questo punto di vista, ricorda che a livello europeo il Consiglio di Europa ha provveduto ad intervenire in molti modi, in particolare, da ultimo, aprendo alla firma il 20 ottobre 2000 a Firenze la convenzione che definisce regole comuni per la protezione, la pianificazione e la gestione dei paesaggi nel diritto internazionale, la cui importanza sta anche nell'obbligo, per i paesi aderenti al Consiglio d'Europa che la sottoscrivono, di adeguare le proprie leggi alle direttive previste. La convenzione fissa il principio giuridico dell'unicit culturale del paesaggio: in base ad esso, la tutela dovr essere esercitata non pi su singole porzioni di territorio ma sul paesaggio nella sua complessit e totalit. In applicazione di questa convenzione intervenuto l'accordo del 19 aprile 2001, tra il Ministro per i beni e le attivit culturali e le regioni, sancito dalla conferenza Stato Regioni, sull'esercizio dei poteri in materia di paesaggio, che rappresenta un documento programmatico in cui lo Stato, da un lato, e gli enti territoriali dall'altro, individuano le rispettive competenze in materia di pianificazione paesaggistica. L'esigenza di coordinamento con le regioni deriva dall'applicazione delle nuove norme introdotte nella Costituzione dal nuovo titolo V, nel quale la tutela dei beni culturali rientra tra le materie di competenza esclusiva dello Stato (prevedendo, altres, la possibilit di attivare, su iniziativa della regione interessata, come ha fatto recentemente la regione Toscana, ulteriori forme e condizioni particolare di autonomia), mentre ha incluso la valorizzazione dei beni culturali e ambientali e la promozione e organizzazione di attivit culturali tra le materie di legislazione concorrente.
Sottolinea al proposito che nella maggior parte dei paesi europei viene applicata la politica del decentramento sia sotto l'aspetto legislativo che sotto l'aspetto gestionale: l'autorit centrale si limita all'emissione di una legge quadro di riferimento, nella considerazione che i beni culturali sono una ricchezza ed un patrimonio locale. Peraltro, negli altri paesi europei non esiste un organo tecnico, come la nostra sovrintendenza, cos forte e impositivo nella gestione del patrimonio: gli organi tecnici sono organi locali, non decisionali, dipendenti dall'amministrazione locale.
Ritiene che l'Italia sia un esempio significativo per il fatto che il suo immenso patrimonio culturale frutto della presenza di diverse autonomie, stati o citt stato: lo dimostra tra l'altro la molteplicit di enti, istituzioni ed associazioni, sorti con lo scopo di valorizzare questo patrimonio, che vanno coinvolte anche nella discussione di questo nostro provvedimento: ricorda in tal senso l'Istituto Regionale Ville Venete, l'Associazione Ville Venete, l'Istituto Regionale per le Ville Tuscolane, l'Associazione delle Ville e dei Palazzi Lucchesi, l'Associazione Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, l'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna, l'Associazione Castelli Aperti del Basso Piemonte, l'Associazione Castelli e Ville aperti in Lombardia, l'Ente per le Ville Vesuviane, l'Associazione Napoletana per i monumenti e il paesaggio. Chiede quindi si proceda all'audizione informale di rappresentanti di tali associazioni ed enti.
Ritiene poi importante audire anche i rappresentanti dell'Associazione Nazionale Castelli e Ville visitabili in Italia, dell'Associazione dello Studio e della tutela dei Giardini Storici, dell'Associazione Dimore storiche italiane, nonch del Fondo Ambiente Italiano e di Italia Nostra.
Infine, per quanto riguarda le risorse finanziarie necessarie all'intervento previsto dalla proposta di legge, ritiene importante avviare un confronto con i soggetti richiamati per valutare l'opportunit e i modi dell'intervento stesso, in attesa di identificare la copertura finanziaria.

Andrea COLASIO (MARGH-U), nel sottolineare la rilevanza del provvedimento in esame, si associa alla richiesta di svolgere una serie di audizioni informali avanzata dal deputato Rodeghiero.

Emerenzio BARBIERI (UDC), relatore, ricorda che a conclusione del suo intervento introduttivo aveva gi sottolineato l'opportunit di procedere allo svolgimento di alcune audizioni informali.

Ferdinando ADORNATO, presidente, dopo aver ribadito l'esigenza di procedere ad un adeguato approfondimento delle questioni connesse al provvedimento, assicura che sottoporr all'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, la richiesta avanzata dai deputati intervenuti.
Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.



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