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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Senato della Repubblica - XIV Legislatura 255a seduta pubblica
2002-10-10

Seguito della discussione dei disegni di legge:
(1508) RIPAMONTI ed altri. – Modifiche al decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, per garantire la tutela dei beni culturali e ambientali
(1506) DEL TURCO ed altri. – Modifica dell’articolo 7 del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, in materia di trasferimento alla società "Patrimonio dello Stato SpA" di diritti sui beni immobili facenti parte del patrimonio o del demanio dello Stato (Esame ai sensi dell'articolo 53, comma 3, penultimo periodo, del Regolamento)
(1531) GIOVANELLI ed altri. – Modifiche al decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, per la tutela dei beni demaniali, culturali, storici e paesaggistici
(Relazione orale)
Reiezione del disegno di legge n. 1508
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1508, 1506 e 1531.
Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 1508.
Ricordo che nella seduta antimeridiana del 18 luglio è iniziata la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 1.
Proseguono le votazioni a partire dall'emendamento 1.5.
Metto ai voti l'emendamento 1.5, presentato dal senatore Turroni.
Non è approvato.
Metto ai voti l’articolo 1.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.1.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, poiché i senatori sono molto distratti, ritengo sia opportuno chiedere la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta non risulta appoggiata).
Metto ai voti l'emendamento 1.0.1, presentato dal senatore Turroni.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.2.
Verifica del numero legale
RIPAMONTI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 9,41, è ripresa alle ore 10,02).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1508, 1506 e 1531
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
Passiamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 1.0.2.
Verifica del numero legale
VERALDI (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Mi dispiace per i giovani studenti che sono appena entrati nella tribuna riservata al pubblico, ma purtroppo dobbiamo sospendere i nostri lavori.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10,03, è ripresa alle ore 10,23).
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1508, 1506 e 1531
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Passiamo di nuovo alla votazione dell'emendamento 1.0.2.

Verifica del numero legale
TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1508, 1506 e 1531
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.0.2, presentato dal senatore Turroni.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.0.3.
GIOVANELLI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANELLI (DS-U). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, il Governo e il relatore stanno respingendo gli articoli del disegno di legge e tutti gli emendamenti presentati; in questo modo il diritto dell'opposizione di discutere proprie proposte legislative, ai sensi dell'articolo 53, comma 3, del Regolamento, viene trasformato in un diritto di tribuna. Ciò accade in modo più netto se manca una motivazione specifica ed espressa per respingere articoli o emendamenti, o meglio se la motivazione addotta - voglio prendere per buona quella indicata all'inizio, considerando il silenzio successivo un normale tentativo di guadagnare tempo - si situa nell'ambito di un circolo vizioso ed è addirittura diabolica.
Si afferma infatti che gli articoli e gli emendamenti sono respinti perché, sebbene il loro contenuto sia condivisibile, finiscono per essere superflui, essendo perfetta la legge che il provvedimento in esame tende a modificare.
Questo ragionamento è palesemente contraddittorio. Si nega che, ipso facto, il trasferimento dei beni del demanio naturale ad una società per azioni, che si chiama Patrimonio dello Stato S.p.A, modifichi la natura giuridica degli stessi. Abbiamo già svolto questa discussione e rimango dell'opinione che l'ingresso di beni demaniali nel patrimonio di una società per azioni comporta l'assunzione, da parte dei medesimi, della caratteristica di valori commerciabili, mobiliari e dunque la modifica della natura giuridica di beni che sono extra commercium per definizione. Non torno su questo punto anche per non annoiare i colleghi del Governo, che da questo orecchio non ci sentono.
Vorrei però avanzare un rilievo: se non interviene una modifica della natura giuridica e se non vi è alcuna intenzione (come afferma il Governo) di utilizzare questi beni e i diritti ad essi connessi per aumentare le entrate dello Stato - in particolare per riscuotere i 4.000 miliardi di vecchie lire riportati nel disegno di legge finanziaria come entrate da cartolarizzazione - non capisco perché si insiste nel difendere un testo di legge che rifiuta espressamente di escludere i beni del demanio naturale - le spiagge, i fiumi, i lidi, i porti - da quella operazione di finanza pubblica creativa che definisce l’istituzione della Patrimonio S.p.A.
Non c’è dubbio che si possono migliorare la gestione e l’efficienza dei regimi di concessione di questi beni, ma se non si ha intenzione di farli entrare nel circuito delle cartolarizzazioni, se non si ha intenzione di alienarli, se non li si utilizza per la manovra di cui alla legge finanziaria, per quale motivo allora si insiste nel farli rientrare tra i beni che devono essere trasferiti alla Patrimonio dello Stato S.p.A.?
Questa domanda - un po’ retorica, ma non tanto - vuole essere anche una sorta di dichiarazione di voto finale sul disegno di legge da noi presentato, tentando di interloquire con la proposta relativa alla Patrimonio S.p.A.; un provvedimento che non riapriva la discussione da zero, nè chiedeva di ritirare il provvedimento concernente la Patrimonio dello Stato S.p.A., ma chiedeva semplicemente di rendere esplicito e certo ciò che invece, a mio avviso, è confuso.
Confusa finora è stata la risposta della maggioranza e del Governo, che tende a dire: "Noi respingiamo i vostri emendamenti perché con essi siamo d’accordo. Non accettiamo che le spiagge siano esplicitamente escluse dai beni vendibili e da quelli che diventano patrimonio mobiliare, perché non intendiamo fare queste operazioni. Io, tuttavia, memore di qualche esperienza e di spinte, che vedo ovunque, a condoni edilizi anche in zone demaniali, sono piuttosto preoccupato che le spiagge del nostro Paese (parlo delle spiagge, ma vale anche per i fiumi ed altre aree demaniali), che costituiscono una ricchezza collettiva, un bene di uso comune e anche un punto di riferimento di rilevanti economie private, vengano cartolarizzate, commercializzate, privatizzate e, anche dal punto di vista economico oltre che da quello dell’uso diretto, finiscano per produrre meno della grande ricchezza che hanno prodotto finora.
TURRONI (Verdi-U). Ma voterete a favore del mio emendamento?
DEL TURCO (Misto-SDI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL TURCO (Misto-SDI). Signor Presidente, se lei me lo consente, vorrei iniziare il mio intervento in modo un po’ anomalo.
Stiamo discutendo tre disegni di legge presentati dall’opposizione. Troverei normale che su tre provvedimenti presentati dall’opposizione la maggioranza facesse mancare il numero legale; trovo invece un po’ singolare che siamo noi a chiedere il numero legale per far mancare le condizioni per votare in quest’Aula. (Applausi dal Gruppo AN).
Lo dico al collega Turroni, perché possiamo permetterci tante cose, meno che sfiorare… (Commenti dai Gruppi FI e AN). State tranquilli, perché quanto a sfiorare il ridicolo state diventando maestri.
TURRONI (Verdi-U). Parla per te.
DEL TURCO (Misto-SDI). Presidente, da un momento all’altro questo incidente con l’onorevole Turroni dovevo averlo; meglio che si consumi questa mattina: abbiamo cinque anni di tempo per riparare.
TURRONI (Verdi-U). Come si permette?
DEL TURCO (Misto-SDI). Avverto il Sottosegretario presente in Aula - e che era presente anche al momento dell’approvazione della legge sulla Patrimonio dello Stato S.p.A. - che, in conseguenza dell’approvazione di quella legge, due mesi e mezzo fa, il 6 agosto 2002 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un decreto che parla di inventario aggiornato alla data del 31 dicembre, al fine di procedere al riordino, alla gestione ed alla valorizzazione del patrimonio dello Stato, visto il decreto-legge n. 351 del 25 settembre 2001, convertito nella legge n. 410 del novembre 2001.
L’Agenzia del demanio, in forza di quella decisione del Governo, aggiorna e mette in vendita le particelle riportate nel catasto del comune di Massa d’Albe e, in particolare, la località Alba Fucens, che, come è noto a quasi tutto il Senato, è uno dei siti archeologici più importanti del centro Italia; dopo Roma, è il più importante in questa parte del Paese.
Comunico al Senato che l'Agenzia del demanio mette in vendita uno dei siti archeologici più importanti del Paese per la somma di 40.615 euro. Saranno dunque iscritti nel bilancio dello Stato 40.615 euro per beni del patrimonio pubblico del Paese, per portare alla luce i quali sono state spese decine, forse centinaia di miliardi nel dopoguerra.
Questo è l'uso che voi volete fare della Patrimonio S.p.A.. Questo è l'uso che chiedete al Parlamento di fare di una legge dello Stato.
È contro tale uso che abbiamo presentato questi tre disegni di legge. Badate bene, colleghi, che noi abbiamo inserito nel provvedimento l’esatta formula proposta dall’onorevole Sgarbi, allora Sottosegretario ai beni culturali in carica, e abbiamo altresì riportato l’esatto contenuto di un emendamento proposto dal senatore Vizzini, che era relatore di maggioranza.
Nemmeno questo si può fare, e il risultato di ciò è un atto ufficiale dello Stato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del mese di agosto di quest'anno, che reca quella dicitura e l'aberrante liquidazione di un bene pubblico di grande rilievo. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, DS-U e Mar-DL-U).
RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI. Signor Presidente, vorrei intanto chiedere un chiarimento sulla procedura. Intendevo svolgere una dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento in sede di votazione dell'articolo 2. Dal momento che stiamo invece in sede di votazione dell'emendamento 1.0.3, presentato dal senatore Turroni, pensavo che egli avesse l'opportunità di intervenire per illustrare il suo emendamento e, per così dire, affrontare la discussione posta da tale proposta emendativa.
PRESIDENTE. Senatore Ripamonti, lei aveva chiesto di intervenire la prima volta che se ne fosse determinata l'opportunità. Io le avevo risposto che sull'emendamento 1.0.2, essendo già stata richiesta per due volte la verifica del numero legale (e quindi essendosi già in fase di votazione della proposta emendativa), non era possibile che lei intervenisse. Lei mi ha dunque risposto che sarebbe voluto intervenire nella prima occasione possibile, che è appunto questa. Dopodiché il senatore Turroni è venuto qui per chiedere di intervenire e alla mia risposta che aveva già chiesto di parlare lei non ha avuto alcunché da eccepire.
Ora lei annuncia di non voler intervenire in questa fase procedurale, ma di volerlo fare in sede di dichiarazione di voto sull'articolo 2. Sia chiaro, però, che se il senatore Turroni prende il suo posto, non lo può fare per illustrare un emendamento che, essendo già in votazione, è già stato illustrato e sul quale sono già stati espressi i pareri del relatore e del rappresentante del Governo, ma interverrà in sede di dichiarazione di voto. In quella sede potrà poi sviluppare le argomentazioni che riterrà opportune: certo non potrà intervenire per illustrare un emendamento già illustrato.
TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, la ringrazio per la precisazione. In effetti intendevo intervenire, come era corretto fare, per dichiarazione di voto sull'emendamento 1.0.3.
Intendo altresì spiegare a chi ha lunga consuetudine delle Aule parlamentari (il collega Del Turco) che, mentre lui ha utilizzato una tecnica, una strategia per poter intervenire sul provvedimento e non già sull'emendamento (dato che sa già, come lo so io e come sanno tutti i colleghi, che la maggioranza respingerà il provvedimento, impedendo che si svolgano le dichiarazioni di voto finali) e considerato inoltre che non c'è ancora un "portavoce unico", io ritengo di poter utilizzare un'altra tecnica, quella porre in evidenza quanto sta facendo il centro-destra contro ciò che dichiara, invece, di voler sostenere.
Ciò premesso, signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento 1.0.3, che ho presentato, insieme con altri, sul provvedimento.
L'emendamento 1.0.3 è in coerenza con un ordine del giorno e con una lettera scritta dal Presidente del Consiglio, onorevole Silvio Berlusconi. Io ho letto sia la lettera che l'allegato; ho fatto non poca fatica per ottenere l'allegato (dal momento che se n’era sempre stato parlato, ma non lo avevamo mai ricevuto) ed ho anche presentato, in un'altra circostanza, un ordine del giorno.
Ho alcuni dubbi sulla lettera del Presidente del Consiglio, infatti, non si capisce per quale motivo non sia stata data attuazione a quanto riportato in una lettera, anzi, in un appunto del Presidente del Consiglio, perché tale è il titolo del documento: "Appunto per il Presidente del Consiglio dei ministri" e in questa forma è stato trasmesso al signor Presidente della Repubblica. Insomma, non comprendo perché non è stato dato seguito a quello scritto da parte della maggioranza.
Come dicevo, ho letto quell’appunto (ci ritornerò fra poco) e ho presentato, in un’altra circostanza, un ordine del giorno che, in piena consonanza con il Presidente del Consiglio, diceva che tutto quello che voi sostenete può essere opinabile, però c’è un fatto: l’emanazione, in seguito alla finanziaria di un paio d’anni fa, di un regolamento nel quale sono scritte chiaramente a quali condizioni il demanio storico e artistico della Nazione può essere venduto; dunque, c’è una disciplina in tal senso.
Il Presidente del Consiglio, ma anche autorevoli esponenti dell’Esecutivo (come pure esponenti della maggioranza), più volte in quest’Aula hanno tenuto a ribadire che tutte quelle norme non erano modificate. Allora, qui sta la questione: visto quello che è stato detto, piuttosto che modificare le norme che riguardano la Patrimonio dello Stato S.p.A., ritengo sia sufficiente reinserire nella legge ciò che il Presidente del Consiglio aveva detto e che era stato da me riproposto, essendone convinto, in un ordine del giorno accolto dal Governo in data 20 giugno 2002. Si tratta cioè di ribadire che le norme riguardanti la Patrimonio dello Stato S.p.A. sono riferite e riferibili al regolamento voluto dalle Camere e quindi è quel regolamento che stabilisce se un bene è alienabile oppure no, nel senso che quel bene mantiene le caratteristiche per le quali esso identifica il nostro Paese, in quanto è un pezzo della sua memoria e della sua identità e in esso si riconoscono tutti i cittadini.
È evidente, signor Presidente, e lei lo sa bene, che questa norma non avrebbe risolto il problema della vendita di beni di interesse paesaggistico, però per lo meno avremmo salvato il patrimonio storico-artistico.
Non mi è dato di capire quale sia la coerenza rispetto a tali questioni. Difatti, al di là delle dichiarazioni rese in quest’Aula dal ministro Giovanardi (il quale ha ripetuto più e più volte che io stavo sbagliando e che lui non aveva mentito al Parlamento, mentre inviterei tutti i colleghi a leggere attentamente ciò che sosteneva a proposito di demanio, di codice civile, del regolamento appena citato), l’appunto per il signor Presidente del Consiglio dei ministri trasmesso con lettera dello stesso Presidente del Consiglio al Presidente della Repubblica ha fugato talune perplessità.
Perché allora noi insistiamo su questo profilo (senza per questo volerci attribuire più meriti di quello di avere sollevato un problema che probabilmente non era stato all’inizio compreso nella sua dimensione vera)? Perché non comprendiamo un aspetto. Abbiamo visto che tanta parte non solo della sinistra ma soprattutto del centro-destra ha condiviso certe preoccupazioni con noi; non solo, ma le ha sollevate (ricordo le parole del presidente Vizzini e quelle pronunciate in quest’Aula dal senatore questore Servello). Quindi, se le preoccupazioni sono comuni, cosa impedisce di ribadire una norma? Non abbiamo forse mai fatto leggi ridondanti, non abbiamo forse mai ripetuto, nella pulizia straordinaria dei nostri testi, qualcosa che era già scritto o previsto in altro modo in qualche altro provvedimento? Credo proprio di sì.
Allora, qui sorge il sospetto, anche perché - come un collega della Lega mi ha appena mostrato - si susseguono in Italia vendite di pezzi del patrimonio storico-artistico, senza che siano intervenute quelle valutazioni del loro interesse che sono necessarie e a fondamento della possibilità di sdemanializzare quei beni. Infatti, abbiamo visto un Ministro restituire, che un proprio decreto, una statua greca, senza che vi fosse qualsiasi fondamento o motivo.
Siamo preoccupati perché la visione che si ha del patrimonio storico-artistico ripercorre interamente quel punto di vista dei giacimenti culturali di antica e triste memoria, quando si pensava che il patrimonio storico-artistico della nazione fosse, come il petrolio, da consumare e da poterci guadagnare sopra, e non fosse invece il fondamento stesso dell'identità del nostro Paese, la sua memoria storica, il palinsesto della storia che ha attraversato il nostro popolo.
Ebbene, queste due visioni antitetiche - che non possono consegnare solamente al mercato o all'interesse di fare cassa i nostri beni - temiamo siano in realtà, seppure smentite da dichiarazioni pubbliche, confermate nei fatti dalle azioni che quotidianamente vediamo porre in essere tramite le vendite, tramite le lettere del responsabile del demanio, che nega ai sovrintendenti la ricognizione del permanere dell'interesse storico-artistico dei beni tutelati e di proprietà pubblica, demaniali, che vede nell'elenco distribuito all'inizio di agosto una enorme quantità (circa 800) di beni demaniali accanto ai quali è indicata una valutazione.
Noi siamo preoccupati perché temiamo che dietro le dichiarazioni pubbliche vi sia un atteggiamento assolutamente diverso, con l'intenzione primaria di fare cassa con il patrimonio storico-artistico della Nazione e con il suo paesaggio per fare delle opere pubbliche, visto che non ci sono risorse per poterle realizzare. Questa è la ragione dell’emendamento 1.0.3.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1.0.3, presentato dal senatore Turroni.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 2.
RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, come ho già preannunciato, la dichiarazione di voto sull'articolo 2 sarà in qualche modo una dichiarazione di voto sull'intero provvedimento. Faccio questo per ovvi motivi. Infatti, l'articolo 1 era stato messo ai voti in Aula, e solo per una sua agilità verbale non è stato dichiarato approvato. Quindi, alla fine, se anche questo articolo 2 sarà bocciato saremo costretti a vedere non approvato il provvedimento.
Signor Presidente, noi siamo preoccupati perché le garanzie date circa la non alienabilità del patrimonio storico, artistico e culturale del nostro Paese sono soltanto verbali e questa nostra preoccupazione è stata espressa nelle scorse settimane, in modo molto più autorevole del nostro, sia dal Presidente della Repubblica che dall’onorevole Sgarbi. Quest’ultimo è stato una delle figure politiche che, nell’accorgersi della complessità del problema, ha concordato insieme alle più grandi associazioni ambientaliste, ma anche con alcuni deputati e senatori, quell’emendamento che permetteva di avere garanzie scritte al riguardo. Dunque, in modo più significativo è stato posto il problema di garantire che il patrimonio pubblico non fosse alienabile.
La nostra preoccupazione si basa anche su considerazioni che abbiamo cercato di evidenziare nel dibattito svoltosi in questi mesi, ma che non hanno ricevuto adeguata risposta. In particolare, mi riferisco all’esigenza del Governo di mettere "sotto la linea" gli interventi sulle grandi infrastrutture attraverso il passaggio di azioni tra le società per azioni Patrimonio e Infrastrutture, utilizzando il patrimonio come garanzia per l’emissione di titoli volti a raccogliere fondi per realizzare le grandi infrastrutture stesse.
È un’operazione perversa, che abbiamo denunciato. Se l’operazione va in porto, lo ripeto, non c’è più alcuna garanzia che il patrimonio pubblico non possa essere alienato e utilizzato per finanziare le grandi infrastrutture. È un patrimonio da valorizzare. Noi crediamo, invece, che la tutela che dovrebbe essere prevista viene completamente bypassata.
Sottolineo poi il fatto che con questo tipo di operazioni, come è stato segnalato in modo molto più autorevole del nostro da parte della Corte dei conti, vengono meno il controllo parlamentare e la verifica sul bilancio. Si fa cassa con questa operazione sul patrimonio dello Stato - che è patrimonio di tutti - e il Governo con tale operazione se ne impossessa per coprire i buchi che si evidenziano nella situazione economica del nostro Paese.
Infine, noi crediamo che le scelte che si intende compiere siano pericolose, sia perché servono a fare cassa, sia perché impediscono il controllo parlamentare, ma potrebbe essere molto più pericolosa l’operazione che prevede la cartolarizzazione delle destinazioni d’uso e dei diritti di superficie. Questo diventa il modo per bypassare la cosiddetta inalienabilità. I beni artistici, storici e culturali in pratica possono essere alienati.
Signor Presidente, annuncio all’Aula che il nostro Gruppo non ritiene la questione chiusa, finita. Insieme alle grandi associazioni ambientaliste e a tutti coloro che hanno a cuore il destino del patrimonio pubblico del nostro Paese, siamo intenzionati a portare nel Paese questa battaglia. Dopo la battaglia parlamentare, noi andremo nel Paese e la faremo con i cittadini, con le grandi associazioni, per arrivare ad un referendum abrogativo di queste norme. (Applausi dal Gruppo Verdi-U).
FRANCO Paolo, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo, relatore. Signor Presidente, colgo l’occasione per fare due brevi precisazioni. Queste proposte, così come sono state formulate, hanno già avuto in discussione generale e successivamente, con gli interventi del Sottosegretario e del sottoscritto, tutti i chiarimenti che dovevano essere dati; ora che si è protratta nel tempo, la discussione su tali proposte ha portato ad una loro nuova riformulazione da parte delle opposizioni proponenti i disegni di legge in esame.
Mi limito a ribadire due concetti a suo tempo già illustrati. Da un lato, il decreto-legge che ha portato a queste proposte da parte dell’opposizione non modifica l’eventuale iter di sdemanializzazione e cessione del patrimonio dello Stato; non si può, infatti, parlare in questo caso di legge successiva proprio perché la precedente legge continua a vigere negli articoli del codice civile che sono stati citati.
Pertanto, i vincoli che tuttora esistono, proprio a tutela della natura pubblicistica del demanio, rimangono invariati e sottoposti alle procedure già previste fin dalla stesura originaria del codice civile.
Per quanto riguarda infine l’altro aspetto, citato poc’anzi dal senatore Del Turco, si trattava, come egli stesso ha ricordato, di un decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, relativo ad un inventario, quindi, di un atto ricognitivo necessario e dovuto, assolutamente indispensabile perché - è stato già detto e lo ribadisco - uno dei gravi problemi della gestione del patrimonio pubblico sta proprio nel fatto che non si conosce nella sua interezza, che non è mai stato valutato (indipendentemente dalla valutazione formulata che, naturalmente, non commento) ed inventariato nel vero senso della parola.
Questo strumento, pertanto, è indispensabile per valorizzare, gestire ed alienare il patrimonio dello Stato, ovviamente nelle parti alienabili e non certo in quelle citate poco fa dal senatore Del Turco; è stato importante nel passato e lo sarà ancora nel futuro, finché tutta l’operazione non potrà essere conclusa e questi beni, conosciuti, noti, individuati e valutati, potranno essere trasferiti alle società che li avranno in gestione o che dovranno verificarne, appunto, la consistenza, la natura e l’importanza.
Concludo il mio intervento precisando che, forse, dietro queste diverse sensibilità, nell’ambito del confronto sulla gestione del patrimonio pubblico, non vi è tanto l’intenzione di alienare beni di carattere storico o artistico o di tutelarli, quanto un diverso approccio, una diversa cultura della gestione della cosa pubblica. Credo sia evidente e sotto gli occhi di tutti che una determinata parte del patrimonio pubblico italiano, anche di carattere artistico e storico, è in una situazione di sottoutilizzo, di abbandono; la gestione di questi beni ha costi ingiustificati rispetto alle entrate che si potrebbero o si potranno avere, se valutati e gestiti correttamente,.
Questa diversità di mentalità fa sì che, da una parte, si voglia ristrutturare la gestione di questo grande, enorme, sottogestito e sottovalutato patrimonio pubblico e, da un'altra parte, si intenda che tutto ciò che è pubblico debba essere inalienabile in senso assoluto, estendendo il concetto di inalienabilità anche alla non gestione e non corretta fruizione da parte dello Stato, dei cittadini e - come ho avuto modo di dire nel corso della relazione svolta - di tutto il mondo, in quanto è fuori di ogni dubbio che il patrimonio storico e artistico italiano appartiene a noi e a tutta l’umanità e deve, per questo, essere valutato e gestito al meglio. (Applausi dal Gruppo LP).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione dell’articolo 2.
RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico per dare la possibilità alla maggioranza di esprimere il proprio voto contrario in modo palese.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Ripamonti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell’articolo 2.
Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.



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04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

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