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Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n 419
1999-10-29
Gazzetta Ufficiale 15 novembre 1999, n 268

"Riordinamento del sistema degli enti pubblici nazionali, a norma degli articoli 11 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59".

Art. 1.
Ambito di applicazione
1. Ai sensi degli articoli 11, comma 1, lettera b), prima parte, e
14 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni e
integrazioni, di seguito denominata "legge delega", il presente
decreto si applica agli enti pubblici nazionali non svolgenti
attivita' di previdenza. Esso non si applica, per contro, alle
istituzioni di diritto privato e societa' per azioni, controllate
direttamente o indirettamente dallo Stato, che operano, anche
all'estero, nella promozione e nel sostegno pubblico al sistema
produttivo nazionale. Agli enti di ricerca di cui all'articolo 18
della legge delega si applicano soltanto le disposizioni del presente
decreto che agli enti stessi espressamente si riferiscono, nonche'
quelle compatibili con le disposizioni recate dal decreto legislativo
5 giugno 1998, n. 204, e dagli altri decreti legislativi emanati in
attuazione della delega di cui al predetto articolo 18 della legge 15
marzo 1997, n. 59.
2. L'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 12 e 13
e' facoltativa per le amministrazioni che esercitano la vigilanza
sugli enti pubblici economici, gli enti parco di cui alla legge 6
dicembre 1991, n. 394, e gli enti pubblici nazionali la cui
organizzazione sia stata disciplinata con decreti legislativi emanati
in attuazione della legge delega o con le leggi 25 marzo 1997, n. 68,
e 3 aprile 1997, n. 94.
3. Restano ferme le disposizioni di legge in ordine ai poteri delle
autorita' di garanzia e di vigilanza.

Art. 2.
Privatizzazione, trasformazione, fusione di enti
1. Relativamente agli enti pubblici di cui alla tabella A allegata
al presente decreto, con le modalita' di cui al comma 2, possono
essere adottate, in esito ad istruttoria dei Ministeri competenti,
comprensiva di consultazione degli enti stessi e di acquisizione di
parere delle commissioni parlamentari competenti per materia, le
seguenti misure di razionalizzazione:
a) privatizzazione di enti, secondo le modalita' di cui
all'articolo 3;
b) trasformazione di enti in strutture scientifiche universitarie,
alle condizioni e secondo le modalita' di cui all'articolo 4;
c) fusione o unificazione strutturale di enti appartenenti allo
stesso settore di attivita', in conformita' ai criteri e secondo le
modalita' di cui all'articolo 5.
2. L'individuazione degli enti oggetto delle misure di cui al comma
1 e' effettuata con uno o piu' elenchi approvati, entro il 30 giugno
2001, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. La
privatizzazione o la trasformazione degli enti decorre dal 1 gennaio
2002.

Art. 3.
Privatizzazione di enti
1. Gli enti privatizzati ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera
a), continuano a sussistere come enti privi di scopo di lucro e
assumono la personalita' giuridica di diritto privato ai sensi degli
articoli 12 e seguenti del codice civile. Gli enti possono continuare
a svolgere e gestire, sulla base di apposite concessioni o
convenzioni con le autorita' ministeriali competenti, i compiti e le
funzioni pubbliche attribuiti ad essi dalla normativa vigente.
Restano in vigore, per gli enti in tal modo abilitati, le
disposizioni che impongono, a favore degli enti, forme di
contribuzione obbligatoria e che riservano all'autorita' pubblica le
relative determinazioni. Le concessioni o convenzioni che affidano
agli enti determinazioni in materia di tariffe o di corrispettivo dei
servizi pubblici svolti ne subordinano comunque la operativita'
all'approvazione del Ministero competente.
2. Il corrispettivo da stabilirsi o pattuirsi per le concessioni o
convenzioni di cui al comma 1 non puo', per nessun ente, comportare
una spesa per lo Stato superiore a quella prevista per l'esercizio
2001 per contributi ordinari di funzionamento e per compensi
analogamente stabiliti o pattuiti. Le concessioni o convenzioni
devono prevedere, per l'esercizio 2002, una riduzione di tale spesa
pari almeno al 10 per cento in termini reali.
3. In fase di prima applicazione del presente decreto, le
concessioni o convenzioni di cui al comma 1 hanno durata biennale. In
sede di rinnovo, e' concesso o convenzionalmente affidato l'esercizio
delle sole attribuzioni che lo Stato non possa o non ritenga
conveniente dismettere, ovvero svolgere direttamente.
4. Gli amministratori degli enti di cui al comma 1 promuovono le
necessarie modifiche statutarie nel rispetto della scadenza indicata
dall'articolo 2, comma 2. Gli statuti prevedono la partecipazione
all'organo collegiale di revisione di un rappresentante
dell'amministrazione statale.
5. Sulla gestione degli enti di diritto privato di cui al comma 1,
la Corte dei conti esercita il controllo successivo, ai sensi
dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20,
limitatamente all'esercizio di funzioni e servizi pubblici.
6. Il patrimonio degli enti di diritto privato di cui al comma 1 e'
costituito dal patrimonio dei corrispondenti enti pubblici. L'organo
di revisione cura che l'inventario sia redatto da ciascun ente entro
sessanta giorni dalla avvenuta trasformazione e che sia conferita
distinta evidenziazione ai beni la cui gestione o conservazione
costituiva lo scopo istituzionale dell'ente pubblico. In casi
particolari, puo' essere chiesta al presidente del tribunale
competente per territorio la designazione di uno o piu' esperti per
la redazione della stima patrimoniale.
7. I beni la cui gestione o conservazione costituiva lo scopo
istituzionale dell'ente pubblico permangono destinati a tale
finalita', fatto salvo ogni altro onere o vincolo gravante sugli
stessi ai sensi delle vigenti disposizioni, e non possono essere
alienati o gravati di alcun diritto se non in base a specifica ed
espressa autorizzazione del Ministero vigilante, secondo la vigente
normativa, da rilasciarsi in casi eccezionali. Gli atti adottati in
mancanza di autorizzazione non possono essere trascritti e sono nulli
di diritto, fatta salva ogni diversa forma di responsabilita'
prevista dalle vigenti disposizioni. Il regime di autorizzazione
permane sino a che sussista l'esercizio delle funzioni o dei servizi
pubblici in via di convenzione o di concessione. Allo scadere
definitivo delle convenzioni o concessioni, il regime di
autorizzazione e' prorogato sino alla convenzionale determinazione
della destinazione finale dei beni. Le limitazioni di cui al presente
articolo devono, in ogni caso, risultare negli statuti degli enti di
diritto privato derivanti dalla trasformazione e sono iscritte nel
registro di cui all'articolo 33 del codice civile.
8. Negli inventari patrimoniali degli enti di diritto privato
derivanti dalla trasformazione sono distintamente elencati i beni che
provengono dall'ente pubblico trasformato e quelli di successiva
acquisizione.
9. Agli enti di diritto privato di cui al comma 1 possono
partecipare il Ministero per i beni e le attivita' culturali, ai
sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n.
368, nonche' le universita' e loro consorzi.

Art. 4.
Trasformazione di enti
1. Gli enti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), sono
trasformati in strutture scientifiche dotate di autonomia
amministrativa e contabile delle universita' del luogo ove gli enti
stessi hanno sede, ovvero, nel caso di piu istituzioni universitarie,
di quella di piu' antica istituzione, ovvero, ancora, di consorzi
universitari anche appositamente istituiti. La trasformazione opera a
condizione che l'universita' o il consorzio, previamente interpellati
dal Presidente del Consiglio dei Ministri, abbiano espresso il
proprio assenso.
2. Entro la data prevista dall'articolo 2, comma 2, una
destinazione ad istituzioni universitarie diverse puo' essere
individuata nell'ambito del procedimento di programmazione del
sistema universitario.
3. Le universita' e i consorzi succedono nei rapporti attivi e
passivi e nella titolarita' dei beni mobili e immobili delle
strutture e delle attrezzature degli enti. Il patrimonio resta
comunque vincolato al perseguimento delle finalita' proprie degli
enti medesimi.
4. I compiti e l'organizzazione delle nuove strutture sono
determinati dagli statuti degli atenei o dei consorzi.
5. L'Istituto italiano di studi germanici puo', in ogni caso,
ricevere contributi dal Ministero dell'universita' e della ricerca
scientifica e tecnologica, anche a valere sul fondo per il
funzionamento ordinario delle universita' e dei consorzi
universitari, nonche' sul fondo di cui all'articolo 7, commi 1 e 2,
del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204.

Art. 5.
Fusione o unificazione strutturale di enti
1. La fusione, ovvero l'unificazione mediante inserimento in
sistema strutturato a rete degli enti di cui all'articolo 2, comma 1,
lettera c), e' effettuata, con uno o piu' decreti legislativi di cui
all'articolo 11, comma 3, della legge delega, nel rispetto dei
principi generali indicati dall'articolo 14, comma 1, della legge
stessa ed in coerenza con i criteri direttivi di cui all'articolo 13
del presente decreto.
2. I compiti istituzionali, l'organizzazione e il funzionamento
degli enti derivanti dalla fusione o unificazione degli istituti ed
enti operanti nel campo della ricerca storica, anche con riferimento
agli istituti che compongono la rete scientifica, sono determinati da
rispettivi statuti in conformita' ai seguenti ulteriori principi e
criteri direttivi:
a) attribuzione di funzioni di ricerca storica, con particolare
riferimento alla storia d'Italia, e di compiti connessi relativi, tra
l'altro, al coordinamento della ricerca, alla redazione di repertori,
allo studio critico e alla pubblicazione delle fonti,
all'osservatorio dell'insegnamento della storia, alla formazione in
servizio degli insegnanti della scuola, all'organizzazione di
incontri, convegni e settimane di studio;
b) adozione, per quanto compatibili, delle disposizioni
sull'organizzazione e funzionamento in vigore per gli enti di ricerca
non strumentali di competenza del Ministero dell'universita' e della
ricerca scientifica e tecnologica, con facolta' di deroga alle norme
dell'ordinamento contabile pubblico, nel rispetto dei relativi
principi;
c) organizzazione della rete scientifica, prevedendo servizi e
strutture comuni, nonche' attribuendo agli istituti e alle scuole
annesse autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e
contabile, con propri organi direttivi e di consulenza scientifica;
d) adozione di disposizioni transitorie in analogia a quanto
previsto per l'Istituto nazionale di astrofisica;
e) finanziamento a carico del fondo di cui all'articolo 7, commi 1
e 2, del decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, con trasferimento
al fondo stesso dei contributi in atto fruiti.

Art. 6.
Disposizioni relative a enti particolari
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto
l'Ente autonomo Volturno e' soppresso e posto in liquidazione con le
modalita' stabilite dalla legge 4 dicembre 1956, n. 1404, e
successive modificazioni e integrazioni. Il Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica provvede a trasferire alla
regione Campania, a titolo gratuito e con effetto dal 1 gennaio 2000,
le azioni della Societa' anonima per l'esercizio dei pubblici servizi
(SEPSA) della quale l'Ente e' unico azionista. E' fatta salva la
facolta' degli enti territoriali interessati di riordinare altrimenti
l'ente stesso entro il termine fissato per la liquidazione, ovvero
prevederne la trasformazione in struttura associativa, anche in forma
societaria, eventualmente prevedendo, per il relativo personale,
forme di continuita' del rapporto di lavoro pubblico presso la
regione Campania.
2. Le funzioni previste dall'articolo 7, comma 2, della legge 11
febbraio 1992, n. 157, concernenti la vigilanza sull'Istituto
nazionale per la fauna selvatica, e la definizione delle norme
regolamentari sono esercitate d'intesa con la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano. Alla copertura delle spese di funzionamento
dell'Istituto possono contribuire le regioni, sulla base di apposite
convenzioni. Il presidente dell'Istituto presenta annualmente alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Conferenza una relazione
sull'attivita' svolta.
3. L'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) svolge, in
collaborazione con la Scuola superiore della pubblica amministrazione
e con istituzioni universitarie, attivita' di formazione e
qualificazione professionale per gli addetti al sistema statistico
nazionale, anche attraverso la costituzione di una struttura
permanente. Le disposizioni di cui al comma 6 dell'articolo 19 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni, si applicano al personale dell'ISTAT con qualifica di
dirigente di ricerca e dirigente tecnologo entro il limite del 5 per
cento del relativo organico.
4. Ai sensi degli articoli 9 e 100 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112, l'Ente nazionale strade (ANAS) e' riordinato sulla base
dei principi e criteri di cui all'articolo 13 del presente decreto,
tenendo conto della sua natura di ente pubblico economico e di quanto
stabilito dal decreto legislativo di cui all'articolo 1, comma 4,
lettera b), della legge delega. L'Ente e' autorizzato, a decorrere
dalla data di entrata in vigore del presente decreto e nel rispetto
delle norme comunitarie, a costituire societa' miste con regioni,
province e comuni per la progettazione, costruzione e manutenzione
delle strade di rispettiva competenza, nonche' ad esercitare le
attivita' di progettazione, costruzione e manutenzione di strade
anche per conto e nell'interesse di regioni, province e comuni.
5. La Cassa per la formazione della proprieta' contadina, istituita
con decreto legislativo 5 marzo 1948, n. 121, e' accorpata
nell'Istituto per studi, ricerche e informazioni sul mercato agricolo
(ISMEA), di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 maggio
1987, n. 278. L'Istituto subentra nei relativi rapporti giuridici
attivi e passivi, ivi inclusi i compiti di cui all'articolo 4, commi
3, 4 e 5, della legge 15 dicembre 1998, n. 441. L'ISMEA puo'
costituire forme di garanzia creditizia e finanziaria per strumenti
e/o servizi informativi, assicurativi e finanziari alle imprese
agricole, volte a ridurre i rischi inerenti alle attivita' produttive
e di mercato, a favorire il ricambio generazionale in agricoltura e a
contribuire alla trasparenza e alla mobilita' del mercato fondiario
rurale sulla base di programmi con le regioni e ai sensi dei
regolamenti comunitari. L'ISMEA, entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, e' riordinato anche sulla base dei
principi di cui all'articolo 13 e, comunque, nel rispetto di quanto
previsto, al comma 1 dell'articolo stesso, dalla lettera d). Al
personale della Cassa per la formazione della proprieta' contadina
sono applicabili le forme di mobilita' nel pubblico impiego.
6. In sede di revisione statutaria ai sensi dell'articolo 13, sono
riconosciute, nell'ambito dell'organizzazione del Club alpino
italiano (CAI), forme accentuate di autonomia organizzativa e
funzionale al Corpo nazionale del soccorso alpino.
7. In deroga a quanto previsto dall'articolo 3, comma 1, del
decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143, l'Agecontrol s.p.a.
continua a svolgere i propri compiti sino al termine previsto dal
regolamento (CEE) n. 2262/84 del Consiglio, come prorogato dal
regolamento (CE) n. 150/99 del Consiglio, del 19 gennaio 1999.
8. E' estesa all'Agenzia spaziale italiana, con le modalita' ed i
limiti ivi previsti, l'autorizzazione concessa all'Istituto nazionale
di fisica nucleare (INFN) e all'Ente per le nuove tecnologie,
l'energia e l'ambiente (ENEA) dall'articolo 5, comma 2, secondo
periodo, della legge 7 agosto 1997; n. 266, relativamente alla
stipulazione di contratti di formazione e lavoro.
9. La CONSOB, senza oneri per la finanza pubblica e con
corrispondente riduzione dell'aliquota prevista per il personale con
contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, puo' bandire
concorsi interni, connotati da adeguate modalita' selettive, per
l'immissione in ruolo, in numero massimo di venti unita', di
personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato in
servizio alla data del 1 luglio 1998.

Art. 7.
Societa' italiana autori e editori
1. La Societa' italiana autori ed editori, di seguito denominata
SIAE, ente pubblico a base associativa, svolge le seguenti funzioni:
a) esercita l'attivita' di intermediazione, comunque attuata sotto
ogni forma diretta o indiretta di intervento, mediazione, mandato,
rappresentanza ed anche cessione per l'esercizio dei diritti di
rappresentazione, di esecuzione, di recitazione, di radiodiffusione,
ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite e di
riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate;
b) cura la tenuta dei registri di cui all'articolo 103 della legge
22 aprile 1941, n. 633;
c) assicura la migliore tutela dei diritti di cui alla lettera a),
nell'ambito della societa' dell'informazione, nonche' la protezione e
lo sviluppo delle opere dell'ingegno.
2. L'attivita' della SIAE, fatto salvo l'esercizio delle funzioni
pubbliche attribuite dalla legge, e' disciplinata dalle norme di
diritto privato.
3. La SIAE esercita le altre funzioni attribuite dalla legge e puo'
effettuare, altresi', la gestione di servizi di accertamento e
riscossione di imposte, contributi e diritti, anche in regime di
convenzione con pubbliche amministrazioni, regioni, enti locali ed
altri enti pubblici o privati.
4. L'organizzazione ed il funzionamento della SIAE sono regolati
dallo statuto adottato nel rispetto dei criteri di cui all'articolo
13, comma 1, entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto. Non si applicano le disposizioni di cui al comma 2
dell'articolo 13. Lo statuto assicura una adeguata presenza di autori
ed editori negli organi dell'Ente, una ripartizione dei proventi
dell'esazione dei diritti d'autore tra gli aventi diritto, che tenga
anche conto dell'effettivo contributo di ciascuno alla formazione dei
proventi stessi, e l'applicazione di provvigioni sui diritti d'autore
in coerenza con l'ordinamento vigente in sede europea.
5. Lo statuto e' adottato dall'Assemblea a maggioranza dei suoi
componenti, su proposta del Consiglio di amministrazione, ed e'
approvato con decreto del Ministro per i beni e le attivita'
culturali, di concerto con i Ministri delle finanze e del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica.
6. La SIAE assicura la distinzione tra la gestione relativa alla
tutela del diritto d'autore e dei diritti connessi e la gestione
relativa agli ulteriori servizi, nonche', a partire dall'esercizio
successivo a quello della data di entrata in vigore del presente
decreto, la separazione contabile tra le due distinte gestioni per
ciascuna delle quali deve essere perseguito l'equilibrio finanziario.
7. La gestione dei servizi attinenti alla tutela del diritto
d'autore e dei diritti connessi si informa ai principi della massima
trasparenza nella ripartizione dei proventi tra gli aventi diritto. I
criteri di ripartizione sono annualmente predeterminati dalla SIAE e
sottoposti all'approvazione del Ministro vigilante.
8. Il Ministro per i beni e le attivita' culturali esercita la
vigilanza sulla SIAE. L'attivita' di vigilanza e' svolta sentito il
Ministro delle finanze per le materie di sua specifica competenza.
Sono soppressi l'articolo 182 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e
l'articolo 57 del regolamento di attuazione della medesima legge,
approvato con regio decreto 18 maggio 1942, n. 1369.

Art. 8.
Esposizione nazionale quadriennale d'arte di Roma
1. Entro il 31 dicembre 1999, l'ente Esposizione nazionale
quadriennale d'arte di Roma e' trasformato in Fondazione, ai sensi
delle disposizioni di cui all'articolo 3.
2. Si applicano le procedure previste dai commi 4 e 5 dell'articolo
7, fatta eccezione per il concerto del Ministro delle finanze.

Art. 9.
Istituto superiore di sanita' e Istituto superiore
per la prevenzione e la sicurezza del lavoro
1. L'Istituto superiore di sanita' (ISS) e l'Istituto superiore per
la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) esercitano, nelle
materie di competenza del Ministero della sanita', funzioni e compiti
tecnicoscientifici e di coordinamento tecnico. In particolare, l'ISS
svolge funzioni di ricerca, di sperimentazione, di controllo e di
formazione per quanto concerne la salute pubblica; l'ISPESL e' centro
di riferimento nazionale di informazione, documentazione, ricerca,
sperimentazione, controllo e formazione in materia di tutela della
salute e della sicurezza e benessere nei luoghi di lavoro.
2. L'ISS e l'ISPESL hanno autonomia scientifica, organizzativa,
amministrativa e contabile e sono sottoposti alla vigilanza del
Ministro della sanita'. Essi costituiscono organi tecnicoscientifici
del Servizio sanitario nazionale, dei quali il Ministero, le regioni
e, tramite queste, le aziende sanitarie locali e le aziende
ospedaliere si avvalgono nell'esercizio delle attribuzioni conferite
loro dalla normativa vigente.
3. Sono organi dei due Istituti il presidente, il consiglio di
amministrazione, il direttore generale, il comitato scientifico e il
collegio dei revisori. Alla organizzazione degli Istituti si provvede
con i regolamenti di cui all'articolo 13, che recano anche
disposizioni di raccordo con la disciplina prevista dal decreto
legislativo 5 giugno 1998, n. 204, e dalle altre disposizioni vigenti
per gli enti di ricerca.
4. Sono abrogati l'articolo 45, comma 4, ultimo periodo, e
l'articolo 48 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.

Art. 10.
Istituto per lo sviluppo
e la formazione professionale dei lavoratori
1. L'Istituto per lo sviluppo e la formazione professionale dei
lavoratori (ISFOL) e' ente di ricerca, dotato di indipendenza di
giudizio e di autonomia scientifica, metodologica, organizzativa,
amministrativa e contabile, ed e' sottoposto alla vigilanza del
Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
2. Lo statuto dell'ISFOL e' approvato su proposta del Ministro
vigilante e reca anche disposizioni di raccordo con la disciplina di
cui al decreto legislativo 5 giugno 1998, n. 204, e con la disciplina
dettata da altre disposizioni vigenti per gli enti di ricerca.

Art. 11.
Norme di carattere generale
1. Entro tre mesi dalla data di assunzione della personalita'
giuridica di diritto privato, il personale che intrattiene un
rapporto di lavoro a tempo indeterminato con gli enti privatizzati ai
sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera a), puo' optare per la
permanenza nel pubblico impiego, ad esso applicandosi, in tale caso,
le ordinarie procedure di mobilita' di cui agli articoli 34 e 35 del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni. Sino alla stipulazione del primo contratto collettivo
di lavoro della categoria, si applicano al personale degli enti
stessi le norme relative al trattamento giuridico ed economico per
esso vigenti.
2. Le universita' e i consorzi di cui all'articolo 4 succedono agli
enti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b), anche per quanto
attiene ai rapporti con il personale. Il personale stesso conserva la
qualifica e l'anzianita' maturata, secondo eventuali tabelle di
comparazione, approvate con decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri, di concerto con i Ministri dell'universita' e della ricerca
scientifica e tecnologica e del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica. Al personale si applicano, sino al primo
contratto collettivo, le norme sullo stato giuridico ed il
trattamento economico per esso vigenti.
3. I contributi ordinari e straordinari previsti nel bilancio
preventivo dello Stato, approvato alla data di entrata in vigore dei
provvedimenti di riordino a favore degli enti trasformati, riordinati
o soppressi ai sensi degli articoli 4, 5, e 6, sono riassegnati alle
Istituzioni destinatarie delle funzioni, fatte salve le economie di
spesa connesse alla soppressione di organi.
4. Le trasformazioni di cui all'articolo 4 non hanno effetto per le
universita' in ordine a quanto previsto dall'articolo 51, comma 1 e
comma 4, primo periodo, della legge 27 febbraio 1997, n. 449.
5. Con decreto dei Ministri vigilanti possono essere nominati
commissari straordinari al fine di assicurare la gestione degli enti
di cui agli articoli 3, 4, 5 e 6, nelle more dei processi di
privatizzazione, trasformazione, razionalizzazione o soppressione e
fino alla costituzione degli organi ordinari. Fino alla nomina dei
nuovi collegi dei revisori dei conti, restano applicabili le norme
vigenti sulla composizione e sulla durata degli organi di revisione.
6. Nelle ipotesi di cui all'articolo 3, la perdita della
personalita' di diritto pubblico ha effetti di notificazione agli
enti privati degli eventuali vincoli di destinazione artistica sui
beni compresi nel relativo patrimonio.

Art. 12.
Misure di razionalizzazione
1. Gli enti pubblici ai quali si applica il presente decreto
predispongono, entro l'anno 2000 e, successivamente, con cadenza
biennale, entro un termine da fissarsi con direttiva del Presidente
del Consiglio dei Ministri, un piano volto a razionalizzare la
allocazione degli uffici in immobili acquisiti in proprieta' o in
locazione, anche attraverso l'utilizzo comune di immobili da parte di
piu' enti, soprattutto per quanto attiene alle sedi periferiche,
anche all'estero, nonche' alla realizzazione di economie di spesa
connesse alla acquisizione e gestione in comune, su base
convenzionale, di servizi da parte di piu' enti, ovvero, nel caso di
enti svolgenti compiti omogenei, attraverso anche la comune
utilizzazione di organi e attivita'.
2. Il piano di cui al comma 1 e' trasmesso, entro trenta giorni,
dal presidente dell'ente, previo parere del collegio dei revisori,
all'amministrazione o istituzione vigilante ed al Ministero del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Il Ministero
stesso riferisce annualmente al Parlamento sulla attuazione del
presente articolo, indicando, sulla base anche di una analisi
comparativa delle risultanze dei piani e dei relativi dati di spesa
negli ultimi bilanci consuntivi degli enti, criteri di
razionalizzazione e contenimento delle spese di allocazione e per
servizi suscettibili di conduzione comune.
3. Tenuto conto dei piani di revisione degli enti e della apposita
relazione di cui al comma 2:
a) i Ministri vigilanti, di concerto con il Presidente del
Consiglio dei Ministri e con il Ministro del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica, impartiscono agli enti direttive,
anche subordinando l'approvazione del bilancio preventivo o dei piani
pluriennali degli enti alla realizzazione o alla programmazione delle
riduzioni di spesa di cui al comma 1;
b) i revisori dei conti vigilano sulla adozione delle misure
indicate.
4. Nei confronti degli enti di cui al comma 1 che non abbiano
predisposto, nei termini stabiliti, il piano di revisione per
l'utilizzo degli immobili, i Ministri vigilanti adottano, ovvero
propongono al Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica una riduzione, sino al venti per cento, dei
contributi ordinari previsti nel bilancio preventivo dello Stato.

Art. 13.
Revisione statutaria
1. Le amministrazioni dello Stato che esercitano la vigilanza sugli
enti pubblici cui si applica il presente decreto promuovono, con le
modalita' stabilite per ogni ente dalle norme vigenti, la revisione
degli statuti. La revisione adegua gli statuti stessi alle seguenti
norme generali, regolatrici della materia:
a) attribuzione di poteri di programmazione, indirizzo e relativo
controllo strategico:
1) al presidente dell'ente, nei casi in cui il carattere
monocratico dell'organo e' adeguato alla dimensione organizzativa e
finanziaria o rispondente al prevalente carattere tecnico
dell'attivita' svolta o giustificato dall'inerenza di quest'ultima a
competenze conferite a regioni o enti locali;
2) in mancanza dei presupposti di cui al n. 1), ad un organo
collegiale, denominato consiglio di amministrazione, presieduto dal
presidente dell'ente e composto da un numero di membri variabile da
due a otto, in relazione al rilievo ed alle dimensioni organizzative
e finanziarie dell'ente, fatta salva l'ipotesi della gratuita' degli
incarichi;
b) previsione della nomina dei componenti del consiglio di
amministrazione dell'ente, con decreto del Ministro vigilante, tra
esperti di amministrazione o dei settori di attivita' dell'ente, con
esclusione di rappresentanti del Ministero vigilante o di altre
amministrazioni pubbliche, di organizzazioni imprenditoriali e
sindacali e di altri enti esponenziali;
c) ridefinizione dei poteri di vigilanza secondo criteri idonei a
garantire l'effettiva autonomia dell'ente, ferma restando
l'attribuzione all'autorita' di vigilanza del potere di approvazione
dei bilanci e rendiconti, nonche', per gli enti finanziati in misura
prevalente con trasferimenti a carico di bilanci pubblici, di
approvazione dei programmi di attivita';
d) previsione, quando l'ente operi in materia inerente al sistema
regionale o locale, di forme di intervento degli enti
territorialmente interessati, o della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, ovvero della Conferenza unificata di cui al decreto
legislativo 28 agosto 1998, n. 281, tali comunque da assicurare una
adeguata presenza, negli organi collegiali, di esperti designati
dagli enti stessi e dalla Conferenza;
e) eventuale attribuzione di compiti di definizione del quadro
programmatico generale o di sorveglianza, ovvero di funzioni
consultive, a organi assembleari, composti da esperti designati da
amministrazioni e organizzazioni direttamente interessate
all'attivita' dell'ente, ovvero, per gli enti a vocazione scientifica
o culturale, composti in prevalenza da docenti o esperti del settore;
f) determinazione del compenso eventualmente spettante ai
componenti degli organi di amministrazione, ordinari o straordinari,
con decreto del Ministro competente, di concerto con il Ministro del
tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sulla base di
eventuali direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri;
determinazione, con analogo decreto, di gettoni di presenza per i
componenti dell'organo assembleare, salvo rimborso delle spese di
missione;
g) attribuzione al presidente dell'ente di poteri di rappresentanza
esterna e, negli enti con organo di vertice collegiale, di poteri di
convocazione del consiglio di amministrazione; previsione, per i soli
enti di grande rilievo o di rilevante dimensione organizzativa o
finanziaria e fatta salva l'ipotesi della gratuita' degli incarichi,
di un vicepresidente, designato tra i componenti del consiglio;
previsione che il presidente possa restare in carica, di norma, il
tempo corrispondente a non piu' di due mandati;
h) previsione di un collegio dei revisori composto di tre membri,
ovvero cinque per gli enti di notevole rilievo o dimensione
organizzativa o finanziaria, uno dei quali in rappresentanza di
autorita' ministeriale egli altri scelti tra iscritti al registro dei
revisori contabili o tra persone in possesso di specifica
professionalita'; previsione di un membro supplente, ovvero due negli
enti di notevole rilievo o dimensione organizzativa o finanziaria;
i) esclusione del direttore generale dal novero degli organi
dell'ente ed attribuzione allo stesso, nonche' ad altri dirigenti
dell'ente, di poteri coerenti al principio di distinzione tra
attivita' di indirizzo e attivita' di gestione, di cui al decreto
legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni;
previsione della responsabilita' dei predetti dirigenti per il
conseguimento dei risultati previsti dal consiglio di
amministrazione, o organo di vertice, con riferimento, ove possibile,
all'assegnazione delle relative risorse finanziarie (budget di spesa)
predeterminate nell'ambito del bilancio;
l) istituzione, in aggiunta all'organo di revisione, di un sistema
di controlli interni, coerente con i principi fissati dal decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 286;
m) istituzione di un ufficio per le relazioni con il pubblico, ai
sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n.
29, e successive modificazioni;
n) determinazione del numero massimo degli uffici dirigenziali e
dei criteri generali di organizzazione dell'ente, in coerenza alle
esigenze di speditezza, efficienza ed efficacia dell'azione
amministrativa, rinviando la disciplina dei residui profili
organizzativi, in funzione anche delle dimensioni dell'ente, a
regolamenti interni, eventualmente soggetti all'approvazione
dell'autorita' di vigilanza, ovvero ad altri atti organizzativi;
o) facolta' dell'ente di adottare regolamenti di contabilita'
ispirati a principi civilistici e recanti, ove necessario, deroghe,
anche in materia contrattuale, alle disposizioni del decreto del
Presidente della Repubblica 18 dicembre 1979, n. 696, e successive
modificazioni; i predetti regolamenti sono soggetti all'approvazione
dell'autorita' di vigilanza, di concerto con il Ministro del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica;
p) previsione della facolta' di attribuire, per motivate esigenze
ed entro un limite numerico predeterminato, incarichi di
collaborazione ad esperti delle materie di competenza istituzionale;
q) previsione delle ipotesi di commissariamento dell'ente e dei
poteri del commissario straordinario, nominato dall'autorita' di
vigilanza, ovvero, per gli enti di notevole rilievo o dimensione
organizzativa e finanziaria, con decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri, su proposta dell'autorita' di vigilanza; previsione,
per i soli enti di notevole rilievo o dimensione organizzativa o
finanziaria, della possibilita' di nominare uno o piu' subcommissari;
previsione di termini perentori di durata massima del
commissariamento, a pena di scioglimento dell'ente.
2. Nella revisione di cui al comma 1, sono fatte salve le
specifiche e motivate esigenze connesse alla natura ed all'attivita'
di singoli enti, con particolare riferimento a quelli ad alto tasso
di autonomia finanziaria in funzione della prevalenza delle entrate
proprie su quelle attinenti a trasferimenti a carico di bilanci
pubblici, nonche' le esigenze specifiche degli enti a struttura
associativa, ai quali, in particolare, non si applicano i criteri di
cui alle lettere a) ed e) del comma 1 ed ai quali i criteri di cui
alla lettera b) del medesimo comma si applicano solo se coerenti con
la natura e l'attivita' dei singoli enti e per motivate esigenze
degli stessi.
3. Agli enti di cui al presente articolo, relativamente ai quali la
revisione statutaria non sia intervenuta alla data del 30 giugno
2001, si applicano, con effetto dal 1 gennaio 2002, le seguenti
disposizioni:
a) i consigli di amministrazione sono sciolti, salvo che risultino
composti in conformita' ai criteri di cui al comma 1, lettera a); il
presidente dell'ente assume, sino a che il regolamento non e' emanato
e i nuovi organi non sono nominati, i poteri di amministrazione
ordinaria e straordinaria, salva la possibilita' dell'autorita' di
vigilanza di nominare un commissario straordinario;
b) i collegi dei revisori, ove non conformi ai criteri di cui al
comma 1, lettera h), sono sciolti e le relative competenze sono
esercitate, sino alla nomina del nuovo collegio, dai soli
rappresentanti del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica e dell'autorita' di vigilanza, ove presenti,
ovvero, in caso contrario, dal solo presidente del collegio.
4. Negli enti di cui al presente articolo per i quali la revisione
statutaria risulti intervenuta alla data del 30 giugno 2001, il
funzionamento degli organi preesistenti e' prorogato sino alla nomina
di quelli di nuova istituzione.

Art. 14.
Disposizioni finali
1. Le disposizioni della legge 15 marzo 1975, n. 70, e le altre
disposizioni di legge e di regolamento che disciplinano
l'organizzazione e il funzionamento degli enti pubblici nazionali di
cui al presente decreto continuano a trovare applicazione in quanto
non siano derogate dalle norme statutarie di adeguamento alle
disposizioni del presente decreto.
2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica e' autorizzato ad apportare al bilancio dello Stato le
variazioni conseguenziali all'applicazione del presente decreto.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 29 ottobre 1999
CIAMPI
D'Alema, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Amato, Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione
economica
Bellillo, Ministro per gli affari
regionali
Micheli, Ministro dei lavori
pubblici
De Castro, Ministro delle politiche
agricole e forestali
Melandri, Ministro per i beni e le
attivita' culturali
Zecchino, Ministro
dell'universita' e della ricerca
scientifica e tecnologica
Bindi, Ministro della sanita'
Visco, Ministro delle finanze
Salvi, Ministro del lavoro e della
previdenza sociale
Piazza, Ministro per la funzione
pubblica
Visto, il Guardasigilli: Diliberto

Tabella A
(prevista dall'art. 2, comma 1)
Giunta centrale per gli studi storici
Deputazioni e societa' di storia patria
Istituto italiano di numismatica
Istituto storico italiano per il medio evo
Istituto storico italiano per l'eta' moderna e contemporanea
Istituto italiano per la storia antica
Istituto per la storia del Risorgimento italiano
Ente per le ville vesuviane
Fondazione "Il Vittoriale degli Italiani"
Ente "Casa di Oriani"
Centro nazionale di studi leopardiani
Istituto di studi filosofici "Enrico Castelli"
Istituto italiano per la storia della musica
Istituto italiano di studi germanici (Roma)
Istituto nazionale di studi verdiani (Parma)
Centro nazionale di studi manzoniani (Milano)
Ente "Casa Buonarroti" (Firenze)
Ente "Domus Galileana" (Pisa)
Istituto "Domus mazziniana" (Pisa)
Centro nazionale di studi alfieriani (Asti)
Istituto nazionale di studi sul rinascimento (Firenze)
Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in
Italia (Milano)
Istituto nazionale di archeologia e storia dell'arte (Roma)
Centro internazionale di studi di architettura "Andrea Palladio"
(Vicenza)
Istituto internazionale di studi giuridici (Roma)
Centro italiano di studi sull'alto medioevo (Roma)
Erbario tropicale di Firenze
Ente nazionale della cinofilia italiana

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/99419dl.htm


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