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in difesa dei beni culturali e ambientali

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N.7667/04
2004-07-02


REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO



Reg.Dec.

N. 8685 Reg.Ric.

ANNO 1999

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso n. 8685 del 1999, proposto dal Ministero per i beni e le attivit culturali, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dallAvvocatura generale dello Stato, presso i cui Uffici per legge domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n.12;

contro

Il Comune di Cetona, in persona del Sindaco p.t., rappresentato ed difeso dallavv. Calogero G. Narese ed elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio Grez, Lungotevere Flaminio n. 46 Pal. IV, sc. B;

e nei confronti

di Capraro Patrizia, non costituitasi in giudizio;

per lannullamento e/o la riforma

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana n.318 del 2 ottobre 1998, resa tra le parti;

visto il ricorso con i relativi allegati;

visto latto di costituzione in giudizio e vista la memoria del Comune appellato;

visti gli atti tutti della causa;

alla pubblica udienza del 2 luglio 2004, relatore il Consigliere Domenico Cafini, uditi lavvocato dello Stato Volpe e lavv. Ragazzini (per delega dellavv. Narese);

ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO

1. Con ricorso proposto davanti al TAR della Toscana il Comune di Cetona impugnava il decreto ministeriale 20.5.1996, pubblicato in G.U. n.155 del 4.7.1996, concernente la dichiarazione di notevole interesse pubblico di unarea ricadente nel Comune stesso, ai sensi e per gli effetti della legge 29.6.1939, n.1497.

Esponeva, nelle premesse, lente ricorrente che

il suo capoluogo da oltre un ventennio era soggetto a vincolo ex L. n.1497/1939 senza che il Ministero per i beni culturali e ambientali si fosse specificamente occupato della tutela paesaggistica della zona considerata dal vincolo stesso;

che la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Siena e Grosseto, con nota in data 8.4.1994, aveva segnalato il rischio di possibili danni ambientali alle aree non incluse nel vincolo esistente, concludendo per lopportunit di un aggiornamento del territorio da sottoporre ad ulteriore vincolo;

che, nonostante lopposizione della Regione e delle altre Amministrazioni locali interessate, la Soprintendenza aveva trasmesso gli atti al Ministero per ladozione del nuovo provvedimento di vincolo, poi disposto con il decreto impugnato.

A sostegno del gravame il Comune istante deduceva quindi i seguenti motivi di diritto:

A) Eccesso di potere sotto il profilo dellerrata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto;

difetto di istruttoria e contraddittoriet;
in quanto nellatto impugnato era stato affermato che larea assoggettata a vincolo coincideva sostanzialmente con quella interessata alla riparametrazione delle aree protette in corso di elaborazione da parte della Provincia e che linclusione di unarea in un piano paesistico di particolare interesse ambientale comportava tutela diversa da quella nascente dal vincolo ex L. n.1497/1939, presupposti questi ora accennati che invece, secondo il Comune ricorrente, sarebbero errati, atteso che larea ora vincolata comprendeva anche una fascia a valle esclusa invece dal piano paesistico provinciale ed atteso che la normativa di salvaguardia delle aree perimetrate come protette era del tutto equiparata a quello prevista nelle zone soggette a vincolo paesistico.

B) Violazione artt. 2 e 3 L n.1497/1939; violazione art. 82, comma 2, D.P.R. n.616/1977; violazione dei principi costituzionali di riconoscimento delle autonomie locali e di decentramento amministrativo nonch di tutela del paesaggio di cui agli artt. 5 e 9, comma 2, Cost; violazione del principio del giusto procedimento; perch lAmministrazione statale intimata aveva del tutto ignorato il lavoro di analisi del territorio operato dalla Provincia, in sede di elaborazione del piano paesistico di tutela delle aree protette, limitandosi a dire che le rispettive planimetrie in linea di massima coincidevano, ed atteso che nellesercizio del potere di integrazione degli elenchi delle bellezze naturali ex art. 82 cit., lAmministrazione stessa aveva completamente saltato le fasi procedimentali imposte dai menzionati artt. 2 e 3 relativi alla partecipazione al procedimento delle parti pubbliche e private interessate.

C) eccesso di potere per illogicit e mancata ponderazione degli interessi; eccesso di potere per sviamento; incompetenza; e ci in quanto lAmministrazione dei beni culturali e ambientali aveva ritenuto che il proliferare nella zona considerata di piccoli annessi agricoli potesse poi portare a complessi turistici residenziali, mentre non avrebbe avuto titolo ad intervenire sotto tale aspetto, n avrebbe avuto il potere di porre sotto tutela le amministrazioni locali nellesercizio del loro potere di programmazione del territorio.

Nel giudizio davanti al TAR interveniva ad opponendum la sig.ra Patrizia Capraro, deducendo la mancanza di interesse al ricorso da parte del Comune.

LAmministrazione intimata si costituiva anchessa in giudizio, opponendosi al ricorso con apposita memoria.

Con motivi aggiunti, notificati a seguito del deposito di alcuni documenti da parte dellAmministrazione per i beni culturali ed ambientali, il Comune anzidetto deduceva altres le seguenti censure:

a) Eccesso di potere sotto il profilo del difetto dei presupposti, in quanto il Ministero, nel rispondere alla Soprintendenza che aveva proposto di non esercitare la facolt di integrare gli elenchi, aveva rappresentato che il vincolo ex L. n. 1497/1939 era diverso da quello del piano paesistico.

b) Eccesso di potere sotto il profilo della contraddittoriet, del difetto di motivazione e della irragionevolezza; giacch la vicenda era sorta per iniziativa della Soprintendenza predetta la quale, dopo aver proposto una riparametrazione dellarea da sottoporre a vincolo, aveva poi mutato, visto il piano in corso di elaborazione da parte della Provincia, il proprio avviso e proposto che al nuovo vincolo da approvare rinunciasse il Ministero, il quale, tuttavia, si era determinato per lapprovazione dello stesso.

Nella imminenza della discussione orale le parti depositavano memorie ribadendo le rispettive tesi e conclusioni.

1.1. Con la sentenza in epigrafe il TAR adito, disattese le eccezioni preliminari di parte ricorrente, accoglieva il gravame proposto dal Comune istante, avendo ritenuto fondate le censure dedotte in parte del primo motivo del ricorso introduttivo (errata valutazione dei presupposti di diritto) e nel secondo dei motivi aggiunti (contraddittoriet e difetto di motivazione).

1.2. Contro tale sentenza - ritenuta ingiusta e lesiva dei propri diritti ed interessi - insorto con lodierno appello il Ministero per i beni e le attivit culturali, il quale ha contestato la principale tesi dei primi giudici di irragionevolezza del vincolo in relazione alla circostanza che la provincia di Siena, in ottemperanza a delibera regionale, aveva previsto la sottoposizione dellarea a vincolo paesistico.

Secondo la parte pubblica appellante, infatti, da una parte, i vincoli e piani paesistici costituirebbero strumenti con diversi effetti, ancorch talvolta concorrenti; n lapprovazione di essi farebbe venir meno il vincolo esistente che, al contrario, diverrebbe parametro di valutazione della congruit in relazione alle finalit perseguite e alle disposizioni introdotte; dallaltra, il piano provinciale, al momento delladozione del vincolo impugnato nel giudizio di prime cure, sarebbe risultato ancora in fase di elaborazione e avrebbe contenuto elementi di deroga ed eccezione inaccettabili sul piano della tutela delle aree in questione.

La circostanza peraltro che la Soprintendenza (che aveva elaborato la proposta di vincolo) avesse ritenuto di seguito che alcuni profili di tutela fossero perseguibili anche con il solo strumento pianificatorio, non avrebbe inciso comunque, per lAmministrazione appellante, sulla responsabilit dellAutorit ministeriale che tenuta ad esercitare il potere di integrazione degli elenchi delle aree vincolate, laddove i luoghi di cui trattasi - con un giudizio di merito sindacabile solo sotto il profilo della razionalit e non invece sotto il profilo della ponderazione degli interessi - appaiono oggettivamente meritevoli di tutela.

1.3. Nel giudizio di secondo grado si costituito il Comune di Cetona, il quale, con una ampia ed articolata memoria, ha preliminarmente eccepito linammissibilit del ricorso e, nel merito, ha controdedotto ai rilievi mossi dal Ministero e poi riproposto i motivi delloriginario gravame dichiarati assorbiti nella pronuncia di primo grado, concludendo quindi per il rigetto dellappello, con conseguente conferma dellimpugnata sentenza.

1.4. La causa stata, infine, assunta in decisione alla pubblica udienza del 2 luglio 2004.

DIRITTO

2. Va preliminarmente esaminata leccezione di inammissibilit dellodierno ricorso sollevata dal Comune appellato sul presupposto che esso sarebbe sostanzialmente indeterminato.

Leccezione deve essere disattesa.

Ritiene, infatti, il Collegio che lappello in esame tutto incentrato su un rilievo che si appunta contro la parte essenziale della sentenza, rilievo nel quale viene criticata la tesi del TAR - secondo cui il decreto di vincolo impugnato in prime cure sarebbe irragionevole con riguardo alla circostanza che la provincia di Siena, in ottemperanza a delibera regionale, aveva previsto la sottoposizione dellarea a vincolo paesistico - in quanto i vincoli e piani paesistici costituiscono strumenti con diversi effetti, ancorch talvolta concorrenti e in quanto lapprovazione di questi ultimi non fa venir meno, comunque, il vincolo esistente.

Tale rilievo appare, invero, sufficiente ai fini dellammissibilit dellappello, pur se in questo non risultano formulate specifiche e dettagliate doglianze nei confronti di tutte le altre argomentazioni svolte dai primi giudici in accoglimento del ricorso originario.

E ci perch, ai fini dellammissibilit del ricorso in appello, non necessaria la confutazione analitica e specifica degli argomenti utilizzati nella sentenza impugnata, essendo sufficiente proporre tesi e considerazioni incompatibili con quelle fatte dal Giudice di primo grado.

(cfr., tra le tante, Cons. St., Sez.VI, 17.3.2003, n.6340; 16.10.2001, n.5471).

2.1. Nel merito il ricorso in appello fondato.

2.2. Prima di passare allesame della censura sostanziale formulata dalla difesa erariale, ritiene utile il Collegio ricordare in sintesi gli elementi documentali che hanno caratterizzato il procedimento preordinato alla adozione del decreto oggetto dellimpugnativa in prime cure, e cio:

- la nota 11.6.1994 n.7906 con cui la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Siena e Grosseto ha prospettato al competente ufficio della Regione Toscana la necessit di un ampliamento del vincolo gi imposto ex L. n.1497/1939 nel Comune in questione;

- la nota 1.9.1994 n.11260 con cui la stessa Soprintendenza ha comunicato al Ministero che, attesa la predisposizione di una riparametrazione del sistema delle aree protette da parte della Provincia di Siena, non sembrerebbero ricorrere gli estremi della inadempienza che esigerebbero un intervento di vincolo ai sensi della legge n.1497/1939 da parte del Ministero, concludendo che si riterrebbe di non esercitare la facolt di integrazione degli elenchi, a meno che non pervenissero comunicazioni in senso contrario dal medesimo Ministero;

- la nota ministeriale 16.11.1994, n.22583 con cui stato chiarito come linclusione di un area in un piano paesistico quale zona di interesse ambientale atto di tutela diverso dallimposizione del vincolo ex L. n.1497/1939 che subordina lesecuzione di qualsiasi intervento di modifica dello stato dei luoghi alla procedura prevista dalla L. n.431/1995 per il rilascio dellautorizzazione ex art.8 della citata L. n.1497/1939, insistendosi implicitamente per ladozione del provvedimento di vincolo in questione;

- la nota 6.5.1995 n.51 con cui la Soprintendenza menzionata - dopo che con precedente sua lettera aveva informato il competente ufficio della Regione Toscana dellavanzata fase di stesura della proposta di vincolo - ha formulato al Ministero la proposta predetta ai sensi della legge. n.1497/1939 con riferimento ad unampia area ricadente nel Comune in questione, secondo la perimetrazione indicata nella stessa nota;

- infine, il parere favorevole espresso dal Comitato di settore per i beni ambientali e architettonici del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali nella seduta del 19-20.12.1995 in ordine alla proposta di vincolo anzidetta.

2.3. Ci premesso in ordine a taluni degli atti preordinati alladozione del provvedimento impugnato nel giudizio di primo grado, il Collegio ritiene di condividere la censura centrale dellappello secondo cui i vincoli di particolare interesse sotto il profilo paesaggistico e i piani paesistici costituiscono strumenti con effetti del tutto diversi, anche se talvolta concorrenti, con la conseguenza che lapprovazione di questi ultimi non pu mai vanificare il vincolo paesaggistico, il quale resta in ogni caso il parametro necessario da tenere presente per valutare la congruit in relazione alle disposizioni approvate e ai fini che si intendono raggiungere.

La circostanza, evidenziata nel ricorso originario, secondo cui la Soprintendenza, che ha poi elaborato la proposta di vincolo, avesse ritenuto, precedentemente, che alcuni profili di tutela potessero essere perseguiti anche con il solo strumento pianificatorio, ancora in fase di elaborazione, non pu assumere pertanto rilevanza alcuna nel caso di cui si tratta.

Essa, infatti, non incide in alcun modo su quella che la responsabilit spettante esclusivamente allAutorit ministeriale, tenuta ad esercitare il proprio potere di integrazione degli elenchi delle aree vincolate - a prescindere da eventuali iniziative di riparametrazione del territorio da parte degli enti locali interessati finalizzate alladozione di piani paesistici - dopo avere considerato leventuale necessit di tutela nei luoghi indicati nella proposta di vincolo, secondo un giudizio di merito non sindacabile se non sotto il profilo della irrazionalit dellazione amministrativa svolta.

Quanto allo specifico rilievo dedotto davanti al TAR nel primo motivo del gravame originario - con cui si sostenuto appunto che la normativa di salvaguardia era del tutto equiparata a quella relativa al vincolo - rilievo poi accolto dai primi giudici con la pronuncia ora contestata, il Collegio deve peraltro osservare che, in ordine al rapporto tra vincolo di particolare interesse sotto il profilo paesaggistico e disciplina dei piani territoriali paesistici, la giurisprudenza del Consiglio di Stato ha chiarito che questi ultimi suppongono sempre lesistenza del vincolo paesaggistico e che in ogni caso non costituisce vizio della funzione preposta alla tutela del paesaggio il mancato accertamento della esistenza, nel territorio oggetto dellintervento paesaggistico, di eventuali iniziative urbanistico-paesistiche, che rispondono peraltro ad esigenze diverse e non si inquadrano in una considerazione globale del territorio sotto il profilo dellattuazione del primario valore paesaggistico. Per le medesime ragioni non pu essere configurata la necessit di una specifica individuazione nel decreto, che provvede alla dichiarazione di particolare interesse paesaggistico della zona, relativamente al coordinamento con eventuali previsioni contenute in strumenti pianificatori e urbanistici. (cfr. Cons. St., Sez.VI 14.1.1993, n.29).

Limposizione del vincolo paesaggistico non richiede, in definitiva come osservato dalla giurisprudenza amministrativa - una ponderazione degli interessi privati unitamente e in concorrenza con quelli pubblici connessi con la tutela paesaggistica, sia perch la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non in concorrenza con gli interessi pubblici connessi con la tutela paesaggistica, sia perch la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non un vincolo a carattere espropriativo, costituendo i beni aventi valore paesistico una categoria originariamente di interesse pubblico, sia perch comunque la disciplina costituzionale del paesaggio (art.9 Cost.) erige il valore estetico-culturale a valore primario dellordinamento (Cons. St. Sez.VI 14.1.1993, n.29; Corte Cost. 21.12.1985, n.359 e 27.6.1986, n.151).

Quanto, infine, al fatto evidenziato da parte appellata che la Soprintendenza, mentre in un primo tempo aveva indicata (con un avviso espresso al condizionale: sembrerebbe) lopportunit che il Ministero non imponesse il vincolo, ha avanzato successivamente - in relazione allevolversi della situazione e alla constatazione che la predisposizione del piano provinciale era ancora in fase lontana dalla conclusione del procedimento la proposta di imposizione del vincolo predetto, non significa, come gi accennato, che lAmministrazione dei beni culturali abbia adottato un comportamento contraddittorio nel disporre il provvedimento di vincolo di sua competenza, del quale da tempo aveva peraltro manifestato la necessit.

In conclusione lappello in esame, anche se non contiene dettagliate censure contro tutte le statuizioni della sentenza impugnata, deve ritenersi, per le ragioni innanzi esposte, fondato, avendo lAmministrazione ricorrente sufficientemente dimostrato lerroneit del decisum sostanziale della sentenza impugnata e, quindi, linsussistenza nella specie sia del vizio di errata valutazione dei presupposti di diritto (di cui al primo motivo del ricorso originario), sia di quello relativo alla contraddittoriet e al difetto di motivazione (di cui al secondo motivo aggiunto), ritenuti fondati dai primi giudici.

2.4. La rilevata fondatezza dellimpugnazione proposta dal Ministero suddetto comporta la necessit di esaminare gli ulteriori motivi del ricorso di primo grado dichiarati assorbiti dal Tribunale e riproposti in questa sede con una articolata memoria dallodierno appellato..

Tali motivi sono da ritenersi, innanzitutto, ammissibili (nonostante siano stati dedotti in memoria) perch nel giudizio amministrativo di appello non necessario che la parte vittoriosa in primo grado proponga appello incidentale per far valere i motivi di impugnazione pretermessi nel primo giudizio, in quanto non esaminati e ritenuti assorbiti dallaccoglimento di altri rilievi.

E sufficiente, infatti, - a norma dellart. 346 cod. proc. civ. - che la stessa parte si limiti a riproporre, puramente e semplicemente, nel nuovo giudizio le relative questioni in qualsiasi scritto difensivo, non soggetto quindi ai termini e alle forme dellappello incidentale in senso stretto, e bastando dunque allo scopo la mera richiesta di esame delle censure assorbite.

(cfr., tra le tante, Sez.IV 17.4.2000, n.2298; 24.6.2003, n.3818; Sez. V 26.5.1997, n.567; 11.7.2003, 4147).

2.5. I riproposti motivi sono comunque nel merito infondati.

A) Quanto al primo di essi il Comune evidenzia che il secondo motivo del ricorso originario non si esauriva nella censura (respinta dal primo Giudice) relativa alla violazione degli artt. 2 e 3 L. n.1497/1939, ma prendeva in considerazione anche altri aspetti, da tenere presenti anche nellattuale sede, - e cio: violazione dellart.82, comma 2, lett.a) D.P.R. n.616/1977; violazione dei principi costituzionali di riconoscimento delle autonomie locali e di decentramento amministrativo nonch di tutela del paesaggio; violazione del giusto procedimento - aspetti questi attinenti alla violazione del principio di leale cooperazione, poi sviluppati anche con il primo motivo aggiunto concernente il denunciato eccesso di potere sotto il profilo del difetto dei presupposti.

La doglianza cos riformulata va disattesa.

Deve ritenere infatti il Collegio che nella specie, per quanto sopra precisato, il Ministero non ha ignorato nel decreto impugnato in prime cure lesistenza dei vari interessi pubblici esistenti (in particolare quelli connessi alla predisposizione della riparametrazione delle zone protette finalizzata alla stesura del piano paesistico), pervenendo comunque alla determinazione di imporre il vincolo in questione per evitare pregiudizio alla tutela paesaggistica, nellambito dellesercizio di un proprio autonomo potere amministrativo volto a perseguire finalit presenti nella legge che tale potere ha conferito, con un giudizio non sindacabile nel merito se non per manifesta illogicit, nella specie non sussistente, sentito comunque, ai sensi dellart.82, comma 2, D.P.R. n.616/1977 il Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, Comitato di settore per i beni ambientali e architettonici..

In ordine alle censure in esame deve rilevare in ogni caso il Collegio che, secondo un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza amministrativa e costituzionale, da un canto limposizione del vincolo in questione non richiede una ponderazione degli interessi privati unitamente e in concorrenza con quelli pubblici connessi con la tutela del paesaggio, sia perch la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non in concorrenza con gli interessi pubblici connessi con la tutela paesaggistica, sia perch la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non , come sopra accennato, un vincolo a carattere espropriativo, costituendo i beni aventi valore paesistico una categoria originariamente di interesse pubblico, sia perch comunque la disciplina costituzionale del paesaggio (art.9 Cost.) erige il valore estetico-culturale a valore primario dellordinamento (Cons. St. Sez.VI 14.1.1993, n.29; Corte Cost. 21.12.1985, n.359; 27.6.1986, n.151, e, pi recentemente, Sez. IV, 10.12.2003, n.8145); mentre, dallaltro, la materia del paesaggio non riducibile a quella della urbanistica n pu ritenersi in questultima assorbita o subordinata, con la conseguenza che non pu essere considerato vizio della funzione preposta alla tutela del paesaggio il mancato accertamento della esistenza nel territorio oggetto dellintervento paesaggistico, di eventuali prescrizioni urbanistiche, che rispondono ad esigenze diverse che, in ogni caso, non si inquadrano in una considerazione globale del territorio sotto il profilo dellattuazione del primario valore paesaggistico (cfr. decisioni dianzi citate).

Quanto al rilievo relativo alla violazione del giusto procedimento nel quale non sarebbero state adeguatamente coinvolte le amministrazioni locali interessate, deve osservare poi la Sezione che nella specie il Ministero non era tenuto a rispettare il procedimento previsto dalla legge n.1497/1939 e dal R.D. n.1357/1940 per limposizione del vincolo, essendo soggetto il potere di integrazione degli elenchi delle bellezze naturali riservato allo Stato ex art.82, comma 2, D.P.R. n.616/1977 al diverso autonomo procedimento previsto dalla norma appena citata che indica la necessaria preventiva audizione del solo Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali.

(cfr. Cos. St., Sez. VI, 14.1.1993 n.29 cit.).

B) Privo di pregio anche lulteriore rilievo con il quale si ripropone il primo motivo aggiunto del ricorso originario, evidenziando come lintera procedura che ha portato al decreto di vincolo sia viziata di illegittimit, atteso che sia la Soprintendenza che il Ministero hanno omesso di coordinarsi con le Amministrazioni locali che nello stesso periodo stavano lavorando ala redazione di un nuovo sistema delle aree protette nel cui ambito si collocava il Piano paesistico provinciale.

Come si gi accennato, infatti, il Ministero per le attivit culturali non tenuto a ponderare gli interessi pubblici di quelle amministrazioni locali, che si evidenziavano nel procedimento predetto ancora in intinere, n era tenuto a rispettare il procedimento previsto dalla legge n.1497/1939 e dal R.D. n.1350/1940 ai fini dellimposizioni del vincolo per le ragioni anzidette.

Non pu essere in ogni caso ritenuto vizio della funzione preposta alla tutela del paesaggio il mancato accertamento della esistenza, nel territorio oggetto dellintervento paesaggistico di eventuali iniziative urbanistico-paesistiche, che rispondono, come avanti osservato, ad esigenze diverse e non si inquadrano in una considerazione globale del territorio sotto il profilo dellattuazione del primario valore paesaggistico.

C) Anche il terzo motivo del ricorso di primo grado, dichiarato assorbito e ora riproposto, (concernente il vizio di eccesso di potere, sotto i profili della illogicit, mancata ponderazione degli interessi e quello di incompetenza), deve essere disatteso.

Non pu ritenersi infatti che liniziativa del Ministero, come assunto dal Comune odierno appellato, si sia posta in netto contrasto con gli indirizzi propri delle amministrazioni locali che si stavano manifestando nel procedimento volto alla predetta riparamentrazione ai fini delladozione del piano paesistico previsto, n che lAmministrazione statale, nel considerare che erano allo studio piani di intervento che rappresentavano un indubbio danno ambientale abbia inteso vigilare su un fenomeno (tramite limposizione del vincolo), di esclusiva competenza delle Amministrazioni predette.

E ci per le considerazioni gi indicate nel disattendere le censure di cui alla lett.A) che precede, considerazioni che appaiono sufficienti a dimostrare come il Ministero anzidetto abbia agito nella specie perseguendo obiettivi che non erano estranei a quelli presenti nella legge che ha conferito il relativo potere ed esprimendo in definitiva una valutazione non inficiata da irrazionalit, nellesercizio di un proprio potere amministrativo discrezionale, e, comunque, dopo avere sentito lavviso dellorgano consultivo indicato dallart.82, comma 2, D.P.R n.616/1977..

Pertanto nella specie non sussiste n il vizio di incompetenza n quello di sviamento di potere, secondo la riformulazione indicata nella memoria di parte appellata.

Alla stregua delle considerazioni che precedono devono essere, dunque, respinte tutte le censure riproposte dal Comune odierno appellato.

2.6. In conclusione lappello deve essere accolto e, per leffetto, va riformata la sentenza in epigrafe con conseguente rigetto del ricorso di primo grado.

Ricorrono peraltro giusti motivi per compensare integralmente tra le parti in causa le spese e gli onorari di giudizio..

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in appello e, per leffetto, in riforma della sentenza di primo grado, rigetta il ricorso di primo grado.

Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dallAutorit amministrativa.

Cos deciso in Roma, il 2 luglio 2004 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez.VI - riunito in Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:

Claudio VARRONE Presidente

Carmine VOLPE Consigliere

Francesco DOTTAVI Consigliere

Domenico CAFINI Consigliere Est.

Guido SALEMI Consigliere


Presidente


Consigliere Segretario






DEPOSITATA IN SEGRETERIA


il.....................................

(Art. 55, L.27/4/1982, n.186)

Il Direttore della Sezione




CONSIGLIO DI STATO

In Sede Giurisdizionale (Sezione Sesta)


Add...................................copia conforme alla presente stata trasmessa al Ministero..............................................................................................


a norma dell'art. 87 del Regolamento di Procedura 17 agosto 1907 n.642

Il Direttore della Segreteria N.R.G. 8685/1999


http://www.giustizia-amministrativa.it/ricerca2/Risult.asp?nIdx=2


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