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C. 5901, Resoconto dell'Assemblea sed. n. 637 del 14/6/2005
2005-06-14


Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 637 del 14/6/2005


...
Sull'ordine dei lavori (ore 11,14).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Intervengo, signor Presidente, sulla sua comunicazione relativa all'incardinamento del decreto-legge concernente il Mezzogiorno e il diritto d'autore. Signor Presidente, ritengo opportuno che questa mattina, seppure casualmente, sia lei a presiedere l'Assemblea, perché, in qualche modo, ciò mi consente di non ripetere le argomentazioni che ultimamente, a proposito dell'abuso dell'articolo 77 della Costituzione da parte del Governo, ho svolto proprio quando lei presiedeva l'Assemblea.

Siamo alle solite, perché il Governo ha adottato un provvedimento composto di due articoli, uno riguardante la sistemazione delle competenze e delle funzioni di coordinamento per il Mezzogiorno e l'altro concernente l'attribuzione di funzioni di coordinamento sulla questione del diritto d'autore.

Questo provvedimento è arrivato al Senato ed è stato infarcito di materie e di articoli che sicuramente non sono compatibili con gli articoli dell'originario provvedimento e che introducono materie per le quali non vi è il requisito della straordinaria urgenza.

Sui motivi di incostituzionalità mi rifaccio a quanto ho detto l'altra volta in cui lei era presente, ma soprattutto mi rifaccio a quanto, in maniera competente, puntuale e autorevole, il collega Zaccaria dirà in occasione dell'esposizione della questione pregiudiziale.

Non dico niente neanche sul comportamento del Presidente Casini, perché noi abbiamo fortemente protestato per i tempi che erano stati assegnati per l'esame del decreto-legge.



Devo dire che, seppure con decisione successiva, il Presidente ha concesso più tempo sia alla Commissione, sia all'Assemblea, per cui, anziché completare nella giornata di oggi l'esame del provvedimento, avremo un paio di giorni in più per esaminarlo meglio in Commissione e discuterne adeguatamente in Assemblea.
Se penso - lei lo ricorderà - che il decreto concernente la materia elettorale ci fu trasmesso quando mancavano tre giorni per la sua conversione e non facemmo in tempo nemmeno a discuterlo in Commissione e in Assemblea, e se penso che il Governo pose la fiducia, impedendo anche la possibilità di approvare emendamenti, rispetto al decreto sulla competitività, evidentemente questa volta abbiamo fatto un piccolo passo in avanti. Tuttavia, ho già fatto questi rilievi nella precedente conversazione con lei, signor Presidente, ricordando anche, numeri alla mano, l'abuso di questo istituto che si sta compiendo.

Questa mattina, quindi, prendo la parola - mi fa piacere che ci sia ancora lei a presiedere, ma vorrei chiedere la cortesia di insistere al riguardo con il Presidente Casini - perché mancano dieci mesi, forse meno, alle elezioni politiche.

Questo è un periodo in cui il funzionamento delle regole della democrazia, della trasparenza dei comportamenti e delle garanzie costituzionali, proprio perché ci avviciniamo ad una fase che sovente - ciò vale per tutti - è sottoposta a pressioni e a tentativi di forzature delle regole, abbisogna che chi ha il governo più alto delle istituzioni assuma decisioni e comportamenti, se vuole, anche più rigorosi di quelli che normalmente vengono assunti.

Ciò proprio per garantire che lo svolgimento dell'ultima parte della legislatura sia quanto più corretto possibile.
Signor Presidente, quello di cui parlo sta, invece, diventando una prassi. Negli ultimi tre mesi, l'80 per cento dei progetti di legge esaminati sono stati decreti-legge. La situazione si preannuncia ancora più grave nei mesi di giugno e luglio, alla ripresa autunnale e per tutta la fine della legislatura, e pertanto solleviamo una questione di ordine generale. Si stanno creando precedenti molto gravi non tanto per la maggioranza e per l'opposizione, quanto per la vita della democrazia nel nostro paese. Infatti, dalla decretazione d'urgenza è danneggiata l'opposizione ma, francamente, anche la maggioranza, quindi tutto il Parlamento.

Il Presidente Casini ha scritto messaggi, ha protestato, è intervenuto energicamente ed anche in questa occasione ha dimostrato la sua disponibilità allungando i tempi, ma ciò è del tutto insufficiente. Sembra un po' il gioco delle parti: ogni volta che il Governo deve trattare questioni che nulla hanno a che fare con le straordinarie necessità ed urgenza e, quindi, con l'articolo 77 della Costituzione, approfitta dei decreti-legge per infilarvi norme che non c'entrano niente e, quando ha intenzione di farlo, sistematicamente presenta i provvedimenti al Senato. Quindi, assistiamo ad una sceneggiata, con il Presidente della Camera che difende come può l'istituto parlamentare, mentre al Senato viene fatto un lavoro sporco ed il Governo ne approfitta per infilare nei decreti-legge questioni che violano l'articolo 77 della Costituzione e le più elementari norme dei regolamenti parlamentari, che pretendono la compatibilità delle materie con quelle trattate dal decreto. Ad esempio, secondo il titolo, il provvedimento in questione reca disposizioni concernenti il Mezzogiorno ed il diritto d'autore, ma gli articoli aggiunti al Senato non c'entrano assolutamente niente con tali materie.

Signor Presidente, ritengo che il Presidente della Camera, in termini di politica istituzionale, debba far sentire la propria voce nei confronti del Presidente del Senato.

So che il Presidente Casini dice sempre che non deve e non può interferire nella conduzione dei lavori del Senato, ma ci troviamo in una situazione in cui è compromesso l'equilibrio complessivo perché siamo vittime delle suddette decisioni. Oggi lei, forse, condivide le mie osservazioni, ma probabilmente mi dirà che nel momento in cui nell'altro ramo del Parlamento è stato espresso un giudizio di compatibilità non si può fare niente. Però, penso che su un piano di politica istituzionale il Presidente della Camera possa far sentire la sua voce, e lo stesso vale anche per il Governo.

Il Presidente della Repubblica, quando ha inviato il suo messaggio alle Camere, non si è rivolto solo al Parlamento ed ai Presidenti delle Camere, ma anche al Governo, che deve vigilare affinché i suoi provvedimenti non siano stravolti. Infatti, lo stesso Presidente della Repubblica rinviò alle Camere il provvedimento riguardante le quote latte.
Signor Presidente, la questione si pone allo studioso ed all'avvocato di spicco. Qualcuno deve pur garantire al paese ed al popolo che la Costituzione non venga sistematicamente trasgredita. A tale proposito, si pone anche il tema dell'impugnativa dei comportamenti legislativi illegittimi costituzionalmente.


Si pone quindi la questione di consentire ciò all'opposizione - se non lo fanno i Presidenti di Camera e Senato o qualche altro organo investito di un giudizio -, perché quando sistematicamente si trasgredisce la Costituzione e si violano i regolamenti parlamentari da qualche parte bisognerà anche poter ricorrere! La questione è dunque molto seria ed importante. La funzione del Presidente della Camera deve essere in questo caso di assoluta garanzia costituzionale.

Concludo dicendo che, se questo andazzo non dovesse cessare, il gruppo della Margherita - ma penso di poter dire tutta l'opposizione - comincerà a praticare, applicando il regolamento parlamentare, forme di ostruzionismo sui decreti-legge, quale ne sia il contenuto, affinché non se ne converta in legge più nessuno. Ciò perché non possiamo accettare che questa prassi stravolga i rapporti tra potere legislativo e potere esecutivo.

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Sarò molto più breve, Presidente, del collega Boccia. La mia richiesta di intervento...

PRESIDENTE. Non faccia promesse avventate, onorevole Ruzzante!

PIERO RUZZANTE. Intendo dire che le valutazioni e le considerazioni svolte dal collega Boccia mi trovano assolutamente concorde. Mi associo pertanto ad esse.
Il problema del ricorso ai decreti-legge in questa fase finale della legislatura - tuttavia, già da alcuni mesi lo stiamo segnalando ripetutamente alla Presidenza - rischia in qualche modo di ridurre gli spazi emendativi all'interno della Camera dei deputati. Facciamo anche notare che spesso, in quest'ultima fase della legislatura, il Governo ha proceduto attraverso la posizione della questione di fiducia, impedendo così l'esercizio della potestà emendativa sia ai deputati dell'opposizione, sia a quelli della maggioranza.
Esiste dunque un problema di corretta applicazione della nostra Costituzione in materia di decreti-legge. Esiste inoltre un secondo problema, che abbiamo più volte segnalato e che intendo nuovamente segnalare alla Presidenza: quello relativo alla diversa potestà emendativa tra Camera e Senato.
È dunque evidente che, se aumenta il ricorso allo strumento del decreto-legge, tale fenomeno (quello della diversa potestà emendativa) assume maggiore rilevanza.
Pertanto, accade che ciò che viene dichiarato ammissibile al Senato venga poi puntualmente dichiarato inammissibile alla Camera, sulla base di un'applicazione regolamentare più puntuale, con la conseguenza che si riducono per un deputato, rispetto ad un senatore, gli spazi per poter apportare modifiche ai decreti-legge. Si tratta di un problema che, ripeto, abbiamo più volte segnalato. Spesso, al Senato viene consentito ciò che non dovrebbe, a nostro avviso, essere permesso in materia di decreti. Quando infatti si aggiungono nuove materie o disposizioni aventi ad oggetto elementi estranei alla formulazione iniziale del decreto, dal momento che non si tratta di un disegno di legge, bensì di un decreto-legge, l'applicazione regolamentare dovrebbe essere più rigorosa. Si assiste invece alla pratica costante e continua di inserimento di nuovi argomenti.

Ad esempio, due settimane fa, prima della sospensione dei nostri lavori, nell'ambito dell'esame di un decreto-legge sulle Forze di polizia, ho presentato una proposta emendativa in Commissione difesa, e poi un'altra come singolo parlamentare.

Nel caso specifico, la Commissione difesa proponeva che al 30 giugno si interrompesse la leva militare; la mia proposta era di interrompere al 30 giugno anche la leva per gli obiettori di coscienza.

Ebbene, la Presidenza ha dichiarato inammissibili queste mie proposte emendative, che invece al Senato probabilmente sarebbero state dichiarate ammissibili.

Questo è un'ulteriore problema, che si collega alle riflessioni del collega Boccia, dal momento che tale minore potere emendativo e, al tempo stesso, il maggiore ricorso da parte del Governo allo strumento del decreto-legge si evidenziano maggiormente in questa fase finale della legislatura.

Per quanto riguarda i temi di correttezza, aggiungo anche un altro elemento - che ho già segnalato in sede di discussione del progetto di bilancio della Camera - che, proprio perché ci troviamo alla fine della legislatura, ritengo sia altrettanto importante. Mi riferisco al fatto che deve essere garantita ad ogni singolo deputato la possibilità, prevista dal nostro regolamento, di ricevere risposta agli atti di sindacato ispettivo.

Rinuncio a porre la questione delle interrogazioni a risposta immediata in ordine all'applicazione dell'articolo 135-bis del regolamento, che costantemente viene ignorato. Speravo che la scelta di avere almeno due vicepremier coincidesse con un ritorno del «question time-premier», mentre noto purtroppo che il vicepresidente Follini è venuto a rispondere in aula una sola volta e che dunque si continuano a calpestare i diritti, previsti dall'articolo 135-bis, relativi alla presenza del Presidente del Consiglio che, dall'inizio della legislatura, non si è mai presentato in aula.

Tale situazione riguarda anche le semplici interrogazioni parlamentari; infatti, in data 27 ottobre 2003, ho presentato l'interrogazione n. 3-02792 relativa alle scie chimiche che ho sollecitato il 15 febbraio 2005. Chiedo alla Presidenza quando potrò ricevere una risposta a questo atto di sindacato ispettivo.

GIORGIO LA MALFA, Ministro per le politiche comunitarie. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA, Ministro per le politiche comunitarie. Signor Presidente, a nome del Governo intendo associarmi alle parole da lei pronunciate con riferimento alla scomparsa del senatore Napoleone Colajanni, che è stato un parlamentare di grande prestigio e di grande peso nella vita democratica del nostro paese. È stato anche uno studioso attento dei fenomeni economici; pur essendo un ingegnere, aveva sviluppato negli anni una capacità di studio molto profonda ed aveva dimostrato grande impegno politico e sociale unito ad una profonda libertà di pensiero, erede di una grande tradizione democratica del Mezzogiorno.
Circa le questioni sollevate dagli onorevoli Boccia e Ruzzante, esse sono rivolte essenzialmente al Senato della Repubblica in ordine alle sue regole. Non ho commenti da fare su quanto i colleghi hanno affermato; tuttavia, devo osservare che, se il rilievo formulato dall'onorevole Boccia è alla «latitudine» del regolamento del Senato in materia di ammissibilità degli emendamenti, ciò può considerarsi fondato allo stesso modo della considerazione svolta dall'onorevole Ruzzante in ordine al fatto che questo crea una disparità con riferimento ai poteri emendativi dei deputati rispetto ai colleghi senatori.

Se l'accusa fosse, come appariva da alcune parti dell'intervento dell'onorevole Boccia, di un uso abnorme del regolamento del Senato, ritengo si tratti di un'accusa da rigettare, in quanto il Presidente del Senato e, in generale, il Senato, negli anni e nei decenni, hanno sempre seguito in modo molto corretto il proprio regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, la ringrazio anche per quanto ha affermato in ordine al compianto collega Colajanni.

Devo dire ai colleghi che anch'io altre volte sono intervenuto sui temi sollevati.

Personalmente ritengo che il sistema bicamerale comporti taluni aspetti positivi ed altri negativi - alcuni ritengono che siano maggiori i primi rispetto ai secondi - prevedendo competenze esclusive. Pertanto, non sono consentite invasioni di campo da parte di un ramo del Parlamento nel regolamento dell'altro, quando esso preveda per volontà di quell'Assemblea facoltà compresse rispetto agli altri parlamentari. Del resto l'onorevole Boccia è un autorevole membro della Giunta per il regolamento. Quindi, se per criteri di par condicio dovesse essere presa in considerazione tale tematica, ritengo che proprio la suddetta Giunta sia la sede in cui far valere le ragioni comparative prima esposte.

Concordo quindi con le considerazioni espresse dal ministro La Malfa; infatti, sarebbe grave se i deputati dovessero intromettersi in giudizi sulla «latitudine» altrui.

Su tali questioni il Presidente Casini è giustamente e rigorosamente ortodosso nell'affermare l'esigenza che ognuno sia giudice a casa propria, senza invadere il terreno altrui.

Per quanto si riferisce invece al buon andamento dei rapporti e al dialogo tra i due rami del Parlamento, mi farò carico di riferire al Presidente della Camera quanto affermato poc'anzi. Del resto, il Presidente è al corrente di tali questioni perché ho avuto occasione di riferire tali problematiche anche in altre circostanze. In ogni caso, mi accingerò a ribadirle molto volentieri.

Per quanto riguarda il ricorso alla decretazione d'urgenza, sono un parlamentare piuttosto «antico», anche se forse non del tutto «antiquato».

Pertanto, posso affermare che la doglianza sull'uso dei decreti-legge è anch'essa antica. Tuttavia, essa non risulta antiquata perché ridiventa attuale ogni qualvolta si rinnova nel corso delle varie legislature.

Mi permetto di aggiungere che il ricorso ai decreti-legge rientra nell'ambito della divisione dei poteri. Infatti, l'Esecutivo può pigiare sull'acceleratore per fare quello che, a suo giudizio, i regolamenti non consentono di fare senza ricorrere ai criteri, costituzionalmente previsti, di straordinaria necessità ed urgenza. Sulla congruità del ricorso a tali criteri le Camere sono in grado di esprimere - come suppongo avverrà anche in questo caso - il loro giudizio. Pertanto, il principio della separazione dei poteri mi assegna soltanto il compito di rendermi interprete delle considerazioni espresse - a mio giudizio fondate sotto molti punti di vista - riferendole, come mio dovere, al Presidente della Camera.

www.camera.it


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