LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

III e VII Commissioni Camera - seduta del 6 luglio 2004 (Indagine conoscitiva sugli Istituti di cultura all'estero) - I parte
2004-07-06

COMMISSIONI RIUNITE
III (AFFARI ESTERI E COMUNITARI) E VII (CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE)
Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di marted 6 luglio 2004


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA III COMMISSIONE GUSTAVO SELVA
La seduta comincia alle 11,45.


Sulla pubblicit dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicit dei lavori della seduta odierna sar assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Cos rimane stabilito).


Audizione del direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli affari esteri.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sugli Istituti italiani di cultura all'estero, l'audizione del direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli affari esteri.
A nome delle Commissioni do il benvenuto ai nostri ospiti. In particolare, saluto e ringrazio il ministro plenipotenziario Anna Blefari Melazzi, a cui do subito la parola.

ANNA BLEFARI MELAZZI, Direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli affari esteri. Onorevole presidente Selva, onorevole presidente Adornato, onorevoli deputati, per me un grande privilegio partecipare oggi a questa audizione, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sugli Istituti italiani di cultura all'estero. Assicuro a questo alto consesso la massima collaborazione della Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale che dirigo da quattro mesi e mezzo. Dir che anch'io ho disposto nel mio ambito un'indagine conoscitiva, perch guidare una direzione generale molto complessa, che si occupa di problemi profondamente diversi, dalle scuole italiane, agli Istituti di cultura, alla cooperazione tecnologica e scientifica internazionale, non facile. In genere necessario un periodo di sei mesi per poter approfondire l'intera complessa materia.
Il progetto di riforma della legge n. 401 del 1990, attualmente in vigore, costituisce una nuova tappa nel processo di riassetto e di riorganizzazione degli Istituti italiani di cultura all'estero. Gli Istituti sono un'istituzione antica, fondata nel 1926. Vennero riorganizzati con il testo unico del 1940. Ci fu poi la legge del 1967 e infine la materia fu riordinata in maniera innovativa nel 1990.
Perch a quattordici anni di distanza si avverte l'esigenza di intervenire di nuovo in questo ambito? Perch vi sono state, come gli onorevoli deputati sanno, due rivoluzioni epocali: quella congiunta delle telecomunicazioni e dell'informatica, e la globalizzazione in corso. Tali processi hanno prodotto un risveglio della consapevolezza dell'importanza della cultura, quale elemento costitutivo dell'identit nazionale (globalizzazione e frammentazione sono processi che vanno di pari passo) ma anche come strumento di promozione dell'immagine nazionale all'estero. Pertanto, non solo in Italia, ma anche in altri paesi, in atto un ripensamento delle metodologie di promozione della cultura e un processo di riflessione sull'importanza della promozione culturale del paese all'estero. Ne ho avuto una riprova nella recente riunione dei direttori generali per la promozione culturale dei 25 paesi dell'Unione, che si svolta dal 9 al 12 giugno a Dublino: i miei interlocutori hanno ascoltato con grande interesse le informazioni relative al nostro sistema e le idee che sono alla base del DDL governativo di riforma degli Istituti di cultura, che riconferma la centralit del Ministero degli affari esteri nell'azione di promozione culturale all'estero.
Come in altri paesi, cos anche in Italia, la promozione della nostra cultura nel mondo deve essere ripensata e riprogettata per stare al passo con l'attualit. Globalizzazione e rivoluzione informatica hanno ingenerato esigenze diverse nel tradizionale pubblico degli Istituti di cultura, e hanno contribuito a fare degli Istituti dei centri d'attrazione per tipologie di pubblico nuove: i giovani da una parte, dall'altra il mondo degli affari e dell'impresa. Se prima la conoscenza della lingua e della cultura italiana era il fiore all'occhiello di un'lite, oggi, grazie all'influenza della televisione, dei mezzi di comunicazione di massa e di Internet, il nostro bacino di utenza grandemente aumentato. L'Italia un paese leader nel mondo non soltanto per la cultura o l'architettura, ma anche per quanto riguarda la moda, il design e financo nel settore gastronomico.
Sono molti gli esempi che provano come l'immagine dell'Italia contemporanea si sia proiettata - con riscontri di immagine ma anche con ritorni di sostanza - in tanti e diversi Paesi nel mondo. Mi limiter a portarne due: gli Stati Uniti e la Corea del Sud.
Da ben 120 anni l'Italia intrattiene relazioni diplomatiche con la Corea del Sud: tuttavia, fino a poco tempo fa, la nostra cultura non era molto conosciuta in questo paese del Sud-est asiatico. Dagli anni novanta in poi, invece, abbiamo assistito a una vera e propria esplosione di interesse da parte delle giovani generazioni coreane nei confronti del nostro paese. Al recente Primo Forum bilaterale italo-coreano, che si tenuto il 24 giugno a Villa Madama, il ministro consigliere dell'ambasciata della Corea in Italia mi raccontava che negli ultimi cinque anni nella sola Seoul sono sorti 900 ristoranti italiani.
Gran parte di questo afflato per l'Italia che pervade gran parte dell'Estremo Oriente - oltre alla Corea, anche in Cina e Giappone - legato sia allo stile di vita italiano che alla tradizione della musica e dell'opera italiana. Vi sono in Italia ben 5 mila giovani coreani che si dedicano allo studio della musica e del bel canto: giovani molto determinati, dotati di una grande sensibilit artistica. E se le relazioni culturali italo-coreane presentano questo panorama per noi cos incoraggiante, lo si deve anche all'azione del nostro Istituto di cultura di Seoul, che ha contribuito eventi culturali di grande interesse come, nel 2003-2004, l'Opera allo Stadio, richiamando un enorme pubblico, soprattutto di giovani, ad assistere alle rappresentazioni delle pi celebri opere del nostro repertorio, allestite nello stadio della capitale coreana. I successi della nostra azione a Seoul confermano come l'Italia disponga di grandi potenzialit di espansione culturale, industriale e commerciale in quei paesi che sono anche nuove potenze economiche sulla scena internazionale: penso alla Corea, ma anche alla Cina, nazioni che ormai sono una priorit per l'Italia. Occorre pertanto investire con un'azione culturale ampia e qualificata.
La distribuzione attuale degli nostri Istituti italiani di cultura si deve a ragioni storiche, e alle logiche di politica estera predominanti al momento della loro istituzione: inoltre, le ferree leggi della finanza virtuosa ci impongono, a meno di un aumento delle risorse, di compensare ogni nuova apertura con la chiusura di un Istituto preesistente, una decisione politicamente delicata che spesso causa di proteste non solo da parte delle comunit italiane che hanno contatti con l'Istituto che si deciso di chiudere, e del pubblico dei frequentatori dei corsi di lingua e degli eventi culturali, ma anche da parte degli interlocutori istituzionali del paese in cui l'Istituto ha sede. Oggi, ad esempio, in Cina, presente un solo Istituto di cultura a Pechino; sulla carta, esiste una sezione distaccata a Shanghai, che speriamo di poter rendere presto operativa, cos che affianchi l'Istituto di Pechino nella promozione della nostra lingua e della nostra cultura. Da questo punto di vista, anche le previsioni di spesa del DDL governativo non mutano drasticamente la situazione, dato che il progetto di riforma conferirebbe al Ministero degli affari esteri i mezzi per l'apertura di non pi di tre nuovi Istituti.
In precedenza ho portato anche l'esempio degli Stati Uniti d'America:, dove negli anni ottanta la cultura e la moda italiana erano s in auge, ma non c'era una vera e propria domanda d'Italia quale quella che oggi riscontriamo. Tra il 1987 e il 1993 ho trascorso sette anni di servizio negli USA e a distanza di dieci anni ho avuto modo di ritornarvi, constatando che c' stata una rivoluzione copernicana. Oggi, la moda, la cucina, l'arte italiana vengono costantemente enfatizzate sia attraverso sulla televisioni sia sulle riviste specializzate. La richiesta di insegnamento dell'italiano aumentata a dismisura, tanto che il Ministero degli affari esteri, d'intesa con ministro per gli italiani nel mondo ha deciso di contribuire all'attuazione di un programma, l'Advanced Placement Programme, che punta a introdurre l'italiano come lingua seconda nelle scuole superiori americane.
Del resto, l'interesse per la nostra lingua in aumento non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. Da un'indagine condotta dall'Universit La Sapienza di Roma su incarico del Ministero degli affari esteri - Italiano 2000, emerso, infatti, che l'italiano, che tra le lingue parlate si colloca al diciannovesimo posto nel mondo, ben al quarto posto come lingua seconda di cui il pubblico internazionale richiede l'apprendimento. Le ragioni, come emerge dallo studio in questione, di cui provveder a trasmettere copia alla segreteria delle Commissioni, si rinvengono in primo luogo nell'amore smisurato di tanti studenti stranieri, non solo di origini italiane, verso la nostra cultura e la nostra lingua - intesa, dunque, come lingua di elezione - oppure, in seconda battuta, nell'esigenza, avvertita generalmente da parte degli stranieri di origini italiane, di scoprire o riscoprire le proprie radici. Vi tuttavia un terzo ordine di motivazioni, che sta diventando sempre pi ampio e consistente, vale a dire l'interesse ad apprendere l'italiano come lingua di lavoro e degli affari. La globalizzazione infatti ha come conseguenza diretta una sempre maggiore diramazione all'estero delle nostre aziende, il che spinge quella fetta di pubblico che in paesi stranieri cerca occupazione presso imprese italiane insediate stabilmente nel tessuto produttivo locale ad acquisire e di perfezionare la conoscenza della nostra lingua.
Vi infine un quarto tipo di domanda di insegnamento di italiano da analizzare, da parte degli stranieri che giungono in Italia per lavoro, temporaneamente o nell'ambito di flussi d'immigrazione pi stabili, e che spesso per l'apprendimento della nostra lingua si giovano dei corsi organizzati nel nostro paese dalla Societ Dante Alighieri.
Analizzando pi in dettaglio la situazione dei nostri Istituti di cultura, l'esigenza quella di un rinnovamento, che comporti soprattutto una previsione di risorse, finanziarie e di organico, pi cospicue di quanto non siano quelle attualmente esistenti. Attualmente, come gli onorevoli deputati sanno, esiste sulla carta una rete di 93 Istituti di cultura, di cui 89 sono effettivamente funzionanti, mentre gli altri sono stati istituiti con apposito decreto ministeriale ma non sono al momento operativi. Di questi 89 Istituti, 75 sono Istituti veri e propri, mentre i 14 restanti sono sezioni distaccate, vale a dire, dipendono a livello amministrativo da un altro Istituto di maggiori dimensioni.
utile anche precisare che la rete degli Istituti italiani di cultura non agisce in un vacuum, ma fa parte di una pi ampia rete di reti composta, in primo luogo, dalle ambasciate e dai consolati, cui pure, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 18/67 che regola l'ordinamento del Ministero degli affari esteri, competono funzioni di promozione culturale. La rete diplomatica italiana conta 123 ambasciate e 116 consolati. Alle nostre ambasciate spetta ai sensi di legge l'esercizio delle funzioni di vigilanza e di indirizzo politico degli stessi Istituti, nonch il coordinamento delle iniziative di questi ultimi e degli altri strumenti di politica culturale di cui l'Italia dispone: in particolare, i lettorati di italiano presso le universit all'estero (che sono 276), le 289 scuole italiane e bilingui e le 110 missioni archeologiche finanziate nel corso del 2003, 81 nel 2004.
L'organico teorico dei funzionari della promozione culturale previsto dalla legge n. 401 del 1990 ammonta a 270 unit, ma i limiti posti dal rispetto delle necessit della finanza virtuosa connessa ai parametri di Maastricht hanno contenuto l'organico effettivo che l'Italia tenuta a rispettare hanno ridotto l'organico effettivo a 218 unit, l'80 per cento di quanto previsto dalla legge. In media, la consistenza del personale dell'APC presso gli Istituti di cultura all'estero ammonta a una unit e mezzo per Istituto. Per quanto riguarda il personale locale a contratto, l'organico teorico della legge n. 401 del 1990 prevedeva 450 unit di personale. In virt dei limiti cui ho fatto sopra cenno, l'organico effettivo ne conta 343, con una media di 3,69 contrattisti per Istituto.
Dalle precedenti considerazioni, emerge che, al momento, le risorse umane di cui la rete dei nostri Istituti di cultura pu disporre sono molto scarse, e da ci deriva l'esigenza di un potenziamento della rete stessa, in termini non solo di risorse umane ma anche di mezzi economici e finanziari. L'ammodernamento delle infrastrutture informatiche degli Istituti italiani di cultura ci appare oggi come una necessit imprescindibile.
Un altro aspetto di cui bisogna tenere conto, come fa il DDL governativo di riforma, la necessit di conferire ai nostri Istituti la facolt di operare nei paesi di accreditamento secondario dell'ambasciata da cui l'Istituto dipende, facolt di cui oggi un direttore non dispone.
A questo punto possiamo chiederci, come funziona la rete degli Istituti italiani di cultura? Si tratta di un argomento su cui molto stato detto, molti articoli sono stati scritti e sono circolati, anche, molti luoghi comuni. La mia personale convinzione in materia che quello creato dalla legge n. 401 del 1990 sia un buon impianto e che esistano Istituti di cultura eccellenti che funzionano molto bene perch sono diretti da persone altamente preparate che riescono a coniugare capacit manageriale e preparazione culturale. Dir anzi che questo vale per la maggioranza dei nostri direttori, che grazie alla loro grande esperienza riesce ad operare molto efficacemente e a gestire in modo encomiabile Istituti che dispongono, come ho spiegato prima, di risorse umane e finanziarie molto limitate. A volte, tuttavia, l'inadeguatezza delle risorse si rivela un limite insuperabile: questo fa s che vi sia un'altra quota di Istituti che necessariamente funziona meno bene di quella appena citata. Laddove, infatti, un Istituto pu disporre di sole due unit di personale, impensabile che esso possa erogare un'ampia gamma di servizi al pubblico. Infine, sono stati registrati casi di Istituti guidati da direttori di inadeguata capacit manageriale.
Il ministero intende pertanto dare sempre maggiore importanza al processo formativo dei funzionari dell'area della promozione culturale, futuri direttori di Istituti di cultura. La legge 401 del 1990 ha istituito per la prima volta l'area funzionale per la promozione culturale, reclutato per concorso pubblico. I primi addetti reclutati tramite concorso, in totale 28 unit, sono entrati a far parte del ruoli del Ministero degli affari esteri nel 2003 e hanno seguito un corso di formazione organizzato con la partecipazione delle maggiori istituzioni artistiche e culturali italiane.
La validit dell'operato della grande maggioranza degli Istituti italiani di cultura stato riconosciuto anche da istituzioni e fondazioni alle quali il Ministero degli affari esteri, nel corso degli ultimi anni, ha demandato il compito di compiere delle indagini conoscitive per individuare sia i centri d'eccellenza, sia gli ambiti di attivit passibili di miglioramento. Mi riferisco in particolare allo studio della Fondazione Rosselli, di cui ho portato una copia che vorrei consegnare alle Commissioni, in modo che possa essere esaminato dai parlamentari interessati.
Un altro interessante documento che vorrei consegnare alle Commissioni si intitola La rete culturale all'estero ed stato predisposto dal Ministero degli affari esteri nel 2002 in occasione della preparazione della seconda conferenza dei direttori degli Istituti di cultura. Traccia una mappatura degli Istituti di cultura, in termini sia di sedi che di organico. Il volume in questione raccoglie inoltre una serie di testimonianze da parte di nomi eccellenti della cultura italiana e di ex direttori di Istituti di cultura, che pu fornire un utile contributo all'indagine.
L'articolazione degli Istituti di cultura attualmente esistente mostra una forte concentrazione della rete in Europa, il 52 per cento, a fronte di una presenza meno cospicua nel resto del mondo: il 12 per cento in Africa Settentrionale e Medio Oriente, il 20 nelle Americhe, il 13 in Asia e Oceania e il 3 per cento in Africa Subsahariana. Nel prossimo futuro prevista l'apertura di un Istituto italiano di cultura a Teheran, che consentir di rilanciare i rapporti tra l'Italia e l'Iran, come insistentemente sollecitato dalle autorit iraniane.
Le risorse che il DDL destina alla riforma della 401 del 1990 sono alquanto limitate e notevolmente inferiori all'ammontare che l'amministrazione degli esteri, prima del concerto interministeriale, aveva richiesto. Tutto questo non permette di ipotizzare un ampliamento sostanziale della rete degli Istituti di cultura. Per quanto riguarda, invece, la possibilit di un aggiornamento della distribuzione geografica della rete che la renda pi rispondente alle mutate esigenze del nostro paese in materia di relazioni culturali con l'estero, appare evidente, per le ragioni che ho pi sopra esposto, che non si tratta di operazioni indolori, e dunque, non possibile ipotizzare una drastica trasformazione della rete a brevissima scadenza.
Pur nel contesto di queste restrizioni, il progetto di riforma della 401 del 1990 per dotare gli Istituti di maggiori risorse umane e di mezzi finanziari pi adeguati ai tempi rappresenta comunque un passo nella direzione giusta da percorrere. Esso pone inoltre in adeguato risalto l'esigenza di efficaci sinergie con regioni ed enti locali che operano nel settore della promozione all'estero e dispongono di notevoli risorse finanziarie, anche per evitare sprechi e duplicazioni di iniziative dovuti a volte alla mancanza di coordinamento e di comunicazione. Lo stesso progetto di riforma evidenzia l'esigenza di un rapporto sempre pi fecondo degli Istituti con il mondo dell'imprenditoria, in modo da convogliare nell'ambito della promozione culturale anche risorse finanziarie provenienti dal settore privato. Molti direttori di Istituti di cultura, tra cui quelli che dopo di me si presenteranno a deporre davanti agli onorevoli deputati delle due Commissioni, rappresentano esempi brillanti di fund raising: attivit che hanno saputo svolgere in modo proficuo, coinvolgendo banche e aziende nella promozione di eventi di grande respiro. Mi riferisco, fra l'altro, al seminario sul Dialogo tra Occidente ed Islam, completamente finanziato con fondi privati ed effettuato a Bruxelles presso il Parlamento europeo, con il concorso dell'Istituto italiano di cultura diretto dalla dottoressa Pialuisa Bianco: un'iniziativa che ha riscosso un enorme successo.
In sintesi, tre appaiono le esigenze pi urgenti da soddisfare per un potenziamento dell'azione di promozione culturale all'estero: il rafforzamento del coordinamento al centro, nuovo impulso alle sinergie tra Ministero degli affari esteri, le altre amministrazioni operanti nel settore e soggetti pubblici e privati, e la dotazione degli Istituti italiani di cultura di maggiori risorse umane e finanziarie. Per quanto riguarda quest'ultimo punto, le risorse umane si collocano ancora prima di quelle finanziarie, stante il ruolo essenziale che il personale svolge nell'assistere il direttore dell'Istituto di cultura nell'adempimento dei poliedrici e complessi compiti che gli sono affidati. In mancanza di un consistente potenziamento degli organici effettivi degli Istituti italiani di cultura, questi non saranno in grado di rispondere alla sempre crescente domanda d'Italia che ci proviene dall'estero.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Blefari Melazzi per i dati che ci ha fornito. Naturalmente, ci aspettavamo che la nota dolente fosse rappresentata proprio dai mezzi finanziari e dalla esiguit delle risorse umane di cui disporre, sebbene occorra anche riflettere sulla opportunit di individuare modalit pi efficienti di gestione e distribuzione dei mezzi e delle risorse esistenti, affinch il loro impiego avvenga in modo molto pi organico di quanto non sia accaduto sino ad oggi.
I dati che lei ci ha fornito sono comunque importanti per il prosieguo del nostro lavoro. Ritengo che sostanzialmente il compito degli Istituti di cultura sia quello di stimolare le iniziative locali e nazionali, che possono venire da banche, da aziende, da enti, pur in un quadro in cui l'indirizzo di carattere generale deve essere fissato dalle istituzioni pubbliche, ambasciate e Istituti di cultura, mettendo i direttori di questi ultimi in una posizione dotata del massimo di autonomia ideativa e creativa. Le istituzioni, gli organi centrali del Ministero dovrebbero, invece, svolgere una funzione di assistenza e di aiuto, soprattutto per quanto concerne gli aspetti di carattere finanziario, perch l'autonomia dei singoli Istituti appare indispensabile per adattarsi alle condizioni esistenti ed assorbire le potenzialit locali, diverse da area ad area.
In modo particolare, ritengo esatto quanto il ministro ha sottolineato a proposito della distribuzione dei nostri Istituti di cultura. Reputo necessario anche guardare a quei paesi dell'est europeo in cui, seppure sotto altro sistema politico, si era affermata gi in passato la nostra presenza, la quale, nel nuovo contesto europeo, appare per pi agevolata e concreta.
Ricordavo anche con il presidente Adornato che il nostro obiettivo non quello di porre in essere una riforma della singola legge, quanto quello di dare luogo ad un testo unico in cui finalmente tutte le norme, comprese quelle di carattere finanziario, siano contenute in un quadro pi facile da leggere e capire. Tale appare lo scopo forse pi importante a cui le Commissioni congiunte dovrebbero tendere in questa ultima parte della legislatura.
Nel ringraziare ancora il ministro per il suo intervento e per la disponibilit manifestata, do la parola ai colleghi per i loro interventi.

VALDO SPINI. Innanzitutto, i recenti provvedimenti recanti tagli alla spesa illustrati a Bruxelles dal Presidente del Consiglio Berlusconi riguardano anche il Ministero degli affari esteri. La domanda se essi investano anche il settore della cultura e, in caso affermativo, quali conseguenze provochino.
In secondo luogo, abbiamo capito (per questo la ringraziamo della sua esposizione) che stiamo parlando di un tema di grandissima importanza perch in questo momento la politica della cultura fa sempre pi parte della politica estera tout court. Si tratta di un modo di presentarsi da parte del paese con una serie di implicazioni di grandissimo rilievo su tutti i piani, da quello politico a quello economico. Pertanto, a fronte della sua esposizione, cos corretta ed ampia, sui vari agenti della promozione della cultura italiana all'estero (la rete degli Istituti come anche altre istituzioni e via dicendo), non varrebbe forse la pena di allargare il progetto di legge ad una considerazione complessiva delle varie reti che svolgono questa attivit di promozione della cultura italiana all'estero, o lei ritiene preferibile concentrarsi sui soli Istituti?

GENNARO MALGIERI. Desidero innanzitutto ringraziare il ministro plenipotenziario Blefari Melazzi per le informazioni che ci ha fornito. Vorrei porre una domanda sulla strategia culturale del Ministero degli affari esteri: il fatto di mettere sempre l'accento (come ascoltato anche in altre occasioni e come traspare anche dalla relazione di accompagnamento del disegno di legge del Governo) su alcuni aspetti della cultura italiana all'estero, per esempio la moda, la gastronomia, lo stile di vita, mi sembra un modo un po' effimero per qualificare la cultura italiana. Potrei essere considerato un conservatore da questo punto di vista, ma una volta l'Italia si qualificava per ben altre caratteristiche, a mio giudizio molto meno effimere, per potere veicolare quella certa idea dell'Italia.
Mi riferisco a quanto accade gi in altri paesi in cui la scienza, la tecnologia e gli studi umanistici vengono promossi con grande vigore. Considero le classi politiche e i Governi che si sono succeduti nel passato in questo paese molto poco inclini verso la promozione della cultura italiana, verso il tentativo di avvicinare grandi tematiche che sono, invece, meno effimere rispetto a quelle cui comunemente si fa riferimento. L'investimento nella scienza, nelle tecnologie, negli studi umanistici , a mio giudizio, piuttosto scarso da parte delle istituzioni pubbliche. Lei ha fatto un esplicito riferimento all'area archeologica, nella quale il nostro paese all'avanguardia. Ci accade nel disinteresse - bisogna ammetterlo - tanto del pubblico quanto del privato e per merito soprattutto di studiosi che, per, molto spesso vengono abbandonati al loro destino.
Penso alle recenti vicende, che forse le sono note, del pi grande Istituto per gli studi sull'Africa e il Medio Oriente, l'ISIAO, che ci fanno propendere per un ridimensionamento piuttosto che per un accrescimento di interesse rispetto agli studi archeologici (ma anche umanistici) riferiti ad altre aree culturali. Questo, naturalmente, un aggravio. Per esempio, l'ISIAO che ho appena citato stato a lungo una sorta di medaglia che potevamo appuntarci sul petto per i grandi studi compiuti in straordinarie aree archeologiche (ne cito una soltanto, quella di Persepoli, sotto la direzione del professor Tucci). Visitando poi l'Istituto di cultura di Kyoto, alcuni anni fa, fui sorpreso perch l'unico studio, una sorta di grammatica italo-giapponese, a disposizione di quell'Istituto di cultura era una miserabile fotocopia che io riuscii a trovare nel fondo degli scaffali. Questo la dice lunga sullo stato in cui un importante Istituto di cultura estremo orientale, come quello di Kyoto, dove hanno lavorato personaggi come Tucci, Maraini, si trovava.
Insomma, vedo che si pone in essere come strategia una sorta di ridimensionamento degli Istituti di cultura e della politica culturale italiana. Si afferma che tanto esiste la moda, che per pu essere sostenuta dai privati, che abbiamo la gastronomia, che ancora sostenuta dai privati. Tuttavia la scienza, la tecnologia, gli studi umanistici sono settori che possono essere trattati solo da accademici, scienziati, storici ed archeologi, insomma, da coloro i quali sono inseriti a pieno titolo nelle istituzioni cosiddette pubbliche.
Ne abbiamo avuto una riprova con la grande mostra che si tenuta a Bruxelles qualche mese fa per merito della neodirettrice dell'Istituto di cultura di Bruxelles, la dottoressa Bianco, a proposito dei siti archeologici in Iraq prima e dopo la guerra, dove, in maniera del tutto oscura ai pi, stanno lavorando, sempre nell'ambito dell'operazione Babilonia, studiosi italiani (anzi, ritengo che tutto il complesso del lavoro che viene svolto in quell'ambito sia portato avanti soprattutto dagli italiani).
Ci detto, le domando se lei non consideri come una limitazione il fatto di legare l'apertura di dieci Istituti di cultura alla chiusura di altrettanti Istituti di cultura, soprattutto in Europa. Ritengo che lei propenda per l'ipotesi secondo cui occorre invece aggiungerne altri dieci e quindi andrebbero innanzitutto individuate le aree in cui realizzarli.
Considero incredibile il fatto che soltanto l'11 per cento dei nostri Istituti di cultura, con quello che accaduto negli ultimi dieci anni, si trovi in Africa e in Medio Oriente e il 18 per cento nelle Americhe (si tratta di dati risalenti a qualche anno fa, che ora potrebbero essere cambiati). Ricordo di avere visitato l'Istituto di cultura di Bogot, in Colombia, che era priva di direzione da alcuni anni (non so se sia ancora cos), per motivi che si possono facilmente immaginare, pur essendo un Istituto splendido, con una biblioteca straordinaria, con personale che, seppure in numero limitato, era di primissimo ordine.
Infine, mi permetto di rivolgerle alcune domande specifiche. Quanto stato stanziato (mi sfugge questa cifra) nell'ultimo anno per il funzionamento degli Istituti di cultura e con quali criteri vengono ripartite le risorse?
Vorrei sapere poi se esista un particolare criterio per gli Istituti di cultura diretti dai cosiddetti direttori di Istituto per chiara fama oppure dai direttori di Istituto per cos dire ordinari, cio quelli della carriera interna.
Inoltre, le chiedo se non ritenga, nell'ambito di questo iter legislativo, di dovere appoggiare - e fino a che cifra si sente di poterlo fare - l'apertura di altri Istituti di cultura. Soprattutto, in quali aree, sulla base della sua esperienza, individuerebbe l'apertura di tali Istituti?

VALERIO CALZOLAIO. Ringrazio anch'io la dottoressa Blefari Melazzi per la sua interessante esposizione, sottolineando che il materiale fornito ci sar sicuramente utile per il prosieguo dell'indagine, cos come per l'elaborazione di un testo unificato dei progetti di legge all'esame delle Commissioni riunite. Tale documentazione ci consentir infatti di districarci tra le varie ipotesi che sono state prospettate. Vorrei ora rivolgerle alcune domande precise.
Innanzitutto, lei ha affermato che occorre procedere alla riforma.
Le domando come mai abbiate consegnato il testo con tanto ritardo, dal momento che gi nella scorsa legislatura il Parlamento ha preso in esame l'idea di una riforma della legge n. 401 del 1990. Come lei sa, nelle Commissioni riunite della Camera se ne discusso a lungo e si era giunti anche a mettere a punto un testo. Lei non ha fatto alcun riferimento a questo lavoro istruttorio del Parlamento. Alla ripresa dei lavori parlamentari, ritenevamo che fosse possibile ricevere dal Governo un testo in breve tempo. In tre diverse occasioni, abbiamo ascoltato in Commissione un sottosegretario - la prima volta nel giugno 2002 e, successivamente, nel giugno 2003 - il quale ha dichiarato che era imminente la presentazione del disegno di legge del Governo. Questo accadeva oltre due anni fa - l'imminenza ha comportato quasi due anni di ritardo - peraltro in presenza di proposte di legge di iniziativa parlamentare che non hanno potuto iniziare il loro iter a causa di queste lentezze governative. A che cosa dovuto il ritardo? Soltanto ad un problema di indirizzo politico o ad una incertezza nella formulazione di alcuni passaggi del testo che lei ci ha illustrato?
Un'altra domanda riguarda il numero degli istituiti. Nella scorsa legislatura, sembrava prevalente l'ipotesi di una loro riduzione. Nel suo intervento, lei ha affermato che bisognerebbe far corrispondere all'apertura di alcuni Istituti la chiusura di altri. intervenuto a questo proposito, giustamente, anche il collega Malgieri. Tutti noi tenderemmo ad affermare che pi ce ne sono e meglio . Nel contempo, sappiamo che molti Istituti, lasciati nelle condizioni in cui si trovano oggi, per quanto riguarda le risorse e il personale, sono praticamente inutili (ovviamente, nulla totalmente inutile). Che cosa si potrebbe fare per garantire che ci siano sedi autonome in ogni paese, differenziando magari la qualit dei vari Istituti? Quali sono le caratteristiche in base alle quali essi possano essere definiti tali? Anch'io ho avuto occasione di visitarne alcuni ed ho constatato che il personale soggetto a frequente rotazione e molto sottodimensionato. Anche lei ha fatto riferimento a un organico sottodimensionato. Qual la sua opinione in merito al numero e alla qualit degli Istituti italiani di cultura?
Un altro quesito riguarda l'organico. Come lei sa, stata dibattuta a lungo la questione dei contrattisti. Nel giugno 2001 stato raggiunto un accordo sindacale, nel giugno 2001, che da molte parti si ritiene non sia stato rispettato dal Ministero degli affari esteri. In particolare, sono state dibattute a lungo sia la questione di pagamenti arretrati rispetto a quell'accordo, sia quella di un ritardo rispetto ad alcune tipologie di contrattisti e di dipendenti. Non so se lei possa farlo oggi stesso, ma le chiedo di farci sapere, anche rispetto a tale problema, quale sia la situazione attuale e se siano state sanate quelle questioni, che hanno prodotto anche ricorsi ed altre difficolt.
Inoltre, vorrei rivolgerle una domanda relativa all'Istituto di cultura di Mosca. Come mai il Ministero, alcuni mesi fa, ha scelto di non presentarsi, in occasione della richiesta da parte del TAR, di fornire documentazione? Come lei sa, pendente dinanzi al TAR un ricorso inoltrato dalla precedente direttrice. Il Ministero stato chiamato dal giudice a fornire la documentazione relativa all'incarico e, come detto, non si presentato.
Sempre riguardo all'Istituto di cultura di Mosca, vorrei sapere se la scelta effettuata dal direttore generale del personale - non da lei - di individuare la figura della reggenza, nei casi di direttori di chiara fama, sia stata praticata gi altre volte e se lei la condivida. Come sa, quella dei direttori di chiara fama una questione molto discussa, talvolta anche a causa di nomine discrezionali - o che qualcuno ritiene discrezionali - che, in passato o recentemente, possono essere state effettuate, ed anche al centro di tutte le proposte e del disegno di legge del Governo. Alcuni giorni fa, il direttore generale del personale ha introdotto la figura della reggenza. Poich esistono alcuni direttori di chiara fama, la cui fama concerne altre attivit e, quindi, non sono mai presenti a dirigere i nostri Istituti italiani di cultura (alcune statistiche in questo senso sono molto preoccupanti ed il caso di Mosca uno di questi), stata individuata la figura della reggenza che, proprio per la particolarit ed autorevolezza della figura istituzionale del direttore di chiara fama, suscita qualche dubbio, sia sul piano politico-culturale sia su quello amministrativo. Le domando la sua opinione anche a questo riguardo.

LAURA CIMA. Ringrazio il ministro plenipotenziario per la relazione cos dettagliata e per la disponibilit a fornirci qualsiasi materiale ci possa risultare utile.
Dal momento che la relazione si conclusa proprio con la richiesta di poter disporre di pi risorse umane, vorrei chiedere al ministro plenipotenziario come pensa di riuscire a ottenere maggiori risorse umane. Infatti, siamo in presenza di provvedimenti di riforma in iter e gi pende una scure, una spada di Damocle sui fondi, che si concretizzata in questi giorni anche mediante tagli drastici ai ministeri e, in particolare, al Ministero degli affari esteri e alla cooperazione.
Per quanto riguarda le risorse umane, gradirei conoscere la quota di personale femminile dei vari livelli nel complesso del personale addetto, con riferimento, in particolare, agli effettivi e non ai contrattisti. Potr fornirci questo dato anche in seguito. Vorrei sapere anche se esista qualche norma in materia di pari opportunit che favorisca l'accesso del personale femminile nei concorsi e, in generale, nell'iter di accesso.
Inoltre, le domando quali aree ( chiaro, esiste un vuoto evidente) dovrebbero a suo avviso essere assolutamente coperte per restare al passo con le richieste attuali.
Infine, le chiedo come si potrebbe potenziare la rete, cio tutto il sistema, visto che, comunque, bisogner effettuare alcuni tagli e, se si apriranno alcune sedi, occorrer chiuderne altre. Sar necessario pensare al modo in cui valorizzare tutta la rete.

PRESIDENTE. Ringrazio i componenti delle Commissioni per le loro domande e invito il ministro plenipotenziario Blefari Melazzi ad una replica.

ANNA BLEFARI MELAZZI, Direttore generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli affari esteri. Tra le domande che mi sono state poste ve ne sono alcune che si riferiscono ai recenti tagli alla spesa pubblica. Mi riservo di rispondere in seguito all'onorevole Spini, perch non sono in grado di fornire oggi i dati richiesti. Mi auguro che i tagli non abbiano riguardato il capitolo di bilancio relativo gli Istituti di cultura. Il capitolo in questione dispone, in realt, di pochissimi mezzi, perch gi i fondi del 2004 sono stati limitatissimi (dei 900.000 euro disponibili, 700.000 sono destinati a spese obbligatorie disposte da accordi internazionali).
Per quanto riguarda il quesito, molto importante, rivoltomi dall'onorevole Malgieri, effettivamente, forse, nella mia esposizione introduttiva, presa da una sorta di deformazione professionale - per venticinque dei miei trentacinque anni di carriera ho lavorato nel settore economico-commerciale -, ho posto molta enfasi sulla moda. Invero, grande rilievo nell'ambito della promozione culturale viene attribuito anche anche gli studi umanistici e alle missioni archeologiche. Su queste ultime non mi sono intrattenuta a lungo in questa mia esposizione trattandosi di uno degli strumenti non contemplati dal DDL governativo di riforma degli Istituti di cultura. Preciso che, nell'ambito della direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale, il centro di responsabilit che gestisce le missioni archeologiche diverso dall'ufficio che gestisce gli Istituti di cultura. Personalmente, ritengo che l'archeologia sia un'arma vincente per il nostro paese: nel 2003, 110 missioni archeologiche sono state finanziate dal Ministero degli affari esteri, 81 nel 2004. Il numero delle missioni cui sono stati concessi i finanziamenti stato ridotto: di intesa con le ambasciate abbiamo infatti preferito concentrare le risorse, evitando forme di finanziamento a pioggia, su quelle missioni archeologiche che effettivamente meritavano uno sforzo maggiore. L'archeologia - il convegno promosso dalla dottoressa Bianco ne una riprova - un'arma vincente perch in Italia abbiamo in questo campo una expertise enorme. Ad esempio, tra pochi giorni verr inaugurato il ponte di Mostar, al cui restauro il nostro paese ha contribuito; inoltre, come gli onorevoli sanno, all'Italia stato chiesto dalla Cina di contribuire al restauro della Citt proibita; infine allo studio anche un restauro dell'ex concessione italiana di Tien-Sin (che un complesso di grande pregio architettonico).
Data la riconosciuta eccellenza italiana nel campo del restauro archeologico, il Ministero degli affari esteri si sta adoperando per promuovere tutta una serie di iniziative intese a valorizzare tale expertise; il problema che, tuttavia, sorger a valle che l'Italia, allo stato attuale delle cose, non riesce a formare un numero sufficiente di esperti per far fronte alla domanda che proviene dall'estero. Analogo ragionamento possiamo fare nel campo della musica, in particolare per quanto riguarda la tradizione operistica e del bel canto italiana: come mi confermava di recente il presidente dell'accademia di santa Cecilia, le capacit di assorbimento, da parte delle nostre accademie, dell'enorme numero di studenti stranieri intenzionato a studiare musica in Italia sono limitate. Quindi, la cultura ha degli indubbi ritorni, politici, d'immagine ed anche economici.
Aggiungo che si recentemente svolto un dibattito sugli studi umanistici nell'ambito della commissione Fulbright: se privilegiare la concessione di borse di studio nel settore umanistico o in quello scientifico e tecnologico. La conclusione stata equilibrata: si riconosciuta la grande importanza degli studi umanistici, e l'esigenza di promuovere gli scambi giovanili in questo settore, come nel campo scientifico e tecnologico.
Quanto al quesito relativo alla scienza ed alla tecnologia, in data odierna sta avendo luogo presso il Ministero degli affari esteri un'importante riunione sull'Internazionalizzazione della ricerca scientifica e tecnologica italiana e gli strumenti del Ministero degli affari esteri a cui partecipano gli esponenti dei maggiori centri di ricerca italiani. Nel corso della riunione verr presentata una banca dati che si chiama DaVinci dove confluiranno tutti i dati relativi ai ricercatori italiani all'estero, per facilitare lo stabilirsi di cooperazioni sinergiche con i nostri centri di ricerca in Italia; contestualmente, viene messo a punto il progetto Reset, una rete telematica di trasmissione di informazioni raccolte dagli addetti scientifici verso gli utenti finali (ricercatori, singoli laboratori, industrie, dipartimenti universitari).
La scienza e la tecnologia sono alla base dello sviluppo economico di un paese ed il Ministero degli affari esteri vi attribuisce grande importanza. Il DDL governativo, a ragione, istituisce un collegamento tra gli addetti scientifici e gli Istituti di cultura, allargando la competenza di questi ultimi anche alla promozione della cultura scientifica e tecnologica, con particolare riferimento alle sedi nelle quali non disponiamo come addetto scientifico.
Quanto al quesito sui criteri di ripartizione da parte del Ministero degli affari esteri della dotazione finanziaria tra gli Istituti italiani di cultura, posso soltanto dire che attualmente la direzione generale per la promozione culturale ha l'obbligo di rispettare le disposizioni normative che vincolano l'Amministrazione ad attribuire agli Istituti non meno dell'80 per cento del bilancio dell'anno precedente. La discrezionalit dell'amministrazione si limita quindi al 20 per cento della dotazione finanziaria attribuita dal Ministero degli affari esteri nell'ambito del capitolo di bilancio relativo agli Istituti di cultura.
Il capitolo in questione di spesa ammontato, quest'anno, a 17 milioni e mezzo di euro; se si divide tale cifra per il numero degli Istituti, il finanziamento medio risulta essere di 189 mila euro ad Istituto. In realt, alcuni Istituti - quelli che devono svolgere, nelle sedi pi importanti, un'azione pi intensa o quelli che hanno una circoscrizione molto ampia (ad esempio, l'Istituto di New York che ha una giurisdizione che include anche le regioni orientali e meridionali degli Stati Uniti) debbono poter promuovere una fitta serie di eventi e, quindi, devono potere avere una dotazione maggiore.
Aggiungo che, oltre alle fonti di finanziamento ministeriali, gli Istituti contribuiscono al proprio autofinanziamento. Nel 2003, l'importo totale dell'autofinanziamento ammontato a 15 milioni di euro: introiti provenienti essenzialmente dai corsi di lingua organizzati dagli Istituti e in minor misura da donazioni o sponsorizzazioni di aziende private. Gli eventi prodotti dagli Istituti, secondo alcuni calcoli sono stati, nel 2003, 6000, secondo altri calcoli 3.500: tale discrepanza dipende dal criterio adoperato. Se si organizza una rassegna cinematografica con 15 film, sono 15 gli eventi che si producono ma una sola la rassegna. Quindi la media delle manifestazioni prodotte dalla rete degli Istituti di cultura nel 2003 stata pari a 3500.
Per quanto riguarda i corsi, alcune sedi hanno lautissimi introiti; in genere, si tratta delle sedi europee e di quella di Tokyo. Invece, in altre sedi, in paesi dove la popolazione ha un reddito pro capite molto basso - anche negli stessi paesi dell'Est Europa - non si pu pretendere dagli studenti una tariffa molto elevata. Gli studenti iscritti a corsi di italiano negli Istituti di cultura sono 75 mila mentre 30 mila sono quelli delle scuole italiane all'estero (statali, bilingue, riconosciute o non riconosciute) e 30 mila quelli che seguono corsi di italiano presso le cattedre di italianistica dove prestano la loro attivit i nostri lettori.
Per quanto riguarda il quesito dell'onorevole Calzolaio su Mosca, ignoro le ragioni per cui il ministero non sarebbe stato rappresentato dinanzi al TAR. Mi riservo di fornire i relativi elementi. Circa il problema della reggenza a Mosca, preciso che, ai sensi di legge, la reggenza deve essere attribuita dal direttore dell'Istituto ad uno degli addetti; in caso di vacanza della sede - ovvero nel caso della non copertura della stessa - la reggenza, su proposta dell'ambasciata, viene attribuita dalla direzione generale per la promozione e cooperazione culturale e non dalla direzione generale del personale.
Per quanto riguarda la presenza del personale femminile negli Istituti di cultura, mi riservo di approfondire la questione e trasmettere i relativi elementi. In base alla mia personale esperienza, in Romania, dove ho seguito per cinque anni l'attivit dell'Istituto di cultura, la maggior parte del personale era di sesso femminile.
Non sono in grado di rispondere all'ultima domanda dell'onorevole Calzolaio sui motivi dell'eccessivo tempo impiegato dal ministero per la presentazione del DDL, non avendo partecipato alla sua elaborazione.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Blefari per la sua dettagliata risposta e per sue intelligenti valutazioni.
Dichiaro conclusa l'audizione.


Audizione di direttori di Istituti italiani di cultura all'estero.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sugli Istituti italiani di cultura all'estero, l'audizione di direttori di Istituti italiani di cultura all'estero.
Do la parola alla dottoressa Pialuisa Bianco, direttore di chiara fama dell'Istituto italiano di cultura di Bruxelles; credo che il nome importante con cui viene definita questa funzione sia stato ampiamente onorato dal suo lavoro. Anch'io ho partecipato ad un convegno con il Presidente della Camera ed abbiamo potuto constatare il rimarchevole lavoro della dottoressa Pialuisa Bianco, per il quale credo che le Commissioni possano ringraziarla.

PIALUISA BIANCO, Direttore dell'Istituto italiano di cultura di Bruxelles. Ringrazio il presidente Selva, il presidente Adornato e tutti gli onorevoli membri di queste Commissioni. Ringrazio, inoltre, l'onorevole Malgieri, oltre che il direttore generale Anna Blefari, per aver citato alcune delle manifestazioni che il mio Istituto ha realizzato negli ultimi mesi. Il direttore generale Blefari ricordava che in molti paesi d'Europa in corso un tentativo di riaggiustamento delle leggi che riguardano la gestione dei nostri omologhi, cio il Goethe, il British e l'Alliance Francaise. Vivo nella capitale dell'Europa e, dunque, lavoro in un contesto assai complesso, nel quale la misurazione e la competizione con i nostri omologhi quotidiana.
Il dislivello esistente tra la nostra rete e quella dei nostri amici europei enorme, ma - so di stupirvi - a nostro favore. Il Goethe, il British e l'Alliance sono delle strutture manageriali molto ben organizzate che gestiscono corsi di lingua e fanno benissimo perch l'inglese, lo spagnolo - non ho citato il Cervantes - e, per quel che riguarda il contesto dell'Unione europea, anche il francese sono lingue di uso. Questi paesi possono usare la diffusione linguistica come mezzo culturale e non hanno bisogno di fare altro perch il mezzo di penetrazione quello dell'uso della lingua. Per quanto tutti noi possiamo essere felici dell'incremento della richiesta di corsi di lingua italiana in varie aree del mondo, sappiamo benissimo che l'italiano non una lingua di uso comunicativo e, dunque, abbiamo l'onere contrario rispetto ai nostri concorrenti. Comunque, abbiamo un patrimonio culturale che nessun altro di questi paesi ha e, quindi, dobbiamo usare il profilo culturale della nostra nazione come mezzo di penetrazione nel contesto internazionale, ottenendo, eventualmente, come obiettivo l'approfondimento e l'ingrandimento della nostra rete linguistica.
Quindi, molto importante che gli Istituti italiani di cultura siano sedi diplomatiche. Il direttore Blefari ha ricordato che tale istituzione risale agli anni '20 e l'idea che fossero delle sedi diplomatiche si deve ad una geniale intuizione di Bottai. Questa un'intuizione in linea con la storia di tutti i grandi ministri degli affari esteri e diplomatici dei paesi dell'Europa moderna che hanno inventato l'arte della diplomazia: Metternich, Talleyrand, Castlereagh sono tutti grandi artefici della diplomazia mondiale, che hanno considerato il profilo culturale del paese che rappresentavano come un elemento strategico.
Tuttavia, siamo nel XXI secolo ed inevitabile includere quei settori che sono il portato dell'evoluzione moderna. Talleyrand usava intrattenere i suoi ospiti celebrando le roi des fromages, cio il camembert, anche nel '700. Dunque, anche noi, mentre organizziamo un fantastico convegno di dialogo con il Medio Oriente, nell'intervallo possiamo offrire i nostri magnifici vini italiani: sono tutti mezzi per avere sulla punta delle dita la sensibilit ai nostri interessi. Nel contesto europeo i nostri paesi concorrenti hanno il senso del loro interesse e spesso, noi che abbiamo un patrimonio assai pi vasto e pi aggressivo nel contesto internazionale, lo consideriamo, invece, come una cosa ovvia che ci pu sfuggire tra le dita. Spero che qualsiasi intervento legislativo non trascuri l'importanza per il nostro paese che, attraverso la rete degli Istituti di cultura, possa avere questa rappresentativit diplomatica. Nasce da qui l'idea assai importante che gli Istituti di cultura siano un perno, cio i rappresentanti della cultura nazionale all'estero che operano in armonia con tutte le altre istituzioni diplomatiche perch, naturalmente, si segue una medesima strategia.
L'onorevole Spini ha citato la necessit di rafforzare i legami con le altre istituzioni culturali: ben vedo tale collaborazione, purch sia fatto salvo il fatto che questa rete ha il compito precipuo di rappresentare il profilo statale italiano all'estero. Si tratta di una parola spesso dimenticata ma - lasciatelo dire da una persona che proviene dal contesto europeo in cui, a torto, si crede che gli interessi nazionali siano svaniti -, in qualsiasi gioco internazionale o multilaterale, questo il primario interesse alla sopravvivenza della nostra nazione.
Infine, vorrei dire una parola sul modo di gestire gli Istituti. Indubbiamente, le risorse pubbliche sono quelle che sono in tutti i settori.
Non credo che piangere sul fatto che le risorse diminuiranno o aspettarsi un aumento di queste risorse ci possa esimere dal trovare soluzioni effettive per un risultato efficace, partendo da una base finanziaria pubblica ristretta.
Lo scopo della legge del 1990 era di costituire un legame biunivoco e uno scambio proficuo tra amministrazione centrale dello Stato, la Farnesina e l'establishment culturale: far s che personalit abituate ad una gestione pi personalistica e pi creativa riuscissero ad integrarsi con la mappa della grande burocrazia nazionale, per immettere in questa mappa quell'afflato che proviene dalla dimestichezza della gestione finanziaria e manageriale degli eventi culturali; al tempo stesso, far s che queste personalit capissero qual la procedura decisionale e operativa della macchina dello Stato.
Forse questo uno dei punti importanti dello spirito di quella legge. Ho avuto modo nell'arco di questi mesi di incontrare molte personalit tecniche del Ministero degli affari esteri, che sono stati gli artefici dei passaggi pi interessanti di quella legge. Mi sono resa conto che lo scopo sia del ministero sia dell'allora ministro fosse quello di ottenere questo tipo di integrazione. Tutto ricade sulla capacit o sui criteri che vengono adottati nella scelta di persone, che, provenendo dal vasto mondo della cultura a gestione privatistica, siano poi in grado di integrarsi in questo contesto di carattere pubblico. Uno degli scopi fondamentali che queste personalit siano in grado non soltanto di elaborare una strategia culturale, di concerto con il centro dell'amministrazione, ma anche che siano in grado di capire come vanno gestiti e finanziati questi eventi.
Credo che questa debba essere una delle strade da salvaguardare, qualunque sia l'esito della discussione legislativa, perch una necessit primaria per lo Stato italiano trovare il modo di aprire le proprie porte e far s che l'impianto strutturale, burocratico e finanziario nella gestione della nostra cultura nel mondo possa essere suffragato dall'iniezione di risorse che vengono dall'esterno. facile invocare la presenza degli sponsor per gli eventi di natura culturale, ma non cos semplice e non cos che funziona.
I parlamentari sono uomini di mondo e sanno che bisogna produrre delle strategie che siano capaci di convogliare su quell'evento la finanza nazionale, l'impresa nazionale, la grande cultura e il potere istituzionale. Quando il nostro paese si muove in questo modo, riesce ad ottenere i finanziamenti che non pu avere per via pubblica. Ritengo che siano questi i capisaldi della partita che ciascuno di noi chiamato a giocare - una partita nazionale di grande respiro - e sono convinta che se riflettiamo su questi due o tre punti ci possiamo riuscire.
Per quel che riguarda la gestione dei corsi di lingua, si tratta di un capitolo molto importante ma delicato. Gli Istituti di cultura gestiscono corsi di lingua per stranieri, non sono scuole per italiani. Su cosa si basa questo dato di fatto? Sull'interesse di altri paesi ad accedere all'uso della nostra lingua. La nostra una lingua colta, anzi, la lingua della cultura in moltissimi settori.
Non un mistero per nessuno il fatto che non esistono classi dirigenti del mondo di oggi che usino la lingua italiana. La decadenza delle lingue come strumento di comunicazione nasce dai rivolgimenti politici che attraversano il pianeta attraverso i secoli e il nostro paese ha in questo un ruolo che non pu essere quello di altri. Noi siamo la potenza culturale del mondo, anzi siamo la superpotenza culturale nel mondo e abbiamo tutti i mezzi per convogliare l'attenzione dei nostri amici stranieri ad usare la nostra lingua nei settori strategici nei quali senza l'italiano non si pu fare nulla. Non c' musicologo n archeologo al mondo che non parli italiano, non c' un cultore del design nel mondo che non conosca l'italiano.
Ci vuol dire che dobbiamo essere consapevoli di questa situazione e rovesciare la strategia dei paesi concorrenti. Gli altri paesi usano la lingua come mezzo di accesso culturale presso gli altri popoli. Dobbiamo utilizzare il nostro patrimonio culturale e finalizzare questo obiettivo attraverso l'uso della lingua.
Quando l'onorevole Malgieri ha ricordato che in un Istituto aveva trovato delle fotocopie al posto del libro di testo, credo che sia un uso molto diffuso, ma se un Istituto riesce attraverso la sua attivit ad ottenere fonti di finanziamento notevoli per la gestione di grandi eventi che sono fondamentali, possibile utilizzare le risorse ordinarie, che sono esigue, per la gestione di fatti ordinari, per esempio, offrendo la pubblicazione di libri di testo specializzati per i nostri corsi di lingua. Va da s che non si tratta di manuali ordinari, ma se vero che questo il tipo di interlocutori che abbiamo, dobbiamo organizzare corsi specialistici per settori professionali e fornire i testi che non esistono in commercio.
Mi fermo qui ma penso che le cose che abbiamo detto siano quelle essenziali.

PRESIDENTE. Ringrazio la dottoressa Bianco per il suo utilissimo contributo. Le auguriamo buon lavoro. Do ora la parola alla dottoressa Rispoli.

ADELIA RISPOLI, Direttore dell'Istituto italiano di cultura de Il Cairo. Esporr brevemente quali sono gli elementi positivi delle disegno di legge in discussione segnalando altres alcune problematiche presenti.
In questo disegno di riforma fondamentale il rafforzamento del ruolo degli Istituti italiani di cultura - premetto da trent'anni lavoro in questo campo, quindi ho seguito per tutto questo tempo le vicende degli Istituti, anche prima che venisse promulgata la legge n. 401 del 1990 - e la loro definizione giuridica di uffici del Ministero degli affari esteri.
Tutto ci molto importante perch, per molti anni, l'operativit degli Istituti stata intralciata proprio dalla vaghezza della loro natura giuridica.
Un altro elemento fondamentale presente nel progetto di riforma anche quello di puntare alla formazione e alla professionalizzazione del personale, cio ad una specie di formazione permanente che parte dal momento dell'assunzione, attraverso un concorso, fino alla dirigenza.
Bisogna valorizzare il sistema Italia, cio il made in Italy; infatti, chiaro che la base della promozione culturale riguarda il nostro patrimonio umanistico, ma organizzare una sfilata di moda, che fino a qualche tempo fa era impensabile perch sarebbe stato quasi attentare alla sacralit del Manzoni, ora possibile ed importante; quindi, voler valorizzare questo non significa sottostimare gli elementi fondamentali al nostro patrimonio culturale che sono, soprattutto, quelli umanistici.
Per valorizzare meglio il nostro patrimonio culturale si devono creare i presupposti perch si crei sinergia tra il pubblico e il privato e si rafforzi il collegamento e la collaborazione con le regioni; a tal proposito ritengo che sarebbe necessario una maggiore connessione tra il ministero e le regioni per coordinare la promozione culturale regionale all'estero.
Per quanto riguarda la diffusione della lingua italiana, penso che il disegno di legge in esame - pur non parlando di scuole italiane, perch si riferisce sempre all'insegnamento della lingua - dia molti strumenti in pi. Tuttavia, invece di basarsi soltanto sui corsi organizzati dagli Istituti - che sono importanti ma non risolvono tanti problema - si dovrebbe promuovere una politica di rafforzamento della nostra lingua nei sistemi locali e nazionali; al Cairo, ad esempio, la nostra lingua e diffusa pi di quella spagnola e siamo in competizione con quella tedesca, fermo restando che le due lingue pi diffuse sono l'inglese e il francese che rappresentano il passato coloniale e quindi hanno una storia alle spalle.
Ritengo, quindi, che bisognerebbe utilizzare grandi mezzi per cercare di diventare la prima o la seconda lingua straniera nei loro sistemi, assolvendo contemporaneamente ai nostri compiti istituzionali organizzando corsi di lingua italiana nei nostri Istituti insieme a tante altre forme di diffusione della lingua.
Quello che invece ritengo problematico nel disegno di legge sono sia le risorse umane sia i finanziamenti; infatti, non si prevedono cospicui incrementi di personale (si prevede un aumento dell'organico di 205 elementi, 105 di ruolo e 100 a contratto per circa 100 Istituti, non gran cosa); comunque, visto che i tagli al bilancio sono quelli, non si pu fare altro che sperare nel futuro.
Ritengo, inoltre, che nel disegno di legge non sia ben definita la funzione del dirigente, spero che verr chiarita meglio nel regolamento attuativo; infatti, si dice che il dirigente all'estero coordina, ma forse bisognerebbe specificare meglio o fornire mezzi pi idonei per svolgere tale funzione (ad esempio, io coordino sei sedi da Damasco a Rabat e questo rappresenta, per me, un impegno molto pesante), mentre all'interno non si sa quale sia la funzione del dirigente e questo rappresenta una grave lacuna.
Il legislatore nella legge n. 401 del 1990 ha avuto un'intuizione luminosa decidendo che in dieci Istituti - i pi importanti - bisognava inserire delle personalit di grande prestigio per favorire la promozione e la visibilit all'estero del nostro paese; l'idea era fenomenale, ma l'applicazione lo stata un po' meno. In quattordici anni, infatti, non ci sono stati grandi risultati. Perch?
Se il chiara fama veramente tale, lo sar in una disciplina, perch non un tuttologo; infatti, sar un importante letterato, un grande giornalista, un uomo di teatro, un uomo di cinema e cos via.
Sono d'accordo con l'onorevole Malgieri, che li ha definiti ambasciatori della cultura certamente riferendosi ai consulenti di chiara fama. Infatti, nella prima stesura del disegno di legge - cui ho lavorato per ben due anni - era previsto un personaggio che aveva un proprio budget, una stretta dipendenza dell'ambasciatore, coadiuvato da un cancelliere ed una segretaria. Il budget consisteva in 250 mila euro (mezzo miliardo di lire); poi essendo un chiara fama, avendo molte conoscenze, chiaramente con i propri sponsor, avrebbe potuto realizzare un progetto mirato; ad esempio, nel momento in cui l'Italia avesse ritenuto di promuovere la propria cultura in un paese estero con un evento importante in un determinato settore, il chiara fama avrebbe chiaramente offuscato qualunque direttore d'Istituto o qualunque altra iniziativa, mettendo al servizio del Ministero degli affari esteri la propria competenza e professionalit e potendo usufruire di un ampio budget; questo, a mio parere, era l'utilizzo che si doveva fare di questo consulente culturale.
La figura del chiara fama non decollata negli ultimi quattordici anni perch questo personaggio non un burocrate, non conosce la contabilit di Stato e i servizi che gli Istituti di cultura italiani elargiscono; quindi, molte volte si perso, oppure non ha potuto usare il proprio tempo e la propria professionalit perch impelagato in una gestione burocratica che non gli compete (Commenti).
Vedo la questione in questo modo; infatti, se poi il chiara fama per fare il direttore dell'Istituto ha bisogno di un funzionario di carriera la cosa allora non concepibile. Per quale motivo un direttore di carriera deve aiutare il chiara fama, come scritto nella legge, perch questi non conosce la contabilit? Ribadisco, quindi, di usare questi personaggi per le loro attitudini in modo da lasciarli liberi di espletare la propria professionalit, mantenendo il loro grado di consigliere.

PRESIDENTE. La ringrazio; il suo intervento stato molto propositivo.

PIALUISA BIANCO, Direttore dell'Istituto italiano di cultura di Bruxelles. Signor presidente, mi permette un'integrazione?

PRESIDENTE. Prego.

PIALUISA BIANCO, Direttore dell'Istituto italiano di cultura di Bruxelles. Lei, presidente, il presidente Adornato e l'onorevole Malgieri siete stati direttori di testate giornalistiche e, quindi, sapete esattamente cosa significa la guida di una macchina ben pi grossa di un Istituto di cultura, che conta cinque o sei persone nella sua squadra. L'idea che ci possa essere una suddivisione della funzione di direzione deleteria per l'efficacia di qualsiasi squadra e ciascuno di voi lo sa.
La persona di chiara fama non un letterato, un poeta o un grande pittore che viene prestato alla burocrazia. Se si leggono bene tutti i testi legislativi in materia, si capisce che per personalit di chiara fama si intende uno stratega culturale e non un signore che sta nella sua turris eburnea e che ha una bella idea per il convegno sui poeti, ma non sa neanche come si amministra. Quindi - lo dicevo poc'anzi - deve essere chiaro il criterio per la scelta di queste personalit. Non c' una buona direzione che non sia suffragata dalla propria autonoma capacit di orientarsi nell'amministrazione. Pu avere una buona idea e non sapere come metterla in piedi e con quale denaro farlo. Tale compito non pu essere suddiviso tra diverse persone.

PRESIDENTE. La ringrazio. Ho fatto un'eccezione, forse un po' corporativa, ma non posso farne altre, perch ovviamente si tratterebbe di un dialogo tra i partecipanti o tra i partecipanti e chi presiede.
Do ora la parola al dottor Vito Grasso, direttore dell'Istituto italiano di cultura di Bucarest.



news

16-11-2018
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 16 NOVEMBRE 2018

18-09-2018
Il Ministro Bonisoli: abolire la storia dell'arte

16-09-2018
Le mozioni dell'VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale

14-09-2018
Manifesto della mostra sulle leggi razziali e il loro impatto in un liceo triestino.La censura del Comune

12-09-2018
Bando Premio Silvia Dell'orso: il 30 settembre scadono i termini per candidarsi

03-09-2018
Appello per la salvaguardia dellArchivio e del patrimonio culturale delle Acciaierie di Piombino

24-08-2018
A due anni dal terremoto in centro Italia

08-08-2018
Comitato per la Bellezza. Altro palazzone di 6 piani in piena riserva naturale del Litorale romano

24-07-2018
Da Emergenza Cultura: San Candido (BZ), uno sfregio che si poteva e doveva evitare

21-07-2018
Inchiesta de "L'Espresso" di Francesca Sironi: Il ministro Alberto Bonisoli e la scuola offshore

20-07-2018
Associazione Nazionale Archeologi. MIBAC: il titolo non è unopinione!

08-07-2018
Su Eddyburgh un intervento di Maria Pia Guermandi sull'Appia Antica

13-06-2018
Disponibile la relazione di Giuliano Volpe sull'attività del Consiglio Superiore

12-06-2018
Lettera aperta al Sig. Ministro dei Beni Culturali dott. Alberto Bonisoli: Per un futuro all'archeologia italiana

04-06-2018
Dalla rete: sul nuovo governo e sul nuovo ministro dei Beni culturali

19-05-2018
Sul contratto M5S - Lega vi segnaliamo...

17-05-2018
Cultura e Turismo: due punti della bozza Di Maio - Salvini

15-05-2018
Sulla Santa Bibiana di Bernini: intervento di Enzo Borsellino

13-05-2018
Premio Francovich 2018 per il miglior museo/parco archeologico relativo al periodo medievale

04-05-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni" abbiamo pubblicato un contributo di Franco Pedrotti sul depuratore della piana di Pescasseroli: una sconfitta del protezionismo italiano

01-05-2018
Archistorie: rassegna di films sull'architettura dell'Associazione Silvia Dell'Orso

30-04-2018
Nella sezione "Interventi e recensioni", abbiamo pubblicato un contributo di Vittorio Emiliani: Appena 11 giardinieri per Villa Borghese. Ma l'erba "privata" non è meglio

26-04-2018
Roma. Il nuovo prato di piazza di Spagna non regge, il concorso ippico migra al Galoppatoio

21-04-2018
Anna Somers Cocks lascia The Art Newspaper. Intervista su "Il Giornale dell'Arte"

04-04-2018
VIII edizione del Premio Silvia Dell'Orso: il bando (scadenza 30/9/2018)

29-03-2018
Comitato per la Bellezza: A Palazzo Nardini chiedono già affitti altissimi ai negozi

25-03-2018
Lettera aperta di Archeologi Pubblico Impiego - MiBACT ai Soprintendenti ABAP

25-03-2018
A Foggia dal 5 aprile rassegna Dialoghi di Archeologia

23-03-2018
Comitato per la Bellezza e Osservatorio Roma: Tre richieste fondamentali per salvare Villa Borghese e Piazza di Siena

17-03-2018
Comunicato ANAI sul tema delle riproduzioni fotografiche libere

Archivio news