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in difesa dei beni culturali e ambientali

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VII Commissione Senato - seduta del 13 ottobre 2004 (intesa con la CEI per tutela beni eccelsiatici)
2004-10-13

PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito del dibattito sulle comunicazioni del Ministro per i beni e le attivit culturali, rese nella seduta del 5 ottobre 2004, sullo schema di intesa con il Presidente della Conferenza episcopale italiana in ordine alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti e ad istituzioni ecclesiastiche

Riprende il dibattito, sospeso nella seduta di ieri, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - era proseguita la discussione generale sulle comunicazioni rese dal ministro Urbani nella seduta del 5 ottobre scorso.

Nel dibattito interviene la senatrice SOLIANI (Mar-DL-U), la quale giudica preliminarmente importante che sull'atto in titolo si svolga un proficuo confronto parlamentare, atteso l'estremo rilievo della questione relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso.
Nel ritenere altres opportuno l'intento di modificare la precedente Intesa del 1996 a seguito delle novit intervenute, come la modifica del Titolo V della Costituzione, che ha ridefinito le competenze delle regioni in materia di beni culturali, ella stigmatizza proprio la circostanza che nell'atto in titolo sia assente ogni riferimento al ruolo dei medesimi enti territoriali.
Sarebbe invece stato preferibile, prosegue la senatrice, che si fosse proceduto a definire un coordinamento con le realt regionali e che, sullo schema di Intesa, fosse stato richiesto il parere della Conferenza Stato-regioni.
Si cos persa l'occasione per procedere ad un riordino complessivo nei rapporti tra lo Stato italiano e la CEI nel settore, con una finalit che ella definisce di mero rispetto delle esigenze di culto.
Mentre con l'Accordo del 1984 e con la successiva Intesa del 1996, si prevedeva che l'applicazione della legge italiana venisse armonizzata sulla base delle esigenze religiose, ella stigmatizza la circostanza che nell'atto in titolo accade esattamente il contrario, ovvero che le esigenze di carattere religioso debbano armonizzarsi con la legislazione statale.
Esprime altres la propria contrariet nei confronti della disposizione secondo cui in mancanza di accordo tra gli organi ministeriali e quelli ecclesiastici territorialmente competenti, sia chiamato a decidere il capo dipartimento del Ministero. In questo modo, a differenza di quanto invece stabilito nell'Accordo del 1984 e nella successiva Intesa del 1996, si determina - a suo avviso - una prevalenza, se non un'invadenza, dello Stato, determinando cos un bilanciamento precario nei rapporti con la Conferenza episcopale italiana (CEI).
Lamenta inoltre l'approccio burocratico sotteso allo schema in esame, che si pone in una prospettiva riduttiva dei rapporti fra lo Stato e la CEI.
Con riferimento alla modifica introdotta al vecchio articolo 2, comma 1 (ora divenuto articolo 1, comma 4), che ha sostituito la dizione "beni culturali e ambientali" con quella di "patrimonio storico e artistico", ella sottolinea che in questo modo viene ridotto l'ambito di applicazione dell'Intesa.
Rispetto alla precedente Intesa, ella stigmatizza altres la modifica introdotta all'articolo 5, nel quale il riferimento alle "richieste" di intervento da parte del vescovo diocesano, sostituito con quello alle "proposte" per la programmazione degli interventi di conservazione. Si cos, a suo avviso, indebolito il ruolo della CEI, ridotta a formulare mere proposte, e si fatto un passo indietro perfino rispetto al 1996.
Ritiene poi condivisibili i rilievi critici mossi dal senatore Monticone con riguardo al fatto che l'Osservatorio centrale per i beni culturali "continui" ad operare, atteso che si tratta di una nuova Intesa, che sostituisce la precedente.
Avviandosi a concludere, ella critica il mancato riferimento alla dimensione europea nella tutela dei beni di interesse religioso, che non tiene conto della loro importanza internazionale. In proposito ella si interroga se nel corso dell'iter di approvazione dello schema sia stato acquisito il parere dell'apposita Commissione operante presso il Ministero degli affari esteri, soprattutto con riguardo alla circolazione internazionale di beni culturali.
Ella sottolinea infine che rimane ancora aperta la questione relativa alla definizione di analoghi accordi con altri culti, atteso che molti di essi possiedono un patrimonio culturale di assoluto rilievo.

Il senatore MODICA (DS-U), dopo aver rilevato che la questione della tutela dei beni culturali di interesse religioso rappresenta un tema assai delicato che coinvolge i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica, sottolinea anzitutto che l'atto in titolo, sebbene dia soluzione ad alcuni aspetti, cela al suo interno rilevanti difficolt di natura applicativa.
Egli stigmatizza poi la modifica del vecchio articolo 2, comma 1 (ora divenuto articolo 1, comma 4), con cui la dizione "beni culturali e ambientali" stata sostituita con quella di "patrimonio storico e artistico", rilevando che in questo modo viene ristretto l'ambito di applicazione dell'Intesa. Non si tratta infatti di una questione meramente terminologica, prosegue il senatore, atteso che il termine "beni culturali" ha senz'altro un significato pi ampio rispetto a quello di "patrimonio storico-artistico", secondo una differenziazione ormai consolidata.
Lamenta inoltre che lo schema sottovaluta spesso il valore culturale del bene, al di l delle esigenze di culto, e non tiene in adeguata considerazione la circostanza che spesso estremamente difficile e, a suo avviso, culturalmente sbagliato separare, con riferimento ai beni culturali di propriet di enti ecclesiastici, l'oggetto artistico dai connessi aspetti tradizionali di culto.
Critica altres la disposizione secondo cui, in mancanza di accordo fra gli organi ministeriali e quelli ecclesiastici territorialmente competenti e in presenza di rilevanti questioni di principio, sia chiamato a decidere il capo dipartimento. Non affatto chiaro, prosegue il senatore, n che cosa accada in mancanza di dette questioni di principio, n a chi sia demandata la loro individuazione. Al riguardo egli giudica poi singolare dal punto di vista dei rapporti diplomatici fra Stato e Chiesta cattolica che il capo del dipartimento competente, e non invece il Ministro, sia posto sullo stesso piano del presidente della CEI, soprattutto in considerazione della delicatezza di alcune questioni.
Anche la scelta di sostituire il riferimento alle "richieste" da parte del vescovo diocesano, con riguardo agli interventi di restauro e conservazione, con quello alle "proposte", testimonia il profondo mutamento nello stile dei rapporti fra lo Stato e la Chiesa che si realizza con l'atto in titolo.
Con riferimento alle disposizioni recate all'articolo 2, comma 3, secondo cui da un lato la CEI chiamata a collaborare all'attivit di catalogazione curata dal Ministero, dall'altro quest'ultimo assicura il sostegno all'attivit di inventariazione promossa dalla CEI, ed entrambi garantiscono il reciproco accesso alle relative banche dati, egli ritiene che si tratti di una normativa estremamente vaga di cui non si comprende l'esatto significato.
Avrebbe piuttosto preferito che nel provvedimento si fosse fatto rinvio ad un accordo successivo per la definizione di puntuali criteri diretti a presiedere all'attivit di inventariazione e di catalogazione dei beni culturali di interesse religioso.
Pur riconoscendo l'utilit di istituire banche dati, egli ritiene infatti che sia imprescindibile definire in via prioritaria le modalit con cui esse si debbano realizzare, ad effettiva garanzia della qualit.

Il senatore BRIGNONE (LP) afferma anzitutto come la ricchezza del dibattito testimoni l'inopportunit di ridurre e svalutare la questione della tutela dei beni di interesse religioso a meri aspetti procedimentali.
Egli ritiene altres che l'atto in titolo non tenga adeguatamente conto delle novit introdotte con la modifica del Titolo V della Costituzione, che assegna alle regioni importanti attribuzioni in materia di fruizione e valorizzazione dei beni culturali. In proposito stigmatizza le disposizioni che demandano al capo del dipartimento competente per materia l'adozione di decisioni qualora non sia possibile raggiungere un accordo a livello locale tra le sovrintendenze e gli organi ecclesiastici territorialmente competenti.
Egli critica inoltre la mancata considerazione che le funzioni sia di tutela che di valorizzazione comportano rilevanti oneri, anche finanziari, ad eccezione di taluni richiami, come ad esempio quello all'impegno dello Stato in materia di catalogazione e inventariazione.
In considerazione dell'estrema diffusione territoriale dei beni di interesse religioso, egli sottolinea infatti che si pongono seri problemi con riferimento alla loro sicurezza, che comporta interventi assai dispendiosi, sino ad oggi sostenuti anche con le risorse di comuni e province.
Bisognerebbe, in proposito, chiarire a chi demandata la responsabilit per assicurare tali misure di tutela, nonch di fruizione dei beni medesimi.
Sarebbe stato - prosegue - opportuno che l'Intesa fosse entrata nel merito della questione, definendo con puntualit l'impegno, anche finanziario, attribuito a ciascuno dei soggetti coinvolti, tenendo conto della specificit e della variet delle situazioni, senza limitarsi a mere enunciazioni di principio.
Sottolinea in proposito come spesso le esigenze di funzionalit dei beni di interesse religioso non coincidano con quelle connesse alla loro tutela. In mancanza di un effettivo sostegno da parte dello Stato, molti beni culturali di interesse religioso vengono infatti resi inaccessibili onde evitare i connessi costi di tutela. In proposito richiama la questione dell'elevato costo connesso alla conservazione degli organi antichi nelle chiese, con riferimento alla quale ricorda di aver presentato, nel corso della precedente legislatura, un'apposita iniziativa legislativa (atto Senato n. 3553).

Il senatore FAVARO (FI) sottolinea anzitutto come l'Intesa affronta gli aspetti di tutela dei beni di interesse religioso, senza considerare il tema della valorizzazione che avrebbe altrimenti reso necessario il coinvolgimento delle regioni e degli enti locali.
Nell'esprimere apprezzamento per il testo sottoposto all'esame della Commissione, egli rileva dunque che vi sono problemi ancora aperti.
Dopo aver ricordato la tradizionale sensibilit della Chiesa nei confronti della tutela dei beni culturali, testimoniata fra l'altro dal nuovo Codice di diritto canonico del 1983 e dal documento della CEI del 1992, egli ricorda l'importante ruolo svolto dalla CEI soprattutto con riferimento al settore degli archivi e delle biblioteche.
Entrando nel merito dello schema di Intesa, egli avrebbe giudicato senz'altro opportuni maggiori rinvii sia alla nuova disciplina recata dal Codice dei beni culturali, ad esempio con riferimento alla cooperazione in materia di inventariazione e di catalogazione, sia riferimenti alla riorganizzazione amministrativa del Ministero.
Avrebbe altres preferito una maggiore attenzione al ruolo delle regioni, accresciuto a seguito del nuovo Titolo V della Costituzione, ad esempio con riguardo all'articolo 8 che stabilisce che le disposizioni dell'Intesa costituiscono indirizzi per eventuali intese fra regioni e altri enti territoriali, da un lato, e enti ecclesiastici, dall'altro. Pi che valorizzarne il ruolo, la disposizione sembra infatti pi protesa a definire i limiti entro i quali le regioni possono operare.

Il senatore CORTIANA (Verdi-U) ritiene che la consapevolezza dell'importanza del patrimonio d'interesse ecclesiastico, di cui lo schema d'Intesa in esame rappresenta una forte testimonianza, faccia opportunamente giustizia di tutte le preoccupazioni e polemiche sorte in ordine all'opportunit o meno di citare le radici cristiane dell'Europa all'atto della stesura della Costituzione dell'Unione.
L'interesse manifestato nel corso del dibattito costituisce dunque una chiara conferma di tale comune coscienza.
Lo schema d'Intesa solleva tuttavia, a suo giudizio, anche altre questioni.
Al di l delle considerazioni emerse nel dibattito, egli ritiene infatti che il Paese rischi di perdere una grande occasione per fare sistema fra dimensione museale pubblica ed ecclesiastica, riducendo la portata del problema alla mera soluzione di eventuali conflitti legati all'accesso al patrimonio per esigenze di culto.
Pur condividendo l'esigenza di una contestualizzazione storico-sociale dei beni in questione, con particolare riferimento agli aspetti del culto, osserva che lo schema d'Intesa dovrebbe essere l'occasione per impostare il rapporto fra musei pubblici e musei diocesani in termini di sussidiariet. In tal senso conviene con le sollecitazioni dei senatori Favaro e Soliani in favore di una visione pi organica. Concorda altres, pur nella consapevolezza che non sia questa la sede per affrontare tale tematica, con l'invito a valorizzare tutti i beni religiosi, indipendentemente dal culto cui afferiscono. Si tratta infatti di una necessit cui a suo giudizio occorre corrispondere con sollecitudine.
Quanto al merito dello schema d'Intesa in esame, egli ritiene che i compiti di inventariazione, catalogazione, restauro e conservazione debbano essere definiti assai pi precisamente con riguardo sia ai criteri che ai profili professionali. Le norme attualmente previste sono infatti, a suo giudizio, eccessivamente generiche ed aleatorie.
In secondo luogo, rileva criticamente l'esautorazione delle autorit locali in un'ottica centralistica che contraddice palesemente il nuovo assetto costituzionale.
Inoltre, auspica che le agevolazioni fiscali gi suggerite nel corso del dibattito siano estese all'intera filiera.
Riporta infine l'esempio del Museo diocesano di Milano e della sua interazione con il territorio circostante, quale fattispecie positiva di dialogo fra privato sociale e dimensione pubblica. Auspica quindi un'integrazione del testo in tal senso, sollecitando in caso contrario un'iniziativa comune di tutta la Commissione a testimonianza di una convinzione unitaria e trasversale.

Il seguito del dibattito quindi rinviato.



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