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Seduta della Camera del 15 novembre 2004 (legge finanziaria - art. 30)
2004-11-15



(per il testo dell'articolo e degli emendamenti cliccare qui )


(Esame dell'articolo 30 - A.C. 5310-bis)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 30 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 5310-bis sezione 8).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Colgo l'occasione rappresentata dall'esame dell'articolo 30 per svolgere una serie di considerazioni sulla politica culturale nel nostro paese. Prendo atto con favore che il collega Gianfranco Conte ha ritirato il suo articolo aggiuntivo 30.01, che probabilmente necessitava di una sede diversa di esame. Effettivamente il problema citato in tale proposta sussiste, ma correlarlo alla legge finanziaria non mi sembra né il luogo né la modalità corretta per discuterlo.
L'articolo 30 ci permette - in controluce - una serie di riflessioni sulle politiche dei beni culturali. Il ministro Urbani ha reiteratamente dichiarato l'assoluta centralità strategica delle politiche dei beni culturali nel nostro paese. Vorrei ricordare un fatto: per tutto il 2003 il ministro Urbani ha dichiarato al Giornale dell'arte, ma anche nelle sedi pubbliche e istituzionali, che il bilancio e le risorse per il suo settore avrebbero conosciuto un forte e significativo incremento. Il ministro Urbani ha parlato reiteratamente di un adeguamento strategico delle risorse allocate alla consistenza del patrimonio culturale.
Vedo il sottosegretario Pescante in aula. Ricordo che proprio il sottosegretario Pescante, a nome del Governo, ha presentato alla VII Commissione un documento che, di fatto, sanciva un tale incremento sostanziale di risorse. Voglio ricordare ai colleghi perché stiamo parlando di risorse rilevanti. Si diceva, infatti, che per il 2003 e il 2004 vi sarebbero stati tra i 1.000 e i 1.500 milioni di euro aggiuntivi per le politiche dei beni culturali del nostro paese. Vorrei ricordare ai colleghi che il bilancio complessivo dei beni culturali di quest'anno è di poco superiore ai 2.200 milioni di euro.
Con ciò intendo riferirmi all'ano 2002, quando abbiamo affrontato l'ipotesi dell'aliquota aggiuntiva del 3 per cento sulle infrastrutture, da canalizzare verso le politiche dei beni culturali. Ebbene, in Consiglio dei ministri qualcuno di voi, non so bene chi, forse il ministro Tremonti, ha raccontato allora al ministro Urbani che vi sarebbe stata la possibilità di allocare il 3 per cento delle risorse per le infrastrutture a favore del patrimonio dei beni culturali. Lo abbiamo evidenziato già in sede di discussione, lo ricordo ora al relatore Crosetto, il quale ci invita ad individuare delle priorità strategiche. Siete voi, in realtà, che vi dovete chiarire, perché avete fatto credere al ministro Urbani che avrebbe avuto a disposizione il 3 per cento dell'intera tabella F. Avreste dovuto spiegare al ministro Urbani, ai suoi funzionari e allo staff del Ministero per i beni culturali, che non si stava parlando dell'intera tabella F ma delle somme indicate dall'articolo 13 della legge 166 del 2002. Allora, colleghi della maggioranza, a fronte dei 1.000, 1.500 milioni di euro, sapete qual è la cifra reale con cui ci si confronta quest'anno? Si tratta di 55 milioni di euro! Qual è stata la conseguenza politica di questa leggera distorsione di cifre: mille e millecinquecento milioni di euro contro i reali 55 milioni di euro aggiuntivi alla ARCUS? È stata quella che il ministro Urbani non è stato messo nelle condizioni politiche di esercitare la sua funzione; non è forse un incidente di percorso che il ministro Urbani a luglio abbia dichiarato: «o ho le risorse o mi dimetto»! L'intelligenza politica avrebbe voluto che si dimettesse perché la discrasia è tale che il ministro Urbani... Lo stesso presidente Adornato, altri colleghi in quest'aula, hanno preso impegni, non solo con il Parlamento ma esterni. Penso al collega Guglielmo Rositani, che ha dichiarato che eravamo nelle condizioni di portare a termine - lo dico a Rositani - la legge quadro sullo spettacolo con i soldi della ARCUS (mille e millecinquecento miliardi); eravamo nelle condizioni di approvare la legge sul libro (lo dico al presidente Adornato: 100 miliardi), ma tutto ciò avrebbe avuto una declinazione operativa, in termini di politiche pubbliche grazie ai mille, millecinquecento miliardi della ARCUS.
Voi capite che non è serio, non è dignitoso per un ministro come Urbani, che gli si vada a dire che ha a disposizione risorse che poi di fatto non ha, anche perché il dramma non l'ha raccontato a noi, ma al paese, agli operatori. Dunque, il problema delle risorse mi pare non sia stato adeguatamente affrontato.
Nel DPEF del 2002, sempre forte di questa assunzione di risorse strategiche, il povero ministro Urbani ha dichiarato: «Porterò l'incidenza delle politiche delle risorse allocate per le politiche dei beni culturali all'1 per cento del PIL». Noi, francamente, ci saremmo accontentati dell'1 per cento del bilancio della spesa pubblica: siamo allo 0,42 per cento; l'Ulivo l'aveva portato allo 0,52 per cento, e lo stesso ministro Urbani lo riconosce.
Vi è un altro aspetto che va affrontato; non vi è solo quello delle risorse, ma anche quello del rapporto tra centro e periferia e quello, specificamente affrontato dall'articolo 30, dei rapporti tra pubblico e privato nella gestione dei beni culturali.
Per quanto concerne i rapporti centro e periferia non dico nulla, c'è poco da dire: non siete stati nelle condizioni, attraverso la ridefinizione del codice beni culturali, di ripensare le politiche dei beni culturali, assumendo una centralità dei governi territoriali quali soggetti della tutela.
Lo dico poi ai colleghi della Lega, che non ho sentito spendere una parola, quando in questa sede abbiamo parlato di devolution, riguardo alla ridefinizione dei rapporti centro e periferia in tema di tutela e di valorizzazione. Non avete detto una parola: questo è grave! Al contrario...! Ma i beni culturali sono l'espressione dell'identità di un territorio. Sulle politiche dei beni culturali al contrario, con l'abrogazione nel vostro disegno costituzionale del comma 3 dell'articolo 116, avete precluso la possibilità a quelle regioni che avrebbero voluto e potuto gestire autonomamente la tutela di negoziare poteri aggiuntivi in termini di tutela dei beni culturali. Questo avete fatto sui beni culturali!
Per quanto concerne il rapporto con i privati, occorre dire che, dalla legge Ronchey in poi, nel nostro paese lo si è ridefinito. Abbiamo cominciato, fortunatamente, ad avere dei servizi aggiuntivi che hanno visto i privati svolgere un ruolo strategico.
Ebbene, oggi sul Il Sole 24 Ore vi è una dichiarazione importante: Confcultura dice che i privati sono messi nelle condizioni di abbandonare i servizi aggiuntivi. Ve lo vorrei ricordare: abbiamo parlato a sproposito della Patrimonio. Vorrei ricordare ancora l'articolo 22 della legge finanziaria 2002, in cui avevate previsto che un privato, per poter gestire un bene culturale, avrebbe dovuto anticipare il canone per un quinquennio. Non avete un rendiconto su questo, perché nessun privato lo ha accettato!
Vi è un altro aspetto che ci sta cuore: noi, come Ulivo, con la legge n. 342 del 2000, che è l'ultima legge finanziaria del centrosinistra, abbiamo recuperato risorse per 400 miliardi come deduzione per le imprese che investono in politica dei beni culturali. Avete utilizzato poco e male questa possibilità!
Noi, nel riscrivere, e vengo al quid politico, l'articolo 30 oggi in discussione, vi diciamo che occorre estendere la deduzione fiscale anche ai privati; abbiamo fatto questo perché è evidente che nel nostro paese, se si vuole avere un rapporto virtuoso pubblico e privato nella gestione dei beni culturali, dobbiamo creare opportunità di gioco, non solo per il sistema di impresa, ma anche per il sistema privato, per i singoli cittadini, sul modello americano che voi spesso evocate, ma che non siete nelle condizioni pratiche di trasformare in politiche pubbliche. Questo è il dato politico.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 20,57)

ANDREA COLASIO. Oggi, sebbene non conosciamo ancora il parere della Commissione sulla riformulazione globale - se così possiamo dire - che noi del centrosinistra proponiamo dell'articolo 30, vi diciamo che siamo favorevoli ad un rapporto virtuoso tra pubblico e privato.
L'articolo 30 stabilisce che il patrimonio culturale immobiliare non gestito correttamente può essere dato in concessione ai privati a determinate condizioni. Qual è l'errore metodologico? La disposizione è scritta male ed in fretta, non definisce garanzie e tutele e, di conseguenza, rischia di rivelarsi inefficace, improduttiva di effetti. Abbiamo tentato di riscriverla allo scopo di far sì che essa sia funzionale anche alle esigenze degli operatori che intendano adeguatamente investire nel nostro patrimonio culturale. Francamente, così com'è scritta, la norma definisce un principio corretto, ma non lo declina adeguatamente.
Dispiace veramente che non siano presenti il ministro Urbani o il sottosegretario Bono, ai quali esprimo, comunque, tutto il mio apprezzamento, perché sarebbe stato opportuno, in questa sede, un dibattito più franco e corretto su una declinazione reale delle politiche dei beni culturali nel nostro paese.
Spesso e volentieri avete affermato la centralità del patrimonio culturale in termini identitari. Perciò, ci rammarica dover prendere atto del fatto che tale asserita centralità non è stata posta in correlazione con le vostre politiche pubbliche vuoi in termini di allocazione di risorse vuoi sul versante della ridefinizione dei rapporti tra centro e periferia. Quel che è peggio, avete dimostrato l'incapacità assoluta a far sì che il privato, in coerenza con il principio di sussidiarietà, trovasse l'opportunità di diventare, con le sue risorse, attore e soggetto strategico delle politiche di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carli ne ha facoltà.

CARLO CARLI. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, prendiamo atto con soddisfazione del fatto che le nostre sollecitazioni e l'incalzare forte dell'opposizione e dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale hanno fatto sì che il centrodestra - l'abbiamo appena appreso dalla voce del collega Gianfranco Conte - ritirasse un articolo aggiuntivo che costituiva una vera e propria vergogna internazionale (Commenti del deputato Gianfranco Conte)!
Già ci indicano come il paese dei grandi condoni: da quello edilizio si sarebbe passati, ora, anche a quello dei reperti archeologici illegalmente detenuti! Fortunatamente, l'azione parlamentare, l'opinione di illustri studiosi - ed anche di collaboratori del ministro Urbani - hanno fatto in modo che la suddetta proposta, che sarebbe tornata a vergogna, cari colleghi, non solo della maggioranza, ma dell'intero paese, venisse ritirata. Speriamo non si tratti di una «ritirata» temporanea fatta allo scopo di riproporre la disposizione in un secondo momento. Sappiate, comunque, che noi saremo qui a vigilare e, se occorrerà, a fare opposizione: se, per caso, ci doveste ripensare, vi faremo ancora sentire - alta e forte - la nostra voce!
L'articolo 30 in parola offre una precisa testimonianza di come il Governo di centrodestra consideri il restauro dei beni culturali e di quale impegno finanziario possa contare questo importante settore che rappresenta un patrimonio dell'umanità, una grande risorsa culturale del nostro paese e - permettetemi di notarlo - anche una grande risorsa economica. Si tratta di un volano di sviluppo importantissimo, al punto tale che il ministro dei beni culturali fa parte del CIPE. Ciò grazie all'impegno del precedente Governo di centrosinistra e, in particolare, dei ministri Veltroni, Vicepresidente del Consiglio, e Melandri, i quali seppero procurare al settore dei beni culturali non solo l'attenzione di tutto il Governo e di tutta la maggioranza, ma anche un grande impegno sul piano finanziario.
Oggi, cercate di trasferire la responsabilità dello Stato di intervenire sui beni di sua proprietà ai privati che hanno in uso i beni immobili dello Stato. Si tratta di un'operazione pericolosissima. Infatti, in base all'attuale formulazione dell'articolo 30, vi è il forte rischio che tali beni diventino, attraverso varie forme, quali l'usucapione, di proprietà dei privati. Inoltre, avete emendato l'articolo 30, introducendo, non solo i beni dello Stato, ma anche quelli degli enti locali e delle regioni. Per questo motivo, nei prossimi anni rischiamo di assistere al passaggio della proprietà di questo grande ed inestimabile patrimonio dallo Stato ai soggetti privati; tale passaggio potrebbe comportare una forte riduzione della fruibilità e della potenzialità dei beni culturali come volano economico in ogni località. Non mi riferisco soltanto ai grandi beni culturali, quali il Colosseo, i Fori imperiali e via dicendo. Il nostro paese è ricco di beni culturali diffusi su tutto il territorio; è l'intero patrimonio culturale conosciuto in tutto il mondo che rende ricco il nostro paese, anche le località più lontane dal centro le cui peculiarità costituiscono la testimonianza dell'antica civiltà del nostro paese, nelle varie fasi storiche, artistiche e culturali.
Oggi, rischiamo di trasferire questi beni nelle mani dei privati. Nella vostra formulazione non sono tenuti in considerazione in maniera adeguata i provvedimenti che voi stessi avete approvato, come il codice dei beni culturali e paesaggistici, più noto come «codice Urbani»; inoltre, viene stravolto il decreto su cui al Senato è stata posta la questione di fiducia da parte del Governo (altrimenti, sarebbe stato problematico per la maggioranza approvarlo). Avremo modo di discutere di questo grande stravolgimento al momento opportuno.
L'articolo 30 del disegno di legge finanziaria è sbagliato e pericoloso e non tiene conto delle leggi che avete approvato. Rispetto a questo tema, assumiamo un atteggiamento propositivo. Vi chiediamo la riformulazione. Ancora non ho sentito il parere del relatore (lo esprimerà successivamente) sulla nostra riformulazione che potrebbe essere accettata; anzi, invito il relatore ed il Governo ad esprimere su di essa un parere favorevole, perché cerca, attraverso le forme che le leggi prevedono e che qui vengono rafforzate, di incoraggiare i privati ad investire nel campo del restauro. Certamente, il tema al nostro esame è molto importante e noi prevediamo di agire su due filoni. Da un lato, quello della leva fiscale, con la deducibilità e la detrazione degli investimenti in questo settore, dall'altro, attraverso le cosiddette donazioni liberali, che possono essere un grande incentivo, un grande incoraggiamento per chi - imprenditori, per esempio - intende investire, affinché un'opera che ha bisogno di essere restaurata possa avere, con l'iniziativa di investimento del privato, la possibilità di recuperare il suo antico splendore, affinché possa essere nuovamente goduta dai cittadini, dalle scolaresche, dal mondo intero. Perché di questi patrimoni si tratta.
Allora, riteniamo possa essere accolta la nostra riformulazione, che, anche dal punto di vista del contratto di locazione, prevede una disciplina precisa, perché non si porti colui che investe nella condizione poi di rivendicare la proprietà del bene. Anche questo è uno dei temi che noi discipliniamo attraverso i nostri emendamenti, in modo da dare maggiori assicurazioni e garanzie affinché questo bene, pur gestito dal privato, rimanga di proprietà dello Stato, delle regioni e degli ente locali (perché la vostra integrazione emendativa riguarda anche i beni dei comuni e degli enti locali), come un bene pubblico, come un bene dell'umanità, dal punto di vista della testimonianza della civiltà, della cultura, del suo godimento.
Noi in questo modo diamo un contributo propositivo. Mi sembra che voi proseguite su quella strada che avete già intrapreso qualche anno fa con il vostro Governo, con la costituzione della Patrimonio Spa, che mette a grave rischio il nostro patrimonio, abbassando fortemente il compito di tutela che spetta allo Stato (secondo la Costituzione). Oggi, con questa Spa, veramente si crea un grave danno.
Qui non vediamo il ministro Urbani e nessun sottosegretario; non so se il sottosegretario Vegas sia in condizione di darci dei ragguagli circa il 3 per cento degli investimenti nelle opere infrastrutturali previsti dalle legge finanziaria 2002, che già noi contestammo a suo tempo, perché ritenevamo che quella formulazione fosse inefficace, non portasse alcun beneficio agli investimenti nel settore dei beni culturali e neanche in quello dello spettacolo. Noi lo contestammo duramente e oggi voi non siete in grado di dirci quanti investimenti provengano da quella norma del cosiddetto 3 per cento degli investimenti in campo infrastrutturale, quante di quelle cifre sono destinate al campo culturale, agli investimenti per le attività di spettacolo e così via.
Allora, di fronte ad una tale inadeguatezza, di fronte ad una richiesta pressante di interventi nel campo del restauro, dei bene culturali più in generale, della attività dello spettacolo, degli archivi, delle biblioteche, nonostante oggi in modo particolare gli archivi siano a forte rischio di chiusura in diverse località italiane, voi che cosa proponete? Non maggiori investimenti, anzi, minori investimenti e, addirittura, prevedete una norma che trasferirà poi con molte probabilità molti beni del nostro paese nelle mani dei privati.
Chiedo al relatore, al Governo e a tutta la maggioranza di esaminare attentamente le nostre proposte emendative, utili ed importanti per la salvaguardia ed il godimento dei nostri beni culturali. (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


PRESIDENTE. Avverto che, a seguito dell'approvazione, nella seduta del 9 novembre scorso, dell'emendamento Boccia 1.1, risultano preclusi, per sopravvenuta incapienza della copertura, i seguenti articoli aggiuntivi: Agostini 30.02; Tocci 30.04, 30.06, 30.08, 30.012 e 30.015.
È la nemesi: l'onorevole Tocci vittima dell'onorevole Boccia!
Non essendovi altri iscritti a parlare, invito il relatore ed il Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite all'articolo 30.

GUIDO CROSETTO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione propone l'accantonamento dell'articolo aggiuntivo Alberto Giorgetti 30.020; la Commissione esprime, quindi, parere contrario su tutti le restanti proposte emendative.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIUSEPPE VEGAS, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere conforme a quello espresso dal relatore; intendo, però, assicurare gli onorevoli intervenuti che il metodo descritto in questo articolo del disegno di legge finanziaria serve a cercare di rendere in qualche modo fruibile un capitale culturale che altrimenti rischierebbe di andare disperso o rovinato. Non si tratta assolutamente di un metodo per perdere la proprietà e la fruibilità pubblica di tale patrimonio; anzi, serve appunto ad assicurare il patrimonio comune e la sua fruibilità.
Mi si consenta poi di ricordare - a proposito nella socializzazione ovvero della via societaria alla gestione da beni culturali - che la Sibec Spa non è certo invenzione di questo Governo ma del precedente, come anche le società di gestione degli scali di Pompei.
Quindi, se la strada delle società è già stata aperta, forse adesso viene migliorata e resa più efficiente (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale ).

ANDREA COLASIO. Chiedo di parlare a tale riguardo, Presidente.

PRESIDENTE. Non posso darle la parola, onorevole Colasio, perché non si tratta di dichiarazioni del Governo ma, piuttosto, di una argomentazione, manifestata in sede di espressione dei pareri, circa la conformità al parere del relatore.
Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 30.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. La ringrazio, Presidente.
Intervengo per ricordare al sottosegretario, e a tutta l'Assemblea, che, se la strada è veramente quella - prevista da questo articolo 30 - di rendere maggiormente fruibile il patrimonio culturale; di avere la possibilità di intervento di privati - però, nel rispetto di regole e di principi che garantiscano la fruibilità pubblica -; di dare la priorità non solo ai soggetti privati ma anche a quelli pubblici quali enti locali e fondazioni; di rispettare almeno quel limite del codice dei beni culturali che avete appena approvato - e che in questa sede smentite -; di ricordare l'articolo 9 della Costituzione, che circa la tutela relativa esprime una configurazione inalienabile da parte dello Stato; ebbene, se è tutto questo quanto volete fare, non avete che una sola possibilità. Approvare le nostre proposte emendative che riscrivono il vostro testo; un testo, il vostro, che fa semplicemente cassa, sul presupposto che solamente i privati garantiscano la possibilità del restauro.
È una disposizione mal scritta, che non produrrà né risparmio né tutela (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Colasio. Ne ha facoltà.

ANDREA COLASIO. Colgo l'occasione offertami da questo intervento per rivolgere una precisazione al sottosegretario Vegas; veda, sottosegretario, l'oggetto del contendere non è ciò cui lei faceva riferimento.
È vero che Sibec e Sicobac, precedentemente già ideate da Veltroni, successivamente sono state presentate anche dalla vostra maggioranza. Ma il rapporto pubblico-privato non è in discussione, tant'è che, in questa sede, spesso e reiteratamente abbiamo ricordato come Venezia e Roma, con il sistema del global service, abbiano definito una forma di rapporto pubblico-privato per la gestione di sistemi museali molto più avanzata di quella da voi proposta. Non è questo l'oggetto del contendere; da lei mi aspettavo un'altra risposta. Poiché il ministro Urbani, per due anni, ha reiteratamente dichiarato sia alla stampa, sia nelle sedi istituzionali che l'aliquota del 3 per cento sulle infrastrutture era pari ad una somma di 1000 - 1.500 miliardi di vecchie lire, lei capisce che ciò fa la differenza in ordine al quantum di risorse disponibili.
La risposta che lei ci doveva fornire, sottosegretario Vegas, non avrebbe dovuto essere nel merito di un rapporto pubblico-privato che, se è virtuoso, riteniamo dinamico e propulsivo. Vorrei solo rilevare che il vero punto politico è che sono venute meno ingenti risorse. In realtà, infatti, se esaminiamo la «tabellina» che il ministro Urbani ha presentato in VII Commissione, si parlava, nel quadriennio, di 2.500 milioni di euro, vale a dire qualcosa come 5 mila miliardi di vecchie lire! Si tratta di una vera follia, e sono documenti che voi avete presentato!
Ribadisco che, se fosse stato vero, saremmo stati pronti a sottoscriverlo; vorrei ricordare, al riguardo, che, tra gli articoli stralciati dal disegno di legge finanziaria in esame, vi era anche quello - che lei conosce bene - che ridefiniva tale aliquota, elevandola dal 3 al 5 per cento. Ciò è accaduto perché avete semplicemente preso atto che avete raccontato un sacco di fandonie: infatti, da un lato avete assunto la centralità delle politiche dei beni culturali ed avete convinto il povero ministro Urbani che aveva che risorse a disposizione, ma egli non ha negoziato un suo ruolo politico in sede di Consiglio dei ministri, gli avete tagliato le risorse finanziarie e non gli avete concesso risorse aggiuntive!
È questo il dato politico, cari amici della Lega Nord, e su tale questione non avete ricevuto alcuna risposta (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 30.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 387
Maggioranza 194
Hanno votato sì 147
Hanno votato no 240).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Russo Spena 30.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 385
Votanti 383
Astenuti 2
Maggioranza 192
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 237).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 30.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, vorrei osservare che si tratta dell'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 30 del disegno di legge finanziaria in esame che l'intera l'opposizione ha presentato congiuntamente. Esso definisce in modo migliore non il concetto di «uso», che apre la porta alla privatizzazione del bene pubblico, bensì quello di «affitto», che lascia alla proprietà del demanio il bene in questione.
Il mio emendamento definisce le regole attraverso cui articolare questa fruibilità. Non comporta oneri aggiuntivi e va nello spirito delle affermazioni fatte dal sottosegretario Vegas. Chiedo pertanto che tutta l'Assemblea voti quest'emendamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 30.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 384
Votanti 383
Astenuti 1
Maggioranza 192
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 237).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Colasio 30.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 379
Votanti 375
Astenuti 4
Maggioranza 188
Hanno votato sì 124
Hanno votato no 251).


Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.



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