LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Commissioni III e VII Camera - resoconti della seduta del 1° aprile 2004 (istituti italiani di cultura all'estero
2004-04-01

Commissioni Riunite III e VII - Resoconto di giovedì 1° aprile 2004


SEDE REFERENTE
Giovedì 1o aprile 2004. - Presidenza del presidente Gustavo SELVA. - Interviene il Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, Cosimo Ventucci.

La seduta comincia alle 9.

Istituti italiani di cultura all'estero.
C. 2209 Calzolaio, C. 2874 Malgieri e C. 4535 Governo.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Gustavo SELVA (AN), presidente e relatore per la III, nel sottolineare la necessità di un nuovo intervento legislativo nella materia relativa agli Istituti italiani di cultura all'estero, ricorda il laborioso iter che ha condotto alla presentazione del disegno di legge del Governo C. 4535. Dopo avere ringraziato il presidente Adornato e i deputati Calzolaio e Malgieri, presentatori delle proposte di legge abbinate C. 2209 e C. 2874, passa ad illustrate i progetti di legge in titolo, volti a realizzare una politica di promozione culturale più efficace ed incisiva.
Si tratta infatti, a suo avviso, di una riforma necessaria del settore, poiché la legge 22 novembre 1990, n. 401, non ha dato lo slancio che ci si attendeva, rivelando rigidità strutturali e normative che permangono nonostante la legge 28 luglio 1997, n. 251, che ha assegnato al settore maggiori risorse.
Nei tre progetti di riforma non si fa alcun riferimento al raccordo con il settore della promozione del turismo, per il quale invece sarebbero opportuni collegamenti sia con le istituzioni centrali (ENIT), sia con le Regioni e gli enti locali. Per quanto riguarda l'immagine del «sistema Italia» (design e moda), fa presente che gli Istituti italiani di cultura all'estero sono chiamati ad essere efficaci strumenti promozionali per «vendere» il prodotto e la cultura italiana, nel senso più ampio del termine, cioè intesi anche come fatto economico. In questo senso è necessario un coinvolgimento del Ministero delle attività produttive (in particolare per quanto riguarda il commercio con l'estero), né va trascurato un raccordo con i settori dell'artigianato, i cui contenuti culturali sono innegabili, ed anche della gastronomia, ad esempio, dalle implicazioni culturali di particolare rilievo, che la moda dei fast food non solo non mette in ombra, ma piuttosto contribuisce ad esaltare come «biglietto da visita» dell'Italia migliore.
Nella relazione del disegno di legge governativo, in particolare, si parla della necessità di «veicolare all'estero non soltanto una concezione di cultura proiettata verso gli aspetti tradizionalmente umanistici del sapere, ma anche di trasmettere nuovi modelli culturali legati alla scienza ed alle innovazioni tecnologiche, al design, alla moda e alla gastronomia, al fine di incentivare la ricerca e stabilire un collegamento con il mondo della produzione e dell'economia».
Passando ad illustrare specificamente il disegno di legge C. 4535, fa presente che l'Istituto di cultura deve trasformarsi da organo di gestione in organo di strategia, con funzioni di stimolo della politica culturale italiana all'estero, e interlocutore privilegiato rispetto all'iniziativa privata, e con funzioni di coordinamento con le Regioni, i Comuni, le Province e altri soggetti pubblici e privati. È necessario sperimentare nuove sinergie fra il pubblico e il privato, anche attraverso la stipula di convenzioni volte a reperire i fondi necessari per le attività culturali all'estero.
Il disegno di legge C. 4535 definisce infatti gli Istituti di cultura come uffici dell'amministrazione degli affari esteri «dotati di autonomia operativa e finanziaria nel quadro delle funzioni di indirizzo e vigilanza sulla gestione» espletate attraverso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari; essi debbono avere la necessaria flessibilità e rispondere a criteri di managerialità ed efficienza. Il disegno di legge stabilisce inoltre la centralità del ruolo del Ministero degli affari esteri nell'attuazione della politica culturale all'estero, considerata elemento portante e integrante della politica estera generale, come avviene anche in Francia, Germania e Regno Unito.
Una delle finalità del disegno di legge è anche quella di rendere maggiormente rappresentativa la Commissione nazionale per la promozione della cultura, della lingua e della scienza italiana all'estero, alla quale è affidato un «ruolo centrale e propulsivo nell'attività di promozione», per un «dinamico raccordo nonché una costante intermediazione fra le istanze vive, operanti all'esterno dell'Amministrazione e quelle interne ad essa». La Commissione dovrebbe attingere «forza vitale» da «personalità del mondo intellettuale, accademico, scientifico, imprenditoriale, giuridico e artistico nazionale», affiancate dalle «istanze istituzionali del Ministero degli affari esteri e di altre pubbliche amministrazioni». In più è previsto un «raccordo organico con le Regioni e gli altri enti territoriali e di settore, che diventano anch'essi protagonisti, accanto all'amministrazione centrale, dei processi decisionali in materia di promozione culturale all'estero». Personalità di «elevato prestigio culturale» verrebbero inserite, da Regioni ed Enti, nella Commissione nazionale «al fine di conferire a tale organismo una opportuna rappresentatività dell'intera realtà nazionale».
Nel disegno di legge C. 4535 i dieci direttori scelti per «chiara fama» sono affiancati da vice direttori dell'area della promozione culturale del Ministero e da funzionari amministrativi: su questo particolare aspetto sarebbe utile, a suo giudizio, che le Commissioni svolgessero una successiva riflessione.
Per la diffusione della lingua italiana è perseguita una «omogeneità di indirizzo» nelle «diverse competenze della rete linguistico-culturale: istituti, corsi di lingua, lettori, iniziative a favore delle collettività italiane all'estero.
L'impegno degli Istituti di cultura per favorire la cooperazione internazionale nei campi della ricerca e della tecnologia è parte essenziale dell'attività di promozione culturale. È infatti prevista l'elevazione del numero degli addetti scientifici che operano nell'ambito delle rappresentanze diplomatiche.
Passando poi ad illustrare la proposta di legge Malgieri C. 2874, ritiene che sia anzitutto da condividere il principio per il quale la promozione culturale è parte integrante e fondamentale della politica estera italiana per riaffermare l'identità nazionale. Fa rilevare che attualmente le risorse umane, finanziarie e infrastrutturali sono insufficienti; non c'è coordinamento fra amministrazione centrale, Istituti di cultura, enti locali come Regioni, Province, Comuni, istituzioni culturali pubbliche e private; le iniziative prese sono state, inoltre, di tipo solo genericamente culturale e spesso a scapito della qualità.
Secondo la proposta di legge C. 2874, gli Istituti italiani di cultura all'estero debbono essere, istituzionalmente, uffici dell'amministrazione degli affari esteri ed avere «autonomia operativa e finanziaria nel quadro delle funzioni di indirizzo e vigilanza sulla gestione delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari».
Bisogna dare priorità alla diffusione della lingua italiana «come momento indispensabile e propedeutico per avvicinarsi alla nostra cultura», per «invertire la tendenza registratasi nel corso degli ultimi anni verso l'abbandono della promozione linguistica». È Inoltre necessario ampliare l'area di operatività degli Istituti italiani di cultura all'estero, allo scopo di svolgere attività anche nei paesi limitrofi privi di Istituti. È necessario poi nominare addetti alla promozione culturale e linguistica presso ambasciate e uffici consolari dove non sono presenti istituti di cultura.
Secondo la citata proposta di legge, una riduzione del numero degli Istituti di cultura sarebbe un'operazione «deprecabile»;
La «Commissione per la promozione della cultura italiana all'estero» deve diventare «Commissione per la promozione della cultura, della lingua e della scienza all'estero», con un ruolo centrale e una funzione propulsiva, da raccordare con le istituzioni nazionali pubbliche e private: il suo ruolo sarebbe quello di guida della strategia generale di promozione culturale.
La proposta di legge Malgieri propone poi di istituire, al posto dei direttori per «chiara fama», gli «ambasciatori della cultura italiana» fino a un massimo di venti, che dovrebbero occuparsi non della gestione, lasciata ai direttori di carriera, ma «dei grandi programmi e degli eventi culturali di altissimo impatto e prestigio».
Passa poi ad illustrare la proposta di legge Calzolaio C. 2209, che si presenta radicalmente diversa, soprattutto sotto il profilo istituzionale, poiché propone anzitutto di costituire un «Dipartimento per la cultura, la lingua e l'immagine dell'Italia nel mondo» presso il Ministero degli affari esteri, al posto della già esistente Direzione Generale. Lo scopo di tale Dipartimento sarebbe quello di fornire una «personalità ben distinta, e chiara autonomia di funzione e missione, al punto di raccordo, progettazione e pianificazione di tutta l'attività culturale italiana all'estero». Il Dipartimento darebbe al settore un'autonomia e una collocazione ben diverse da quelle attuali, facendogli assumere, in pratica, la fisionomia di un mini-ministero all'interno del Ministero. Il capo del Dipartimento, designato dal Ministro degli esteri e scelto per «chiara fama» anche al di fuori del Ministero degli affari esteri, sarebbe assistito da un Consiglio di amministrazione di sette membri (nominati dal Presidente del Consiglio, dal Ministro degli esteri, dal Ministro per i beni e le attività culturali, dal Ministro per l'istruzione, l'università e la ricerca) e affiancato da un comitato scientifico, composto da tre a cinque membri, nominati dalle competenti commissioni della Camera e del Senato.
Secondo la proposta di legge C. 2209, il personale degli Istituti verrebbe scelto attraverso un concorso per titoli fra il personale del Ministero degli affari esteri e dei Ministeri dell'istruzione, università e ricerca, dei beni e attività culturali e delle attività produttive.
I direttori degli Istituti sarebbero designati dal Capo del Dipartimento, che ne sottoporrebbe i nomi al Consiglio di amministrazione; essi potrebbero provenire dai ruoli del Ministero degli affari esteri ed essere individuati anche per «chiara fama» (in numero preventivamente stabilito dal Consiglio di Amministrazione). I nominativi dei selezionati verrebbero sottoposti dal Capo del Dipartimento, nel corso di un'audizione, alle Commissioni competenti di Camera e Senato. Il personale e i direttori (sia di ruolo che scelti per «chiara fama») verrebbero inquadrati, dal punto di vista amministrativo, «nelle locali strutture diplomatiche e dovranno coordinarsi con esse, tenendo conto che la rappresentanza legale della Repubblica italiana spetta comunque all'ambasciatore o al diplomatico più alto in grado sul posto. Dal punto di vista dei programmi, dei criteri e della organizzazione del lavoro, gli Istituti e chi li rappresenta, ricevono istruzioni e programmi dal Dipartimento e ad esso rendono conto con rapporti semestrali»; in caso di disaccordo, la decisione finale spetta al capo della rappresentanza diplomatica.
Il numero attuale degli Istituti di cultura, secondo la proposta di legge Calzolaio, dovrebbe essere ridotto per rafforzare le «sedi strategiche». Con la riduzione del numero degli Istituti, nelle sedi rimaste scoperte, verrebbe istituito presso ambasciate e sedi consolari l'«addetto culturale», che diverrebbe, sul posto, il «punto di riferimento delle attività culturali italiane». Questo «addetto culturale» dipenderebbe organicamente dall'ambasciata o dal consolato, ma avrebbe un rapporto di coordinamento e comunicazione diretta (quanto ai programmi) con il Dipartimento.
Osserva che l'obiettivo che si intende perseguire, attraverso la riforma degli Istituti di cultura, prevista dai progetti di legge in esame è duplice: rendere la rete degli Istituti, nel mondo, più flessibile attraverso una gestione improntata al criterio della managerialità, per una promozione culturale più efficace, incisiva ed anche rapida; assegnare maggiori risorse per diffondere la conoscenza del patrimonio rappresentato dal «sistema Italia» nel suo complesso, quindi in tutti i suoi molteplici aspetti.
Riconosce che, così come sono strutturati e organizzati oggi, gli Istituti italiani di cultura all'estero debbono fare i conti con condizionamenti burocratici che ne frenano lo sviluppo e l'operatività, rivelati anche dalla normativa vigente sulla materia. Manca, a suo avviso, una linea di indirizzo uniforme, mentre i programmi dei singoli Istituti attengono, più che a una strategia generale, agli orientamenti personali dei singoli direttori.
Osserva che il nodo più importante da sciogliere, in tutti i progetti di legge in esame, è quello dei rapporti fra gli Istituti e il Ministero degli affari esteri: da una parte si vuole, giustamente, favorire l'autonomia operativa degli Istituti, dall'altra si mantiene una stretta dipendenza dal Ministero degli esteri.
Nel disegno di legge C. 4535 un ruolo importante è riservato alla Commissione per la promozione della cultura italiana all'estero, che si intende modificare: sottolinea, a tale proposito, il rischio di creare un organismo eccessivamente burocratico e poco rispondente agli scopi perseguiti.
Nei vari progetti di riforma all'esame viene mantenuto il criterio della scelta, per «chiara fama», di un piccolo gruppo di direttori: la definizione di tale concetto, oltre che dei compiti e delle funzioni, appare, tuttavia, troppo generica, perché non spiega se la «chiara fama» attenga alla notorietà raggiunta dal prescelto per i meriti acquisiti nella sua materia o se tale fama riguardi le sue qualità e i suoi compiti di «promotore culturale». Occorre, quindi, per evitare deviazioni o distorsioni, precisare meglio quali debbano essere i titoli posseduti, nonché i criteri della scelta e i compiti che devono essere seguiti.
Ritiene che l'obiettivo di promuovere la cultura italiana non debba limitarsi alla cultura umanistica, ma si estenda all'interesse verso i molteplici aspetti culturali che compongono il «sistema Italia», quindi anche il turismo, le attività produttive, l'artigianato e tutte le altre forme in cui si sono manifestati e si manifestano il genio, la fantasia, la creatività, l'arte, in una parola la tradizione del nostro Paese. È giusto pertanto assegnare alla diffusione e all'insegnamento della lingua un canale preferenziale, ma anche tutto il restante «sistema Italia» ha un suo peso centrale e rilevante, rappresentando, nell'insieme, la «risorsa primaria» dell'Italia, Paese che ospita la parte più rilevante del patrimonio artistico mondiale.
In conclusione, formula alcune osservazioni e proposte personali, in merito all'oggetto dei progetti di legge in titolo.
A suo avviso, la politica culturale dell'Italia all'estero comporta costi elevati, quali: spese logistiche in loco (affitto, manutenzione, telefono, elettricità, riscaldamento, ecc.); spese di personale inviato all'estero con trattamento di missione; spese molto più elevate per le manifestazioni culturali (oltre al cachet, viaggio e alloggio per gli artisti e/o intellettuali invitati).
Ricorda, a tale proposito, che ogni Paese che voglia fare un'adeguata politica culturale all'estero è costretto ad affrontare il problema dei finanziamenti insufficienti e cita il caso del Goethe Institut, che si è fuso ultimamente con InterNationes, dopo avere chiuso le assunzioni per circa cinque anni; della Francia, che, subito dopo la caduta del muro di Berlino, ha dislocato mezzi e personale nei Paesi dell'Est europeo, tagliando corrispettivamente fondi e mezzi «sul fronte occidentale» (ricorda che l'enorme Istituto francese di cultura di Vienna riceveva la metà dei finanziamenti destinati al piccolissimo Istituto di Bratislava); delle sedi del British Council in Italia, che hanno chiuso le loro biblioteche, sostituendole con personal computer in rete.
La situazione italiana è caratterizzata da un'estrema debolezza finanziaria e scarsità di personale (ad esempio, l'organico degli Istituti italiani, compreso il direttore, equivale spesso all'organico della biblioteca del corrispondente Istituto francese); vi è inoltre la tendenza a volere fare di tutto (e il contrario di tutto) con poco o niente, invece di puntare con sobrio realismo a una selezione, strategicamente mirata, delle mete alle quali aspirare, al fine di rendere ottimale il rendimento del poco di cui si dispone.
Nella situazione sopra delineata, gli Istituti italiani di cultura all'estero sono praticamente costretti a organizzare manifestazioni o eventi, ma non sono assolutamente in grado di gestire servizi. A suo avviso, un certo tipo di penetrazione politico-culturale all'estero è tuttavia basato sui servizi, non sugli eventi. A ciò si aggiunge un secondo, grave problema: la convinzione, comunemente diffusa in Italia, che gli eventi siano un surrogato accettabile dei servizi inesistenti. Metaforicamente parlando, è come ritenere che qualche fuoco d'artificio all'anno, compensi la mancata fornitura quotidiana di energia elettrica.
La diffusione della propria lingua all'estero è infatti un tipico servizio: quanto detto sopra spiega perché sul mercato internazionale l'Italia sia quasi inesistente, nel senso che è di gran lunga meno presente di Francia, Germania, Gran Bretagna, e persino della Spagna. In certe aree l'Italia dispone di un solo liceo bilingue, gli spagnoli di almeno quattro o cinque, i francesi e i tedeschi tra i quaranta e i cinquanta, mentre alcuni politecnici concedono già lauree bilingui (lingua nazionale e francese o tedesco).
Fa rilevare infine il fatto che il nostro Paese invia all'estero solo personale di ruolo, a cui spetta una costosa indennità di sede, e destinato ad insegnare agli studenti, cosa che limita enormemente la possibilità di coprire con un numero sufficiente di docenti le aree estere meritevoli di attenzione.
Propone pertanto all'attenzione del Governo e dei presentatori delle proposte di legge in esame alcuni spunti di intervento, quali l'invio all'estero di neolaureati (con contratti a termine, contributi assistenziali e pensionistici, punteggio per futuri concorsi), il cui costo dovrebbe essere decisamente inferiore; forme di borse di studio in Italia destinate a docenti locali di italiano (aggiornamento, perfezionamento); un aiuto alle istituzioni locali per la stesura di manuali di italiano, spesso completamente assenti sui mercati locali. In particolare riterrebbe particolarmente utile inviare all'estero personale italiano di ruolo con la sola finalità di «insegnare agli insegnanti», e non agli studenti: si tratterebbe di personale addestrato per gestire seminari a docenti locali di italiano, da attuare in accordo con le competenti autorità locali. Considera importante, in ogni caso, giungere ad accordi intergovernativi che pianifichino nel lungo periodo la diffusione della nostra lingua in ogni Paese di interesse per l'Italia o che dimostri interesse per il nostro Paese.

Andrea Giorgio Felice Maria ORSINI (FI), relatore per la VII Commissione, dopo avere espresso piena condivisione in ordine ai rilievi espressi dal presidente Selva nel suo intervento introduttivo, sottolinea l'importanza del fatto che tutti i progetti di legge in esame sono accomunati dall'intento di contribuire al rilancio delle politiche di valorizzazione della cultura italiana sullo scenario internazionale, anche come strumento essenziale per una promozione dell'intero paese. Condivide l'esigenza di promuovere la cultura italiana nella sua accezione più ampia, comprensiva quindi anche degli aspetti attinenti a importanti settori come quello della moda e delle tradizioni gastronomiche e artigianali, ribadendo peraltro la centralità degli interventi connessi all'eccezionale patrimonio storico, artistico e letterario.
Nel sottolineare che non vanno disconosciuti i momenti di eccellenza raggiunti da singoli istituti di cultura anche con l'attuale organizzazione, sottolinea peraltro come sia sensazione condivisa che, in generale, essi abbiano operato finora in assenza di un indirizzo organico e di una prospettiva strategica complessiva, con conseguenti ricadute negative sullo svolgimento dei loro compiti istituzionali. La mancanza di tali elementi ha sicuramente contribuito, a suo avviso, a determinare i problemi e le incomprensioni che si sono dovute registrare nel recente passato.
Saluta con favore il fatto che il disegno di legge governativo e la proposta di legge del deputato Malgieri, in particolare, conferiscano un ruolo centrale al rafforzamento degli interventi per l'insegnamento della lingua italiana all'estero, in relazione non solo alla promozione della conoscenza della nostra illustre tradizione letteraria, ma anche ai fini dello sviluppo delle relazioni economiche e commerciali. Considera altresì fondamentale la valorizzazione della cultura scientifica italiana e delle relative attività di ricerca, anche al fine di controbilanciare i ben noti fenomeni di «esportazione» di significative risorse intellettuali (la cosiddetta «fuga dei cervelli»).
Per quel che concerne il merito dei provvedimenti in titolo, concorda con l'esigenza, sottolineata dal presidente Selva, sull'esigenza uno «snellimento» del disegno di legge governativo, che sembra presentare alcuni elementi ridondanti. A titolo di esempio, richiama in primo luogo l'attenzione sull'eterogeneità della composizione della commissione nazionale per la promozione della cultura, della lingua e della scienza italiana all'estero, in relazione alla quale, considerata la centralità del ruolo ad essa affidato, segnala in particolare l'opportunità di valutare l'effettiva necessità della partecipazione di rappresentanti di dicasteri che svolgono un ruolo a suo avviso non fondamentale nella promozione della cultura all'estero.
Ritiene altresì opportuno approfondire e chiarire il rapporto tra l'autonomia degli istituti di cultura e le funzioni di indirizzo e vigilanza espletate dal Ministero degli affari esteri. Al riguardo, pur considerando evidentemente necessario assicurare l'unitarietà della azione diplomatica affidata alla responsabilità degli ambasciatori, ritiene necessario individuare le modalità per assicurarne la compatibilità con forme di autonomia idonee a migliorare l'operatività degli istituti di cultura, evitando un'eccessiva subordinazione gerarchica rispetto al Ministero degli affari esteri.

Gustavo SELVA, presidente e relatore per la III Commissione, sottolinea, a tale riguardo, la diversità della durata degli incarichi di ambasciatore e di direttore degli istituti di cultura.

Andrea Giorgio ORSINI (FI), relatore per la VII Commissione, quanto alla questione dei direttori di «chiara fama», condivide l'esigenza, che emerge con chiarezza nella proposta di legge del deputato Malgieri, di valorizzarne il ruolo e, conseguentemente, di ampliarne anche significativamente il numero.
Conclusivamente, auspica che il lavoro delle Commissioni si svolga all'insegna di un ampio e produttivo confronto tra tutte le forze politiche, che permetta di giungere alla elaborazione di un intervento condiviso in un settore che giudica fondamentale per lo sviluppo del nostro paese.

Il sottosegretario Cosimo VENTUCCI ringrazia i relatori per le esaurienti relazioni svolte e soprattutto per i rilievi critici formulati in esse, condivisibili in linea generale, e che il Governo terrà nella massima considerazione per il prosieguo del dibattito.

Gennaro MALGIERI (AN) ringrazia i relatori per le esaurienti relazioni svolte, riservandosi di svolgere un più ampio intervento nel prosieguo dell'esame, anche per approfondire i temi menzionati dai relatori. Auspica di procedere insieme all'opposizione ad un lavoro emendativo comune per realizzare una legge condivisa da un ampio arco parlamentare.
Sottolinea la necessità di procedere ad un ciclo di audizioni nel corso dell'esame dei progetti di legge in titolo, per giungere all'elaborazione di un testo in cui gli Istituti italiani di cultura all'estero non si presentino come luoghi dell'effimero o succursali dell'ENIT, ma per far sì che sia loro restituito il ruolo più autentico che compete loro.
Propone anche di realizzare visite agli Istituti italiani di cultura all'estero, con lo scopo di approfondire i problemi concreti che tali Istituti incontrano in loco.
In merito alla proposta di nominare «ambasciatori della cultura», contenuta nella sua proposta di legge, precisa di non voler creare alcuna contrapposizione con gli ambasciatori istituzionali, ma piuttosto di rispondere all'esigenza di differenziare il direttore di Istituto da una vera e propria figura di «ambasciatore culturale», che ha un legame anche con la realtà locale ed un bagaglio di competenza specificamente correlata al Paese di destinazione, sul modello degli ambasciatori analoghi esistenti nell'ambito dell'UNESCO o della FAO.

Valdo SPINI (DS-U) lamenta l'eccessivo lasso di tempo trascorso fra l'inizio dell'esame in Commissione del tema relativo alla riforma degli Istituti italiani di cultura all'estero e la presentazione del disegno di legge del Governo sulla materia. A tale proposito avanza qualche dubbio sul metodo della novella legislativa prescelto dal Governo per la redazione del disegno di legge in esame.
Condivide lo spirito preannunciato dal deputato Malgieri di procedere ad un lavoro comune e fattivo per l'elaborazione di un testo condiviso da tutti i gruppi politici.

Gustavo SELVA (AN), presidente e relatore della III, auspica che le Commissioni svolgano l'esame dei progetti di legge in titolo in un clima collaborativo e volto a conseguire risultati concreti con la maggiore tempestività possibile

Giuseppe NARO (UDC) chiede chiarimenti in ordine al possibile andamento dei lavori nel prosieguo dell'esame.

Gustavo SELVA, presidente, si riserva di consultarsi in merito con il presidente Adornato. Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 10.05.



news

01-03-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 01 marzo 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

Archivio news