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Camera - Seduta n. 533 del 25 ottobre 2004 (Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi)(I parte)
2004-10-25

Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 533 del 25/10/2004
Discussione del testo unificato delle proposte di legge costituzionale: Rocchi ed altri; Lion ed altri; Schmidt ed altri; Colucci ed altri; Milanese ed altri; Calzolaio ed altri; d'iniziativa dei senatori Specchia ed altri (Approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato); Cima ed altri; Mascia ed altri: Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi (705-2949-3591-3666-3809-4181-4307-4423-4429) (ore 17,05).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge di iniziativa dei deputati Rocchi ed altri; Lion ed altri; Schmidt ed altri; Colucci ed altri; Milanese ed altri; Calzolaio ed altri; d'iniziativa dei senatori Specchia ed altri, già approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione dal Senato; Cima ed altri; Mascia ed altri: Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi.


(Discussione sulle linee generali - A.C. 705 ed abbinate)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per la discussione sulle linee generali è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare Democratici di sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento, senza limitazione nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto altresì che la I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Schmidt, ha facoltà di svolgere la relazione.

GIULIO SCHMIDT, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, comincia oggi la discussione per la riforma di un principio fondamentale della nostra Costituzione. Si tratta di inserire nell'articolo 9 la tutela dell'ambiente, la protezione delle biodiversità e il rispetto degli animali. È la prima volta nella storia della nostra Repubblica che viene toccato uno dei principi fondamentali.
Sono consapevole che alcuni colleghi autorevoli hanno espresso la loro perplessità, in quanto ci apprestiamo a rivedere il cuore della nostra Costituzione e ci si chiede fondamentalmente se questa riforma sia legittima. A questa domanda rispondo che tale riforma, non solo è legittima, ma è necessaria.
Permettetemi di riportare alla memoria un principio che ha fatto grande la storia delle democrazie europee. Ogni popolo ha sempre il diritto di rivedere, riformare e modificare la sua Costituzione (articolo 28 della Costituzione francese del 24 giugno 1793, ripreso successivamente nella dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino). Oggi, non possiamo più far finta di non vedere che la società in cui vivono i nostri figli manifesta problematiche ed aspirazioni diverse dall'Italia del dopoguerra; esigenze che nascono da una società globale proiettata oltre i confini della nostra Repubblica e dalla consapevolezza di essere temporaneamente cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo.
È indubbio che i principi fondamentali tracciano la mappa dei diritti di ogni cittadino, ma è altrettanto vero che è ormai pacifica l'interpretazione dell'articolo 2 della Costituzione come norma aperta; aperta all'evoluzione e ai cambiamenti che si verificano nella storia degli uomini nel nostro paese. Oggi più che mai garantire i diritti inviolabili dell'uomo significa aver riguardo a quei diritti esistenziali che determinano la personalità umana in tutte le sue componenti.
La Costituzione quindi non deve più assumere un ruolo statico, di conservazione, di garanzia, ma essere dinamica e propulsiva. L'enumerazione in Costituzione di alcuni diritti non può essere interpretata nel senso di escluderne altri, con il rischio di vincolare le future generazioni ad esigenze diverse dalle proprie, ed è proprio in funzione delle future generazioni che pare evidente che il mondo così com'è, com'è diventato e come si sta evolvendo, rischia di essere la negazione di quella qualità di vita a cui i futuri cittadini di questo mondo hanno diritto.
Se oggi, con coraggio, il legislatore non si appresta ad assecondare tale evoluzione, saremo responsabili nei confronti dei milioni di cittadini ancora non nati; consegneremo loro, infatti, un mondo sempre più impoverito, con una perdita preoccupante di patrimoni genetici essenziali alla continuità della vita.
La comunità scientifica lancia allarmi precisi; non bastano più le leggi ordinarie: è necessaria una rivoluzione culturale che abbia, tra le sue priorità, la salvaguardia del pianeta terra. Proprio questa è stata la strada che la I Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati ha ritenuto di dovere seguire: non modificare gli attuali due commi dell'articolo 9 della Carta ma aggiungerne un terzo, completando l'articolato con l'arricchimento di nuovi valori.
Una scelta che ha significato distinguersi dalla posizione dei colleghi senatori, che hanno ritenuto, non senza polemiche e perplessità, di inserire, nell'attuale articolato costituzionale, il riferimento all'ambiente naturale. Se è vero che è necessario pervenire all'approvazione della riforma, non è detto che qualsiasi provvedimento possa andare bene.
Numerosi costituzionalisti, auditi dalla Commissione, hanno evidenziato la limitatezza del concetto di ambiente naturale, ricordando come già la Dichiarazione di Stoccolma del 1972 metteva in evidenza due aspetti dell'ambiente, essendo l'uomo, al tempo stesso, creatura ed artefice dello scenario in cui vive; hanno quindi evidenziato come fosse fondamentale preservare tanto l'ambiente naturale quanto quello antropizzato. Riferirsi all'ambiente naturale significa tutelarne solo una parte, significa perdere di vista quell'unicità dell'ambiente così ben definita non solo dal diritto internazionale e comunitario ma da numerose sentenze della nostra Corte costituzionale.
Non è stato facile trasformare queste esigenze in un testo semplice, sintetico e, nello stesso tempo, pregnante ovvero conforme al linguaggio costituzionale. Dopo diverse ipotesi di formulazione, la Commissione è riuscita a trovare un accordo, a larghissima maggioranza, sul testo oggi all'esame di questa Assemblea.
Non credo di peccare di presunzione affermando che quanto oggi proposto all'attenzione di questo ramo del Parlamento costituisce la migliore formulazione che si potesse trovare; un duro lavoro di raffinamento, che non ha avuto riguardo meramente al linguaggio ma, principalmente, al merito della tutela.
L'espressione «ambiente», figurando accanto a termini quali «ecosistemi», «biodiversità» e «rispetto degli animali», risponde ad una logica ben precisa: senza entrare nel dettaglio - il che è improponibile a livello di principi costituzionali -, esso racchiude il percorso di consapevolezza e di battaglie che da, trent'anni, qualificano la tutela ambientale.
Si può sintetizzare l'intero corpo del terzo comma aggiunto all'articolo 9 dal testo in esame come l'impegno a prefiggersi quale obiettivo la ricerca di un ambiente ecologicamente equilibrato. L'uso ecologico della natura dipende, infatti, dalla capacità di rigenerazione delle risorse naturali e dalla quantità di risorse disponibili, che sappiamo essere limitate.
Illuminante è il caso dell'anidride carbonica immessa nell'atmosfera. Non si tratta di una sostanza inquinante ma la quantità prodotta dalle varie fonti - principalmente: combustione, allevamenti, discariche - è così ampia che il pianeta non è in grado di riassorbirla; ne consegue un brusco innalzamento delle temperature noto come «effetto serra».
Ancora, il problema dell'acqua potabile non è tanto quello della sua fruibilità o il fatto che in essa siano disciolti inquinanti; rileva, piuttosto, la concentrazione di queste sostanze, che non permettono all'acqua di autodepurarsi.
Così, mentre l'ambiente (come ben si capisce dal suo significato etimologico) riguarda non esclusivamente la natura, ma anche gli aspetti ed i fenomeni di origine antropica che potremmo definire la materializzazione della nostra cultura, con il termine «ecosistema» si conferisce a tale insieme un elemento dinamico, in quanto l'approccio ecosistemico ha per oggetto non solo la relazione tra gli organismi viventi, ma anche tra questi ed i fattori abiotici, che non vengono più assunti come stabili.
In tal senso, ogni variabile può incidere sull'equilibrio di un ecosistema, nel senso che «se A modifica B, anche B modifica A». Si tratta del fenomeno definito dalla scienza ambientale come «principio di retroazione», il quale mette in evidenza l'interconnessione di ogni componente organica con il tutto. In tale contesto, le biodiversità rappresentano la ricchezza e la diversificazione di ogni ecosistema; la biodiversità rappresenta, in altri termini, il numero di specie e la variabilità genetica, all'interno della specie, in un determinato territorio.
Per quanto riguarda l'Italia, i suoi ambienti collinari e le sue pianure, vorrei rilevare che si registra un netto impoverimento, a causa dell'azione livellante dell'uomo. La campagna, infatti, che grazie alle siepi, ai fossi ed alle alberature conservava una certa presenza di specie selvatiche, oggi si va drasticamente semplificando, in seguito a pratiche agricole intensive e ultraspecifiche. Se le Alpi e gli Appennini conservano ancora una certa biodiversità, le pianure, invece, sono una vera e propria «tomba delle specie». Vorrei segnalare, al riguardo, che l'88 per cento delle specie vegetali presenti in Italia è a grave rischio di estinzione, così come il 68 per cento degli animali vertebrati; il settore più colpito è quello dei pesci d'acqua dolce, dove addirittura l'88 per cento delle specie è considerato minacciato.
Nella proposta di riforma al nostro esame appaiono terminologie nuove, nate dalla scienza ecologica degli ultimi decenni e riprese a livello internazionale: ecosistemi e biodiversità. È fondamentale, infatti, il rapporto tra ambiente ed ecosistemi, in quanto l'insieme dei due termini esprime un maggior valore dinamico alle interazioni tra gli elementi organici ed inorganici.
Al riguardo, vorrei osservare che non è stata affidata casualmente allo Stato, in base all'articolo 117 del riformato Titolo V della Costituzione, la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Vorrei ricordare che l'assenza in Costituzione, fino al 2001, di uno specifico riferimento all'ambiente è stata supplita da diverse pronunce della Corte costituzionale, la quale, partendo dal concetto di «paesaggio», si è spinta verso una definizione unitaria di ambiente. Il principio di unitarietà del bene ambientale e la sua rilevanza come valore primario, infatti, sono stati più volte sottolineati dalla Corte, tanto da caratterizzarlo come un diritto costituzionale «vivente».
Del resto, la sensibilità verso le problematiche ambientali si manifesta nel contesto del diritto sia europeo, sia internazionale. Vorrei ricordare, al riguardo, che nella versione originaria del Trattato di Roma del 1957, istitutivo della Comunità europea, l'ambiente non era stato ricompreso nell'ambito dell'articolo 2, il quale enunciava gli obiettivi della nuova Europa; tuttavia, vista la crescente rilevanza delle questioni ambientali, tale carenza normativa non è stata considerata un ostacolo insormontabile alla possibilità di legiferare in materia. Nel 1987, con il varo dell'Atto unico europeo, è stato introdotto nel Trattato di Roma il nuovo Titolo VII, concernente, per l'appunto, la tutela dell'ambiente; successivamente, nel 1992, con l'approvazione del Trattato di Maastricht, tra i compiti dell'Unione europea è stato previsto anche quello di promuovere una crescita economica sostenibile e rispettosa dell'ambiente.
Nel 1999, infine, con l'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, è stato precisato che «(...) i paesi membri s'impegnano a garantire un elevato livello di protezione ambientale (...)». Nel 2001, la dichiarazione n. 9, allegata al Trattato di Nizza, ha impegnato l'Unione europea a promuovere la protezione dell'ambiente nel suo territorio, avvalendosi di tutte le possibilità offerte dal Trattato, compresi incentivi e strumenti orientati al mercato e volti a promuovere lo sviluppo sostenibile. Nel Trattato per la Costituzione europea, che sarà firmato proprio questa settimana a Roma da tutti i Capi di Stato dei paesi membri, l'ambiente occupa un capitolo rilevante. Gli impegni comunitari si sono mossi in un contesto internazionale di trattati e di vertici che hanno coinvolto tutti i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo.
Dalla Conferenza di Stoccolma del 1972, a quella di Rio del 1992, fino al vertice di Johannesburg del 2002, la consapevolezza della fragilità ambientale del pianeta e l'analisi dei rischi reali ai quali sono esposte le singole comunità hanno comportato, in quasi tutti gli Stati, significative modificazioni degli assetti costituzionali. Le Costituzioni più recenti hanno recepito, fin dalla loro origine, la protezione dell'ambiente. Mi riferisco a quella greca del 1975, a quella spagnola del 1978, e alle recenti Costituzioni delle Repubbliche dell'ex Unione sovietica, nate dopo il crollo del comunismo. Vi sono Costituzioni revisionate in tempi recenti, con l'inserimento di norme di principio a tutela dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile: ciò è avvenuto in Belgio, in Finlandia, nei Paesi Bassi, in Portogallo, in Svizzera e, soprattutto, in Germania.
Mentre ci accingiamo a realizzare questa riforma costituzionale, in Francia è in corso un profondo arricchimento della Costituzione in tema di diritto ambientale. Il Presidente Chirac ha presentato un'articolata carta dell'ambiente i cui principi saranno richiamati nel preambolo della stessa Costituzione.
I tempi, dunque, sono maturi per una revisione, anche in Italia, di un principio costituzionale. È una scelta di coraggio e di lungimiranza. Altri paesi lo hanno fatto prima di noi interpretando, con tempismo, il rispetto degli animali come uno tra i nuovi valori del terzo millennio: la Svizzera e, soprattutto, la Germania (tra breve, anche l'Austria). Il caso della Germania, onorevoli colleghi, è emblematico: nel 2002, praticamente all'unanimità, è stato inserito nell'articolo 20-A della Legge fondamentale federale tedesca il principio della tutela della vita umana e degli animali, dopo che già 11 Länder avevano deliberato in tal senso.
Il riconoscimento in Costituzione degli animali, tra pochi giorni, sarà non più la scelta di uno Stato, ma della stessa Europa. È il medesimo Trattato per la Costituzione europea, che venerdì sarà firmato a Roma da tutti i Capi di Stato e di Governo - come ricordavo in precedenza -, a sancire il valore intrinseco degli animali, non in quanto specie, ma in quanto individui. La Costituzione europea enuncia, infatti, in maniera inequivocabile, che l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti. Si tratta di un'enorme svolta culturale, voluta dal nostro stesso paese, che ha presentato la proposta dell'articolato. È un riconoscimento di cui l'Italia, in questa riforma, non può non tenere conto. Ciò soprattutto per una questione di coerenza: sarebbe paradossale, infatti, che l'Italia si adoperasse per una riforma in Europa e si discostasse dalla stessa riforma al proprio interno.
Biodiversità, quindi, come tutela della ricchezza di ogni specie vivente e rispetto degli animali come importanza dell'individuo rappresentano una qualitativa armonizzazione all'interno del disposto dell'articolo 9, in una logica che riconosce indispensabile il contributo di ogni forma vivente alle qualità di vita di questo paese.
Onorevoli colleghi, in sostanza, se l'ambiente è malato, sarà malata qualsiasi cosa ci viva dentro (Applausi - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Schmidt e concordo con la sua ottima relazione. Poiché siamo di fronte ad una modifica costituzionale e, per giunta, di uno degli articoli che fanno parte dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale, il Governo vuole esprimere sinteticamente il proprio pensiero non in sede di replica, ma nella fase relazionale della discussione sulle linee generali, notando che l'evoluzione del concetto giuridico di ambiente e della corrispondente tutela si è sviluppato in maniera sensibile soltanto negli ultimi vent'anni e il recente interesse verso questa materia deriva, ovviamente, dalla presa d'atto della limitatezza e fragilità delle risorse naturali un tempo ritenute illimitate.
In tempi più recenti, lo spazio riservato all'ambiente si è tradotto in specifiche disposizioni di legge ordinaria, così come accennato dall'onorevole Schmidt, che hanno trattato settorialmente le problematiche connesse alle varie forme di inquinamento ambientale ed ai possibili rimedi. L'integrità dell'ambiente è un valore proprio dell'uomo ed appartiene ai suoi diritti inviolabili. Per questo motivo, tale integrità deve essere riconosciuta ad affermata espressamente nella Costituzione, anche allo scopo di favorire un'effettiva tutela dei valori e degli aspetti ambientali.
Come è noto, l'articolo 9 della Costituzione prevede, al primo comma, che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Al secondo comma, stabilisce che la stessa tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
La modifica dell'articolo 9 introduce un espresso richiamo alla tutela dell'ambiente da parte della Repubblica. Essa si caratterizza per la finalità di completare e rendere più incisiva un'opera già avviata dalla giurisprudenza, la quale ha in gran parte anticipato e favorito la definizione unitaria di ambiente, pur ricavandone spazio nell'articolo 32 della Costituzione in riferimento alla tutela della salute.
La Corte costituzionale - riprendo quanto accennato dall'onorevole Schmidt - ha, in particolare, costantemente ribadito la specificità dell'interesse ambientale rispetto ad altri interessi costituzionalmente tutelati, affermando che l'ambiente include la conservazione, la razionale gestione ed il miglioramento delle condizioni naturali, l'esistenza e la preservazione dei patrimoni genetici terrestri e marini di tutte le specie animali e vegetali che in esso vivono allo stato naturale e, in definitiva, la persona umana in tutte le sue estrinsecazioni.
La scelta adottata dalla Commissione è stata quella di aggiungere un intero terzo comma all'articolo 9, mentre il testo adottato dal Senato - come si è accennato - si limitava ad integrare il secondo comma. All'enunciazione di principio circa la tutela dell'ambiente si accompagnano, infatti, alcune specificazioni e integrazioni riguardanti gli ecosistemi, la biodiversità, il rispetto delle future generazioni e il rispetto degli animali.
Il Governo esprime, in primo luogo, apprezzamento per l'impegnativo lavoro svolto dal Comitato ristretto e dalla Commissione affari costituzionali nel proporre modifiche ai principi fondamentali della Carta costituzionale mai modificati dal 1948 ad oggi. L'adeguamento della Costituzione può, infatti, rivelarsi necessario laddove risultino modificati il contesto storico-sociale ed il quadro dei valori di riferimento.
Occorre, in questi casi, riflettere, anzitutto, sulla capacità dei processi interpretativi di adeguare il significato della Carta alle mutate esigenze della società. Laddove non siano sufficienti o adeguati gli strumenti dell'interpretazione, occorre, quindi, valutare se e come possa essere modificato il testo costituzionale. Ed è evidente che il progetto trasmesso dal Senato e, ancor più, quello elaborato dalla Commissione si muovono in questa seconda direzione. Pertanto, il Governo si limiterà in questa fase ad offrire alcuni spunti di riflessione sull'argomento trattato.
La prima riflessione prende spunto dall'ampia rivisitazione del testo già approvato dal Senato, che delinea un approccio da parte della Camera senz'altro diverso rispetto a quello adottato dall'altro ramo del Parlamento.
Un secondo spunto trae origine dalla stessa tecnica fatta propria dalla Commissione, ovvero l'analitica specificazione e integrazione dei principi e valori all'interno dell'articolo 9 della Costituzione, che verrebbe così a costituire un elemento di forte innovazione da confrontare con la ponderata sintesi con cui sono enucleati gli altri principi fondamentali della Costituzione.
Come noto, infatti, il Costituente, soprattutto per quanto riguarda i principi fondamentali, ha prescelto una serie di formulazioni sintetiche e, in quanto tali, più dense di significato normativo. A tale riguardo occorre valutare se alcune specificazioni riguardanti, tra l'altro, le definizioni di ecosistema, biodiversità e tutela degli animali, possano far parte della nozione comunemente utilizzata di «ambiente naturale».
Occorre altresì considerare come tali specificazioni si pongono rispetto alla scelta, peraltro coerente con gli obiettivi di qualità della legislazione, di adottare soluzioni che non appesantiscano in modo eccessivo l'articolo 8, con l'eventuale e non voluto effetto di affievolire la portata e la potenzialità innovative ad esso connesse.
Analoghi argomenti valgono per altre integrazioni quali la nozione di «interesse delle future generazioni». Lei sa, onorevole relatore, a cosa mi riferisco.
Con queste precisazioni, il Governo ribadisce l'apprezzamento per il lavoro di approfondimento e di riflessione svolto dalla Commissione tutta.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Com'è stato ricordato dal relatore, il termine «ambiente» era assente dalla Costituzione scritta nel 1948. Ciò è segno di una sensibilità, su questo tema, evidentemente non ancora matura. Un aggiornamento del testo costituzionale, quindi, è ora una cosa ragionevole e necessaria, ma non ovviamente a tutti i costi.
Quando leggemmo, infatti, la formulazione contenuta nel testo approvato dal Senato, secondo il quale la Repubblica tutela l'ambiente naturale, in molti abbiamo pensato che fosse meglio lasciare le cose come stavano piuttosto che dare un'interpretazione riduttiva del concetto di ambiente.
In fondo, varie sentenze della Corte costituzionale avevano già riconosciuto il bene ambientale come valore primario, assoluto e unitario, non suscettibile di essere subordinato ad altri interessi.
Inoltre, la parola «ambiente» è entrata nel testo della Costituzione, non nella parte I, ossia tra i principi fondamentali, ma nella parte II, recante la riforma del Titolo V approvata nel 2001, che assegnava alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema.
Non è quindi obbligatorio ad ogni costo, ai fini della tutela ambientale, riscrivere o modificare l'articolo 9. Già basterebbe la volontà politica e avere la cultura adatta, perché la giurisprudenza costituzionale fornisce la copertura necessaria. Mi riferisco a quella volontà politica e a quella sensibilità ambientalista del tutto assenti nelle politiche concrete del Governo Berlusconi e nelle amministrazioni regionali di centrodestra. Basti pensare alla giustamente tanto criticata delega ambientale, al mancato sostegno ad attività locali utili e percepite come preziose, come le domeniche senza auto, alla concreta gestione del Ministero, con la perdita di competenze qualificate e indipendenti, alla gestione dei rifiuti e alle politiche infrastrutturali.
Per fortuna, sulle singole misure l'Italia è legata all'Europa e non può derogare agli standard comunitari. Tuttavia, il Governo Berlusconi è riuscito a fare comunque danni e nessun make-up costituzionale potrà, purtroppo, cancellarli.
L'Italia merita ben altra politica, una vera e intransigente valorizzazione e difesa dell'ambiente.
Si tratta di una politica possibile - su questo si deve essere chiari - anche con il testo attuale dell'articolo 9. Non siamo, quindi, obbligati a modificarlo comunque, soprattutto perché, meno si tocca la prima parte della Costituzione, meglio è. La forza, il valore democratico e la straordinaria modernità dei principi costituzionali fondamentali sono testimoniati dal fatto che per oltre cinquant'anni tali principi hanno tenuto insieme un paese complesso, gli hanno consentito di crescere e di fronteggiare sfide a dir poco impegnative.
Se si interviene, quindi, come stiamo facendo, sulla prima parte della Costituzione, bisogna farlo con grande attenzione per andare avanti, per corrispondere alle attese di un paese più colto e sensibile e non per regredire come ci proponeva, di fatto, il testo del Senato.
Nella I Commissione alla Camera si è lavorato con uno spirito diverso ed indubbiamente migliore. Il relatore, onorevole Schmidt, ha dato prova di una disponibilità al confronto ed all'ascolto reciproco di cui molto volentieri diamo atto. Si sono potute esaminare in modo aperto tutte le proposte di legge, tra le quali quella del mio gruppo che ha come primo firmatario l'onorevole Calzolaio. Si sono svolte audizioni di grande interesse. Nel Comitato ristretto ha prevalso il metodo della ricerca comune della migliore soluzione possibile. D'altronde, così si dovrebbe lavorare sempre quando si mette mano alla nostra Carta fondamentale. Si tratta di un metodo indubbiamente diverso da quello seguito pochi giorni fa dalla maggioranza per elaborare e far approvare la riforma della seconda parte della Costituzione. Tale spirito costruttivo ha permesso stavolta alla Commissione di portare in aula un testo che rappresenta un indubbio passo avanti.
Senza modificare l'articolo 9 della Costituzione - si tratta di una scelta apprezzabile - si aggiunge un comma che recita: «(...) tutela l'ambiente e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni; protegge le biodiversità e promuove il rispetto degli animali». Si tratta di un testo essenziale nella forma, in coerenza con lo stile della prima parte della Costituzione, ma denso nella sostanza. Ho visto con piacere che ci hanno scritto tutte le associazioni ambientaliste apprezzando tale lavoro e raccomandando un iter rapido di tale modifica costituzionale.
Il mio gruppo, anche attraverso gli emendamenti presentati, intende sollecitare in aula un confronto su una serie di temi non compresi nel testo in esame. Si tratta del concetto di sviluppo sostenibile, del diritto all'acqua come bene comune, dell'esigenza, da valutare, di una legge costituzionale che contenga i principi per la legislazione ordinaria, che coordini le varie materie attraverso testi unici, che vincoli le deleghe al Governo.
Convinti che si tratti di miglioramenti che non stravolgono, ma semmai arricchiscono, il testo in esame, ci auguriamo che l'Assemblea voglia accogliere tali suggerimenti. Ci auguriamo soprattutto di approvare alla fine un testo che per la sua qualità si collochi degnamente tra quei principi fondamentali che hanno reso libero, democratico e moderno il nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo e del deputato Schmidt - Congratulazioni).


PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, signor presidente della Commissione, signor relatore, anche io, come il collega Leoni, ho apprezzato il lavoro che abbiamo comunemente svolto in Commissione affari costituzionali. Ho anche apprezzato, ascoltandola poco fa, la relazione all'Assemblea svolta dall'onorevole Schmidt e convengo su tutto. Potremmo trattare degli elementi che non ci sono - poco fa, ad esempio, il collega Leoni ha ipotizzato eventuali integrazioni o arricchimenti del tutto legittimi - ma per quanto riguarda ciò che è stato detto in quest'aula e ciò che è scritto nel testo presentato con voto unanime all'Assemblea vi è la mia piena condivisione. Vorrei registrare - augurandomi che non vi siano contraddizioni al riguardo - che per cinque settimane abbiamo animatamente discusso, in quest'aula, con contrapposizioni anche forti e poche convergenze, della riforma della seconda parte della Costituzione, fatta con un'impostazione unilaterale su iniziativa della Casa delle libertà. Ebbene, anche se non voglio riaprire la polemica, perché non è questa l'occasione, lo ricordo però solo per dire che in questo caso, fortunatamente per tutti noi, trattandosi oltretutto di principi fondamentali della Costituzione - quindi neppure della prima parte, bensì dei principi fondamentali che la precedono -, il metodo che abbiamo adottato, almeno alla Camera, è stato diverso. Di questo possiamo darcene reciprocamente atto, fra colleghi della maggioranza e colleghi dell'opposizione, che su tale provvedimento hanno lavorato, sia i membri della Commissione, sia altri, come la collega Laura Cima, la quale, pur non essendo membro della Commissione, ma avendo seguito questa materia da molti anni, ha partecipato anch'essa ai nostri lavori.
È giusto che sia così, perché sarebbe inimmaginabile intervenire in questa materia, sia pure novellando nel pieno rispetto del testo vigente in materia dei principi fondamentali - che hanno in senso laico (anche se sono credente, lo dico tuttavia in senso laico) una sorta di sacralità, che va rispettata nel testo costituzionale -, se non vi fosse non dico l'unanimità (perché questa non è necessaria), ma un'amplissima convergenza parlamentare, che allo stato si sta prefigurando e che mi auguro non venga smentita nel prosieguo del dibattito. In Commissione, come giustamente il collega Schmidt ha ricordato, questa convergenza c'è stata, attraverso un lavoro istruttorio collegiale, lungo e, com'è stato detto, anche faticoso. Infatti, proprio perché avevamo piena consapevolezza di quanto fosse - e sia - delicato incidere sui principi fondamentali della Costituzione - in questo caso sull'articolo 9 - abbiamo agito con il massimo di scrupolo istruttorio e con il massimo di riflessione, di comparazione, di elaborazione e di selezione dei testi - devo dare atto anche al presidente della Commissione di aver assecondato pienamente questo metodo di lavoro -, in modo da arrivare ad elaborare un testo nello stile della nostra Costituzione, cioè un testo asciutto, rigoroso, essenziale, che a mio parere è pienamente condivisibile. Il che non esclude che possano essere aggiunte, come il collega Leoni ha, ad esempio, ipotizzato, anche altre formulazioni - ciò potrebbe essere possibile, ma non essenziale -, ma esclude che il testo possa essere manipolato o riportato alla versione dalla quale siamo partiti.
Lo dico perché non ho condiviso la parte conclusiva dell'intervento, con il quale il sottosegretario Ventucci, che è persona che io stimo e rispetto, ha onorato poco fa questo dibattito. Il sottosegretario Ventucci ha svolto un intervento rispettabilissimo e non burocratico (non ha letto infatti un «mattinale» che qualcuno gli ha preparato), ma ha concluso, sia pure con il garbo che gli è consueto, sostanzialmente ipotizzando un ritorno al testo licenziato dal Senato. Questo, signor sottosegretario, dopo un anno di lavoro, non sarebbe accettabile. Meglio non fare nulla, perché il testo varato dal Senato, con pieno rispetto nei confronti del Senato - del quale peraltro ho fatto parte nella X legislatura, quando per la prima volta abbiamo ipotizzato una riforma degli articoli 9, in materia di ambiente ed ecosistema, 24, in materia di tutela degli interessi diffusi e 32, in materia di arricchimento del diritto alla salute, prevedendo il diritto alla salubrità degli ambienti di vita e di lavoro; questa era la riforma che approvammo all'unanimità nella X legislatura al Senato e quindi non potrei certamente mai mancare di rispetto al Senato - presenta però due limiti insuperabili. Il primo è che, sia pure con assoluta buona fede, si è andati ad incidere sul vigente secondo comma dell'articolo 9, suscitando, come lei sa, sottosegretario Ventucci, le fortissime preoccupazioni del professor Salvatore Settis - ne cito uno per tutti -, il quale, con un articolo apparso su un grande quotidiano nazionale, ha lanciato un monito, rivolgendosi anche, credo, informalmente alle principali istituzioni della Repubblica, dicendo di non toccare quell'articolo, che da 55 anni svolge adeguatamente la sua funzione.
Invece, il testo del Senato (vi era, senz'altro, l'intenzione di arricchirlo, quindi, vi è stata un'assoluta buona fede, ma si è palesato il rischio di un mancato rispetto di quella cautela e prudenza che, invece, ci ha ispirato alla Camera) è andato ad incidere sul secondo comma dell'articolo 9 vigente.
Per quanto riguarda il secondo aspetto di merito (per cui non sono d'accordo con le sue conclusioni, signor sottosegretario, anche se, invece, convengo con le sue premesse e, quindi, sono certo che troveremo, come sempre, un punto di incontro equilibrato), vorrei dire che la maggioranza al Senato (non è stata unanime la scelta) ha ipotizzato di introdurre nella Costituzione, nell'anno di grazia 2003, dopo cinquant'anni di dibattito (venti in particolare, come è stato ricordato da lei e dai colleghi Schmidt e Leoni), il concetto di tutela dell'ambiente naturale. Vi sono quintali o meglio due o tre chili abbondanti (scusi l'espressione atecnica) di giurisprudenza costituzionale, dalla metà degli anni Ottanta ad oggi, enormemente più avanzata per quanto riguarda il concetto di ambiente naturale; quest'ultimo, se inserito con queste modalità nella Costituzione, sarebbe limitativo sia della lettera s), comma secondo, dell'articolo 117 del Titolo V della Costituzione (laddove non vi sono principi e valori, ma l'indicazione di materie), nel quale comunque è stato introdotto il concetto di ambiente (non ambiente naturale) e di ecosistema, sia di tutta la giurisprudenza costituzionale che, negli ultimi vent'anni, ha arricchito l'interpretazione e l'attuazione del nostro testo costituzionale, al di là della lettera riguardante la tutela del paesaggio, scritta nel 1947, entrata in vigore il 1o gennaio 1948 (d'altra parte, non poteva che essere scritta in questo modo).
Come infatti tutti affermiamo, la consapevolezza di che cosa sia sul piano scientifico, culturale, per alcuni aspetti anche filosofico e, per chi è credente, anche sul piano religioso (ma lo dico sempre laicamente) il concetto di ambiente ed ecosistema è emersa alla fine del 1969 (mi riferisco al Club di Roma), nel 1972 (la Conferenza di Stoccolma) e via seguitando; mi riferisco, al riguardo, anche al rapporto Brundtland, alla Conferenza di Rio de Janeiro, fino alla recente Conferenza di Johannesburg, nonché, dal punto di vista del quadro internazionale, a tutte le elaborazioni dottrinarie, scientifiche, politiche, culturali che hanno attraversato questi ultimi decenni (non venti, ma trenta o trentacinque anni).
Il periodo di vent'anni è il punto di riferimento corretto dal punto di vista della giurisprudenza costituzionale nel nostro paese, ma anche, per esempio, della Repubblica federale di Germania, prima evocata giustamente.
Credo, pertanto, sia giusta (non dal punto di vista dogmatico, perché stiamo intervenendo in sede di discussione sulle linee generali del provvedimento, ma laicamente) la scelta finale della Commissione affari costituzionali della Camera di ritenere fondate le preoccupazioni su qualunque eventuale interpolazione del testo vigente dell'articolo 9. Pertanto, si è scelto di mantenere integri il primo ed il secondo comma, che costituiscono l'attuale articolo 9 della Costituzione, e di prevedere l'aggiunta (anche storicamente, nella sedimentazione della stratificazione storica della nostra Costituzione risulterà evidente) del terzo nuovo comma che dispone il recepimento (potremmo comprendervi anche lo sviluppo sostenibile, l'acqua e non solo, ed al riguardo alcuni emendamenti proporranno tali problematiche e ne discuteremo con assoluta serenità perché sono temi che stanno a cuore a tutti) del concetto di tutela dell'ambiente, degli ecosistemi, nell'interesse delle future generazioni; concetto che si trova inserito nella Costituzione tedesca non nel 2002, quando è stata prevista la tutela anche degli animali, ma nel 1994, quando è stato inserito il cosiddetto capitolo ambientale nel Grundgesetz, nella legge fondamentale tedesca (articolo 20-A), in una grande quantità di documenti di carattere internazionale, nonché nella proposta di integrazione del preambolo, con allegata carta dei diritti all'ambiente, della Costituzione francese. L'ispiratore è stato Chirac, non gli ambientalisti (certo, costoro sono d'accordo).
Anche lì si fa riferimento alle future generazioni. Dunque, è fondamentale che nella Costituzione si introduca anche questo concetto in quanto i principi di precauzione, di reversibilità, di responsabilità sono principi che salvaguardano l'ecosistema di oggi, ma che debbono salvaguardare da danni irrimediabili ed irreparabili anche il rapporto tra uomo e ambiente del futuro.
Inoltre, vi è stata l'aggiunta dei riferimenti relativi alla protezione delle biodiversità - pensiamo al Protocollo di Rio de Janeiro - ed alla promozione del rispetto degli animali. Il relatore sa che io ed altri avremmo preferito anche qualcosa di più stringente, come il riferimento alla dignità degli animali. Tuttavia, il testo costituzionale deve essere un punto di equilibrio tra sensibilità, culture e posizioni politiche diverse; dunque, questo è stato il punto di convergenza che abbiamo raggiunto dopo diverse scremature. Sottosegretario Ventucci, non vorrei che la parte finale del suo intervento volesse significare un ritorno al testo approvato dal Senato, ma vedo che sta scuotendo la testa e ciò non può che darmi soddisfazione in positivo.
Sono state citate più volte la giurisprudenza costituzionale e il concetto unitario di ambiente. Sentite, dunque, cosa affermava la Corte costituzionale nel 1987, vale a dire due anni dopo la legge Galasso, che già costituì una svolta sul piano giuridico e culturale. Con la sentenza n. 167 del 1987 la Corte aveva già associato il paesaggio all'ambiente, sostenendo che: «Il patrimonio paesaggistico e ambientale costituisce eminente valore cui la Costituzione ha conferito spiccato rilievo (articolo 9, secondo comma), imponendo alla Repubblica, a livello di tutti i soggetti che vi operano e nell'ambito delle rispettive competenze istituzionali, di perseguirne il fine precipuo di tutela». Questo concetto di Repubblica è quello che abbiamo affermato e riaffermato con l'articolo 114 del Titolo V della Costituzione! Ma in questo testo della giurisprudenza costituzionale, già nel 1987, vi era la ricchezza del concetto di Repubblica presente in tutta la prima parte della Costituzione.
Nella sentenza n. 210 del 1987, la Corte costituzionale giunge ad una definizione unitaria del concetto di ambiente secondo la quale esso «comprende la conservazione, la razionale gestione e il miglioramento delle condizioni naturali (aria, acque, suolo e territorio in tutte le sue componenti), l'esistenza e la preservazione dei patrimoni genetici, terrestri e marini, di tutte le specie animali e vegetali che in esso vivono allo stato naturale ed, in definitiva, la persona umana in tutte le sue estrinsecazioni».
Un'altra sentenza, la n. 641 del 1987, risulta ancor più radicale nell'esprimere questi concetti, in quanto si parla di ambiente protetto come elemento determinativo della qualità della vita. La sua protezione non deve perseguire astratte finalità naturalistiche o estetizzanti. Inoltre, vi è la qualificazione dell'ambiente come bene giuridico e così via.
Non ho purtroppo tempo di richiamare questa ampia giurisprudenza costituzionale - anche se sarebbe assai interessante lasciarla agli atti - nata già nella seconda metà degli anni Ottanta, non a caso dopo l'emanazione di due leggi ordinarie - la legge Galasso e la legge costitutiva del Ministero dell'ambiente - che in qualche modo hanno implementato sul piano della legislazione ordinaria questo tipo di cultura politica e legislativa e che hanno bisogno, ieri e a maggior ragione oggi, di un'esplicita copertura costituzionale.
L'ambiente (inteso anche come ecosistema) va quindi inteso come un valore costituzionale ma anche come bene giuridico fondamentale. La Corte, infatti, lo definisce come «bene fondamentale, garantito e protetto», che va garantito attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici (Stato e sistema delle autonomie, la Repubblica, quindi) sulla base del principio di leale collaborazione nonché con la partecipazione dei cittadini, attraverso la promozione di interessi collettivi e la tutela di quelli diffusi. Da questo punto di vista, è importante che tutte le associazioni ambientaliste abbiano comunicato proprio oggi, alla vigilia del dibattito generale, l'apprezzamento per il lavoro svolto in sede di I Commissione affari costituzionali, in sede referente.
È ovvio che esiste un problema comune a tutti i principi e valori costituzionali, ovvero quello di bilanciamento e di comparazione degli interessi, sulla base del principio di ragionevolezza. Infatti, esistono interessi costituzionali che, a volte, possono entrare in conflitto tra di loro. Allora, si rende necessaria la capacità di bilanciamento, sulla base del principio prima ricordato.
Ho già affermato in precedenza che tutto questo va in direzione del modello di sviluppo sostenibile, concetto ormai contenuto in tutte le carte internazionali al riguardo. Inoltre, ho anche fatto riferimento all'implicito recepimento - in proposito sarà la giurisprudenza o la legislazione ordinaria ad incidere su questo terreno - dei princìpi di precauzione, reversibilità e responsabilità.
Da questo punto di vista, credo che sia fondamentale capire quanto verrà arricchita anche la lettera del secondo comma, lettera s) dell'articolo 117 della Costituzione, contenuto nel Titolo V, introdotto nel 2001 e non modificato nell'ambito delle riforme in discussione al Parlamento. Tale comma è ora relativo ad un concetto di materia che però la stessa Corte Costituzionale ha interpretato come materia trasversale, rispetto a cui lo Stato deve garantire livelli di garanzia uniformi su tutto il territorio, chiamando però inevitabilmente in causa competenze delle regioni e del sistema delle autonomie. Rafforzandolo in principio fondamentale e valore costituzionale - non più quindi semplice materia -, va inserito nell'articolo 9, all'interno dei princìpi fondamentali della Costituzione.
Per quanto riguarda gli aspetti specifici relativi alla fauna animale, è stato giustamente ricordato che venerdì 29 novembre sarà firmato a Roma il Trattato istitutivo della Costituzione europea, che ha introdotto, non in sede di Convenzione, bensì di Conferenza intergovernativa - devo dare atto al Governo italiano che ciò è avvenuto su sua iniziativa - l'articolo III, 5-bis, che fa riferimento alla tutela del benessere degli animali, quali esseri senzienti. D'altronde, nel 2002, come ricordato anche dall'onorevole Schmidt, nella Grundgesetz, l'articolo 20A, introdotto in materia ambientale nel 1994, è stato arricchito per la prima volta nella storia costituzionale tedesca con il riferimento agli animali.

PRESIDENTE. Onorevole Boato, la prego di concludere.

MARCO BOATO. Signor Presidente, ho davvero concluso. Da questo punto di vista, possiamo fugare le preoccupazioni, da noi stessi condivise, del professore Settis, relative alla manomissione dell'articolo 9. Tale articolo resta così come è per i primi due commi. Viene però arricchito con l'introduzione di un terzo comma, che comunque non turba l'equilibrio garantito ormai da cinquantasei anni. In tal modo, possiamo recepire la straordinaria evoluzione culturale, sociale e dottrinale - italiana, europea e internazionale - ormai sviluppata negli ultimi decenni.
In qualche modo, rafforziamo principi già affermati dalla giurisprudenza costituzionale, che a sua volta, al pari della giurisprudenza ordinaria ed amministrativa e dei legislatori nazionali e regionali, trarrà dall'entrata in vigore del nuovo terzo comma dell'articolo 9 ulteriore stimolo ed arricchimento. Abbiamo, dunque, positivamente completato e bilanciato l'innovazione introdotta dall'articolo 117, secondo comma, lettera s), con il rafforzamento di tali valori nell'ambito dei principi fondamentali della Costituzione.
Ritengo che il testo in esame, pur con i possibili perfezionamenti, sia completo ed equilibrato e dia una risposta, sulla quale mi auguro si registri un'ampia maggioranza in questa Assemblea, a tematiche sulla cui rilevanza tutti conveniamo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo e di Forza Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.

ALDO PERROTTA. Signor Presidente, il collega Boato ha svolto, come sempre, un intervento intellettualmente onesto. Un precedente intervento ha addebitato scarsa sensibilità ai Costituenti. Ci si è dimenticati del fatto che allora neppure esisteva il termine «biodiversità» e che questi problemi non esistevano o erano completamente sconosciuti (stiamo parlando infatti di oltre cinquant'anni fa). I problemi di allora erano costituiti dalla disoccupazione, dalla ricostruzione dell'Italia, dalla sopravvivenza, dalle garanzie sociali e politiche. Dunque, la nostra Costituzione rispecchia il mondo di allora. Ciò è stato riconosciuto dall'onorevole Boato - che, lo ripeto, è un uomo intellettualmente onesto - e i nostri Costituenti non hanno pertanto alcuna responsabilità. Il mondo si evolve e, a fronte di tale evoluzione, occorre adeguare le leggi e le Costituzioni.


PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 18,03)
ALDO PERROTTA. Ritengo che la Commissione abbia svolto un ottimo lavoro, recependo, tra l'altro, un'osservazione della Commissione ambiente, con la quale si proponeva l'inserimento delle parole «anche nell'interesse delle future generazioni». Questo dimostra l'attenzione della Commissione della quale fa parte l'onorevole Boato (e ciò è garanzia di imparzialità).
Dunque, il testo licenziato dalla Commissione affari costituzionali della Camera è, a mio avviso, preferibile sia rispetto al testo approvato dal Senato sia rispetto al testo del vigente articolo 9 della Costituzione. Infatti, il testo approvato dal Senato si limita ad aggiungere, rispetto al testo vigente - e, dunque, alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione -, il riferimento alla tutela dell'ambiente naturale. Il testo approvato dalla Commissione è certamente più articolato, in quanto si fa riferimento alla tutela dell'ambiente e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni, alla protezione delle biodiversità e alla promozione del rispetto degli animali. Ritengo che tale formulazione sia più adeguata ai tempi odierni.
Non amo polemizzare, ma quando mi si tira per i capelli non posso evitarlo. Il collega che ha preceduto l'onorevole Boato ha affermato che questo Governo e le regioni governate dal centrodestra nulla fanno per l'ambiente. Tuttavia, è ben strano che quando facciamo ciò che la sinistra non ha fatto, siamo indicati come insensibili: e la sinistra, che non lo ha fatto, come dovrebbe essere indicata?
Si è poi commesso un grande «autogol» quando il collega intervenuto prima dell'onorevole Boato ha sostenuto che il Governo di centrodestra e le regioni governate dalla maggioranza nulla hanno fatto per l'ambiente. Ebbene, egli doveva ricordarsi che sicuramente anche una regione di centrosinistra non ha fatto un tubo: la Campania, dove sono stati spesi circa 1.500 miliardi di vecchie lire! Con il governatore del centrosinistra, Bassolino, il presidente della provincia di centrosinistra e il sindaco di Napoli, sempre di centrosinistra, in tanti anni si sono spesi 1.600 miliardi soltanto per consulenze ed incarichi e non si è costruito un termovalorizzatore, un inceneritore!
Ricordo ai colleghi della sinistra che il vecchio modo di sostenere che la colpa è sempre degli altri, non funziona più. Prendiamo atto che, una volta tanto quasi tutti d'accordo, abbiamo redatto un buon testo di modifica della Costituzione. Lasciamo da parte le polemiche, anche perché se polemizzassimo in materia di ambiente credo che la sinistra ne uscirebbe con le ossa rotte!

PRESIDENTE. È iscritta a parlare, a titolo personale, l'onorevole Cima, alla quale ricordo che ha 15 minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Sono molto contenta che finalmente oggi prenda il via in aula il dibattito su una modifica all'articolo 9 della Costituzione: non è semplicemente un articolo della prima parte, ma è uno dei fondamenti della nostra Carta costituzionale. Si tratta di un intervento ampiamente caldeggiato dal mio gruppo quando si affacciò per la prima volta in Parlamento nella X legislatura (come già ricordato dall'onorevole Boato). Era il 1986 ed era appena stato depositato presso l'ONU il rapporto Brundtland, dal titolo «Our common future», che rappresentò una svolta epocale; in quel testo, nonostante lo avesse già affermato il «Club di Roma», si sostenne per la prima volta in maniera organica e a livello internazionale che lo sviluppo economico in atto era incompatibile con gli equilibri naturali dell'ecosistema. Inoltre, per la prima volta si coniò il termine di «sostenibilità ambientale».
Si sono poi succeduti alcuni vertici fondamentali, come quello di Rio de Janeiro che, su questo argomento, ha rappresentato l'appuntamento più affascinante: molti Capi di Stato e di Governo vi hanno preso parte con la comune aspirazione di affrontare seriamente le emergenze ambientali che il rapporto Brundtland aveva evidenziato in termini molto chiari. Da quel vertice scaturirono diversi principi, poi sanciti nelle convenzioni, come quello della biodiversità (ora ripreso nel testo al nostro esame). Si tratta di un elemento anch'esso fondamentale: ogni tappa in materia di ambiente, infatti - persino nel linguaggio -, ha determinato il segno di una grande evoluzione culturale e di costume. Sempre in quell'occasione venne approvato il famoso Protocollo di Kyoto, che solo adesso, a distanza di decenni, riusciremo finalmente a concretizzare grazie alla ratifica della Russia. Tale accordo riguarda la qualità dell'aria e gli effetti negativi che si sarebbero determinati per il clima di tutto il pianeta se non fossimo corsi ai ripari.
Purtroppo, già noi colleghi - e non le generazioni future - abbiamo avuto modo di verificare quanto ciò sia vero. E lo dimostrano le conseguenze e gli effetti del cambiamento climatico: si pensi ai tifoni che si alternano negli Stati Uniti, nell'area dei Caraibi e, da ultimo, in Giappone, a tutte le calamità naturali indotte da questo cambiamento climatico e addirittura alla modifica degli ecosistemi.
Ormai, infatti, il surriscaldamento del pianeta provoca la conseguenza che alcune specie, non caratteristiche di alcuni ecosistemi, si introducano, modificandolo, a volte in modo dirompente, nell'equilibrio di un ecosistema.
Il tema dell'ambiente, quindi, è diventato uno dei punti fondamentali su cui si misurano anche le capacità di un Governo di fare politiche serie, che tutelino anche i diritti; la materia, infatti, è stata chiaramente qualificata sulla base di diritti individuali e collettivi e tutte le sentenze della Corte costituzionale, che l'onorevole Boato prima di me ricordava, costituiscono proprio l'evoluzione e la storia di quei diritti già riconosciuti dalla nostra più alta Corte.
Per quanto riguarda il nostro paese, i tempi sono maturi (ricordo - come hanno fatto anche altri colleghi - che tra tre giorni andremo a firmare qui a Roma la nuova Costituzione europea, che contiene questi princìpi, già inseriti nei trattati precedenti: il principio di precauzione e quello di responsabilità, che costituiscono l'articolazione di che cosa significhi, in termini di diritti e di doveri, assumersi responsabilmente la tutela ambientale) per l'iter interno della nostra proposta di legge. Voglio qui sottolineare ciò che altri colleghi hanno già ricordato: la modifica del Titolo V della seconda parte della Costituzione ha introdotto la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, che quindi è già prevista nel nostro ordinamento.
Ho ricordato questi problemi e questo svolgersi degli eventi, pur non facendo parte della Commissione affari costituzionali ma della Commissione affari esteri, in quanto ho avuto modo di partecipare ai vertici più importanti in cui questi temi sono stati dibattuti da tutti i Governi e dai loro rappresentanti, come anche dai rappresentanti delle organizzazioni non governative; gli ultimi due, che sono stati anche ricchi ma, per certi versi, drammaticamente al di sotto delle aspettative, sono stati quelli di Johannesburg (che ha ripreso una serie di punti non più posti all'ordine del giorno degli Stati, nonostante gli impegni presi nel 1992 stesso) e di Kyoto sull'acqua, che ha posto un problema rilevante, per certi aspetti nuovo ma drammatico, all'attenzione internazionale, quale è quello della necessità di tutelare quella riserva primaria fino ad ora non tutelata più di tanto neanche dal nostro paese, considerato lo stato non solo del sud ma - se vi ricordate - anche del Po, nel momento in cui si verificarono il black out ed il grande caldo di due estati fa.
Voglio ricordare questi temi per spiegare il motivo per cui io ritengo che questa formulazione, prodotta con un lavoro (di cui ringrazio moltissimo il relatore e tutta la Commissione) veramente serio, di confronto, appassionato e di cui gli atti saranno testimoni, sia importante: essa introduce infatti il principio della responsabilità verso le generazioni future, che deve essere l'obiettivo principale della nostra riforma costituzionale, e che riprende i princìpi di responsabilità e di precauzione già messi a fuoco dall'Unione europea.
Mi emoziona ricordare che la forza politica della quale il mio gruppo è espressione è nata in occasione di un grande convegno svoltosi, quasi vent'anni fa, all'insegna di uno slogan ripreso dalla poesia di un capo indiano: «Questa terra ci è consegnata in prestito dai nostri figli»; è proprio questo il significato pregnante della modifica proposta dalla I Commissione.
Anche il mio gruppo ha presentato alcune proposte. I Verdi, i quali si rapportano, a livello europeo ed internazionale, con gli altri gruppi ecologisti, attribuiscono molta importanza a due principi, a due diritti che, già presenti nella nostra proposta di legge n. 2949, costituiranno oggetto delle proposte emendative che presenteremo. Anche nel caso in cui tali proposte non dovessero essere accettate, è nostro desiderio che ne rimanga traccia nel dibattito e che anche il relatore si sforzi di condividerne in qualche modo il significato, magari spiegando come esse possano ritenersi sussunte nel testo attuale.
Come ho anticipato quando ho fatto riferimento al vertice di Kyoto, la nostra prima grande preoccupazione riguarda l'accesso all'acqua come diritto umano e sociale appartenente a tutti. Il problema è all'ordine del giorno anche del Millenium development goal e, come loro sanno, signor Presidente e signor rappresentante del Governo, è reso ancora più drammatico dal fatto che l'obiettivo sarà difficilmente raggiungibile anche per il 2015.
La seconda è relativa ad una «frontiera» che ci preoccupa molto, sulla quale desideriamo richiamare l'attenzione anche in questa occasione: la brevettabilità della vita. Purtroppo, si sta procedendo nonostante la contrarietà di molti tra noi. Personalmente, non ammetto polemiche quando si discute di questi temi, a maggior ragione quando lo si fa a livello elevato come quello costituzionale: essendo l'ambiente patrimonio comune, chiunque dovrebbe farsi carico dei problemi che lo riguardano e dovrebbe sentirsi impegnato per tutelarlo nella maniera migliore, a prescindere dall'appartenenza politica. È chiaro, poi, che ci sono Governi che operano meglio ed altri che lo fanno in maniera meno pregnante; allo stesso modo, da tutte le parti vengono espressioni di buona volontà e da tutte le parti vengono commesse violazioni dei diritti che, con questa riforma dell'articolo 9, intendiamo salvaguardare.
Poiché il rischio che noi segnaliamo ancora non viene compreso fino in fondo, è bene insistere: la brevettabilità - non la ricerca, si badi bene - implica la monetizzazione delle espressioni della vita a tutti i livelli. Dietro tutto ciò vi è quel senso di onnipotenza che ogni tanto traspare dai comportamenti umani e che la Arendt ha ben descritto nei suoi libri: non contento di quanto ha ottenuto, sembra che l'uomo voglia sostituirsi a Dio, riproducendo artificialmente ciò che il creato ci presenta così bene al naturale!
La brevettabilità della vita è una frontiera che non accettiamo: non si può pretendere di monetizzare ciò che è patrimonio di tutti, ciò che è stato prodotto da processi secolari; accettare di brevettare la vita vuol dire andare contro il principio della biodiversità.
Vorrei chiarire bene questi punti. Se il relatore spiegasse chiaramente che la formulazione, così com'è stata proposta, tiene conto delle nostre preoccupazioni, potrei considerare la possibilità di ritirare le mie proposte emendative ove non fossero condivise dall'intera Assemblea, perché certamente non vorrei correre il rischio di vedere respinti emendamenti basilari per la nostra sensibilità (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e di Forza Italia - Congratulazioni).



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