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Camera dei deputati - resoconto della seduta del 9 novembre 2004 (bilancio dello Stato)
2004-11-09

(Esame dell'articolo 14 - A.C. 5311)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 14, con l'annessa tabella n. 14 (vedi l'allegato A - A.C. 5311 sezione 13).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo state presentate proposte emendative, passiamo alla votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, il voto contrario del nostro gruppo sull'articolo in esame e sulla tabella n. 14 si giustifica con il fatto che il Ministero per i beni e le attività culturali si trova definanziato addirittura per 44 milioni di euro. Colgo tuttavia l'occasione della presenza del ministro Urbani per effettuare alcune riflessioni di carattere più generale sullo stato e sull'andamento di questo devastato ministero.
Signor ministro, lei, negli ultimi anni, ha molto spesso minacciato di dimettersi, per esempio, nel caso in cui fosse stato tagliato il FUS (Fondo unico per lo spettacolo). Questo è proprio quello che è successo con la legge finanziaria approvata lo scorso anno, con la cosiddetta manovrina di assestamento ed ora, nuovamente, con la legge finanziaria per il 2005. Ci troviamo, per esempio, nella situazione paradossale che la sua legge di riordino del credito cinematografico, appena approvata, non ha le «gambe» materiali per marciare, dato che viene a mancare la fonte principale di finanziamento. Lo stesso discorso possiamo farlo per il teatro, per il quale solo in ottobre, cioè a stagione quasi terminata, ha ricevuto l'indicazione del 25 per cento di taglio dei finanziamenti del FUS, con l'impossibilità di gestire qualsiasi stagione.
Anche in questo caso, signor ministro, il famoso tetto del 2 per cento (è già assurdo dal punto di vista della sua filosofia e concezione generale, ma non vorrei discutere su tali temi, perché li abbiamo già affrontati in sede di discussione sulle linee generali del provvedimento) non è previsto per il Ministero per i beni e le attività culturali.
Ministro Urbani, il disegno di legge finanziaria prevede un incremento di risorse per il suo ministero solo dell'1,4 per cento; si dovrebbe avere il coraggio e la forza di difendere in Consiglio dei ministri una parità di trattamento che, almeno, darebbe il segno di quanto questo Governo e questo ministero abbiano da dire su un settore nevralgico e strategico.
Sono state, inoltre, approvate norme, che abbiamo contrastato e che continuiamo a contrastare in modo duro (come il nuovo codice dei beni culturali, la norma sul silenzio-assenso, la delega in materia ambientale), scaturite da riforme che, per la loro caratteristica e specificità, proprio perché soggette alla verifica, al controllo, hanno bisogno di un numero molto più ampio di personale addetto, nel contesto di questa nuova concezione dinamica della tutela.
Da questo punto di vista, il fatto che non vi sia né la previsione del consolidamento della posizione dei precari del Ministero per i beni e le attività culturali né quella di nuovi concorsi, con riferimento, soprattutto, a quelle figure professionali che, sempre più, si stanno affermando in questo settore, è un altro elemento che lascia sconcertati.
Abbiamo contestato il fatto di eliminare le modalità di una vecchia burocrazia per verificare le forme della tutela da un certo punto (comunque, può rappresentare un passo in avanti), ma ciò necessita di più risorse, più personale, più specializzazione, più tecnica e più competenza.
Ministro Urbani, vi è poi la vicenda dell'Arcus. Si tratta di un organismo che abbiamo contestato perché esternalizza certe funzioni e consegna ad una logica poco trasparente ciò che, a nostro avviso, doveva restare un principio di vera e propria direzione politica del Ministero per i beni e le attività culturali.
Questo ente doveva in qualche modo intercettare il 3 per cento dei fondi destinati alle grandi opere infrastrutturali, ma, con questo disegno di legge finanziaria, non saranno previsti quei finanziamenti. Dunque, se, in qualche modo, il taglio del FUS poteva essere compensato da un'altra fonte, oggi sappiamo che è una pura finzione, perché non vi saranno risorse. Il disegno di legge finanziaria prevede 50 milioni di euro per le grandi opere nel prossimo triennio. Questo è quanto voi prevedete per i beni culturali.
Signor ministro, lei ha detto ieri una cosa interessante e gliene voglio dare atto: forse, l'emendamento presentato dalla sua maggioranza sul condono per i furti archeologici non va bene. È l'unica cosa su cui siamo d'accordo e spero che manterrà questa sua posizione anche nei prossimi giorni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Duilio. Ne ha facoltà.

LINO DUILIO. Signor Presidente, non vorrei ripetere le cose già dette dalla collega Grignaffini. Vorrei semplicemente sottolineare al ministro, considerato che abbiamo la fortuna di averlo in aula - e lo ringrazio perché ciò dimostra sensibilità nei confronti del Parlamento -, che, in tutte le sedi più svariate, soprattutto nella convegnistica, in particolare quella qualificata, esaltiamo le caratteristiche del nostro paese sul piano storico, culturale e paesaggistico.
Se vi è una risorsa nel nostro paese di cui possiamo andare fieri e che bisognerebbe valorizzare e tesaurizzare è quella su cui insiste la competenza del suo ministero.
Non lo dico per crocifiggerla, signor ministro; tuttavia, ci deve consentire di osservare, in sede di approvazione del bilancio - poi vedremo cosa ci direte in sede di discussione della legge finanziaria -, che la condizione in cui è ridotto il Ministero che dovrebbe agire per valorizzare il patrimonio inestimabile esistente nel nostro paese è veramente risibile e non ci consente di produrre un valore aggiunto - mi esprimo in termini economici - per realizzare tutto ciò che sarebbe necessario.
Mi astengo dal fornire indicazioni che potrebbero essere concrete e anche simboliche. Resta il fatto che ogni volta che, ci si rivolge ad una sovrintendenza per valorizzare qualcosa, ci si sente dire che non ci sono soldi; resta il fatto che, ogni volta che intendiamo intervenire, riscontriamo a valle, a maggior ragione in una situazione di enti locali che non sono in grado di operare spese per investimenti, che non riusciamo a valorizzare il patrimonio come si dovrebbe.
Mi pare che stigmatizzare l'esistenza di una tabella che non prevede alcunché in termini di miglioramento di questa condizione sia doveroso da parte di un'opposizione che ha a cuore le sorti del nostro paese.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco...

TITTI DE SIMONE. Presidente, avevo chiesto di parlare!

PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, non mi era stato segnalato...
Sta bene, revoco l'indizione della votazione.
Prego, onorevole Titti De Simone, ha facoltà di parlare.

TITTI DE SIMONE. Scusi, Presidente, non è mica un favore che lei ci fa!

PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, le ho già detto che può intervenire. Ho anche revocato l'indizione della votazione per consentirle di parlare...

TITTI DE SIMONE. Presidente, d'accordo, ma credo sarebbe opportuno, in certi momenti, avere - come dice un noto detto - calma e sangue freddo...
Vista la presenza del ministro in aula, approfitto per svolgere alcune considerazioni su un punto tutt'altro che irrilevante, vale a dire quello riguardante la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio storico, architettonico e culturale, al fine di garantire uno sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro paese che non sia legato ad una cultura mercantile, quanto piuttosto alla piena valorizzazione di ciò che abbiamo di più prezioso, ovvero la nostra storia.
Mi associo alle preoccupazioni evidenziate dai colleghi che mi hanno preceduta. Infatti, nel disegno di legge di bilancio, per quanto riguarda il Ministero dei beni e delle attività culturali, non vi sono risorse aggiuntive a fronte del verificarsi di una vera e propria emergenza del settore dello spettacolo, che versa in una condizione gravissima. Mi riferisco, in particolare, all'intero settore del teatro, che più volte ha espresso preoccupazioni in ordine alla sopravvivenza di compagnie stabili e di produzioni indipendenti.
Vorrei ricordare la denuncia dei teatri di arte contemporanea - della quale sicuramente il ministro sarà a conoscenza, visto che gli è stata indirizzata una precisa lettera in proposito - relativa alla perdita di 350 mila euro.
Tra l'altro, si tratta di fondi già stanziati, il cui taglio ha messo in stato di emergenza e in discussione la programmazione che attiene al settore del teatro, in particolare la ricerca per l'infanzia e per i giovani. È una delle questioni più importanti e rilevanti all'interno del nostro teatro d'arte contemporanea.
A questo si aggiungono la situazione del cinema e i tagli al FUS che continuano a susseguirsi, di finanziaria in finanziaria. In proposito, siamo curiosi di capire cosa succederà nella finanziaria che stiamo esaminando e ci auguriamo che il nostro grido di allarme venga preso in considerazione. Inoltre, ci sono tagli alle risorse e la previsione di una continua precarizzazione dei lavoratori dei beni culturali, che vedono ancora una volta disegnato per loro un futuro del tutto incerto, in una situazione di instabilità e incertezza. Invece, sarebbe stato opportuno prevedere per loro finalmente un quadro di assunzioni che ridarebbe al settore possibilità di sviluppo, fornendo al pubblico e alla collettività un'offerta diversa rispetto a quella finora proposta, in un circolo virtuoso tra Stato, regioni ed enti locali.
A tutto ciò si aggiunge la privatizzazione di ampi settori e risorse. Mi riferisco alla questione dell'Arcus e alla svendita di pezzi del nostro patrimonio. Inoltre, signor ministro, faccio riferimento anche alla caduta incredibile dovuta alla presentazione dell'emendamento dell'onorevole Carlucci. In proposito, ho letto le sue dichiarazioni. La conosco come una persona di buon senso e mi auguro che sia in grado di bloccare un'operazione che segnerebbe davvero il de profundis per il nostro patrimonio culturale. Esso non può essere messo alla mercè di una svendita incondizionata, secondo una logica di basso profilo mercantile come quella avanzata dall'emendamento Carlucci.
L'intero quadro, quindi, alimenta da parte nostra fortissime preoccupazioni. Si delinea una situazione di instabilità in questo settore che, francamente, avrebbe bisogno di altre risposte, di altre politiche, di altri investimenti e di altre prospettive. Esse non sono presenti in questa manovra e per tali ragioni il gruppo di Rifondazione comunista esprimerà voto negativo sull'articolo in oggetto. Inoltre, in sede di legge finanziaria presenterà emendamenti per tentare di invertire tale tendenza.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti della terza classe, sezioni B e C, della Scuola media Settembrini di Roma, presenti in tribuna.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, vorrei cogliere l'occasione, davvero rara, della presenza del ministro per sottoporre alla sua attenzione la drammaticità della situazione dei beni storico-culturali, in particolare nel Mezzogiorno. Signor ministro, a lei certamente non sfugge la necessità e l'urgenza di un piano organico per lo sviluppo e la tutela dei beni storico-culturali. Questi rappresentano un punto di forza per lo sviluppo dell'intero Mezzogiorno.
Signor ministro, non so se lei si è mai recato nella mia piccola regione, in Basilicata, e se conosca la grande ricchezza del suo patrimonio, su cui la regione conta molto per sviluppare l'economia e il turismo, e non solo la cultura. Mi auguro che si faccia carico di proporre al Parlamento un organico piano di intervento nell'intero Mezzogiorno, perché di questo si ha bisogno. Altrimenti, alle carenze del suo ministero, si aggiungeranno i tagli previsti in sede di legge finanziaria per altri settori, quale quello industriale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.



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