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Camera - Seduta n. 536 del 28 ottobre 2004 (Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi)(I parte)
2004-10-28

Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 536 del 28/10/2004
Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge costituzionale: Rocchi ed altri; Lion ed altri; Schmidt ed altri; Colucci ed altri; Milanese ed altri; Calzolaio ed altri; d'iniziativa dei senatori Specchia ed altri (Approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato); Cima ed altri; Mascia ed altri: Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi (705-2949-3591-3666-3809-4181-4307-4423-4429) (ore 12).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge d'iniziativa dei deputati Rocchi ed altri; Lion ed altri; Schmidt ed altri; Colucci ed altri; Milanese ed altri; Calzolaio ed altri; senatori Specchia ed altri, già approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato; Cima ed altri; Mascia ed altri: Modifica all'articolo 9 della Costituzione in materia di ambiente e di ecosistemi.
Ricordo che nella seduta di ieri si sono svolti gli interventi sul complesso degli emendamenti ed il relatore ha espresso i pareri.


(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 705 ed abbinate)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico del testo unificato delle proposte di legge e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 705 ed abbinate sezione 1).
Passiamo all'emendamento Calzolaio 1.1.
Onorevole Calzolaio, accede all'invito al ritiro formulato dal relatore?

VALERIO CALZOLAIO. Sì, Presidente, e vorrei precisarne le motivazioni.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo presentato alcuni emendamenti al testo predisposto dalla Commissione, sul quale ci siamo espressi favorevolmente, nell'auspicio che la Camera possa ulteriormente migliorare quel testo su tre questioni. L'insieme degli emendamenti da noi presentati, infatti, insiste principalmente su tre questioni. Ci rimettiamo al relatore ed all'Assemblea per valutare un testo migliore che arricchisca quello già votato dalla Commissione.
Le tre questioni sono riassunte dal mio emendamento 1.1 e, dunque, vorrei rapidamente illustrarle.
La prima questione riguarda lo sviluppo sostenibile. Illustrando il complesso degli emendamenti ed in sede di discussione sulle linee generali, alcuni colleghi di vari gruppi hanno contestato l'utilità di tale nozione. Mi permetto di ricordare a tali colleghi che la loro definizione di sviluppo sostenibile non è quella adottata a livello internazionale e già introdotta anche a livello di norme sovraordinate alla legge ordinaria nel nostro ordinamento.
La definizione di sviluppo sostenibile fa riferimento al lavoro svolto da una Commissione dell'ONU, che ha lavorato negli anni Ottanta - definita Commissione Brundtland, dal nome del presidente che ne ha coordinato i lavori -, che chiama in causa, per l'appunto, le future generazioni. In sostanza, nella definizione di sviluppo sostenibile si afferma che dobbiamo promuovere una crescita economica, uno sviluppo sociale e un rispetto dei diritti che consegnino alle future generazioni almeno altrettante risorse di quelle che abbiamo oggi. Questa definizione è stata già inserita nel nostro ordinamento costituzionale e normativo, innanzitutto quando abbiamo ratificato varie convenzioni internazionali, approvate al vertice dell'ONU di Rio, nel 1992. Questa definizione si trova nella premessa della Convenzione sulla biodiversità; si trova inoltre nella Convenzione sul clima, nel Protocollo di Kyoto e in molti altri accordi internazionali multilaterali. Tale definizione è stata inoltre inserita anche nel Trattato costituzionale europeo, che verrà firmato domani.
Noi crediamo che sarebbe positivo che, nella Costituzione italiana, si affermasse un principio non solo di tutela dell'ambiente, ma di promozione di uno sviluppo, evidentemente diverso da quello «insostenibile» di questi decenni, che faceva riferimento ad un'idea di progresso e di crescita lineare, che oramai è stata contestata non solo dagli storici e dagli economisti, ma anche dall'insieme degli studiosi delle scienze sociali. Noi dobbiamo promuovere uno sviluppo sostenibile, che cioè non distrugga le risorse finite e che consegni alle future generazioni una migliore qualità della vita e una eguale disponibilità di risorse.
In secondo luogo, con questo nostro emendamento chiediamo che l'Assemblea rifletta sull'opportunità di dotarsi di una vera e propria legge costituzionale in materia ambientale. È questa la soluzione adottata, ad esempio, dalla Francia, che ha inserito la tutela dell'ambiente nell'articolo 34 della sua Costituzione, mentre nel preambolo della Costituzione del 1958 ha fatto riferimento ad una legge costituzionale (che è una legge molto breve e sintetica, con soli dieci brevi commi), che fissa alcuni principi dei quali abbiamo discusso in Commissione, come il principio di precauzione, quello di reversibilità e quello di sviluppo durevole (come dicono i francesi).


PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 12,05)
VALERIO CALZOLAIO. Pensiamo che sia utile un richiamo ad una futura legge costituzionale. Ovviamente, non è obbligatorio scriverlo in Costituzione; tuttavia, vorremmo avere dal relatore e dai colleghi una disponibilità a lavorare su una legge costituzionale di principi, in tema di tutela dell'ambiente, dopo aver approvato questa integrazione dell'articolo 9 della Costituzione.
Considerando che da parte della Commissione vi è stato un invito al ritiro di tutti i nostri emendamenti, ritiro intanto quello in oggetto (il mio emendamento 1.1). Mi auguro, però, che nel corso del dibattito sia possibile verificare la disponibilità del relatore e dei colleghi per avere - almeno su un paio di emendamenti che abbiamo presentato - un voto aperto e positivo da parte dell'Assemblea, dal momento che si tratta di emendamenti che non intaccano la sostanza del testo già approvato dalla Commissione, ma anzi la precisano e l'arricchiscono, conferendo un ancor maggiore qualità allo sforzo, che stiamo facendo, di integrare un articolo così delicato della Costituzione.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento Calzolaio 1.2.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.
VALERIO CALZOLAIO. Sì, signor Presidente, e chiedo di poterne precisare le motivazioni.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Nella stessa logica dell'intervento che ho appena svolto, ritiro anche questo emendamento. Colgo però l'occasione per completare il ragionamento che avevo iniziato.
In tutti i nostri emendamenti - questi primi due sono sostitutivi dell'intero testo, pur essendo comunque con esso coerenti - abbiamo mantenuto alcuni punti acquisiti dalla Commissione. Abbiamo, per esempio, molto insistito sulla tutela delle biodiversità, perché è giusto citarla in Costituzione. Il collega Alfonso Gianni, il quale ha detto cose da me non condivise sullo sviluppo sostenibile, ha svolto invece un intervento molto ricco ed articolato sulla biodiversità, consentendoci di riflettere sul fatto che non si tratta di una biodiversità legata soltanto alle specie.
Già nella Convenzione sulla biodiversità, approvata a Rio, si faceva riferimento alla biodiversità culturale ed è, infatti, sulla base della suddetta che si tutelano le lingue, i dialetti, i costumi di molti popoli indigeni di varie parti del mondo.
Recentemente, si è insistito in un trattato della FAO sulla biodiversità agricola e alimentare, che sono concetti diversi; non si tratta soltanto di mantenere una pluralità di specie, ma di valutare l'utilità di queste specie permanenti per la ricchezza culturale, sociale e antropologica della vita sul pianeta.
Nelle nostre proposte abbiamo insistito sulla questione del rispetto degli animali, che è parzialmente diversa da quella delle biodiversità. Riteniamo sia utile introdurre tale concetto nella Costituzione. Nel nostro testo ci sembrava anche più importante (vari colleghi hanno fatto riferimento a questa nozione) tutelare le specie non umane, facendo riferimento anche agli animali. Comunque, il rispetto per gli animali è un concetto più netto e chiaro e consente di prevedere un'innovazione costituzionale coerente anche con alcune riflessioni costituzionali che si stanno portando avanti a livello europeo in vari paesi, come la Germania.
Tuttavia, nel testo da noi presentato, abbiamo previsto qualcosa in più, ad esempio il diritto all'acqua. È, a nostro avviso, la questione più importante che emerge nella discussione di questa mattina sugli emendamenti presentati al testo in esame. Vi sono emendamenti specifici su tale punto, che invitiamo l'Assemblea a valutare e che chiediamo vengano posti in votazione.
Riteniamo che oggi vada affermato, anche a livello costituzionale, il diritto imprescindibile di ogni essere vivente a disporre di una quantità minima di risorse idriche indispensabile alla vita. Oggi, nel mondo vi è oltre un miliardo di persone che non hanno acqua sufficiente. Eppure, l'acqua dolce del pianeta sarebbe più che sufficiente per tutti. Vi è un problema di distribuzione non eguale (che non dipende dalla cattiveria degli uomini, ma dalla geografia e dal clima del pianeta), nonché quello di uno sfruttamento sbagliato e di un inquinamento di quella risorsa.
Affermare il diritto all'acqua nella nostra Costituzione (vorrei segnalare che vi sono varie proposte di legge relative anche ad altri articoli della Costituzione) consentirebbe di fare quel salto in avanti che è già in parte contenuto nella proposta della Commissione, che noi condividiamo.
Ritiro l'emendamento in esame anche perché alcune delle questioni più importanti sono contenute in altri emendamenti, con diverse formulazioni.
Ci aspettiamo di capire, anche dal confronto con gli altri colleghi, nonché dal relatore, su quali emendamenti sarà possibile esprimersi, senza limitarsi a considerare la normativa in esame il miglior testo possibile (comunque, si tratta di un testo che è stato il frutto di un lavoro, al quale abbiamo partecipato con spirito unitario e davvero costituente). Ritiro, pertanto, l'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo all'emendamento Vascon 1.18. Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LUIGINO VASCON. No, signor Presidente, non lo ritiro e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo la vostra attenzione, perché con l'emendamento in esame intendo contribuire al miglioramento del testo in discussione, affinché non vi sia un uso distorto della normativa medesima. Pertanto, chiedo ai colleghi di leggere con attenzione quanto in esso contenuto.
Come potete riscontrare, pongo attenzione alla tutela degli ecosistemi e alle biodiversità, questioni estremamente importanti che meritano un degno rilievo, nell'interesse delle future generazioni, a cui abbiamo l'obbligo di lasciare questa preziosissima eredità.
Abbiamo il preciso dovere di inserire nella Costituzione il principio fondamentale della tutela dell'ambiente e di promuovere appunto la conoscenza di tutto il mondo ambientale. Dobbiamo legiferare in modo che le regole siano chiare, precise e non interpretative.
Per tali motivi, invito l'Assemblea ad esprimere un voto favorevole sul mio emendamento, che rappresenta un vero passo in avanti, togliendo peraltro ombre di possibili strumentali e pericolosissime interpretazioni.
Ovviamente, quelli da me testé esposti sono pensieri e preoccupazioni di oggi diametralmente opposti a quelli di ieri, quando proprio in questo Parlamento è stata approvata una legge che permette la cosiddetta macellazione rituale e religiosa. Si tratta di una questione di una crudeltà inaudita ma, come potremo constatare a breve a seguito della votazione del presente emendamento, è una realtà che vigliaccamente viene accettata ed immolata sull'altare dell'ipocrisia politica.
Colleghi, così come avete avuto la spudoratezza di legalizzare una cosa indicibile, ora non vi potete nascondere dietro ad una foglia di fico, accettando supinamente formulazioni che, se concretizzate, stravolgerebbero e non favorirebbero un sano equilibrio faticosamente costruito attraverso un confronto a volte aspro, ma sempre all'insegna del benessere e della democraticità dei nostri lavori (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, il mio intervento sarà molto breve in quanto le questioni importanti relative al provvedimento in esame sono già state illustrate in sede di discussione sulle linee generali e di interventi sul complesso degli emendamenti.
Voglio anche dare atto pubblicamente al collega Calzolaio che, dopo aver illustrato il contenuto degli emendamenti suoi e di molti colleghi del suo gruppo, apportando nei lavori istruttori di questa riforma costituzionale arricchimenti culturali, politici e giuridici di grande rilevanza, ha opportunamente ritirato quegli emendamenti, affinché si potesse giungere ad un voto pressoché unanime sul testo proposto dalla Commissione.
Il testo della proposta di legge costituzionale recita: «Tutela l'ambiente e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. Protegge le biodiversità e promuove il rispetto degli animali». Quindi, il collega Vascon ha fatto bene a valorizzare l'aspetto dell'ambiente, degli ecosistemi, dell'interesse delle future generazioni e delle biodiversità, in quanto ciò è esattamente quello su cui siamo tutti d'accordo. Tuttavia, esprimeremo un voto contrario sull'emendamento Vascon 1.18, in quanto se tale proposta emendativa fosse approvata, sarebbe soppressa la parte relativa alla promozione del rispetto degli animali.
Domani, il Presidente Berlusconi, a nome del Governo italiano, sottoscriverà il Trattato istitutivo della Costituzione europea nell'ambito del quale, su iniziativa meritoria dell'esecutivo, in sede di Conferenza intergovernativa, è stato inserito l'articolo 5-bis, che fa riferimento all'impegno dell'Unione e degli Stati membri a tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda in particolare i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale.
Quindi, da questo punto di vista, il testo che inseriamo nell'articolo 9 della Costituzione è assolutamente rispettoso sia del Trattato che verrà firmato domani, comprensivo di questo nuovo articolo proposto dall'Italia, sia di quanto già contenuto nella legislazione italiana per quanto concerne da una parte la protezione della fauna e, dall'altra, il prelievo venatorio. Tali aspetti, ad esempio, riguardano una legge che il Parlamento ha votato all'unanimità nei mesi scorsi, relativa al maltrattamento degli animali. Quindi, non bisogna dare alcuna dimensione ideologica alla norma in votazione e, per tale motivo, respingiamo l'emendamento Vascon 1.18, che il collega ha legittimamente presentato. Al contrario, occorre capire che ci inseriamo nel contesto della Costituzione europea, seguendo l'esempio della Germania che, all'articolo 20a della legge fondamentale del 1949, ha introdotto nel 2002 il seguente testo: «Lo Stato tutela, anche nei confronti delle generazioni future, le basilari condizioni naturali di vita e gli animali, nel quadro dell'ordinamento costituzionale».
Per tali motivi, annuncio il voto contrario sull'emendamento in oggetto, illustrato e sostenuto peraltro legittimamente, e chiedo al contempo di condividere il testo approvato a stragrande maggioranza in sede di Commissione referente. Tale testo, infatti, è ampiamente condivisibile nonché equilibrato e rispettoso di tutte le diverse sensibilità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, anche il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo apprezza l'emendamento del collega Vascon per il carattere innovativo, nonché per la capacità di esprimere esattamente l'obbligo di introdurre la nozione di ambiente, nelle sue diverse accezioni, nella Carta costituzionale, come emerso dal delicato lavoro svolto dalla Camera dei deputati.
Già ieri, durante il mio intervento sul complesso degli emendamenti, ho sottolineato che tale lavoro è stato ispirato ed accompagnato da una certa prudenza, peraltro d'uopo quando si modificano i princìpi fondamentali della prima parte della Costituzione. Tuttavia, siamo assolutamente convinti che il riformismo moderno deve considerare la questione ambientale decisiva e centrale, nella dimensione del governo dei problemi globali che attualmente sono davanti a noi. Quindi, anche la Carta costituzionale deve in qualche modo colmare una cesura, adeguarsi ai tempi, aggiornando la propria stesura rispetto a quella del 1948, periodo in cui la questione ecologica ed ambientale non era ancora esplosa in tutta la sua importanza.
Si sta passando da una concezione basata sul diritto all'ambiente, come visione fondata sui diritti dell'uomo al godimento estetico e alla tutela della sua salute dagli inquinamenti, all'affermazione di un diritto dell'ambiente. In Italia, la nozione di ambiente è presente nella legge di princìpi fondamentali già dal 1977 ed, inoltre, è stato istituito il Ministero dell'ambiente. Come ricordava prima l'onorevole Boato, la politica europea è attivissima e fondamentale sulla tutela ambientale e il riconoscimento dell'ambiente è stato inserito nella Carta costituzionale europea. Quindi, il passaggio che ci accingiamo a compiere è doveroso, ma occorre effettuarlo con la dovuta prudenza.
Questa mia dichiarazione vorrebbe essere in qualche modo l'impegnativa anche per il prosieguo dell'esame dei successivi emendamenti, in quanto l'orientamento comune del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo - sebbene i temi costituzionali siano lasciati alla valutazione e alla coscienza dei singoli parlamentari - è quello di apprezzare e votare il testo emerso dai lavori della Commissione.
Sono stati lavori sofferti, ma anche improntati al necessario approfondimento che la materia costituzionale richiede. Negli emendamenti successivi vengono proposte ulteriori formulazioni che meritano apprezzamento. Tuttavia, la formulazione del testo costituzionale è questione delicata, in cui l'equilibrio dei concetti e delle parole riveste fondamentale importanza. Per tali ragioni, non voteremo a favore dell'emendamento in esame e valuteremo con molta prudenza ogni altra proposta innovativa rispetto al testo licenziato dalla Commissione affari costituzionali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, intervengo brevemente per tranquillizzare l'onorevole Vascon, il quale, proponendo un testo assolutamente dignitoso, elimina dalla proposta licenziata dalla Commissione, che ritengo equilibrata e ben fatta, il concetto di rispetto degli animali. Voglio essere chiaro: rispetto degli animali, per quanto mi riguarda (ma credo valga per tutti), non significa in alcun modo vietare la caccia né l'uccisione di animali per l'alimentazione umana. Il concetto di rispetto degli animali è altra cosa. Se nel testo fosse stato scritto, ad esempio, «difende la vita animale», il concetto sarebbe stato diverso. Il rispetto attiene a un'attenzione necessaria nei confronti delle altre forme di vivente, che costituisce, se volete, un'espansione dell'umanesimo: esso non comporta assolutamente il divieto di abbattimento o di uccisione.
Pertanto, ritengo che la formulazione licenziata dalla Commissione sia equilibrata e debba essere mantenuta. Dunque, esprimerò voto contrario sull'emendamento in esame, pur tentando di venire incontro, con le precisazioni che ho esposto, alle preoccupazioni manifestate dall'onorevole Vascon.
Quanto agli emendamenti successivi, su molti di essi esprimerò voto favorevole in quanto riguardano argomenti importanti. Mi rendo tuttavia conto del fatto che il testo al quale si è pervenuti ha un equilibrio che è difficile modificare frettolosamente senza intaccare il nitore che l'articolo 9 ha nel suo complesso, e che viene rafforzato dal terzo comma di cui si propone l'introduzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, ho chiesto di parlare per dichiarare il mio voto contrario sulla proposta emendativa in esame dell'onorevole Vascon. Le motivazioni di tale voto contrario sono analoghe a quelle illustrate dai colleghi che mi hanno preceduta, e in particolare dall'onorevole Boato.
Mi limito a sottolineare che nel nostro ordinamento, e in particolare nel codice penale, è già previsto il concetto di rispetto degli animali. I Verdi avrebbero preferito una dizione molto più precisa. Abbiamo condotto, in Commissione e in Assemblea, una battaglia per la soggettività e il riconoscimento dell'essere esistente dell'animale in quanto soggetto senziente e, in quanto tale, avente diritto a una tutela. Tuttavia, in sede di mediazione si è preferita un'accezione più vaga e moderata rispetto a quello che ritengo sia il livello culturale che si è ormai affermato in Italia e in Europa, e di cui vi è testimonianza nella Costituzione europea.
Non da oggi, dunque, ma a partire dai dibattiti che si sono svolti nella Commissione agricoltura e nella Commissione giustizia, ritengo che il testo elaborato dalla Commissione affari costituzionali sia sostanzialmente rispettoso di tutti i punti di vista e delle culture presenti nel paese e nel Parlamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vascon 1.18, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si è rimesso all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo - Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 391
Astenuti 13
Maggioranza 196
Hanno votato sì 115
Hanno votato no 276).


Prendo atto che l'onorevole D'Agrò avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 1.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Desidero chiarire le ragioni per cui il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si asterrà su questo emendamento. In una versione del testo esaminata in Commissione affari costituzionali era presente esattamente questa dizione e noi l'abbiamo condivisa. Sempre in Commissione affari costituzionali ci siamo permessi di suggerire una riflessione sul rinvio ad una apposita legge costituzionale. Non è frequente nella prassi costituzionale italiana predisporre leggi costituzionali su singole materie; a nostro avviso, tale tematica richiederebbe proprio di andare oltre formulazioni nette, proprie invece di un testo costituzionale, di un articolo della prima parte della Costituzione.
Abbiamo sempre favorito formulazioni nette e precise. Prevedere l'inserimento nel testo della dizione «sulla base principi di reversibilità, precauzione e responsabilità» equivale ad un'ipotesi inadatta per il testo della Costituzione, anche se del tutto condivisibile. Come i colleghi sanno, abbiamo predisposto un emendamento che prevede, a tal riguardo, il rinvio ad una legge che stabilisca i principi. In effetti, sul principio di precauzione la definizione giuridica è abbastanza chiara; e anche a livello europeo esiste una definizione, un testo sufficientemente acquisito.
Sugli altri due principi, invece, siamo lontani dal pervenire ad una definizione giuridicamente certa ed acquisita, tanto più dal punto di vista di una fonte primaria come la Costituzione. Peraltro, anche sul principio di precauzione, il noto fisico Tullio Rege, in un articolo apparso sul quotidiano La Stampa (per altri versi non condivisibile), ricordava che vi sono almeno dieci definizioni di principio di precauzione. Allora, dovremmo specificare meglio tale ipotesi; in uno degli articoli della norma, ora all'esame finale, relativa alla Costituzione francese, si definisce proprio il principio di precauzione. In un testo relativo alla prima parte della Costituzione italiana non possiamo limitarci ad un richiamo generico a principi non meglio definiti.
Condividiamo, però, che il principio di precauzione abbia un valore fondante della convivenza e dell'ordinamento giuridico del nostro paese, e quindi ci asterremo su questa votazione. Avremmo sommessamente suggerito ai presentatori di ritirare la loro proposta emendativa, come noi stessi abbiamo fatto per altri nostri emendamenti.

PRESIDENTE. È stato formulato un invito al ritiro dell'emendamento Mascia 1.15. Chiedo ai presentatori se accedano a tale invito formulato dal relatore.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, come ho già ricordato ieri, abbiamo ritirato uno dei due emendamenti di cui sono cofirmatario, mentre insistiamo per la votazione del secondo. Ribadisco semplicemente che non ho cambiato idea e ringrazio comunque il collega Calzolaio per il suo intervento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento emendamento Mascia 1.15, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si è rimesso all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 232
Astenuti 172
Maggioranza 117
Hanno votato sì 13
Hanno votato no 219).


Prendo atto che l'onorevole Gerardo Bianco non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Saluto con piacere gli studenti e gli insegnanti dell'istituto Alessandro Manzoni di Suzzara, in provincia di Mantova (tra l'altro è il mio collegio elettorale) che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Passiamo all'emendamento Calzolaio 1.3.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro fatto dal relatore.

VALERIO CALZOLAIO. Sì, signor Presidente, e chiedo di parlare per illustrarne le motivazioni.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, intervengo su questo e sul successivo emendamento perché entrambi hanno l'obiettivo di integrare il testo approvato dalla Commissione affari costituzionali con il nostro consenso, con un riferimento alle due questioni che hanno visto interventi in discussione generale ed in fase di esame degli emendamenti di diversi colleghi del nostro gruppo e sui quali insisteremo anche in questa seduta: il diritto all'acqua e lo sviluppo sostenibile.
Si tratta di due questioni che riteniamo possano essere utilmente inserite nell'ordinamento costituzionale italiano (anzi ormai ritenevamo che anche l'ambiente fosse inserito come valore costituzionale, grazie al lavoro della Corte costituzionale negli anni Ottanta e Novanta, ma qui viene ad essere formalizzato come diritto dell'ambiente e all'ambiente); infatti, il diritto all'acqua e lo sviluppo sostenibile sono formulazioni che meritano ormai, nei primi anni del 2000, l'inserimento nel testo costituzionale.
Tuttavia, sempre per andare incontro allo sforzo che stiamo producendo, in termini sia di riduzione dei tempi sia di semplificazione del lavoro parlamentare, ritiro entrambi gli emendamenti 1.3 e 1.4, di cui sono primo firmatario, e chiederò invece un voto sulle due questioni (sperando che sia possibile su questo punto ascoltare anche l'opinione di altri colleghi) contenute negli emendamenti Leoni 1.5 e Cima 1.6, che in questa logica mi auguro possano essere valutati positivamente dall'Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Leoni 1.5.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

VALERIO CALZOLAIO. No, Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, chiediamo all'aula di pronunciarsi sull'emendamento Leoni 1.5. Chiedo un po' d'attenzione...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi... C'è un brusio veramente spiacevole! Prego, onorevole Calzolaio, io la ascolto volentieri!

VALERIO CALZOLAIO. Le osservazioni fatte da alcuni colleghi che considerano il testo approvato dalla Commissione equilibrato ed omogeneo sono da me condivise; quindi questo emendamento non nasce dall'idea di stravolgere alcunché. Nel testo approvato dalla Commissione c'è scritto «anche nell'interesse delle future generazioni», e non mi sembra un inciso da inserire nella prima parte della Costituzione. Vi è la parola «anche» che fa presupporre che vi sia qualcosa d'altro, che non viene specificato; vi è l'espressione «interesse delle future generazioni»: si tratta di parole non secche, precise, essenziali, tali da poter essere inserite nella prima parte della Costituzione.
Noi suggeriamo di sostituire le parole «anche nell'interesse delle future generazioni» con le parole «Promuove lo sviluppo sostenibile», in quanto il principio della promozione dello sviluppo sostenibile (già inserito nel Trattato costituzionale europeo, che domani firmeremo, già inserito nel nostro ordinamento giuridico attraverso la ratifica di varie Convenzioni multilaterali dell'ONU, che in quanto convenzioni hanno un carattere più importante della legge ordinaria, essendo infatti regole planetarie) ha il senso di mettere in condizione le future generazioni di non avere meno risorse di quelle attuali. Il concetto è esattamente lo stesso, ma la formulazione risulta più probante, più chiara, più essenziale, più secca, cioè più coerente con il testo proposto.
Mi permetto di ricordare ai colleghi che hanno considerato poco appropriata questa formulazione che oggi il Presidente della Repubblica, in un messaggio reso pubblico ha, fra l'altro, dichiarato: «Le sfide del nuovo millennio sono ardue e molteplici, fra queste lo sviluppo sostenibile è una priorità imprescindibile per la tutela della salute, della qualità della vita e per la crescita economica ed equilibrata del pianeta».
Poi, il Presidente della Repubblica ha fatto altre dichiarazioni coerenti con quella che vi ho appena letto.
Nel concetto di sviluppo sostenibile è compresa la consapevolezza che non bisogna promuovere qualsivoglia crescita economica, ma soltanto quella che non distrugge risorse e che non mette a repentaglio le condizioni di vita e la qualità della vita delle future generazioni. In altre parole, il concetto di tutela dell'ambiente è evolutivo: non significa conservazione statica perché anche l'uomo fa parte dell'ambiente. Ebbene, l'uomo, conscio di farne parte, non promuove attività che distruggono l'ambiente e che limitano le possibilità delle future generazioni.
Insistiamo affinché la formulazione da noi proposta, che ci sembra anche più coerente con il testo proposto dal relatore, venga inserita nella prima parte della Costituzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, per quanto mi riguarda - la mia dichiarazione di voto è impegnativa per chi vuole condividerla, e basta -, non sono d'accordo con l'amico onorevole Calzolaio, il quale mi scuserà se, ritenendo che esso faccia fare un passo indietro rispetto al testo proposto dal relatore, esprimerò un voto contrario sull'emendamento Leoni 1.5, di cui è cofirmatario. Colgo l'occasione per preannunciare che, invece, voterò a favore dell'emendamento Calzolaio 1.6, volto ad introdurre la promozione del diritto all'acqua (in questo modo, signor Presidente, faccio risparmiare tempo).
Ho già cercato di spiegare, intervenendo nella discussione sulle linee generali e sul complesso degli emendamenti, i motivi per i quali l'espressione «sviluppo sostenibile» è criticabile ed intimamente contraddittoria. Certo, la locuzione si legge in alcuni dettati costituzionali ed in atti internazionali di rilievo e, domani, comparirà nel testo della Costituzione europea (che, essendo senza popoli e senza popolo, non condivido; dunque, peggio ancora mi sento); ciò non vuol dire, però, che essa sia giusta, perché il pensiero progredisce, signor Presidente, nonostante le nostre volontà facciano di tutto per farlo arretrare.
Tanti anni fa c'era il paesaggio, una cosa statica: ad esempio, la cartolina di Posillipo con il pino marittimo in primo piano. Giustamente, i Costituenti introdussero la nozione di paesaggio nel dettato attualmente vigente (naturalmente, faccio dell'ironia che ritengo lecita e che non è certamente maliziosa). Successivamente, essendosi sviluppato il pensiero ed essendo stato sollevato il problema di uno sviluppo economico che metteva in discussione la sostenibilità dello stesso rispetto all'ecosistema che ci circonda, venne coniata l'espressione «sviluppo sostenibile».
Più tardi, grazie anche ad un pensiero che va bene al di là dei nostri confini - penso, ad esempio, ad un testo fondamentale degli anni Settanta, opera di uno studioso prematuramente morto, Fred Hirsch -, si introdusse la cultura del limite, che nella comunità scientifica allargata, addirittura a livello di movimenti, diventò una nozione di uso comune. Però, mi pare che abbiamo fatto un passo in avanti quando abbiamo ricondotto il tema della tutela dell'ambiente dentro lo stesso concetto di un nuovo tipo di sviluppo: non abbiamo giustapposto ambiente e sviluppo, ma abbiamo affermato che l'unico, vero, reale sviluppo umano - non misurabile quantitativamente né in termini di PIL - è quello che ingloba, se possibile, la relazione dialettica tra l'uomo e l'ambiente, senza uccidere né l'uno né l'altro.
Ora, io sono affezionato alla definizione testé data; per me, il significante «sviluppo sostenibile» contiene un significato che è del tutto arretrato. Siccome si tratta, adesso, di «scrivere» il testo in un modo o in un altro, abbiamo il dovere di tentare di attingere il punto più alto della riflessione sul tema in discussione.
Ritengo fondate le esposte motivazioni pur dopo aver ascoltato le obiezioni dell'onorevole Calzolaio (fatte sicuramente a buon fine e nello spirito migliore), il quale intenderebbe sostituire un principio che a me pare fondamentale.
Come si fa ad eliminare l'espressione «anche nell'interesse delle future generazioni»? A parte il fatto che quest'espressione è presente in altri dettati costituzionali fondamentali, essa ha anche un preciso significato e il suo valore va di là degli interessi dei costituenti o della loro generazione: tuteliamo e difendiamo l'ambiente non solo per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti, ma anche per coloro che verranno tra molti, molti anni. In ciò sta la forza di una Costituzione la cui validità non può essere messa in discussione da una contingenza o da una maggioranza politica, perché coloro che la scrissero avevano la mente proiettata verso il futuro e lo sguardo, come nell'Angelus Novus di Benjamin, al passato, per apprendere dall'esperienza. Poiché si apprende più dagli errori che dalle buone virtù, apprendiamo dai primi e facciamone tesoro.

PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni...

ALFONSO GIANNI. Per queste ragioni, esprimerò un voto contrario - e mi dispiace - sull'emendamento Leoni 1.5. Naturalmente, voterò a favore dell'emendamento Calzolaio 1.6 per l'introduzione del diritto all'acqua, che è un grande obiettivo posto dal movimento mondiale antiliberista e pacifista. Lo condivido integralmente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, esprimo alcune brevi considerazioni sull'emendamento in esame, anche a nome del collega Boato (lo ringrazio per la fiducia).
Abbiamo avuto modo di ricordare che la questione ecologica ed ambientale nasce da due presupposti acquisiti: la consapevolezza generale del carattere finito delle risorse ambientali e delle risorse naturali e la presa d'atto delle diseconomie esterne, del fatto che la produzione industriale nel suo divenire genera e scarica sulla società i costi dell'inquinamento e produce effetti dannosi sulla salute delle persone; si determina, inoltre, l'uso talvolta esclusivo e privato delle risorse naturali.
Dunque, la consapevolezza della finitezza delle risorse naturali e le diseconomie esterne, nonché la necessità di contrastarle, hanno portato alla formulazione di un maturo diritto dell'ambiente. Nell'ambito di questa consapevolezza, è nato il concetto di «sviluppo sostenibile» sin dalla Commissione Brundland. Tuttavia, con riferimento all'emendamento in esame, la definizione di sviluppo sostenibile è convenzionale ed indica la necessità di integrare - lo ha rilevato con altre parole poc'anzi il collega Alfonso Gianni - le politiche industriali nell'ambito dell'uso, dell'abuso o dello spreco delle risorse ambientali e naturali; quindi, non un rapporto separato - produzione industriale da una parte ed ambiente dall'altra -, ma integrato. È una nozione convenzionale, d'uso, affermatasi, in una certa misura, nelle politiche integrate (a nostro avviso, non si è ancora affermata sufficientemente), più che un principio o un valore.
Diversamente, occorre considerare - e per questo motivo propendiamo per l'opportunità di mantenere nel testo della riforma costituzionale il riferimento alle future generazioni - un dato nuovo della nostra epoca riguardante l'uso orribile dei prodotti della ragione umana e delle acquisizioni scientifiche. Siamo in un'epoca in cui, per la prima volta, vi è la possibilità di creare non danni all'ambiente, ma danni irreversibili al nostro pianeta attraverso un uso non accorto o dissennato delle stesse conquiste del progresso scientifico.
Questi dati non vanno illustrati ulteriormente, perché sono noti, credo, a tutti i colleghi. Abbiamo quindi la possibilità, per la prima volta, di non essere più custodi di ciò che ci è stato consegnato. L'impegno verso il futuro, in questa specifica materia, più che in altre, merita di diventare principio costituzionale. Con queste riflessioni e, dunque, anche con il nostro carico di dubbi e di attenzione, riteniamo più felice la formulazione presente attualmente nel testo in esame e, dunque, ci asterremo sull'emendamento proposto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, intervengo a sostegno dell'emendamento Leoni 1.5. Uno storico inglese, John Mc Neil, ha scritto che il modo in cui nel corso del Novecento, per la prima volta nella storia dell'umanità, il genere umano ha modificato in modo così profondo e spesso devastante gli equilibri naturali si rivelerà probabilmente come l'avvenimento più importante della storia del secolo scorso, ancor più della seconda guerra mondiale o dell'avvento del comunismo o dell'avvento della democrazia o della stessa alfabetizzazione di massa. Ovviamente, questo tema non poteva essere presente, con la consapevolezza che noi abbiamo oggi, a chi scrisse la Costituzione italiana decenni fa; oggi, però, questa consapevolezza deve spingerci ad affermare rigorosamente, non solo la nozione di tutela dell'ambiente, ma anche, al tempo stesso, un principio che ci orienti verso un modello di sviluppo che sia ecologicamente sostenibile.
Ora, la discussione che si sta sviluppando è sull'interpretazione del significato di sviluppo sostenibile. A me sembra che, se l'interpretazione è corretta e coerente e, dunque, non si presta a svuotare il significato più profondo di questo concetto, questo è un principio che ci indica la direzione giusta: quella di integrare le politiche ambientali in tutte le politiche, a cominciare da quelle economiche e industriali, per andare nella direzione di una economia ecologicamente sostenibile. Dunque, affermare questo principio nella Costituzione sarebbe il modo giusto di affacciare la nostra Costituzione sul futuro e sulle sfide più importanti dei prossimi decenni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Laura Cima. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, volevo annunciare che noi ci asterremo su questo emendamento. Ho già spiegato nella discussione sulle linee generali che noi abbiamo ritenuto interessante, quando è emerso, il concetto di limite allo sviluppo del Club di Roma e una buona mediazione - ai tempi del rapporto Bruntland, per far capire che cosa significava coniugare ecologia con economia e non far prevalere sempre le ragioni del profitto su quelle dell'ambiente - quello di sviluppo sostenibile.
Ormai il concetto è stato ampiamente assunto dalla normativa europea, nel linguaggio comune e in tutti i summit, ed è oserei dire anche un po' superato. Esso è stato sottoposto più volte a critiche, proprio per i motivi che i colleghi che mi hanno preceduto esponevano e anche perché è una nozione convenzionale che vuole integrare le politiche industriali con l'ambiente (per questo si è trovata questa definizione, che però vuol dire tutto e nulla).
Allora, noi crediamo che si siano spostati su altri livelli - e ne parlerò dopo quando arriveremo ai nostri emendamenti - gli scontri veri tra il pensiero che il profitto e le leggi di mercato devono prevalere su tutto e invece la preoccupazione ecologistica di preservare gli ecosistemi e questo pianeta per le future generazioni. Ritengo poi importantissimo l'interesse delle future generazioni e ritengo sbagliato togliere tale riferimento dal testo. Noi Verdi siamo nati riprendendo una poesia di un indiano di America che diceva: questa terra non ci appartiene, ma ci è consegnata in prestito dai nostri figli. Quindi, riteniamo che sia molto importante che questo concetto di non egoismo verso le future generazioni, verso l'ambiente e il pianeta che ci ospita sia presente nel testo costituzionale. Questo è il motivo per cui noi ci asterremo sull'emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Leoni 1.5, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 389
Votanti 359
Astenuti 30
Maggioranza 180
Hanno votato sì 149
Hanno votato no 210).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Cima 1.16, sul quale il relatore ha formulato un invito al ritiro.

LAURA CIMA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Cima, poiché è già intervenuta sul complesso degli emendamenti all'articolo unico, posso darle la parola solo se intende annunciare il ritiro dell'emendamento.

LAURA CIMA. Signor Presidente, avevo già fatto presente ai segretari di voler intervenire proprio per annunciare il ritiro dell'emendamento a mia prima firma.

PRESIDENTE. Onorevole, i segretari sono, appunto, segreti... Non me lo avevano detto!

LAURA CIMA. Annunciando il ritiro del mio emendamento 1.16, ricordo come abbia già dichiarato, precedentemente, che considero importantissimo il concetto contenuto nella proposta emendativa in questione; mi pare che il relatore ne abbia anche tenuto conto e che, quindi, risulti agli atti come la non brevettabilità della vita sia da ritenersi la frontiera sulla quale si gioca davvero lo scontro tra due concezioni diverse circa lo sviluppo dell'umanità.

PRESIDENTE. Prendo, dunque, atto del ritiro dell'emendamento Cima 1.16.
Passiamo alla votazione nell'emendamento Calzolaio 1.6.
Chiedo all'onorevole Calzolaio se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento.

VALERIO CALZOLAIO. No, Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, si tratta della proposta emendativa che noi consideriamo più importante nell'ambito della discussione del provvedimento. Infatti, già in Commissione erano state svolte in parte le considerazioni che poi hanno trovato più ampia ed approfondita espressione in Assemblea.
Invece, in Commissione non era stato possibile approfondire il tema del diritto all'acqua; oggi, dunque, insistiamo nel chiedere all'Assemblea di votare - e di approvare - la proposta emendativa che, lo ricordo, vuole solo sostituire, al secondo periodo del capoverso dell'unico comma dell'articolo unico del provvedimento in esame, le parole: «e promuove il rispetto degli animali» con il nuovo seguente periodo: «Promuove il rispetto degli animali e il diritto all'acqua».
Ci sembra che la condizione di sete e di fame di tanta parte del mondo - ma anche la condizione di minaccia di desertificazione e di crescita di siccità nel nostro paese ed in Europa - ci consentano di affermare un diritto alla vita; il diritto all'acqua coincide, per molte popolazioni e per molte comunità, con il diritto alla vita (l'acqua è stata, del resto, nella storia dell'uomo sul pianeta, condizione indispensabile della vita e della sua qualità).
Ovviamente, nel testo del provvedimento, redatto dalla Commissione anche con il nostro contributo e con il nostro consenso, si indica la tutela degli ecosistemi. Anzi, noi rivendichiamo questa formulazione perché il nuovo articolo 117 introdotto dalla modifica del Titolo V della Costituzione parla di ecosistema mentre noi abbiamo molto insistito, in Commissione - incontrando al riguardo il consenso dell'intero collegio - che si utilizzasse il plurale. Infatti, il plurale consente di richiamare il mare e i laghi, i fiumi e le montagne ovvero singoli ecosistemi e, tra questi, anche quelli maggiormente caratterizzati dalla presenza nell'acqua (all'esistenza di ogni ecosistema, peraltro, è essenziale la presenza dell'acqua).
Prevedere in Costituzione il diritto all'acqua consente di affermare il principio della condivisione di un bene comune indisponibile se il suo uso provoca l'impossibilità di uso per altri esseri umani e per altre specie.
Il diritto all'acqua è una affermazione importante in un testo costituzionale; anche a tale riguardo, non intendiamo modificare l'impianto, l'equilibrio e l'omogeneità del testo proposto. Riteniamo, però, che molti colleghi siano sensibili a questo argomento; ricordo, infatti, che in molte Commissioni in passato sono stati presentati e anche approvati, sia alla Camera sia al Senato, sia in questa sia in precedenti legislature, atti di indirizzo sul tema specifico. Ricordo, in particolare, una mozione presentata in Assemblea, che affrontava i vari aspetti concreti necessari per garantire questo diritto. Inserirlo nella disposizione in esame, sarebbe possibile e non altererebbe il quadro; riteniamo e ci auguriamo che, nel dibattito, altri colleghi possano esprimere condivisione per la nostra proposta emendativa e che, quindi, con un voto favorevole, sia possibile ancor più migliorare e qualificare il testo sul quale abbiamo lavorato in Commissione affari costituzionali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo solo per preannunziare la nostra astensione dal voto sull'emendamento in esame, nonché su qualsiasi successiva proposta emendativa. Infatti, pur condividendo le esigenze testè illustrate dal collega Calzolaio nel merito delle problematiche sollevate e che, ovviamente, abbiamo sempre condiviso, riteniamo, tuttavia, che il testo varato dalla Commissione affari costituzionali rappresenti, come abbiamo affermato più volte, un punto di equilibrio, raggiunto con un'ampia convergenza, che debba essere mantenuto.
È questo il motivo per cui ribadisco la nostra astensione dal voto sia sull'emendamento Calzolaio 1.6, sia, qualora dovessero permanere in votazione, sulle successive proposte emendative.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Calzolaio 1.6, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 332
Astenuti 53
Maggioranza 167
Hanno votato sì 131
Hanno votato no 201).


Prendo atto che l'onorevole Pistone non è riuscita ad esprimere il proprio voto e che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo all'emendamento Calzolaio 1.7.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore (Commenti).
Onorevoli colleghi, non capisco tale ostracismo, poiché finora il collega Calzolaio ha illustrato proposte emendative che dovrebbero rientrare nelle finalità complessive del provvedimento! Prego, onorevole Calzolaio.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, sono più sensibile di lei alla «pressione popolare», e pertanto accedo all'invito al ritiro dei miei emendamenti 1.7, 1.8 e 1.9.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo all'emendamento Calzolaio 1.11.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, nell'annunciare che ritirerò sia l'emendamento in esame, sia i miei successivi emendamenti 1.10 e 1.12, vorrei tuttavia spiegarne all'Assemblea i motivi.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Vorrei osservare che nella Costituzione non è indispensabile, ovviamente, rinviare ad una successiva legge costituzionale; tuttavia vorrei precisare che abbiamo voluto presentare le proposte emendative in esame poiché riteniamo che, nell'ambito del testo unificato delle proposte di legge costituzionale, recante principi in materia di tutela dell'ambiente in discussione, sarebbero risultate utili.
Vorrei infatti ricordare che, nel corso delle audizioni informali svolte in sede di Commissione affari costituzionali, incontrando numerosi esperti di diritto costituzionale e studiosi della materia, è emerso come sia difficile, attraverso una semplice integrazione dell'articolo 9 della Costituzione, garantire l'inserimento di principi e valori che sarebbero altrimenti demandati a successive norme di attuazione ed alla giurisprudenza. Ritengo utile, invece, che la Camera si cimenti - anche se sarebbe una scelta quasi inedita nella storia costituzionale della Repubblica - nel tentativo di elaborare un testo che sia sì breve, ma che, al contempo, fissi una volta per tutte i principi di tutela dell'ambiente ai quali far attenere la legislazione ordinaria, quella regionale e la loro compatibilità, dunque prefigurando anche la dinamica giudiziaria nei rapporti con l'ambiente nel nostro paese.
Vorrei pertanto ribadire che abbiamo presentato tali proposte emendative a questo scopo; peraltro, mi permetto di affermare adesso che, se fosse stata intrapresa tale strada, anche alcune delle formulazioni contenute nel testo elaborato dalla Commissione affari costituzionali avrebbero potuto essere evitate, poiché sarebbe stato previsto il rinvio ad una successiva norma di rango costituzionale. Confermo, dunque, il ritiro dei miei emendamenti 1.11, 1.10 e 1.12.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo all'emendamento Cima 1.17.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore.

LAURA CIMA. Signor Presidente, intervengo per annunciare, nello spirito che tutti abbiamo condiviso per rispettare l'accordo, raggiunto in sede di Commissione, di accelerare l'approvazione del provvedimento in esame, il ritiro anche del mio emendamento 1.17. Ritengo, tuttavia, che l'accesso all'acqua per tutti sia effettivamente uno dei nuovi diritti da tutelare, anche a livello costituzionale.

PRESIDENTE. Sta bene.
Avverto che, consistendo il testo unificato delle proposte di legge costituzionale n. 705 ed abbinate di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale, ai sensi dell'articolo 87, comma 5, del regolamento.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 705 ed abbinate)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Signor Presidente, svolgo alcune considerazioni sulla modifica di quest'articolo 9, che noi, come gruppo della Margherita riteniamo particolarmente significativo. Voglio esprimere un grande apprezzamento per il lavoro del collega Schmidt, che ha veramente aiutato a sciogliere un nodo problematico.
Si riteneva che l'articolo riformulato al Senato, così come definito, rappresentasse un vulnus rispetto ad una grande storia e ad una grande tradizione giuridica.
Voglio ricordare che l'articolo 9 fu il risultato di una lunga discussione in sede costituente. Proprio perché nell'articolo 9 vengono recepiti i principi fondamentali delle leggi n. 1497 e n. 1089 del 1939, la nostra Costituzione fu, all'epoca, la sola Costituzione che recepiva, come principio fondamentale, la tutela del patrimonio storico e artistico della nazione. Vi era, tuttavia, un limite culturale forte - voglio essere molto chiaro su tale aspetto -: il paesaggio che venne recepito nel testo costituzionale dai padri costituenti è un paesaggio con una forte connotazione estetizzante. Non vi è solo Santi Romano dietro la formulazione della legge n. 1089 del 1939; vi è Croce. È evidente che l'Italia, così come si presentava nel 1948 ai costituenti era ancora simile a quella che molti inglesi, francesi, americani conoscevano nel corso del «Grand Tour».
È evidente che negli anni Sessanta e Settanta il processo di modernizzazione ha radicalmente cambiato la cultura e l'estetica del paesaggio. È evidente che il paesaggio era figlio di quella cultura della legge n. 1089 e della legge n. 1497 del 1939. Era la cultura del «puntiforme»; il bello come singolarità. Oggi introduciamo un concetto sistemico: l'ambiente, l'ecosistema, la biodiversità. Recepiamo in Costituzione categorie che rappresentano il risultato di un'elaborazione culturale e concettuale. Nel recepire tale procedura, è necessario dare una concezione dinamica e aperta.
Faccio un'ultima considerazione: i processi di territorializzazione delle politiche dei beni culturali e del paesaggio impongono scelte forti. È inimmaginabile, oggi, concepire una politica di tutela del nostro patrimonio culturale a prescindere dal contesto. Se vi è qualcosa che contraddistingue e caratterizza il nostro patrimonio identitario storico e culturale è la mancata soluzione di continuità tra la singola chiesa, il singolo castello, il singolo borgo antico e il paesaggio che li circondano, passaggio che non è frutto di un processo naturale, ma che, a sua volta, è il risultato di un processo antropico forte: è un prodotto artificiale. Ciò vale in modo particolare nel contesto italiano. Oggi, mettiamo assieme questi due componenti: tutela - prescritta nella prima parte dell'articolo 9 della Costituzione - del paesaggio e del patrimonio storico culturale e, con questa significativa e forte innovazione, la sua connessione con l'ambiente (non nell'accezione riduttiva di ambiente naturale, ma nell'accezione sistemica di interrelazione stretta tra identità, patrimonio e storia). Penso sia un aspetto importante, che fa onore al lavoro svolto assieme.
Credo, inoltre, che il metodo di lavoro non sia poi così rilevante, rispetto ai risultati conseguiti. Si è sicuramente lavorato con una cultura ed uno spirito che hanno molto riecheggiato lo spirito dei padri costituenti. Dispiace ricordare che, a volte, vi siano discrasie e contraddizioni tra la delega ambientale - che sarà approvata - e la metodica con cui si è preceduto - ad esempio - nella riforma costituzionale, che ha impegnato pochi giorni fa quest'Assemblea. Questo è un metodo di lavoro diverso.
Ha, poi, ragione il collega Boato, quando sostiene che sbagliano i colleghi che affermano che è la prima volta che viene recepita in Costituzione la tutela dell'ambiente, poiché in realtà, sono già materie non ancora toccate (fortunatamente) dalla revisione dell'articolo 117 della Costituzione. Esse vengono, tuttavia, assunte a principi costituzionali. Penso che ciò sia un grande segno di civiltà, che ci inserisce in una crescita, in un mutamento culturale. Negli ultimi anni si è creato uno spazio giuridico europeo. Non è casuale l'evocazione delle future generazioni. Non è causale l'aver riconosciuto ed evocato che la tutela degli animali, la biodiversità e la tutela dell'ambiente sono elementi comuni di un diritto europeo (penso alle riforme della Costituzione tedesca del 1994 e del 2002 ed al preambolo della Costituzione francese).
Oggi, l'Italia e questo Parlamento si inseriscono a pieno titolo in quel processo di costruzione di uno spazio giuridico europeo. Il lavoro svolto è importante: è un segnale forte e mi auguro che abbia delle ricadute ed una sua declinazione politica conseguente con le politiche pubbliche che questo Parlamento porrà in essere.

PRESIDENTE. Onorevole Colasio, la ringrazio, anche per il modo in cui ha inteso rivolgersi al presidente della Commissione. Succede raramente e, almeno a me, fa piacere cogliere questo dato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, la materia richiederebbe un'ampia dichiarazione di voto che non svolgerò, proprio perché i tempi a disposizione dell'Assemblea sono ristretti. Mi richiamo, quindi, agli ampi interventi in sede di discussione sulle linee generali, nonché sul complesso degli emendamenti svolti dalla collega Laura Cima e da me personalmente. Mi richiamo, altresì, agli interventi svolti oggi molto più brevemente dalle colleghe Luana Zanella e Laura Cima e da me stesso.
Debbo anche dire, però, che condivido molti degli interventi svolti in quest'aula da altri colleghi, sia in sede di discussione sulle linee generali sia sul complesso degli emendamenti sia nel corso dell'esame dei singoli emendamenti. Mi riferisco, da ultimo, al collega Colasio, ma anche agli interventi dei colleghi Calzolaio, Mantini e Alfonso Gianni.
Lo dico perché voglio rendere atto pubblicamente del lavoro svolto al collega Giulio Schmidt, relatore sul provvedimento, e alle molte decine di colleghi, sia dell'opposizione sia della maggioranza, che hanno apposto la loro firma alle otto proposte di legge presentate in questa materia alla Camera, sottoscritte in modo trasversale rispetto agli schieramenti. In forza del contributo di tutti questi colleghi e con il lavoro svolto in sede referente dalla I Commissione abbiamo potuto sottoporre all'Assemblea un testo che, in qualche modo, ha retto all'esame da parte della stessa Assemblea. Gli interventi e le proposte emendative, che non sono state approvate o sono state ritirate, hanno comunque arricchito il dibattito. Serviranno anche al successivo interprete i lavori preparatori di questo importante arricchimento costituzionale, per cui si aggiunge soltanto un nuovo terzo comma all'articolo 9 della Costituzione, che nei due commi oggi in vigore resta intatto ed integro, con una sua sacralità laica sul piano storico, che abbiamo inteso mantenere. Questo lavoro costituisce una svolta straordinaria nel nostro paese, dal punto di vista culturale e giuridico-costituzionale. Mi auguro che anche il Senato, nella nuova prima lettura, possa condividere il lavoro che abbiamo svolto in modo così ampio e concorde alla Camera.
Preannuncio, quindi, con soddisfazione il voto favorevole del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo, che si unirà al voto favorevole della gran parte e, mi auguro, della totalità dell'Assemblea (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).



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