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1798-D - Seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino.....in materia ambientale - Esame di questioni pregiudiziali A.C. 1798-D
2004-11-23

Seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione (Approvato dalla Camera, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera e dal Senato) (1798-D).


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali delle ulteriori modifiche introdotte dal Senato.


(Esame di questioni pregiudiziali A.C. 1798-D)

PRESIDENTE. Ricordo che sono state presentate le questioni pregiudiziali per motivi di costituzionalità Vigni ed altri n. 1 e Boato ed altri n. 2 (vedi l'allegato A - A.C. 1798-D sezione 1).

A norma del comma 4 dell'articolo 40 del regolamento, sulle questioni pregiudiziali avrà luogo un'unica discussione nella quale potrà intervenire, oltre ai proponenti di ciascuno degli strumenti presentati, un deputato per ciascuno degli altri gruppi. Al termine della discussione, si procederà ad un'unica votazione.
L'onorevole Vigni ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità n. 1

FABRIZIO VIGNI. Signor Presidente, illustrerò molto rapidamente la questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità presentata dai gruppi del centrosinistra. Abbiamo già avuto occasione di rilevare l'incostituzionalità del provvedimento
in esame per l'ampiezza e la genericità della delega contenuta nella sua prima parte. Aggiungo ora che le norme contenute nei commi dal 32 al 39, che configurano un condono edilizio paesaggistico (definiamolo così), contrastano, a nostro parere, sia con sentenze della Corte costituzionale sia con l'articolo 9 della Costituzione.
Per queste ragioni, abbiamo presentato la questione pregiudiziale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paroli.

ADRIANO PAROLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, intervengo per esprimere contrarietà alle questioni pregiudiziali presentate perché, a parere mio e della maggioranza, il loro contenuto non trova assolutamente riscontro nella realtà. Stiamo parlando di una delega ambientale che da tre anni è in Parlamento; da tre anni il Governo ha chiesto questa delega e, con grande rispetto del Parlamento, ha lasciato che l'iter parlamentare si svolgesse in tutta la sua complessità. Nell'ambito del dibattito che si è sviluppato tra maggioranza ed opposizione, in particolare alla Camera, sono sorte questioni di grande arricchimento per la stessa delega. Ricordo che uno dei punti decisivi, che riguardano l'aria, l'inquinamento atmosferico, è stato aggiunto alla delega, che, pertanto, è stata completata con l'apporto dell'opposizione. Quindi, è stato accolto un emendamento della opposizione.
Alla prima e alla terza lettura della Camera si era inserito il comma 32, che, come abbiamo già detto anche durante la discussione sulle linee generali, prevede una depenalizzazione ed introduce una giustizia sostanziale nei confronti del cittadino.
Il comma in questione, così come introdotto nel corso dell'esame in Commissione condotto in questo ramo del Parlamento, prevedeva l'estinzione del reato in presenza di concessione edilizia in sanatoria; in presenza, quindi, di un titolo di edificazione che, richiesto successivamente alla realizzazione dell'opera (permesso di costruire in sanatoria), purtuttavia sia stato rilasciato dagli enti competenti assolti tutti i passaggi burocratici.
Dunque, laddove, pur nella condizione di poter edificare, si sia proceduto senza la previa autorizzazione, se quest'ultima
successivamente interviene, si estingue il reato, anche nel caso di aree vincolate. Ricordo ai colleghi come si debba tenere presente che nel nostro paese molti vincoli incombono sul territorio. In alcuni casi giustamente, a protezione del valore del nostro territorio; in altri casi, vengono posti un po' superficialmente vincoli che sinceramente dovrebbero essere valutati caso per caso. Però, fermiamoci sul dato seguente; il rilascio di una concessione edilizia in sanatoria deve essere comunque vagliato dal comune competente che o esercita la subdelega da parte della regione oppure deve chiedere il parere vincolante ai Beni ambientali della regione competente per territorio. In caso di aree vincolate - si tratti di vincolo paesaggistico, idrogeologico o di altro -, deve intervenire anche il parere favorevole da parte della soprintendenza ai beni ambientali.

Quindi, all'interno delle tante Commissioni edilizie presenti nei nostri comuni, il rilascio della concessione edilizia in sanatoria permette, evidentemente, a chi ha costruito nella fattispecie poc'anzi considerata - quando, potendo costruire, lo si sia fatto chiedendo solo successivamente il titolo autorizzativo - di ottenere il rilascio del titolo autorizzativo pagando il doppio degli oneri. Questo stabiliva il comma 32 introdotto dalla Camera per la fattispecie in cui incorre chi poteva fare, ha fatto ma non ha chiesto e chiede solo successivamente l'autorizzazione. Accertato che poteva costruire, viene, quindi, rilasciato il titolo autorizzativo; in tale caso, sinceramente, sembra veramente superfluo e fuori luogo che il procedimento penale continui a sussistere. Sicché si prevedeva l'estinzione del reato laddove la fattispecie veniva riconosciuta in termini amministrativi in quanto il fatto non sussisteva più. Questo era il dato del comma 32 approvato dalla Camera; la modifica introdotta dal Senato - attraverso una specifica modalità di voto: il Governo ha porre la questione di fiducia su un maxiemendamento - rappresenta, rispetto al comma 32, una variazione sul tema o, meglio, un ampliamento. Da un lato, infatti, si introduce una maggiore rigidità, una maggiore forza, introducendo un aggravio delle pene. Si distinguono i casi in cui penalmente si debba perseguire un determinato comportamento, aumentando la pena...



PRESIDENTE. Onorevole Paroli ...

ADRIANO PAROLI, Relatore per la maggioranza. Concludo, signor Presidente.
Quindi, una maggiore rigidità; dall'altra parte, però, si introduce una gradualità, in termini di date e di pesi, tale da permettere ancora l'estinzione del reato laddove esso non sembri configurarsi.
Per tali ragioni, ritengo che la gradualità e l'intenzione sottostante la modifica introdotta dal Senato siano assolutamente in linea con il comma 32 approvato dalla Camera...

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole.

ADRIANO PAROLI, Relatore per la maggioranza. ... e sia, altresì, assolutamente in linea anche con la Costituzione. La ringrazio, Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mereu. Ne ha facoltà.

ANTONIO MEREU. Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare che ci meravigliamo della presentazione di questioni pregiudiziali che, ancora una volta, tentano di osteggiare l'iter del provvedimento, finalmente giunto ad una fase che ne permetterà la conclusione.
Noi riteniamo importante il provvedimento non solo per il Parlamento e per il Governo ma soprattutto per chi attende da tempo che il problema ambientale sia considerato in termini positivi. Ciò, nel senso che possa conoscere risvolti tali che trovino la giusta attenzione del personale interessato con conseguenti possibilità occupazionali all'interno della nostra società.



Quindi, ritengo che anche questo sia un modo (come d'altronde siamo ormai abituati a vedere, riguardo all provvedimento in esame) per far sì che, comunque, si possa sempre tergiversare ed allontanare una soluzione che noi, invece, giudichiamo indispensabile.
Infatti, quando nella questione pregiudiziale Vigni n. 1 si parla dell'accertamento di compatibilità paesaggistica, presupposto per l'estinzione del reato, strettamente connesso con i contenuti dei piani paesistici la cui elaborazione è rimessa, dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, alle regioni, credo che, nell'affrontare il problema, si tratti concretamente di un modo per cercare di allontanare ulteriormente la soluzione, nell'interesse generale del paese, del problema ambientale.
Come possiamo, dunque, non essere contrari? Come possiamo far finta di non intravedere azioni che continuano ad essere di disturbo? Il problema del Governo e del Parlamento è varare leggi chiare, che consentano di agire, nel nostro territorio, con una trasparenza ed una semplificazione che fino ad oggi sono mancate. Ciò significa, pertanto, rispondere negativamente a tali affermazioni tendenziose, che, come ho già ripetutamente affermato, a nulla servono, se non ad allontanare la soluzione della questione.
Nelle questioni pregiudiziali al nostro esame si parla, ancora una volta, della natura dei beni compromessi dall'illecito e si asserisce, altresì, che il provvedimento configura un'ulteriore violazione del dettato costituzionale, in quanto vanifica la particolare tutela prevista per i beni paesaggistico-ambientali, considerata - richiamando le sentenze della Corte costituzionale n. 151 del 1986 e n. 417 del 1995 - tra i principi fondamentali della Costituzione come forma di tutela della persona umana nella sua vita, sicurezza e sanità, con riferimento anche alle generazioni future. Mi sembra esagerato esprimere tali definizioni, ed ho l'impressione che, ancora una volta, si voglia compiere una forzatura inconcludente ed inconsistente.
Riteniamo di aver ormai sviscerato, in tutta la sua complessità, il problema trattato dal provvedimento in esame; al riguardo, vorrei ricordare che da ormai diverso tempo esso fa la navette tra Camera e Senato (questo è il terzo anno dalla
sua presentazione). Credo, pertanto, che sia dovere della Camera dei deputati respingere le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Vorrei pregare i colleghi di prendere posto, e comunque di non sostare nell'emiciclo, per favore!
Ha chiesto di parlare l'onorevole Guido Dussin. Ne ha facoltà.

GUIDO DUSSIN. Signor Presidente, le questioni pregiudiziali presentate interessano una questione che è stata già ampiamente discussa e, soprattutto, risolta mediante provvedimenti quali, ad esempio, la legge n. 47 del 1985 in materia di condono edilizio.
Chi è stato amministratore locale sa benissimo che, in ordine alla citata legge, non sussistono assolutamente problemi di compatibilità con il comma 37 dell'articolo unico del disegno di legge in esame, in quanto si tratta solamente di un provvedimento volto a limitare una fattispecie penale, poiché ci troviamo nell'ambito di una situazione sanzionatoria.
Infatti, se consideriamo il nostro paese, sarebbe inconcepibile un provvedimento che prevedesse una sanzione penale per tutte quelle situazioni che, in ambito urbanistico, richiedono una autorizzazione amministrativa, mentre nella fattispecie considerata ci troviamo solo ed esclusivamente di fronte ad una situazione sanzionatoria.
Il nostro provvedimento, infatti, al comma 37, prevede solo ed esclusivamente di considerare la non punibilità dal punto di vista penale. La normativa urbanistica già prevede la possibilità di edificare, ricorrendo tali fattispecie. Si tratta di sanzionare le situazioni in difformità, ad esempio dal punto di vista della fonometria o della scelta dei materiali, o altro, purché di lieve entità. Una questione pregiudiziale, a tal riguardo, sembra veramente eccessiva, come lo sono già stati gli atteggiamenti assunti, sino ad ora, sia alla Camera sia al Senato, quando si è dovuto procedere a porre la questione di fiducia da parte del Governo.
Noi siamo sempre stati dell'idea - e lo abbiamo ribadito in Commissione, più volte - che si tratta solo di un aspetto che dovrà considerare i beni ambientali. Nessun amministratore,
nessun sindaco può permettersi di derogare, da questo punto di vista, in ambito autorizzativo e pertanto non potrà mai concedere un'autorizzazione finalizzata a sanare, da un punto di vista penale, tali aspetti, che sono di lieve entità. Abbiamo più volte ribadito, in Commissione, che qualora vi fossero problemi, gli enti preposti possono intervenire sul provvedimento. La questione pregiudiziale vuole considerare il nostro provvedimento un condono. Tale non è: il condono, infatti, è regolato da un altro provvedimento, ossia la legge n. 47 del 2004.
Sotto il profilo urbanistico non si riscontra alcuna incompatibilità, tant'è che il provvedimento che sarà adottato successivamente sarà deciso direttamente dal sindaco, per quanto attiene all'aspetto urbanistico, ma può essere direttamente la regione ad interdire un'opera, qualora si tratti di piani paesaggistici o di una programmazione più ampia.
Per quanto riguarda l'aspetto ambientale è chiaro che si trattano solo quelle situazioni in cui attualmente già si può costruire, in cui è già ammessa l'edificabilità. Ci troviamo in una situazione di normale gestione, all'interno di un territorio nazionale già denso di aree tutelate e protette.
Credo pertanto che porre una questione così mastodontica, quale una pregiudiziale di costituzionalità sul comma 37 del provvedimento, sia veramente eccessivo. Noi, ovviamente, siamo contrari a tale questione di pregiudizialità e lo manifesteremo con il nostro voto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghiglia. Ne ha facoltà.

AGOSTINO GHIGLIA. Signor Presidente, Alleanza Nazionale voterà contro le questioni pregiudiziali, perché, a nostro avviso, si tenta di creare un problema più sulla terminologia che sulla sostanza. Si cerca di dividere, di «spezzettare» i contenuti della delega ambientale, creando il caso su ciò che è semplicemente uno tra i commi novellati dagli emendamenti approvati al Senato. Nelle questioni pregiudiziali si dimentica, tuttavia, di elencare le modifiche introdotte dal Senato, che sono restrittive rispetto alla possibilità di compiere abusi sul territorio nazionale e non soltanto nelle zone vincolate.
Basti pensare, ad esempio, alla lettera c) del comma 36 dell'articolo 1, che prevede addirittura l'inasprimento della
sanzione penale per alcune nuove fattispecie identificate come gravi violazioni. Mi riferisco, ad esempio, ai casi in cui i lavori siano stati eseguiti addirittura in assenza di una autorizzazione o abbiano riguardato immobili di notevole interesse pubblico disciplinati dalla legge. Inoltre, è previsto un inasprimento delle sanzioni penali qualora i lavori siano stati eseguiti su immobili o aree tutelati ex lege.
Nel comma 37, invece - come hanno già affermato i colleghi che mi hanno preceduto - si dispone semplicemente l'estinzione del reato per i lavori compiuti su beni paesaggistici senza la prescritta autorizzazione o in difformità da essa. Non si può sanzionare semplicemente questa dizione, se non si approfondiscono le condizioni che possono consentire l'eventuale - e rimarco: soltanto eventuale - estinzione del reato. Le condizioni sono due e sono estremamente restrittive, assolutamente vincolanti ed anche estremamente rigide.
Intanto, è possibile accedere alla disciplina estintiva del reato verificando la compatibilità dell'intervento con gli strumenti di pianificazione paesaggistica, sia sotto il profilo delle tipologie edilizie sia sotto quello dei materiali utilizzati. Credo che già questa prima precisazione dia il segno del rigore e della rigidità con cui l'autorità preposta potrà valutare caso per caso l'eventuale non sanzionabilità sotto un profilo penale.
La seconda condizione, sempre con riferimento all'inasprimento delle sanzioni previste, concerne una doppia sanzione pecuniaria: innanzitutto, quella prevista dal codice dei beni culturali e del paesaggio, che può essere però maggiorata da un terzo alla metà. Anche in questo caso, il calcolo svolto dall'autorità deve basarsi su una perizia di stima, su quello che sarebbe il danno arrecato, coordinandolo con il profitto conseguito da chi ha commesso l'abuso; vi è una comparazione da parte dell'autorità amministrativa preposta alla tutela del paesaggio tra il danno arrecato ed il profitto: è una valutazione in merito alla maggiorazione conseguita.
Da questo punto di vista, riteniamo che siano infondate le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dal centrosinistra, in quanto riteniamo che la delega ambientale vada vista come un corpus unico. Essa non può essere spezzettata, perché vi sono norme che semplicemente vanno a regolarizzare e non a sanare una situazione già prevista dalla legge.


Invece, per quanto riguarda la tutela dell'ambiente, dei beni architettonici e paesaggistici la disciplina reca novelle decisamente di maggiore rigore, maggiore rigidità e maggiore legalità.

PRESIDENTE. Dovremmo passare ora alla votazione delle questioni pregiudiziali presentate.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

------------------------------------------------------
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12,30).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta avranno luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta.







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