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VII Commissione - Resoconto di gioved・22 novembre 2001
2001-11-22

SEDE CONSULTIVA

Gioved 22 novembre 2001. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO. - Intervengono il viceministro dell'istruzione, dell'universit e della ricerca Guido Possa ed i sottosegretari di Stato per l'istruzione, l'universit e la ricerca Valentina Aprea e per i beni e le attivit culturali Vittorio Sgarbi.

La seduta comincia alle 11.10.

Legge finanziaria per l'anno 2002.
C. 1984 Governo, approvato dal Senato.

Bilancio dello Stato per l'anno 2002 e bilancio pluriennale 2002-2004.
C. 1985, C. 1985-bis e C. 1985-ter Governo, approvati dal Senato.

Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2002 (limitatamente alle parti di competenza).

Tabella n. 7: Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca per l'anno 2002.

Tabella n. 14: Stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali per l'anno 2002.
(Relazione alla V Commissione).
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame.

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U) esprime, preliminarmente, il proprio sconcerto per i contenuti della relazione svolta ieri dal deputato Garagnani e per le modalit e le forme del dibattito sui documenti finanziari, che dovrebbero rappresentare l'anima delle politiche di un Governo. Rileva, invece, non solo la scarsa presenza dei deputati della maggioranza a questo dibattito, ma anche che la relazione svolta dal deputato Garagnani non ha indicato identit, fisionomie e prospettive dei settori di competenza della Commissione.

Rileva altres la forte discrasia esistente tra le dichiarazioni rese dal ministro Moratti nel corso della sua audizione e la centralit dell'offerta formativa, di cui si parla.

Le tabelle nn. 7 e 14 prevedono soltanto riduzioni di fondi e di disinvestimenti e ci si verifica proprio nel momento in cui i settori della scuola e dell'universit attraversano una fase di passaggio e in cui il sistema della formazione e quello dei beni culturali hanno compiuto un vero e proprio salto di qualit grazie all'operato dei precedenti Governi.

Sottolinea, poi, che il Governo in carica, invece di chiarire le linee di indirizzo e di sviluppo che si intendono seguire nei settori di competenza della Commissione, si limitato a parlare di compatibilit di bilancio, dopo essersi fatto scippare ogni risorsa dal ministro Tremonti.


Quanto al rilievo formulato ieri dal relatore in merito alla rigidit del fondo spese per il funzionamento della scuola, ritiene che non si tratti di una novit rispetto al passato e che sia invece necessario programmare l'utilizzo di quel 3 per cento residuo di risorse contenute nel bilancio.

Rileva, invece, che le priorit del Governo sono rappresentate dalla Tremonti-bis e dalle successioni, mentre non viene previsto alcun finanziamento alla ricerca ed alla innovazione tecnologica. In sostanza, quindi, i settori della scuola, della cultura e dell'universit rappresentano per questo Governo soltanto delle fastidiose voci di bilancio alle quali apportare tagli. Osserva, tra l'altro, che il relatore ha precisato che il problema del Governo quello di tagliare il pi possibile alcune voci di bilancio per far decollare un serio progetto di parit scolastica.

Rispondendo al sottosegretario Aprea, che si autoassegnata il ruolo di continuare l'opera di riqualificazione e di razionalizzazione della spesa che l'ex ministro Berlinguer non sarebbe riuscito a realizzare, sottolinea invece che i Governi di centrosinistra si sono adoperati per la riqualificazione della ricerca e per aumentare il livello qualitativo della ricerca di base e dell'alta formazione.

Dopo aver evidenziato che il vero obiettivo di questo Governo lo smantellamento della scuola pubblica a favore della scuola privata, si sofferma criticamente sulla politica della ricerca; a tale riguardo, sottolinea la netta diminuzione dei fondi ed il mantenimento del blocco delle assunzioni. Osserva, tra l'altro, che non solo non si pone un freno alla fuga all'estero dei ricercatori italiani, ma che non si limita neppure la notevole immissione nel nostro sistema di ricercatori provenienti da altri paesi.

Si sofferma, quindi, sulle proposte del suo gruppo in materia, precisando che esse vertono, tra l'altro, sulla previsione di risorse per le imprese che investono nella ricerca, sull'estensione della portata della legge n. 108 sul credito d'imposta per investimenti nella ricerca e per lo sviluppo, sull'aumento delle risorse per la ricerca di base e per il fondo unico per il finanziamento degli enti di ricerca, nonch sull'aumento di 5 mila unit degli organici dei ricercatori con il meccanismo del cofinanziamento.

A fronte di tutto ci, il Governo in carica interviene invece sul settore scolastico riducendo i finanziamenti per la qualit dell'offerta formativa e a favore dell'edilizia scolastica, mettendo in discussione la questione delle supplenze e riordinando la disciplina degli esami di Stato.

Dopo aver sottolineato la gravit e l'inadeguatezza delle proposte del Governo per il settore universitario, si sofferma sulle previsioni relative al Ministero dei beni e delle attivit culturali, contenute nell'articolo 24 della legge finanziaria.

A tale riguardo, rileva che con tale articolo si procede ad un progressivo e sistematico disinvestimento per il settore pubblico e all'affidamento in concessione a soggetti privati dell'intera gestione del servizio concernente la fruizione pubblica dei beni culturali.

Nel ricordare che anche i Governi precedenti avevano previsto l'affidamento di alcuni servizi a soggetti privati, sottolinea la necessit di una certa gradualit nella politica per la riqualificazione della spesa in questo settore. Osserva, quindi, che, mentre l'attuale Governo si limita a proporre una serie di tagli ai fondi relativi ai beni e alle attivit culturali, i precedenti Governi di centrosinistra avevano previsto chiari progetti triennali, monitoraggi e controlli, per un progetto di effettivo sviluppo e qualificazione di questo importante settore.


Franca CHIAROMONTE (DS-U) si chiede se gli effettivi interlocutori governativi per le materie di competenza della Commissione siano i rappresentanti del Ministero dell'economia e delle finanze, come avvenuto al Senato nel corso dell'esame dei documenti finanziari, anzich i rappresentanti dei dicasteri dei Ministeri dell'istruzione, dell'universit e della ricerca e per i beni e le attivit culturali.

Esprime quindi il dubbio che il Governo consideri la cultura ed i beni culturali delle illusorie fonti di reddito per lo Stato, come dimostrato dai contenuti di alcune dichiarazioni rese di recente dal ministro Urbani ad un quotidiano.

Nel sottolineare inoltre il mancato incremento del fondo per lo spettacolo, osserva che la previsione, contenuta nell'articolo 24, di affidare in concessione a soggetti privati l'intera gestione del servizio concernente la fruizione pubblica dei beni culturali, ha sollevato proteste e allarmi nell'opinione pubblica mondiale. Sottolinea inoltre che tale allarme viene alimentato anche da quanto si sta verificando in alcuni paesi europei come la Francia, dove si deciso di mettere sul mercato delle opere d'arte che rappresentano un patrimonio di tutti.
Precisa che non nutre alcun pregiudizio nei confronti dei soggetti privati, ma ritiene che l'affidamento del servizio dei beni culturali ad una gestione interamente privata non garantir l'effettiva possibilit di fruire del nostro patrimonio artistico e museale, poich i privati investono soltanto nel caso in cui vi sia la possibilit di ricavare dei profitti. Ricorda che il sottosegretario Pescante ha precisato che non vi l'intenzione di privatizzare i beni culturali, proprio perch i musei non garantiscono entrate economiche adeguate.
In conclusione, chiede al Governo di stralciare dal testo della legge finanziaria l'articolo 24 e precisa che, se tale richiesta venisse accolta, vi sarebbe la disponibilit dei gruppi di opposizione ad individuare forme adeguate di collaborazione tra pubblico e privato nel settore dei beni e delle attivit culturali.

Carlo CARLI (DS-U), nel dichiarare di condividere le osservazioni critiche alla finanziaria avanzate dai deputati di opposizione intervenuti nel dibattito, sottolinea l'assenza del ministro Urbani e del sottosegretario Sgarbi ai lavori della Commissione su dei provvedimenti che vertono su importanti problematiche relative al settore dei beni culturali.

Dopo aver richiamato talune recenti dichiarazioni del sottosegretario Sgarbi sulla necessit di garantire l'ingresso gratuito ai musei, sottolinea la gravit della scelta del Governo di diminuire le possibilit di fruizione dei beni culturali. Con l'articolo 24 della legge finanziaria si prevede, infatti, di concedere a soggetti privati l'intera gestione del servizio concernente la fruizione pubblica dei beni culturali: in tal modo si lascia al profitto ed al privato l'intero patrimonio culturale del Paese.

Nel richiamare la positivit della legge Ronchey, che aveva previsto l'affidamento a soggetti privati di determinati servizi relativi ai musei, e che ha consentito una migliore fruizione degli stessi, denuncia la gravit delle disposizioni contenute nell'articolo 24 della legge finanziaria e le vive proteste dei direttori dei principali musei americani ed europei per la previsione di affidare l'intera gestione dei beni culturali a soggetti privati. Ricorda che spetta allo Stato assicurare il diritto di ciascun cittadino ad accrescere le proprie conoscenze per raggiungere il pi elevato grado possibile di studi e di conoscenze. A tale riguardo, ritiene che una gestione di tale patrimonio basata sulla logica del profitto economico porti ad anteporre gli interessi d'impresa a quelli della formazione e dell'educazione.


Sottolinea, inoltre, che la dinamica del profitto riferita al nostro immenso patrimonio artistico determiner una forte selezione dei visitatori dei musei e dei siti museali all'aperto, a causa del costo dei biglietti e dei servizi per l'accesso, che di fatto escluder le categorie pi deboli dalla possibilit di una diretta fruizione dei beni culturali, costringendole a ricorrere soltanto a strumenti informatici.
Ritiene importante considerare l'apporto fornito dai visitatori stranieri dei musei italiani sia a livello di scambi culturali sia per l'economia del paese. A tal fine, ritiene che, valutare dal punto di vista economico e finanziario il costo del mantenimento e della fruizione del patrimonio artistico, storico e culturale, isolandolo dal contesto generale, sia un errore clamoroso che avr profonde conseguenze per la tutela e la conservazione dei beni culturali.
Chiede al Governo se abbia valutato le conseguenze che potrebbero derivare per alcuni musei dall'entrata in vigore dell'articolo 24 della finanziaria, che verranno costretti a chiudere. Chiede, inoltre, se il Governo intenda fissare diversi costi per il prezzo del biglietto di accesso ai musei. Chiede, altres, che venga fissato chiaramente il limite massimo della durata della concessione della gestione del servizio da affidare a soggetti privati. Dopo aver richiesto taluni chiarimenti sulla destinazione e sull'utilizzo del personale attualmente in servizio, chiede infine al Governo di chiarire se tra le previsioni dell'articolo 24 ve ne siano anche alcune relative al settore delle biblioteche e degli archivi di Stato.
Ritiene evidente che, nella predisposizione dell'articolo 24, il Governo abbia completamente ignorato la riforma costituzionale dell'articolo 117 della Costituzione, che assegna alle regioni la competenza di legislazione concorrente, escludendo le stesse e gli enti locali da ogni forma di collaborazione, che a suo avviso sarebbe necessaria ed utile.
Si sofferma sulla questione della promozione del libro e della lettura, ricordando che nella scorsa legislatura il ministro Melandri aveva presentato un organico disegno di legge in materia per favorire il rilancio e la promozione dei libri e della lettura presso i giovani. Nell'esprimere l'auspicio che l'attuale Governo possa riprendere in considerazione quel disegno di legge, ritiene che sarebbe importante costituire un fondo presso il ministero per la promozione del libro e dei prodotti editoriali.
Riguardo al settore della pubblica istruzione, chiede al Governo se non ritenga opportuno rifinanziare i piani triennali per l'edilizia scolastica previsti dalla legge n. 23 del 1996.

Ferdinando ADORNATO, presidente, intervenendo nel merito, si associa alle richieste di chiarimento avanzate da alcuni dei deputati intervenuti, ritenendo che alcuni passaggi del testo dell'articolo 24 in esame risultino poco perspicui e possano essere fonte di equivoci interpretativi.
Quanto all'ordine dei lavori, per motivi di economia procedurale ritiene opportuno completare la discussione sull'articolo in oggetto prima di passare ad altri argomenti, dando la parola ai deputati intenzionati ad intervenire sul punto, indipendentemente dal loro ordine di iscrizione a parlare, e al sottosegretario Sgarbi perch fornisca i chiarimenti richiesti.

Walter TOCCI (DS-U) sottolinea che la previsione in base alla quale il 50 per cento del canone pattuito per la concessione deve essere versato anticipatamente rende impossibile l'ingresso di piccole e medie imprese nella gestione dei beni culturali, che l'articolo in questione vorrebbe favorire. In tal modo, non si agevola di certo lo sviluppo di un settore imprenditoriale innovativo e moderno, in cui l'Italia ha enormi potenzialit di crescita e di eccellenza mondiale. Inoltre nulla viene detto circa le modalit per l'individuazione dei concessionari, lasciando aperta la possibilit di procedervi mediante affidamento diretto piuttosto che per gara pubblica. La combinazione di tali disposizioni adombra un trattamento di favore per le grandi imprese e lede le regole della concorrenza, in contrasto con le dichiarazioni di intenti del Governo e con gli interessi delle piccole e medie imprese, che pure la maggioranza pretende di rappresentare. La norma, inoltre, non distingue in maniera sufficiente i diversi profili della tutela, della valorizzazione e della fruizione dei beni culturali; essa, tra l'altro, presenta una configurazione centralista, visto che non prevede il coinvolgimento degli enti locali nella valorizzazione dei beni culturali.

Ritiene che il coinvolgimento dei privati nella gestione dei servizi dei beni culturali debba prevedere alcuni limiti precisi e che il fruitore di tali beni debba vedersi riconoscere alcune garanzie. In tal senso, sarebbe a suo avviso opportuno prevedere una Carta dei diritti del fruitore di tali beni.
Sottolinea, poi, che la mancata previsione di una gara per l'affidamento della concessione della gestione di un servizio concernente la fruizione pubblica dei beni culturali potrebbe dar vita ad una procedura di affidamento diretto della stessa concessione, a discapito della concorrenza.
Ritiene quindi che, pur apparendo condivisibile la finalit di favorire la collaborazione tra soggetti pubblici e privati nella valorizzazione dei beni culturali, l'articolo 24 appaia inadeguato a perseguirla in maniera coerente ed efficace, rischiando invece di contraddirla e renderne impossibile il raggiungimento.
Si associa quindi alla proposta del deputato Chiaromonte di promuovere lo stralcio dell'articolo in esame dal disegno di legge finanziaria, affinch la Commissione possa approfondire adeguatamente questo importante tema, per migliorare le norme proposte anche alla luce delle importanti esperienze gi condotte in questo campo nel nostro ed in altri paesi.

Il sottosegretario Vittorio SGARBI ritiene che molte delle argomentazioni polemiche dei deputati intervenuti, che di primo acchito si sarebbe in parte sentito di condividere, siano generate da un non sufficiente approfondimento dei contenuti reali dell'articolo in questione, cui contribuisce una formulazione eccessivamente tecnica ed involuta. Una pi attenta lettura del testo permette a suo avviso di dissipare le preoccupazioni da pi parti manifestate.
Premette che la sua concezione dell'intervento pubblico nella materia dei beni culturali caratterizzata dall'intento di assicurare il pi severo controllo su di essi, e potrebbe essere definita statalista, o comunque pi statalista di quella dimostrata dai precedenti governi, che nonostante la loro caratterizzazione politica hanno di fatto favorito una partecipazione dei privati nella gestione dei beni culturali disordinata ed inefficiente.
Lasciando da parte ogni contrapposizione ideologica, bisogna constatare che le esperienze gi compiute in questo campo negli ultimi anni dimostrano che la collaborazione tra pubblico e privato d buona prova di s quando ai privati viene affidata l'intera gestione di tutti i servizi connessi alla fruizione di un determinato bene culturale, secondo il modello del cosiddetto global service, come avvenuto per i musei di pertinenza dei comuni di Roma e Venezia. Quando invece il rapporto pubblico-privato improntato alla frammentazione dei servizi da affidare ai privati - come nel caso di Pompei - i disservizi finiscono per prevalere sui vantaggi.
L'articolo in esame parte dalla constatazione che il modello del global service d risultati migliori in termini di efficienza e qualit del servizio, e si propone di renderne possibile l'applicazione ai beni culturali di pertinenza statale, applicando ad essi quello che gi possono fare i comuni in attuazione delle leggi approvate dalla precedente maggioranza.
Nel ribadire che molte delle polemiche politiche e giornalistiche, anche internazionali, suscitate dalla norma, sembrano generate solo dalla sua scarsa chiarezza formale, sottolinea che in nessun caso essa pu autorizzare la dismissione di beni culturali ai privati, come invece sta avvenendo in Francia, su iniziativa di una maggioranza di sinistra. Il tema della vendita a privati, cui pure personalmente contrario, pu divenire legittimo oggetto di una autonoma discussione, soprattutto con riferimento a beni culturali destinati a non essere mai esposti, essendo relegati nei depositi dei musei, ma esso deve essere mantenuto assolutamente distinto dall'articolo in esame, che ha la sola finalit di liberare lo Stato da compiti di valorizzazione e gestione, che, di fatto, ostacolano lo svolgimento delle sue imprescindibili funzioni di tutela dei beni culturali. Citando diversi esempi concreti, evidenzia che troppo spesso le polemiche politiche e giornalistiche sono alimentate da scarsa informazione e da una pregiudiziale volont contrappositiva, che prescinde dalla concreta valutazione dei valori in gioco nei casi specifici.

Precisa quindi che l'articolo in esame non modifica l'attribuzione della direzione dei beni culturali a organi della pubblica amministrazione, limitandosi ad incidere sugli aspetti relativi alla gestione dei beni stessi.

Ritiene pertanto che debba essere sgombrato il campo da ogni contrapposizione pretestuosa e ribadisce che la scelta del Governo quella di puntare sul modello dell'affidamento global service, gi applicato con successo dai responsabili dei beni culturali dei comuni di Roma e di Venezia, che la Commissione potrebbe, a suo avviso, utilmente consultare in audizione.
In parte, tra l'altro, i margini di interpretabilit della formulazione dell'articolo servono a garantire la flessibilit necessaria per coinvolgere soggetti privati nella gestione e valorizzazione di beni culturali minori, che rischiano altrimenti di essere trascurati per la loro scarsa redditivit economica, e permettono allo Stato di imporre, tramite le convenzioni, condizioni di maggiore tutela dei beni. Nella stessa chiave va interpretata la mancanza di una precisazione circa le modalit con cui si proceder all'affidamento in concessione.

Walter TOCCI (DS-U) osserva che nel caso dei comuni di Roma e Venezia, precedentemente ricordati dal sottosegretario Sgarbi, si proceduto tramite gare pubbliche europee.

Il sottosegretario Vittorio SGARBI chiarisce che le modalit con cui si proceder concretamente saranno definite dalle norme attuative, ma che si terr comunque fermo l'esempio delle esperienze gi compiute da tali comuni.

Ferdinando ADORNATO, presidente, intervenendo nel merito, ritiene opportuno precisare pi esplicitamente i limiti entro i quali si pu esplicare l'uso dei beni da parte dei concessionari privati, le modalit con cui essi concorrono alla loro valorizzazione, assicurando in ogni caso la preminenza in questo campo del soggetto pubblico, nonch la circostanza - affermata dal sottosegretario, ma non chiaramente evincibile dal testo - che la responsabilit della direzione dei beni culturali comunque destinata a restare in capo al soggetto pubblico stesso. Si riserva di presentare proposte emendative volte a migliorare da questo punto di vista la formulazione del testo.

Il sottosegretario Vittorio SGARBI sottolinea che il riferimento all'uso da parte dei privati volto solo a rendere possibili limitate attivit funzionali alla promozione e alla valorizzazione del bene concesso - come l'utilizzazione di riproduzioni a finalit pubblicitaria o simili -, e in nessun caso pu condurre ad un'utilizzazione suscettibile di danneggiarlo o di sottrarlo alla sua fruizione pubblica. I limiti all'uso dei beni, che discendono dalle norme vigenti, saranno in ogni caso oggetto di esplicita specificazione nel regolamento attuativo e nelle convenzioni.
Conclusivamente, sottolinea che, tra l'altro, le materie della gestione e della valorizzazione dei beni culturali sono gi state conferite dallo Stato alle regioni, ai sensi del decreto legislativo n. 112 del 1998, e che pertanto la norma in esame si limita ad estendere in senso orizzontale, verso i privati, quanto gi stato disposto con riferimento alle autonomie territoriali.

Alba SASSO (DS-U) osserva, preliminarmente, che con le attuali disponibilit finanziarie previste dalla legge finanziaria si chiarisce la volont del Governo di considerare i settori della scuola, dell'universit, della ricerca e della formazione come occasioni di risparmio e di contenimento della spesa. Sottolinea che con tali scelte si mettono in discussione gli impegni, assunti dai Governi precedenti, di investire a favore della formazione, intesa come una leva significativa per lo sviluppo economico del Paese.
Osserva altres che il ministro dell'istruzione, dell'universit e della ricerca propone in realt un modello di scuola datato che si basa su di una impostazione pedagogica superata che prefigura una scuola di tipo elitario. Tutto ci, a suo avviso, viene confermato dalle continue dichiarazioni del ministro secondo le quali i docenti in Italia sarebbero troppi e lavorerebbero poco.
Il sottosegretario Aprea, soffermandosi sull'articolo 15 della legge finanziaria, ha rilevato l'esistenza di un esubero di docenti nella scuola italiana, aggiungendo che il Governo Berlusconi, con un recente provvedimento, avrebbe consentito l'immissione in ruolo di 62 mila insegnanti: ci non corrisponde al vero, poich quelle assunzioni erano gi state definite dai precedenti ministri dell'istruzione.

Il sottosegretario Valentino APREA precisa che, effettivamente, l'immissione in ruolo di 30 mila docenti era stata prevista dal precedente Governo, mentre l'immissione in ruolo della restante parte dei docenti stata invece garantita da un provvedimento del Governo Berlusconi.

Alba SASSO (DS-U) sottolinea che la previsione contenuta nel comma 1 dell'articolo 15 della legge finanziaria, in merito alle dotazioni organiche del personale sulla base del numero degli alunni iscritti, prefigura un'ottica di tipo aziendale ed un puro calcolo aritmetico. Ritiene che la scuola non possa essere ridotta ad un puro fatto aritmetico e che la vera posta in gioco quella di una cultura per tutti, che pu essere garantita soltanto dalla utilizzazione di organici funzionali.
Ritiene, inoltre, che la modifica degli orari di lavoro dei docenti, prevista dal comma 4 dell'articolo 15, non consentir l'utilizzo dei cosiddetti spezzoni orari, cio delle ore in esubero per lo svolgimento di importanti attivit come, ad esempio, le vari forme di sperimentazioni.
Nel sottolineare che con la logica del risparmio si va ad intaccare la qualit della scuola, si sofferma sulla questione delle supplenze, contenuta nel comma 6 dell'articolo 15. A tale riguardo, rileva che la previsione di sostituire il personale docente, assente per un periodo di 15 giorni, ricorrendo alla nomina di supplenti, non garantir la continuit del servizio; si potrebbe infatti verificare che il docente assente dopo 15 giorni presenti un nuovo certificato medico e che non si possa garantire la sostituzione dello stesso.
Sottolinea, poi, l'esiguit delle previsioni finanziarie per gli stipendi dei docenti nel periodo 2002-2004, che dovrebbero essere garantiti dal risparmio sul personale.
Riguardo alla nuova composizione delle commissioni per l'esame di Stato, sottolinea il fatto che la finanziaria interviene modificando una legge dello Stato in corso d'opera, cio ad anno scolastico gi iniziato, e si chiede come un presidente esterno alla scuola potr realmente presiedere a tutte le operazioni di esame.
In conclusione, osserva che alla finanziaria del Governo Berlusconi sottesa una logica decisionista e che con tali documenti si sferra un deciso attacco al carattere pubblico della scuola.

Piera CAPITELLI (DS-U) rileva, preliminarmente, che la parte della finanziaria relativa alla scuola chiarisce le reali intenzioni del Governo in questo settore: si propone di valorizzare la scuola non statale, senza ricorrere peraltro ad una legge-quadro. Risulta pertanto evidente che il filo conduttore della politica governativa per il settore della scuola sia quello di dequalificare il sistema pubblico e formativo.

Nell'esprimere apprezzamento per alcune modifiche apportate dal Senato, rileva che il Governo considera la scuola come un ordinario capitolo di riduzione della spesa, preferendo dirottare le risorse disponibili sulla cosiddetta legge Tremonti-bis; sottolinea che in tal modo ci si limita ad apportare tagli ai settori di competenza della Commissione e agli enti locali. A ci si aggiunga la mancata erogazione di risorse finanziarie adeguate, peraltro promesse nel corso della campagna elettorale, per la valorizzazione della professione docente. Sottolinea, inoltre, che ci si trova in presenza di norme spericolate e rigide, che risultano preoccupanti per la garanzia dell'autonomia scolastica e che annullano esperienze positive come quella dell'organico funzionale.
Esprime il proprio apprezzamento per la completezza e per la precisione del dossier predisposto dal Servizio studi della Camera dei deputati, nella trattazione di tutte le problematiche relative ai settori di interesse della VII Commissione.
Rileva che la previsione di dotazioni organiche del personale docente sulla base del numero degli alunni iscritti e, tra le altre, delle specificit dei diversi contesti territoriali, non fosse assolutamente necessaria. A tale riguardo, infatti, richiama i contenuti del decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 1998 che, oltre a dettare la base normativa essenziale dell'autonomia scolastica, prevedeva, tra l'altro, che le determinazioni in materia di organico dovessero tenere conto anche delle caratteristiche demografiche e orografiche di ciascuna regione. Ricorda che tale provvedimento era stato accolto favorevolmente dall'intero mondo della scuola; oggi, invece, si preferisce ricorrere a criteri rigidi come quello del numero degli alunni iscritti che, pur garantendo dei risparmi, comporteranno in tre anni la perdita di circa 34 mila posti di lavoro.
Pur riconoscendo che in Italia il rapporto insegnanti-alunni risulta troppo elevato, ritiene che al riguardo non si possa prescindere dalle considerazioni di carattere territoriale nella predisposizione degli organici. A tale riguardo, considera una mistificazione l'intervento del ministro dell'istruzione dell'universit e della ricerca, che ha fatto riferimento ad una scuola che faccia accoglienza: si chiede come sar possibile realizzare tale proposito in presenza di classi composte da 25 e pi alunni.
Nel richiamare la necessit di un maggiore coordinamento delle norme in materia, sottolinea che la questione dell'insegnamento di una lingua straniera nella scuola elementare comporta una riflessione sui contenuti della legge n. 148 del 1990, recante la riforma dell'ordinamento della scuola elementare, e delle successive modificazioni.
Riguardo alla questione degli esami di Stato, sarebbe stato a suo avviso preferibile presentare un disegno di legge in materia e non portare avanti una politica a singhiozzo, caratterizzata dalla previsione di continue modifiche della normativa.
Soffermandosi sul rinnovo dei contratti del personale della scuola, per il biennio contrattuale 2002-2003 del pubblico impiego, giudica assolutamente inadeguata la cifra prevista di 6 mila miliardi; si tratta, infatti, di uno stanziamento insufficiente anche ai soli fini della difesa del potere di acquisto.
Con riferimento allo stanziamento per la scuola per il triennio 2001-2004, precisa che non si tratta di risorse aggiuntive, in quanto sono il frutto del parziale reinvestimento dei risparmi prodotti dalle misure di contenimento della spesa per gli esami di Stato e le supplenze.
Giudica del tutto insufficienti anche i 40 miliardi previsti per il contratto dei dirigenti scolastici, i quali risultano addirittura inferiori agli impegni assunti in materia dal Governo Amato.
Per quanto riguarda il fondo per l'ampliamento dell'offerta formativa, si prevede una riduzione dello stanziamento di 500 miliardi l'anno. Anche questo rappresenta un elemento negativo della politica scolastica del Governo in carica.
Riguardo alla questione dell'edilizia scolastica, invita i rappresentanti del Governo ad esaminare l'effettivo stato in cui
versano tali strutture. Ricorda, peraltro, che i Governi precedenti avevano predisposto un'apposita legge-quadro in materia, con la previsione di adeguati finanziamenti. Anche in tale settore, si registra pertanto un evidente regresso.
Si sofferma poi sui fondi per le scuole non statali per i quali, in violazione della regionalizzazione prevista dall'articolo 138 del decreto legislativo n. 112 del 1998, viene di fatto prevista una gestione ministeriale, con ci dimostrando il ritorno ad una impostazione centralista di questo Governo.
In conclusione, preannuncia, a nome del suo gruppo, la presentazione di pochi emendamenti di carattere sostanziale, finalizzati a limitare i danni che verranno provocati dalla entrata in vigore di questa legge finanziaria.

Walter TOCCI (DS-U) chiede chiarimenti al viceministro Possa sulla veridicit della intenzione del Governo di privatizzare il CNR. Sarebbe, a suo avviso, grave se il Governo, dopo aver rinunciato ad aumentare i fondi per la ricerca, procedesse alla privatizzazione del CNR.
Sottolinea inoltre l'opportunit di espungere dal testo dell'articolo 21 della legge finanziaria, in materia di trasformazione e soppressione di enti pubblici, la previsione relativa agli enti di ricerca; ritiene infatti che una iniziativa di questo genere contribuirebbe a dare serenit al mondo della ricerca.
Riguardo al settore universitario, registra che quest'anno vi stato un considerevole aumento delle matricole. Considerando lo scarso numero di studenti che conseguono la laurea nel nostro Paese, ritiene inaccettabile la diminuzione dei fondi a favore dell'universit. Rappresenta, quindi, l'esigenza che su tale argomento si svolga una riflessione che possa coinvolgere tutti, trattandosi di una questione che incontra un generale interesse.

Ferdinando ADORNATO, presidente, propone che il seguito dell'esame dei documenti di bilancio prosegua nelle giornate di marted e mercoled 27 e 28 novembre 2001. In particolare, nella seduta di marted 27 novembre, potrebbero aver luogo ulteriori interventi in sede di esame preliminare, le repliche del relatore e dei rappresentanti del Governo, nonch le votazioni sugli emendamenti, gli ordini del giorno e le proposte di relazione riferiti alle tabelle n. 7 (Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca) e n. 14 (Ministero per i beni e le attivit culturali) del disegno di legge di bilancio e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Nella seduta di mercoled 28 novembre potrebbero svolgersi invece le votazioni relative alle parti di competenza della tabella n. 2 (Ministero dell'economia e delle finanze, con particolare riferimento alle unit previsionali di base relative al Dipartimento per l'informazione e l'editoria).

La Commissione consente.

Ferdinando ADORNATO, presidente, fissa infine il termine per la presentazione di emendamenti, ordini del giorno e proposte di relazione alle tabelle del disegno di legge di bilancio di competenza della Commissione, nonch alle connesse parti del disegno di legge finanziaria, alle ore 14 di luned 26 novembre 2001.

La Commissione prende atto.

Ferdinando ADORNATO, presidente, rinvia, quindi, il seguito dell'esame alla seduta di marted 27 novembre 2001, alle ore 10.30.

La seduta termina alle 13.35.


UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
L'ufficio di presidenza si riunito dalle 13.35 alle 13.40.

http://www.mi.infn.it/rnric/polric/cam_VII/cam_22_11_2001.html


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Cosenza, brucia casa nel centro storico: tre persone muoiono intrappolate. Distrutte decine di opere d'arte

12-08-2017
Antonio Lampis, nuovo direttore generale dei musei del MiBACT

06-08-2017
L'appello al Presidente Mattarella: i beni culturali non sono commerciali. Come aderire

04-08-2017
Istat: mappa rischi naturali in Italia

03-08-2017
APPELLO - COSA SI NASCONDE NELLA LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA

31-07-2017
Su eddyburg intervento di Maria Pia Guermandi sulle sentenze del Consiglio di Stato e su Bagnoli- Stadio di Roma

31-07-2017
Comunicato EC Il Colosseo senza tutela: sulle recenti sentenze del Consiglio di Stato

30-07-2017
Dal blog di Giuliano Volpe: alcuni interventi recenti

27-07-2017
MiBACT, presto protocollo di collaborazione con le citt darte per gestione flussi turistici

26-07-2017
Franceschini in audizione alla Commissione Cultura del Senato

25-07-2017
Franceschini domani in audizione alla Commissione Cultura del Senato

25-07-2017
Franceschini: Musei italiani verso il record di 50 milioni di ingressi

25-07-2017
COLOSSEO, oggi conferenza stampa di Franceschini

20-07-2017
Questa legge contro i parchi e le aree protette, fermatela: appello di Italia Nostra alla Commissione Ambiente del Senato

18-07-2017
CAMERA DEI DEPUTATI - COMMISSIONE PERIFERIE - Audizione esperti (Bovini e Settis)

15-07-2017
Ricordo di Giovanni Pieraccini, di Vittorio Emiliani

12-07-2017
Comunicato di API-MIBACT sui Responsbili d'Area nelle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti, Paesaggio

11-07-2017
Rassegna Stampa di TERRITORIALMENTE sul patrimonio territoriale della Toscana

10-07-2017
Il tradimento della Regione Toscana nella politica sui fiumi

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