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Camera - Seduta n. 535 del 27 ottobre 2004 (Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi)(I parte)
2004-10-27

Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge costituzionale: Rocchi ed altri; Lion ed altri; Schmidt ed altri; Colucci ed altri; Milanese ed altri; Calzolaio ed altri; d'iniziativa dei senatori Specchia ed altri (Approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato); Cima ed altri; Mascia ed altri: Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi (705-2949-3591-3666-3809-4181-4307-4423-4429) (ore 11,37).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge di iniziativa dei deputati Rocchi ed altri; Lion ed altri; Schmidt ed altri; Colucci ed altri; Milanese ed altri; Calzolaio ed altri; senatori Specchia ed altri, gi approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione dal Senato; Cima ed altri; Mascia ed altri: Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi.
Ricordo che nella seduta del 25 ottobre scorso si conclusa la discussione sulle linee generali.


(Esame dell'articolo unico - A.C. 705 ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del testo unificato delle proposte di legge e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 705 ed abbinate sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianni Mancuso. Ne ha facolt.

GIANNI MANCUSO. Signor Presidente, intervengo su questo provvedimento che ha avuto un iter piuttosto travagliato, ma che ha contemporaneamente coinvolto numerosi colleghi di tutti i gruppi, quali firmatari di proposte di legge sull'argomento in esame.
Il tema quello di inserire o di non inserire nella nostra Costituzione un passaggio che sottolinei l'attenzione agli animali, questi esseri viventi, senzienti, che da millenni accompagnano l'evoluzione dell'uomo, che sono stati per l'uomo mezzo di trasporto per s e per le merci, fonte di calore, fonte di abbigliamento, fonte di cibo, compagni nella caccia e che oggi sono fonte di compagnia, strumento nella pet therapy, ausilio insostituibile per i disabili (basterebbe pensare ai privi di vista o agli affetti da paresi gravi).
Questi esseri viventi senzienti sono portatori di diritti? Io sono convinto di s! Il mondo animale presente nel nostro paese potrebbe esser diviso in tre categorie: la fauna selvatica, gli animali da reddito, gli animali da affezione. Un discorso a parte andrebbe fatto per gli animali degli zoo o per quelli utilizzati nei circhi, che rientrano comunque tra gli animali utilizzati a scopo produttivo e commerciale. Gli animali esotici, sempre pi diffusi nel nostro paese, dovrebbero essere oggetto di una riflessione a s stante, cos come gli animali utilizzati nella sperimentazione.
Soprattutto per il settore della fauna selvatica, non si pu prescindere dal concetto di ambiente ed quindi opportuno inserire nella modifica dell'articolo 9 della Costituzione il concetto della tutela ambientale. Si configurerebbe una maggiore garanzia del benessere e della tutela degli animali e verrebbe sottolineata l'esigenza della salvaguardia dell'ambiente.
per estremamente difficile intervenire con una o due parole sulla specificit del mondo animale, sia per le diverse tipologie di animali - come ho indicato prima - sia per due aspetti fortemente radicati nella nostra cultura, che potrebbero trovarsi in contrasto con ogni modifica dell'articolo 9 della Costituzione stessa: da un lato, l'utilizzo degli animali da reddito per l'alimentazione umana o per altri processi produttivi; dall'altro, l'esercizio dell'attivit venatoria non legata a fabbisogni alimentari, ma che viene considerata sportiva.
Durante il lungo iter del provvedimento in esame si parlato di tutela degli animali, di dignit degli animali, di rispetto degli animali, di protezione degli animali e, ancora, di benessere degli animali. Il testo che oggi ci viene sottoposto parla di promozione del rispetto degli animali. Mi pare che, in tal modo, sia stato raggiunto un buon punto di mediazione. Le strade astrattamente percorribili erano sostanzialmente due: la prima era quella di limitarsi ad una vaga enunciazione di principio che avrebbe avuto lo scopo di favorire una maggiore attenzione, sic et simpliciter, verso il mondo animale; la seconda, pi difficile e pi coraggiosa, perch in potenziale contrasto con gli interessi di talune categorie, portava a riconoscere all'animale uno stato giuridico intermedio tra l'oggetto e l'uomo e, conseguentemente, la titolarit di diritti.
Su quest'ultima linea si attestata l'Unione europea quando, nel Trattato di Amsterdam, ha definito gli animali esseri senzienti. Da parte sua, l'Assemblea federale svizzera ha decretato, nell'ottobre del 2002, che gli animali non sono cose, ma esseri viventi dotati di sensibilit. Inoltre, una grande figura della storia dell'umanit, il Mahatma Gandhi, sosteneva che la civilt di un popolo si misura anche da come questo tratta i suoi animali.
Il Parlamento italiano ha la possibilit, oggi, di colmare una notevole lacuna e di portare il nostro paese nell'ambito delle nazioni davvero civili (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bressa. Ne ha facolt.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, oggi affrontiamo una questione molto importante: la modifica dell'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi. In altre parole, mettiamo mano alla prima parte della Costituzione, nella quale sono consacrati i principi fondamentali che regolano la vita della nostra Repubblica.
Poich quello che siamo chiamati a compiere un atto molto importante, vale la pena di proporre una riflessione retrospettiva. Quando si mette mano alla Costituzione, c' bisogno di un confronto vero. Sull'articolo 9 vi sono stati un confronto vero, un confronto lungo ed un lavoro assiduo (ne va dato pieno merito al relatore): sulla concretezza di una nuova scrittura di un articolo della Costituzione hanno avuto la possibilit di misurarsi opinioni anche diverse. Mi sarebbe piaciuto che un metodo analogo fosse stato adottato in occasione della recente riforma costituzionale, la quale ha seguito, invece, percorsi completamente diversi: la scelta nata fuori dal Parlamento e fuori dal Parlamento stata gestita, nonostante la Costituzione ci obbligasse a confrontarci ed a votare in Parlamento. La diversit di stile e di approccio sostanziale e va opportunamente sottolineata perch, quando si affrontano questioni di rilevanza costituzionale, la cultura e lo spirito non possono non essere quelli che ci spingono a trovare le soluzioni insieme.
Il tema in discussione assolutamente importante e controverso. fuori discussione che, quando stata scritta la nostra Costituzione, negli anni 1946 e 1947, l'emergenza ambientale non era prevista n prevedibile. L'importanza dell'ambiente non era, per cos dire, all'ordine del giorno delle attenzioni dei padri costituenti. Tuttavia, sarebbe miope immaginare che, da allora ad oggi, tutto sia rimasto uguale: nel corso di questi anni, quella ambientale diventata una questione di primaria grandezza.
A riprova della forza del vigente testo costituzionale, il secondo comma dell'articolo 9 stabilisce che la Repubblica Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Di questa brevissima, ma molto significativa espressione contenuta nel dettato costituzionale la Corte riuscita a dare un'interpretazione estensiva.
Nel corso di questi anni, sono state garantite importanti norme riguardanti l'ambiente. altrettanto importante ricordare che, durante i lavori dell'Assemblea Costituente, si discusse del secondo comma in modo intenso, incisivo e moderno. La discussione vide impegnate alcune personalit della cultura di allora affinch potesse essere inserita nella nostra Costituzione, unica Costituzione in Europa, la tutela del paesaggio del patrimonio storico ed artistico della nazione. Credo sia stato giusto non affievolire tale valore.
Il Senato aveva approvato un testo che incideva direttamente su questo secondo comma e che recitava: Tutela l'ambiente naturale, il paesaggio, il patrimonio storico ed artistico della nazione. Bene ha fatto la Camera a considerare le due cose in maniera distinta, ossia a non toccare il secondo comma dell'articolo 9 e a proporre un comma aggiuntivo in cui vengono affrontate le questioni relative all'ambiente, agli ecosistemi, alle biodiversit e al rispetto degli animali. Probabilmente, sarebbe stato un errore confondere le due questioni e, in qualche modo, introdurre nel testo approvato allora alcune aggiunte che sarebbero potute apparire arbitrarie e che avrebbero potuto affievolire la portata del secondo comma. Credo invece che tale norma debba essere riconfermata, a distanza di oltre cinquant'anni, in tutta la sua validit e modernit.
Ci siamo gi trovati di fronte ad una serie di ipotesi di un nuovo testo che sicuramente attingeva ad esperienze che altri paesi europei, nel corso di questi anni, hanno vissuto. Credo sia importante ricordare l'esperienza della Costituzione tedesca, la recente esperienza della Costituzione francese, che nel suo preambolo ha inserito una parte relativa all'ambiente, e l'importantissimo avvenimento che trover il suo culmine a Roma, nella giornata del 29 ottobre, vale a dire la firma della nuova Costituzione europea in cui, all'articolo terzo, punto 5-bis, vi un esplicito riferimento alle materie che abbiamo affrontato e che stiamo trattando con la modifica dell'articolo 9 della Costituzione. L'analisi comparatistica delle Costituzioni dei paesi dell'Unione europea ha sorretto il lavoro della Commissione e, alla fine, ha prodotto un testo che, anche se non pienamente soddisfacente per alcuni di noi, comunque indicativo di un rilevante passo in avanti che tutti insieme abbiamo deciso di voler compiere.
Ritengo che quando si affrontano temi di questa portata e di questa delicatezza sia legittimo avere sfumature di opinioni diverse. Tuttavia, occorre rilevare che, al termine di questo confronto molto serrato, il testo cui siamo pervenuti, abbastanza diverso da quello da cui siamo partiti, la testimonianza dello sforzo comune di voler venire reciprocamente incontro alle proprie sensibilit. Quello che approdato in quest'aula, anche se pu presentare elementi di forzatura lessicale, un testo il cui contenuto tutto da approvare e da condividere. Le riforme costituzionali hanno bisogno di condivisione, che si raggiunge attraverso un confronto anche duro in cui le rispettive posizioni vengono riconosciute come leali e serie.
Se noi avessimo adottato questo metodo, probabilmente anche la riforma della seconda parte della Costituzione avrebbe potuto avere esiti pi positivi e pi favorevoli.
Speriamo che questo esempio possa essere utile, se ed in quanto dovremo ancora mettere mano alla riforma costituzionale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Acquarone. Ne ha facolt.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono passati ormai molti anni da quando un comune maestro, Massimo Severo Giannini, in uno scritto breve, che ha determinato per una svolta negli studi in materia, per la prima volta ha posto all'attenzione degli studiosi la necessit di individuare il concetto di ambiente (concetto di ambiente pubblicato, se non vado errato, nel 1975, sulla Rivista trimestrale di diritto pubblico).
Sono passati molti anni, stato istituito un ministero per l'ambiente, ma ancora oggi la nozione di ambiente non stata inclusa nel nostro testo costituzionale. Quindi, io penso che l'integrazione dell'articolo 9 sia utile.
Non detto che sinora, in mancanza di una esplicita dichiarazione, il bene ambiente non sia stato valutato come un bene da tutelare costituzionalmente. La dottrina si sforzata di arrivare ad una giustificazione della valenza costituzionale dell'ambiente, orientandosi verso una interpretazione estensiva dell'articolo 9 - forse la tesi che aveva in qualche misura individuato Giannini (il concetto di paquet, che era poi tipico della visione panurbanistica di questo autorevole e compianto studioso) - , secondo la quale il concetto di paesaggio collegato a quello di ambiente, mentre altri studiosi hanno operato un collegamento con l'articolo 32 (tutela della salute e, quindi, tutela dell'ambiente, perch ci necessario per garantire la salute). Non sono mancate poi, come sovente accade in questa materia, delle tesi sincretiche: la tutela dell'ambiente collegata, da un lato, alla tutela del paesaggio e, dall'altro, alla tutela della salute.
Importante in questa materia, oltre all'intervento degli studiosi, l'intervento del giudice e, soprattutto, del giudice delle leggi, della Corte costituzionale, che pi volte ha avuto occasione di occuparsi dell'argomento. Non voglio qui riassumere le tesi della Corte costituzionale, ma ritengo che da esse dobbiamo prendere le mosse per capire che cosa andiamo ad inserire in Costituzione. La Corte costituzionale ci ha detto che l'ambiente un bene a carattere immateriale, peraltro non disgiunto dal complesso dei beni materiali che in qualche modo concorrono a comporre questo istituto, che dovrebbe essere un istituto di correlazione tra i vari beni ambientali e chi ne gode; tanto che la Corte ebbe a dire che il bene ambiente non rientra tra quelli che possono essere considerati appropriabili dai singoli, ma usufruibile dalla collettivit. proprio questo il punto da cui noi dobbiamo partire: un concetto di ambiente inteso come insieme di tutti i valori che legano l'uomo con la natura, con tutte le componenti della natura. Quindi, un bene meritevole di tutela costituzionale, una tutela che facciamo bene a esprimere in maniera chiara in Costituzione, ancorch la Corte costituzionale l'abbia gi ritenuto un valore.
Tutti sanno che nei principi fondamentali noi distinguiamo tra quelli che hanno natura di valore costituzionale e quelli che non l'hanno - ricordo in proposito gli studi molto importanti di Baldassarre e di Luciani -; questo concetto di valore costituzionale supera anche altri principi e diritti fondamentali garantiti costituzionalmente, come la libert di iniziativa economica, che non assurge al livello del valore costituzionale.
Quindi, proprio con quest'ottica dobbiamo affrontare la materia, e in un contesto mutato.
Infatti, non sono cambiate soltanto le idee giuridiche ma si modificato anche il contesto nel quale viviamo. Nel 1975, quando principiavano gli studi dei giuristi sul concetto di ambiente, non era ancora intervenuto il protocollo di Kyoto n si poneva il problema di contrastare l'effetto serra; si incominciava ad intravedere la necessit di difendere l'ambiente come qualit della vita (come rapporto tra l'uomo e la natura), ma non si era ancora giunti alle situazioni drammatiche cui si pervenuti negli anni successivi.
Quindi, non ho dubbi nel sostenere l'utilit di inserire in Costituzione la nozione di ambiente. Tuttavia, anticipando, qualche argomentazione che avremo modo di sviluppare quando passeremo all'esame dei singoli emendamenti, ritengo opportuno svolgere alcune considerazioni. A mio avviso, sostenere che tuteliamo l'ambiente anche in vista delle necessit delle generazioni future , forse, un concetto non tecnicamente corretto. Infatti, ci si riferisce cos - e mi pare condivisibile, in tal senso, l'emendamento a prima firma Calzolaio - al concetto di sviluppo sostenibile; proprio di quest'ultimo l'idea di poter utilizzare i beni della natura, ma in modo tale da non comprometterne la loro esistenza e da non comprometterla per l'utilit delle generazioni che verranno.
Quindi, ho l'impressione che, se ci limitassimo ad inserire espressamente la nozione di tutela dell'ambiente in Costituzione, realizzeremmo un'impresa tecnicamente migliore, in quanto in tale concetto si contiene tutto. Vi tutto anche per quanto riguarda la tutela degli animali; faccio riferimento ad una recente pronuncia della Corte costituzionale la quale, intervenendo a proposito della fauna della regione Sardegna, ha sostenuto che il concetto di ambiente, tutelato quale valore costituzionale, ha un carattere trasversale, ricomprendente anche la fauna.
Non vorrei che, attraverso tali specificazioni, in qualche modo si facesse venire meno l'importanza di affermare il valore costituzionale della nozione di ambiente come bene unitario, immateriale ma non disgiunto dal complesso dei beni materiali che in qualche modo concorrono a definire il rapporto tra uomo e natura e che valorizzano il principio di qualit della vita sotto ogni profilo, quindi, anche sotto il profilo del paesaggio e della tutela della salute. Non vorrei, perci, che, attraverso tali precisazioni, si diminuisse questa importante affermazione che - lo ribadisco - colma una lacuna formale, non sostanziale, della nostra Costituzione. Infatti, che il concetto di ambiente abbia natura di valore costituzionale un dato ormai affermato nella coscienza comune; ci, per opera sia della giurisprudenza sia degli studiosi che di tale materia si sono occupati.
Quindi, sono favorevole all'inserimento della tutela dell'ambiente da parte della Repubblica tra i principi fondamentali della Costituzione; sono meno favorevole - e ne discuteremo in sede di esame degli emendamenti - a specificazioni che, a mio avviso, anzich rafforzare il nobile intento che stiamo perseguendo, finirebbero, forse, per sminuirlo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR, della Margherita, DL-L'Ulivo e del deputato Vascon).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Leoni. Ne ha facolt.

CARLO LEONI. Signor Presidente, due settimane fa si svolgeva, in questa Assemblea, un percorso di scontro politico, tra maggioranza ed opposizione, sul disegno di legge costituzionale, di iniziativa governativa ma sostenuto dalla maggioranza, di riforma della seconda parte della Costituzione.
Noi ci siamo opposti, come i colleghi ricordano, sia al merito di tale provvedimento, considerandolo sbagliato e grave, sia al metodo seguito dalla maggioranza. Si trattato, infatti, di un metodo sostanzialmente blindato, con accordi, tutti interni alla maggioranza, costruiti al di fuori delle aule parlamentari e con una logica che ha sottomesso la riforma della parte II della Costituzione ad esigenze di verifica politica interne alla Casa delle libert.
Vorrei ricordare, dunque, che ci siamo opposti sia nel merito, sia nel metodo seguito per approvare tale riforma. Vorrei precisare, tuttavia, che, come abbiamo spiegato in quelle lunghe settimane, non siamo contrari ad apportare modifiche ed aggiornamenti alla Costituzione nella parte concernente l'ordinamento istituzionale (la parte II della Costituzione), poich, da tempo, sia il mio partito, sia il centrosinistra sono convinti che ve ne sia bisogno, al fine di rendere le istituzioni e la politica maggiormente padroni dell'evolversi degli eventi e dei processi economici e sociali.
Siamo contrari, invece, a cambiare i principi scritti nella prima parte della Costituzione, vale a dire quei principi fondamentali che hanno confermato la loro forza e modernit per il fatto stesso che sono riusciti, per oltre cinquant'anni, non solo a tenere unito il nostro paese (un paese complesso dal punto di vista politico e sociale), ma anche a garantirne la crescita, lo sviluppo e la modernizzazione. Riteniamo quei principi, pertanto, inviolabili.
In questa sede, stiamo esaminando una modifica concernente la parte I della Costituzione, ma in condizioni chiare, che prover tra poco a sottolineare. Vorrei evidenziare, d'altronde, che su un testo costituzionale (l'articolo 9 della nostra Carta, scritto nel 1947) che non contemplava la nozione di ambiente, come stato gi ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto, si esercitata, con grande attenzione, la giurisprudenza della Corte costituzionale, la quale ha comunque interpretato detto articolo 9 riconoscendo, di fatto, l'ambiente quale valore primario e unitario, da garantire a tutta la nazione.
Vorrei ricordare, inoltre, che non nella prima parte della Costituzione, ma nella seconda, segnatamente al Titolo V, la riforma costituzionale approvata alla fine della scorsa legislatura aveva introdotto le nozioni di ambiente ed ecosistema, riservando allo Stato la potest legislativa esclusiva su tale materia. Al fine di garantire l'adozione di politiche ambientali dignitose, pertanto, non sussisterebbe un bisogno urgente o estremo di modificare la prima parte della nostra Costituzione, poich la giurisprudenza costituzionale si gi esercitata positivamente.
Vorrei dire ancora pi esplicitamente che se il Governo Berlusconi, nonch le amministrazioni regionali di centrodestra, tutto hanno realizzato, tranne che politiche di vero rispetto dell'ambiente (mi riferisco al tanto criticato disegno di legge sulla delega ambientale, alle politiche infrastrutturali e alla politica dei condoni), ci dovuto non al fatto che la Carta costituzionale non offra i vincoli necessari, bens semplicemente ad una volont politica e ad una cultura politica della Casa delle libert che non considera davvero tra le proprie priorit, come dimostrato ormai da pi di tre anni di governo, la tutela e la salvaguardia dell'ambiente.
Fatte queste considerazioni, aggiungo che vale la pena intervenire sull'articolo 9 e, quindi, sulla prima parte della Costituzione, a due condizioni. La prima che non si tocchi il testo scritto nel 1948, ossia che non si intervenga a modificarlo. Apprezziamo il fatto che la proposta che stiamo esaminando non modifica il testo scritto nel 1948, ma aggiuntiva rispetto allo stesso: ci gi una prima scelta, con un valore importante e da noi condiviso, in linea di principio.
La seconda condizione per intervenire sull'articolo 9 che il testo che si va a produrre rappresenti un vero passo in avanti, che raccolga quanto meno la giurisprudenza affermata fino ad ora dalla Corte costituzionale e che raccolga ed interpreti in modo avanzato una sensibilit ambientalista molto diffusa nel nostro paese.
Il testo che ci stato trasmesso dal Senato, invece, aggiungendo l'aggettivo naturale al sostantivo ambiente, rappresentava un passo indietro, sia rispetto alla giurisprudenza costituzionale sia rispetto alla sensibilit diffusa tra i cittadini italiani circa l'obiettivo della salvaguardia dell'ambiente. Tale testo costituiva, infatti, un'interpretazione riduttiva del concetto di ambiente. Se si fosse dovuto quindi, intervenire, come ci proponeva il testo del Senato, modificando la formulazione del 1948 - e gi questa era una scelta che non avremmo condiviso - e, in pi, con una dizione che non ci avrebbe fatto compiere passi in avanti, avremmo indubbiamente preferito lasciare le cose come stanno e non intervenire per modificare l'articolo 9 della Costituzione.
Do atto al relatore ed a tutti i colleghi della Commissione che si scelto un altro metodo: quello di un confronto libero, della comparazione libera ed aperta tra le diverse proposte di legge (per quanto riguarda il mio gruppo, ve ne era una a prima firma dell'onorevole Calzolaio, ma sottoscritta anche da colleghi di altri gruppi parlamentari). Tale metodo, arricchito anche da audizioni significative, ha prodotto un risultato di merito apprezzabile: il testo che stiamo esaminando e che inserisce un comma aggiuntivo nel vigente articolo 9. un testo essenziale nella forma, come giusto che sia nella prima parte della Costituzione, ma denso di contenuti e di significati nella sostanza: tutela l'ambiente e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. Protegge le biodiversit e promuove il rispetto degli animali.
So che su quest'ultimo aspetto, perch ne abbiamo avuto eco e testimonianza nei lavori di Commissione, ed anche nella riunione di ieri del Comitato dei nove, vi sono - assieme ad una larghissima condivisione in quest'aula parlamentare, perch anche il rispetto degli animali un sentimento diffusissimo nella maggior parte delle famiglie italiane e praticato, nella cura degli animali, da parte di tanti cittadini italiani - anche perplessit e preoccupazioni, che credo non abbiano ragione di esistere, tanto pi se si considera effettivamente il testo, che impegna la Repubblica a promuovere il rispetto degli animali. Non un vincolo tranchant che pu creare obiettivamente le preoccupazioni che ho sentito riecheggiare in alcuni interventi. Anche su tale punto, quindi, si affronta e non si elude il tema, e lo si fa in modo equilibrato e rispettoso.
Il metodo seguito, quindi, stato positivo e non a caso, perch quando s'instaura in Parlamento un metodo di dialogo, si produce anche un risultato apprezzabile. Se, infatti, si ascoltano tutte le opinioni, si in grado di produrre qualcosa di utile.
Questo apprezzamento sul testo in esame non significa che esso non sia suscettibile di ulteriori miglioramenti. Come gruppo, abbiamo presentato e sottoscritto una serie di emendamenti, perch vogliamo che questo confronto non sia banale e che l'accordo di massima sul testo in esame non porti ad una valutazione e ad un'approvazione sbrigative di un provvedimento che, comunque, interviene sui principi fondamentali della Costituzione.
Allora, intendiamo sottoporre al libero confronto dell'Assemblea, senza alcun atteggiamento pregiudiziale da parte nostra, il tema dello sviluppo sostenibile, un concetto ormai presente in moltissima documentazione istituzionale, di Costituzioni nazionali e di Trattati internazionali, il diritto di accesso all'acqua come bene fondamentale e primario e l'esigenza di una legge costituzionale (possiamo valutare se bene inserire tale riferimento nel testo costituzionale o limitarsi ad assumere un impegno reciproco) che fissi i principi per la legislazione ordinaria per produrre testi unici in grado di coordinare tra loro le varie materie e che sia un importante punto di riferimento per l'attivit parlamentare. Poniamo all'attenzione del relatore, del Governo e di tutta l'Assemblea questi tre temi come ulteriori possibili arricchimenti di un testo che raccoglie un apprezzamento anche da parte di tutte le associazioni ambientaliste, che hanno scritto ai parlamentari raccomandando l'approvazione di tale modifica, che sarebbe obiettivamente un fatto storico ed importante. un testo che bene sia discusso in quest'aula nella piena consapevolezza da parte di ciascun deputato, perch davvero un momento importante. Ed importante nella misura in cui ci accostiamo al testo prodotto dalla Commissione senza bandierine ideologiche, senza preoccupazioni eccessive, ma con l'unica preoccupazione di fare del bene alla nostra Costituzione, al nostro paese e, soprattutto, alla causa della tutela e valorizzazione dell'ambiente (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Realacci. Ne ha facolt.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, credo che questo sia uno dei casi in cui il Parlamento affronta una discussione che, in qualche maniera, echeggia sentimenti presenti nel paese. facile, a volte, ironizzare su certi aspetti e capita a tutti noi di arrabbiarci quando vengono trasmesse immagini di Parlamenti vuoti, in cui si discute di questioni molto simili al dibattito sul sesso degli angeli. Invece, con questo testo di modifica della Costituzione, si affronta un tema che trova nel nostro paese, come in generale nell'Unione europea, una sensibilit vasta ed estesa.
Vorrei provare ad intervenire sul complesso degli emendamenti e sulla formulazione adottata, rivolgendo innanzitutto i complimenti a quanti hanno lavorato in questa direzione e al relatore Schmidt per il serio lavoro svolto (Commenti del deputato Vascon)... Vascon i tuoi emendamenti li discuteremo dopo!
Vorrei cercare di rifuggire da due rischi possibili in questa discussione. Il primo quello di farsi trascinare dalla retorica, che in parte obbligata. chiaro che questa modifica giunge sull'onda di una serie di appuntamenti di carattere ambientale che hanno caratterizzato questi decenni e che, ovviamente, non erano nella disponibilit culturale dei Costituenti. evidente che la formulazione dell'articolo 9 della Costituzione, cos come la conosciamo, era legata ad un altro momento storico, in cui questi temi, pur presenti, non erano ancora stati sviluppati, come avvenuto in seguito. Tale evoluzione si caratterizzata attraverso determinate politiche, l'emergere di certi problemi, grandi appuntamenti internazionali e segnali di grande importanza. Mi riferisco anche alle prese di posizione del Papa, alle grandi Conferenze internazionali ed a quanto accaduto a Johannesburg, a Rio de Janeiro o a Kyoto per quanto riguarda gli accordi internazionali; penso pure al fatto che, anche quest'anno, il premio Nobel per la pace stato conferito ad una validissima esponente ambientalista del sud del mondo.
Vorrei evitare di richiamare questi argomenti che gi sono stati trattati da molti colleghi e vorrei anche evitare di piegare il ragionamento che stiamo facendo e la decisione che stiamo adottando alla contingenza politica.
chiaro - lo dico con franchezza - che per noi sarebbe facile, come opposizione, rimarcare la distanza che c' non solo tra il metodo con cui si affronta la discussione sull'articolo 9 e la recente discussione che si svolta sulla modifica della parte II della Costituzione, ma anche fra i principi che in questo articolo tendiamo a rafforzare e le scelte concrete che giorno per giorno la maggioranza viene operando. Spero di non offendere nessuno, ma chiaro che, per quanto mi riguarda, fra la modifica dell'articolo 9 della Costituzione e il condono e la sanatoria edilizia c' un abisso. chiaro che esse appaiono questioni contraddittorie rispetto alle finalit che oggi ci proponiamo di rafforzare con la modifica dell'articolo 9 della Costituzione.
Mi pare che l'aspetto sul quale concentrare la nostra attenzione sia il fatto che questa modifica dell'articolo 9 non solo raccoglie la suggestione che ci venuta da altri paesi europei che gi hanno operato in questa direzione, ma si colloca in un contesto assolutamente italiano, che per noi molto importante sottolineare.
Cosa intendo dire? Come sapete, l'articolo 9 della Costituzione era gi molto bello, uno dei pi belli della Costituzione. Esso recitava: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. chiaro che questo articolo gi in s era profondamente italiano. Quale nazione pi dell'Italia deve al patrimonio storico e culturale, al patrimonio artistico e al paesaggio, parte rilevante della sua identit, della sua storia, ma anche delle carte che ha da giocarsi per il futuro?
In questo articolo mancava il riferimento all'ambiente. Penso che sia stata molto opportuna la scelta della Camera di presentare la modifica che viene proposta, che mi pare, peraltro, una modifica non leziosa ma robusta, che regge il confronto con la realt: non , insomma, una modifica retorica. Avremo modo di discutere a proposito degli emendamenti anche delle preoccupazioni per il riferimento agli animali, perch mi pare che non si vietino in alcun modo le pratiche che normalmente abbiamo gi oggi consolidate nella nostra cultura e nella nostra societ. Per questo, la ritengo una modifica robusta e non retorica.
Credo che sia stata giusta la scelta della Camera di non modificare il secondo comma (pericolo che era stato paventato da pi parti: cito, ad esempio, un condivisibile articolo del professor Salvatore Settis, preside della Normale di Pisa, che paventava questo rischio), ma di aggiungere un nuovo comma che si integrasse con questi importantissimi principi: la promozione della ricerca scientifica e della cultura, la difesa del paesaggio e del patrimonio artistico e culturale della nazione e una concezione di ambiente moderna, matura e non riduttiva.
Perch dico non riduttiva? Perch questo un elemento essenziale delle politiche ambientali e della concezione dell'ambiente nel nostro paese. Quando parliamo di ambiente in Italia, parliamo di qualcosa che simile a quello che c' in tutte le parti del mondo - dobbiamo anche noi fare i conti con l'accordo di Kyoto, con l'inquinamento, con il degrado, con le scelte di politica che necessario prendere - ma che assume in Italia un rilievo e una caratteristica assolutamente particolari. Nel nostro paese l'ambiente naturale e incontaminato non esiste. Non abbiamo da salvaguardare la foresta amazzonica, la tundra siberiana o l'Antartide.
Quando parliamo di ambiente in Italia, parliamo sempre di qualcosa che nel corso dei secoli, anzi dei millenni, si intrecciato con l'azione dell'uomo e che, anzi, positivamente oggi viene tutelato in quanto consolidato storico di questo intreccio. Non c' qualcosa che pu essere avulso dalla presenza umana.
Perfino l'evoluzione della politica apparentemente pi ambientale e pi classica, quella dei parchi, in Italia ha visto cambiare il concetto di parco verso la salvaguardia, per l'appunto, non della natura incontaminata, ma di qualcosa che storicamente ha intrecciato l'uomo e la natura.
C' un'enorme distanza, ad esempio, tra il Parco di Yellowstone e i parchi italiani. Vedo intorno a me colleghi che conoscono bene la realt di questi parchi. Nel parco di Yellowstone siamo di fronte a ottocentomila ettari, tutti di propriet pubblica, nei quali non esiste una chiesa, una rocca, un castello e, aggiungo, Yoghi e Bubu non votano.
I parchi italiani rappresentano spesso l'esistenza di un consolidato di comunit che nel corso dei secoli hanno segnato fortemente il paesaggio. Non avremmo i piani di Castelluccio se non vi fosse stata la coltivazione delle lenticchie; non avremmo i terrazzamenti delle Cinque Terre se non vi fosse stata la fatica e la povert di quelle popolazioni. Lo stesso vale per tutti i parchi nazionali italiani all'interno dei quali sono oggi collocati centinaia e migliaia di borghi, di rocche, di castelli, di attivit artigianali ed agricole di qualit. Insomma, la presenza umana ha rafforzato e valorizzato la presenza della natura.
Per questo motivo, ritengo assolutamente positiva la scelta di non modificare il secondo comma dell'articolo 9 della Costituzione, ma di aggiungere a tale articolo un ulteriore comma, sicuramente perfettibile come vedremo nel corso del dibattito. Ci integra la storia dell'ambiente italiano con una concezione pi generale dell'ambiente e dell'ecosistema che i costituenti non potevano avere. Si tratta della necessit di affrontare le relazioni che esistono tra uomo e natura ed all'interno della natura stessa. La collocazione all'interno della Costituzione rafforza il valore ambientale come valore costituzionale e come bene giuridico fondamentale.
Non un pericoloso estremista o un proto no-global, ma Luigi Einaudi affermava che il mercato un'impassibile strumento economico il quale ignora la giustizia, la morale, la carit, tutti i valori umani. Con il dibattito odierno aggiungiamo tra i valori che siamo chiamati a tutelare quello ambientale. Credo che la presenza di tale valore non comporter direttamente alcuna conseguenza nelle politiche pratiche di oggi, di domani o di dopodomani. Tuttavia, indubbiamente indica per il nostro paese una strada in cui il valore ambientale non solo parte costitutiva dei nostri diritti, della nostra storia, della nostra identit, ma anche un ragionamento su come intendiamo affrontare il futuro e costruire una modernit a misura d'uomo.
Vogliamo scommettere per il futuro su quanto l'Italia ha di pi straordinario. Ci coincide in larga parte con il patrimonio storico-culturale, con la nostra identit, con il paesaggio, con l'ambiente che si intrecciato con l'azione dell'uomo.
Un autore che amo molto, l'autore de Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupry, ha scritto: se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio ed infinito. Penso che con questa modifica costituzionale non cambieremo, purtroppo, la politica di domani, ma fisseremo alcuni principi che ci aiuteranno a costruire un'Italia migliore per il futuro (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vianello. Ne ha facolt.

MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, quello che si accinge a votare oggi la Camera dei deputati un atto di grandissimo rilievo. Ci avviene dopo che per pi di qualche mese abbiamo discusso di modifiche costituzionali. Oggi ci troviamo a compiere un passo ulteriore: all'articolo 9 della Costituzione italiana aggiungiamo il principio che la Repubblica tuteli anche l'ambiente e le specie animali. Si tratta di un passo di grandissimo rilievo.
Vorrei ricordare come i padri costituenti nel primo dopoguerra non avessero sicuramente nella loro gerarchia di priorit il tema dell'ambiente. Altri erano i problemi, altre erano le priorit. Oggi il nostro paese ed i paesi civili si apprestano sempre pi ad introdurre la necessit di considerare l'ambiente come una grande risorsa, come un bene da tutelare, come un qualcosa che attraversa ogni ambito di iniziativa e guida tutte le nostre attivit.
Vorrei ricordare come questa scelta di introdurre nella Costituzione la tutela dell'ambiente e degli ecosistemi, nonch degli animali, consenta di superare in una qualche maniera il vecchio concetto, che stato proprio anche di una parte della cultura della sinistra, secondo il quale bisognava riconciliare l'attivit dell'uomo con la natura, dal momento che l'uomo si poneva, nelle sue attivit, al di sopra della natura, e dal momento che, nel rapporto fra uomo e natura, l'uomo aveva costretto la natura al soddisfacimento delle sue necessit e dei suoi bisogni e tenuto conto, infine, che soprattutto nel corso dell'epoca dell'industrializzazione l'uomo aveva distrutto, con una capacit ed una quantit mai registrata prima, risorse e beni naturali, che avevano impiegato milioni di anni per formarsi.
Oggi andiamo oltre tale concetto dell'uomo che si riconcilia con la natura. Oggi, l'uomo non pi al di sopra della natura, ma ne parte. Oggi, l'uomo parte dell'equilibrio e dell'ecosfera. Sono questi i concetti che introduciamo nella Costituzione. Cominciamo cio a pensare che la Repubblica italiana debba tutelare l'ambiente e non pi semplicemente i beni culturali, come originariamente previsto dall'articolo 9; ma soprattutto cominciamo a pensare che l'uomo deve tutelare l'ecosfera e gli animali.
Tuttavia, in questa discussione abbiamo voluto introdurre due ulteriori elementi, che troverete nelle nostre proposte emendative. Vorrei pertanto svolgere qualche riflessione intorno a tali due ulteriori concetti. Il primo riguarda il tema del sostegno dello sviluppo sostenibile da parte dello Stato (mi soffermer pi avanti qualche minuto sul concetto di sviluppo sostenibile). Il secondo riguarda la necessit di garantire l'accesso all'acqua (anche su questo tema, di grande rilievo non solo nel nostro paese, mi soffermer nel prosieguo). La Carta costituzionale originariamente cerca di definire e di limitare il ruolo dello Stato (e quindi del pubblico) nell'economia. Per molto tempo c' stata una sorta di diatriba - una diatriba storica! - nel definire la libera concorrenza e il ruolo del pubblico. Il collega Realacci ha gi detto bene come l'iniziativa privata e l'economia, lasciate a s stesse, soprattutto nel corso di questi ultimi duecento anni, abbiano determinato una distruzione di beni naturali assolutamente incommensurabile e come abbiano inoltre determinato un impatto sulle specie animali e sull'ecosfera, quale mai era avvenuto nei secoli precedenti.
Il tema della sostenibilit dello sviluppo ormai all'attenzione dell'intero pianeta. Miliardi di persone si stanno interrogando sul loro rapporto con la natura e con l'ambiente e sulla possibilit di un pericoloso conflitto tra le risorse umane e le risorse ambientali. La lettura quotidiana dei giornali pone al riguardo degli interrogativi. L'entrata impetuosa di miliardi di persone - non solo la Cina e l'India, ma anche ad esempio il diritto di un miliardo di persone che vivono in Africa ad avere standard di sviluppo e possibilit di consumo come quelle godute dall'Occidente - ci sta portando ad una velocit nell'uso delle risorse naturali mai conosciuta nei secoli precedenti.
Ormai, come tutti sapete, il tempo del petrolio, del carbone, delle materie prime, quelle che avevamo conosciuto e che hanno determinato lo sviluppo industriale dell'occidente, segnato. Il tema dell'ecosostenibilit all'ordine del giorno.
Il fatto che le emissioni di gas serra nell'atmosfera stiano portando a mutamenti climatici repentini mai visti ci sta facendo interrogare sul futuro dell'intera specie umana; il fatto che, ormai, nel corso di questi mesi, le coste del paese che noi definiamo pi avanzato del mondo, gli Stati Uniti, siano investite contemporaneamente da quattro cicloni ci dimostra come gli eventi atmosferici stiano colpendo in un modo inedito; il fatto che nel cuore della civilissima Europa i grandi fiumi, dal Danubio al Reno, stiano determinando inondazioni mai conosciute sta a dimostrare come il tema del clima, quello del futuro della specie umana possa essere segnato se non cominciamo a porre una serie di freni.
Questo il motivo per cui chiediamo di introdurre il principio della sostenibilit ambientale nella Carta costituzionale, perch la Repubblica si dovrebbe porre l'obiettivo della promozione della sostenibilit ambientale. Riteniamo, infatti, che il profondo trapasso dall'economia industriale a quella ecosostenibile debba essere accompagnato ed incentivato; non vi deve essere solo una logica economica, ma anche etica.
L'ecosostenibilit impone un'etica e una cultura di fondo quale mai era stata sostenuta. Ne va del futuro delle nuove generazioni.
Un collega del gruppo della Lega ha presentato un emendamento concernente la tutela delle nuove generazioni. vero, il tema della tutela delle nuove generazioni si sta imponendo. Questi mutamenti climatici, l'assenza di una riconversione ecosostenibile dell'economia pu portare seriamente al declino della razza umana. Questo il nostro problema ed per questo che la Repubblica dovrebbe porsi il tema dell'ecosostenibilit.
Vorrei ricordare soprattutto ai colleghi del centrodestra che, accanto a questo tema, vi quello ( stato discusso in quest'aula spesso in modo abbastanza distratto) dell'uso delle risorse, soprattutto di quelle energetiche.
Il vostro Governo ha operato nel corso di questi tre anni scommettendo sul fatto che la Russia non avrebbe mai aderito al trattato di Kyoto e creato la massa critica, perch oggi tutti gli aderenti devono - non ormai pi una facolt - rispettare i principi ed i limiti nell'uso delle energie. Oggi il tema dello sviluppo delle energie rinnovabili (mi riferisco, ad esempio, alla Germania, grande paese industriale, cuore dell'economia del nostro paese), delle energie pulite sta diventando il tema pi importante e rilevante.
Discuteremo molto meglio nelle prossime settimane, quando sar all'esame la delega ambientale, il tema dell'energia, ma voi in tre anni e mezzo avete condotto una politica che ha portato ancora una volta il nostro paese al di fuori del novero dei paesi dell'Europa comunitaria. Oggi siamo in presenza di temi e fattori completamente diversi.
Il fatto che la Russia abbia aderito al protocollo di Kyoto pone anche il nostro paese nella necessit di dover affrontare e cambiare radicalmente il proprio atteggiamento ed il proprio modo di essere.
Infine, chiediamo di sancire, di rafforzare il principio secondo il quale l'acqua un bene essenziale che non pu essere negato a nessun cittadino dell'intero pianeta. La richiesta di introdurre la tutela dell'acqua nella Costituzione proviene dal fatto che, ormai, almeno tre assise internazionali hanno sancito il principio dell'acqua come bene dell'umanit.
Vorrei ricordare, nell'ordine: Johannesburg, Rio de Janeiro, Kyoto. In tutti questi consessi internazionali, ai quali hanno partecipato delegazioni del Governo italiano e delegazioni di questo Parlamento, tutti noi - maggioranza e opposizione - abbiamo firmato trattati secondo i quali l'acqua un bene dell'umanit. Ci affinch nessun nostro simile possa rimanere senza acqua; l'acqua un diritto dell'umanit e questo ormai sancito dai trattati internazionali.
Il diritto all'acqua deve essere sancito anche all'interno della nostra Costituzione. E quando parlo di acqua mi riferisco all'acqua potabile, per disporre della quale sono necessari investimenti, trasformazioni e costruzioni di cicli industriali che, appunto, facciano s che l'acqua sia potabile. Occorre che la parte del mondo che oggi subisce cambiamenti climatici che stanno conducendo alla desertificazione incipiente sia posta nelle condizioni di sviluppare le proprie agricolture. Non vogliamo pi vedere l'orrore di migliaia di persone che attraversano zone desertificate, che vanno dal sud al nord del mondo.
Per questo, l'acqua un bene dell'umanit, per questo interesse di tutti che l'acqua divenga accessibile a tutti, per questo ci permettiamo di insistere affinch i nostri emendamenti siano accolti da questa Assemblea. Consentitemi di insistere particolarmente, anche da un punto di vista etico; e lo dico soprattutto ai colleghi meridionali che, pi di altri, sentono il tema della acqua e la necessit della realizzazione di grandi reti idriche e di potabilizzazione.
Infine, siamo in presenza di un atteggiamento un po' schizofrenico da parte del Governo in quanto, nel momento in cui ci apprestiamo a votare una modifica costituzionale in materia di tutela dell'ambiente e degli ecosistemi nell'interesse delle future generazioni, di protezione delle biodiversit e volta a promuovere il rispetto degli animali, il centrodestra tra qualche settimana ci propiner in aula una delega ambientale che consentir di deturpare le aree protette del nostro paese. Colleghi del centrodestra, questa una sorta di schizofrenia perch, inserendo nella Carta costituzionale il tema della tutela dell'ambiente, non potete propinarci una legge che consentir di costruire, deturpare, distruggere le scarse aree protette del nostro paese. I grandi paesi a capitalismo avanzato, a partire dagli Stati Uniti d'America, fin dal 1800 hanno costruito i grandi parchi naturali, che sono posti a disposizione dell'intero paese e dell'intera umanit. Nessuno in quei paesi penserebbe di costruire in tali zone una villa e poi di prevederne il condono. Nella giurisprudenza dei paesi pi avanzati il termine condono non esiste!
Dunque, votando una modifica importantissima della Costituzione nel nostro paese, vi chiediamo in anticipo un passo indietro rispetto a quello scempio chiamato delega ambientale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facolt.

LAURA CIMA. Signor Presidente, sar molto breve perch sono gi intervenuta in sede di discussione generale e non intendo ripetere quanto ho avuto modo di dire, preferendo entrare nello spirito degli emendamenti. Vorrei inoltre spiegare i motivi per cui il gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo si riconosce nella formulazione e nel metodo utilizzato dalla Commissione in merito alla riforma dell'articolo 9 della Costituzione. La formulazione licenziata propone un emendamento aggiuntivo all'articolo 9, quindi non sostitutivo del secondo comma, mentre il metodo del confronto serrato e appassionato ha permesso di giungere alla definizione di un testo in cui tutte le parti presenti in questo Parlamento si riconoscono, anche se ovviamente ciascuna parte tende a far prevalere specifici aspetti ritenuti maggiormente essenziali, chiedendo quindi che l'emendamento aggiuntivo sia reso pi completo.
Onorevoli colleghi, ritengo tale discussione solenne, in quanto ci accingiamo per la prima volta a modificare princpi fondamentali della nostra Carta costituzionale, mai emendati fin dal suo varo, e dovremmo essere coscienti di cosa questo comporti. Allora non condivido che ci si abbassi a discutere dei comportamenti governativi; ci sono tante sedi pi opportune per farlo, ma ora dobbiamo entrare nel merito per concretizzare la volont e i sentimenti di tutti i cittadini.
Sono completamente d'accordo con quanto affermato dall'onorevole Realacci, quando ha ricordato che, in confronto a tante questioni e a tante chiacchiere fatte in quest'aula, lontanissime dalle esigenze e dai bisogni dei cittadini, questo momento rappresenta una delle rare occasioni in cui discutiamo - e dovremmo farlo con la dovuta solennit - temi che invece sono vicinissimi alla vita degli italiani. Infatti, la mancata tutela ambientale fonte di danni, preoccupazione, morti e mancato sviluppo sostenibile per le nostre citt, per le nostre campagne e per le nostre isole, ma nonostante questo, non sempre risulta presente nelle discussioni tenute nei palazzi al centro di Roma.
Cos, la protezione della biodiversit significa entrare nel cuore della sfida del pianeta. Infatti, dobbiamo proteggere la biodiversit; altrimenti, continuando a semplificare e a rendere sempre pi artificiale il pianeta con il cemento, con le manipolazioni e con lo sfruttamento sfrenato della natura, condanneremmo la nostra specie a non essere pi presente sulla terra e rischieremmo che la stessa non ospiti pi vita.
La specie umana arrivata tardi a tale consapevolezza; in tal senso, uno dei precursori di tale consapevolezza stato il Club di Roma, che voglio ricordare in questa sede, in quanto stato il primo a porre il problema della coscienza del limite, ovvero che non si pu andare oltre ad un certo livello di sfruttamento del pianeta, se non si vuole distruggere la specie umana insieme alla terra.
Voglio allora entrare nel merito degli emendamenti, oltre a ribadire quanto gi affermato in sede di discussione generale sull'urgenza di approvare tale riforma in questa legislatura a ragion veduta, migliorando effettivamente il testo costituzionale. Ribadisco pertanto la solennit di tale evento, perch stiamo toccando per la prima volta i princpi fondamentali della nostra Carta costituzionale.
Quindi, bene ha fatto la Camera a modificare la formulazione licenziata dal Senato, che non presentava alcuna delle caratteristiche alle quali ho fatto cenno.
Non ritengo, a differenza dei colleghi Democratici di sinistra e in particolare degli onorevoli Calzolaio, Leoni e Vianello, che sia fondamentale fare riferimento nella Carta costituzionale al concetto di sviluppo sostenibile. Si tratta di un tema ampiamente ripreso dalla normativa comunitaria e che sar peraltro riaffermato nel trattato costituzionale europeo che verr sottoscritto fra pochi giorni a Roma. Tuttavia, si tratta di un tema datato, anche se siamo ben lungi dal raggiungere l'obiettivo che chi ha coniato tale termine - la Commissione Brundtland dell'ONU, nel 1986 - si prefiggeva. Nel frattempo, infatti, le frontiere dello sviluppo tecnologico e dello sfruttamento del nostro pianeta si sono spostate in avanti.
Le norme che introduciamo nella Carta costituzionale sono destinate a rimanere in vigore per decenni. Occorre quindi tenere presente che oggi la capacit di perseguire o meno uno sviluppo sostenibile si misura con la brevettabilit o meno della vita, vale a dire con il fatto che si voglia monetizzare anche la vita e che si voglia intervenire anche al livello degli organismi viventi per perpetuare lo sviluppo diseguale del mondo e l'egoismo della parte in cui noi viviamo a danno dei contadini poveri dei paesi in via di sviluppo, che in tal modo si vedranno espropriati dell'ultima cosa che rimane loro, ovvero le sementi. Non entro nel merito della bioetica, di cui ci siamo occupati in altre occasioni, e su cui abbiamo assistito a una levata di scudi da parte dei cattolici. Questi ultimi sono intervenuti, ad esempio, in materia di fecondazione artificiale, mentre non colgono il significato del delirio di onnipotenza, nei confronti del creato e del Creatore, di coloro che finanziano e perseguono queste ricerche a fini di profitto.
Ritengo pertanto estremamente importante cogliere il fatto che la frontiera non pi costituita da uno generico sviluppo sostenibile, bens dalla brevettabilit o meno della vita: questo , onorevoli colleghi, il tema su cui ci si misurer negli anni a venire, nei quali la nostra Carta costituzionale destinata a restare in vigore.
Abbiamo presentato pertanto un emendamento volto a sancire il principio della non brevettabilit della vita, mentre un ulteriore emendamento riguarda la garanzia dell'accesso effettivo all'acqua quale diritto umano e sociale, perch l'acqua vita. Non vi nulla come l'acqua che ricordi la vita: ciascuno di noi concepito e nasce nell'acqua, che dunque, anche simbolicamente, il segno della vita.
Ma l'acqua rappresenta anche il problema con cui noi e le generazioni future dovremo misurarci nei prossimi decenni. Il testo proposto, giustamente, rimanda proprio a questo obiettivo. L'acqua rischia di diventare veramente un bene essenziale non pi disponibile per tutti; ci comporter una crisi irreversibile delle nostre societ e dell'intero pianeta. Sono questi i motivi per cui poniamo all'attenzione del relatore e della Commissione i nostri due emendamenti.
Mi soffermo ora brevemente sull'unico emendamento presentato da esponenti della maggioranza, a prima firma del collega Vascon, che riprende quasi gli stessi concetti del testo unificato della Commissione, escludendo solo la tutela degli animali. Non credo che la questione sia di escludere tale tutela; anzi, il concetto espresso con questa formulazione rappresenta veramente l'incomprensione di cosa dovrebbe essere una riforma costituzionale e di come non si possa, in questa riforma, far prevalere interessi particolarissimi e anche molto piccoli.
La tutela degli animali che vivono con noi, delle specie animali a noi pi vicine e che questo pianeta ospita, rientra ovviamente nello spirito della riforma, ma bene che noi la esplicitiamo chiaramente. Tra l'altro questo il senso e lo spirito di moltissimi: sufficiente verificare quante persone hanno nelle loro case animali da affezione. Ormai gli animali sono diventati nostri compagni, nella solitudine sempre pi difficile da gestire di un mondo violento, in transizione, egoista. Un mondo in cui anche i legami e le relazioni tra umani tendono ad essere disgregati dal denaro, dal profitto, dalla guerra e da tutto ci cui assistiamo ogni giorno.
Escludere il concetto della tutela credo sia assolutamente poco sensato e molto egoistico. Ritengo che nessuno vorr seguire le indicazioni che il collega Vascon pone con questo emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facolt.

PIERLUIGI MANTINI. L'introduzione in Costituzione della nozione di ambiente ha registrato un intenso lavoro del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, soprattutto nell'ultimo anno, all'insegna dell'orgoglio e della prudenza. Ho fatto riferimento all'orgoglio perch siamo convinti che un riformismo moderno, il riformismo del terzo millennio, non possa che basarsi sulla governance globale della questione ambientale. La questione ambientale riguarda l'ambiente ma anche il governo dei mutamenti del clima, dell'energia, degli OGM (questione attualissima) e del diritto all'acqua, come ricordato poc'anzi da alcuni colleghi.
Tuttavia necessaria prudenza. La modifica dei principi fondamentali della prima parte della Costituzione questione che affrontiamo con prudenza, anche perch siamo convinti non di una generica intangibilit di quella parte della Carta costituzionale ma dell'assoluto valore dei nostri principi fondamentali, che meritano adeguamenti solo in coerenza con i valori espressi nella stessa Costituzione.
Quello dell'ambiente credo sia esattamente il caso da me descritto. noto infatti che nella Costituzione del 1948 non presente una nozione di ambiente perch la questione ambientale non era ancora esplosa nella sua interezza, come avvenuto, invece, nei decenni successivi.
Abbiamo una nozione di paesaggio che importante ma non sufficiente; una nozione di paesaggio che stata a lungo il riflesso di una visione antropocentrica, direi anche estetica, delle questioni che riguardano la natura e il paesaggio, cio la tutela del paesaggio intesa come diritto dell'uomo al godimento di un quadro d'insieme di bellezze individuali o collettive, cio un diritto al godimento culturale.
Si trattava di una concezione importante e anche progressiva, come dimostrano gli studi degli anni Quaranta, una concezione basata anche sulle leggi Bottai del 1939, ma insufficiente nel tempo e nel divenire, quando negli anni Sessanta, in particolare, e di pi ancora negli anni Settanta, emerse in tutta la sua drammaticit la questione ambientale ed ecologica sotto due profili: da una parte, nella riconosciuta consapevolezza che le risorse ambientali (acqua, aria, suolo) sono risorse finite e non infinite (secondo una antica concezione risalente al diritto romano ed anche alla filosofia antica), dall'altra, nella valutazione e nella consapevolezza delle diseconomie esterne, cio del fatto che l'industria si giova del consumo di risorse che appartengono a tutti (le res communis omnium dell'antico diritto romano), scaricando tuttavia sulla collettivit e sulla societ i costi di questo utilizzo di beni comuni, sia sotto il profilo del consumo a fini privati di beni comuni sia sotto quello dei fenomeni di inquinamento e di danno alla salute, che sono poi a carico della collettivit.
Dunque, la questione ambientale sorge da considerazioni di carattere economico in primo luogo e di consapevolezza del carattere finito delle risorse ambientali: di qui la necessit della conservazione, da una parte, e dello sviluppo sostenibile dall'altra; consapevolezza ormai consolidata nella cultura, nella legislazione, nelle politiche dei governi di tutto il mondo.
L'idea di definire dal punto di vista giuridico l'ambiente come nozione unitaria stata nel tempo - come sappiamo - controversa. Noi abbiamo, richiamando la dottrina pi conosciuta del Giannini, una tripartizione piuttosto chiara dell'ambiente: con riferimento all'urbanistica (cio sede delle trasformazioni fisiche territoriali), con riferimento alla sanit (cio lotta e contrasto nei confronti degli inquinamenti e tutela della salubrit ambientale), con riferimento al paesaggio (forma estetica, ma concetto fondamentale a tutti i fini: pensiamo soltanto al turismo).
Credo si debba aggiungere anche una quarta accezione, quella che richiamavo all'inizio, cio la dimensione globale dell'ambiente, che pone questioni che vanno oltre la tripartizione classica. Sta di fatto che siamo passati ormai nel tempo ad un riconoscimento giuridico di questa nozione unitaria di ambiente; da qui la necessit di modificare, o meglio completare, quindi di aggiornare anche il dettato costituzionale, seguendo una evoluzione ampiamente affermatasi nel diritto positivo e nella legislazione.
Basti pensare, in Italia, al riconoscimento dell'ambiente nella legislazione di principio - ad esempio, nel decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 1977, concernente il trasferimento delle funzioni amministrative dallo Stato alle regioni -, all'istituzione del Ministero dell'ambiente nel 1986, all'articolo 117 della Costituzione nella precedente e nell'attuale versione (in corso di modificazione) e, sul versante del diritto comunitario, all'Atto unico europeo del 1986, al Trattato di Maastricht (che amplia la nozione di ambiente e d corpo ad una politica comunitaria di grandissimo rilievo in materia di ambiente), al Trattato di Amsterdam del 1997, alla Carta di Nizza del 2000 (che prevede un esplicito principio), all'inserimento dell'ambiente tra le politiche comunitarie nella Carta dei diritti fondamentali.
Quindi, siamo passati, nel tempo, da un diritto all'ambiente inteso, in un'accezione di derivazione giusnaturalistica, come il diritto di ciascun uomo ad un ambiente godibile, fruibile, sano, ad un vero e proprio diritto dell'ambiente. Nel corso del tempo, si avuta, cio, una trasformazione della protezione giuridica di determinati beni. Anche la legislazione regionale che protegge alcune specie (ad esempio, alcuni tipi di funghi) dimostra che l'ambiente protetto, oggi, come risorsa in s e per s e non soltanto in quanto oggetto di godimento e di fruizione da parte dell'uomo.
Tutto ci ci porta a dover aggiornare la nostra Carta costituzionale in coerenza con quanto avviene in altri paesi (ad esempio, anche la Germania ha riconosciuto il diritto o l'interesse delle future generazioni) e con le dichiarazioni internazionali. L'adeguamento della Costituzione necessario in relazione ai tempi ed anche per risolvere questioni di interpretazione. Infatti, come ben sanno i colleghi, gli interpreti e gli amministratori, si fa fatica ad andare avanti con la nozione di paesaggio, che viene stiracchiata all'occorrenza; invece, la nozione corretta e moderna quella di ambiente, sia pure nelle sue diverse componenti. Dunque, l'adeguamento della Costituzione un atto moderno e necessario che noi auspichiamo.
Credo che il testo in esame, al quale sono state presentate alcune proposte emendative che valuteremo meglio nel corso del dibattito, sia equilibrato, corretto e moderno ed abbia tenuto conto delle diverse versioni e scritture possibili.
Desidero soffermarmi, in particolare, sull'inciso: Tutela l'ambiente e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. Il tema, che da approfondire, segnala una specificit, che ritengo di avere segnalato, della quale ci dobbiamo fare carico: viviamo in un'epoca in cui, per la prima volta, l'attivit dell'uomo ed il progresso delle innovazioni scientifiche sono tali da creare guasti irreparabili nell'equilibrio del sistema ambientale planetario e da causare in questo, a danno delle future generazioni, una compromissione irreversibile.
L'espressione anche nell'interesse delle future generazioni, a mio avviso, non coincide completamente (avremo modo di approfondire tale aspetto) con il criterio dello sviluppo sostenibile, che ugualmente meritevole di dignit costituzionale ed pi regolativo delle politiche dell'oggi, data la trasversalit della materia dell'ambiente che riguarda il settore dell'industria, dell'energia, dei trasporti e via dicendo. Dunque, potr essere valutato come emendamento, ma non assorbe il concetto che vogliamo affermare in Costituzione, ossia che ci sentiamo garanti e custodi degli equilibri ambientali, neutralmente nel divenire, anche nell'interesse delle nuove generazioni. Credo che la protezione delle biodiversit (esiste, lo ripeto, una cospicua legislazione sulla tutela delle biodiversit come elementi essenziali della natura, come parti dell'ecologia che, dall'etimo, discorso sulla casa comune, oikos, cui appartengono anche le biodiversit, le specie vegetali e naturali) e la promozione del rispetto degli animali siano concetti importanti e dizioni sostenibili, anche alla luce della disciplina internazionale, dello stesso vertice del Trattato di Amsterdam, della dichiarazione dell'Unione europea sulla protezione degli animali in cui vengono riconosciuti come esseri senzienti e non pi come oggetti o prodotti agricoli (anche in questo caso, vi la legislazione dei Lnder tedeschi); quindi, una legislazione evolutiva. In tal senso richiamo anche la legge sulla protezione degli animali, approvata recentemente, poche settimane fa, da questo Parlamento.
Non si tratta di avere una concezione fondamentalista. A mio avviso, promuovere il rispetto degli animali una dizione equilibrata, indirizzata al legislatore ordinario, al legislatore regionale, alle azioni di Governo, affinch, senza limitare fuor di misura gli ovvi diritti alla caccia e alla pesca, si tenga conto della promozione del rispetto degli animali, non come valore prescrittivo, ma, trattandosi della parte I della Costituzione, come valore programmatico affidato al buonsenso e all'interpretazione dei legislatori, del costume e dell'evoluzione culturale.
Credo che quello in oggetto sia un provvedimento che affronta in modo maturo ed equilibrato le questioni che ho richiamato. Avremo modo di approfondire qualche profilo nel corso dell'esame delle singole proposte emendative (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).



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