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VII Commissione Camera - seduta del 13 ottobre 2004 (legge finanziaria)
2004-10-13

VII Commissione - Resoconto di mercoled 13 ottobre 2004

SEDE CONSULTIVA

Mercoled 13 ottobre 2004. - Presidenza del vicepresidente Domenico VOLPINI. - Intervengono il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'universit e la ricerca Valentina Aprea e il sottosegretario di Stato per i beni e le attivit culturali Nicola Bono.

La seduta comincia alle 14.30.

Sui lavori della Commissione.

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U), nel segnalare che solo da poche ore sono stati resi disponibili i dati relativi all'effettiva incidenza del cosiddetto tetto del 2 per cento sugli stati di previsione dei singoli Ministeri, sottolinea la necessit di consentire ai gruppi un'attenta valutazione di tali ulteriori elementi informativi, che evidenziano peraltro effetti assai differenziati in relazione alle diverse voci di bilancio. Chiede pertanto, a nome del suo gruppo, che il termine per la presentazione di emendamenti e proposte di relazione, gi fissato alle ore 17 di oggi, sia differito a luned 18 ottobre 2004.

Andrea COLASIO (MARGH-U) si associa, a nome del suo gruppo, alle considerazioni e alla richiesta del deputato Grignaffini.
Domenico VOLPINI, presidente, assicura ai deputati intervenuti che comunicher immediatamente la loro richiesta al presidente della Commissione, per le valutazioni del caso.
Propone quindi un'inversione nell'ordine del giorno della Commissione, nel senso di procedere prima all'esame dei documenti di bilancio e poi alla trattazione dei successivi punti.

La Commissione concorda.

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria per il 2005).
C. 5310-bis Governo.

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007.
C. 5311 Governo.

Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2005 (limitatamente alle parti di competenza).

Tabella n. 7: Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca per l'anno 2005.

Tabella n. 14: Stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali per l'anno 2005.
(Relazione alla V Commissione).
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato, da ultimo, il 12 ottobre 2004.

Carlo CARLI (DS-U) intende preliminarmente esprimere il suo totale dissenso in ordine alle linee politiche del Governo, ritenendo che abbia totalmente disatteso gli obiettivi che si era proposto di raggiungere nel corso della legislatura. Constata con rammarico che non si verificato alcuno sviluppo del sistema economico-produttivo nazionale e che si registra un aumento delle tasse, con conseguenti ricadute negative devastanti per l'intera comunit e specialmente per le fasce socialmente ed economicamente pi deboli. Stigmatizza in particolar modo la riforma della parte II della Costituzione attualmente all'esame della Camera, lesiva, a suo giudizio, della solidariet nazionale e, come tale, foriera di conseguenze negative sul piano dell'equilibrato sviluppo del paese, in quanto atta a creare le condizioni per una pericolosa differenziazione tra le diverse realt regionali, anche - e ci appare particolarmente grave - in relazione a diritti fondamentali come quelli alla salute, all'assistenza e allo studio.
Ritiene in sostanza che il Governo, lungi dal perseguire l'interesse pubblico generale, si sia adoperato e si stia adoperando essenzialmente per favorire ben determinati interessi personali: ne sono testimonianza le leggi approvate nel corso della legislatura in materia di conflitti di interessi, di legittimo sospetto e di riassetto del sistema radiotelevisivo.
Passando all'esame dei disegni di legge in titolo, intende in primo luogo stigmatizzare il fatto che si tenda a risolvere la crisi della democrazia di bilancio rendendo sempre meno rilevante l'esame parlamentare dei documenti di bilancio, e pi ampia la discrezionalit dell'esecutivo nel modificare, per via amministrativa, le residue competenze parlamentari in materia.
Ritiene che nel disegno di legge finanziaria per il 2005 non siano previsti interventi per dare risposta adeguata ai problemi pi acuti del Paese, dai rischi di declino del sistema economico e produttivo nazionale alla distribuzione fortemente sperequata del reddito, dal blocco dei consumi alla precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro ed alla necessit di modernizzare le politiche sociali.
Osserva inoltre che la circostanza che la vigente legislazione non consente la presentazione di provvedimenti collegati di sessione rende quanto meno problematico, anche dal punto di vista procedurale, l'effettiva possibilit di giungere alla presentazione alle Camere e alla tempestiva approvazione delle promesse misure per la competitivit e lo sviluppo. Fa presente quindi che il Parlamento non dispone che da poche ore di dati pi dettagliati sugli effetti della manovra di bilancio, nonostante il disegno di legge finanziaria sia stato presentato alle Camere il 30 settembre scorso e che i dati aggiornati con le note depositate il 6 ottobre dal Governo consentono solo di valutare gli effetti dell'articolato di tale disegno di legge, quantificabile in 22.431,63 milioni di euro.
Rileva che il Governo non ha messo a disposizione del Parlamento la relazione previsionale e programmatica, per la parte seconda e i relativi allegati, e che pertanto non ancora possibile quantificare adeguatamente gli effetti sui saldi finanza pubblica della manovra del 2005. Al riguardo, sottolinea che la relazione previsionale e programmatica sia essenziale anche per valutare le conseguenze macroeconomiche e sulla finanza pubblica della nuova regola di azione per il contenimento della spesa della pubblica amministrazione: il limite all'incremento di tale spesa complessiva viene fissato infatti al 2 per cento rispetto alle previsioni aggiornate indicate nella relazione previsionale e programmatica per il 2005. Non appaiono, a suo avviso, chiari neppure i conti relativi all'anno 2004, importanti sia per determinare il deficit tendenziale, relativo al 2005, da correggere, che lo stock del debito da ridurre nel corso del prossimo anno.
Evidenzia che nella manovra per il 2005 il principio dell'evoluzione controllata della spesa nell'ambito di un tetto del 2 per cento per il triennio 2005-2007 si risolve in un taglio molto significativo delle disponibilit di tutte le amministrazioni e degli enti territoriali - nell'ultimo triennio, infatti, le spese correnti sono crescenti ad un ritmo medio del 5 per cento all'anno - e che, per il bilancio dello Stato, tale decurtazione si applica agli stanziamenti iniziali di competenza e di cassa gi ridotti dalla manovra correttiva del decreto-legge n. 168, approvata nel luglio del 2004.
Ritiene che l'introduzione della soglia del 2 per cento, nonostante le informazioni aggiuntive da ultimo fornite dal Governo, che dovranno peraltro essere oggetto di un adeguato approfondimento, presenti comunque profili di dubbia costituzionalit, in relazione a quanto disposto dall'articolo 81 della Costituzione.
Allo stesso tempo, ritiene assai dubbi gli effetti reali di tale disposizione, considerato che il taglio del 2 per cento di difficile applicazione anche perch pi del 90 per cento delle spese ha natura obbligatoria.
Osserva che detraendo dalle spese correnti le spese escluse dal tetto (pensioni, spese sociali, sicurezza), la somma soggetta al vincolo del 2 per cento ammonta a circa 313,4 miliardi per il 2005, la decurtazione possibile potrebbe non essere superiore a 5 miliardi di euro e che il risparmio indicato (quantificato in 6,2 miliardi) appare pertanto sovrastimato.
Anche il tetto alle spese degli enti locali , a suo giudizio, di difficile realizzazione: nell'ultimo biennio le spese delle amministrazioni locali, al netto del costo del personale sono aumentate dell'11,7 per cento passando dai 122.933 milioni di euro del 2001 ai 137.377 milioni di euro del 2003, con un'inflazione che cresce del 5,1 per cento.
Ritiene che il disegno di legge finanziaria per il 2005 rappresenti per le autonomie territoriali una vera e propria manovra di finanza straordinaria: le regole del patto di stabilit interna, sia nelle definizioni, sia nelle regole da applicare nei successivi esercizi, sono, di fatto, interamente riscritte e si consente alle autonomie locali la possibilit di superare i limiti di crescita programmatici solo per le spese di investimento nei limiti delle maggiori entrate derivanti da maggiorazioni di aliquote e di tariffe. Per rispettare la soglia di legge, gli enti decentrati saranno pertanto costretti a ricorrere ad un inasprimento della tassazione locale con gravi conseguenze sui servizi, sul sistema produttivo e sul lavoro autonomo.
Il principio unico dell'evoluzione controllata della spesa, fotografando la spesa storica di tutte le amministrazioni, rappresenta, a suo avviso, la rinuncia ad una seria programmazione della spesa pubblica, che dovrebbe valutare opportunamente, in relazione ai fabbisogni dei singoli settori, dove tagliare e quanto incrementare le singole voci.
Ritiene che l'applicazione seria di un metodo di evoluzione controllata della spesa - gi adottato, in Europa, dal Regno Unito - richieda per la sua implementazione un lungo periodo di lavoro analitico, di dibattito, di scelte reali e, ogni anno, una verifica delle decisioni da assumere per ogni semestre.
Evidenzia inoltre che mentre non vi traccia, nella manovra, della riduzione delle tasse promessa dal Governo (che dovrebbe comportare un tax relief di 6 miliardi di euro), con il disegno di legge finanziaria si incrementa la pressione fiscale di 7,5 miliardi di euro, intervenendo principalmente sulle imposte pagate dai piccoli imprenditori e dai lavoratori autonomi. Complessivamente, si possono individuare dieci interventi di prelievo fiscale, tra nuove tasse e incrementi dei tributi esistenti.
Rileva che, per il quarto anno consecutivo dall'inizio della legislatura, non prevista la restituzione del fiscal drag e si assiste ad un costante incremento della pressione fiscale sui redditi reali. Inoltre, appaiono insufficienti le risorse stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Quanto agli investimenti, considera particolarmente grave il tetto di 460 milioni di euro previsto per le spese in conto capitale relative alle opere della legge obiettivo, determinandosi in tal modo un sostanziale blocco degli investimenti pubblici.
Osserva quindi che per il Mezzogiorno la prevista riforma delle agevolazioni e il ridimensionamento dei fondi per le aree sottoutilizzate e per le opere pubbliche riduce ulteriormente le potenzialit di crescita e di superamento del divario territoriale.
In via generale, ritiene pertanto che la manovra configuri una serie di interventi con un forte impatto recessivo, che frenano gli investimenti pubblici e privati e i consumi.
Passando all'esame delle parti del disegno di legge finanziaria attinenti al settore dei beni e delle attivit culturali, osserva che anche quest'anno risultano evidenti i tagli ai fondi destinati al suo sostegno: in termini assoluti, rispetto al disegno di legge di assestamento del bilancio per l'esercizio finanziario 2004 risulta una diminuzione di 44 milioni di euro.
In seguito alla riforma del Ministero per i beni e le attivit culturali, la comparazione tra le allocazioni delle risorse di bilancio tra i dipartimenti in cui si articola l'organizzazione attuale del Ministero stesso e le precedenti dirigenze generali, risulta, a suo giudizio, difficilmente effettuabile.
Nel far presente che per il personale assunto a tempo determinato, prevista la possibilit di prorogare il contratto del personale gi in sede fino al 31 dicembre 2005, osserva che, nel caso del Ministero per i beni e le attivit culturali, questa previsione, oltre a impedire nuovi concorsi per l'assunzione di personale tecnico scientifico di cui indiscutibile il bisogno, rende necessario, secondo la linea politica adottata dal Governo, il rinnovo dei contratti a tempo determinato dei lavoratori precari fino al 31 dicembre 2005 e che, trattandosi almeno del quinto rinnovo, questa decisione pone l'Italia fuori dalle norme europee in materia di contratti a termine.
Rilevato inoltre che il Fondo unico per lo spettacolo, drasticamente ridimensionato gi attraverso la manovrina di luglio (decreto-legge n. 168 del 2004), con un taglio di circa 20 milioni di euro, subisce un'ulteriore riduzione di 9 milioni di euro, constata che il progressivo assottigliamento degli stanziamenti statali, di fatto, si aggiunge ad una situazione gi gravemente compromessa che sta mettendo in ginocchio tutto lo spettacolo italiano.
Osserva che nel corso di questo anno si sono verificate pi di una volta situazioni di tale crisi finanziaria che hanno rischiato di portare al vero e proprio collasso realt artistiche in tutto il Paese, ricordando poi, le sofferenze dei settori della prosa, della danza, e della musica.
Evidenzia che la previsione del tetto del 2 per cento delle spese, interpretata, nel caso del Ministero per i beni e le attivit culturali in senso ancor pi restrittivo e che quindi il bilancio del Ministero, lungi dall'aumentare del 2 per cento, subisce un taglio di 44 milioni di euro rispetto alla scorsa finanziaria che si somma al taglio complessivo di pi di 125 milioni di euro deciso in sede di manovrina.
Nello stigmatizzare la grave riduzione degli investimenti finanziari e il disimpegno programmatico del Governo nel settore della cultura, ritiene che la disposizione dell'articolo 30 della finanziaria 2005 rappresenti un grottesco tentativo di delineare una politica di tutela e valorizzazione dei beni culturali.
Ritiene incomprensibile che il Governo intenda attuare in questo modo politiche e strumenti che dovrebbero essere gi previsti dal Codice dei beni culturali e paesaggistici recentemente approvato, non rispettando peraltro il dettato dell'articolo 9 della Costituzione che assegna alla Repubblica la tutela del patrimonio culturale italiano.
Intende inoltre rimarcare che, nonostante il patrimonio culturale italiano sia una delle maggiori fonti di produzione di reddito del Paese, grazie al turismo e l'export del marchio Italia, al settore culturale non sia restituito, in termini economici, che una parte infinitesimale di ci che rende al Paese.
Fa poi presente che l'articolo 35 del disegno di legge finanziaria prevede la dismissione dei beni demaniali statali demandando all'Agenzia del demanio la possibilit di alienare i beni con trattativa privata e non per mezzo delle aste pubbliche, alterandosi in tal modo i pi elementari principi di trasparenza e correttezza della pubblica amministrazione. Ritiene che la previsione della salvaguardia delle disposizioni del Codice dei beni culturali e paesaggistici, all'articolo 35, comma 20, sia poco chiara e troppo generica per essere un valido strumento di controllo e protezione della speciale natura giuridica del bene culturale e storico artistico.
Nel ritenere quindi che, anche per i beni culturali, la scelta del Governo sia quella del mantenimento dello status quo dei finanziamenti, innescando in tal modo un processo di involuzione del ruolo pubblico per la cultura, evidenzia infine che la diminuzione delle risorse pubbliche comporti conseguenze particolarmente negative, quali l'indebolimento delle strutture scientifiche e tecniche del Ministero, la diminuzione delle professionalit disponibili, della qualit della fruizione pubblica, dei livelli di tutela e l'impossibilit di programmare seriamente le attivit di valorizzazione del patrimonio culturale.

Domenico VOLPINI, presidente, in relazione alla richiesta formulata in apertura di seduta dai deputati Grignaffini e Colasio, comunica di avere al proposito consultato il presidente della Commissione. Alla luce delle valutazioni del presidente e considerati i tempi a disposizione della Commissione per la conclusione dell'esame dei provvedimenti in titolo, propone di differire alle ore 17 di luned 18 ottobre 2004 il termine per la presentazione di emendamenti e proposte di relazione, gi fissato alle ore 17 di oggi.

La Commissione concorda.

Ernesto MAGGI (AN), nel sottolineare con forza la necessit di investire nel settore della ricerca, intende contestualmente rimarcare che, ai fini di un concreto sviluppo del settore e di una crescita reale della competitivit del paese, dovrebbe, a suo giudizio, realizzarsi una sinergia tra fondi pubblici e fondi privati. Sarebbe quindi necessaria l'attuazione da parte di grandi imprese di una seria e responsabile politica gestionale tesa a supportare la ricerca tecnologica e scientifica. Al riguardo, esprime viva perplessit in ordine a talune dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa da parte dei vertici di Confindustria, in merito alla necessit di agevolazioni fiscali per gli investimenti privati nel settore della ricerca, ritenendo che ad esse sia sottesa una logica puramente assistenzialista. Sarebbe invece doveroso, a suo avviso, che le grandi imprese affrontino in modo innovativo il mercato nazionale ed internazionale, destinando parte del loro attivo al settore della ricerca, in quanto soltanto in tal modo potrebbero realmente svilupparsi e rafforzare la loro posizione nello scenario economico.
Per quel che concerne poi la ricerca nel settore energetico, nel constatare il sostanziale fallimento dello sviluppo delle fonti rinnovabili e delle energie alternative, come testimoniato dal mancato raggiungimento degli obiettivi annunciati nel vertice di Kyoto del 1997, sottolinea la necessit di investire nel campo dell'energia nucleare, considerati anche i notevoli rincari del petrolio derivanti dall'instabilit della situazione economica internazionale.

Piera CAPITELLI (DS-U) stigmatizza in primo luogo la crescente diminuzione del rilievo del ruolo del Parlamento nella definizione dei documenti di bilancio e l'accrescimento della discrezionalit del Governo nel modificare, per via amministrativa, le decisioni parlamentari in materia. Intende inoltre esprimere totale dissenso in ordine al disegno di legge finanziaria, ritenendolo inadeguato a risolvere le problematiche pi gravi del paese, quali il declino del sistema economico, la sperequazione nella distribuzione dei redditi, la precarizzazione dei rapporti di lavoro e la necessit di ammodernamento delle politiche sociali.
Ritiene altres grave che il Parlamento non disponga che da poche ore di dati sufficientemente dettagliati sui reali effetti della manovra di bilancio, in particolare per quanto riguarda il cosiddetto tetto del 2 per cento. Osserva peraltro che rimane ancora inevaso l'obbligo di presentare la relazione previsionale e programmatica.
Nel merito, osserva che il principio dell'evoluzione controllata della spesa indice della mancanza di una seria programmazione della spesa pubblica, che invece dovrebbe valutare, in relazione alle esigenze dei singoli settori, i tagli e gli incrementi delle varie voci.
Nel considerare particolarmente grave l'incremento della pressione fiscale, nonch il blocco degli investimenti pubblici, ribadisce il suo giudizio fortemente negativo nei confronti del disegno di legge finanziaria, ritenendola connotata da un forte impatto recessivo e, come tale, inidonea a garantire lo sviluppo e il rilancio economico del Paese.
Riguardo al settore della scuola, esprime forti rilievi critici in ordine alle previsioni recate dal disegno di legge finanziaria per il 2005, essendo nella medesima previste riduzioni dell'organico, ossia del personale docente e dei collaboratori scolastici. Grave poi, a suo giudizio, la mancata previsione della copertura dei posti vacanti nelle scuole, con conseguente consolidamento della precarizzazione della categoria docente.
Ritiene quindi che il disegno di legge in titolo si ponga in linea con la deprecabile politica adottata dal Governo in materia scolastica, imperniata sulla riduzione degli investimenti al settore, con conseguente freno per lo sviluppo del medesimo.
Manifesta infine perplessit in ordine alla previsione recata dall'articolo 16, comma 3, del disegno di legge finanziaria, che stabilisce che l'insegnamento della lingua straniera, nella scuola primaria, sia impartito dai medesimi docenti di classe in possesso dei requisiti richiesti ovvero previa specifica formazione, determinando conseguentemente un minore fabbisogno di docenti specialisti. Contesta con forza tale previsione normativa, ritenendo che con la medesima si realizzi un'autentica forzatura a danno dei docenti che saranno costretti ad insegnare la lingua straniera, nonostante abbiano specifiche competenze in altri ambiti.

Domenico VOLPINI, presidente, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani, gioved 14 ottobre 2004.



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