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VII Commissione Senato - riunione del 27/4/2004 (Parere sul Regolamento del Ministero per i beni e le attivit culturali)
2004-04-27

Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante: "Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali" (n. 364)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Esame e rinvio)

Riferisce alla Commissione il presidente relatore ASCIUTTI (FI), il quale rileva anzitutto che lo schema in esame fa seguito alla riorganizzazione del Ministero approvata, previo parere parlamentare, con decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 3.
Con quella riorganizzazione, su cui, ricorda, la Commissione fu chiamata ad esprimere le proprie osservazioni alla Commissione bicamerale per la riforma amministrativa, fu adottata anche per il Ministero per i beni e le attivit culturali la struttura dipartimentale che il decreto legislativo n. 300 del 1999 (di riordino dell'organizzazione di Governo) aveva introdotto per quasi tutti i Ministeri con l'eccezione, appunto, di quello per i Beni e le attivit culturali, Esteri e Difesa, per i quali era stato preferito il modello per direzioni generali, particolarmente adatto a Dicasteri che si caratterizzano per un'elevata compattezza della missione. Tale compattezza, tuttavia, senz'altro riscontrabile nel Ministero degli affari esteri (correttamente articolato in direzioni generali definite per aree geografiche) e in quello della Difesa (a sua volta correttamente articolato in direzioni generali definite per corpi armati), non riscontrabile nel Ministero per i beni e le attivit cultuali, per il quale stato dunque ora ritenuto preferibile passare al modello dipartimentale, caratterizzato da strutture di coordinamento degli uffici di livello dirigenziale generale (denominate appunto dipartimenti), alle quali sono attribuiti compiti finali concernenti grandi aree di materie omogenee, inclusa la diretta gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane necessarie per lo svolgimento ed il perseguimento della propria missione.
Tale scelta, ricorda il Presidente relatore, fu unanimemente condivisa, in quanto senz'altro pi idonea ad assicurare il corretto funzionamento amministrativo del Dicastero.
L'altro asso portante della riforma, prosegue, era invece costituito dalla riorganizzazione, a livello periferico, delle sovrintendenze regionali, trasformate in direzioni regionali e configurate quali uffici dirigenziali generali territoriali e gerarchicamente sovraordinate alle esistenti sovrintendenze di settore. Anche su tale profilo, rammenta, vi fu sostanziale assenso.
Il regolamento di organizzazione ora in esame si pone evidentemente il fine di adeguare la struttura ministeriale al nuovo impianto e sostituisce pertanto il precedente regolamento di organizzazione 29 dicembre 2000, n. 441.
Il Presidente relatore si sofferma quindi sull'articolazione del provvedimento, analizzandone la rispondenza alla nuova struttura dipartimentale introdotta. Al riguardo, rammenta che, come gi osservato dal Consiglio di Stato nel parere interlocutorio reso l'8 marzo scorso, detto modello postula l'attribuzione al capo dipartimento solo di compiti di coordinamento, direzione e controllo, con riserva agli altri uffici delle competenze di amministrazione attiva; inoltre, esso presuppone la concentrazione in ciascun dipartimento dei compiti di gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane rispettivamente attribuite.
Sotto il primo profilo, rileva che lo schema di regolamento appare senz'altro in linea con il modello dipartimentale per la parte in cui, individuate le dieci direzioni generali, definisce per macro-aree i rispettivi compiti. Inoltre, stabilisce in via generale i compiti del capo dipartimento e, a seguito dei rilievi formulati dal Consiglio di Stato nel citato parere interlocutorio, riduce le competenze precedentemente attribuite ai capi dipartimento in ordine alla diretta adozione di provvedimenti nelle materie di competenza. Ritiene tuttavia che un ulteriore passo andrebbe fatto in questo senso, come del resto indicato anche dal Consiglio di Stato nel parere definitivo reso il 5 aprile, atteso che permangono in capo al vertice del dipartimento competenze non in linea con il modello dipartimentale e che andrebbero piuttosto attribuite ai direttori generali e ai responsabili degli uffici di livello dirigenziale non generale. Al riguardo, rammenta che il Consiglio di Stato individua le competenze di cui all'articolo 2, comma 4, lettere b), c), d), ed i), di cui all'articolo 4, comma 3, lettere b), c) e d) e di cui all'articolo 6, comma 3, lettere a), b), c), d) ed e). N giudica sufficiente il richiamo alla possibilit per il capo dipartimento di delegare tali funzioni ai titolari degli altri uffici in quanto le deleghe sono evidentemente suscettibili di revoca.
Dette considerazioni assumono poi particolare rilievo, prosegue, con riferimento alle competenze in materia di sport, che sono attribuite al capo del Dipartimento per lo spettacolo e lo sport. Tale rilievo, pur presente nel parere interlocutorio del Consiglio di Stato, non stato recepito dal Ministero, che ha ritenuto l'articolazione del Dipartimento per lo spettacolo e lo sport compatibile con la struttura dipartimentale adottata. Richiamando il parere reso dalla Commissione sullo schema di riforma del Ministero, rileva tuttavia l'opportunit di attribuire le competenze in materia di sport alla Direzione generale per lo spettacolo dal vivo, con l'eccezione di quelle indispensabili per l'esercizio dei compiti propri del capo dipartimento.
Quanto al secondo profilo, relativo alla compatibilit di una direzione generale per gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la formazione nell'ambito del dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione con la struttura dipartimentale che (presuppone l'attribuzione ai singoli dipartimenti della gestione diretta delle risorse strumentali, finanziarie ed umane necessarie allo svolgimento della propria missione), il Presidente relatore riferisce che le competenze della suddetta direzione riguardano tutte le risorse strumentali, finanziarie ed umane del Ministero, in modo trasversale. Resta invece ferma la gestione da parte dei singoli centri di responsabilit delle risorse agli stessi direttamente attribuite. Ci escluderebbe, a giudizio del Ministero, la possibilit di sovrapposizioni.
Il Presidente relatore ricorda poi che l'adozione del modello dipartimentale comporta altres la soppressione del segretariato generale, su cui pure si registr a suo tempo ampio consenso. Rileva tuttavia che tale soppressione ha comportato la scomparsa dell'ufficio studi, gi previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 441 del 2000 come operante presso il segretariato generale. In considerazione del rilievo dell'attivit svolta da tale articolazione, ritiene invece opportuno proporne la reintroduzione, onde evitare che il Ministero sia privato di una funzione indispensabile.
Passando ad un'analisi pi di dettaglio dell'articolato, rileva che allarticolo 5, comma 3, lettera f), andrebbe specificato che le attivit conseguenti ad emergenze nazionali ed internazionali sono svolte anche in collaborazione con il Dipartimento per la protezione civile, che a tal fine pu avvalersi delle procedure di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni; sempre allarticolo 5 andrebbe specificato che afferiscono al Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione anche gli istituti centrali con funzioni di alta formazione e ricerca nel settore del restauro e della catalogazione.
Allarticolo 6, comma 4, relativo ai comitati operanti presso il Dipartimento per lo spettacolo e lo sport, andrebbe invece confermato, fra gli altri, anche il Comitato consultivo di cui allarticolo 190 della legge 22 aprile 1941, n. 633, che altrimenti non troverebbe collocazione.
Allarticolo 9, relativo alla Direzione generale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico, deplora anzitutto il mancato recepimento dell'indicazione parlamentare in favore della dizione "demoetnoantropologico" in luogo di "etnoantropologico"; si osserva inoltre che, al comma 1, andrebbe specificato che tra i beni sottoposti alle competenze della Direzione generale sono ricompresi anche i dipinti murali e gli apparati decorativi.
Quanto alla Direzione generale per gli archivi, ritiene che tra le competenze della Direzione generale di cui allarticolo 11, comma 2, andrebbero specificate, in particolare, la facolt di approvazione dei piani di conservazione e scarto degli archivi degli uffici dellAmministrazione statale e la concessione di contributi per interventi sugli archivi vigilati; inoltre, alla lettera e), andrebbe sostituita la parola catalogazione con la parola censimento che pi rispondente ai compiti della Direzione generale.
Tra le competenze della Direzione generale per gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la formazione di cui allarticolo 13, comma 1, andrebbe invece inserito lo svolgimento di compiti relativi allattuazione delle direttive del Ministro e del capo dipartimento in materia di politiche del personale, di contrattazione collettiva e di emanazione di indirizzi ai direttori regionali per lapplicazione dei contratti collettivi e la stipula di accordi decentrati.
Passando alla disciplina degli organi consultivi centrali, osserva che all'articolo 17 sarebbe opportuno prevedere che alle riunioni del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici possano essere invitati - in casi specifici - anche i direttori regionali.
Infine, potrebbe essere opportuno introdurre, allarticolo 23, una disposizione che preveda, come per altre amministrazioni da poco riorganizzate ai sensi della legge n. 137 del 2002, che con cadenza almeno biennale si provveda alla verifica degli assetti organizzativi e della loro rispondenza alle esigenze operative del Ministero, con riferimento allamministrazione centrale e periferica, al fine di accertarne la funzionalit ed efficienza ai sensi dellarticolo 17, comma 4-bis, lettera c), della legge 23 agosto 1988, n. 400.
Il Presidente relatore segnala altres che il provvedimento non comporta oneri a carico del bilancio dello Stato. Il modesto maggiore onere dovuto al trattamento economico dei capi dipartimento e dei direttori generali infatti compensato, cos come previsto dal decreto legislativo n. 3 del 2004, riducendo la dotazione organica attualmente vigente dei dirigenti di seconda fascia di un numero di posti equivalente sul piano finanziario (16 unit).
A titolo di chiarimento, specifica infine che il testo attualmente in distribuzione dello schema di regolamento, su cui la Commissione chiamata ad esprimere il proprio parere, quello modificato dal Ministero a seguito delle osservazioni contenute nel parere del Consiglio di Stato. E' peraltro in corso di trasmissione alla Commissione anche il testo originario, come approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 febbraio 2004, su cui il Consiglio di Stato ha formulato le proprie osservazioni.

Il seguito dell'esame quindi rinviato.

http://www.senato.it/Commissioni/Comm07/home2.htm


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