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Memoria sulle ipotesi di riforma dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte
1993-10-19



Premessa. Ritengo innanzitutto necessario, con riferimento all'art. 1 del decreto ministeriale di nomina di questa Commissione (datato 17 giugno 1993) mettere in rilievo come le "ipotesi di riforma" ivi menzionate abbiano di necessit due aspetti complementari fra loro, uno strettamente giuridico e uno di organizzazione scientifica. La composizione mista di questa Commissione (docenti di Archeologia e di Storia dell'Arte e alti funzionari ministeriali) sembra riflettere tale duplicit d'impostazione del problema: rispetto alla quale trovo per mio conto non solo auspicabile, ma necessario che la Commissione nel suo insieme si pronunci sui due versanti (anche qualora dovessero rivelarsi al suo interno divergenze di opinione). Sarebbe per me ragione di grande disagio la sola ipotesi che la Commissione possa sciogliersi proponendo al Ministro una riattivazione degli organi dell'Istituto sulla base della legislazione vigente, e cio un provvedimento che il Ministro avrebbe potuto in ogni caso prendere senza consultare, come invece ha creduto di fare, dei docenti di Archeologia e di Storia dell'Arte. Poich questa la mia posizione, questo sar il punto di vista che qui intendo esprimere, privilegiando l'aspetto dell'organizzazione scientifica dell'Istituto come costitutivo rispetto a ogni ipotesi di riforma o di rivitalizzazione. E' mia opinione, infatti, che le decisioni immediate che il Ministro potr prendere dovrebbero essere, nell'ovvio rispetto delle leggi, strettamente mirate a identificare e mettere in opera la pi efficace e rapida strategia di attuazione delle linee di organizzazione scientifica dell'Istituto.

Il quadro nazionale e internazionale. Rispetto al momento in cui l'Istituto fu creato e alla sua lunga vita, il momento in cui, chiamati dal Ministro, dobbiamo pronunciarci sul suo futuro corrisponde a un radicale mutamento del quadro nazionale e internazionale. Un Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte non pu oggi esser concepito se non come un Istituto di ricerca, le cui caratteristiche (funzione, dotazioni, personale, produzione) debbano corrispondere agli standard d'uso, per come fissati da analoghe esperienze in Italia e fuori, e anzi essere competitive con essi. Ci vale su almeno due piani:
a) per costituire nell'Istituto uno di quei "luoghi di eccellenza", la cui creazione e/o promozione e sar sempre pi favorita nel quadro delle istituzioni della Comunit europea: un ruolo, questo, a cui l'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte in Italia, nei relativi settori disciplinari, l'ovvio candidato;
b) per poterlo proporre come l'istituzione-guida, nel nostro Paese, per progetti di collaborazione internazionale, anche fuori d'Europa, con speciale riferimento agli Stati Uniti.
Per l'uno e per l'altro scopo, essenziale che l'immagine e il funzionamento dell'Istituto corrispondano a quelli di analoghe istituzioni di ricerca nel campo dell'archeologia e della storia dell'arte. Si possono qui citare prestigiose istituzioni straniere che operano in Italia, come l'Istituto Archeologico Germanico (Roma), la Bibliotheca Hertziana (Roma), il Kunsthistorisches Institut (Firenze), l'cole Franaise e l'Accademia Americana (Roma), la Biblioteca Berenson di Villa I Tatti (Firenze); ma anche le pi importanti istituzioni di ricerca che operano fuori d'Italia: l'Istituto Warburg (Londra), il Zentralinstitut fr Kunstgeschichte (Monaco di Baviera), le altre sezioni del Deutsches Archologisches Institut (in particolare, Berlino e Atene), l'Institut d'Art et d'Archologie (Parigi), il Getty Center for the History of Art and the Humanities (Los Angeles). Di tali istituzioni, alcune hanno scelto a proprio campo d'azione la sola Archeologia, o la sola Storia dell'Arte (intesa come storia dell'arte post-antica), altre invece si estendono a entrambi i campi disciplinari. Per sgombrare il campo da un possibile equivoco, vorrei rendere esplicito che (a mio avviso) quest'ultimo l'approccio disciplinarmente pi corretto: e cio una concezione dell'intero sviluppo della civilt figurativa occidentale, dai Greci a noi, come un'unit, caratterizzata da elementi di continuit e di discontinuit, ma in ogni modo da vedersi all'interno di un unico sviluppo. Non a caso, stata proprio questa la scelta percorsa dalla pi recente (ma anche la maggiore, oggi, per attrezzature e per bilancio) delle istituzioni sopra menzionate, e cio il Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles.

Ipotesi di funzionamento. Ora, l'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte , sin dalla sua nascita, esteso all'intero arco della storia dell'arte, dai Greci a noi (anche se le sue dotazioni nel campo dell'arte contemporanea sono probabilmente meno consistenti), e pertanto potrebbe degnamente, se rivitalizzato, competere e collaborare con istituzioni consimili di analoga estensione e con analoghi compiti di ricerca. Perch possa farlo, occorre per che esso sia messo in grado di trattare con tali istituzioni da pari a pari, e cio adeguandosi agli standard internazionali d'uso fra le istituzioni di ricerca in generale, e in particolare fra quelle dei settori disciplinari specifici. L'assetto e l'organizzazione delle analoghe istituzioni sopra menzionate (nessuna esclusa) prevede, per ciascuna di esse, la compresenza delle seguenti tre caratteristiche di base:
1. Strumentazione di ricerca (biblioteca, fototeca, archivi)
2. Personale di ricerca (tipicamente: in parte stabilmente legato all'istituzione, in parte mobile: per inviti o borse di studio)
3. Produzione scientifica, e relative pubblicazioni.
Sono tali caratteristiche che possono identificare la funzione di un Istituto come quello di Palazzo Venezia come un'istituzione di ricerca; ed , a mio avviso, a tali caratteristiche che bisogna pensare all'atto di formulare corrette e funzionali ipotesi di riforma, che siano scientificamente accettabili. Senza entrare nel merito degli aspetti legislativi e normativi, necessari per passare a una nuova e attuale organizzazione dell'Istituto, vorrei suggerire le seguenti linee d'intervento, relative ai tre punti sopra menzionati:
1. Strumentazione di ricerca (biblioteca, fototeca, archivi : qui evidente che andr ricreata quell'unione funzionale fra l'Istituto e la Biblioteca che ancora ne prende il nome, e che per ne adesso totalmente staccata. Qui non si saprebbe raccomandare mai abbastanza la necessit di garantire in primissimo luogo il funzionamento e l'apertura della Biblioteca, con l'assegnarle una degna sede che ne assicuri, anche, lo sviluppo (a me personalmente appare che il Collegio Romano possa essere la soluzione); ma anche la necessit che la Biblioteca sia funzionalmente legata all'Istituto: infatti impensabile che esso persegua proprie linee di ricerca senza una propria strumentazione, che ha da essere in primo luogo libraria. Collezioni di materiali d'archivio e di fotografie non possono che seguire l'identico discorso.
2. Personale di ricerca : Se confrontato con le istituzioni analoghe, ovvio che l'Istituto marcatamente sottodotato. Ragionandone in un momento di difficolt del Paese, e in cui difficile proporre nell'immediato nuove assunzioni, si deve pur rilevare che l'istituzione di personale di ricerca proprio dell'Istituto dovrebbe tuttavia esser messa in progetto, e sia pure per un futuro non immediato. D'altro canto, possibile proporre sin dal principio di destinare temporaneamente all'Istituto, mediante il meccanismo del comando, personale di ricerca (docenti e ricercatori) dalle Universit, dalle Soprintendenze e dal C.N.R.. Si potrebbe prevedere un meccanismo analogo a quello gi in atto per il comando presso l'Accademia dei Lincei o, in altro campo, la S.I.S.S.A. di Trieste: gli studiosi potrebbero usufruire, a domanda e su intesa con la direzione dell'Istituto, di un comando a termine (da uno a tre anni), finalizzato all'attuazione di specifici progetti di ricerca. In un tal quadro, sarebbe possibile ipotizzare anche, e per lo stesso fine, la creazione di un piccolo numero di borse di studio finalizzate.
3. Produzione scientifica, e relative pubblicazioni. Dotato di una propria strumentazione e di proprio personale di ricerca (nei ruoli e/o a comando), l'Istituto dovrebbe sviluppare, coi propri organi (Direttore e Consiglio Scientifico), delle linee di ricerca, di lungo e di breve periodo, che siano ad esso proprie e ne identifichino internazionalmente l'immagine di istituto di ricerca; e coagulare intorno ad esse forze italiane e non: progetti di collaborazione fra Universit, fra Soprintendenze, fra Universit e Soprintendenze (e forse privilegiando le tematiche che pi si trovino a cavallo dei suoi due versanti: l'archeologia e storia dell'arte antica e quella post-antica). Tali linee dovrebbero poi essere la base per progetti di cooperazione nel quadro europeo e internazionale. La Rivista dell'Istituto dovrebbe, conseguentemente, essere potenziata, e accanto ad essa dovrebbero essere stabilite, o meglio ristabilite, altre serie di pubblicazioni a carattere non periodico.

Proposte di organizzazione. Perch possa procedere nella direzione sopra delineata, necessario che l'Istituto sia altamente rappresentativo dell'ambiente di ricerca dei settori disciplinari ad esso relativi. Il regime commissariale, troppo a lungo durato, deve naturalmente cessare, e dev'essere sostituito al pi presto da un regime "normale": ma esso va ridefinito, poich impensabile attuare sic et simpliciter la vecchia normativa, in quanto essa:
a ) si fondava sulla presenza di un piccolo numero di cattedratici delle discipline relative;
b ) teneva in poco conto le Soprintendenze;
c ) implicava un forte intervento dall'alto per la nomina dei membri del Comitato scientifico.
E' mia opinione che, al di l di eventuali meccanismi temporanei che facilitino un processo di normalizzazione e rivitalizzazione dell'Istituto, occorre procedere nel senso della sua larga rappresentativit, e quindi mediante un meccanismo elettivo. Poich impensabile e poco funzionale un'elezione diretta da parte delle centinaia (ormai) di docenti e funzionari di archeologia e storia dell'arte d'Italia, suggerirei, ma solo a mo' d'esempio, un meccanismo elettivo "intermedio", o "per stadi": ogni sede universitaria (o, nel caso di sedi di piccola dimensione, due-tre sedi congiuntamente) potrebbe eleggere un archeologo e uno storico dell'arte, e analogamente potrebbero fare le Soprintendenze. Gli studiosi cos eletti potrebbero esprimere, mediante votazione, sia il Direttore dell'Istituto sia il suo consiglio scientifico; oppore il Direttore potrebbe esser scelto dal Consiglio Scientifico (in tal caso, sia all'interno di esso, sia all'esterno); le nomine sarebbero da intendersi in ogni caso con un limite temporale ben chiaro (p.es. cinque anni), e dovrebbero corrispondere all'elaborazione di progetti di ricerca determinati. Il Direttore potrebbe essere, in alternanza, uno studioso di archeologia e poi uno di storia dell'arte, ed essere affiancato in ogni caso da un vicedirettore appartenente all'altro ambito disciplinare.

Come tradurre in azione, e in che tempi, quanto sopra si detto non sta a me suggerire: mia opinione che, qualora si concordasse con tali linee di fondo, esse dovrebbero innanzitutto, e rapidamente, esser messe meglio a punto (e in tale fase ovvio che sarei pronto a meglio chiarire i punti che non risultassero evidenti), e poi subito convertite in una bozza normativa, che, per essere attuata, necessiterebbe di una serie di successive decisioni, da prendersi probabilmente per fasi, ma -se si vuole arrivare a una positiva conclusione delll'iter - in tempi in ogni caso assai brevi. Pu essere un cammino con qualche ostacolo, ma non lo si intraprender mai se non si avr in chiaro, fin dal principio, quale sia la meta che ci si propone.

Roma, 19 ottobre 1993

Salvatore Settis


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