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VII Commissione Senato - riunione del 6/5/2004 (Parere sul Regolamento del Ministero per i beni e le attività culturali)
2004-05-06

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

GIOVEDÌ 6 MAGGIO 2004
298a Seduta

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI

Interviene il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Bono. Intervengono altresì, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, il signor Alberto Ognibene e il signor Maurizio Crisanti, rispettivamente vice presidente vicario e segretario nazionale dell'Associazione nazionale esercenti spettacoli viaggianti e parchi (ANESV-AGIS), il signor Lorenzo Musicco e il signor Marzio Bonaccorsi, rispettivamente presidente e vice presidente della Sezione apparecchi pubbliche attrazioni ricreative (SAPAR), nonchè il dottor Lorenzo Scarpellini consulente per i rapporti istituzionali dell'AGIS.

La seduta inizia alle ore 15,10.

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante: "Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali" (n. 364)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Seguito dell'esame e rinvio)

Riprende l'esame, sospeso nella seduta del 27 aprile scorso, nel corso della quale il PRESIDENTE RELATORE ricorda di aver svolto la relazione introduttiva. Dichiara indi aperta la discussione generale.

La senatrice ACCIARINI (DS-U) coglie l'occasione per sottolineare anzitutto l'estrema delicatezza di molti provvedimenti del Governo assegnati alla Commissione in sede consultiva, come testimonia l'atto in titolo, che richiede senz'altro un adeguato approfondimento e non un'accelerazione dei tempi di discussione. In quest'ottica sollecita il relatore a tener conto dei rilievi che emergeranno nel corso del dibattito, nello schema di parere che sottoporrà alla Commissione.
Entrando nel merito dell'atto in titolo, ella sottolinea come esso - conseguentemente al decreto legislativo n. 3 di quest'anno - modifica sostanzialmente l'articolazione del Ministero, che assume una struttura dipartimentale. Fra le altre novità ricorda altresì la trasformazione delle soprintendenze regionali in direzioni regionali territoriali, la riduzione del numero dei componenti dei comitati di settore, nonché la riduzione degli ambiti di autonomia del Consiglio superiore dei beni culturali, che giudica negativamente.
Ella stigmatizza poi la circostanza che, a differenza di quanto stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica n. 441 del 2000, il testo in esame non specifichi che i direttori regionali debbono possedere competenze tecnico-scientifiche, tanto più che essi possono assumere anche le funzioni, prettamente tecniche, relative alle soprintendenze di settore.
In questo modo, ella sottolinea, non sono riconosciute le qualità, le professionalità e l'indiscutibile impegno profuso dal personale del Ministero, nonostante le scarse gratificazioni economiche connesse.
Nel provvedimento manca poi adeguata attenzione per la formazione del personale dell'Amministrazione, nonché ogni riferimento alla necessità di procedere a nuove assunzioni, indispensabile al fine di garantire la trasmissione delle professionalità acquisite alle nuove generazioni.
Ella critica inoltre il ricorso indiscriminato all'esternalizzazione di compiti tradizionalmente attribuiti all'Amministrazione, atteso che esso è tanto più problematico quanto più ci si allontana dal settore dei servizi aggiuntivi, che spesso assicurano ritorni economici (come del resto è emerso anche nel corso delle audizioni nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui beni culturali presso la Commissione istruzione). Giudica infatti errato ricorrere all'esternalizzazione con il solo obiettivo di ridurre i costi di gestione dei beni culturali, ritenendo invece opportuno che si ricorra ad essa solo nel caso in cui non siano disponibili adeguate professionalità interne ovvero qualora ci sia un evidente vantaggio economico.
All'interno del testo vi sono, prosegue l'oratrice, significative incongruenze rispetto alla disciplina recata nel Codice dei beni culturali, come ad esempio testimonia la circostanza che l'articolo 7, comma 3, lettera b), dell'atto in titolo attribuisce la competenza in materia di dichiarazione di particolare interesse alla direzione generale, mentre il Codice la demanda al soprintendente.
Anche in materia di verifica dell'interesse culturale, lo schema in esame demanda al direttore generale tale competenza, che dovrebbe invece spettare al soprintendente regionale e ai soprintendenti di settore in base al Codice.
Con riferimento alla valorizzazione dell'autonomia per i musei e gli altri istituti, che ella giudica senz'altro auspicabile, lamenta invece la scelta di sopprimere le autonomie attualmente esistenti.
Passando a considerare la disciplina relativa agli organi consultivi, ed in particolare al Consiglio superiore dei beni culturali, ella stigmatizza sia la minore rappresentatività del personale interno al Ministero, sia l'indebolimento dell'autonomia. In proposito ella sottolinea che in base alla normativa vigente il vice presidente è di natura elettiva e svolge nei fatti un ruolo di estremo rilievo, atteso che la presidenza spetta formalmente al Ministro. Con lo schema di decreto, invece, il presidente sarebbe di nomina ministeriale ed avrebbe piene funzioni.
In tema di archivi e biblioteche ella sottolinea come la denominazione del dipartimento per i beni archivistici e librari, la cui introduzione è stata condivisa dalla stessa Commissione nel parere reso sul decreto legislativo n. 3 del 2004, determina un equivoco terminologico, atteso che anche gli archivi e le biblioteche, ancorché non afferenti al dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, sono comunque beni culturali a tutti gli effetti.
Anche con riferimento all'articolo 20, comma 1, è opportuno un chiarimento, poichè dall'attuale formulazione si deduce che le soprintendenze competenti in materia di beni archivistici e bibliotecari non dipendono dalle direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici, le quali sono infatti articolazioni territoriali di livello dirigenziale generale del dipartimento per i beni culturali.
Critica inoltre la vera e propria retrocessione dell'archivio centrale dello Stato ad ufficio dirigenziale di seconda fascia, motivato da ragioni esclusivamente economiche.
Stigmatizza altresì la circostanza che non sia chiarito a quali organi centrali afferiscano alcuni uffici. Fra questi, cita l'ufficio studi, attualmente incardinato nel segretariato generale (in via di soppressione), che a suo avviso dovrebbe essere incardinato nel dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione, nonché gli istituti centrali e le scuole di alta formazione.
Avviandosi a concludere, ella critica inoltre la scelta di far fronte agli oneri derivanti dall'incremento del numero delle direzioni generali attraverso la riduzione degli uffici dirigenziali di seconda fascia, attese le conseguenze negative sul funzionamento dell'Amministrazione.
Consegna indi alla Commissione uno schema di parere contrario - allegato al presente resoconto - contenente specifiche proposte dirette alla riformulazione dello schema di decreto, auspicando che anche di esse il relatore terrà conto nel predisporre il suo schema di parere.
Nel criticare i limiti del provvedimento in esame, ella richiama infine l'attenzione sull'opportunità che gli interventi normativi siano posti in essere con adeguata riflessione; in particolare, pur riconoscendo che spetta al Governo la funzione di indirizzo politico, anche nel settore dei beni culturali, non comprende la ragione della diffidenza nei confronti del personale del Ministero, ricavabile dalle molte disposizioni recate nel testo, che disconoscono le loro competenze e le professionalità.

Il senatore MONTICONE (Mar-DL-U), dopo aver convenuto sull'opportunità di svolgere un esame attento e approfondito su tali tematiche, sottolinea che una valutazione sulla nuova articolazione del Ministero per dipartimenti dipende in gran parte dalla funzionalità interna ed operativa degli stessi, ovvero dalla capacità dell'Amministrazione di coinvolgere il personale tecnico-scientifico, di definire un rapporto corretto con le realtà territoriali, favorendo la promozione culturale e la valorizzazione delle stesse.
Entrando nel merito dell'articolato, egli rileva che la previsione recata all'articolo 3, di un dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, e non solo la sua denominazione, contrasta con la previsione di un dipartimento per i beni archivistici e culturali.
Con riferimento alle competenze di quest'ultimo dipartimento, di cui pure riconosce l'opportunità, lamenta che non si estendano alle accademie, che svolgono una funzione senz'altro rilevante nel settore anche in funzione di un effettivo raccordo tra l'organizzazione centrale, le articolazioni regionali e gli enti territoriali.
Soffermandosi poi sull'articolo 11, comma 2, lettera f), nel quale si stabilisce che il direttore generale cura le intese con i competenti organi del Ministero dell'interno per l'individuazione dei documenti di carattere riservato presso gli archivi pubblici e privati e per la definizione delle modalità di consultazione dei medesimi, egli sottolinea la delicatezza della questione, strettamente connessa con i principi caratteristici della democrazia culturale, che richiederebbe una maggiore riflessione.
Il senatore Monticone giudica altresì discutibile la scelta di istituire un dipartimento per la ricerca e l'innovazione, sottolineando l'inutilità di prevedere una struttura specifica dedicata a tali tematiche, che dovrebbero invece afferire all'organizzazione amministrava nel suo complesso.
Con riferimento al dipartimento per lo spettacolo e lo sport, egli stigmatizza la circostanza che esso non preveda una direzione generale per lo sport, nonostante l'importante rilievo culturale che esso riveste nel Paese.
Quanto alla direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali, egli critica la mancata inclusione, tra le sue funzioni, dei compiti diretti a valorizzare il settore degli archivi. Giudica altresì singolare che fra le attribuzioni del direttore generale vi sia quella di incentivare l'ideazione, la progettazione e la realizzazione di programmi editoriali tematici, sottolineando come tali attività nascano necessariamente dal tessuto culturale del Paese.
Relativamente ai compiti afferenti alla direzione generale per lo spettacolo dal vivo, egli lamenta altresì la mancanza di ogni riferimento ai festival teatrali, che rappresentano una forma di spettacolo dal vivo particolarmente importante per i giovani.
Dopo essersi associato alle considerazioni della senatrice Acciarini in merito alla minore autonomia del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici, egli sottolinea infine che nella formulazione dell'articolo 20 è assente un'adeguata riflessione in ordine al rapporto fra il Ministero, gli enti territoriali e gli altri istituti operanti nelle regioni.

Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

PROPOSTA DI PARERE PREDISPOSTA DALLA SENATRICE ACCIARINI
SULLO SCHEMA DI DECRETO N. 364

La Commissione, esaminato lo schema di regolamento di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali che fa seguito al decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 3 recante riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali, ai sensi dell’articolo 1 della legge 6 luglio 2002, n. 137;
premesso che:
- a seguito dell’approvazione del suddetto decreto legislativo n. 3, il Ministero adotta la struttura dipartimentale più adatta ad un Ministero fortemente distribuito sul territorio e cessa il modello per direzioni generali / segretariato generale adottato nella precedente riforma;
- la più recente riforma stabilisce, tra l’altro,
§ la trasformazione delle soprintendenze regionali in direzioni generali territoriali;
§ la riduzione del numero dei componenti dei Comitati di settore da otto a cinque;
§ la riduzione degli ambiti di autonomia del Consiglio superiore dei beni culturali, la cui convocazione dipende esclusivamente dalla volontà del Ministro e che è sottoposto alla direzione di un presidente nominato dal Ministro stesso, il quale esercita anche il diritto di nomina di un numero cospicuo dei membri;
- il nuovo regolamento trascura l’irrinunciabile questione delle competenze tecnico-scientifiche del personale, fondamentali per l’attività del Ministero. Lo schema di regolamento, non specifica infatti (al contrario di come era stato stabilito nel decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2000, n. 441) che i Direttori regionali (mutuati dai preesistenti Soprintendenti regionali) dovranno essere scelti nel novero del personale scientificamente qualificato del Ministero, come è avvenuto fino ad oggi. La possibilità che il direttore regionale possa concentrare su di sé anche le funzioni relative alle soprintendenze di settore non può che rafforzare il convincimento che sia necessario esplicitare che la provenienza dai ruoli tecnici del Ministero o il possesso di comprovati requisiti di competenza scientifica e professionale nel campo dei beni culturali (come già stabilito dall’articolo 7 del decreto legislativo n. 368 del 1998 e dall’articolo 13, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 441 del 2000) siano condizioni necessarie e inderogabili per le nomine alle direzioni regionali;
- si perde per l’ennesima volta l’occasione di stabilire criteri e regole in ordine alla formazione degli addetti alla tutela, interni ed esterni al Ministero, e alle questioni relative alla assunzione di nuovi addetti al Ministero;
- il regolamento conferma la discutibile volontà di esternalizzazione massiccia e indiscriminata di compiti e funzioni tradizionalmente affidati alle competenze degli addetti. Si contraddice così sia la volontà parlamentare che ha in più circostanze negato al Ministero di procedere a privatizzazioni di fatto, sia i suggerimenti di esperti italiani e stranieri e delle maggiori associazioni di tutela. Sebbene le esternalizzazioni siano un auspicabile ed apprezzabile metodo di gestione di servizi commerciali ed accessori, si devono tutelare il diritti dei fruitori ad un servizio scientificamente competente. Sarebbe bene specificare, in ogni sede opportuna, che l’affidamento in concessione possa avvenire solo nel caso in cui manchino risorse umane all’interno dell’Amministrazione o quando ciò sia conveniente dal punto di vista del rapporto intercorrente tra le spese a carico dell’Amministrazione e la qualità e le competenze che gli eventuali concessionari possono offrire per gli specifici compiti. È comunque opportuno che vi sia una preventiva istruttoria da parte delle soprintendenze competenti che debbono decidere in relazione agli atti di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei approvati con decreto ministeriale 10 maggio 2001;
- lo schema di regolamento di organizzazione è, in alcuni punti, disallineato e incongruente con le norme stabilite dal Codice dei Beni culturali – entrato in vigore lo scorso 1° maggio -. In particolare:
§ in materia di dichiarazione di particolare interesse: all’articolo 7, comma 2, lettera b), del regolamento, tali competenze sono attribuite alla Direzione Generale quando il Codice indica il Soprintendente come unico attore dell’azione esplicitamente citato;
§ in materia di verifica di interesse culturale: la lettera c) del comma 2 degli articoli 7, 8, 9 e 11, mette in capo al direttore generale le competenze relative alla verifica di interesse culturale dei beni pubblici. Il Codice, al contrario, attraverso quanto stabilito dal comma 10 dell’articolo 27 della legge n. 326 del 2003 (mantenuta in vigore nello stesso articolo 12 del Codice), indica l’esclusiva competenza in materia del soprintendente regionale e delle soprintendenze competenti (per materia).
- a fronte della previsione “tutta formale” di autonomie per musei e altri istituti (articolo 19), viene altresì prevista la possibilità di soppressione delle medesime qualora già esistenti (articolo 19, comma 3, lettera g)), subordinandole, di nuovo, alle Direzioni regionali. La finalità – anche se non dichiarata palesemente – sembra essere la trasformazione di tutte le autonomie attualmente esistenti in Fondazioni;
- è, peraltro, omessa la definizione delle funzioni e dei compiti delle soprintendenze territoriali;
- altra questione scottante è quella – già accennata in introduzione - relativa a funzioni, compiti e composizione degli organi consultivi. Le riunioni del Consiglio superiore sono sottoposte all’esclusiva volontà del Ministro (viene cioè omesso il diritto/dovere del Consiglio di riunirsi comunque almeno due volte l’anno). Viene sminuita e indebolita la rappresentanza del personale interno del Ministero. Viene anche sminuita l’autonomia del Consiglio stesso in ragione del fatto che il Presidente (fino ad oggi esso era il Ministro mentre il Vice Presidente era eletto in seno ai membri del Consiglio stesso) viene designato dal Ministro stesso e solo il vice presidente è espressione dell’elezione dei membri del Consiglio. Si ritiene quindi opportuno ripristinare quanto stabilito in materia dai regolamenti precedenti e dunque la consultazione in materia di programmazione generale e settoriale, di convenzioni elaborate dai capi dipartimento e, più in generale, su ogni questione ed intervento attinente ai beni oggetto alle disposizioni del Codice;
- ancora non completamente risolta è la questione relativa ad archivi e biblioteche:
§ dopo l’iniziale mancata previsione nel decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 3, di un dipartimento per i beni archivistici e librari, esso è stato reintrodotto a seguito di una specifica condizione posta nel parere della Commissione bicamerale per la riforma amministrativa. Ma la denominazione di “Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici” attribuita all’organismo competente sui beni artistici, archeologici, demo etno antropologici, architettonici, introduce un equivoco terminologico dato che i beni archivistici e librari, che a quel dipartimento non afferiscono, sono comunque beni culturali ai sensi del Codice;
§ laddove, all’articolo 20, comma 1, dello schema, si stabilisce che le direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici sono articolazioni territoriali di livello dirigenziale generale del Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, si deve arguire che dalla loro autorità e competenza siano esclusi gli organi periferici (soprintendenze) competenti in materia di beni archivistici e bibliotecari. D’altra parte non si esplicita che tali soprintendenze, unitamente ad archivi di Stato e biblioteche pubbliche statali, debbano afferire direttamente al dipartimento competente o alle rispettive direzioni generali. Si ritiene opportuna una più chiara esplicitazione delle rispettive competenze;
§ è necessario ripristinare l’originaria dicitura del dipartimento aggiungendo gli istituti culturali e conseguentemente prevedere uno specifico Comitato di settore per gli istituti culturali stessi;
- si considera molto grave la retrocessione dell’Archivio centrale dello Stato ad ufficio di seconda fascia, che sembra trovare le sue ragioni esclusivamente nell’esigenza di tagliare alcune direzioni generali per ottenere una parziale diminuzione della spesa;
- non è chiaro a quale degli organismi centrali del Ministero debbano afferire alcuni importantissimi uffici e istituti del Ministero fra cui:
§ l’ufficio studi, già pertinente al Segretariato generale, che si perde tra le pieghe della nuova organizzazione. Sarebbe opportuno prevedere che l’ufficio studi operi presso il Dipartimento per la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione;
§ gli istituti centrali e le scuole di alta formazione, che non sono citati e neanche collocati chiaramente in capo ad alcun organismo centrale del Ministero. Ciò, malgrado la loro funzione e il loro prestigio sia internazionalmente riconosciuto ed esaltato;
- è questione non trascurabile quella che vuole che la riforma, moltiplicando il numero delle direzioni generali, ma non prevedendo aumenti di spesa, andrà a pesare sulla dirigenza di seconda fascia con il risultato di dover accorpare diverse soprintendenze o attribuirle ai direttori regionali (come per altro previsto all’articolo 20, comma 3, della bozza di regolamento). L’attuazione della riforma, se si vuole che sia accompagnata da esiti di efficacia ed efficienza, dovrà essere accompagnata da una serie di concorsi per i ruoli scientifici e non. È noto ed è stato più volte ribadito come l’invecchiamento del personale del Ministero, oltre a produrre una diminuita produttività sia dal punto di vista intellettuale che materiale, sta estromettendo dalle politiche di tutela intere generazioni di studiosi con una preparazione altissima e molto aggiornata,
esprime parere contrario, ritenendo ineludibili le seguenti proposte emendative del testo dello schema di regolamento presentato dal Governo:

All'articolo 4, comma 2, dopo la lettera a), aggiungere la seguente lettera:
“a bis) Sovrintendenza all’Archivio centrale dello Stato";

All'articolo 4, comma 3, alla lettera a) aggiungere al termine il seguente periodo:
“su parere conforme dei competenti comitati di settore”.

All'articolo 4, comma 3, alla lettera d) dopo le parole “beni archivistici” aggiungere le seguenti:
“e librari”.

All'articolo 5, comma 3, dopo la lettera f) aggiungere la seguente lettera:
“g) svolge i compiti in materia di proprietà letteraria, diritto d’autore e vigilanza sulla Società italiana autori ed editori (SIAE), ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303”;
Conseguentemente all’articolo 6, comma 3, sopprimere la lettera d).

All'articolo 8, al comma 2, dopo la lettera e), inserire la seguente lettera:
“e bis) Istruisce i provvedimenti di competenza del Ministero nei procedimento di valutazione di impatto ambientale”.

All'articolo 8, al comma 2, inserire infine la seguente lettera:
“m) Indirizza e coordina la vigilanza sulla realizzazione delle opere d’arte negli edifici pubblici ai sensi della legge 29 luglio 1949, n. 717 e successive modificazioni”

All’articolo 11, comma 1, aggiungere al termine il seguente periodo
“Alla Direzione generale afferiscono l’Istituto centrale per gli archivi, il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli archivi di Stato, gli archivi di Stato e le soprintendenze archivistiche”

All’articolo 11, comma 2, sostituire la lettera a) con la seguente:
“a) Propone al Capo del dipartimento gli interventi per il settore archivistico da inserire nei piani annuali e pluriennali e nei relativi piani di spesa, individuando le priorità sulla base delle indicazioni degli istituti dipendenti”;

All'articolo 11, comma 2, sopprimere le lettere b) e c);

All’articolo 11, lettera e), la parola “catalogazione” è sostituita dalla seguente: “censimento”.

All’articolo 11, comma 2, dopo la lettera e) aggiungere la seguente:
“e bis) Cura le pubblicazioni scientifiche e divulgative di settore”.

All'articolo 11, comma 2, dopo la lettera f) aggiungere la seguente:
“f bis) cura, in deroga a quanto previsto all’art. 1 comma 1, comma 3, del presente decreto, i rapporti con gli organismi nazionali e internazioni del settore”.
Dopo l’articolo 11, inserire il seguente :
“Articolo 11 bis (Archivio centrale dello Stato).
Restano in vigore le norme relative all’Archivio Centrale dello Stato. Il Soprintendente dell’Archivio Centrale dello Stato propone al Capo del Dipartimento gli interventi relativi all’archivio centrale da inserire nei piani annuali e pluriennali e nei relativi piani di spesa”.

All’articolo 12, comma 1, le parole “biblioteche pubbliche statali” sono sostituite dalle seguenti: “ beni librari sottoposti a tutela statale”.

All’articolo 12, comma 2, dopo la lettera e) inserire le seguenti:
“e bis) Provvede, attraverso le biblioteche nazionali, centrali e l’Istituto centrale per il catalogo unico, all’organizzazione, alla realizzazione e all’implementazione dei servizi bibliografici e bibliotecari nazionali;
e ter) Cura, anche sulla base di accordi e convenzioni con altre istituzioni, la realizzazione e lo sviluppo del servizio bibliotecario nazionale;
e quater) Cura le pubblicazioni scientifiche e divulgative di settore;
e quinquies) Cura i rapporti con gli organismi nazionali ed internazionali di settore”.

All’articolo 12, comma 2, dopo la lettera n) inserire la seguente:
“n bis) Svolge, per il settore di competenza per i beni librari sottoposti a tutela statale i compiti e le funzioni di cui all’art. 18, comma 4.

All'articolo 13, comma 2, lettera e) dopo la parola “cura” inserire le seguenti; “di concerto con i rispettivi direttori generali”.

All'articolo 14, comma 2, la lettera a), è sostituita dalla seguente:
“a) Provvede, di concerto con le direzioni generali interessate alla realizzazione, al monitoraggio e alla revisione della carta dei servizi ai sensi dell’art. 11 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286”

All'articolo 17, al comma 3 il primo periodo è sostituito dal seguente: “Il Ministro presiede il Consiglio superiore e può delegare alla presidenza delle sedute un sottosegretario”.

All’articolo 17, al comma 3) aggiungere infine le seguenti parole: “che sostituiscono, tuttavia, i presidenti a tutti gli effetti in caso di loro assenza”.

All'articolo 18, al comma 1, lettera e) sopprimere le parole “e gli istituti culturali” e conseguentemente, dopo la lettera f) inserire la seguente lettera: “f bis) Comitato tecnico scientifico per gli istituti culturali”.

All'articolo 18, al comma 3, lettera a) la parola “due” è sostituita con la parola “tre”;

All'articolo 18, al comma 3,la lettera c) è sostituita con la seguente:
“c) da tre professori universitari di ruolo nelle discipline specificamente attinenti alla sfera di competenza di ciascun comitato eletti dai professori medesimi”.

All'articolo 18, dopo il comma 3 aggiungere il seguente:
“3 bis) In prima applicazione i componenti di cui alle lettera a) e c) del comma 3 sono nominati in base ai risultati delle elezioni svoltesi ai sensi dell’art. 11 del DPR 6 luglio 2001 n. 307 per i rispettivi Comitati tecnico scientifici di cui al comma 1”.

All'articolo 18, al comma 4, sostituire le parole “il Consiglio Universitario Nazionale” con le parole: “il Ministro” e le parole “al comma 3, lettera c)” con le parole “al comma 3, lettera b)”.

All'articolo 19, dopo il comma 2 inserire il seguente:
“2 bis) L’incarico di Direttore Regionale per i beni culturali è conferito a dirigenti del ruolo unico nell’ambito delle professionalità tecnico scientifiche dei settori afferenti al Dipartimento sulla base di comprovati requisiti di professionalità ed esperienza o tra personalità estranee alla Pubblica amministrazione in possesso di analoghi elevati e comprovati requisiti di competenza scientifica e professionale nel settore dei beni culturali”.

All'articolo 20, al comma 2, dopo la parola “curano” inserire le seguenti: “nei settori di competenze del Dipartimento”.

All'articolo 20, al comma 4, dopo le parole “Il Direttore regionale” sono inserite le seguenti: “nei settori di competenza del Dipartimento”.

All'articolo 20, dopo il comma 5, aggiungere il seguente comma:
“5-bis. Per quanto riguarda gli interventi specificamente relativi ai beni archivistici, le funzioni di cui al comma 4, lettere b [dichiarazione interesse storico], c [parere in conferenza servizi], d [verifica interesse culturale], f [imposizione interventi], g [concorso in interventi], h [accordi e convenzioni], n [acquisizione in comodato], p [autorizzazione permute], q [comunicazione trasferimenti], r [esercizio prelazione], s [proposta sanzioni], v [programmi inventariazione], z [promozione scolastica], ac [stazione appaltante] sono svolte dai soprintendenti archivistici rispettivamente in relazione alla Direzione generale per gli archivi e al Dipartimento per i beni archivistici e librari. Per quanto riguarda programmi generali intersettoriali proposti o finanziati in ambito regionale dalle Regioni, da enti locali e da altre istituzioni, comprendenti interventi sui beni archivistici, il direttore regionale coordina l’intervento del Ministero, su proposta e parere de soprintendente archivistico e dei direttori degli archivi di Stato presenti nella regione”.

Dopo l’articolo 20, inserire il seguente articolo 20 bis:
“Art. 20 bis Compiti delle soprintendenze.
1. Le soprintendenze per il patrimonio storico-artistico, le soprintendenze per i beni architettonici e per il paesaggio, le soprintendenze per i beni archeologici e quelle per i beni archivistici sono organi periferici dell'amministrazione e dipendono dalle competenti direzioni generali
2. Il soprintendente, nell'ambito della autonomia gestionale riconosciuta dal presente regolamento ed in conformità dell'articolo 17 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, partecipa ai procedimenti di competenza della direzione regionale, e in particolare:
a) attua gli indirizzi impartiti dal direttore generale competente per settore e gli interventi previsti dai piani di spesa;
b) approva i progetti per l'esecuzione degli interventi sui beni, entro il limite stabilito con decreto del direttore generale e, oltre tale somma, cura l'istruttoria relativa, ai fini dell'approvazione dei progetti da parte del soprintendente regionale;
c) provvede, nell'ambito delle proprie competenze di settore, alla tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali, e vigila sull'osservanza degli obblighi imposti dalla legislazione di tutela ai soggetti pubblici e privati proprietari, possessori o detentori di tali beni, anche intervenendo in via sostitutiva;
d) si pronuncia sull'ammissione ai contributi statali degli interventi relativi ai beni di cui alla lettera c) e ne certifica il carattere necessario ai fini delle agevolazioni tributarie previste dalla legge;
e) cura l'attivazione dei servizi di assistenza culturale e di ospitalità;
f) promuove l'organizzazione di studi, ricerche ed iniziative culturali, anche in collaborazione con università ed istituzioni culturali e di ricerca, in attuazione dell'articolo 152, comma 3, lettera d), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112.
3. In particolare, il soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio autorizza ai sensi dell'articolo 156 del testo unico, i progetti relativi alle opere pubbliche ricadenti nel territorio di competenza e adotta i provvedimenti di annullamento di cui all'articolo 151 del testo unico (3/c).
4. Il soprintendente per i beni archeologici può sottoscrivere accordi con le università statali per l'esecuzione di scavi archeologici in regime di titolarità, nel quadro di programmi pluriennali di ricerca.
5. Il soprintendente per i beni archivistici, in deroga a quanto previsto dall'articolo 13, comma 2, lettera b), adotta i provvedimenti di dichiarazione di notevole interesse storico di archivi e documenti di soggetti privati; cura l'istruttoria per l'acquisizione di archivi non statali; rivendica i beni archivistici demaniali ed esercita i compiti di ufficio esportazione per i beni archivistici cura la verifica di interesse culturale sui beni pubblici.
6. Nell'esercizio delle funzioni di vigilanza, il soprintendente per i beni archivistici fornisce assistenza ai soggetti proprietari, possessori o detentori degli archivi nella formazione dei massimari di conservazione e di scarto e dei quadri di classificazione dei documenti, nonché nella definizione delle procedure di protocollazione e archiviazione, con particolare riferimento al protocollo informatico e informatizzato; fornisce, altresì, assistenza alle regioni e agli enti locali, su richiesta degli stessi, nell'attività di formazione degli addetti agli archivi.”

All'articolo 23, al comma 7, aggiungere, al termine del primo periodo le seguenti parole:
“fatti salvi gli articoli 14, 15 e 16, per i quali l’abrogazione decorre dalla data di entrata in vigore dei rispettivi decreti di cui all’art. 19, comma 3.”

All’articolo 23, sopprimere il comma 10.

Maria Chiara ACCIARINI



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25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

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