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VII Commissione Senato - riunione del 19/5/2004 (Parere sul Regolamento del Ministero per i beni e le attivit culturali)
2004-05-19

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

MERCOLED 19 MAGGIO 2004
300a Seduta

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI



Intervengono il ministro per i beni e le attivit culturali Urbani e il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'universit e la ricerca Maria Grazia Siliquini.

La seduta inizia alle ore 14,40.

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO

Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante: "Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali" (n. 364)
(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 13, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59 e dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Seguito e conclusione dell'esame. Parere favorevole con osservazioni)

Riprende l'esame, sospeso nella seduta di ieri.

Poich nessun altro senatore chiede di intervenire nella discussione generale, il presidente relatore ASCIUTTI (FI) dichiara chiusa tale fase procedurale e, in sede di replica, illustra uno schema di parere favorevole con osservazioni (allegato al presente resoconto).

In sede di replica, interviene altres il ministro URBANI, il quale giudica anzitutto non condivisibili le affermazioni della senatrice Acciarini in merito al presunto disconoscimento delle competenze professionali dei dipendenti del Ministero in conseguenza alla scelta di non circoscrivere l'accesso alla funzione di direttore regionale esclusivamente ai soggetti con competenze tecnico-scientifiche. Al contrario, egli prosegue, la scelta di consentire l'accesso anche a soggetti con una formazione in altre discipline, quali quelle economico-manageriali e lavoristiche, motivata proprio dalla complessit multidisciplinare delle questioni che le sovrintendenze sono chiamate ad affrontare, non essendo ormai sufficiente il possesso delle tradizionali competenze specifiche nei settori dell'architettura, della storia dell'arte e dell'archeologia.
Il passaggio da una logica monotematica ad una logica multidimensionale rappresenta senz'altro una delle principali novit di cui il Ministro dichiara di essere particolarmente fiero. Tale passaggio viene altres assicurato dalla previsione che le decisioni pi rilevanti non saranno pi assunte da organi monocratici, che continueranno a svolgere le sole fasi istruttorie, bens da organi collegiali, come i comitati regionali composti dai sovrintendenti, nei quali sar cos assicurato un contributo interdisciplinare.
Rispetto alla visione tradizionale delle sovrintendenze come articolazioni monocratiche, egli richiama l'attenzione della Commissione sull'introduzione di alcune novit fra le quali segnala, oltre alla collegialit delle decisioni pi significative, la previsione di comitati regionali e di un comitato nazionale ad esso sovraordinato, nonch l'introduzione di strumenti che agevolino il ricorso amministrativo da parte dei privati avverso provvedimenti lesivi di interessi legittimi.
Con riferimento all'opportunit di promuovere il reclutamento dei dipendenti dell'Amministrazione, nonch la loro formazione, il Ministro sottolinea i limiti imposti dal blocco delle assunzioni, nonostante la deroga recata nella legge finanziaria per il 2004. Al riguardo, coglie l'occasione per annunziare che sono state gi avviate le procedure per l'assunzione di personale, da selezionarsi previo concorso con cui si terr conto anche dei titoli e delle competenze acquisiti dal personale precario del Ministero.
Relativamente alle perplessit manifestate in ordine alla scelta di istituire un Dipartimento per la ricerca e l'innovazione, nel quale afferiscono le attribuzioni precedentemente spettanti alla Direzione generale per gli affari generali, il bilancio e la formazione, egli afferma che si tratta di un dipartimento con compiti di staff, rispetto agli altri dipartimenti che svolgono funzioni di line.
Quanto poi al paventato rischio di un ricorso indiscriminato all'esternalizzazione di compiti tradizionalmente attribuiti all'Amministrazione, egli ne sottolinea l'infondatezza, atteso che il provvedimento non prevede nulla in tal senso. A forme di esternalizzazione si proceder, prosegue, solo qualora non siano disponibili adeguate professionalit all'interno del Ministero.
Con riferimento alle presunte incongruenze rispetto alla disciplina dettata dal Codice dei beni culturali ed in particolare in tema di competenze in ordine alla formazione dei vincoli, egli rileva che d'ora innanzi le attribuzioni in tale settore saranno demandate ad organi collegiali e non monocratici.
In merito al timore per la soppressione dei poli museali dotati di autonomia, il Ministro nega poi che il provvedimento in esame contenga norme definitive al riguardo. Coglie peraltro l'occasione per confermare l'intenzione del Ministero di proseguire la sperimentazione in atto richiamando tuttavia la Commissione sull'opportunit che tali autonomie, attualmente risultanti dall'agglomerazione di pi musei, siano ampliate sino a divenire delle vere e proprie sovrintendenze di citt, in grado di assicurare l'unitariet della tutela del patrimonio culturale.
Con riferimento alla disciplina degli organi consultivi, egli giudica infondate le critiche in ordine al presunto indebolimento della loro autonomia, atteso che la principale novit piuttosto una modifica della loro natura. Detti organi saranno infatti chiamati a svolgere un ruolo pi articolato, rispetto a funzioni meramente consultive, su tematiche tecnico-scientifiche ed in alcuni casi, come ad esempio per il Consiglio nazionale, essi svolgeranno una funzione giurisdizionale decidendo sui ricorsi avverso provvedimenti istitutivi di vincoli.
Quanto alla circostanza che il Dipartimento per gli archivi e le biblioteche sia destinato a svolgere una funzione minore rispetto al Dipartimento per i beni culturali, egli sottolinea che si tratta di un rischio che senz'altro non riguarda il settore delle biblioteche, atteso il prestigio internazionale di queste ultime. Relativamente agli Archivi, egli riconosce che l'eccezionale rilievo dell'attivit svolta richiederebbe senz'altro maggiori risorse da destinare ad investimenti nel settore dell'edilizia specializzata, in conseguenza dell'enorme documentazione da archiviare soprattutto a partire dal Novecento. A tal fine preannuncia l'impegno del Governo a sostenere una iniziativa legislativa ad hoc destinata ad affrontare i problemi in cui versano gli Archivi e nella quale sar senz'altro indispensabile decidere in che misura il patrimonio archivistico dovr essere digitalizzato ovvero mantenuto nel formato cartaceo, nel rispetto di un elevato livello di tutela dello stesso.
In proposito, coglie altres l'occasione per evidenziare la delicatezza della questione relativa alla riservatezza dei dati contenuti negli Archivi, soprattutto nell'ottica di una loro digitalizzazione, in merito alla quale ricorda che stato istituito un comitato congiunto con i rappresentanti dell'Autorit garante per la protezione dei dati personali.
Relativamente agli istituti culturali e alle accademie, egli conferma che essi afferiscono al Dipartimento per i beni archivistici e librari. Il mancato riferimento agli stessi nella denominazione del suddetto dipartimento non intende affatto disconoscere il loro importante ruolo, bens motivato unicamente dalle limitate competenze del Dipartimento, relative alla vigilanza sui predetti istituti.
Relativamente alla direzione generale per lo spettacolo dal vivo, egli conviene che stata adottata una dizione infelice, sottolineando che sarebbe stato invece preferibile prevedere tre distinte direzioni generali, rispettivamente per la musica e la danza, per il teatro e per le attivit dello spettacolo residuali, come ad esempio lo spettacolo viaggiante. Non stato tuttavia possibile istituire altre direzioni generali, prosegue il Ministro, atteso il vincolo secondo il quale la riforma dell'organizzazione non avrebbe dovuto comportare oneri aggiuntivi.
Soffermandosi nuovamente sul Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione, pur condividendo che le attivit di ricerca ed innovazione afferiscono l'organizzazione nel suo complesso, afferma tuttavia che esso svolge una funzione estremamente rilevante con riferimento agli ambiti interdipartimentali che richiedono un intervento unitario.
Quanto alle biblioteche universitarie, egli conviene che si tratti di una questione senz'altro delicata, atteso che esse solo per alcuni aspetti fanno parte del Sistema bibliotecario nazionale.
Soffermandosi indi sul parere test illustrato dal Presidente relatore, egli auspica che sia soppressa l'osservazione recata al punto n. 17, secondo cui sarebbe opportuno assicurare il coinvolgimento delle regioni nella composizione dei comitati regionali di coordinamento; si tratta senz'altro di un equivoco.
Si tratta infatti di un'osservazione, che recepisce peraltro un rilievo della Commissione affari costituzionali, che non considera che i comitati regionali di coordinamento afferiscono alla struttura ministeriale, rappresentandone delle proprie articolazioni sul territorio. Inoltre, occorre tener presente che essi sono diretti ad assicurare la tutela del patrimonio culturale, funzione che il nuovo Titolo V della Costituzione attribuisce inquivocabilmente alla competenza statale.

Il presidente relatore ASCIUTTI (FI) dichiara di accogliere il suggerimento del Ministro e riformula di conseguenza lo schema di parere, sopprimendo l'osservazione recata al punto n. 17.

Per dichiarazione di voto interviene la senatrice ACCIARINI (DS-U), la quale d atto al Presidente relatore di aver accolto molte delle osservazioni emerse nel dibattito e anticipa pertanto la richiesta di votazione per parti separate dello schema di parere.
Quanto alle considerazioni di merito espresse dal Ministro nella sua replica, prende atto delle scelte compiute dal Governo sul personale tecnico, che senz'altro rientrano nella sfera di responsabilit politica dell'Esecutivo. Osserva tuttavia che si tratta di scelte assai rischiose. Pur convenendo sull'esigenza di competenze diversificate, ritiene infatti indispensabile sollecitare la valorizzazione delle competenze maturate dal personale tecnico, che eventualmente potrebbero essere integrate con competenze di carattere manageriale attraverso corsi di formazione. Il percorso inverso invece impossibile, atteso che nessun corso di formazione potrebbe garantire il bagaglio di conoscenze tecnico-scientifiche che invece possiede la gran parte del personale interno del Ministero.
Ella ritiene altres indispensabile, sul piano tecnico, un coordinamento con le norme del Codice per i beni culturali in materia di dichiarazione di particolare interesse e di verifica dell'interesse culturale.
Sul piano pi prettamente politico, rinnova la preoccupazione per lo svuotamento del ruolo dei comitati di settore, la cui composizione sensibilmente ridotta nel numero e le cui modalit di nomina risultano modificate in senso assai centralistico.
Dopo aver ribadito il proprio dissenso sul declassamento dell'Archivio centrale dello Stato, conseguente alla preposizione di un dirigente di seconda fascia, si sofferma indi sul problema degli archivi in generale. Al riguardo, pur convenendo sulla difficolt di archiviazione dell'immenso materiale cartaceo prodotto nel secolo scorso, osserva che in alcune regioni sono state intraprese iniziative di ristrutturazione che hanno consentito di rendere ottimali anche le sedi ubicate in edifici storici. Invita pertanto a valorizzare tali esperienze, affrontando i problemi secondo un approccio che attribuisca agli archivi il giusto rilievo.
In conclusione, nel ribadire il proprio apprezzamento per l'attenzione dimostrata sia dal Ministro che dal Presidente relatore, chiede la votazione per parti separate dello schema di parere, su cui il giudizio complessivo non pu essere positivo per le sue omissioni pi che per i suoi contenuti.

Il senatore D'ANDREA (Mar-DL-U) si associa alle considerazioni della senatrice Acciarini, ricordando il giudizio critico gi espresso su alcuni profili della riforma del Ministero, che evidentemente si riflette sulle parti del regolamento in esame che ne costituiscono l'applicazione.
Quanto allo schema di parere del Presidente relatore, riconosce come esso raccolga, con sforzo encomiabile, molte delle considerazioni emerse nel dibattito. Restano tuttavia alcuni problemi aperti, fra cui anzitutto il rapporto fra Ministero e organi consultivi. A suo giudizio, gli organi consultivi dovrebbero infatti essere espressione della comunit tecnico-scientifica anzich emanazione del Ministero, nei confronti del quale dovrebbero anzi rappresentare un contrappeso. Lamenta altres la perdita di alcune funzioni essenziali del Ministero. Oltre alla scomparsa dell'ufficio studi, giustamente stigmatizzata nel parere del Presidente relatore, ricorda altres il Nucleo di valutazione degli investimenti, che pure a suo giudizio dovrebbe trovare idonea collocazione non solo in quanto previsto a livello legislativo ma anche soprattutto in considerazione del ruolo propulsivo svolto rispetto all'attivit del Ministero.
Resta inoltre irrisolto, prosegue, il rapporto fra direzioni generali, direttori regionali e sovrintendenze archivistiche.
Nell'associarsi alle considerazioni critiche sul declassamento dell'Archivio centrale dello Stato, invita conclusivamente il Governo a rivedere l'attribuzione di competenze in materia di politica internazionale, alcune delle quali, di carattere prettamente operativo, dovrebbero a suo giudizio essere mantenute alle direzioni generali.
Sollecita infine a sua volta la votazione del parere per parti separate.

Il senatore FAVARO (FI) annuncia il voto favorevole del suo Gruppo sullo schema di parere illustrato dal Presidente relatore. In particolare, esprime apprezzamento per l'articolazione del Ministero in dipartimenti (di cui uno dedicato agli archivi e alle biblioteche), per la chiarezza dello schema di regolamento, per il ruolo degli organi consultivi e per il superamento dell'autoreferenzialit degli organi periferici.

Anche il senatore DELOGU (AN) esprime, a nome del suo Gruppo, un giudizio positivo sull'atto in esame.

Il senatore GABURRO (UDC) preannuncia il voto favorevole del suo Gruppo. Esprime inoltre soddisfazione per il riferimento, operato dal Ministro nella sua replica, all'esigenza di competenze pluridisciplinari, che pongono nella giusta luce gli aspetti economici, ancorch non commerciali, della gestione dei beni culturali.

Si passa alla votazione per parti separate dello schema di parere favorevole con osservazioni del Presidente relatore, come modificato (pubblicato in allegato al presente resoconto).

Dopo che il PRESIDENTE ha accertato la presenza del numero legale ai sensi dell'articolo 30, comma 2, del Regolamento, la Commissione approva a maggioranza le premesse dalle parole: "La Commissione" fino a: "attivit degli uffici". Approva invece all'unanimit i successivi paragrafi da "Inoltre" fino a: "segretariato generale". Approva altres a maggioranza le parole "Esprime pertanto parere favorevole con le seguenti osservazioni" e all'unanimit le osservazioni da n. 1 a n. 12. L'osservazione n. 13 approvata a maggioranza. Le osservazioni n. 14 e n. 15 sono approvate all'unanimit. L'osservazione n. 16 approvata a maggioranza, previa dichiarazione di astensione dei senatori ACCIARINI e D'ANDREA. L'osservazione n. 17 approvata all'unanimit. Le osservazioni n. 18 e n. 19 sono approvate a maggioranza. L'osservazione n. 20 approvata all'unanimit.

La Commissione approva infine a maggioranza lo schema di parere favorevole con osservazioni del Presidente relatore nel suo complesso, come modificato, previa dichiarazione di astensione dei senatori ACCIARINI e D'ANDREA.



SCHEMA DI PARERE PREDISPOSTO DAL RELATORE
SULL'ATTO N. 364



"La Commissione, esaminato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica in titolo,

premesso che:

la riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali fa seguito alla riforma approvata, previo parere parlamentare, con decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 3, con la quale fu estesa anche al Ministero per i beni e le attivit culturali la struttura dipartimentale che il decreto legislativo n. 300 del 1999 aveva introdotto per quasi tutti gli altri Ministeri,

l'esperienza ha infatti rilevato inadatta per il Ministero per i beni e le attivit culturali il modello per direzioni generali, particolarmente adatto a Dicasteri che si caratterizzano per un'elevata compattezza della missione, che tuttavia non riscontrabile nel Ministero per i beni e le attivit cultuali,

si pertanto ritenuto preferibile uniformare l'organizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali agli altri Ministeri, caratterizzati da strutture di coordinamento degli uffici di livello dirigenziale generale (denominate appunto dipartimenti), alle quali sono attribuiti compiti finali concernenti grandi aree di materie omogenee, inclusa la diretta gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane necessarie per lo svolgimento ed il perseguimento della propria missione,

l'altro asso portante della riforma era invece costituito dalla riorganizzazione, a livello periferico, delle sovrintendenze regionali, trasformate in direzioni regionali e configurate quali uffici dirigenziali generali territoriali e gerarchicamente sovraordinate alle esistenti sovrintendenze di settore,

valutati positivamente

l'articolazione del Ministero in 4 dipartimenti, del resto in linea con le osservazioni rese dalla Commissione istruzione sullo schema di riforma originariamente presentata dal Governo, secondo cui i dipartimenti avrebbero dovuto essere solo 3, con conseguente mortificazione del settore dei beni archivistici e librari. Al riguardo, si rileva tuttavia l'esigenza di non creare un equivoco terminologico dovuto alla circostanza che anche i beni librari e archivistici, pur divenuti ora meritevolmente oggetto di un dipartimento autonomo e non pi compressi nel Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, sono tuttavia anch'essi "beni culturali". Si suggerisce inoltre al Governo di valutare l'opportunit di estendere la denominazione del Dipartimento per i beni archivistici e librari anche agli istituti culturali, in linea con le competenze delle direzioni generali in cui successivamente il Dipartimento si articola,

l'istituzione, all'articolo 2, della Conferenza interdipartimentale, presieduta dal Ministro e composta dai quattro capi di dipartimento, per l'esame delle questioni attinenti al coordinamento generale dell'attivit del Ministero e la formulazione di proposte per il raccordo operativo fra dipartimenti, nonch dei comitati dipartimentali, ai fini del necessario coordinamento dell'attivit degli uffici,

considerato che

la struttura dipartimentale, come gi osservato dal Consiglio di Stato nel parere interlocutorio reso l'8 marzo scorso, postula l'attribuzione al capo dipartimento solo di compiti di coordinamento, direzione e controllo, con riserva agli altri uffici delle competenze di amministrazione attiva ed essa presuppone la concentrazione in ciascun dipartimento dei compiti di gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane rispettivamente attribuite,

rilevato che

lo schema di regolamento appare senz'altro in linea con il modello dipartimentale per la parte in cui, individuate le dieci direzioni generali, definisce per macro-aree i rispettivi compiti nonch per la parte in cui stabilisce in via generale i compiti del capo dipartimento e, a seguito dei rilievi formulati dal Consiglio di Stato nel citato parere interlocutorio, riduce le competenze precedentemente attribuite ai capi dipartimento in ordine alla diretta adozione di provvedimenti nelle materie di competenza,

permangono tuttavia in capo al vertice del dipartimento competenze non in linea con il modello dipartimentale, che andrebbero piuttosto attribuite ai direttori generali e ai responsabili degli uffici di livello dirigenziale non generale,

dette considerazioni assumono particolare rilievo con riferimento alle competenze in materia di sport, che sono attribuite al capo del Dipartimento per lo spettacolo e lo sport,

le competenze attribuite alla direzione generale per gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la formazione nell'ambito del Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione non appaiono in linea con il modello dipartimentale, che impone invece la concentrazione in ciascun dipartimento dei compiti di gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane rispettivamente attribuite,

non appaiono del tutto convincenti le argomentazioni del Ministero secondo cui le competenze della suddetta direzione riguardano tutte le risorse strumentali, finanziarie ed umane del Ministero, in modo trasversale, mentre resterebbe ferma la gestione da parte dei singoli centri di responsabilit delle risorse agli stessi direttamente attribuite,

la soppressione del segretariato generale senz'altro in linea con il modello dipartimentale, ma rischia di comportare inopinatamente la scomparsa dell'ufficio studi, gi previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 441 del 2000 come operante presso il segretariato generale,

esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni:

1. i compiti attribuiti al capo dipartimento non in linea con il modello dipartimentale - articolo 2, comma 4, lettere b), c), d), ed i), all'articolo 4, comma 3, lettere b), c) e d) e articolo 6, comma 3, lettere a), b), c), d) ed e) - dovrebbero essere attribuiti ai direttori generali e ai responsabili degli uffici di livello dirigenziale non generale, essendo a tal fine insufficiente la possibilit di ricorrere all'istituto della delega, di per s revocabile;

2. le competenze in materia di sport dovrebbero essere attribuite, se non ad una direzione generale apposita, quanto meno alla direzione generale per lo spettacolo dal vivo, con l'eccezione di quelle indispensabili per l'esercizio dei compiti propri del capo dipartimento, anzich al capo del Dipartimento per lo spettacolo e lo sport;

3. in considerazione del rilievo dell'attivit svolta dall'ufficio studi, occorre prevederne la reintroduzione, onde evitare che il Ministero sia privato di una funzione indispensabile;

4. occorre introdurre disposizioni che garantiscano una corretta distribuzione delle dotazioni organiche tra le diverse regioni, affinch sia coperta la dotazione di ciascuna regione e si superino le attuali eccedenze in alcune realt territoriali, cui si contrappongono gravi carenze in altre;

5. appare necessario un pi puntuale coordinamento con le norme appena varate nel Codice dei beni culturali, con particolare riferimento all'attribuzione di competenze in tema di verifica dell'interesse culturale e di dichiarazione di particolare interesse;

6. si rileva che lo schema di decreto non cita esplicitamente gli istituti centrali con funzioni di alta formazione e ricerca nel settore del restauro e della catalogazione. Al riguardo, si suggerisce invece una loro collocazione chiara, eventualmente presso il Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione anche;

7. all'articolo 4, comma 3, lettera d), dopo le parole "beni archivistici" appare indispensabile inserire le altre " e librari";

8. allarticolo 5, comma 3, lettera f), andrebbe specificato che le attivit conseguenti ad emergenze nazionali ed internazionali sono svolte anche in collaborazione con il Dipartimento per la protezione civile, che a tal fine pu avvalersi delle procedure di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni;

9. allarticolo 6, comma 4, relativo ai comitati operanti presso il Dipartimento per lo spettacolo e lo sport, andrebbe invece confermato, fra gli altri, anche il Comitato consultivo di cui allarticolo 190 della legge 22 aprile 1941, n. 633, che altrimenti non troverebbe collocazione;

10. allarticolo 9, relativo alla Direzione generale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico, andrebbe recepita la dizione "demoetnoantropologico" in luogo di "etnoantropologico", come gi evidenziato dalla Commissione nelle osservazioni rese sullo schema di riforma;

11. sempre all'articolo 9, al comma 1 andrebbe specificato che tra i beni sottoposti alle competenze della Direzione generale sono ricompresi anche i dipinti murali e gli apparati decorativi;

12. allarticolo 11, comma 2, andrebbero specificate le competenze della Direzione generale per gli archivi in tema di approvazione dei piani di conservazione e scarto degli archivi degli uffici dellAmministrazione statale e di concessione di contributi per interventi sugli archivi vigilati; inoltre, alla lettera e), andrebbe sostituita la parola catalogazione con la parola censimento che pi rispondente ai compiti della Direzione generale;

13. allarticolo 13, comma 1, andrebbe invece inserito, tra le competenze della Direzione generale per gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la formazione, lo svolgimento di compiti relativi allattuazione delle direttive del Ministro e del capo dipartimento in materia di politiche del personale, di contrattazione collettiva e di emanazione di indirizzi ai direttori regionali per lapplicazione dei contratti collettivi e la stipula di accordi decentrati;

14. all'articolo 16, fra i compiti della direzione generale per lo spettacolo dal vivo, si suggerisce di inserire un riferimento ai festival teatrali;

15. all'articolo 17 sarebbe opportuno prevedere alle riunioni del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici possano essere invitati - in casi specifici - anche i direttori regionali;

16. al capo III, di disciplina dell'amministrazione periferica, appare indispensabile definire le funzioni e i compiti delle soprintendenze territoriali oltre che definire la sorte delle soprintendenze competenti in materia di beni archivistici e bibliotecari, atteso che esse non possono evidentemente rientrare sotto l'autorit delle direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici, che sono articolazioni periferiche del relativo Dipartimento;

17. all'articolo 21, sarebbe opportuno prevedere il coinvolgimento delle regioni nella composizione dei comitati regionali di coordinamento;

18. all'articolo 19, comma 3, si esprimono perplessit sulla possibilit di soppressione delle soprintendenze autonome, convenendo con la richiesta formulata anche dalla Commissione affari costituzionali di individuare quanto meno pi puntualmente limiti e modalit di tali soppressioni;

19. sempre all'articolo 19, appare utile precisare che i direttori regionali, quando non provengano dai ruoli tecnici del Ministero, debbano essere quanto meno in possesso di comprovati requisiti di competenza scientifica e professionale nei settori di attivit del Ministero. Occorre altres precisare che quando il direttore regionale non proviene dai ruoli tecnici del Ministero, non gli pu essere attribuita anche la responsabilit di soprintendenze di settore;

20. ancora allarticolo 23, si dovrebbe inserire una disposizione che preveda, come per altre amministrazioni da poco riorganizzate ai sensi della legge n. 137 del 2002, che con cadenza almeno biennale si provveda alla verifica degli assetti organizzativi e della loro rispondenza alle esigenze operative del Ministero, con riferimento allamministrazione centrale e periferica, al fine di accertarne la funzionalit ed efficienza ai sensi dellarticolo 17, comma 4-bis, lettera c), della legge 23 agosto 1988, n. 400;

21. sempre all'articolo 23, sarebbe inoltre opportuno verificare la necessit di ulteriori abrogazioni ed integrazioni di disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica n. 307 del 2001, che regola il funzionamento degli uffici di diretta collaborazione del Ministero per i beni e le attivit culturali, in attesa di un nuovo regolamento di organizzazione di tali uffici, per assicurarne l'immediato funzionamento."


SCHEMA DI PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULL'ATTO N. 364

"La Commissione, esaminato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica in titolo,

premesso che:

la riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali fa seguito alla riforma approvata, previo parere parlamentare, con decreto legislativo 8 gennaio 2004, n. 3, con la quale fu estesa anche al Ministero per i beni e le attivit culturali la struttura dipartimentale che il decreto legislativo n. 300 del 1999 aveva introdotto per quasi tutti gli altri Ministeri,

l'esperienza ha infatti rilevato inadatta per il Ministero per i beni e le attivit culturali il modello per direzioni generali, particolarmente adatto a Dicasteri che si caratterizzano per un'elevata compattezza della missione, che tuttavia non riscontrabile nel Ministero per i beni e le attivit cultuali,

si pertanto ritenuto preferibile uniformare l'organizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali agli altri Ministeri, caratterizzati da strutture di coordinamento degli uffici di livello dirigenziale generale (denominate appunto dipartimenti), alle quali sono attribuiti compiti finali concernenti grandi aree di materie omogenee, inclusa la diretta gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane necessarie per lo svolgimento ed il perseguimento della propria missione,

l'altro asso portante della riforma era invece costituito dalla riorganizzazione, a livello periferico, delle sovrintendenze regionali, trasformate in direzioni regionali e configurate quali uffici dirigenziali generali territoriali e gerarchicamente sovraordinate alle esistenti sovrintendenze di settore,

valuta positivamente

l'articolazione del Ministero in 4 dipartimenti, del resto in linea con le osservazioni rese dalla Commissione istruzione sullo schema di riforma originariamente presentato dal Governo, secondo cui i dipartimenti avrebbero dovuto essere solo 3, con conseguente mortificazione del settore dei beni archivistici e librari. Al riguardo, si rileva tuttavia l'esigenza di non creare un equivoco terminologico dovuto alla circostanza che anche i beni librari e archivistici, pur divenuti ora meritevolmente oggetto di un dipartimento autonomo e non pi compressi nel Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, sono tuttavia anch'essi "beni culturali". Si suggerisce inoltre al Governo di valutare l'opportunit di estendere la denominazione del Dipartimento per i beni archivistici e librari anche agli istituti culturali, in linea con le competenze delle direzioni generali in cui successivamente il Dipartimento si articola,

l'istituzione, all'articolo 2, della Conferenza interdipartimentale, presieduta dal Ministro e composta dai quattro capi di dipartimento, per l'esame delle questioni attinenti al coordinamento generale dell'attivit del Ministero e la formulazione di proposte per il raccordo operativo fra dipartimenti, nonch dei comitati dipartimentali, ai fini del necessario coordinamento dell'attivit degli uffici.

Inoltre, considerato che la struttura dipartimentale, come gi osservato dal Consiglio di Stato nel parere interlocutorio reso l'8 marzo scorso, postula l'attribuzione al capo dipartimento solo di compiti di coordinamento, direzione e controllo, con riserva agli altri uffici delle competenze di amministrazione attiva e presuppone la concentrazione in ciascun dipartimento dei compiti di gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane rispettivamente attribuite,

rileva che

lo schema di regolamento appare senz'altro in linea con il modello dipartimentale per la parte in cui, individuate le dieci direzioni generali, definisce per macro-aree i rispettivi compiti nonch per la parte in cui stabilisce in via generale i compiti del capo dipartimento e, a seguito dei rilievi formulati dal Consiglio di Stato nel citato parere interlocutorio, riduce le competenze precedentemente attribuite ai capi dipartimento in ordine alla diretta adozione di provvedimenti nelle materie di competenza,

permangono tuttavia in capo al vertice del dipartimento competenze non in linea con il modello dipartimentale, che andrebbero piuttosto attribuite ai direttori generali e ai responsabili degli uffici di livello dirigenziale non generale

dette considerazioni assumono particolare rilievo con riferimento alle competenze in materia di sport, che sono attribuite al capo del Dipartimento per lo spettacolo e lo sport,

le competenze attribuite alla direzione generale per gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la formazione nell'ambito del Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione non appaiono in linea con il modello dipartimentale, che impone invece la concentrazione in ciascun dipartimento dei compiti di gestione delle risorse strumentali, finanziarie ed umane rispettivamente attribuite,

non appaiono del tutto convincenti le argomentazioni del Ministero secondo cui le competenze della suddetta direzione riguardano tutte le risorse strumentali, finanziarie ed umane del Ministero, in modo trasversale, mentre resterebbe ferma la gestione da parte dei singoli centri di responsabilit delle risorse agli stessi direttamente attribuite,

la soppressione del segretariato generale senz'altro in linea con il modello dipartimentale, ma rischia di comportare inopinatamente la scomparsa dell'ufficio studi, gi previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 441 del 2000 come operante presso il segretariato generale.

Esprime pertanto parere favorevole con le seguenti osservazioni:

1. i compiti attribuiti al capo dipartimento non in linea con il modello dipartimentale - articolo 2, comma 4, lettere b), c), d), ed i), all'articolo 4, comma 3, lettere b), c) e d) e articolo 6, comma 3, lettere a), b), c), d) ed e) - dovrebbero essere attribuiti ai direttori generali e ai responsabili degli uffici di livello dirigenziale non generale, essendo a tal fine insufficiente la possibilit di ricorrere all'istituto della delega, di per s revocabile;

2. le competenze in materia di sport dovrebbero essere attribuite, se non ad una direzione generale apposita, quanto meno alla direzione generale per lo spettacolo dal vivo, con l'eccezione di quelle indispensabili per l'esercizio dei compiti propri del capo dipartimento, anzich al capo del Dipartimento per lo spettacolo e lo sport;

3. in considerazione del rilievo dell'attivit svolta dall'ufficio studi, occorre prevederne la reintroduzione, onde evitare che il Ministero sia privato di una funzione indispensabile;

4. occorre introdurre disposizioni che garantiscano una corretta distribuzione delle dotazioni organiche tra le diverse regioni, affinch sia coperta la dotazione di ciascuna regione e si superino le attuali eccedenze in alcune realt territoriali, cui si contrappongono gravi carenze in altre;

5. appare necessario un pi puntuale coordinamento con le norme appena varate nel Codice dei beni culturali, con particolare riferimento all'attribuzione di competenze in tema di verifica dell'interesse culturale e di dichiarazione di particolare interesse;

6. si rileva che lo schema di decreto non cita esplicitamente gli istituti centrali con funzioni di alta formazione e ricerca nel settore del restauro e della catalogazione. Al riguardo, si suggerisce invece una loro collocazione chiara, eventualmente presso il Dipartimento per la ricerca, l'innovazione e l'organizzazione;

7. all'articolo 4, comma 3, lettera d), dopo le parole "beni archivistici" appare indispensabile inserire le altre " e librari";

8. allarticolo 5, comma 3, lettera f), andrebbe specificato che le attivit conseguenti ad emergenze nazionali ed internazionali sono svolte anche in collaborazione con il Dipartimento per la protezione civile, che a tal fine pu avvalersi delle procedure di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni;

9. allarticolo 6, comma 4, relativo ai comitati operanti presso il Dipartimento per lo spettacolo e lo sport, andrebbe invece confermato, fra gli altri, anche il Comitato consultivo di cui allarticolo 190 della legge 22 aprile 1941, n. 633, che altrimenti non troverebbe collocazione;

10. allarticolo 9, relativo alla Direzione generale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico, andrebbe recepita la dizione "demoetnoantropologico" in luogo di "etnoantropologico", come gi evidenziato dalla Commissione nelle osservazioni rese sullo schema di riforma;

11. sempre all'articolo 9, al comma 1 andrebbe specificato che tra i beni sottoposti alle competenze della Direzione generale sono ricompresi anche i dipinti murali e gli apparati decorativi;

12. allarticolo 11, comma 2, andrebbero specificate le competenze della Direzione generale per gli archivi in tema di approvazione dei piani di conservazione e scarto degli archivi degli uffici dellAmministrazione statale e di concessione di contributi per interventi sugli archivi vigilati; inoltre, alla lettera e), andrebbe sostituita la parola catalogazione con la parola censimento che pi rispondente ai compiti della Direzione generale;

13. allarticolo 13, comma 1, andrebbe invece inserito, tra le competenze della Direzione generale per gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la formazione, lo svolgimento di compiti relativi allattuazione delle direttive del Ministro e del capo dipartimento in materia di politiche del personale, di contrattazione collettiva e di emanazione di indirizzi ai direttori regionali per lapplicazione dei contratti collettivi e la stipula di accordi decentrati;

14. all'articolo 16, fra i compiti della direzione generale per lo spettacolo dal vivo, si suggerisce di inserire un riferimento ai festival teatrali;

15. all'articolo 17 sarebbe opportuno prevedere che alle riunioni del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici possano essere invitati - in casi specifici - anche i direttori regionali;

16. al capo III, di disciplina dell'amministrazione periferica, appare indispensabile definire le funzioni e i compiti delle soprintendenze territoriali oltre che definire la sorte delle soprintendenze competenti in materia di beni archivistici e bibliotecari, atteso che esse non possono evidentemente rientrare sotto l'autorit delle direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici, che sono articolazioni periferiche del relativo Dipartimento;

17. all'articolo 19, comma 3, si esprimono perplessit sulla possibilit di soppressione delle soprintendenze autonome, convenendo con la richiesta formulata anche dalla Commissione affari costituzionali di individuare quanto meno pi puntualmente limiti e modalit di tali soppressioni;

18. sempre all'articolo 19, appare utile precisare che i direttori regionali, quando non provengano dai ruoli tecnici del Ministero, debbano essere quanto meno in possesso di comprovati requisiti di competenza scientifica e professionale nei settori di attivit del Ministero. Occorre altres precisare che quando il direttore regionale non proviene dai ruoli tecnici del Ministero, non gli pu essere attribuita anche la responsabilit di soprintendenze di settore;

19. ancora allarticolo 23, si dovrebbe inserire una disposizione che preveda, come per altre amministrazioni da poco riorganizzate ai sensi della legge n. 137 del 2002, che con cadenza almeno biennale si provveda alla verifica degli assetti organizzativi e della loro rispondenza alle esigenze operative del Ministero, con riferimento allamministrazione centrale e periferica, al fine di accertarne la funzionalit ed efficienza ai sensi dellarticolo 17, comma 4-bis, lettera c), della legge 23 agosto 1988, n. 400;

20. sempre all'articolo 23, sarebbe inoltre opportuno verificare la necessit di ulteriori abrogazioni ed integrazioni di disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica n. 307 del 2001, che regola il funzionamento degli uffici di diretta collaborazione del Ministero per i beni e le attivit culturali, in attesa di un nuovo regolamento di organizzazione di tali uffici, per assicurarne l'immediato funzionamento".



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