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VII Commissione senato- seduta del 27 luglio 2004 (Interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica)
2004-07-27

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

MARTED 27 LUGLIO 2004
319a Seduta

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI

Intervengono il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'universit e la ricerca Valentina Aprea e il sottosegretario di Stato per i beni e le attivit culturali Bono.

La seduta inizia alle ore 15,10.

IN SEDE CONSULTIVA
(3061) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, approvato dalla Camera dei deputati
(Esame. Parere non ostativo)

Riferisce alla Commissione il presidente relatore ASCIUTTI (FI), il quale sottolinea anzitutto che il decreto-legge reca disposizioni dirette a realizzare una manovra finanziaria correttiva, che determiner una riduzione dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni pari a circa 5,5 miliardi di euro.
L'intervento, pur prevedendo un incremento delle entrate tributarie, si basa in gran parte su un consistente contenimento della spesa pubblica, ottenuto anzitutto attraverso la riduzione degli incentivi alle imprese e alle aree sottoutilizzate (articolo 1, commi 1-3), nonch degli stanziamenti di spesa alle amministrazioni dello Stato (articolo 1, commi 6 e 7) e delle altre amministrazioni pubbliche non statali (articolo 1, commi 8-11).
Nel resto dell'articolato, oltre alle disposizioni di carattere fiscale (articolo 2), il decreto-legge contempla altres norme sulla finanza regionale (articolo 3), misure per agevolare la costituzione di fondi dinvestimento immobiliare nonch la cessione di immobili adibiti ad uffici pubblici (articolo 4) e disposizioni in materia di condono edilizio al fine di adeguare la disciplina allintervenuta sentenza della Corte costituzionale n. 196 del 2004.
Passando a considerare gli aspetti che maggiormente investono le competenze della Commissione, il Presidente relatore segnala anzitutto che larticolo 1, comma 6, nel ridurre gli stanziamenti di spesa previsti dalla legge finanziaria per il 2004 per ciascun dicastero, secondo quanto stabilito nella Tabella n. 1 allegata al decreto-legge, riduce anche le risorse a disposizione del Ministero per i beni culturali e del Ministero dellistruzione, universit e ricerca.
Con riferimento ai Beni culturali, le riduzioni delle autorizzazioni di spesa recate dalla Tabella C, relativa agli stanziamenti autorizzati da disposizioni di legge la cui quantificazione annua rimessa alla legge finanziaria, comprimono i contributi allAccademia nazionale dei Lincei, nonch l'erogazione in favore di enti ed altri organismi. Pur riguardando interventi estremamente rilevanti, egli sottolinea che si tratta tuttavia di una riduzione contenuta, pari al 4 per cento della dotazione inizialmente definita in sede di manovra finanziaria.
Quanto alle riduzioni degli stanziamenti autorizzati da leggi pluriennali di spesa, prosegue, esse colpiscono invece in misura consistente il settore dei Beni culturali, per un ammontare pari a quasi 110 milioni di euro. Gran parte delle decurtazioni riguardano due voci: il Fondo unico per gli investimenti, che viene ridotto di un ammontare pari a quasi 81 milioni di euro; e il Fondo unico per lo spettacolo (FUS), ridotto di circa 18, 5 milioni di euro.
In proposito egli segnala che la riduzione del FUS stata aggiunta in sede di conversione per controbilanciare i mancati tagli, previsti invece nella versione originaria del decreto-legge, alla legge n. 291 del 2003, recante interventi nei settori dello sport, delle attivit culturali, delluniversit e della ricerca, che - ricorda il Presidente relatore - la Commissione ha approvato in sede deliberante lo scorso mese di settembre.
Le altre riduzioni riguardano le Fondazioni lirico-sinfoniche e il Teatro di Roma, il Teatro dellopera di Genova, nonch le spese di vigilanza e sicurezza in occasione di pubblici spettacoli.
Quanto poi ai tagli degli stanziamenti non aventi natura obbligatoria rispetto alla dotazione iniziale recata dalla legge finanziaria, essi sono pari ad oltre 23 milioni di euro.
Alle riduzioni delle autorizzazioni di spesa, pari complessivamente al 15 per cento rispetto a quanto previsto dalla manovra finanziaria, egli prosegue, vanno peraltro aggiunte le decurtazioni dei Fondi speciali, iscritti nello stato di previsione del Ministero delleconomia e spettanti ai Beni culturali. In particolare sono esaurite le disponibilit residue del Fondo speciale di parte corrente e sono considerevolmente ridotte quelle del Fondo speciale di conto capitale.
Passando a considerare le riduzioni delle autorizzazioni di spesa del Ministero dellistruzione, universit e ricerca, il Presidente relatore esprime compiacimento per la mancata previsione di tagli con riferimento alla Tabella C e alle leggi di spesa a carattere pluriennale. In proposito, egli ricorda peraltro che, nella versione originaria, il decreto-legge prevedeva decurtazioni degli stanziamenti in favore dellUniversit di Urbino nonch per interventi nei settori dello sport, delle attivit culturali, delluniversit e della ricerca.
Sono state invece confermate le riduzioni per le spese aventi carattere non obbligatorio, pari ad oltre trenta milioni di euro, nonch lesaurimento delle disponibilit recate nella quota del Fondo speciale di parte corrente spettante al Dicastero. Rileva poi con estremo favore la mancata riduzione della quota residua del Fondo speciale di conto capitale.
Il Presidente relatore segnala inoltre che l'articolo 1, comma 7, opera una decurtazione del 50 per cento dei residui di stanziamento relativi a spese in conto capitale accertati alla data del 31 dicembre 2003 e relativi a ciascun Ministero.
Rileva altres che non si applica alle universit, agli enti di ricerca e agli organismi equiparati la disposizione, recata dall'articolo 1, comma 9, secondo la quale le spese effettuate dalle amministrazioni pubbliche per studi e incarichi di consulenza conferiti a soggetti estranei alla pubblica amministrazione non debbano superare nel 2004 la spesa media annua sostenuta nel biennio 2001-2002, ridotta del 15 per cento.
Dalle considerazioni svolte il Presidente relatore ritiene che emerga con chiarezza la scelta, senzaltro strategica per il futuro del nostro Paese, di evitare di sottrarre rilevanti risorse al settore dellistruzione, delluniversit e della ricerca. Esprime invece rammarico per i consistenti tagli ai Beni culturali, anche se per un giudizio complessivo sulla politica del Governo nei confronti del settore non va dimenticato l'importante contributo, pari a 90 milioni di euro, destinato di recente alle attivit dello spettacolo del decreto-legge n. 72 del 2004.
La necessit di continuare ad investire nel settore della cultura, che rappresenta una delle principali risorse per lo sviluppo, anche economico, del Paese, infatti - egli prosegue - condivisa dalle forze politiche di maggioranza, come mostra del resto laccoglimento da parte del Governo, ancorch come raccomandazione, di tre ordini del giorno in tal senso, presentati nel corso dellesame del decreto-legge presso laltro ramo del Parlamento.
In considerazione dell'indiscutibile necessit di operare un rigoroso contenimento della spesa pubblica, anche al fine di rispettare gli impegni assunti in sede europea e pur ribadendo le perplessit in merito ai consistenti tagli operati al settore dei beni culturali, egli raccomanda conclusivamente l'espressione di un parere non ostativo.

Nel dibattito interviene il senatore TESSITORE (DS-U), il quale - nel dar atto al Presidente di aver svolto la relazione introduttiva con estrema onest intellettuale - esprime viva preoccupazione per l'entit delle decurtazioni effettuate in particolare ai danni dei Beni culturali.
Pur essendo consapevole delle difficolt economiche in cui versa il Paese, che richiederebbero peraltro adeguate soluzioni e non mere dichiarazioni propagandistiche, egli stigmatizza le scelte compiute nel decreto-legge, soprattutto ai danni del settore della cultura, che rappresenta, soprattutto per il Meridione, un indispensabile volano di sviluppo.
Coglie altres l'occasione per criticare i rilevanti tagli operati nei confronti della legge quadro in materia di incendi boschivi (n. 353 del 2000), che hanno implicazioni negative anche sul settore dei beni culturali e ambientali.
Giudica altres negativamente la circostanza che, proprio nel momento in cui il mondo dello spettacolo versa in gravi difficolt, come testimonia la scelta da parte della Commissione istruzione di avviare una specifica indagine conoscitiva, il Governo decida invece di sottrarre risorse al Fondo unico per lo spettacolo (FUS), nonch alle fondazioni liriche.
Pur trattandosi di una riduzione inferiore rispetto alle ancor pi preoccupanti previsioni della vigilia, essa risulta tuttavia grave e testimonia la mancata inclusione del settore culturale fra le priorit del Paese.
Con riferimento alla scelta di operare tagli ridotti ai danni del Ministero per l'istruzione, universit e ricerca, egli esprime un compiacimento, che tuttavia definisce amaro, atteso che essa si inserisce in un quadro di precedenti riduzioni di risorse operate nelle leggi finanziarie adottate dal Governo di Centro-destra.
Nel sottolineare che i settori della scuola, dell'universit e dei beni culturali dovrebbero essere oggetto di attenzione da parte di tutte le forze politiche e non solo dell'opposizione, preannuncia sin d'ora il voto contrario alla proposta di parere non ostativo del Presidente relatore. Ribadisce conclusivamente la propria preoccupazione per una situazione che giudica allarmante di fronte a scelte politiche che giudica dannose per la tenuta e l'identit complessiva del Paese.

La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) ritiene che il decreto-legge, caratterizzato da scelte preoccupanti per il Paese, rappresenti la conferma, al di l dei contrasti all'interno della maggioranza, che ormai prossima la fine di una stagione politica. Si tratta infatti di una manovra che determina un ulteriore impoverimento del Paese, alla quale va sommato l'intervento, pari a circa 30 miliardi di euro, che caratterizzer la prossima legge finanziaria. Una manovra complessiva di tale portata persino superiore rispetto a quella che consent all'Italia di entrare a far parte dell'Unione monetaria europea, oltre a risultare - a differenza di quest'ultima - priva di un obiettivo strategico. Ad avviso della senatrice essa impone un consistente sacrificio economico al Paese, per affrontare una vera e propria emergenza finanziaria, che consegue agli errori di previsione commessi dal Governo in merito all'andamento del ciclo economico in sede di manovra di bilancio per il 2004.
Il decreto-legge, oltre a ridurre gli incentivi al settore imprenditoriale, ha altres un rilevante impatto negativo sulla pubblica amministrazione e sugli enti locali, imponendo tagli che si traducono in minori risorse da investire nell'erogazione dei servizi ai cittadini, con evidenti gravi conseguenze anche per le istituzioni scolastiche. In proposito stigmatizza altres il ripristino dell'obbligo per le pubbliche amministrazioni di procedere agli acquisti di beni e servizi tramite convenzioni con la Consip (articolo 4, comma 1).
Proprio nel momento in cui il Governo dichiara, con un'enfasi a suo avviso di pura facciata, l'intenzione di dar vita al federalismo, il decreto-legge riduce ulteriormente l'autonomia finanziaria delle regioni e degli enti locali, che rappresenta una condizione indispensabile per una effettiva autonomia politica.
N va dimenticato che le discutibili scelte recate dal decreto-legge si associano al preoccupante ritardo con il quale il Governo si appresta a presentare in Parlamento il Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF) per gli anni 2005-2008.
Entrando poi nel merito delle riduzioni al settore di beni culturali, ella stigmatizza in particolare i tagli al Fondo unico per gli investimenti, al Fondo unico per lo spettacolo (FUS), nonch alle fondazioni lirico-sinfoniche.
Le scelte recate nel provvedimento, ella prosegue, pur rappresentando motivo di tristezza, costituiscono peraltro, al contempo, uno stimolo al fine di predisporre il programma per il prossimo Governo di Centro-sinistra, che non potr non prevedere fra gli assi portanti il settore dei beni culturali.
Quest'ultimo rappresenta infatti una risorsa strategica per lo sviluppo dell'Italia, come testimonia del resto l'interesse di alcuni Paesi, come la Cina, nei confronti del patrimonio culturale italiano.
Quanto al settore dell'istruzione, ancorch non si prevedano consistenti decurtazioni al bilancio del Dicastero, ella ribadisce le conseguenze negative sull'attivit delle istituzioni scolastiche, soprattutto nel Mezzogiorno, che derivano dal complessivo impoverimento del tessuto sociale nel quale operano, conseguente ai consistenti tagli nei confronti dei bilanci degli enti locali.
Relativamente al settore della ricerca, ella esprime il proprio favore per l'assenza di specifiche decurtazioni, che - a suo avviso - si spiegano con l'ammontare gi assai scarso degli investimenti nel settore.
Ella conclude rilevando che le scelte finanziarie compiute sono destinate a determinare un grave disagio e una conseguente reazione di cui le forze politiche, peraltro non solo di maggioranza, dovranno tener conto nel prossimo futuro.

Il senatore MODICA (DS-U) rileva che il decreto-legge in esame, da un lato, testimonia l'assoluta erroneit delle valutazioni svolte lo scorso anno sulle condizioni della finanza statale e, dall'altro, annuncia tagli ancora pi consistenti ad opera della prossima manovra di bilancio, incidendo cos pesantemente sul Paese.
Per quanto specificamente attiene alle competenze della Commissione, egli riconosce che il Governo abbia operato un ragionevole tentativo di salvaguardare dai tagli i settori dell'istruzione, dell'universit e della ricerca. Si tratta tuttavia, a suo giudizio, di un'amara soddisfazione atteso che i settori sono comunque colpiti alla stregua dell'intero Paese.
Passando ad un'analisi pi di dettaglio, egli stigmatizza anzitutto il comma 4 dell'articolo 1 che estende il ricorso obbligatorio alle convenzioni della Consip per l'acquisto di beni e servizi da parte delle Pubbliche amministrazioni. Al riguardo, egli ritiene infatti che la norma non tenga conto della complessit degli acquisti da parte di amministrazioni pubbliche non ministeriali, come ad esempio le universit e i suoi singoli dipartimenti. In particolare, giudica eccessivamente gravosa la procedura che obbliga ciascun responsabile di centro di spesa a corredare gli atti di acquisto di rispettiva competenza con atti notori in cui si attesti il rispetto degli obblighi Consip. Ci, nonostante le significative differenze che caratterizzano i prodotti sul mercato e la conseguente difficolt di considerare gli acquisti in modo omogeneo. Anzich realizzare gli effetti sperati in termini di risparmio, l'estensione dell'obbligo di avvalersi delle convenzioni Consip avr pertanto a suo avviso l'effetto di moltiplicare i passaggi burocratici, con conseguente fuga dalle responsabilit.
Quanto al comma 9 del medesimo articolo 1, egli conviene con la valutazione positiva circa la mancata riduzione delle spese per studi e consulenze presso universit ed enti di ricerca, che senza dubbio salvaguarda l'ampia area di precariato che ruota intorno al settore. Il successivo comma 10 non esclude tuttavia le universit dalla riduzione a posteriori del 15 per cento delle spese per missioni all'estero e convegni. Al riguardo, esprime netto dissenso, tanto pi che spesso tali spese sono a carico di fondi europei, ovvero di imprese.
Anche il comma 12 dell'articolo 1 suscita a suo avviso forti perplessit, determinando una situazione di monopolio nella formazione del pubblico dipendente a favore della Scuola superiore e del Formez. Al riguardo, osserva che si tratta di norma che nulla ha a che vedere con il contenimento della spesa e che, nel merito, contrasta fortemente con l'esigenza di formazione a tutto campo dei pubblici dipendenti.
Dopo aver brevemente accennato all'inopportunit dell'aumento delle imposte di registro sulla compravendita degli immobili, che giudica inutilmente vessatoria, egli si sofferma infine sui tagli operati alle Tabelle allegate alla scorsa legge finanziaria. In proposito, pur convenendo che alla Camera dei deputati sia stato ridotto il danno a carico dell'istruzione, dell'universit e della ricerca, osserva che restano pur sempre tagli consistenti, cui se ne aggiungono altri di importo ancor pi significativo su settori strategici quali l'ambiente e i beni culturali. Conclude deplorando pertanto il generale impoverimento della politica culturale del Paese.

Concluso il dibattito, il presidente relatore ASCIUTTI raccomanda l'approvazione dello schema di parere non ostativo pubblicato in allegato al presente resoconto.

La senatrice ACCIARINI (DS-U) dichiara il voto contrario del suo Gruppo sulla proposta del Presidente relatore, che testimonia peraltro le difficolt anche della maggioranza di fronte alla manovra aggiuntiva del Governo. Coglie altres l'occasione per rilevare criticamente che la Presidenza del Consiglio dei ministri esce curiosamente indenne dalla manovra.

Anche la senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) annuncia il voto contrario del suo Gruppo.

Dopo che il PRESIDENTE ha accertato la presenza del numero legale ai sensi dell'articolo 30, comma 2, del Regolamento, la Commissione approva a maggioranza la proposta di parere non ostativo del Presidente relatore.




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