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VII Commissione - Resoconto del 17 novembre 2004 (Delega al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale. C. 1798-D)
2004-11-17

SEDE CONSULTIVA
Mercoledì 17 novembre 2004. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO.

La seduta comincia alle 14.10.

Delega al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale.
C. 1798-D Governo, approvato dalla Camera, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera e nuovamente modificato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato il 16 novembre 2004.

Andrea COLASIO (MARGH-U), nel sottolineare la particolare rilevanza e complessità del provvedimento in esame, chiede che la votazione del relativo parere sia rinviata ad altra seduta.

Ferdinando ADORNATO, presidente, ricorda che il provvedimento è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea per il prossimo lunedì 22 novembre. Considerata l'incertezza sull'andamento dei lavori parlamentari nei prossimi giorni, ritiene necessario che l'esame del provvedimento in titolo si concluda comunque nella giornata odierna.

.....

Delega al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale.
C. 1798-D Governo, approvato dalla Camera, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera e nuovamente modificato dal Senato.
(Parere alla VIII Commissione).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con osservazione).

La Commissione riprende l'esame.

Domenicantonio SPINA DIANA (FI), relatore, nel ribadire l'opportunità delle previsioni recate dal disegno di legge in titolo in merito alla questione della lottizzazione abusiva realizzata nella località Punta Perotti, sottolinea che loro finalità è propriamente quella di garantire il reperimento delle risorse finanziarie necessarie per porre in essere l'intervento demolitorio, in ottemperanza alle pronunce della Corte di cassazione. Nella consapevolezza del notevole costo dell'operazione di abbattimento, insostenibile da parte dei competenti enti locali, osserva come si sia correttamente ravvisata l'opportunità di prevedere un intervento ad hoc dello Stato.
Illustra quindi una nuova proposta di parere (vedi allegato), con cui suggerisce alla Commissione di merito di riformulare il comma 34 del disegno di legge in titolo, nel senso di prevedere che sia la regione Puglia, d'intesa con il comune di Bari e il Ministero per i beni e le attività culturali e sentito il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, a procedere all'elaborazione del progetto di recupero e di riqualificazione paesaggistica dell'area.

Emerenzio BARBIERI (UDC) condivide la proposta di parere formulata dal relatore, salutando con favore il recepimento dei rilievi da lui formulati.

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U) esprime netta contrarietà in ordine alle previsioni recate dal disegno di legge in titolo, giudicando particolarmente grave il fatto che sia stato assolutamente stravolto il contenuto del codice dei beni culturali e del paesaggio e conseguentemente mortificata l'intensa attività svolta dal Parlamento in materia, nonché la dignità del medesimo. Ritiene inoltre che, valutate le circostanze, non sia possibile procedere alla votazione della nuova proposta di parere prima della ripresa dei lavori pomeridiani dell'Assemblea, e propone quindi di rinviare il seguito dell'esame a questa sera o ad altra seduta.

Antonio PALMIERI (FI) ritiene opportuno, in ogni caso, proseguire la discussione in corso fino alla ripresa dei lavori pomeridiani dell'Assemblea.

Fabio GARAGNANI (FI) ritiene opportuno sospendere i lavori della Commissione, per riprenderli al termine delle votazioni pomeridiane dell'Assemblea.

Ferdinando ADORNATO, presidente, alla luce delle posizioni espresse, propone di sospendere la seduta, che sarà ripresa cinque minuti dopo il termine delle votazioni della seduta pomeridiana dell'Assemblea, fermo restando che, ove quest'ultima si prolunghi oltre le ore 19, l'esame del provvedimento in titolo sarà rinviato alla giornata di domani.

La Commissione consente.

La seduta, sospesa alle 15.35, è ripresa alle 19.15.

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U) ribadisce la sua contrarietà in ordine al disegno di legge in titolo, e in particolare alle previsioni recate dai commi da 32 a 39, che, a suo avviso, operano un profondo stravolgimento delle disposizioni contenute nel Codice dei beni culturali e del paesaggio, che ritiene che particolarmente lesivo delle prerogative della Commissione, anche alla luce dell'impegno profuso, nei mesi passati, ai fini del suo esame. Rileva inoltre il palese contrasto tra la disciplina in esame e le previsioni della Convenzione europea sul paesaggio, anch'essa all'esame del Parlamento. Annuncia quindi il voto contrario del suo gruppo sulla nuova proposta di parere del relatore.
Passa quindi a svolgere al cune considerazioni di maggior dettaglio, soffermandosi in primo luogo sulle diverse ragioni che rendono inopportuno modificare il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Innanzitutto, ritiene che il Codice dovrebbe - almeno nelle intenzioni - dettare una disciplina organica e esaustiva in materia di beni culturali. Al contrario, ciò che sta avvenendo, a suo avviso, è la continua e costante aggiunta di «appendici» al testo originario, come accaduto con l'Arcus, la riorganizzazione del Ministero, la concessione in uso di beni immobili presente nel disegno di legge finanziaria appena licenziato dalla Camera. Ritiene quindi che non si possano ignorare i tentativi fatti dalla maggioranza di ridisegnare autonomamente e contro i principi consolidati della tutela le regole basilari rispetto alla proprietà pubblica dei beni archeologici rinvenuti.
Ritiene che il Codice, recentemente entrato in vigore, perda in tal modo quel carattere di solidità che doveva essere la sua prima qualità e la sua ragione d'essere. Osserva poi che la medesima attuazione del Titolo V della Costituzione viene prevista attraverso delle non meglio chiarite forme di cooperazione tra Ministero e enti locali in tema di valorizzazione, senza prevedere però strumenti seri e concreti per la loro attuazione.
Rileva poi che un'altra delicata questione riguarda le risorse umane necessarie per i controlli funzionali all'espressione di parere, vincolante o meno, da parte delle soprintendenze. Queste ultime, già gravate dall'ordinaria amministrazione e dagli impegni derivanti dal processo di verifica dell'interesse culturale, premessa del processo di sdemanializzazione, si troveranno a dover affrontare anche questo nuovo gravoso incarico. Osserva infatti che la proposta di parere necessita di una istruttoria che prevede la visita sul luogo del «misfatto».
Osserva come sia nota a tutti - ma, si potrebbe ritenere, forse non ancora al Ministro per i beni e le attività culturali - l'insufficienza delle risorse tecnico-scientifiche atte a permettere l'espressione dei pareri previsti dalla legge. Si verrebbe quindi a creare una situazione di grave disagio per il personale che dovrà emettere il parere nel termine perentorio di 90 giorni. Ritiene che si introduca surrettiziamente, anche in questo caso, la regola del silenzio-assenso, come provato dalla locuzione «termine perentorio». Ritiene che la questione rimanga comunque la mancanza di organici adeguati alle esigenze, nonché di ogni previsione di ulteriori concorsi per aumentare l'esiguo numero dei funzionari addetti alla tutela, non rimediandosi da anni neanche alla fatale diminuzione degli organici dovuta ai pensionamenti.
Ritiene che si debbano fare considerazioni anche riguardo la confusione - che ritiene forse voluta - delle diverse disposizioni riguardanti i condoni, in relazione all'opportunità di modificare la legge cardine sui beni culturali attraverso una delega ambientale. Le due materie, infatti, per quanto liminari, non sono, a suo avviso, sovrapponibili.
Intende poi stigmatizzare il comportamento del Ministro per i beni e le attività culturali, che dichiara di essere contrario a ogni intervento di demolizione di componenti del patrimonio nazionale, ma poi non compie alcuna azione concreta per evitare che ciò avvenga. Si tratta di un gioco delle parti - come il gioco del poliziotto buono e di quello cattivo - che ormai non incanta più nessuno.
Ritiene che il ministro Urbani sia e rimanga complice e connivente dello scempio, spesso irreparabile, che il Governo in carica sta perpetrando ai danni del patrimonio culturale e del paesaggio nazionale, e che si possa quindi a buon diritto affermare che «quod non fecerunt barbari facit nunc Urbani».
Osserva poi che il comma 36 del provvedimento in esame modifica l'articolo 167 del Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di rimessione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria. Si stabilisce che il direttore regionale ai beni culturali possa sostituirsi al soprintendente competente, in caso di inottemperanza di questi, attraverso la demolizione e rimessa in pristino. Si tratta di ordini e obblighi autorizzativi relativi a interventi su beni sottoposti a vincolo.
Rileva che si modifica anche l'articolo 181 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, relativo alle sanzioni su opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa. Si stabilisce la pena da 1 a 4 anni per chi esegua lavori su immobili ed aree di notevole interesse pubblico che tuttavia non sono i beni architettonici ma i beni immobili paesaggistici, tra i quali, tuttavia sono comprese ville e giardini e parchi non tutelati per il valore storico o artistico ma che si distinguono per la «non comune bellezza». La pena è applicabile qualora il provvedimento di vincolo sia precedente alla realizzazione dei lavori.
La pena è applicabile anche nei confronti di chi esegua lavori non autorizzati sugli immobili ricadenti su aree tutelate per legge, ma solo qualora i lavori abbiano comportato un aumento dei manufatti superiore al 30 per cento della volumetria originaria o un aumento superiore a 750 metri cubi o che abbiano comportato una nuova costruzione di volumetria superiore a 1000 metri cubi. Osserva che le aree tutelate per legge sono quelle comprese nei 300 metri dalla battigia, fiumi, torrenti e corsi d'acqua, parte di montagne sopra i 1600/1200 metri, ghiacciai e circhi glaciali, parchi e riserve nazionali o regionali, boschi e foreste, zone umide, vulcani, aree di interesse archeologico.
Ritiene che le condizioni di applicabilità della pena (aumento di cubatura superiore al 30 per cento) non siano ammissibili. Si tratta infatti di lavori in aree di estrema delicatezza ambientale e culturale, parte di quel demanio indispensabile che è tale per sua natura e non per successiva acquisizione, nonché di beni di cui, per loro stessa natura, si deve poter avvalere l'intera collettività. Le condizioni poste per l'applicabilità della pena determinano la legalizzazione di un danno ed una deprivazione ai danni della collettività contemporanea e delle generazioni che verranno. Ritiene che si determini in tal modo una nuova e singolare classe di reati «a metro cubo».
Evidenzia poi che la pena rischia di risultare inapplicabile anche qualora l'autorità competente - nella sostanza i Comuni - accerti la compatibilità paesaggistica su lavori che non abbiano determinato nuovi o ulteriori volumi o superfici oppure nel caso in cui si siano impiegati materiali diversi da quelli autorizzati. Il trasgressore, infatti, presenta domanda e il Comune si pronuncia entro 180 giorni previo parere vincolante della soprintendenza da rilasciare entro il termine perentorio di 90 giorni. La perentorietà deve essere letta nel senso del silenzio-assenso. Le soprintendenze sono dunque gravate, a suo avviso, di nuove «scadenze ad orologeria». Osserva peraltro che il mancato aumento di volumetria o di superficie non preserva per altro dal mutamento di destinazione di un immobile.
Il successivo comma 37 prevede una vera e propria sanatoria. Vengono infatti depenalizzati i reati di abuso su beni paesaggistici commessi prima del 30 settembre 2004, qualora sia rilasciata la dichiarazione di compatibilità paesaggistica dall'autorità competente (il comune ancora un volta), senza neanche la previsione del parere vincolante delle soprintendenze. La condizione per la depenalizzazione è da un lato che le tipologie edilizie, a prescindere dalla volumetria o dalle superfici abusivamente edificate, rientrino tra quelli previsti dagli strumenti di pianificazione paesaggistica oppure, alternativamente che siano appunto giudicati compatibili con il contesto paesaggistico. La pena è tramutata in una sanzione pecuniaria che è quella relativa alla remissione in pristino in caso di violazioni (ovvero una somma equivalente al maggiore importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la trasgressione determinata con perizia di stima). La sanzione è maggiorata da un terzo alla metà. I trasgressori sono obbligati a pagare un ulteriore sanzione da 3 a 50 mila euro. La sanatoria si trasforma quindi automaticamente in condono ottenibile attraverso il pagamento di una «tassa-sanzione».
Ritiene che queste norme, come quelle che hanno già permesso l'approvazione dei diversi e reiterati condoni degli abusi edilizi, siano in palese e flagrante contrasto con il dettato dell'articolo 9 della Costituzione secondo cui la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica o tecnica e tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
Osserva che il dettato costituzionale non è un auspicio, ma un obbligo ed un dovere che viene imposto a tutti i livelli di Governo del paese ed al quale non si può derogare, così come non si derogherebbe ai principi di libertà ed eguaglianza.
Obietta poi sul fatto che una delega ambientale vada a interferire su un testo consolidato (un codice, addirittura) che ha per materia i beni culturali e paesaggistici, rilevando peraltro che la dizione di bene ambientale è stata espunta dal Codice proprio per volere della commissione ministeriale voluta dal Ministro Urbani. Ritiene, inoltre, che l'intitolazione del disegno di legge sia dunque incoerente con quanto previsto dai commi 36, 37, 38 e 39.
Infine, sottolinea che, a suo giudizio, appare improprio che la Commissione si debba limitare a formulare unicamente un parere su interventi di tale rilevanza per materie di primaria competenza della Commissione stessa.

Ernesto MAGGI (AN), nel preannunciare il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore, intende comunque evidenziare alcune riserve in merito al comma 32, ritenendo opinabile l'attribuzione, con legge,al direttore generale per i beni ambientali di un potere di natura amministrativa, quale quello di intimare al comune di Bari la demolizione dell'immobile. Considera inoltre inopportuna l'attribuzione alla regione Puglia del potere di sostituirsi al comune eventualmente inerte, e in relativo intervento dello Stato, qualora gli enti territoriali non provvedano.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 19.25.



Ernesto MAGGI (AN), nel richiamare l'attenzione della Commissione sulle previsioni recate dal disegno di legge in titolo in merito al complesso edilizio realizzato nella località Punta Perotti nel comune di Bari, esprime perplessità in ordine alla definizione del medesimo come intervento di lottizzazione abusiva, ritenendo pienamente legittima tale lottizzazione, essendo in linea con gli strumenti di pianificazione elaborati dal comune di Bari.
Ritiene poi che l'elaborazione del progetto di recupero e di riqualificazione paesaggistica dell'area debba avvenire ex ante o contestualmente al previsto intervento demolitorio, e non, come previsto nel disegno di legge in titolo, ex post, in quanto soltanto in tal modo si potrebbe, a suo giudizio, garantire una reale valorizzazione della zona.
Nel manifestare sconcerto in ordine all'intervento statale in materia, ritenendo che debbano essere rispettate le competenze attribuite agli enti locali, ritiene che sarebbe più opportuno che siano il comune di Bari, o, nel caso di sua inerzia, la regione Puglia a doversi attivare al fine di porre rimedio alla complessa problematica legata alla costruzione del complesso edilizio di Punta Perotti.

Emerenzio BARBIERI (UDC), pur esprimendo piena condivisione in ordine alla necessità di procedere alla tempestiva demolizione delle opere edilizie abusive realizzate a Punta Perotti, ritenendo esecrabile che, nonostante siano trascorsi alcuni anni dalla pronuncia definitiva della Corte di cassazione, non si sia ancora provveduto in tal senso, intende formulare talune riserve sul contenuto delle previsioni recate dai commi 34 e 35 del disegno di legge in esame.
Considera, in particolare, invasivo delle competenze costituzionalmente riconosciute alle regioni il fatto che si atribuisca al Ministero per i beni e le attività culturali, una volta effettuata la demolizione, il compito di procedere all'elaborazione del progetto di recupero e di riqualificazione paesaggistica dell'area. Parimenti grave è, a suo giudizio, che si demandi a decreti del Presidente del Consiglio dei ministri l'individuazione delle ulteriori opere o interventi da sottoporre a demolizione, atteso che compete agli enti locali la lotta, attraverso le procedure che ritengano più opportune, all'abusivismo edilizio e paesaggistico.
Nel richiedere con forza, quindi, il rispetto delle competenze delle regioni e degli enti locali, in coerenza d'altronde con l'obiettivo del loro ulteriore rafforzamento, proposto con il disegno di legge di riforma della Parte II della Costituzione, formula l'auspicio che il Parlamento, adottando al riguardo un atteggiamento coerente e responsabile, riconosca pienamente tali competenze, in linea con i condivisi intenti di federalismo, scongiurando potenziali gravi lesioni delle medesime da parte dello Stato.

Alba SASSO (DS-U), nel rimarcare che la questione legata agli interventi abusivi realizzati nella località Punta Perotti è particolarmente complessa e ha dato origine ad un contenzioso giuridico che, trascinatosi per molti anni, si è recentemente concluso con la pronuncia definitiva di abbattimento di tali opere, rileva come proprio tale abbattimento non sia stato eseguito dai competenti organismi a causa degli elevati costi ad esso connessi. Evidenzia quindi che la finalità del commi 32, 33 e 34 del disegno di legge in titolo è essenzialmente quella di porre riparo ad un grave danno arrecato al paesaggio.

Domenicantonio SPINA DIANA (FI), relatore, in replica ai rilievi formulati dal deputato Maggi, ritiene assolutamente corretto parlare di lottizzazione abusiva, atteso che si è in presenza di un reato paesaggistico, sanzionato con la pena della riduzione in pristino. Osserva inoltre che, se è vero che non vi è stata alcuna condanna, non appare preciso sostenere che non siano stati individuati i responsabili dell'intervento abusivo: le sentenze definitive della Cassazione hanno infatti assolto gli imputati solo in quanto incorsi in errore scusabile. Rileva inoltre che comunque l'abbattimento del complesso edilizio Punta Perotti comporterà evidentemente un ingente danno patrimoniale ai titolari delle imprese di costruzione coinvolte.
Osserva poi che, essendosi in presenza di un grave danno arrecato al paesaggio, compete allo Stato ogni intervento in materia, teso alla tutela dell'ambiente, senza che possa considerarsi invaso il campo delle competenze costituzionalmente riconosciute alle regioni in materia.
Pone infine l'accento su alcuni profili del disegno di legge in esame che giudica particolarmente condivisibili, consistenti nella definizione di una disciplina più stringente della demolizione, nonché nell'inasprimento delle pene previste per gli abusi paesaggistici, superando il debole impianto normativo vigente, con la creazione delle condizioni atte a scongiurare la consumazione di tali gravi reati.
Alla luce di tali considerazioni, ribadisce la propria proposta di parere favorevole sul testo in titolo.

Emerenzio BARBIERI (UDC) ribadisce le perplessità testé espresse, manifestando vivo sconcerto in ordine al controverso intervento dello Stato in una materia, quale quella dell'abusivismo paesaggistico, che dovrebbe essere a rigore oggetto di autonome scelte da parte degli enti locali.

Domenicantonio SPINA DIANA (FI), relatore, dopo aver nuovamente espresso la propria condivisione in ordine ai contenuti del testo in titolo, ritiene che l'unica previsione, oggetto di qualche riserva, potrebbe individuarsi nel comma 33, in riferimento all'individuazione delle risorse atte a finanziare l'esecuzione della demolizione del complesso edilizio di Punta Perotti, atteso che le medesime risultano, a suo avviso, esigue.

Ernesto MAGGI (AN), dopo aver ribadito quanto espresso nel suo precedente intervento, intende sottolineare l'inopportunità dell'intervento dello Stato in una questione particolarmente complessa e delicata, quale quella in esame, atteso che la medesima legge n. 431 del 1985, riconoscendo allo Stato poteri di pianificazione paesistica sino all'approvazione dei piani regolatori regionali, ha in sostanza dato l'avvio all'attribuzione e al riconoscimento di autonomi poteri decisionali in materia agli enti locali.

Carlo CARLI (DS-U) esprime viva preoccupazione in ordine alle previsioni recate dal comma 36 del disegno di legge in titolo, giudicandole atte a stravolgere la ratio delle disposizioni contenute negli articolo 167 e 181 del codice dei beni culturali e del paesaggio, recentemente entrato in vigore. Ritiene in particolare singolare e preoccupante che si introduca una sorta di condono per gli abusi paesaggistici di valenza minore, atteso che, a suo giudizio, si arreca in tal modo un grave danno all'ambiente.
Espone parimenti rilievi critici in ordine alle disposizioni contenute nel comma 37, che nel prevedere l'estinzione del reato paesaggistico per tutti lavori abusivi compiuti entro il 30 settembre, appare, a suo avviso, introdurre una discutibile sanatoria paesaggistica.

Domenicantonio SPINA DIANA (FI), relatore, in replica a quanto testé osservato dal deputato Carli, ritiene che le previsioni recate dal comma 36 del disegno di legge in titolo siano apprezzabili e condivisibili, in quanto atte ad introdurre un rigido sistema sanzionatorio in ordine ai reati paesaggistici, configurandosi in tal modo come un efficace deterrente per la consumazione dei medesimi.
Ritiene poi che l'esclusione delle sanzioni penali per i cosiddetti abusi minori, previo, comunque, accertamento di compatibilità ambientale, risponda a ragioni di giustizia sostanziale e che, d'altra parte, le sanzioni di natura pecunaria previste dal successivo comma 37 in ordine ai lavori abusivi compiuti entro il 30 settembre 2004, siano condivisibili, in quanto la riscossione delle relative somme da parte dello Stato è destinata al perseguimento di finalità particolarmente positive, quali la salvaguardia dell'ambiente e il recupero dei valori paesaggistici.
Ribadisce quindi la proposta di esprimere parere favorevole, senza condizioni né osservazioni.

La Commissione non approva la proposta di parere del relatore.

Ferdinando ADORNATO, presidente, invita il relatore Spina Diana invita a formulare una nuova proposta di parere, che tenga adeguatamente conto delle osservazioni emerse nel corso del dibattito, ferma restando la possibilità di presentare proposte di pareri alternativi.

Domenicantonio SPINA DIANA (FI), relatore, ritiene che la situazione che si è venuta a determinare possa essere superata formulando una nuova proposta di parere favorevole, con un'osservazione che - recependo le considerazioni del deputato Emerenzio Barbieri in ordine all'esigenza di assicurare il rispetto delle competenze degli enti locali in merito alla complessa questione degli interventi edilizi realizzati nella località Punta Perotti - chieda alla Commissione di merito di modificare il comma 34, prevedendo che il progetto di recupero e riqualificazione paesaggistica dell'area di Punta Perotti sia elaborato dalla regione Puglia e dal comune di Bari d'intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali, piuttosto che il contrario.

Piera CAPITELLI (DS-U), alla luce di quanto avvenuto, chiede che il seguito della discussione sia rinviato del tempo necessario a effettuare gli opportuni approfondimenti.

Carlo CARLI (DS-U) non ritiene possibile né corretto procedere senz'altro alla votazione di una nuova proposta di parere del relatore.

Ferdinando ADORNATO, presidente, dopo aver sottolineato che l'andamento dei lavori dell'Assemblea potrebbe impedire l'effettiva espressione del parere della Commissione, qualora non si proceda alla votazione nella seduta in corso, evidenzia che la modifica del parere prospettata dal relatore, considerata la sua semplicità, non pare richiedere grandi approfondimenti.

Carlo CARLI (DS-U) e Alba SASSO (DS-U) ribadiscono l'esigenza di sospendere l'esame del provvedimento, per consentire un adeguato approfondimento della nuova proposta di parere del relatore.

Piera CAPITELLI (DS-U) ritiene che gli approfondimenti necessari possano essere svolti nello spazio di una decina di minuti. Propone pertanto di procedere allo svolgimento dei restanti punti all'ordine del giorno, per riprendere poi la discussione del provvedimento in titolo.

Ferdinando ADORNATO, presidente, non essendovi obiezioni, avverte che la Commissione procederà quindi all'esame dell'A.C. 4231 e, dopo la riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, riprenderà l'esame dell'A.C. 1798-D.

ALLEGATO

Delega al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale (C. 1798-D).


NUOVA PROPOSTA DI PARERE DEL RELATORE
La VII Commissione (Cultura, scienza e istruzione),
esaminato il testo del disegno di legge C. 1798-D, approvato dalla Camera, modificato dal Senato, nuovamente modificato dalla Camera e nuovamente modificato dal Senato, recante «Delega al Governo per il riordino della legislazione in materia ambientale»,
esprime:


PARERE FAVOREVOLE
con la seguente osservazione:

a) all'articolo 1, comma 34, valuti la Commissione l'opportunità di sostituire le parole da: «Il Ministero» fino a: «la demolizione,», con le seguenti: «Effettuata la demolizione, la regione Puglia, d'intesa con il comune di Bari e il Ministero per i beni e le attività culturali e sentito il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio,».



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