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VII Commissione -Schema di decreto legislativo recante: "Riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali" (n. 287) - 243a Seduta
2003-11-06

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7a)

GIOVED 6 NOVEMBRE 2003
243a Seduta

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI


La seduta inizia alle ore 15,30.


SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE

Il senatore FAVARO (FI) rileva che l'articolo 27 del decreto-legge n. 269, recentemente approvato dal Senato ed ora all'esame della Camera, reca un ulteriore tassello alla disciplina dell'alienazione del patrimonio pubblico, con particolare riferimento a quello di interesse storico e artistico.
Propone quindi di sollecitare un intervento del ministro Urbani, affinch possa rendere note le garanzie che il Governo intende offrire per l'alienazione del suddetto patrimonio.

A tale richiesta si associa il senatore D'ANDREA (MAR-DL-U), il quale osserva peraltro che la nuova formulazione dell'articolo 27, conseguente all'emendamento approvato dall'Assemblea sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia, entrer in vigore solo con la conversione definitiva del decreto-legge. L'Amministrazione pertanto tenuta, allo stato, al rispetto dei termini previsti nella formulazione originaria. Ritiene quindi di estremo interesse l'intervento del Ministro in Commissione, sottolineando peraltro l'esigenza che al Parlamento sia altres reso noto, a fini di trasparenza, l'elenco dei beni su cui si effettuer la verifica della sussistenza dell'interesse culturale.

Si associa a sua volta la senatrice ACCIARINI (DS-U), la quale ricorda del resto l'impegno dell'opposizione a modificare l'articolo 27 sia in sede di Commissione istruzione che in sede di Commissione bilancio. Condivide altres l'esigenza che al Parlamento sia reso noto l'elenco dei beni su cui verr effettuata la verifica. Osserva tuttavia che, in mancanza di una catalogazione complessiva dei beni culturali, la valutazione non potr comunque non essere falsata.

Il presidente ASCIUTTI prende atto della richiesta avanzata e dichiara che se ne far tempestivamente interprete con il ministro Urbani.


IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto legislativo recante: Riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivit culturali" (n. 287)
(Osservazioni alla Commissione parlamentare consultiva in ordine all'attuazione della riforma amministrativa. Seguito dell'esame e rinvio.)

Riprende l'esame sospeso nella seduta del 28 ottobre scorso.

Interviene nel dibattito il senatore COMPAGNA (UDC), il quale ricorda anzitutto che il decreto legislativo n. 300 del 1999, di riorganizzazione dell'apparato ministeriale, prevede che i Dicasteri si articolino, alternativamente, secondo il modello dipartimentale ovvero quello basato sulle direzioni generali. Per i beni culturali, fu scelto il modello delle direzioni generali, che ora si propone tuttavia di superare adottando il modello dipartimentale.
Egli si domanda tuttavia se le disfunzioni organizzative effettivamente riscontrate siano da attribuirsi al modello basato sulle otto Direzioni generali, coordinate dal Segretario generale, ovvero al modo in cui tale modello ha trovato attuazione sino ad oggi, peraltro in maniera ancora incompleta (il regolamento relativo alle sovrintendenze autonome e polimuseali stato ad esempio varato solo nell'agosto scorso).
In altri termini, prosegue il senatore, occorre chiedersi se la figura del Segretario generale rappresenti un inutile diaframma fra le direzioni generali e il Ministro, ovvero se il problema non risieda invece nella difficolt di individuare una figura idonea a svolgere funzioni di coordinamento tra settori cos specialistici e diversificati, quali i beni culturali, lo spettacolo e lo sport.
Il senatore manifesta indi le proprie perplessit circa la riorganizzazione ministeriale proposta, che rischia di essere addirittura meno funzionale rispetto al modello vigente.
Infatti, con l'istituzione del Dipartimento per le antichit, le belle arti e il paesaggio, nonch del Dipartimento per lo spettacolo e lo sport, a suo giudizio, si ricrea di fatto una profonda divisione tra i due macrosettori (beni culturali e spettacolo), atteso che i dipartimenti assumono la forma analoga a quelli di due Ministeri distinti: il primo, di grandi dimensioni sia per la mole delle attribuzioni sia per la numerosit del personale; il secondo, con una struttura estremamente agile, con ridotto personale e senza compiti di gestione ma di erogazione di consistenti fondi.
Si tratta peraltro di una scelta organizzativa che, a giudizio del senatore, contraddice la scelta operata negli anni Settanta, quando al settore dei beni culturali venne riconosciuta una organizzazione autonoma.
Quanto alla figura dei capi dei dipartimenti, egli rileva che essi verrebbero a svolgere una funzione analoga a quella di vice ministri, con conseguente frustrazione dei dirigenti generali di settore, per i quali il senatore auspica piuttosto una maggiore autonomia.
Con riferimento alla figura del sovrintendente regionale, che assumerebbe addirittura il compito di conferire gli incarichi dirigenziali regionali, egli osserva che esso viene ad assumere un ruolo preminente rispetto alle direzioni generali, oltre che ai sovrintendenti di settore, e ai direttori di biblioteche ed archivi.
Il senatore sottolinea indi che il modello ipotizzato nello schema non prefigura una struttura meno pesante rispetto a quella preesistente, rilevando altres che i rapporti tra i settori ed i vertici, nonch tra la periferia e il centro, divengono estremamente tortuosi e complessi.
Egli manifesta altres perplessit in ordine alla moltiplicazione degli uffici di livello dirigenziale generale, a fronte della riduzione degli uffici dirigenziali di seconda fascia e di un progressivo depauperamento dei ruoli tecnici intermedi, ai quali invece concretamente affidata la tutela e la gestione del patrimonio culturale. In linea generale, egli ritiene che sarebbe stato senz'altro pi opportuno affrontare la questione della riorganizzazione del Ministero solo dopo averne chiarito i nuovi compiti e le funzioni.
Entrando nel merito dello schema in esame egli si associa alle considerazioni gi svolte, giudicando anzitutto incongrua la denominazione del "Dipartimento per le antichit, le belle arti e il paesaggio", che evidentemente mortifica il settore delle biblioteche e degli archivi, ad esso inglobato, suggerendo quella, pi moderna, di "Dipartimento per i beni culturali".
Per quanto riguarda poi il "Dipartimento per lo spettacolo e lo sport", egli rileva che, nonostante la denominazione, manca il riferimento alle competenze in materia di sport nella dizione delle due direzioni generali di cui si compone il Dipartimento.
Inoltre la previsione di una "direzione generale per la musica e il teatro" trascura, a suo avviso, le altre forme dello spettacolo dal vivo, quali la danza, la lirica ed il circo.
Passando a considerare la disciplina degli organi consultivi, egli ne critica la genericit, lamentando in particolare la mancata definizione delle funzioni delle "Conferenze permanenti presso le sovrintendenze regionali", non essendo chiaro se esse avranno compiti analoghi alle vecchie Conferenze dei capi d'istituto, previste dall'articolo 32 del decreto del Presidente della Repubblica n. 805 del 1975. Egli prende altres atto che nello schema manca un riferimento agli organi previsti dall'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 307 del 2001, per i quali non risulta dunque chiaro se si intenda procedere alla loro soppressione.
Egli giudica poi in contrasto con il principio generale della distinzione fra direzione politica e gestione amministrativa l'istituzione, recata all'articolo 4 dello schema, di due uffici di livello dirigenziale generale presso il Gabinetto del Ministro, sempre che non si intenda attribuire loro solo compiti di studio. In questo caso, non ne rinviene peraltro alcuna necessit.
Egli lamenta inoltre che nello schema si persa l'occasione per provvedere finalmente al riordino delle funzioni degli Istituti centrali, che rappresentano essenziali punti di riferimento e di indirizzo tecnico-scientifico.
Critica indi la mancata definizione dei compiti dei soprintendenti regionali, che viene demandata a successivi provvedimenti governativi. Inoltre, al comma 4 dell'articolo 5, non si chiarisce se l'individuazione di dotazioni organiche debba avvenire su base regionale e se spetti al soprintendente regionale la scelta in ordine alla distribuzione del personale nei rispettivi istituti.
Egli giudica peraltro inopportuno che il conferimento degli incarichi dirigenziali sia affidato al soprintendente regionale, proponendo di demandare la valutazione finale al direttore generale di settore che, a suo giudizio, dispone di una visione pi completa della situazione a livello nazionale.
Egli non condivide infine la disposizione che consente di sommare l'incarico di soprintendente regionale con quello di soprintendente speciale delle soprintendenze autonome, n la previsione che autorizza l'attribuzione, al di fuori della relativa dotazione organica, fino a sei incarichi di funzione dirigenziale di livello generale.

Il senatore BRIGNONE (LP) osserva anzitutto che lo schema di decreto legislativo pu essere interpretato secondo due distinte filosofie: da un punto di vista meramente tecnico, che egli considera peraltro riduttivo, e da un punto di vista pi generale, che colloca la riorganizzazione proposta nel contesto delle riforme istituzionali.
Dal primo punto di vista egli osserva anzitutto che si realizza il passaggio dal modello basato sulle direzioni generali a quello dipartimentale, a suo giudizio, pi idoneo, ancorch non privo di rischi, atteso che la definizione di molte questioni demandata alla fase regolamentare.
Egli osserva inoltre che l'istituzione di nuove direzioni generali, con la necessit di sopprimere alcuni uffici dirigenziali di 2a fascia, al fine di rispettare il vincolo dell'invarianza della spesa, condurr ad un prevedibile avvicendamento di incarichi.
Nell'esprimere perplessit sull'effettiva congruit della formula organizzativa prevista dall'articolo 1, egli osserva che le principali funzioni del Segretario generale finiscono per essere assunte dal capo del Dipartimento per le antichit, le belle arti ed il paesaggio, come, ad esempio, la presidenza della Conferenza dei presidenti delle commissioni regionali.
Si pone inoltre, prosegue l'oratore, un problema in ordine al rapporto tra i presidenti delle commissioni regionali e le conferenze permanenti presso le soprintendenze regionali.
Egli condivide inoltre le perplessit emerse nel dibattito sulla mortificazione del settore degli Archivi e delle Biblioteche, che inglobato nel Dipartimento per le antichit, le belle arti e il paesaggio.
Nell'esprimere apprezzamento per il pregevole lavoro svolto dal Presidente relatore, che nella relazione ha evidenziato i punti deboli della riforma, egli si sofferma indi sull'articolo 5 che, trasformando le soprintendenze regionali in uffici di livello dirigenziale generale, conferma la dipendenza della struttura periferica da quella centrale.
Nell'ottica della riforma costituzionale in corso, egli si sofferma preliminarmente sull'articolo 30 del disegno di legge costituzionale n. 2544, che - a suo avviso - potrebbe essere riformulato con riferimento alla legislazione concorrente in materia di valorizzazione e promozione dei beni culturali. Al riguardo egli osserva che spesso i confini fra conservazione, tutela, fruizione e valorizzazione dei beni culturali sono estremamente labili e tendono a sovrapporsi, come nel caso delle risorse umane.
A fronte delle condivise aspettative generate dalle ipotesi di riforma costituzionale, egli ritiene tuttavia che la riorganizzazione del Ministero prospettata non offre un'adeguata risposta, almeno dal punto di vista dell'esercizio delle funzioni amministrative.
Al riguardo osserva infatti che il primo comma dell'articolo 118 della Costituzione imporrebbe il trasferimento di competenze dalle soprintendenze regionali alle regioni.
Infine il senatore rileva che, nonostante le affermazioni del ministro Urbani, ad esempio relative al progetto Agenore, nello schema di riorganizzazione in esame non si prevedono strutture che consentano al settore dei beni culturali di perseguire un'effettiva dimensione transnazionale.

La senatrice FRANCO (DS-U), nel lamentare l'assenza del rappresentante del Governo, si associa alle considerazioni critiche emerse nel dibattito, esprimendo dunque un orientamento contrario allo schema di decreto in titolo.
Ella rileva inoltre che la riorganizzazione proposta, lungi dal rendere la struttura del Ministero pi snella ed efficace, da un lato l'appesantisce ulteriormente, mentre dall'altro la rende pi scarna nei punti nevralgici della tutela e della valorizzazione dei beni culturali.
Dopo aver affermato che la riorganizzazione non riconosce adeguata autonomia alle sovrintendenze, ella giudica illusoria l'intenzione di realizzare riforme senza prevedere alcun onere finanziario, che obbliga a perseguire operazioni compensative che giudica incongruenti e contraddittorie.
Al riguardo ella ricorda che vi sono sovrintendenze con notevoli carenze d'organico alle quali, oltretutto, sono attribuite ulteriori competenze a seguito sia della riorganizzazione ministeriale proposta, sia dell'articolo 27 del decreto-legge n. 269 del 2003 in tema di verifica dell'interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico.
Ella auspica pertanto che nello schema di osservazioni che la Commissione si appresta ad adottare si faccia espresso riferimento alla necessit che alle soprintendenze sia garantita maggiore autonomia, anche finanziaria.
Ella lamenta inoltre la mancata istituzione di un Dipartimento per i beni librari, archivistici e per gli Istituti di cultura, che mortifica il settore.
Nel ritenere condivisibile la proposta di sostituire la parola: "etnoantropologico" con la parola: "demoetnoantopologico", nonch l'opportunit di dare maggiore considerazione agli spettacoli dal vivo, e di individuare una struttura competente in materia di sport, ella suggerisce che la dizione di "dipartimento per le antichit, le belle arti e il paesaggio" sia sostituita con una definizione pi consona alle funzioni effettivamente svolte dal Ministero.


La seduta termina alle ore16,30



http://notes9.senato.it/W3/Lavori.nsf/vwRisRic/70B50B1C08AF81EBC1256DD6006CA794?openDocument


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