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Commissioni III e VII Camera - resoconti della seduta del 1 aprile 2004 (istituti italiani di cultura all'estero
2004-04-01

Commissioni Riunite III e VII - Resoconto di gioved 1 aprile 2004


SEDE REFERENTE
Gioved 1o aprile 2004. - Presidenza del presidente Gustavo SELVA. - Interviene il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, Cosimo Ventucci.

La seduta comincia alle 9.

Istituti italiani di cultura all'estero.
C. 2209 Calzolaio, C. 2874 Malgieri e C. 4535 Governo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Gustavo SELVA (AN), presidente e relatore per la III, nel sottolineare la necessit di un nuovo intervento legislativo nella materia relativa agli Istituti italiani di cultura all'estero, ricorda il laborioso iter che ha condotto alla presentazione del disegno di legge del Governo C. 4535. Dopo avere ringraziato il presidente Adornato e i deputati Calzolaio e Malgieri, presentatori delle proposte di legge abbinate C. 2209 e C. 2874, passa ad illustrate i progetti di legge in titolo, volti a realizzare una politica di promozione culturale pi efficace ed incisiva.
Si tratta infatti, a suo avviso, di una riforma necessaria del settore, poich la legge 22 novembre 1990, n. 401, non ha dato lo slancio che ci si attendeva, rivelando rigidit strutturali e normative che permangono nonostante la legge 28 luglio 1997, n. 251, che ha assegnato al settore maggiori risorse.
Nei tre progetti di riforma non si fa alcun riferimento al raccordo con il settore della promozione del turismo, per il quale invece sarebbero opportuni collegamenti sia con le istituzioni centrali (ENIT), sia con le Regioni e gli enti locali. Per quanto riguarda l'immagine del sistema Italia (design e moda), fa presente che gli Istituti italiani di cultura all'estero sono chiamati ad essere efficaci strumenti promozionali per vendere il prodotto e la cultura italiana, nel senso pi ampio del termine, cio intesi anche come fatto economico. In questo senso necessario un coinvolgimento del Ministero delle attivit produttive (in particolare per quanto riguarda il commercio con l'estero), n va trascurato un raccordo con i settori dell'artigianato, i cui contenuti culturali sono innegabili, ed anche della gastronomia, ad esempio, dalle implicazioni culturali di particolare rilievo, che la moda dei fast food non solo non mette in ombra, ma piuttosto contribuisce ad esaltare come biglietto da visita dell'Italia migliore.
Nella relazione del disegno di legge governativo, in particolare, si parla della necessit di veicolare all'estero non soltanto una concezione di cultura proiettata verso gli aspetti tradizionalmente umanistici del sapere, ma anche di trasmettere nuovi modelli culturali legati alla scienza ed alle innovazioni tecnologiche, al design, alla moda e alla gastronomia, al fine di incentivare la ricerca e stabilire un collegamento con il mondo della produzione e dell'economia.
Passando ad illustrare specificamente il disegno di legge C. 4535, fa presente che l'Istituto di cultura deve trasformarsi da organo di gestione in organo di strategia, con funzioni di stimolo della politica culturale italiana all'estero, e interlocutore privilegiato rispetto all'iniziativa privata, e con funzioni di coordinamento con le Regioni, i Comuni, le Province e altri soggetti pubblici e privati. necessario sperimentare nuove sinergie fra il pubblico e il privato, anche attraverso la stipula di convenzioni volte a reperire i fondi necessari per le attivit culturali all'estero.
Il disegno di legge C. 4535 definisce infatti gli Istituti di cultura come uffici dell'amministrazione degli affari esteri dotati di autonomia operativa e finanziaria nel quadro delle funzioni di indirizzo e vigilanza sulla gestione espletate attraverso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari; essi debbono avere la necessaria flessibilit e rispondere a criteri di managerialit ed efficienza. Il disegno di legge stabilisce inoltre la centralit del ruolo del Ministero degli affari esteri nell'attuazione della politica culturale all'estero, considerata elemento portante e integrante della politica estera generale, come avviene anche in Francia, Germania e Regno Unito.
Una delle finalit del disegno di legge anche quella di rendere maggiormente rappresentativa la Commissione nazionale per la promozione della cultura, della lingua e della scienza italiana all'estero, alla quale affidato un ruolo centrale e propulsivo nell'attivit di promozione, per un dinamico raccordo nonch una costante intermediazione fra le istanze vive, operanti all'esterno dell'Amministrazione e quelle interne ad essa. La Commissione dovrebbe attingere forza vitale da personalit del mondo intellettuale, accademico, scientifico, imprenditoriale, giuridico e artistico nazionale, affiancate dalle istanze istituzionali del Ministero degli affari esteri e di altre pubbliche amministrazioni. In pi previsto un raccordo organico con le Regioni e gli altri enti territoriali e di settore, che diventano anch'essi protagonisti, accanto all'amministrazione centrale, dei processi decisionali in materia di promozione culturale all'estero. Personalit di elevato prestigio culturale verrebbero inserite, da Regioni ed Enti, nella Commissione nazionale al fine di conferire a tale organismo una opportuna rappresentativit dell'intera realt nazionale.
Nel disegno di legge C. 4535 i dieci direttori scelti per chiara fama sono affiancati da vice direttori dell'area della promozione culturale del Ministero e da funzionari amministrativi: su questo particolare aspetto sarebbe utile, a suo giudizio, che le Commissioni svolgessero una successiva riflessione.
Per la diffusione della lingua italiana perseguita una omogeneit di indirizzo nelle diverse competenze della rete linguistico-culturale: istituti, corsi di lingua, lettori, iniziative a favore delle collettivit italiane all'estero.
L'impegno degli Istituti di cultura per favorire la cooperazione internazionale nei campi della ricerca e della tecnologia parte essenziale dell'attivit di promozione culturale. infatti prevista l'elevazione del numero degli addetti scientifici che operano nell'ambito delle rappresentanze diplomatiche.
Passando poi ad illustrare la proposta di legge Malgieri C. 2874, ritiene che sia anzitutto da condividere il principio per il quale la promozione culturale parte integrante e fondamentale della politica estera italiana per riaffermare l'identit nazionale. Fa rilevare che attualmente le risorse umane, finanziarie e infrastrutturali sono insufficienti; non c' coordinamento fra amministrazione centrale, Istituti di cultura, enti locali come Regioni, Province, Comuni, istituzioni culturali pubbliche e private; le iniziative prese sono state, inoltre, di tipo solo genericamente culturale e spesso a scapito della qualit.
Secondo la proposta di legge C. 2874, gli Istituti italiani di cultura all'estero debbono essere, istituzionalmente, uffici dell'amministrazione degli affari esteri ed avere autonomia operativa e finanziaria nel quadro delle funzioni di indirizzo e vigilanza sulla gestione delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari.
Bisogna dare priorit alla diffusione della lingua italiana come momento indispensabile e propedeutico per avvicinarsi alla nostra cultura, per invertire la tendenza registratasi nel corso degli ultimi anni verso l'abbandono della promozione linguistica. Inoltre necessario ampliare l'area di operativit degli Istituti italiani di cultura all'estero, allo scopo di svolgere attivit anche nei paesi limitrofi privi di Istituti. necessario poi nominare addetti alla promozione culturale e linguistica presso ambasciate e uffici consolari dove non sono presenti istituti di cultura.
Secondo la citata proposta di legge, una riduzione del numero degli Istituti di cultura sarebbe un'operazione deprecabile;
La Commissione per la promozione della cultura italiana all'estero deve diventare Commissione per la promozione della cultura, della lingua e della scienza all'estero, con un ruolo centrale e una funzione propulsiva, da raccordare con le istituzioni nazionali pubbliche e private: il suo ruolo sarebbe quello di guida della strategia generale di promozione culturale.
La proposta di legge Malgieri propone poi di istituire, al posto dei direttori per chiara fama, gli ambasciatori della cultura italiana fino a un massimo di venti, che dovrebbero occuparsi non della gestione, lasciata ai direttori di carriera, ma dei grandi programmi e degli eventi culturali di altissimo impatto e prestigio.
Passa poi ad illustrare la proposta di legge Calzolaio C. 2209, che si presenta radicalmente diversa, soprattutto sotto il profilo istituzionale, poich propone anzitutto di costituire un Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo presso il Ministero degli affari esteri, al posto della gi esistente Direzione Generale. Lo scopo di tale Dipartimento sarebbe quello di fornire una personalit ben distinta, e chiara autonomia di funzione e missione, al punto di raccordo, progettazione e pianificazione di tutta l'attivit culturale italiana all'estero. Il Dipartimento darebbe al settore un'autonomia e una collocazione ben diverse da quelle attuali, facendogli assumere, in pratica, la fisionomia di un mini-ministero all'interno del Ministero. Il capo del Dipartimento, designato dal Ministro degli esteri e scelto per chiara fama anche al di fuori del Ministero degli affari esteri, sarebbe assistito da un Consiglio di amministrazione di sette membri (nominati dal Presidente del Consiglio, dal Ministro degli esteri, dal Ministro per i beni e le attivit culturali, dal Ministro per l'istruzione, l'universit e la ricerca) e affiancato da un comitato scientifico, composto da tre a cinque membri, nominati dalle competenti commissioni della Camera e del Senato.
Secondo la proposta di legge C. 2209, il personale degli Istituti verrebbe scelto attraverso un concorso per titoli fra il personale del Ministero degli affari esteri e dei Ministeri dell'istruzione, universit e ricerca, dei beni e attivit culturali e delle attivit produttive.
I direttori degli Istituti sarebbero designati dal Capo del Dipartimento, che ne sottoporrebbe i nomi al Consiglio di amministrazione; essi potrebbero provenire dai ruoli del Ministero degli affari esteri ed essere individuati anche per chiara fama (in numero preventivamente stabilito dal Consiglio di Amministrazione). I nominativi dei selezionati verrebbero sottoposti dal Capo del Dipartimento, nel corso di un'audizione, alle Commissioni competenti di Camera e Senato. Il personale e i direttori (sia di ruolo che scelti per chiara fama) verrebbero inquadrati, dal punto di vista amministrativo, nelle locali strutture diplomatiche e dovranno coordinarsi con esse, tenendo conto che la rappresentanza legale della Repubblica italiana spetta comunque all'ambasciatore o al diplomatico pi alto in grado sul posto. Dal punto di vista dei programmi, dei criteri e della organizzazione del lavoro, gli Istituti e chi li rappresenta, ricevono istruzioni e programmi dal Dipartimento e ad esso rendono conto con rapporti semestrali; in caso di disaccordo, la decisione finale spetta al capo della rappresentanza diplomatica.
Il numero attuale degli Istituti di cultura, secondo la proposta di legge Calzolaio, dovrebbe essere ridotto per rafforzare le sedi strategiche. Con la riduzione del numero degli Istituti, nelle sedi rimaste scoperte, verrebbe istituito presso ambasciate e sedi consolari l'addetto culturale, che diverrebbe, sul posto, il punto di riferimento delle attivit culturali italiane. Questo addetto culturale dipenderebbe organicamente dall'ambasciata o dal consolato, ma avrebbe un rapporto di coordinamento e comunicazione diretta (quanto ai programmi) con il Dipartimento.
Osserva che l'obiettivo che si intende perseguire, attraverso la riforma degli Istituti di cultura, prevista dai progetti di legge in esame duplice: rendere la rete degli Istituti, nel mondo, pi flessibile attraverso una gestione improntata al criterio della managerialit, per una promozione culturale pi efficace, incisiva ed anche rapida; assegnare maggiori risorse per diffondere la conoscenza del patrimonio rappresentato dal sistema Italia nel suo complesso, quindi in tutti i suoi molteplici aspetti.
Riconosce che, cos come sono strutturati e organizzati oggi, gli Istituti italiani di cultura all'estero debbono fare i conti con condizionamenti burocratici che ne frenano lo sviluppo e l'operativit, rivelati anche dalla normativa vigente sulla materia. Manca, a suo avviso, una linea di indirizzo uniforme, mentre i programmi dei singoli Istituti attengono, pi che a una strategia generale, agli orientamenti personali dei singoli direttori.
Osserva che il nodo pi importante da sciogliere, in tutti i progetti di legge in esame, quello dei rapporti fra gli Istituti e il Ministero degli affari esteri: da una parte si vuole, giustamente, favorire l'autonomia operativa degli Istituti, dall'altra si mantiene una stretta dipendenza dal Ministero degli esteri.
Nel disegno di legge C. 4535 un ruolo importante riservato alla Commissione per la promozione della cultura italiana all'estero, che si intende modificare: sottolinea, a tale proposito, il rischio di creare un organismo eccessivamente burocratico e poco rispondente agli scopi perseguiti.
Nei vari progetti di riforma all'esame viene mantenuto il criterio della scelta, per chiara fama, di un piccolo gruppo di direttori: la definizione di tale concetto, oltre che dei compiti e delle funzioni, appare, tuttavia, troppo generica, perch non spiega se la chiara fama attenga alla notoriet raggiunta dal prescelto per i meriti acquisiti nella sua materia o se tale fama riguardi le sue qualit e i suoi compiti di promotore culturale. Occorre, quindi, per evitare deviazioni o distorsioni, precisare meglio quali debbano essere i titoli posseduti, nonch i criteri della scelta e i compiti che devono essere seguiti.
Ritiene che l'obiettivo di promuovere la cultura italiana non debba limitarsi alla cultura umanistica, ma si estenda all'interesse verso i molteplici aspetti culturali che compongono il sistema Italia, quindi anche il turismo, le attivit produttive, l'artigianato e tutte le altre forme in cui si sono manifestati e si manifestano il genio, la fantasia, la creativit, l'arte, in una parola la tradizione del nostro Paese. giusto pertanto assegnare alla diffusione e all'insegnamento della lingua un canale preferenziale, ma anche tutto il restante sistema Italia ha un suo peso centrale e rilevante, rappresentando, nell'insieme, la risorsa primaria dell'Italia, Paese che ospita la parte pi rilevante del patrimonio artistico mondiale.
In conclusione, formula alcune osservazioni e proposte personali, in merito all'oggetto dei progetti di legge in titolo.
A suo avviso, la politica culturale dell'Italia all'estero comporta costi elevati, quali: spese logistiche in loco (affitto, manutenzione, telefono, elettricit, riscaldamento, ecc.); spese di personale inviato all'estero con trattamento di missione; spese molto pi elevate per le manifestazioni culturali (oltre al cachet, viaggio e alloggio per gli artisti e/o intellettuali invitati).
Ricorda, a tale proposito, che ogni Paese che voglia fare un'adeguata politica culturale all'estero costretto ad affrontare il problema dei finanziamenti insufficienti e cita il caso del Goethe Institut, che si fuso ultimamente con InterNationes, dopo avere chiuso le assunzioni per circa cinque anni; della Francia, che, subito dopo la caduta del muro di Berlino, ha dislocato mezzi e personale nei Paesi dell'Est europeo, tagliando corrispettivamente fondi e mezzi sul fronte occidentale (ricorda che l'enorme Istituto francese di cultura di Vienna riceveva la met dei finanziamenti destinati al piccolissimo Istituto di Bratislava); delle sedi del British Council in Italia, che hanno chiuso le loro biblioteche, sostituendole con personal computer in rete.
La situazione italiana caratterizzata da un'estrema debolezza finanziaria e scarsit di personale (ad esempio, l'organico degli Istituti italiani, compreso il direttore, equivale spesso all'organico della biblioteca del corrispondente Istituto francese); vi inoltre la tendenza a volere fare di tutto (e il contrario di tutto) con poco o niente, invece di puntare con sobrio realismo a una selezione, strategicamente mirata, delle mete alle quali aspirare, al fine di rendere ottimale il rendimento del poco di cui si dispone.
Nella situazione sopra delineata, gli Istituti italiani di cultura all'estero sono praticamente costretti a organizzare manifestazioni o eventi, ma non sono assolutamente in grado di gestire servizi. A suo avviso, un certo tipo di penetrazione politico-culturale all'estero tuttavia basato sui servizi, non sugli eventi. A ci si aggiunge un secondo, grave problema: la convinzione, comunemente diffusa in Italia, che gli eventi siano un surrogato accettabile dei servizi inesistenti. Metaforicamente parlando, come ritenere che qualche fuoco d'artificio all'anno, compensi la mancata fornitura quotidiana di energia elettrica.
La diffusione della propria lingua all'estero infatti un tipico servizio: quanto detto sopra spiega perch sul mercato internazionale l'Italia sia quasi inesistente, nel senso che di gran lunga meno presente di Francia, Germania, Gran Bretagna, e persino della Spagna. In certe aree l'Italia dispone di un solo liceo bilingue, gli spagnoli di almeno quattro o cinque, i francesi e i tedeschi tra i quaranta e i cinquanta, mentre alcuni politecnici concedono gi lauree bilingui (lingua nazionale e francese o tedesco).
Fa rilevare infine il fatto che il nostro Paese invia all'estero solo personale di ruolo, a cui spetta una costosa indennit di sede, e destinato ad insegnare agli studenti, cosa che limita enormemente la possibilit di coprire con un numero sufficiente di docenti le aree estere meritevoli di attenzione.
Propone pertanto all'attenzione del Governo e dei presentatori delle proposte di legge in esame alcuni spunti di intervento, quali l'invio all'estero di neolaureati (con contratti a termine, contributi assistenziali e pensionistici, punteggio per futuri concorsi), il cui costo dovrebbe essere decisamente inferiore; forme di borse di studio in Italia destinate a docenti locali di italiano (aggiornamento, perfezionamento); un aiuto alle istituzioni locali per la stesura di manuali di italiano, spesso completamente assenti sui mercati locali. In particolare riterrebbe particolarmente utile inviare all'estero personale italiano di ruolo con la sola finalit di insegnare agli insegnanti, e non agli studenti: si tratterebbe di personale addestrato per gestire seminari a docenti locali di italiano, da attuare in accordo con le competenti autorit locali. Considera importante, in ogni caso, giungere ad accordi intergovernativi che pianifichino nel lungo periodo la diffusione della nostra lingua in ogni Paese di interesse per l'Italia o che dimostri interesse per il nostro Paese.

Andrea Giorgio Felice Maria ORSINI (FI), relatore per la VII Commissione, dopo avere espresso piena condivisione in ordine ai rilievi espressi dal presidente Selva nel suo intervento introduttivo, sottolinea l'importanza del fatto che tutti i progetti di legge in esame sono accomunati dall'intento di contribuire al rilancio delle politiche di valorizzazione della cultura italiana sullo scenario internazionale, anche come strumento essenziale per una promozione dell'intero paese. Condivide l'esigenza di promuovere la cultura italiana nella sua accezione pi ampia, comprensiva quindi anche degli aspetti attinenti a importanti settori come quello della moda e delle tradizioni gastronomiche e artigianali, ribadendo peraltro la centralit degli interventi connessi all'eccezionale patrimonio storico, artistico e letterario.
Nel sottolineare che non vanno disconosciuti i momenti di eccellenza raggiunti da singoli istituti di cultura anche con l'attuale organizzazione, sottolinea peraltro come sia sensazione condivisa che, in generale, essi abbiano operato finora in assenza di un indirizzo organico e di una prospettiva strategica complessiva, con conseguenti ricadute negative sullo svolgimento dei loro compiti istituzionali. La mancanza di tali elementi ha sicuramente contribuito, a suo avviso, a determinare i problemi e le incomprensioni che si sono dovute registrare nel recente passato.
Saluta con favore il fatto che il disegno di legge governativo e la proposta di legge del deputato Malgieri, in particolare, conferiscano un ruolo centrale al rafforzamento degli interventi per l'insegnamento della lingua italiana all'estero, in relazione non solo alla promozione della conoscenza della nostra illustre tradizione letteraria, ma anche ai fini dello sviluppo delle relazioni economiche e commerciali. Considera altres fondamentale la valorizzazione della cultura scientifica italiana e delle relative attivit di ricerca, anche al fine di controbilanciare i ben noti fenomeni di esportazione di significative risorse intellettuali (la cosiddetta fuga dei cervelli).
Per quel che concerne il merito dei provvedimenti in titolo, concorda con l'esigenza, sottolineata dal presidente Selva, sull'esigenza uno snellimento del disegno di legge governativo, che sembra presentare alcuni elementi ridondanti. A titolo di esempio, richiama in primo luogo l'attenzione sull'eterogeneit della composizione della commissione nazionale per la promozione della cultura, della lingua e della scienza italiana all'estero, in relazione alla quale, considerata la centralit del ruolo ad essa affidato, segnala in particolare l'opportunit di valutare l'effettiva necessit della partecipazione di rappresentanti di dicasteri che svolgono un ruolo a suo avviso non fondamentale nella promozione della cultura all'estero.
Ritiene altres opportuno approfondire e chiarire il rapporto tra l'autonomia degli istituti di cultura e le funzioni di indirizzo e vigilanza espletate dal Ministero degli affari esteri. Al riguardo, pur considerando evidentemente necessario assicurare l'unitariet della azione diplomatica affidata alla responsabilit degli ambasciatori, ritiene necessario individuare le modalit per assicurarne la compatibilit con forme di autonomia idonee a migliorare l'operativit degli istituti di cultura, evitando un'eccessiva subordinazione gerarchica rispetto al Ministero degli affari esteri.

Gustavo SELVA, presidente e relatore per la III Commissione, sottolinea, a tale riguardo, la diversit della durata degli incarichi di ambasciatore e di direttore degli istituti di cultura.

Andrea Giorgio ORSINI (FI), relatore per la VII Commissione, quanto alla questione dei direttori di chiara fama, condivide l'esigenza, che emerge con chiarezza nella proposta di legge del deputato Malgieri, di valorizzarne il ruolo e, conseguentemente, di ampliarne anche significativamente il numero.
Conclusivamente, auspica che il lavoro delle Commissioni si svolga all'insegna di un ampio e produttivo confronto tra tutte le forze politiche, che permetta di giungere alla elaborazione di un intervento condiviso in un settore che giudica fondamentale per lo sviluppo del nostro paese.

Il sottosegretario Cosimo VENTUCCI ringrazia i relatori per le esaurienti relazioni svolte e soprattutto per i rilievi critici formulati in esse, condivisibili in linea generale, e che il Governo terr nella massima considerazione per il prosieguo del dibattito.

Gennaro MALGIERI (AN) ringrazia i relatori per le esaurienti relazioni svolte, riservandosi di svolgere un pi ampio intervento nel prosieguo dell'esame, anche per approfondire i temi menzionati dai relatori. Auspica di procedere insieme all'opposizione ad un lavoro emendativo comune per realizzare una legge condivisa da un ampio arco parlamentare.
Sottolinea la necessit di procedere ad un ciclo di audizioni nel corso dell'esame dei progetti di legge in titolo, per giungere all'elaborazione di un testo in cui gli Istituti italiani di cultura all'estero non si presentino come luoghi dell'effimero o succursali dell'ENIT, ma per far s che sia loro restituito il ruolo pi autentico che compete loro.
Propone anche di realizzare visite agli Istituti italiani di cultura all'estero, con lo scopo di approfondire i problemi concreti che tali Istituti incontrano in loco.
In merito alla proposta di nominare ambasciatori della cultura, contenuta nella sua proposta di legge, precisa di non voler creare alcuna contrapposizione con gli ambasciatori istituzionali, ma piuttosto di rispondere all'esigenza di differenziare il direttore di Istituto da una vera e propria figura di ambasciatore culturale, che ha un legame anche con la realt locale ed un bagaglio di competenza specificamente correlata al Paese di destinazione, sul modello degli ambasciatori analoghi esistenti nell'ambito dell'UNESCO o della FAO.

Valdo SPINI (DS-U) lamenta l'eccessivo lasso di tempo trascorso fra l'inizio dell'esame in Commissione del tema relativo alla riforma degli Istituti italiani di cultura all'estero e la presentazione del disegno di legge del Governo sulla materia. A tale proposito avanza qualche dubbio sul metodo della novella legislativa prescelto dal Governo per la redazione del disegno di legge in esame.
Condivide lo spirito preannunciato dal deputato Malgieri di procedere ad un lavoro comune e fattivo per l'elaborazione di un testo condiviso da tutti i gruppi politici.

Gustavo SELVA (AN), presidente e relatore della III, auspica che le Commissioni svolgano l'esame dei progetti di legge in titolo in un clima collaborativo e volto a conseguire risultati concreti con la maggiore tempestivit possibile

Giuseppe NARO (UDC) chiede chiarimenti in ordine al possibile andamento dei lavori nel prosieguo dell'esame.

Gustavo SELVA, presidente, si riserva di consultarsi in merito con il presidente Adornato. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 10.05.



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