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VII Commissione Camera - seduta del 20 ottobre 2004 (legge finanziaria- allegati III parte)
2004-10-20

PROPOSTA DI RELAZIONE PRESENTATA DAI DEPUTATI GRIGNAFFINI ED ALTRI

TAB. 7.
La VII Commissione,
esaminato il disegno di legge n. 5310, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 2005);

considerato che:
sul piano istituzionale, si tende a risolvere la crisi della democrazia di bilancio rendendo sempre meno rilevante l'esame parlamentare dei documenti di bilancio, e pi ampia la discrezionalit dell'Esecutivo nel modificare, per via amministrativa, le residue decisioni parlamentari in materia;
nella manovra 2005 non sono previsti interventi per dare risposta adeguata ai problemi pi acuti del Paese, dai rischi di declino del nostro sistema economico e produttivo alla distribuzione fortemente sperequata del reddito, dal blocco dei consumi alla precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro ed alla necessaria modernizzazione delle politiche sociali;
l'eliminazione del collegato di sessione e la conseguente necessit di trasferire nella legge finanziaria parte delle prescrizioni prima inserite in tale provvedimento non consentono di valutare se, e con quali modalit e risorse le promesse misure per la competitivit e lo sviluppo saranno inserite nella manovra;
il Parlamento non dispone ancora oggi di dati completi sulla manovra di bilancio, nonostante il disegno di legge finanziaria sia stato presentato alle Camere il 30 settembre scorso;
i dati aggiornati con le note depositate in data 6 ottobre dal Governo consentono solo di valutare gli effetti dell'articolato della Finanziaria, quantificabile in 22.431,63 milioni di euro;
il Governo non ha messo a disposizione del Parlamento la Relazione Previsionale e Programmatica - per la parte seconda e i relativi allegati - e pertanto non ancora possibile quantificare adeguatamente gli effetti sui saldi finanza pubblica della manovra 2005;
la Relazione Previsionale e Programmatica - la cui presentazione fissata, dalla legge 468/78 per il 30 settembre di ogni anno - essenziale anche per valutare le conseguenze macroeconomiche e sulla finanza pubblica della nuova regola di azione per il contenimento della spesa della pubblica amministrazione: il limite all'incremento di tale spesa complessiva viene fissato infatti al 2 per cento rispetto alle previsioni aggiornate indicate nella Relazione Previsionale e Programmatica 2005; non appaiono chiari neppure i conti relativi all'anno 2004, importanti sia per determinare il deficit tendenziale, relativo al 2005, da correggere, che lo stock del debito da ridurre nel corso del prossimo anno;
valutato che nella manovra 2005 il principio unico dell'evoluzione controllata della spesa nell'ambito di un tetto del 2 per cento per il triennio 2005-2007 un taglio molto significativo delle disponibilit di tutte le amministrazioni e degli enti territoriali: nell'ultimo triennio, le spese correnti sono crescenti ad un ritmo del 5 per cento all'anno;
per il bilancio dello Stato, tale decurtazione si applica agli stanziamenti iniziali di competenza e di cassa gi ridotti dalla manovra correttiva del DL n. 168, approvata nel luglio 2004;
la soglia generale del 2 per cento alla spesa presenta profili di dubbia costituzionalit: il Parlamento dovrebbe approvare tagli severi di spesa senza sapere su quali norme si va, in concreto, ad incidere; l'esame dei contenuti propri, coerenti con i compiti attribuiti alla legge finanziaria deve necessariamente estendersi all'ammissibilit costituzionale di alcune norme ed in particolare dell'articolo 3 del disegno di legge Finanziaria;
appare ineludibile che il Governo, in modo analitico, integri opportunamente la Finanziaria per rendere chiaro quali leggi sono sottoposte al limite del 2 per cento, specificando i relativi effetti sui capitoli, e sulle unit previsionali di base;
il principio unico del 2 per cento in contrasto con l'articolo 81 Cost. che riserva alle Camere, ogni anno, l'approvazione del bilancio, approvazione che deve essere puntuale;
gli effetti della manovra 2005 appaiono dubbi: il taglio del 2 per cento di difficile, concreta applicazione; pi del 90 per cento delle spese sono infatti obbligatorie e derivano da norme legislative che dovrebbero essere, contestualmente, modificate;
detraendo dalle spese correnti le spese escluse dal tetto (pensioni, spese sociali, sicurezza,...), la somma soggetta al vincolo del 2 per cento ammonta a circa 313,4 miliardi per il 2005; la decurtazione possibile potrebbe non essere superiore a 5 miliardi di euro; il risparmio indicato (quantificato in 6,2 miliardi) appare pertanto sovrastimato;
anche il tetto alle spese degli Enti locali di difficile realizzazione: nell'ultimo biennio le spese delle Amministrazioni locali, al netto del costo del personale, sono aumentate dell'11,7 per cento passando dai 122.933 milioni di euro del 2001 ai 137.377 milioni di euro del 2003, con un'inflazione che cresce, nello stesso periodo, del 5,1 per cento;
per le autonomie territoriali, la finanziaria 2005 rappresenta una vera e propria manovra di finanza straordinaria: le regole del patto di stabilit interno - sia nelle definizioni, sia nelle regole da applicare nei successivi esercizi - sono, di fatto, interamente riscritte;
la Finanziaria consente alle autonomie locali la possibilit di eccedere i limiti di crescita programmati solo per spese di investimento nei limiti delle maggiori entrate derivanti da maggiorazioni di aliquote e di tariffe;
per rispettare la soglia di legge, gli enti decentrati saranno pertanto costretti a ricorrere ad un inasprimento della tassazione locale, con gravi conseguenze sui servizi, sul sistema produttivo e il lavoro autonomo;
la prevista estensione ai comuni sotto i 5.000 abitanti del patto di stabilit - e quindi della regola unica di controllo della spesa complessiva - appare del tutto insostenibile, sia dal punto di vista economico che amministrativo;
il principio unico dell'evoluzione controllata della spesa fotografando la spesa storica di tutte le amministrazioni rappresenta la rinuncia ad una seria programmazione della spesa pubblica, che dovrebbe valutare opportunamente - in relazione ai fabbisogni dei singoli settori - dove tagliare e quanto incrementare le singole voci (ruolo della politica); l'applicazione seria di un metodo di evoluzione controllata della spesa - gi adottato in Europa, dal Regno Unito - richiede per la sua implementazione un lungo periodo di lavoro analitico, di dibattito, di scelte reali, ed, ogni anno, una verifica delle decisioni da assumere per ogni semestre;
mentre non vi traccia, nella manovra, della riduzione delle tasse promessa dal Governo, con un tax relief complessivo, di 6 miliardi di euro (la delega fiscale prevedeva che le minori entrate derivanti dalla progressiva attuazione della riforma dell'Irpef avrebbero dovuto trovare copertura nell'ambito delle annuali manovre di finanza pubblica), con la Finanziaria 2005 si incrementa la pressione fiscale di 7,5 miliardi di euro, sostanzialmente intervenendo sulle imposte pagate dai piccoli imprenditori e dal lavoro autonomo; complessivamente, si possono individuare nella Finanziaria di quest'anno dieci interventi di prelievo fiscale, tra nuove tasse e incrementi dei tributi esistenti;
per il quarto anno consecutivo dall'inizio della legislatura, il governo non prevede la restituzione del fiscal drag; da notare che le correzioni delle imposte conseguenti all'andamento dell'inflazione rientrano tra i contenuti essenziali della legge finanziaria indicati dalla legge n. 468/78 che disciplina la sessione di bilancio; anche per questa via si determina un silenzioso ma costante incremento della pressione fiscale sui redditi reali; insufficienti appaiono le risorse stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego;
quanto agli investimenti, di particolare gravit appare il tetto di 460 milioni di euro previsto per le spese in conto capitale relative alle opere della legge obiettivo; si determina, cos, un sostanziale blocco degli investimenti pubblici;
per il Mezzogiorno, la prevista riforma delle agevolazioni e il ridimensionamento dei fondi per le aree sottoutilizzate e per le opere pubbliche, riduce ulteriormente le potenzialit di crescita e di superamento del divario territoriale;
la manovra configura una serie di interventi con un forte impatto recessivo, con freno agli investimenti pubblici e privati ed ai consumi;

in particolare:
esaminato lo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca e le connesse parti del disegno di legge finanziaria per il 2005, relativamente al settore scuola;

rilevato preliminarmente che:
il disegno di legge finanziaria per il 2005 sviluppa ulteriormente la politica dei tagli avviata con le tre precedenti finanziarie del governo Berlusconi, e elude la previsione della legge 143/2004 che all'articolo 1-bis contempla l'adozione di un piano pluriennale di nomine a tempo indeterminato da adottarsi entro il 31 gennaio 2005, che nel corso del prossimo triennio, dovr consentire la copertura dei posti disponibili e vacanti, all'attuazione del piano si sarebbe dovuto provvedere mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria.
a) I tagli agli organici gi decisi nelle finanziarie 2002 e 2003 2004 continueranno anche per il 2005 con pesantissimi effetti sull'anno scolastico 2005/06;
b) La legge finanziaria 2002 (448/01) ha stabilito la riduzione di 33.847 posti di insegnamento in tre anni: 8.936 per l'anno scolastico 2002/03, 12.651 per il 2003-2004 e altri 12.651 per l'anno scolastico in corso 2004-2005;
c) La legge finanziaria 2005 all'articolo 16, comma 2, prevede che per l'anno scolastico 2005-2006 la consistenza numerica dell'organico di diritto non possa superare quella complessivamente determinata per l'anno 2004-2005. Ci significa che tale organico si attester a 741.486 unit, considerati gli incrementi dichiarati dal Ministero di 2900 posti per gli anticipi alla primaria e di 1000 per l'insegnamento della seconda lingua nelle prime classi della scuola secondaria di 1o;
d) il comma 3 dell'articolo 16 prevede che l'insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria sia impartito dai docenti della classe in possesso dei requisiti richiesti ovvero da altro docente facente parte dell'organico di istituto in possesso dei requisiti. Solo qualora tale procedura non soddisfi il fabbisogno, potranno essere attivati posti da assegnare a docenti specialisti, la norma prevede inoltre la realizzazione di corsi di formazione obbligatori per i docenti privi dei requisiti previsti per l'insegnamento della lingua straniera;
e) per l'anno 2005, la somma da ripartire, in Tabella C, ammonta a 198,72 milioni di euro a cui dovrebbero aggiungersi 10 milioni di euro per l'handicap. Continua la diminuzione dei finanziamenti originariamente previsti per il sostegno all'autonomia scolastica. Il Fondo ormai divenuto una sorta di pozzo di S. Patrizio a cui si attinge per ogni evenienza non prevista dalla legge; rispetto all'esercizio precedente, la disponibilit complessiva del Fondo per il 2005 registra una riduzione di 5 milioni di euro;
f) il Piano finanziario a sostegno della legge 53/2003 prevedeva 8.320 milioni di euro per il periodo 2004-2008. A fronte di tale previsione nel periodo 2004-2008 stata messa a bilancio:
g) con la Finanziaria 2004 la cifra irrisoria di 90 milioni (il 2,2 per cento dell'intera somma da stanziare nel quinquennio) per tecnologie multimediali, lotta alla dispersione, istruzione tecnica superiore ed educazione degli adulti;
h) il comma 8 dell'articolo 16 del DDL 5310 prevede un finanziamento di 110 milioni di euro da destinare all'attuazione del piano programmatico di interventi finanziari previsto dall'articolo 1, comma 3, legge 53/2003. Tale somma finalizzata all'attuazione di tre obiettivi specifici:
anticipo delle iscrizioni e generalizzazione della scuola dell'infanzia;
iniziative di formazione iniziale e continua del personale;
interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto-dovere di istruzione e formazione;
i) per l'adeguamento e la messa a norma della situazione disastrosa dell'edilizia scolastica italiana stato quantificato un piano pluriennale straordinario di investimenti per 7,5 miliardi di euro, la legge finanziaria anche per il 2005 continua a stanziare 31 milioni all'anno per l'ammortamento dei mutui e indica una somma difficile da quantificare, articolo 18 comma 4, per dare attuazione a quanto previsto dalla precedente legge finanziaria per le zone a rischio sismico;
j) non stato ancora emanato il Decreto ministeriale per la ripartizione dei mutui relativi all'annualit 2005 (quello per il 2004 risale al 30 ottobre 2003);
k) non si sa che fine abbia fatto, dopo due anni dalla sua approvazione, il piano straordinario previsto al comma 21 dell'articolo 80 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, a cui deve essere destinato un importo non inferiore al 10 per cento delle risorse di cui all'articolo 13, comma 1, della legge 1o agosto 2002, n. 166, che risultano disponibili al 1o gennaio 2004;
l) non previsto alcun tipo di stanziamento per le assunzioni a tempo indeterminato del personale, per il concorso dei dirigenti scolastici, per la valorizzazione professionale dei docenti. In compenso la maggioranza di centro destra si esercita alla Camera sulle modalit di eliminazione dei diritti sindacali con la corporatizzazione e la precarizzazione della professione docente attraverso un sedicente stato giuridico;
m) non pi prevista in tabella F la voce relativa alla fornitura gratuita dei libri di testo (articolo 27 della legge n. 448/199823); allocata nell'U.P.B. 2.2.3.6 (Altri interventi enti locali) del ministero dell'Interno, per cessazione dell'onere in quanto tale norma era stata da ultimo rifinanziata per 103,3 milioni di euro per gli esercizi 2002, 2003 e 2004 dalla tabella D della legge finanziaria per il 2002 (legge 448/2001); la finanziaria che non taglia la scuola taglia di netto i 103 milioni di euro che dal 1998 sono destinati all'acquisto dei libri di testo per gli studenti con redditi bassi delle scuole secondarie;
n) resta invece il contributo alle famiglie che scelgono le scuole private paritarie, nella finanziaria 2004 si era incrementato il fondo relativo con 20 milioni di euro per il 2004 e con altri 40 milioni per ciascun anno 2004 e 2005;
o) viene dimenticata la norma delle precedente legge finanziaria che in attesa della regolamentazione del diritto-dovere di istruzione e formazione, da attuare con i decreti legislativi di cui all'articolo 1, comma 1, della legge 28 marzo 2003, n. 53, consentiva agli alunni iscritti alla prima classe delle scuole secondarie superiori statali di continuare ad essere esentati dal pagamento delle tasse scolastiche;
p) per l'auto aggiornamento docenti viene confermata la cancellazione della timida apparizione nella finanziaria 2002 di 35 milioni di euro per l'auto aggiornamento e si indica un poco credibile programma di fornitura, a condizioni di favore, di computer per i docenti, con l'articolo 27, comma 2, si ripropone senza alcuna copertura finanziaria che sia prorogato il fallimentare disegno delle agevolazioni introdotte dalla finanziaria del 2004 (L. 350/2003, articolo 4, co. 11) per l'acquisto di un personal computer portatile da utilizzare per la didattica;
q) lo stato di previsione della spesa del Ministero dell'istruzione, dell'universit e rispetto al bilancio assestato per il 2004, registra una diminuzione di 602,5 milioni di euro (determinata da una riduzione di 808,3 per la parte corrente a fronte di un aumento di 205,8 milioni di euro per la parte in conto capitale in termini relativi la diminuzione del 1,2 per cento a fronte di un aumento del 2,4 per cento, registratasi nel d.d.l. di bilancio per il 2004;

in merito al settore Universit e Ricerca:
il bilancio dell'azione del governo di centrodestra per l'universit evidenzia con nettezza due dati: l'assenza di un disegno strategico per la qualificazione e lo sviluppo del sistema universitario italiano e il progressivo deterioramento della situazione delle universit. Ne sono prova: la riduzione del finanziamento statale alle universit; il blocco delle assunzioni; l'espropriazione di funzioni specifiche del sistema universitario, trasferite ad altri soggetti appositamente costituiti e finanziati; il continuo ricorso a provvedimenti d'urgenza per l'universit; il vuoto di proposte sulle pi rilevanti e prioritarie questioni aperte. Si sopprime la figura dei ricercatori, ma non si amplia, n si accelera il reclutamento dei giovani; si dilata l'area del precariato, a fronte dell'esigenza di ringiovanire il corpo docente e di contenere la fuga dei cervelli.
Lo spazio riservato alla formazione universitaria, in questa Finanziaria, estremamente esiguo e si volge solo nel senso di restringere le possibilit economiche dell'intero settore, sia attraverso il generalizzato tetto del 2 per cento che attraverso la drastica limitazione di assunzioni a tempo indeterminato di personale docente e di ricercatori e di collaborazioni a tempo determinato, sia nell'ambito della ricerca che in quello della didattica;
Malgrado il blocco delle assunzioni non sia esplicito come nelle precedenti leggi finanziarie, se si interpreta il riferimento disciplina ivi prevista contenuto nell'ultimo periodo dell'articolo 7 nel senso delle limitazioni all'incremento di fabbisogno finanziario (4 per cento per universit e 5 per cento per enti di ricerca) si cade in contraddizione con quanto stabilito all'articolo 2 della finanziaria 2005 che fissa al 2 per cento il tetto massimo di aumento. Qualora invece la normativa di settore fosse da intendere quella contenuta nell'intero articolo 3 della legge finanziaria 2004, si tratterebbe di limiti alle spese di personale, e quindi, anche per il 2005 di blocco delle assunzioni a tempo indeterminato, che escluderebbe finanche le deroghe approvate nella finanziaria 2004;
Il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato, se unito all'attuale stato di agitazione del comparto dei ricercatori (i quali hanno stabilito che non svolgeranno attivit didattica ulteriore oltre a quella stabilita da contratto - 30 ore annuali -) e alla previsione di sostanziale blocco dei rinnovi di contratti della docenza a tempo determinato (ma anche dei contratti di ricerca) se gravanti sul fondo ordinario di finanziamento delle universit, comporter per il prossimo anno accademico enormi difficolt per le universit, e specialmente per i nuovi corsi di laurea, a sostenere l'offerta didattica.
per il MIUR, malgrado il tetto di aumenti di spesa sia al 2 per cento, le previsioni di aumento del fabbisogno finanziario si limitano al 1,6 per cento. Quindi se l'aumento ammesso 999.744 mila euro, la finanziaria lo limita a 809.800 mila euro. Vi sono quindi, malgrado le esigenze di sviluppo del settore, circa 190 milioni di euro che non sono previsti nell'aumento del fabbisogno finanziario.
gravissima la totale dimenticanza del settore della ricerca e dell'innovazione tecnologica, li Governo, non risponde neanche alle sollecitazioni di Confindustria che lamenta l'inattivit del Governo in termini di sviluppo delle risorse umane e della ricerca.

tutto ci considerato,


DELIBERA DI RIFERIRE IN SENSO CONTRARIO.
Grignaffini, Colasio, Sasso, Martella, Bimbi, Capitelli, Tocci, Volpini, Chiaromonte, Rusconi, Carli, Giulietti, Lolli, Buffo, Gambale, Carra.

ALLEGATO 5

Legge finanziaria 2005 (C. 5310-bis Governo).

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007 (C. 5311 Governo).

Tabella n. 14: Stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali e connesse parti della legge finanziaria.


PROPOSTA DI RELAZIONE PRESENTATA DAI DEPUTATI COLASIO ED ALTRI
La VII Commissione,
esaminato il disegno di legge n. 5310-bis, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 2005);

considerato che:
sul piano istituzionale, si tende a risolvere la crisi della democrazia di bilancio rendendo sempre meno rilevante l'esame parlamentare dei documenti di bilancio, e pi ampia la discrezionalit dell'Esecutivo nel modificare, per via amministrativa, le residue decisioni parlamentari in materia;
nella manovra 2005 non sono previsti interventi per dare risposta adeguata ai problemi pi acuti del Paese, dai rischi di declino del nostro sistema economico e produttivo alla distribuzione fortemente sperequata del reddito, dal blocco dei consumi alla precarizzazione crescente dei rapporti di lavoro ed alla necessaria modernizzazione delle politiche sociali;
l'eliminazione del collegato di sessione e la conseguente necessit di trasferire nella legge finanziaria parte delle prescrizioni prima inserite in tale provvedimento non consentono di valutare se, e con quali modalit e risorse le promesse misure per la competitivit e lo sviluppo saranno inserite nella manovra;
il Parlamento non dispone ancora oggi di dati completi sulla manovra di bilancio, nonostante il disegno di legge finanziaria sia stato presentato alle Camere il 30 settembre scorso;
i dati aggiornati con le note depositate in data 6 ottobre dal Governo consentono solo di valutare gli effetti dell'articolato della Finanziaria, quantificabile in 22.431,63 milioni di euro;
il Governo non ha messo a disposizione del Parlamento la Relazione previsionale e programmatica - per la parte seconda e i relativi allegati - e pertanto non ancora possibile quantificare adeguatamente gli effetti sui saldi finanza pubblica della manovra 2005;
la Relazione previsionale e programmatica - la cui presentazione fissata, dalla legge 468/78 per il 30 settembre di ogni anno - essenziale anche per valutare le conseguenze macroeconomiche e sulla finanza pubblica della nuova regola di azione per il contenimento della spesa della pubblica amministrazione: il limite all'incremento di tale spesa complessiva viene fissato infatti al 2 per cento rispetto alle previsioni aggiornate indicate nella Relazione previsionale e programmatica 2005;
non appaiono chiari neppure i conti relativi all'anno 2004, importanti sia per determinare il deficit tendenziale, relativo al 2005, da correggere, che lo stock del debito da ridurre nel corso del prossimo anno;

valutato che:
nella manovra 2005 il principio unico dell'evoluzione controllata della spesa nell'ambito di un tetto del 2 per cento per il triennio 2005-2007 un taglio molto significativo delle disponibilit di tutte le amministrazioni e degli enti territoriali: nell'ultimo triennio, le spese correnti sono crescenti ad un ritmo del 5 per cento all'anno;
per il bilancio dello Stato, tale decurtazione si applica agli stanziamenti iniziali di competenza e di cassa gi ridotti dalla manovra correttiva del DL n. 168, approvata nel luglio 2004;
la soglia generale del 2 per cento alla spesa presenta profili di dubbia costituzionalit: il Parlamento dovrebbe approvare tagli severi di spesa senza sapere su quali norme si va, in concreto, ad incidere; l'esame dei contenuti propri, coerenti con i compiti attribuiti alla legge finanziaria deve necessariamente estendersi all'ammissibilit costituzionale di alcune norme ed in particolare dell'articolo 3 del disegno di legge finanziaria;
appare ineludibile che il Governo, in modo analitico, integri opportunamente la finanziaria per rendere chiaro quali leggi sono sottoposte al limite del 2 per cento specificando i relativi effetti sui capitoli, e sulle unit previsionali di base;
il principio unico del 2 per cento in contrasto con l'articolo 81 Cost. che riserva alle Camere, ogni anno, l'approvazione del bilancio, approvazione che deve essere puntuale;
gli effetti della manovra 2005 appaiono dubbi: il taglio del 2 per cento di difficile, concreta applicazione; pi del 90 per cento delle spese sono infatti obbligatorie e derivano da norme legislative che dovrebbero essere, contestualmente, modificate;
detraendo dalle spese correnti le spese escluse dal tetto (pensioni, spese sociali, sicurezza, eccettera), la somma soggetta al vincolo del 2 per cento ammonta a circa 313,4 miliardi per il 2005; la decurtazione possibile potrebbe non essere superiore a 5 miliardi di euro; il risparmio indicato (quantificato in 6,2 miliardi) appare pertanto sovrastimato;
anche il tetto alle spese degli Enti locali di difficile realizzazione: nell'ultimo biennio le spese delle Amministrazioni locali, al netto del costo del personale, sono aumentate dell'11,7 per cento passando dai 122.933 milioni di euro del 2001 ai 137.377 milioni di euro del 2003, con un'inflazione che cresce, nello stesso periodo, del 5,1 per cento;
per le autonomie territoriali, la finanziaria 2005 rappresenta una vera e propria manovra di finanza straordinaria: le regole del patto di stabilit interno - sia nelle definizioni, sia nelle regole da applicare nei successivi esercizi - sono, di fatto, interamente riscritte;
la Finanziaria consente alle autonomie locali la possibilit di eccedere i limiti di crescita programmati solo per spese di investimento nei limiti delle maggiori entrate derivanti da maggiorazioni di aliquote e di tariffe;
per rispettare la soglia di legge, gli enti decentrati saranno pertanto costretti a ricorrere ad un inasprimento della tassazione locale, con gravi conseguenze sui servizi, sul sistema produttivo e il lavoro autonomo;
il principio unico dell'evoluzione controllata della spesa fotografando la spesa storica di tutte le amministrazioni rappresenta la rinuncia ad una seria programmazione della spesa pubblica, che dovrebbe valutare opportunamente - in relazione ai fabbisogni dei singoli settori - dove tagliare e quanto incrementare le singole voci (ruolo della politica); l'applicazione seria di un metodo di evoluzione controllata della spesa - gi adottato in Europa, dal Regno Unito - richiede per la sua implementazione un lungo periodo di lavoro analitico, di dibattito, di scelte reali, ed, ogni anno, una verifica delle decisioni da assumere per ogni semestre;
mentre non vi traccia, nella manovra, della riduzione delle tasse promessa dal Governo, con un tax relief complessivo, di 6 miliardi di euro (la delega fiscale prevedeva che le minori entrate derivanti dalla progressiva attuazione della riforma dell'Irpef avrebbero dovuto trovare copertura nell'ambito delle annuali manovre di finanza pubblica), con la Finanziaria 2005 si incrementa la pressione fiscale di 7,5 miliardi di euro, sostanzialmente intervenendo sulle imposte pagate dai piccoli imprenditori e dal lavoro autonomo; complessivamente, si possono individuare nella Finanziaria di quest'anno dieci interventi di prelievo fiscale, tra nuove tasse e incrementi dei tributi esistenti;
per il quarto anno consecutivo dall'inizio della legislatura, il governo non prevede la restituzione del fiscal drag; da notare che le correzioni delle imposte conseguenti all'andamento dell'inflazione rientrano tra i contenuti essenziali della legge finanziaria indicati dalla legge n. 468 del 1978 che disciplina la sessione di bilancio; anche per questa via si determina un silenzioso ma costante incremento della pressione fiscale sui redditi reali; insufficienti appaiono le risorse stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego;
quanto agli investimenti, di particolare gravit appare il tetto di 460 milioni di euro previsto per le spese in conto capitale relative alle opere della legge obiettivo; si determina, cos, un sostanziale blocco degli investimenti pubblici;
per il Mezzogiorno, la prevista riforma delle agevolazioni e il ridimensionamento dei fondi per le aree sottoutilizzate e per le opere pubbliche, riduce ulteriormente le potenzialit di crescita e di superamento del divario territoriale;
la manovra configura una serie di interventi con un forte impatto recessivo, con freno agli investimenti pubblici e privati ed ai consumi;

valutato il provvedimento, si esprimono nello specifico le seguenti osservazioni:
anche quest'anno risultano evidenti i tagli ai fondi destinati al sostegno del settore culturale: in termini assoluti, rispetto al ddl di assestamento del bilancio per l'esercizio finanziario 2004 risulta una diminuzione di 44 milioni di euro;
in seguito alla riforma del Ministero per i beni e le attivit culturali, la comparazioni tra le allocazioni delle risorse di bilancio tra i dipartimenti in cui si articola l'organizzazione attuale del Ministero stesso e le precedenti dirigenze generali, risulta difficilmente effettuabile;
per il personale assunto a tempo determinato, prevista la possibilit di prorogare il contratto del personale gi in sede fino al 31 dicembre 2005;
vale qui la pena di ricordare che, nel caso del Ministero per i beni e le attivit culturali, questa previsione, oltre a impedire nuovi concorsi per l'assunzione di personale tecnico scientifico di cui indiscutibile il bisogno, rende necessario, agli occhi del governo, il rinnovo dei contratti a tempo determinato dei lavoratori precari fino al 31 dicembre 2005 e che, trattandosi almeno del quinto rinnovo, questa decisione pone l'Italia fuori dalle norme europee in materia di contratti a termine;
il Fondo unico per lo spettacolo, drasticamente ridimensionato gi attraverso la manovrina di luglio decreto legge n. 168/2004, con un taglio di circa 20 milioni di euro, subisce un'ulteriore riduzione di 9 milioni di euro. Il progressivo assottigliamento degli stanziamenti statali, di fatto, si aggiunge ad una situazione gi gravemente compromessa che sta mettendo in ginocchio tutto lo spettacolo italiano. Nel corso di questo anno si sono verificate pi di una volta situazioni di tale crisi finanziaria che hanno rischiato di portare al vero e proprio collasso realt artistiche in tutto il paese. appena il caso di ricordare, poi, le sofferenze dei settori della prosa, della danza e della musica;
la previsione del tetto del 2 per cento delle spese, interpretata, nel caso del MBAC in senso ancor pi restrittivo: il bilancio del Ministero, bel lungi dall'aumentare del 2 per cento, subisce - come abbiamo detto - un taglio di 44 milioni di euro rispetto alla scorsa, che a va a sommare al taglio complessivo di pi di 125 milioni di euro deciso in sede di manovrina.
la scellerata riduzione degli investimenti finanziari e il disimpegno programmatico del governo nel settore cultura, vede un grottesco tentativo di delineare una politica di tutela e valorizzazione dei beni culturali attraverso la disposizione dell'articolo 30 della finanziaria 2005. Non si comprende come il governo possa pensare di attuare in questo modo politiche e strumenti che dovrebbero essere gi previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio da poco approvato dall'esecutivo e contrariamente all'articolo 9 della Costituzione che assegna alla Repubblica la tutela del patrimonio culturale italiano;
bene ricordare al Governo e allo stesso Ministro per i beni e le attivit culturali, che il patrimonio culturale italiano (e non potrebbe diventare, come afferma il capo di gabinetto del Ministro Urbani) uno dei maggiori produttori di reddito del nostro paese: attraverso il turismo e attraverso l'export del marchio Italia. Purtroppo, per, al patrimonio culturale non viene restituito, in termini economici, che una parte infinitesimale di ci che rende al paese.
in questo quadro l'articolo 35 prevede la dismissione dei beni demaniali statali demandando all'Agenzia del Demanio la possibilit di alienare i beni con trattiva privata e non per mezzo delle aste pubbliche, alterando i pi elementari principi di trasparenza e correttezza della pubblica amministrazione. La previsione della salvaguardia delle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio, al comma 20 dell'articolo 35, sembra poco chiara e troppo generica per essere un valido strumento di controllo e protezione della speciale natura giuridica del bene culturale e storico artistico; chiaro che, anche per i beni culturali, la scelta dell'esecutivo sia quella del mantenimento dello status quo dei finanziamenti come prima condizione necessaria per innescare un processo di involuzione del ruolo pubblico per la cultura. Infatti, meno risorse pubbliche a disposizione vuol dire: indebolimento delle strutture scientifiche e tecniche del ministero, meno professionalit disponibili, diminuzione della qualit della fruizione pubblica, diminuzione dei livelli di tutela, impossibilit di programmare seriamente le attivit di valorizzazione del patrimonio culturale;

tutto ci considerato,


DELIBERA Dl RIFERIRE IN SENSO CONTRARIO
Colasio, Grignaffini, Sasso, Rusconi, Martella, Capitelli, Volpini, Tocci, Chiaromonte, Carra, Carli, Giulietti, Lolli, Buffo, Gambale.



ALLEGATO 6

Legge finanziaria 2005 (C. 5310-bis Governo).

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007 (C. 5311 Governo).

Tabella n. 14: Stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali e connesse parti della legge finanziaria.


RELAZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE
La VII Commissione,
esaminato lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali per il 2005 (tabella n. 14) e le connesse parti del disegno di legge finanziaria,
rilevato come nell'ambito della manovra finanziaria per il prossimo anno non si rinvengano le risorse necessarie per l'attuazione degli importanti provvedimenti di riordino normativo e sostegno allo sviluppo nei settori della promozione del libro e editoria, dello spettacolo dal vivo e della cinematografia in corso di elaborazione presso la Commissione,


DELIBERA DI RIFERIRE FAVOREVOLMENTE
con la seguente osservazione:
si individuino le modalit per incrementare adeguatamente gli accantonamenti di parte corrente e in conto capitale destinati alla futura approvazione di provvedimenti legislativi in materie di competenza del Ministero per i beni e le attivit culturali.



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