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VII Commissione della Camera - resoconto di giovedì 16 settembre 2004 (Salvaguardia del patrimonio culturale ebraico)
2004-09-16

Salvaguardia del patrimonio culturale ebraico.
C. 4981 Di Teodoro.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Ernesto MAGGI (AN), relatore, illustrando i contenuti della proposta di legge in titolo, sottolinea che essa si compone di un solo articolo.
Il comma 1 autorizza le spese di un milione di euro per il 2005 e di due milioni di euro a decorrere dal 2006 per interventi conservativi e di restauro del patrimonio culturale, architettonico, artistico e archivistico ebraico in Italia. Ai sensi del comma 2, tali interventi sono definiti annualmente con decreto del Ministero per i beni e le attività culturali, sentito il parere dell'Unione delle comunità ebraiche italiane. Il comma 3 specifica ulteriormente che le risorse siano assegnate all'Unione delle comunità ebraiche e a soggetti o istituzioni proprietari, possessori e detentori di beni, che possono effettuare direttamente detti interventi, mentre i commi 4 e 5 recano le disposizioni di copertura finanziaria (ai cui fini si utilizza l'accantonamento in conto capitale relativo al Ministero per i beni e le attività culturali).
Sottolinea quindi che i rapporti tra lo Stato e l'Unione delle comunità ebraiche italiane, sono regolati dalla legge n. 101 del 1989, il cui articolo 17 dispone che lo Stato, l'Unione e le comunità collaborino per la tutela e la valorizzazione dei beni afferenti al patrimonio storico e artistico, culturale, ambientale e architettonico, archeologico, archivistico e librario dell'ebraismo italiano. Ciò premesso, svolge alcune considerazioni volte a sottolineare il grande valore culturale e morale della materia su cui interviene la proposta di legge.
Al proposito, ricorda innanzitutto che attualmente il numero degli ebrei italiani è diminuito rispetto agli anni compresi tra le due guerre in seguito a emigrazione, defezioni, deportazioni, e per la perdita delle colonie. Osservato che essi sono circa 35 mila, rileva che questo è un numero contenuto ma estremamente vitale alle cui spalle c'è una storia tragica che dura da 2200 anni circa che si intreccia con la Roma imperiale, con l'Italia dei Comuni, con l'Italia risorgimentale e con l'Italia tra le due guerre mondiali.
Osserva che l'Italia è l'unico Paese, se si eccettua la Palestina, che ha una storia ebraica così antica, continua e ininterrotta. Del resto la comunità ebraica romana risalente al II secolo avanti Cristo è la più antica d'Europa; in quell'epoca, peraltro, c'erano comunità ebraiche a Venosa e Siracusa dove si trovano tuttora catacombe ebraiche - ed è questa, una ulteriore prova che nelle persecuzioni del tempo erano accomunati cristiani ed ebrei. L'editto di Milano del 313 dell'imperatore Costantino, benché proclamasse la tolleranza di tutti i culti religiosi, in effetti si tradusse in una persecuzione sistematica degli ebrei. Da quel momento la storia degli ebrei in Italia è in gran parte storia delle relazioni tra ebrei e papato.
Intorno all'anno 1000, in tutti i paesi cristiani vengono istituite le corporazioni di arti e mestieri, per appartenere alle quali bisognava professare la fede cristiana; da questo momento gli ebrei, esclusi da ogni campo di attività, esercitano l'unica professione preclusa ai cristiani, ossia quella di banchieri. Gli ebrei di Roma possono considerarsi i pionieri di questa nuova attività economica: i banchi di credito.
Il IV Concilio Lateranense, del 1215, convocato da Papa Innocenzo III, ordina che gli ebrei che vivono nei paesi cristiani portino come contrassegno una rotella di stoffa gialla cucita sulla parte sinistra del petto. Nel 1492 gli ebrei sono espulsi dalla Sicilia e dalla Sardegna (per cui in queste isole non ne rimane nessuno). Nel 1505 le comunità ebraiche del Regno di Napoli (Napoli, Trani, Nola, Bari), antiche e un tempo fiorenti, vanno rapidamente scomparendo. Nel 1516 viene istituito a Venezia il primo ghetto del mondo; il secondo ghetto fu quello di Roma, istituito nel 1555 per ordine di Papa Paolo IV. Gli ebrei vi erano rinchiusi dal tramonto all'alba; i portoni di accesso venivano chiusi al tramonto e all'alba si riaprivano.
Dalla metà del 1500, con la controriforma, segue un triste periodo per gli ebrei d'Italia. D'ora in poi il loro stato va peggiorando, sino ad essere ridotti in condizioni di penosa schiavitù, condizioni che dureranno circa tre secoli, fino al Risorgimento. Alla fine del Seicento quasi tutti gli ebrei d'Italia sono rinchiusi nei ghetti. Con l'editto papale del 1775 si inaspriscono ulteriormente le misure persecutorie; l'editto è costituito da 24 articoli di cui il primo recita: «L'ebreo che passi una notte fuori del ghetto è condannato a morte». Nella prima metà dell'Ottocento la risposta alla ventata rivoluzionaria napoleonica è l'inasprimento delle misure antiebraiche in tutta Italia. Gli ebrei sono esclusi da tutte le università tranne che da quella di Padova, che per secoli è stata l'unica nel mondo ad accogliere ebrei e che ora rimane l'unica d'Italia.
Le lotte per l'indipendenza dell'Italia vedono sempre presenti gli ebrei italiani: la causa degli ebrei è più che mai legata alla sorte dei patrioti. Ma se gli ebrei lottano per l'unità e l'indipendenza d'Italia, anche i patrioti, dal canto loro, sono favorevoli agli ebrei; l'emancipazione ebraica è considerata un atto di giustizia che fa parte del programma delle rivendicazioni italiane.
Segue poi, l'insensata, servile emanazione delle leggi razziali del 1938: l'ultima nefandezza riservata dall'Italia ai suoi cittadini di più antico ceppo, quello ebraico, di cui deve essere ampiamente riconosciuto, a suo giudizio, il grande contribuito apportato allo sviluppo della cultura nazionale.
Dopo aver quindi ribadito la sua piena condivisione in ordine ai contenuti della proposta di legge in esame, sottolinea l'opportunità di assicurare che i significativi interventi da essa previsti siano estesi anche a favore delle testimonianze culturali ebraiche presenti nell'Italia meridionale e nelle isole.
Ritiene che ciò sia doveroso, considerata l'esigenza di rafforzare gli strumenti per la riscoperta e la valorizzazione della tradizione ebraica meridionale. Ricorda, a tale proposito, che si è recentemente svolta a Trani, il 5 settembre scorso, la 5o Giornata europea della cultura ebraica. In tale occasione è stata riaperta al pubblico l'antica Sinagoga «Scolanova», per il cui recupero al culto si è attivata la comunità ebraica italiana coinvolgendo la Sovrintendenza per i beni culturali e artistici della Puglia. Attualmente la comunità ebraica di Trani è un riferimento per tutta la Puglia. A Trani, nel XIV secolo sorgevano ben quattro sinagoghe; ora vi è la suindicata sinagoga «Scolanova», nonché quella che fu la più grande sinagoga d'Europa, trasformata nel XIV secolo in chiesa di Sant'Anna.
Evidenzia infine l'opportunità di svolgere un'audizione informale di rappresentanti dell'Unione delle comunità ebraiche in Italia, ovvero di chiedere loro la trasmissione di un proprio contributo scritto.

Walter TOCCI (DS-U), dopo aver espresso apprezzamento per l'approfondita ed articolata relazione, formula l'auspicio che si addivenga ad una tempestiva approvazione del provvedimento in titolo, condividendo il nobile obiettivo di salvaguardare e valorizzare l'immenso patrimonio culturale ebraico, che costituisce una parte fondamentale della tradizione storico-culturale italiana.
Rimarca che il rilievo di tale patrimonio culturale è tra l'altro testimoniato anche dal notevole interesse con cui il pubblico ha accolto, nel corso degli ultimi anni, le varie manifestazioni culturali organizzate, presso i tradizionali luoghi ebraici, in occasione della Giornata europea della cultura ebraica e della Giornata della memoria. Ciò è indice, a suo avviso, di una maturata sensibilità pubblica in merito alla importanza di tale componente della nostra tradizione culturale.
Constatando con piacere la maturazione di una coscienza e di una tolleranza nel popolo italiano nei confronti di ogni genere di tradizione religiosa, sottolinea l'importanza delle previsioni recate dal provvedimento in esame, ritenendo che esse vadano in tale direzione, rendendo sempre più marginali deprecabili fenomeni di razzismo.
Condivide inoltre i suggerimenti formulati dal relatore in ordine all'opportunità dello svolgimento di apposite audizioni, al fine di un adeguato approfondimento delle tematiche sottese al provvedimento in esame, ribadendo peraltro l'opportunità di una sua rapida approvazione, anche ricorrendo alla sede legislativa.
Concorda altresì con i rilievi del relatore circa la necessità di assicurare che gli interventi di salvaguardia si estendano alle testimonianze culturali ebraiche presenti nel Meridione, e suggerisce altresì la possibilità di promuovere anche apposite attività di studio e ricerca tese alla valorizzazione di tali testimonianze.

Andrea DI TEODORO (FI), dopo essersi associato alle espressioni di apprezzamento per l'encomiabile lavoro svolto dal relatore, concorda con i rilievi formulati dal deputato Tocci circa la necessità di una tempestiva approvazione del provvedimento in titolo, considerata la notevole rilevanza del patrimonio culturale ebraico e il suo intrinseco legame con la cultura italiana. Ritiene quindi che sia un atto di civiltà procedere al debito riconoscimento di tale significativa componente della cultura nazionale.
Dopo aver espresso condivisione circa l'opportunità di svolgere audizioni che permettano di approfondire le tematiche sottese al testo in oggetto, formula l'auspicio - alla luce della unanime condivisione da parte della Commissione - che esso possa essere rapidamente approvato, eventualmente ricorrendo alla sede legislativa.

Guglielmo ROSITANI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.



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