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Iniziative a favore dell'ordine Mauriziano di Torino - n. 2-01337
2004-10-15


Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 529 del 15/10/2004
PRESIDENTE. L'onorevole Violante ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01337 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, abbiamo posto la questione relativa allo stato dell'ordine Mauriziano in relazione ad un punto che spiegherò rapidamente.
Credo che l'ordine Mauriziano sia il più grosso proprietario terriero d'Europa. Ha tradizionalmente territori di grande valore che circondano paesi con un certo sviluppo economico e sociale e che, quindi, originariamente agricoli, un domani, con una trasformazione dei vincoli urbanistici, potrebbero diventare suoli edificatori di notevole valore. Dico questo perché abbiamo il sospetto che lo stato di crisi economica di tale ordine sia stato in qualche modo prodotto al fine di poter acquisire quei territori, trasformati in suoli edificatori e venduti per risanare il debito finanziario della regione Piemonte. Naturalmente, speriamo che la nostra preoccupazione sia infondata.
Tra la regione Piemonte e l'ente Mauriziano vi è uno stato di conflittualità notevole dal 1997. L'ente era stato sempre inserito dalla regione Piemonte nei programmi di ripiano dei deficit sanitari,



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finanziati dallo Stato. A partire dal 1998, è stato inopinatamente escluso senza alcuna motivazione, anche se negli anni gli ospedali Mauriziani avevano erogato prestazioni di eccellenza e, in relazione ad intese con la regione Piemonte, avevano sviluppato due settori di eccellenza: la cardiochirurgia e l'oncologia. Dal 1998, l'ente risulta essere stato rimborsato per quel tipo di prestazioni come se fosse una struttura privata, quindi con un valore inferiore a quello che avrebbe dovuto avere. Pertanto, i due fattori di esclusione dal piano e di rimborsi impropri hanno fatto precipitare la situazione finanziaria dell'ente.
D'altra parte, fu nominato un commissario straordinario, il prefetto D'Ascenzo, che in un primo momento contestò il comportamento della regione, poi cercò di ritirare tale contestazione. Vi sono alcune cause pendenti davanti al TAR: il prefetto cercò di bloccare l'iniziativa dopo che era stata avviata davanti al TAR, ma il TAR stesso ha respinto tale tentativo di blocco e di ritiro dei ricorsi, e le udienze si terranno il 31 dicembre 2004. L'ente Mauriziano potrebbe essere commissariato o sciolto sulla base di un decreto del Presidente della Repubblica. Invece, il secondo atto che lo ha riguardato l'ha emesso il Presidente del Consiglio dei ministri. Dovrebbe trattarsi di un atto, quindi, non legittimo.
Questo è il quadro di fondo. Abbiamo proposto altri quesiti. Ad esempio, ci risulta che le retribuzioni dei quattro componenti dell'organo commissariale siano molto più elevate di quelle erogate ai precedenti vertici dell'ente.
Dunque, vorremmo chiedere un chiarimento sul problema dell'origine della decozione dell'ente, sulle ragioni per le quali, invece di emettere un decreto del Presidente della Repubblica, è stato emesso un decreto del Presidente del Consiglio, e sulle valutazioni complessive del Governo in ordine alla situazione nella quale si trova l'ente, tenendo presente che esso è sottoposto all'alto patrocinio del Capo dello Stato.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Poiché prima accennavo alla passione, vorrei dire che questa sarà una risposta, per quanto riguarda il tono, completamente asettica, visto che sostituisco il sottosegretario per l'interno, D'Alì. È quindi un atto di pura cortesia e leggerò pertanto un testo che non è mio.
L'ordine Mauriziano versa in un grave stato di dissesto finanziario - al quale accennava l'onorevole Violante -, accertato in sede di verifica ispettiva disposta dal ministro dell'interno, di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze, e, a seguito dello scioglimento degli organi amministrativi dello stesso, avvenuto il 19 settembre 2002, è stato nominato il commissario straordinario che attualmente lo gestisce. Tale dissesto è stato determinato dallo svolgimento di funzioni e attività senza la copertura finanziaria della relativa spesa e dall'assunzione di oltre 900 unità di personale, al di fuori delle previsioni della pianta organica dell'ente, approvata dai ministeri vigilanti.
La procura della Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Piemonte, ritenuta l'illegittimità degli atti amministrativi posti in essere dalla disciolta amministrazione, ha decretato il sequestro cautelare dei beni personali della ex presidente e dell'ex direttore generale. Si precisa che non risulta dagli atti dell'ente ordine Mauriziano, da quelli dei ministeri vigilanti e della regione Piemonte, alcun credito dell'ente nei confronti della regione per il ripianamento del disavanzo di gestione accumulato nel periodo 1998-2002. Il finanziamento delle prestazioni sanitarie svolte dai presidi sanitari mauriziani è stato effettuato dalla regione Piemonte secondo tariffe uguali a quelle praticate per le aziende sanitarie regionali e le rivendicazioni economiche rivolte dal commissario dell'ente alla regione, relative al pagamento di prestazioni svolte oltre



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quelle programmate, hanno trovato accoglimento e hanno consentito di definire congiuntamente i reciproci rapporti economici, con un riconoscimento da parte della regione stessa di un contributo straordinario di 50 milioni di euro a sostegno del percorso di riordino e risanamento.
In merito ai ricorsi giurisdizionali amministrativi promossi dall'ente avverso alcune deliberazioni della regione Piemonte riguardanti la disciplina dei rapporti tra i due enti, si segnala che tali controversie sono tuttora pendenti e l'eventuale loro ritiro è subordinato alla definitiva soluzione dei rapporti economici. La convenzione stipulata tra il commissario dell'ente Mauriziano e la regione per la disciplina dello svolgimento dell'attività sanitaria da parte dei presidi sanitari mauriziani, ai sensi dell'articolo 8-quinquies del decreto legislativo numero n. 502 del 1992, ha riconosciuto l'ente ordine Mauriziano quale soggetto accreditato a svolgere prestazioni di assistenza e cura di natura pubblica, ai sensi dell'articolo 8-quater dello stesso provvedimento legislativo, e tale riconoscimento era stato effettuato precedentemente al commissariamento dell'ente sin dalla data di prima applicazione della suddetta legge sul territorio regionale.
Si precisa che con la gestione commissariale il disavanzo annuale dell'ordine Mauriziano è stato ridotto da 81 milioni di euro (bilancio consuntivo dell'anno 2002) a 27 milioni di euro (bilancio preventivo anno 2004), con una tendenza al pareggio nell'esercizio 2005, mentre gli emolumenti percepiti dai quattro componenti dell'organo commissariale sono stati determinati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, con un provvedimento che prevede un compenso nel complesso sostanzialmente analogo a quello percepito dagli organi ordinari.
In merito alla durata della gestione commissariale (18 mesi) si segnala che il vincolo al quale fanno riferimento gli onorevoli interroganti deriva dallo statuto dell'ente ordine Mauriziano e si applica dal primo provvedimento di nomina immediatamente successivo all'entrata in vigore dello statuto stesso, cioè dal 1o dicembre 2003 e, quindi, al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 aprile 2004, adottato in applicazione del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419. Il precedente provvedimento di nomina dell'organo commissariale, invece, era stato adottato dal Presidente della Repubblica ai sensi dell'articolo 11 della legge 13 agosto 1988, n. 400, che non prevede alcun termine di durata e quest'ultimo, in quanto decreto del Presidente della Repubblica, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
In merito alla proposta del Ministero dell'interno, pubblicata sui quotidiani del 18 settembre 2004, si informa che essa è stata formulata al fine di garantire, nel rispetto del dettato costituzionale, il mantenimento dell'occupazione del personale in servizio presso l'ente (2000 unità), la prosecuzione dell'attività di ricovero e cura effettuata dagli ospedali mauriziani e la conservazione del patrimonio storico artistico, attraverso la costituzione di una fondazione partecipata dai soggetti preposti alla tutela degli interessi del territorio.
In particolare, è stata prevista la prosecuzione dell'attività sanitaria dell'ordine Mauriziano da parte della regione Piemonte, mediante trasferimento dell'attività e del personale in un'azienda sanitaria ospedaliera appositamente costituita, il conferimento del patrimonio storico-artistico e culturale in una fondazione costituita da Stato, regione, province e comuni territorialmente interessati e l'alienazione a terzi delle proprietà immobiliari e agrarie disponibili, al fine di impiegare il ricavato per il pagamento dei debiti accumulati dall'ente.

PRESIDENTE. L'onorevole Merlo, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.

GIORGIO MERLO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Ventucci per la risposta che ha fornito, anche se la ritengo insufficiente, anche perché egli ha sostituito il sottosegretario competente.



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Riprendendo le parole del presidente Violante, vorrei esprimere alcune considerazioni: due sono i problemi con riferimento ai quali a Torino, in Piemonte, tutti quelli che hanno a cuore le sorti dell'ordine Mauriziano si aspettano una risposta dal Governo, risposta che non è pervenuta in seguito all'incontro con il ministro Pisanu (avvenuto a metà settembre). Non sono nemmeno giunte risposte convincenti da parte della regione.
Il primo problema è la collocazione dell'ordine Mauriziano nell'ambito della sanità pubblica e mi riferisco, in particolare, alle prestazioni erogate dall'ospedale mauriziano. La natura pubblica dell'ente è un aspetto discriminante per restituire credibilità e, soprattutto, una prospettiva all'ordine Mauriziano. Il secondo aspetto è l'unitarietà dell'ente, pur nella pluralità dei compiti affidati. Sotto questo profilo, non dobbiamo inventarci nulla di nuovo, perché occorre continuare a garantire all'ordine Mauriziano una tutela derivante dalla configurazione costituzionale.
Questi due elementi, alla luce del comportamento concreto tenuto sia dalla regione sia dallo Stato in questi ultimi anni, rischiano di essere messi definitivamente in discussione dal comportamento equivoco che si è mantenuto sino ad oggi. I problemi sono quelli sollevati poc'anzi dal presidente Violante e mi riferisco, in particolare, al problema dell'esclusione dal ripiano e dai rimborsi che hanno determinato il deficit accumulato dall'ente negli anni 1999-2002.
L'ipotesi che sta emergendo, come mi pare di capire dalla risposta del sottosegretario, è quella dello smembramento dell'ente. L'ipotesi dello smembramento di un ente secolare, come l'ordine Mauriziano, rischia di compromettere definitivamente la mission di questo ente.
Questo è il motivo per cui il problema non viene risolto. È un problema che non può essere risolto riducendo questo ente ad una realtà nuda, impotente ed inattiva; sia il suo scioglimento sia la sua trasformazione in un ente nudo sono due ipotesi che portano ad un sostanziale azzeramento della prospettiva che, sino ad oggi, abbiamo individuato nell'ente mauriziano.
Vi è una questione che rimarrà irrisolta e mi dispiace che questo argomento non sia stato affrontato dal Governo: solo l'ordine Mauriziano ne farà le spese. Verrà sciolta, salvo ripensamenti, un'istituzione plurisecolare di ispirazione cristiana, rivolta a cittadini piemontesi e non, con chiara finalità pubblica, cresciuta progressivamente grazie alla generosità e alla dedizione di migliaia di benefattori, volontari e lavoratori.
Credo si potesse motivare nuovamente i lavoratori (come è stato fatto e bisogna darne atto), rilanciare gli ospedali, valorizzare le opere d'arte e salvare, nello stesso tempo, l'ordine Mauriziano, perché quest'ultimo ha maturato un significativo deficit, causato soprattutto dal mancato pagamento da parte della regione di crescenti prestazioni di cui hanno fruito i piemontesi, ma possiede un patrimonio di valore almeno doppio.
Crediamo che sarebbe stato sufficiente che lo Stato, come hanno proposto il comune di Torino e molti parlamentari piemontesi, avesse acquistato lo straordinario patrimonio storico dell'ordine, oppure, seppur meno semplice, sarebbe bastato congelare temporaneamente il debito ed alienare il patrimonio ordinario (mi riferisco agli immobili, ai terreni, alle cascine) insieme ad un limitato intervento economico del Governo.
In entrambi i casi, l'ordine avrebbe potuto continuare a gestire le attività ospedaliere applicando la recente convenzione, collocandosi in un disegno di programmazione sanitaria regionale.
Governo e regione - mi spiace sottolinearlo - hanno preferito la scorciatoia, vale a dire nessuna risorsa aggiuntiva per salvare l'ordine e quindi attribuzione alla fondazione del patrimonio storico e degli immobili in cui si svolge l'attività ospedaliera della regione.
Ecco perché viene spontaneo chiedersi dove sia finito quel principio di sussidiarietà tante volte sbandierato anche dal centrodestra. Ritengo che l'ordine Mauriziano sia stato l'opera di cittadinanza



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attiva più generosa e più straordinaria che possa annoverare la storia del Piemonte.
Dunque, l'appello che vi rivolgiamo è quello di non decretarne la fine in modo così inglorioso; pensateci ancora, perché il nostro appello non riguarda soltanto una realtà assistita, ma un ordine che ha creato ricchezza, assistenza e tutela a migliaia di cittadini piemontesi e non.

Motore di ricerca dal sito del Parlamento : Attività non legislativa dei Deputati


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