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Commissione VII Senato - seduta del 24 novembre 2004 (Bilancio di previsione)
2004-11-24

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7)

MERCOLED 24 NOVEMBRE 2004
344 Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI

Interviene il sottosegretario di Stato per i beni e le attivit culturali Bono.

La seduta inizia alle ore 9,30.

IN SEDE CONSULTIVA

(3224 e 3224-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2005 e bilancio pluriennale per il triennio 2005-2007 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati
- (Tabb.7 e 7-bis) Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca per l'anno finanziario 2005
- (Tabb.14 e 14-bis) Stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali per l'anno finanziario 2005
(3223) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005), approvato dalla Camera dei deputati
(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito dell'esame congiunto e rinvio. Seguito dell'esame delle Tabelle 14 e 14-bis e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria e rinvio)

Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta di ieri, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - sono state svolte le relazioni introduttive sui provvedimenti in titolo. Dichiara indi aperto il dibattito sulla Tabella 14, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

La senatrice ACCIARINI (DS-U) esprime a nome del Gruppo Democratici di Sinistra - l'Ulivo sconcerto per le modalit di esame dei documenti di bilancio, che ella definisce antidemocratiche e scorrette dal punto di vista istituzionale. Tali documenti - com' noto - sono destinati infatti ad essere modificati nel corso dell'esame, secondo modalit che sfuggono a qualsiasi possibilit di comprensione democratica. Viene cos messo in discussione il diritto a discutere dei documenti di bilancio, che rappresentano atti fondamentali nella vita politica di un Paese.
Il suo Gruppo ha tuttavia deciso di partecipare all'esame odierno, da un lato, per rispetto nei confronti dei lavori della Commissione, che si sono sempre svolti nell'ambito della correttezza istituzionale, e, dall'altro, per stigmatizzare la gravit delle disposizioni che concernono i settori dei beni culturali, dell'istruzione, dell'universit e della ricerca.
Con particolare riferimento alla parte dei documenti di bilancio che riguardano il Ministero per i beni e le attivit culturali, ella lamenta che si stiano compiendo scelte molto gravi. Ancora una volta, vengono infatti ridotte le risorse stanziate per il Dicastero, come testimonia la decurtazione di 44,75 milioni di euro, in termini di autorizzazione di cassa, rispetto all'esercizio finanziario precedente. Ci tanto pi grave in considerazione della gi manifesta difficolt del Ministero a rispondere ai bisogni del mondo della cultura italiana. Si pone dunque il serio rischio, a suo avviso, di una vera e propria bancarotta del sistema culturale nel Paese.
Al riguardo, ella critica che l'incremento delle spese del Ministero, pari all'1,4 per cento, a fronte peraltro di un 3 per cento stimato per l'anno 2005 nei precedenti documenti di bilancio, sia persino inferiore rispetto al limite all'incremento delle spese delle pubbliche amministrazioni, pari al 2 per cento, recato all'articolo 2 del disegno di legge finanziaria.
N va dimenticato, prosegue la senatrice, che non sono state mantenute le promesse del Governo in merito alla devoluzione al settore dei beni culturali di una quota pari al 3 per cento degli investimenti per infrastrutture. Ci, nonostante la situazione assolutamente critica del settore, come testimonia fra l'altro la circostanza che vi sono musei, archivi e biblioteche che hanno difficolt persino ad assicurare l'attivit ordinaria.
Quanto al tema del personale assunto a tempo determinato, ella stigmatizza poi che il Governo non abbia dato seguito alle promesse di stabilizzare tali lavoratori. Si tratta peraltro - avverte - di una scelta tristemente coerente con la volont di precarizzare tutto il personale, ivi compreso quello della scuola e dell'universit.
Sempre con riferimento all'organico del Ministero, ella ritiene necessario che si proceda quanto prima al reclutamento di personale tecnico-scientifico, ponendo fine al blocco delle assunzioni, atteso che altrimenti verranno meno le risorse culturali ed umane in grado di assicurare il ricambio generazionale.
Con riferimento agli stanziamenti del Fondo unico dello spettacolo (FUS), ella stigmatizza altres che essi, oltre a non essere incrementati per tener conto dell'inflazione, vengano persino decurtati, per un ammontare pari a circa 9 milioni di euro, a conferma della grave tendenza in atto sin dal 2002. Vengono cos meno le risorse necessarie che assicurano il sostegno minimo all'intero settore dello spettacolo.
Quanto in particolare alla cinematografia, ella chiede peraltro chiarimenti in merito alla effettiva erogazione degli stanziamenti previsti dal decreto-legge n. 72 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 128 del 2004.
Ribadisce dunque la propria preoccupazione per la situazione finanziaria del Ministero, che risulta persino pi grave di quella degli altri Dicasteri, in conseguenza delle sensibili decurtazioni operate gi negli scorsi anni. In proposito, coglie l'occasione per criticare l'operato del Ministro, il quale in pi occasioni aveva dichiarato che i Beni culturali avrebbero cessato di essere un Dicastero di spesa, puntando a consistenti introiti, senza invece preoccuparsi di garantire almeno il funzionamento del Ministero attraverso adeguate risorse in bilancio.
Dopo aver accennato al tema dell'alienazione del patrimonio immobiliare previsto nella scorsa manovra finanziaria, sulle cui modalit di effettuazione lamenta peraltro scarsa chiarezza, la senatrice si sofferma sull'articolo 36 del disegno di legge finanziaria, secondo cui possono essere dati in uso a soggetti privati i beni culturali immobili che necessitano di interventi di restauro. In proposito, ella stigmatizza la mancata definizione, da un lato, di criteri di selezione del concessionario, di limiti temporali, nonch di adeguate garanzie per assicurare l'effettiva fruizione pubblica degli stessi beni e, dall'altro, di benefici fiscali nei confronti del concessionario. Si tratta dunque, a suo avviso, di una misura di finanza creativa, diretta a sostituire il ruolo della Repubblica, nelle sue articolazioni, nel campo della tutela dei beni culturali.
Giudica altres grave la disciplina relativa alla alienazione dei beni del demanio statale, che rimessa alla trattativa privata.
Sulla base delle considerazioni svolte, la senatrice ritiene conclusivamente che la Commissione dovrebbe esprimere un parere contrario nei confronti dei documenti di bilancio e preannuncia sin d'ora la presentazione di un parere di minoranza da parte delle forze politiche dell'opposizione.

Il senatore D'ANDREA (Mar-DL-U) si duole che nella manovra finanziaria all'esame del Parlamento manchi, con particolare riferimento al settore dei beni e delle attivit culturali, quello sforzo finanziario e normativo che sarebbe stato necessario per adeguarlo al mutato contesto. Lo stesso relatore di maggioranza, prosegue, non ha del resto potuto fare a meno di indicare gli elementi di criticit della manovra, fra cui, anzitutto la riduzione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS). N quest'ultima pu, a suo avviso, essere compensata dalla dichiarata maggiore attenzione per l'industria cinematografica, che certamente non pu andare a danno degli altri comparti dei beni e delle attivit culturali e, in particolare, degli altri settori dello spettacolo dal vivo, ognuno dei quali ha rilevanti potenzialit economiche e, sicuramente, valore culturale.
Quanto ai previsti interventi sui beni culturali tradizionali, egli d atto al relatore di aver registrato il diverso peso dei finanziamenti rispetto sia alla massa generale disponibile che all'incremento di spesa.
A suo giudizio, se il Ministero intendesse davvero adoperarsi per la razionalizzazione delle spese, in termini di rapporto fra spesa pubblica e sua resa sulla valorizzazione del patrimonio, occorrerebbe un'efficace ricognizione della spesa pubblica allargata sui beni culturali, che tenesse conto del concorso di spesa da parte delle regioni e degli enti locali, oltre che dei contributi europei. Ci, nel solco della scelta strategica che vede la partecipazione del Ministero al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) a fini di promozione, investimento e concertazione.
E' del resto inconcepibile, prosegue, che ogni manovra finanziaria prefiguri un modello di intervento diverso sui beni culturali senza prevedere mai una verifica degli esiti precedenti. Con riferimento ad esempio al modello prefigurato quest'anno, e rappresentato dalla concessione in uso di segmenti del patrimonio culturale statale in cambio di interventi di restauro, osserva che non si tratta di una novit dal punto di vista legislativo. Preoccupanti sono invece le modalit con cui esso strutturato. Al di l delle pur condivisibili considerazioni svolte sul punto dalla senatrice Acciarini, nonch dell'apprezzabile approfondimento compiuto nel dossier del Servizio Studi, egli ritiene che, se un bene pu essere redditizio, dovrebbe essere lo Stato a farsi carico dei relativi interventi di restauro - eventualmente utilizzando le forme pi moderne di contrattazione con i privati - onde ottenerne un ritorno economico da reinvestire in favore del settore.
Egli si richiama poi ai lavori della Conferenza nazionale sul turismo svoltasi di recente, da cui sono emerse le forti difficolt dell'Italia nella competizione turistica internazionale, soprattutto nei confronti di Grecia e Spagna. Si tratta, a suo giudizio, degli effetti di una regionalizzazione esasperata, frutto di uno sbandamento culturale oltre che politico. Invita pertanto a non ripetere questo errore con riguardo ai beni culturali, rinunciando all'impulso propulsivo dello Stato per la loro valorizzazione e rischiando di perdere la regia complessiva dell'operazione. Su questo punto si gioca infatti, a suo avviso, la residua possibilit dell'Italia di recuperare un'efficace competitivit turistica a livello internazionale.
Conclude lamentando che i documenti di bilancio attualmente in esame siano destinati ad essere superati dal "maxiemendamento" che il Governo si accinge a presentare e in cui si augura comunque non vi siano ulteriori tagli al settore.

Il senatore COMPAGNA (UDC) si riallaccia alle considerazioni del senatore D'Andrea relative alla miopia culturale con cui sono state regionalizzate le competenze in materia di turismo. Trasferendo la medesima metodologia di considerazioni al settore dei beni culturali, egli osserva che le ragioni che condussero trent'anni fa all'istituzione di un'amministrazione autonoma rispetto alla Pubblica istruzione e all'Interno sembrano oggi preoccupantemente affievolite. L'amministrazione autonoma si giustificava infatti per la peculiarit del momento tecnico-scientifico rispetto a quello politico-amministrativo, ma di ci nella Tabella 14 e nei relativi dibattiti da tempo non vi purtroppo pi alcuna traccia. Ci sembra configurare una sostanziale abdicazione del Ministero rispetto ai compiti di formazione, selezione e reclutamento dei funzionari tecnico-scientifici, quasi che si volessero affidare tali funzioni in outsourcing. N l'incentivazione e il sostegno all'industria cinematografica nazionale possono essere posti, a suo giudizio, sullo stesso piano fra gli obiettivi prioritari del Dicastero.
Nonostante i pur innegabili successi conseguiti dal Ministero, fra i quali in primo luogo l'adozione del Codice dei beni culturali, egli lamenta quindi che - anche in un'ottica di riduzione della spesa pubblica - non sia stato inserito fra gli obiettivi prioritari dell'azione di Governo un ritorno allo spirito istitutivo dell'amministrazione autonoma.
Richiamandosi al dibattito che caratterizz l'istituzione del Ministero in ordine alla figura giuridica che la nuova amministrazione avrebbe assunto, che vide gli esperti dividersi fra i sostenitori di un'amministrazione autonoma di tipo ministeriale e coloro che invece propendevano per un'azienda autonoma simile alla Cassa per il Mezzogiorno, registra amaramente che tale contraddizione risulta sempre pi vistosa, anche al di l delle contingenze di finanza pubblica.

Il senatore DELOGU (AN) conviene che le esigenze meritevoli di attenzione siano numerose. Invita tuttavia a fare i conti con la realt, che impone ristrettezze e riduzioni di spesa. Indubbiamente, la contrazione dei fondi destinati al FUS e la scarsa attenzione al settore sportivo sono preoccupanti. Sono invece da considerare positivamente gli stanziamenti disposti nella Tabella F allegata al disegno di legge finanziaria, settore n. 7, in favore dell'editoria.
In considerazione delle limitate disponibilit economiche, ritiene quindi di poter esprimere un giudizio complessivamente favorevole sulla Tabella in titolo e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

Nessun altro chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale sulla Tabella 14 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria.

Il seguito dell'esame congiunto quindi rinviato.

La seduta inizia alle ore 10,30.



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