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Discussione del disegno di legge (1798- D): Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione
2004-11-22

BOZZE NON CORRETTE
Stenografico Aula in corso di seduta
Seduta n. 549 del 22/11/2004


(Approvato dalla Camera, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera e dal Senato) (ore 11,08).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, gi approvato dalla Camera, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera e dal Senato: Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).


(Discussione sulle linee generali - A. C. 1798-D)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.

Avverto che il presidente del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.

Avverto che l'VIII Commissione (Ambiente) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Il relatore per la maggioranza, onorevole Paroli, ha facolt di svolgere la relazione.

ADRIANO PAROLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge atto Camera n. 1798-D, che reca una delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione ambientale, stato approvato dal Senato il 14 ottobre 2004 recependo un maxiemendamento presentato dal Governo con il quale sono state apportate limitate e circoscritte integrazioni al testo approvato dalla Camera il 15 ottobre 2003.

In questo modo giunge a conclusione un percorso orientato verso l'importante e complesso obiettivo del riordino di una normativa ormai giunta ad un allarmante livello di disorganicit a causa dell'elevato numero di atti legislativi in materia di salvaguardia e tutela ambientale.

L'VIII Commissione propone ora all'Assemblea l'adozione del testo licenziato dal Senato rispetto al quale non sono state apportate ulteriori modifiche nel corso dell'esame in sede referente.

Il provvedimento, che a seguito delle varie letture presso i due rami del Parlamento risulta alla fine composto da un solo articolo contenente 54 commi, mantiene, in sostanza, l'impostazione del testo come da ultimo definito dalla Camera. Esso reca infatti una prima parte (commi 1-19) finalizzata a conferire una delega legislativa al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale unitamente alle disposizioni di principio e procedimentali accessorie a tale delega.

Nella seconda parte (commi 20-54) sono invece contenute una serie di misure di diretta applicazione relative a vari settori dello specifico ambito di competenza del Ministero dell'ambiente, nonch misure che assumono una valenza pi generale e trasversale, con particolare riferimento ai commi dal 32 al 39 che disciplinano alcuni aspetti della normativa di tutela paesistica ed ambientale, nonch ai commi 48 e 49 in tema di servizi pubblici locali.

L'esame della Commissione, che stato lungo ed approfondito, ha riguardato le ulteriori modifiche apportate dal Senato che passo ad illustrare.

Al riguardo, osservo in primo luogo che le modifiche di portata pi limitata riguardano le disposizioni di natura finanziaria che sono state integralmente rettificate spostando quasi tutte le norme di spesa all'anno 2004 e tutte le coperture al triennio 2004-2006.

Inoltre, rilevo che il Senato ha soppresso una parte del comma 41 approvato dalla Camera in tema di servizi pubblici locali stralciando dal testo la disposizione che disciplina le modalit di affidamento dei lavori cosiddetti in house in quanto gi inserita in misura pressoch integrale, sebbene con qualche significativa omissione, all'interno della legge finanziaria per il 2004.

Sottolineo, quindi, che la parte pi innovativa del disegno di legge riguarda i commi dal 32 al 39 che intervengono sulla materia della lotta all'abusivismo edilizio, dei reati paesaggistici ed ambientali.

In tale contesto una prima serie di disposizioni concerne l'individuazione di drastiche misure per fronteggiare la realizzazione di interventi edilizi illegittimi sul territorio nazionale.

Per un verso, infatti, i commi 32, 33 e 34 dispongono in merito alla nota questione della lottizzazione realizzata in localit Punta Perotti nel comune di Bari prevedendo l'autorizzazione alla demolizione delle opere abusive e l'elaborazione di un progetto per la riqualificazione dell'area.

Per altro verso, il comma 35 rinvia ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l'individuazione di altre opere o interventi abusivi ai quali applicare le speciali procedure esecutive definite ai citati commi 32, 33 e 34.

Le norme illustrate rappresentano quindi un chiaro segnale di impegno del Governo e della maggioranza nel contrastare e reprimere con forza i pi clamorosi fenomeni di abusivismo edilizio realizzati sul territorio.

Il comma 36, a sua svolta, modifica il decreto legislativo n. 42 del 2004, ossia il codice dei beni culturali e del paesaggio, nella parte recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle norme della tutela del paesaggio.
La novella concerne gli articoli 167 e 181 del codice, riguardanti rispettivamente l'ordine di rimessione in pristino e le sanzioni penali.

In particolare, le modifiche all'articolo 167 rafforzano le misure destinate alla demolizione delle opere realizzate abusivamente, anche attraverso la previsione dell'utilizzo di fondi per il finanziamento di interventi per l'esecuzione della rimessione in pristino e per il recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree degradate.

Le modifiche all'articolo 181, a loro volta, intendono graduare l'entit delle previste sanzioni sulla base della gravit del reato ambientale commesso, prevedendo altres la possibile disapplicazione di tali sanzioni a fronte di casi di accertamento della compatibilit paesistica delle opere realizzate.

I commi 37, 38 e 39 prescrivono altres l'estinzione dei reati in materia paesaggistica per i lavori compiuti senza autorizzazione, o in difformit da essa, prima della data del 30 settembre 2004; in particolare, il comma 37 sottopone l'accesso alla disciplina estintiva del reato a due condizioni: la compatibilit dell'intervento con gli strumenti di pianificazione paesaggistica sotto il profilo della tipologia edilizia e dei materiali utilizzati; il pagamento di una doppia sanzione pecuniaria.

Come ho gi avuto modo di ripetere in pi occasioni durante l'iter in Commissione, si tratta in sostanza della disposizione gi contenuta nel comma 32 dell'articolo 1 del testo approvato lo scorso anno dalla Camera del deputati, che si limita a prevedere che qualora si ottenga la concessione in sanatoria di un'autorizzazione amministrativa conseguente all'accertamento della compatibilit ambientale delle opere realizzate, estinto anche il relativo reato.

La norma, da molti ritenuta un atto di giustizia sostanziale per il cittadino, stata ora limitata ai lavori anteriori al 30 settembre 2004 e non avr una validit a regime, come originariamente previsto dalla Camera dei deputati, anche perch, come rilevato in precedenza, il comma 36, novellando il pi volte citato decreto legislativo n. 42 del 2004, ha definito con maggior precisione l'ambito di applicazione del reato ambientale e la possibilit di estinzione delle relative sanzioni in casi specifici di accertamento della compatibilit paesistica dell'opera realizzata in difformit o in assenza della prescritta autorizzazione.

Nel corso dell'esame in sede referente presso la VIII Commissione ho peraltro evidenziato come le disposizioni introdotte dal Senato ai commi 37 e seguenti, rispetto al testo approvato dalla Camera dei deputati in terza lettura, abbiano di fatto riguardato esclusivamente l'introduzione di gradualit in ordine a tempi e dati volumetrici.

Tuttavia, non posso negare che la portata innovativa e l'interpretazione di tali norme siano state al centro di un acceso dibattito in Commissione tra i gruppi di maggioranza ed opposizione.

In questa sede mi preme pertanto dare un contributo chiarificatore al fine di impostare fin da subito in termini corretti il confronto tra le forze politiche presenti in Assemblea ed evitare che ci si soffermi in modo strumentale su questioni ormai chiarite.

Intendo infatti ribadire che in nessun caso l'interpretazione delle nuove norme potr rendere possibile ottenere un'autorizzazione in sanatoria quando le opere siano state abusivamente realizzate in aree sottoposte a vincolo di inedificabilit assoluta o siano altrimenti in contrasto con gli strumenti urbanistici. Dunque, per sgomberare definitivamente il campo da ogni ambiguit, sottolineo che, alla luce della formulazione del testo, sar possibile sanare i reati solo in aree gi edificabili e non sar possibile aggiungere alcuna cubatura in pi rispetto a quanto consentito dai piani regolatori.

Sempre rispetto a tali commi, nel corso dell'esame presso la Commissione stato oggetto di enfatizzazione da parte dell'opposizione una precisazione del rappresentante del Governo che, in occasione delle ultime sedute, ha parlato di condono.

Ritengo che tale termine sia stato utilizzato in quella sede in evidente chiave semplificatoria, come d'altra parte spesso accaduto anche a deputati dei gruppi di opposizione in diversi momenti dell'esame in Commissione, dove alcuni hanno utilizzato il termine condono con il chiaro intento di forzare il significa del testo.

A conferma di questa valutazione, lo stesso rappresentante del Governo ha peraltro immediatamente chiarito di essersi riferito non ad un condono edilizio, ma ad una sanatoria penale.
Vorrei infine sottolineare che le valutazioni, alle quali la Commissione pervenuta alla fine di un impegnativo dibattito, hanno trovato conferma nei pareri tutti favorevoli espressi delle Commissioni competenti; soltanto la IV e la VII Commissione, nell'espressione del loro parere favorevole, hanno formulato osservazioni, che palesemente a mio giudizio non comportano la necessit di apportare modifiche al testo.

Si tratta semmai di rilievi che potranno essere pi utilmente presi in considerazione dal Governo nel prosieguo dell'iter del provvedimento, anche mediante l'adozione di eventuali atti di indirizzo.

In conclusione, raccomando all'Assemblea l'approvazione del testo trasmesso dal Senato, auspicando un confronto sereno con le opposizioni, che consenta di approvare definitivamente un cos rilevante provvedimento.
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PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, onorevole Vianello, ha facolt di svolgere la sua relazione.
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MICHELE VIANELLO, Relatore di minoranza. Tre anni or sono, il 19 ottobre del 2001, il Governo present alla Camera dei deputati il disegno di legge per la concessione della delega in materia ambientale. Sono dunque ormai passati tre anni, lo voglio sottolineare, e sembra quanto meno inusuale che un disegno di legge delega - un atto che, com' noto, presuppone una volont da parte del Governo di accelerare una serie di procedure e quindi di avocare a s, al di fuori del normale dibattito parlamentare, una nuova capacit di legiferare - ci metta tre anni per arrivare ad una quinta lettura.

Peraltro, il fatto che siamo addirittura alla quinta lettura del provvedimento gi di per s un fatto del tutto inusuale.

Queste ore saranno per noi l'occasione per fare il bilancio, agli occhi del paese, del modo con il quale il Governo di centrodestra si atteggiato rispetto alle politiche ambientali.

E non parleremo solo del condono - insisto, mi consenta l'onorevole Paroli, su tale termine -, perch in questi giorni faremo il punto su come voi, in questi tre anni, vi siete mossi nei confronti della tematica ambientale.

Questa sar un'occasione per discutere e per riflettere su come, nel corso di questi tre anni, il centrodestra si atteggiato.

Nel frattempo, la Camera ha unanimemente approvato, due settimane fa, il nuovo testo dell'articolo 9 della Costituzione italiana, che compie un grande passo avanti, perch la tutela non solo del paesaggio, ma anche dell'ambiente e degli ecosistemi.

Si tratta dunque di un immenso passo in avanti e di un grande avanzamento dal punto di vista culturale.
Anche dal punto di vista sanzionatorio, il fatto che ormai non si tuteli pi solo il paesaggio, ma l'ambiente e gli ecosistemi, dovr sempre di pi far riflettere coloro che invece hanno in mente i condoni a scapito del territorio, del paesaggio e dell'ambiente.

Se si prevede la tutela, in Costituzione, dell'ambiente e degli ecosistemi, cambiano anche i termini delle vicende delle quali discutiamo.

L'obiettivo del Governo di centrodestra, nel momento in cui proponeva la concessione di una delega ambientale amplissima - non si era infatti mai vista una delega di queste dimensioni! -, era quello di riscrivere in modo organico una legislazione, che era stata concepita e pensata in altra epoca, che quindi veniva considerata, peraltro in modo abbastanza discutibile, superata; si diceva che dobbiamo dare certezza ai cittadini e alle imprese e che chiunque abbia a che fare con l'ambiente deve trovarsi di fronte ad un quadro certo ed aggiornato.

Nel frattempo, era cambiata la giurisprudenza comunitaria ed, inoltre, una serie di norme si dimostravano, alla prova dei fatti, probabilmente superate.

Noi stessi, a tale riguardo, avevamo espresso un parere interlocutorio. Avevamo, infatti, lamentato l'inutilit di una delega cos ampia; sarebbe stato meglio discutere la nuova legislazione in materia di rifiuti, le riforme della legge Galli, della valutazione di impatto ambientale, del sistema penale in materia ambientale e cos via seguitando, affrontando l'esame delle singole parti volta per volta. Non vi era indisponibilit da parte nostra: chi ha seguito questo dibattito nel corso di questi tre anni si sicuramente accorto che, da parte nostra, se si fosse affrontata organicamente la questione, non vi sarebbe stata indisponibilit.
Voi avete rivendicato la volont di esercitare la delega e poi siete intervenuti su singole parti, creando maggiore incertezza per i cittadini e gli operatori. Un esempio per tutti, la legislazione in materia di rifiuti.

Uno dei punti su cui si manifestata una concezione radicalmente diversa tra noi ed il capo di gabinetto del ministro dell'ambiente, professor Togni, vera mente culturale delle politiche ambientali italiane nel corso di questi tre anni, stato proprio la legislazione in materia di rifiuti.

Il capolavoro stato raggiunto con l'articolo 14 del decreto legislativo 8 luglio 2002.

Di fronte ad un problema, risolvibile attraverso una modifica non legislativa ma delle modalit di applicazione di una legge, di intervento nella gestione di rifiuti ferrosi, lo straordinario professor Togni modifica addirittura la nozione di rifiuto (articolo 14 decreto legislativo 8 luglio 2002).

Chiunque andr a rileggere i verbali sulle discussioni avvenute alla Camera nel corso di quei giorni si render conto che noi ci eravamo allarmati, perch si stava imboccando una strada sbagliata. Cercare di portare fuori da quanto previsto dalla legislazione comunitaria pezzi della legislazione in materia di rifiuto avrebbe comportato inevitabilmente l'avvio di una procedura di infrazione.


Come noto, la Commissione europea interpreta, sulla base della direttiva del 1975, la nozione di rifiuto e tende a considerarla come un punto fisso, a difesa dei diritti dell'ambiente e dei cittadini, ma voi avete ritenuto necessario proseguire per la vostra strada. Ogni volta che ci siamo trovati a dibattere nelle numerose tavole rotonde ed a confrontarci con l'immarcescibile professor Togni, lui insisteva pervicacemente, dicendo che questa era la strada.

Anzi, ha continuato a sostenere la necessit di sottrarre sempre pi alla legge Ronchi pezzi della legislazione in materia di rifiuti. La cosa era talmente palese che i colleghi della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti unanimemente (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Democratici di sinistra e Margherita e cos via) hanno spiegato che la strada imboccata dal professor Togni era sbagliata e che avrebbe portato il nostro paese ad una legislazione in materia di rifiuti ancora pi confusa. Altro che l'organicit che voi vi ponevate come obiettivo!
In queste ore abbiamo avuto ragione, perch la Corte di giustizia europea, 11 novembre 2004, ha detto che l'articolo 14 del decreto legislativo 8 luglio 2002 non risulta confacente al modo con cui la Commissione europea interpreta la nozione di rifiuto ed ha dato ragione alla Commissione europea. Una sentenza della Corte di giustizia europea immediatamente eseguibile pone all'ufficiale dei finanzieri, all'ufficiale dei NOE, al magistrato italiano un problema: d'ora in poi giustamente applicheranno quanto previsto dalla direttiva europea, dalla Corte di giustizia europea. Un pezzo della vostra legislazione fuori legge!

Colgo l'occasione per chiedervi ufficialmente di affrontare immediatamente il problema per ridefinire la nozione di rifiuto, ma non con la delega, perch non ce la farete. Abbiamo gi presentato un nostro disegno di legge a tale riguardo ( stato gi depositato) e anche parte del centrodestra ne presenter uno.



Francamente, non ci stupiamo di ci che accaduto; d'altronde, com' noto, il Capo di Gabinetto del ministro dell'ambiente notoriamente in situazione di conflitto di interessi, essendo anche rappresentante di una multinazionale che tratta di rifiuti. Dunque, i conflitti di interessi non riguardano soltanto Silvio Berlusconi, ma rappresentano una costante del modo di agire del centrodestra in Italia.
Un altro caso che ha evidenziato il vostro modo, disorganico e sbagliato, con il quale avete trattato la legislazione in materia ambientale quello dello smaltimento dei rifiuti nucleari.

PRESIDENTE. Onorevole Vianello, dovrebbe concludere.

MICHELE VIANELLO, Relatore di minoranza. Presidente, in qualit di relatore di minoranza credevo di avere a disposizione pi tempo.

PRESIDENTE. Onorevole Vianello, le spettano dieci minuti, dunque dovrebbe concludere il suo intervento.

MICHELE VIANELLO, Relatore di minoranza. Va bene, signor Presidente, intendo solo sottolineare che nelle norme di diretta applicazione vi il tema del condono.

In Commissione ambiente, il sottosegretario Nucara a nome del Governo ha precisato che l'interpretazione corretta del comma 37 quella, gi fornita dal relatore, secondo la quale la condizione per accedere al condono la presenza dell'incompatibilit paesistica, eccetera.

Mi fido della buona fede del relatore per la maggioranza, Paroli, ma quando si dovr applicare la legge non ci si baser sulla lettura dei verbali della Camera.

Chiedo dunque ufficialmente al sottosegretario Tortoli di fornirci, domani in apertura di seduta, l'interpretazione autentica, in quanto ci avrebbe un maggior valore.
Com' noto, gli ordini del giorno non si negano a nessuno e ci accontentano poco, mentre un'interpretazione autentica in sede di dibattito in Assemblea da parte del sottosegretario Tortoli avrebbe sicuramente un altro valore e chiarirebbe se si tratta di un condono o se invece si tratta di un qualcosa di diverso, cos come affermavano gli onorevoli Paroli, Parolo, Foti durante il dibattito di questi giorni.

Nel momento in cui la legge finanziaria taglia fondi importanti al Ministro dell'ambiente, questo disegno di legge prevede ancora una Commissione di esperti pagati lautamente.

Non si pu pensare di tagliare sulle politiche per l'ambiente e poi pagare le Commissioni di cosiddetti esperti!

Potrete anche esercitare una delega, ma siamo convinti che nel corso di quest'anno e mezzo non sarete in grado di varare alcuna norma a tutela dell'ambiente, della salute dei cittadini e del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha facolt di parlare il rappresentante del Governo.

ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio.
Signor Presidente, intervengo per sottolineare alcuni aspetti.
I rapporti che, in questi tre anni, si sono instaurati tra il sottoscritto in rappresentanza del Ministero e i componenti della Commissione ambiente della Camera ci consentono di riflettere serenamente su alcune posizioni.

Mi preme sottolineare una certa incoerenza da parte dell'onorevole Vianello quando afferma che ci troviamo di fronte ad una delega molto ampia; ci vero, ma vi stato un ulteriore ampliamento nel corso del dibattito proprio a seguito degli interventi dei parlamentari.

Gi nel corso della prima lettura alla Camera fu inserito il settimo argomento di delega, l'aria, che non era stato previsto precedentemente dal Governo.

Inoltre, faccio riferimento anche all'ampiezza del dibattito, durato quasi tre anni.

Se si vuole considerare tale aspetto in maniera pi positiva, la lunghezza dell'iter testimonia che in tale occasione si rispettato il Parlamento, nella pienezza dei suoi poteri.

Il Ministero si trovato in difficolt a causa dell'allarme lanciato dalle Commissioni di Camera e Senato sul pericolo del loro svuotamento, conseguente ad una delega cos ampia. Io stesso mi sono fatto carico di imporre al ministro Matteoli una linea di maggior dialogo con il Parlamento.

Pertanto, mi sembra abbastanza incoerente parlare negativamente di tre anni di dibattito, anche perch in altri casi ci si invece lamentato di non aver lasciato al Parlamento n voce in capitolo n capacit di intervenire.

Come noto, la prima parte della delega, cuore degli obiettivi perseguiti dal Ministero, rimasta in pratica inalterata.

Al contrario la seconda parte, riguardante le norme di diretta applicazione, stato oggetto di un maggior dibattito nel corso di questi tre anni, consentendo anche al Ministero di poter intervenire con alcune puntualizzazioni articolate ed importanti.

In riferimento al problema dei rifiuti, riconosco che quanto affermato dall'onorevole Vianello risponde a verit. Tuttavia, mi preme sottolineare che il problema dei rifiuti centrale in tutta Europa, affermazione che sono in grado di fare alla luce dei contesti europei ed internazionali in cui mi trovo a svolgere la mia attivit. Quindi, tale problematica non riguarda soltanto l'Italia, ma anche tutti gli altri paesi che, a seconda dei diversi approcci, adottano differenti strategie per affrontarla. Esistono nazioni che su alcuni aspetti hanno compiuto scelte forse pi avanzate delle nostre, ma che oggi sono costrette a rivedere, ammettendo di aver commesso uno sbaglio. Mi riferisco, ad esempio, alla raccolta differenziata; infatti, essa a volte non ha senso, in quanto pu provocare maggiori problemi rispetto ad altre strategie.

Inoltre, la stessa attuale Presidenza europea ha messo al centro del dibattito il problema dei rifiuti. Pertanto, non devono scandalizzare eventuali errori commessi nel tentativo di definire in maniera differente e pi razionale una tra le tematiche pi difficili da affrontare quotidianamente.

Mi accingo a concludere, anche perch sicuramente nel corso di questi anni vi sono gi state occasioni di verifica e di confronto.

Vorrei per anticipare un aspetto che ritengo importante, mettendomi a disposizione per ripeterlo eventualmente anche nel prosieguo del dibattito, davanti quindi ad un'Assemblea meno vuota, onde dare maggiore risalto alle mie parole.

Fin da oggi voglio sottolineare che stiamo esaminando una sanatoria una tantum. Quando si scatenata la polemica, stato lo stesso WWF a dichiarare che si trattava di una sanatoria e non di un condono. In effetti lo spirito del provvedimento pu essere meglio definito direttamente dai membri del Parlamento.

Infatti, come sa l'onorevole Vianello, l'articolato stato introdotto dalla maggioranza e non dal Governo.

La stessa maggioranza (rappresentata tra gli altri dagli onorevoli Parolo, Paroli, Lupi, Foti e quanti altri) ha sempre dato tale interpretazione, peraltro confermata dal Governo.

Si tratta di una sanatoria penale, volta ad adeguare la normativa a quanto gi previsto in altri casi.

Non abbiamo mai fatto riferimento all'ipotesi di condono edilizio od urbanistico, bens alla contraddizione costituita dall'esistenza di un reato penale una volta che sia stata concessa una sanatoria edilizia.

Mi riservo di ribadire tali osservazioni nel prosieguo del dibattito, al fine di evitare equivoci.

PRESIDENTE. iscritto a parlare l'onorevole Lion. Ne ha facolt.

MARCO LION. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in esame - come stato pi volte ricordato, ma il caso di ricordarlo nuovamente - ha compiuto il suo terzo anno di vita. , infatti, dal 19 ottobre 2001 che rimbalza dall'Assemblea alla Commissione e dalla Camera al Senato, senza riuscire ad ottenere l'approvazione definitiva.

Al contrario, esso si progressivamente trasformato, con l'introduzione delle famigerate norme di immediata applicazione, in un vero e proprio guazzabuglio normativo, che risulta davvero indigeribile.

Inoltre, a rendere ancora pi improbabile l'impianto del provvedimento si aggiunta la necessit di ricorrere alla questione di fiducia.

Ci accaduto per ragioni interne alla maggioranza.

Avremmo auspicato che ci fosse accaduto anche a causa della nostra opposizione, ma ritengo che vi siano maggiori problemi nella maggioranza che nell'opposizione.
Quest'ultima si presenta unita, con un relatore di minoranza e con emendamenti sottoscritti da tutti i gruppi (si tratta di un fatto politicamente positivo).

Si , dunque, aggiunta la necessit di porre la fiducia sul provvedimento in ben due circostanze. Ne conseguito l'accorpamento del disegno di legge in un unico articolo, composto di ben 54 commi (alla faccia della semplificazione!).

Va detto che il provvedimento caratterizzato da una sorta di magnetismo perverso, che lo porta ad attrarre tutte le peggiori norme contro l'ambiente.

Durante la sua lunga avventura parlamentare, esso si cos ritrovato a contenere disposizioni ambienticide - in tal modo infatti vanno definite - come, ad esempio, l'introduzione della caccia nei parchi, che stata fortunatamente cancellata, o i reiterati tentativi di prevedere sanatorie di vario tipo, che, purtroppo, non mancano neppure nel testo risultante dalla richiesta di fiducia sull'ultimo maxiemendamento.

Si pensato bene, per indorare la pillola, di introdurre alcune norme recanti disposizioni attuative della sentenza n. 256 del 2001 della Corte costituzionale, in merito alla demolizione del complesso edilizio di Punta Perotti.

singolare che si avverta il bisogno di emanare una legge dello Stato per ottenere ci che dovrebbe avvenire seguendo il normale iter giudiziario.

Va osservato che l'attuale giunta di centrosinistra di Bari, contrariamente alle precedenti amministrazioni di centrodestra, stava finalmente imboccando la strada giusta. Dunque, non che Punta Perotti verr demolita perch questo Governo se ne sia preoccupato: sarebbe stata comunque demolita.

L'unica novit - mi sia consentita un'osservazione ironica - costituita, conoscendo le inclinazioni della Casa delle libert, dal fatto che il Governo non abbia varato una legge per salvare Punta Perotti (ce lo saremmo potuti aspettare)!

In compenso, esso, con i commi dal 36 al 39, fa molto peggio, dal momento che si prevede una sanatoria delle opere abusive realizzate in aree sottoposte a vincolo paesistico e ambientale, e finanche l'estinzione dei reati compiuti da chi ha costruito l'opera o realizzato una trasformazione territoriale senza la prescritta autorizzazione.

Tale norma, che peraltro assolutamente estranea al contesto legislativo nel quale stata inserita, estremamente grave, in quanto viene sostanzialmente vanificata l'efficacia del vincolo paesistico, introducendo la possibilit di condonare in modo generalizzato e permanente opere realizzate senza le previste autorizzazioni paesistiche e ambientali.

ancor pi sconcertante il fatto che questa norma entrer in vigore pochi mesi dopo l'entrata in vigore del cosiddetto codice Urbani, indebolendone ulteriormente il gi non troppo solido impianto per la tutela dei beni paesaggistici e ambientali.

inoltre facilmente prevedibile che si verr a determinare una situazione di incertezza giuridica, non essendo chiaro quale dovr essere l'autorit amministrativa preposta ad eseguire l'accertamento di compatibilit ambientale.

Inoltre, il dubbio che qualche maligno potrebbe sollevare che non si tratta di una distrazione del legislatore ma della consapevole introduzione di elementi di incertezza normativa che si traducono, con tutta evidenza, in incentivi all'abuso.

Eppure, avevamo la sensazione che il Governo avesse gi varato un numero congruo di condoni e di sanatorie.

A dire il vero, noi Verdi, ormai, abbiamo perso il conto e riusciamo a malapena a stare dietro alle sanatorie edilizie.

Questa sarebbe la terza del Governo Berlusconi, dopo neppure un anno dalla precedente le cui ferite sul territorio sono tuttora aperte e che invece ancora non hanno portato alle casse dello Stato il gettito atteso.
Oltre al danno per l'ambiente, la beffa per lo Stato, visto che i cittadini hanno capito che in questa dinamica perversa conviene non solo essere furbi, violare le regole e costruire abusivamente, ma essere ancora pi furbi e non pagare nemmeno il condono, tanto a chi verr mai in mente di ripristinare la legalit in un paese in perenne attesa del prossimo condono?

Eppure, solo pochi mesi fa la Corte costituzionale, con la sentenza 24 giugno 2004, n. 196, aveva ribadito quanto fosse inopportuno il ricorso ai condoni e ha ricordato che, in ogni caso, non avrebbe superato il vaglio di costituzionalit una ulteriore reiterazione sostanziale della preesistente legislazione sul condono, soprattutto, quando questa reiterazione va a colpire proprio uno degli elementi per i quali prevista una specifica tutela costituzionale: il paesaggio.


Noi riteniamo che una legge cos non possa fare molta strada visto che gi zoppa in partenza, come stato detto anche dal collega Vianello.

La Corte di giustizia europea ha di recente emesso una sentenza in materia di definizione di rifiuto che rende di fatto inapplicabile e in ogni caso incompatibile con la normativa comunitaria la disciplina dei cosiddetti rottami ferrosi contenuta ai commi 25, 26, 27 e 28 dell'articolo 1: per questo motivo, noi chiediamo alla Presidenza della Camera di intervenire perch vengano stralciati questi articoli che non hanno pi senso.
Questa legge gi zoppa in partenza perch sappiamo che la copertura non c' pi, dopo quanto avvenuto alla Camera nella prima sessione di esame della legge finanziaria. Quindi, noi riteniamo - e in definitiva ne siamo certi - che il Presidente della Repubblica la rimander alle Camere per manifesta incostituzionalit, altrimenti ci penser la Corte costituzionale a bloccare le temibili conseguenze di questo disegno di legge.

Comunque, ci auguriamo che al pi presto saranno gli italiani a sfiduciare questa coalizione che sta causando, anche per l'ambiente, per il nostro paesaggio e per la nostra salute, solo danni a questo paese (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. iscritto a parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facolt.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, il fatto che io non faccia parte della Commissione ambiente e quindi non abbia la consuetudine al confronto che il sottosegretario Tortoli ha con i miei colleghi della Commissione mi consente di poter magari fare una breve replica alle sue poche parole, che giudico anche significative in quell'esercizio nel quale i membri del Governo ormai da parecchio tempo - direi fin dalla nascita di questo Governo - si stanno abituando a fare, ossia quello di arrampicarsi sugli specchi per cercare di dimostrare cose che palesemente non appartengono alla realt.

Il sottosegretario Tortoli, quando ci invita a soffermarci sul fatto che si discute di questi temi da tre anni, ci porta forse a riflettere sul fatto che si discute da tre anni su molte questioni che hanno scavalcato la capacit stessa del Governo di governare alcuni temi - pensiamo a quello dei rifiuti, basta che coloro che ci ascoltano pensino a quanto abbiamo visto in televisione negli ultimi tempi - oppure tanti altri che sono stati risolti attraverso una attivit che questo Governo abitualmente portato a praticare ossia quella dei condoni, delle sanatorie, del premiare coloro che nella loro esistenza e nella loro vita hanno prioritariamente deciso di agire contro lo Stato, contro gli interessi dello Stato e del paese.

Indubbiamente, questo Governo, che sia il condono fiscale, lo scudo fiscale, l'abolizione della tassa di successione per i grandi redditi, i condoni edilizi o quello di cui ci stiamo occupando oggi, si distinto per questa particolare attivit.

Va anche ricordato al sottosegretario che, nonostante sia vero che tale provvedimento stato approvato dalla maggioranza del Parlamento, anche vero che ci avvenuto con due voti di fiducia.

La maggioranza, solo qualche settimana fa, ha dimostrato che nonostante i 100 deputati di scarto, anche quando deve affrontare alcune materie importanti come la legge finanziaria, capace di cadere e di andare in minoranza.

Evidentemente stato allora necessario porre la questione di fiducia su un argomento del genere perch (come noto) o le posizioni, anche all'interno della stessa maggioranza, venivano circoscritte all'interno di questo spazio, oppure difficilmente sarebbero riusciti a condurre in porto tale provvedimento. Ci aspettiamo che altrettanto accada qui alla Camera.


Questo provvedimento evidenzia come il Governo (che non riesce pi a legiferare in via ordinaria) o ricorre ampiamente allo strumento della delega, che comporta la sottrazione non della parola ma della capacit del Parlamento di legiferare (la missione propria di coloro che vengono eletti in questa aula dai cittadini), oppure ricorre ai decreti-legge, che ormai sappiamo perfettamente essere spesso privi dei requisiti costituzionali di necessit ed urgenza; non a caso, di tanto in tanto quando chiamata a decidere in materia la Corte costituzionale, se non il Presidente della Repubblica, vi rimandano indietro tali provvedimenti, evidentemente posti in essere in modo superficiale e leggero.

La legge delega sull'ambiente, oggi al nostro esame, un'ulteriore testimonianza di quanto dicevo prima, cio della cultura che l'attuale Governo svela in merito ai temi dell'ambiente.

Essa contiene un messaggio di portata particolarmente grave perch apre ad una deregulation senza limiti, confermando ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, la tentazione irresistibile del Polo e di questo Governo di praticare interessi privati.

In particolare alcuni ricorderanno la vicenda, verificatasi la scorsa estate, di villa Certosa, la villa del nostro amato Presidente del Consiglio, il quale un giorno ha visto bussare alle proprie porte dei magistrati che volevano indagare su presunti abusi. per intervenuto un signore, che credo nella fattispecie fosse il prefetto, il quale ha comunicato ai magistrati che intendevano verificare l'esistenza di eventuali abusi, che era stato apposto il segreto di Stato e quindi non si poteva procedere come normalmente accade e dovrebbe accadere per qualunque cittadino che compia degli abusi nella propria abitazione.

Tuttavia, vi un aspetto che rende questa vicenda persino pi grave delle altre performance privatistiche di questa maggioranza. Il patrimonio ambientale e paesaggistico non solo un bene collettivo ma anche un bene non rinnovabile, non riproducibile.

Per questa ragione il danno che si produce oggi ha spesso un carattere di irreversibilit che non consente di porvi rimedio domani.


Questo disegno di legge pone in essere una delega che, per portata, durata e ampiezza (come hanno ricordato i colleghi che mi hanno preceduto) concederebbe al Governo pieni poteri per riscrivere, in molti casi in negativo, gran parte delle norme e dei principi di tutela ambientale.

Purtroppo quello che il Governo definisce un provvedimento di riordino e coordinamento, in realt una vera e propria riforma su tutta la linea, che sia nel metodo sia nel merito si dimostra sbagliata e decisamente pericolosa e rischia di scardinare trent'anni di politiche ambientali attraverso una legge che costituisce una vera e propria delega in bianco.

Non la prima volta che il Governo, attraverso un operato discutibile sul piano procedurale e morale, lascia emergere chiaramente la volont di svuotare progressivamente il Parlamento delle sue funzioni proprie: forse perch ritenuto inadatto ad occuparsi di materie cos rilevanti. Questa legge, di fatto, spoglia l'istituzione del Parlamento per i prossimi tre anni della facolt di intervenire su tutte quelle materie ambientali che sono oggetto della delega stessa: gestione dei rifiuti, bonifica dei siti contaminati, tutela e gestione delle acque, difesa del suolo e desertificazione, parchi e specie protette di flora e fauna, danno ambientale, valutazione di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica.

Sar il Governo, infatti, ad essere chiamato a riformare tutte queste normative; pi precisamente sar una commissione di 24 esperti, discrezionalmente nominati dal ministro dell'ambiente, a proporre le nuove norme.

Il Parlamento, su temi cos fondamentali, verr relegato ad una funzione di parere e ratifica.
Non vorrei ricordare l'esperienza di un'altra brillante commissione messa in atto da questo Governo, che si doveva occupare del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio; quando la commissione, che doveva avere strateghi di fama internazionale, e che in realt diventata una commissione molto pi nostrana, ha indicato al Presidente del Consiglio che il testo che stava portando alla Camera non risolveva il conflitto di interessi, chi avrebbe dovuto operare in materia ha lasciato perdere il parere anche di una commissione nostrana ed ha proceduto del tutto di propria iniziativa.

Possiamo immaginare cosa sar questa commissione, ammesso che mai sar istituita. Come pi volte denunciato, sia dal mondo ambientalista che da quello scientifico e della cultura, i termini della delega sono assolutamente ampi e, quindi, lasciano un enorme potere discrezionale al Governo.

D'altra parte, un tale orientamento trova una chiara conferma nello stesso svolgimento del dibattito parlamentare e nelle reiterate forzature effettuate dal Governo proprio al Senato, in prima ed in seconda lettura, con la presentazione di due maxiemendamenti, ed il conseguente voto di fiducia, che hanno impedito di effettuare un approfondito dibattito nel merito.
Altro, signor sottosegretario, che vivace dibattito! Avete messo a tacere le dissidenze e le diffidenze presenti all'interno della maggioranza attraverso l'apposizione di due voti di fiducia!

L'atteggiamento mostrato dal Governo aggravato ulteriormente dal fatto che, non solo non si voluto affrontare un approfondito dibattito parlamentare nel merito del coordinamento e dell'integrazione della legislazione in materia ambientale, ma si sono introdotte, originariamente al capo III del provvedimento, norme immediatamente efficaci, quali quelle sulla cosiddetta autorizzazione in sanatoria in aree vincolate, estranee alla materia in discussione o che anticipano, condizionandolo, lo stesso lavoro della commissione di esperti, come nel caso delle disposizioni in materia di rifiuti e specificamente di quelli ferrosi e non ferrosi.
Questi, anche se provenienti dall'estero, non costituirebbero pi rifiuto industriale, cosa che conseguentemente porterebbe ad una diminuzione del loro livello di controllo.
Va ricordato che l'Italia gi in procedura di infrazione per avere autonomamente interpretato la definizione di rifiuto in contrasto con quanto stabilito dalle leggi e dalle direttive comunitarie.
Ora, queste norme immediatamente attuabili hanno comportato - vorrei ricordarlo - un duro scontro tra il Governo e la stessa Commissione ambiente del Senato, le cui posizioni sono state difese dal medesimo relatore di maggioranza (di Alleanza Nazionale: peraltro, anche qui, capita spesso nel Governo che il relatore di maggioranza di Alleanza Nazionale si scontri con il Governo che ha un ministro di Alleanza Nazionale), che era contrario alla sanatoria nelle aree vincolate.

In sintesi, questo provvedimento prevede una delega in bianco di dubbia costituzionalit al Governo che verr affiancato in questa opera di riordino, come detto, da una commissione di esperti esterni all'amministrazione ed al Parlamento, che dovr riscrivere in pochissimo tempo, poco pi di un anno, pi ulteriori due per emanare i decreti legislativi contenenti non precisate norme integrative e correttive, l'intero corpo normativo e regolamentare riguardante tutti gli aspetti nevralgici della normativa ambientale.

Il provvedimento investe in maniera radicale l'intero corpus normativo del diritto ambientale, procedendo ad un riordino che presenta nell'attuale versione, dopo le modifiche introdotte dalla Camera, motivi di contraddizione (questa s, signor sottosegretario!) e di contrasto tra alcuni dei princpi e criteri direttivi generali per l'esercizio della delega e i princpi e i criteri direttivi specifici per ci che attiene all'oggetto e alle procedure di attuazione della delega.

Vorrei sottolineare qui l'ampiezza dei settori che verranno riformati tramite il decreto legislativo del Governo e della Commissione, a cominciare dalla gestione dei siti contaminati, dalla tutela delle acque dall'inquinamento e gestione delle risorse idriche, dalla difesa del suolo e lotta alla desertificazione, dalla gestione delle aree protette, conservazione e utilizzo sostenibile degli esemplari di specie protette di flora e di fauna; ed ancora, la tutela risarcitoria contro i danni dell'ambiente, le procedure per la valutazione di impatto ambientale e per l'autorizzazione ambientale integrata, la tutela dell'aria e la riduzione delle emissioni in atmosfera, come previsto dai commi da 1 a 9 dell'articolo unico.
Non esiste alcuna distinzione tra le materie oggetto del provvedimento, che preveda la redazione di testi unici anche per materie e settori che sono oggetto di attivit, anche recente, di coordinamento, armonizzazione e semplificazione delle normative vigenti in attuazione delle direttive comunitarie; o, di converso, vengono ignorati temi che avrebbero bisogno di un'attenta revisione parlamentare.
Per quanto riguarda il primo aspetto, cui ho fatto riferimento, il caso dei temi e settori riordinati recentemente (quelli dei rifiuti e della bonifica dei siti contaminati solo nel 1997; la tutela delle acque dall'inquinamento e gestione delle risorse idriche nel 1999), o riguardo ai quali si giunti alla definizione di normative quadro dopo una faticosa e fruttuosa opera di mediazione tra gli attori sociali (penso alla legge-quadro sulle aree protette del 1991 e alla legge quadro sull'attivit venatoria e tutela della fauna selvatica del 1992).


Per quanto riguarda il secondo aspetto, voglio segnalare che vengono ignorati, inspiegabilmente, i temi della tutela, difesa e valorizzazione del mare e delle sue risorse, regolati da una normativa ormai datata e lacunosa quale quella contenuta nella legge n. 979 del 1982.
La vaghezza, la contraddittoriet dei principi e dei criteri oggetto della delega, l'onnicomprensivit dell'operazione ed i tempi previsti per portare a buon fine la procedura di riordino, coordinamento ed integrazione rischiano di provocare un effetto-attesa che si rifletter sulla certezza del diritto in campo ambientale.
Oltre a ci, la marginalit del ruolo parlamentare lampante e lesiva della dignit delle Camere e dell'equilibrio tra i poteri: a fronte di provvedimenti che hanno l'ambizione di ridisegnare l'intero corpus normativo in campo ambientale, previsto, dopo le modifiche introdotte dalla Camera, un doppio passaggio parlamentare che assolutamente insufficiente ad assicurare un vaglio serio di modifiche di tale portata.

A ci si aggiunge che l'iter di approvazione dei decreti si pu concludere - comunque - anche in assenza dei pareri definitivi delle competenti Commissioni parlamentari. Infatti, a seguito del decorso dei brevi termini assegnati al Parlamento, i decreti legislativi possono comunque essere emanati dal Governo.
Dietro l'obiettivo di semplificazione dell'intera normativa ambientale si nasconde uno stravolgimento del procedimento e della materia, mentre l'emergenza quella di applicare con severit le norme gi esistenti, tra le pi avanzate e finalmente allineate alle severe norme europee create per difendere la salute dei cittadini e la salvaguardia ambientale.

Ora, altissimo il rischio che si allentino le maglie della tutela e gli effetti potrebbero essere davvero gravi. Un primo rischio legato alla possibilit di un conflitto con le direttive comunitarie in tema di rifiuti, consentendo semplificazioni nello smaltimento che non tengano nel debito conto la priorit del recupero dei materiali e delle materie e intendendo ai fini del riciclaggio anche il recupero energetico che deriverebbe dalla termocombustione. Altri effetti potrebbero essere: l'aumento del sistema di privatizzazione nella gestione e nella distribuzione delle acque; il tentativo di indebolire i piani di tutela e risanamento del suolo e del sottosuolo a favore dei piani urbanistici (che dovrebbero adeguarsi ai primi, non viceversa); la differenziazione del sistema di aree protette per diverse tipologie e, conseguentemente, per diversi ambiti di tutela (in cui sarebbe possibile ammettere l'attivit venatoria e ripristinare la priorit dei comuni nella programmazione territoriale e, quindi, la possibilit di nuovi interventi urbanistici); da ultimo, l'indebolimento dell'impostazione comunitaria in tema di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica.

Ma il punto di maggiore gravit di tutto il provvedimento - per le conseguenze che ne deriveranno - quello delle norme immediatamente efficaci, tra le quali quelle contenute nel maxiemendamento al comma 36 - su cui il Governo ha posto la fiducia - nel quale spicca la sanatoria di opere abusive realizzate in zone sottoposte a vincolo paesaggistico-ambientale e l'estinzione dei reati commessi da chi ha costruito l'opera o realizzato una trasformazione territoriale senza la prescritta autorizzazione (che, va ricordato, atto distinto ed antecedente alla concessione edilizia).

In pratica, sono sanabili tutti quegli abusi che hanno portato alla trasformazione delle facciate, al rifacimento dei tetti, anche se quelli nuovi possono rappresentare un vero pugno nell'occhio, la realizzazione di recinzioni e di cancelli, i movimenti di terra, la disposizione di pali o tralicci, gli abbattimenti di impianti vegetazionali. Ed difficile stabilire se in tali tipologie rientri o meno la realizzazione di nuove strade o piste.
Vale la pena ricordare che, prima di tale disposizione, era assolutamente predominante in giurisprudenza l'interpretazione secondo la quale l'istituto della sanatoria - cosa ben diversa dal condono - non si potesse applicare all'interno delle aree vincolate.


Oggi, con la scusa - gi sentita mille volte - di chiudere con il passato, il Governo sana sostanzialmente tutti i predetti abusi realizzati sino al 30 settembre di quest'anno. Considerando che i vincoli paesaggistici sono posti sul 47 per cento del territorio del nostro paese, facile immaginarsi l'impatto e l'importanza della manovra in corso!

Il fatto che la sanatoria sia prevista per ipotesi minori di abusi (essa sembra essere esclusa per lavori che comportino aumento di volumetrie, almeno ce lo auguriamo) non rende meno grave la norma perch, introducendo la possibilit di condonare in modo generalizzato e permanente opere realizzate senza le autorizzazioni paesaggistiche ed ambientali, si vanifica praticamente l'efficacia del vincolo paesaggistico.

Questa forma di autorizzazione postuma non solo non mai stata prevista da alcuna legge, ma addirittura vietata dal codice Urbani, approvato da pochi mesi; inoltre, ancora pi grave del condono edilizio, perch riguarda opere abusive realizzate nelle aree pi importanti e di valore dal punto del nostro paese sotto il profilo paesaggistico ed ambientale.

La nuova sanatoria non stabilisce procedure certe circa l'autorit amministrativa che sarebbe preposta ad eseguire l'accertamento di compatibilit paesaggistica (saranno le regioni? I comuni? Le soprintendenze ai beni ambientali?), creando situazioni di incertezza, sia per i cittadini sia per le autorit amministrative e giudiziarie; inoltre, non definito alcun criterio oggettivo per l'accertamento ad assentire la sanatoria, rimettendolo ad una valutazione discrezionale da parte di un'autorit competente non identificata.

Al comma 37 ed ai successivi commi 38 e 39 si prevede che per i lavori compiuti sui beni paesaggistici entro e non oltre il 30 settembre 2004 senza la prescritta autorizzazione o in difformit da essa, l'accertamento di compatibilit paesaggistica dei lavori effettivamente eseguiti, anche rispetto all'autorizzazione eventualmente rilasciata, comporta l'estinzione del reato di cui all'articolo 181 del decreto legislativo n. 42 del 2004, e di ogni altro reato in materia paesaggistica. In sostanza, un vero e proprio condono per i reati in materia paesaggistica che si aggiunge alla legge sul condono edilizio per la quale era possibile sottoporre a condono unicamente le opere eseguite prima della data di imposizione del vincolo.

Il Governo, dopo aver escluso la possibilit di sanatoria in area vincolata con l'ultimo condono edilizio e dopo aver affermato con il nuovo codice dei beni culturali in vigore dal primo maggio 2004 che le autorizzazioni paesaggistiche tassativamente devono essere rilasciate solo prima dell'avvio delle opere e dei lavori, con la norma in oggetto stabilisce sostanzialmente una sanatoria in materia paesistica con conseguente estinzione dei relativi reati per le opere eseguite successivamente all'imposizione del vincolo.
Tale intervento svela la cultura dell'attuale Governo sui temi dell'ambiente e contiene un messaggio di portata particolarmente grave. Basti pensare a ci che sta accadendo in questi giorni in cui si sente parlare di aggiramento delle norme attualmente in vigore di contrasto con il fenomeno dell'abusivismo sulla base di un clima di tolleranza ormai consolidato.


In questo modo, si indebolisce il principio di legalit come dimostrato dalle recenti vicende della regione Sicilia ed il provvedimento in esame - occorre ricordarlo - rappresenta la cifra del rapporto tra l'attuale Governo e le questioni ambientali.

Potremmo parlare di Punta Perotti, utilizzata come specchietto per le allodole di questo provvedimento che invece, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, in assoluta continuit con ci che questo Governo ha realizzato in tanti settori e che ha inciso negativamente sulla vita del nostro paese e delle istituzioni.

Sono state compiute forzature per nascondere le differenze spesso grandi presenti all'interno della maggioranza e che ancora oggi possiamo rintracciare.

Questo provvedimento, in realt, crea nuovamente attese, speranze ed illusione in tante persone, cos com' accaduto per la famosa riduzione delle tasse che attendiamo da quando Berlusconi diventato Presidente del Consiglio e che lo stesso aveva promesso in campagna elettorale.

Non parliamo dell'aumento delle pensioni n di tantissime altre cose.

Questo Governo si affrettato ad approvare, in tempi rapidissimi e con maggioranze blindate, una serie di provvedimenti che gli stava a cuore, per risolvere tanti problemi suoi e di alcuni amici.

Non a caso, nell'ultimo anno di legislatura, si avvia alla conclusione l'opera del nostro amato Primo ministro con un provvedimento che, ancora una volta (sar difficile dimostrare il contrario), guardando ai suoi interessi, lo mette al riparo dall'azione della magistratura in ordine ad alcuni abusi realizzati all'interno della sua villa in Sardegna ed in ordine ai quali, ancora volta, la magistratura impedita ad agire, perch entrano in campo i poteri dello Stato per apporre il segreto di Stato.

Questa la misura attraverso cui immaginate la conduzione della vita pubbliche ed esercitate il potere di amministrazione della cosa pubblica; l'unica speranza che abbiamo che presto ve ne andiate a casa, smettendo in tal modo di provocare ulteriori danni al nostro paese e alla gente che vi ha votato e che certamente vi far tornare a casa.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle ulteriori modifiche introdotte dal Senato.


(Repliche dei relatori e del Governo - A.C. 1798-D)
PRESIDENTE. Ha facolt di replicare il relatore di minoranza.

MICHELE VIANELLO, Relatore di minoranza. Signor Presidente, rinuncio alla replica

PRESIDENTE. Sta bene.
Ha facolt di replicare il relatore per la maggioranza.

ADRIANO PAROLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, la mia sar una replica breve, ma le tante inesattezze che sono state dette mi faranno certamente rinviare l'approfondimento al momento dell'esame degli emendamenti. Credo per che alcune cose si debbano dire. Credo anch'io che non ci si possa lamentare in modo contraddittorio dell'ampiezza della delega; giustamente, il sottosegretario Tortoli ha ricordato poco fa che l'ultimo punto, che riguarda l'inquinamento dell'aria, stato aggiunto accettando un emendamento dell'opposizione, che oggi si lamenta invece dell'ampiezza del testo. I tre anni di dibattito e la quinta lettura io credo che si debbano assolutamente interpretare come un grande rispetto da parte del Governo per il Parlamento e per l'iter parlamentare. Ricordo, essendo stato relatore in Commissione della prima lettura di questo provvedimento, che all'inizio dell'iter si parlava di scippo e si sosteneva che in pochi giorni si sarebbe tolta la competenza alla Commissione e, quindi, al Parlamento in materia ambientale. Questo scippo non c' stato: ci sono stati tre anni di dibattito che, perlomeno alla Camera, sono stati caratterizzati da un confronto serio, franco, anche forte in alcuni momenti, ma sempre di confronto si trattato, con molti emendamenti delle minoranze approvati, sia in prima sia in terza lettura, e tutto questo avvenuto in un clima di grande rispetto reciproco e costruttivo.

Al Senato avvenuto qualcosa di diverso. Anche presso quel ramo del Parlamento le condizioni per un dibattito aperto c'erano, ma il diverso regolamento e il fatto che anche singoli parlamentari abbiano proposto migliaia di emendamenti hanno reso impossibile un vero confronto in Assemblea. A questo si deve poi la posizione della fiducia per due volte consecutive. Per credo che un iter cos complesso e importante, che ha portato a tre anni di lavoro, lasciando oggi al Governo 18 mesi per esercitare la delega, dimostri il grande rispetto del Governo nei confronti del Parlamento, delle Commissioni parlamentari, della Camera dei deputati, in questo caso. Credo che questo debba essere riconosciuto.


Per quanto attiene alle novit che ci vengono proposte, relativamente ai commi che riguardano Punta Perotti, io credo che vada assolutamente individuato un forte intento, una forte volont di andare verso la demolizione. Credo che il Governo, con questi commi, dica chiaramente che deve finire l'era delle demolizioni che vengono continuamente rimandate. Il testo dei commi - certo se ne pu parlare a lungo - poteva essere formulato in maniera diversa, ma l'intento chiaro al quale siamo giunti evidente a tutti, ed quello di procedere verso un atteggiamento drastico rispetto a queste situazioni. Altrettanto chiara la modulazione che viene fatta successivamente del vecchio comma 32 che era stato ripristinato dalla Camera in terza lettura. Io credo che sia - come dicevo nella prima parte del mio intervento - un atto di giustizia sostanziale. Ho sentito parlare in quest'aula della possibilit di condonare in modo generalizzato e permanente, senza autorizzazione paesaggistica, sulle aree vincolate.

Queste parole credo facciamo male al buonsenso e alla buona fede, perch o non si capito ci di cui si sta parlando oppure, in mala fede, si cerca di strumentalizzare una posizione, ripeto, di giustizia sostanziale. Infatti, chiaro che le norme intervengono laddove l'autorizzazione paesaggistica esiste, seppure a posteriori.
Ci che dobbiamo domandarci - e ci siamo interrogati in tal senso in Commissione - molto chiaro; l'istituto del permesso di costruire in sanatoria - che, a differenza di quanto riferito dal collega Giachetti, sempre esistita, per le aree vincolate come per le altre (sempre) - oggi sarebbe un istituto superato?
A mio avviso, no.

Ritengo, infatti, che, laddove il privato, avendo il diritto ad edificare, abbia costruito senza chiedere l'autorizzazione, egli non abbia edificato laddove non poteva; se mai, ha agito senza la previa autorizzazione. Sicch questa, richiesta successivamente, viene rilasciata esclusivamente se persistano tutte le condizioni necessarie per il rilascio; a fronte, quindi, dell'intervento degli enti preposti. Anche le autorit competenti sono molto chiare, collega Giochetti; infatti, un permesso edilizio in sanatoria viene rilasciato dal comune con il benestare della soprintendenza ai beni ambientali e con l'esercizio della subdelega da parte del comune rispetto alla regione oppure con l'autorizzazione ed il parere favorevole da parte della regione, che deve esprimere, insieme con la soprintendenza, parere favorevole. A fronte di siffatto procedimento, viene rilasciata l'autorizzazione edilizia in sanatoria da cui risulta che quel manufatto poteva essere realizzato e che l'unico vizio era costituito dall'assenza della richiesta preventiva del permesso; ragione per la quale si paga il doppio degli oneri e noi prevediamo una sanzione ulteriore.

A fronte di ci, giusto mantenere la previsione di reato in una fattispecie di questo tipo? Noi riteniamo di no; voi, probabilmente, di s e, per giunta, gridate allo scandalo.
A mio avviso, si tratta di motivi sufficienti per indurci ad asserire che il provvedimento assolutamente condivisibile; un provvedimento che ritengo potr portare, come dichiaravo dianzi, maggiore seriet e maggiore equit, anche rispetto a queste situazioni. In particolare, in quest'ultimo anno e mezzo abbondante di legislatura, verrebbe data al Governo la possibilit di legiferare su temi importanti quali quelli riguardanti l'ambiente, in modo che il paese possa disporre di una normativa organica ed efficace e quindi possa veramente rispondere ai problemi che si pongono giorno dopo giorno (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha facolt di replicare il rappresentante del Governo.


ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Rinuncio alla replica, signor Presidente.

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le questioni pregiudiziali Vigni ed altri n. 1 e Boato ed altri n. 2, che saranno esaminate in altra seduta (vedi l'allegato A - A.C. 2215 sezione 1).
Il seguito del dibattito rinviato ad altra seduta.


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