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DDL 5736, Relazione illustrativa, Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale
2005-03-22

Capo I
SVILUPPO DEL MERCATO INTERNO
E APERTURA DEI MERCATI
Articolo 1
(Strumenti finanziari per il sostegno del mercato).
La disposizione è finalizzata a consentire alle banche italiane di emettere covered bonds, titoli connotati dalla presenza di una garanzia su specifiche categorie di attività della banca emittente ed aventi il vantaggio sia di poter essere utilizzati nelle operazioni di rifinanziamento presso la Banca centrale europea (BCE), sia di presentare minori oneri connessi.
La norma prevede che l'emissione di covered bonds avvenga mediante uno schema operativo che si innesta sulla disciplina delle cartolarizzazioni di cui alla legge 30 aprile 1999, n. 130. In particolare, le banche emetterebbero covered bonds a seguito della cessione di attivi di elevata qualità creditizia ad una società veicolo, che rilascerebbe apposita garanzia a favore dei portatori dei titoli stessi.
La norma in oggetto, nel contesto sopra descritto, si prefigge di raggiungere i seguenti obiettivi ritenuti urgenti per una maggiore competitività del sistema finanziario e produttivo del Paese:
rispondere alla sempre crescente domanda del sistema finanziario italiano di colmare il divario competitivo dovuto all'assenza di una specifica normativa italiana che regoli l'emissione di obbligazioni bancarie garantite da cui deriva l'impossibilità per le banche italiane di accedere alle competitive condizioni di finanziamento degli impieghi (ovvero il costo di raccolta) che lo strumento permette (sia in termini di tassi d'interesse inferiori che di scadenze finanziabili più lunghe);
costi di provvista più bassi, la maggiore affidabilità di credito dello strumento e l'accesso facilitato ad investitori di lungo termine (quali le assicurazioni) consentono alle banche di accedere con questo strumento a provvista di durata particolarmente lunga. Si stima che, con questo strumento, le banche italiane potrebbero risparmiare tra lo 0,05 per cento e lo 0,20 per cento all'anno, in relazione al proprio rating individuale, sui propri costi di finanziamento a lungo termine;
significativi benefìci per la competitività del Paese nel suo complesso. Oltre che tramite i benefìci indotti alle banche italiane, per l'intero sistema economico nazionale derivano benefìci: per il settore privato retail, che potrà accedere a mutui ipotecari a tassi più competitivi e scadenze più lunghe, per le imprese, che potranno ottenere impieghi a più lungo termine da parte delle banche, ed in particolare per il settore pubblico, che potrà avere accesso a costi di raccolta più competitivi a seguito dell'abbassamento del costo di raccolta per le banche che lo finanzia.

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Capo II
SEMPLIFICAZIONE DELLA
REGOLAMENTAZIONE
Articolo 3
(Disposizioni in materia di semplificazione amministrativa).
L'articolo 3 sostituisce l'articolo 2 della legge n. 241 del 1990, relativo alla conclusione del procedimento. Le modifiche principali riguardano il rinvio ad uno o più regolamenti governativi per la fissazione dei termini entro i quali i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali devono concludersi, in quanto non siano già direttamente previsti per legge. Per gli enti pubblici nazionali si prevede, invece, che i termini entro i quali devono concludersi i procedimenti di rispettiva competenza siano fissati dagli enti stessi, secondo i propri ordinamenti. Inoltre, il termine è di novanta giorni nei casi in cui non si provveda alla individuazione dei tempi secondo i criteri sopra descritti.
Inoltre la disposizione proposta sostituisce l'articolo 20 della legge n. 241 del 1990, relativo ai casi in cui il silenzio dell'amministrazione su una istanza privata equivale ad un provvedimento di accoglimento (cosiddetto «silenzio-assenso»).
In particolare, il nuovo comma 1 dell'articolo 20 generalizza e rende di immediata applicazione la norma secondo la quale in tutti i casi in cui la pubblica amministrazione non dà risposta ad una istanza di rilascio di provvedimenti amministrativi il suo silenzio ha valore di provvedimento amministrativo di accoglimento, fatta salva solamente l'applicazione dell'articolo 19.
Il cosiddetto «silenzio-assenso» matura una volta scaduto il termine di cui all'articolo 2 della legge medesima, senza che l'amministrazione comunichi all'interessato il provvedimento di diniego ovvero non indìca, nel termine di 30 giorni, una conferenza di servizi.
Inoltre, nei casi in cui il silenzio dell'amministrazione equivale ad accoglimento della domanda, l'amministrazione competente può assumere determinazioni in via di autotutela, ove sussistano ragioni di pubblico interesse.
Si prevede, infine, che per le istanze presentate nei sei mesi successivi all'entrata in vigore della disposizione, il silenzio dell'amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento della domanda, senza necessità di ulteriori istanze o diffide, se la medesima amministrazione non comunica all'interessato il provvedimento di diniego nel termine di centottanta giorni.
Ai commi 8, 9 e 10 si provvede a chiarire che, nei casi in cui un'attività è stata avviata a seguito di una denuncia di inizio attività o del silenzio dell'amministrazione equivalente ad accoglimento dell'istanza, non vengono meno i poteri amministrativi di vigilanza, prevenzione e controllo su tale attività. Inoltre si attribuisce alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo la competenza in materia di controversie relative all'accesso ai documenti amministrativi.

Articolo 4
(Semplificazione della legislazione).
Le disposizioni introdotte all'articolo 4, commi da 1 a 11, prevedono una definizione e la disciplina dell'analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR) e della verifica dell'impatto della regolamentazione (VIR).
Inoltre le disposizioni introdotte nei commi 14 e seguenti hanno lo scopo di introdurre nel nostro ordinamento una misura di better regulation, già conosciuta in altri Paesi europei con la simbolica denominazione di «norma - ghigliottina».
La norma prevede un efficace meccanismo di pulizia automatica dell'ordinamento che consentirà chiarezza del sistema e superamento di errori e di norme obsolete.
In particolare, terminata la ricognizione delle leggi statali vigenti, già avviata ai sensi dell'articolo 107 della legge n. 388 del 2000, si prevede che siano abrogate tutte le disposizioni legislative statali pubblicate anteriormente ad una certa data (1o gennaio 1970), salvo quelle che siano ritenute indispensabili dal Governo con propri decreti legislativi.
La norma proposta intende perseguire i seguenti risultati:
la riduzione dello stock normativo, che continua ad appesantire l'attività di impresa e la vita dei cittadini, anche solo per la difficoltà di individuare la disposizione applicabile per la singola fattispecie concreta;
la semplificazione delle leggi e il miglioramento della loro intelligibilità.
Tra le disposizioni che rimarranno in vigore senza necessità di apposita conferma nei decreti legislativi emanati in attuazione del presente articolo, oltre a quelle relative a particolari materie la cui delicatezza o il cui rilievo costituzionale o sopranazionale consigliano di sottrarre al meccanismo «taglialeggi», si segnalano: i codici e testi unici, le disposizioni contenute nei decreti ricognitivi aventi per oggetto i principi fondamentali della legislazione dello Stato nelle materie che la Costituzione attribuisce alla competenza legislativa concorrente dello Stato e delle regioni, nonché le disposizioni che costituiscono adempimento di obblighi imposti dalla normativa comunitaria, le leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, le disposizioni in materia previdenziale ed assistenziale e le disposizioni tributarie e di bilancio.
È previsto che sugli schemi di decreti legislativi sia dato parere da parte di una Commissione parlamentare bicamerale ad hoc, che, dunque, viene istituita.
Inoltre, la necessità di ricondurre ad unità i singoli interventi di semplificazione, riassetto e qualità della regolazione impone la costituzione di una struttura di supporto al Ministro per la funzione pubblica che assuma le funzioni di coordinamento nelle suddette materie. Tale struttura, nella sua composizione, è ispirata ad un approccio collaborativo in quanto le politiche della semplificazione richiedono una intensa condivisione di obiettivi fra i diversi soggetti interessati.
Articolo 5
(Delega al Governo in materia di semplificazione di tributi locali).
L'articolo 5 prevede l'attribuzione al Governo di una delega ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto legislativo diretto alla revisione, alla armonizzazione e alla semplificazione dell'imposta comunale sulla pubblicità, dei diritti sulle pubbliche affissioni e della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche, con effetto dal 1o gennaio 2006.
I principi ed i criteri direttivi della suddetta delega sono caratterizzati dall'intento di determinare una profonda semplificazione procedurale e gestionale dell'imposta comunale sulla pubblicità esterna e della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche sulla base della considerazione che i due tributi trovano entrambi giustificazione nell'utilizzazione del territorio dell'ente locale a fini economici, determinando conseguentemente una sostanziale identità del presupposto d'imposta. In effetti, gran parte delle fattispecie impositive risultano essere del tutto simili, dando luogo quindi ad una duplicazione di adempimenti da parte di contribuenti ed enti impositori, aggravata dalla circostanza che scadenze, modalità di pagamento, dichiarazioni e procedure amministrative risultano essere diversificate, senza fondati motivi, determinando rilevanti diseconomie.
Gli obiettivi della delega vengono quindi perseguiti attraverso l'individuazione di princìpi e criteri direttivi coerenti con siffatta impostazione, per cui viene prevista la soppressione dell'imposta sulla pubblicità, concentrando in un'unica obbligazione e in un'unica modalità di prelievo le fattispecie attualmente previste quali presupposto impositivo dei tributi che si intende razionalizzare, eliminando altresì duplicazioni amministrative attraverso uno snellimento complessivo delle procedure per realizzare una maggiore efficienza ed efficacia del tributo.
Relativamente alle specifiche disposizioni concernenti le fattispecie impositive si prevede la tassazione delle occupazioni effettuate con impianti pubblicitari, il mantenimento dell'esenzione per le occupazioni effettuate con balconi, verande e simili infissi di carattere stabile; la soggettività passiva solidale, nell'ipotesi di occupazioni effettuate con impianti pubblicitari, tra chi dispone dell'impianto e chi lo utilizza per la diffusione del messaggio; la ridefinizione delle tariffe secondo il principio della salvaguardia dell'equilibrio finanziario complessivo e la loro articolazione, anche con modalità forfetarie, commisurandole alla superficie dell'occupazione ed alla sua durata, tenendo conto del beneficio economico ritraibile dall'utilizzazione del suolo pubblico; opportune differenziazioni secondo la dimensione demografica degli enti impositori e la differente importanza economica delle varie parti del territorio; la razionalizzazione delle attuali fattispecie imponibili.
È altresì prescritta l'abrogazione espressa delle norme incompatibili con quelle di attuazione della delega in parola. In ogni caso, viene precisato che dall'attuazione della delega non devono derivare oneri per il bilancio statale.
Infine, è previsto che entro i due anni successivi alla data di scadenza dell'esercizio della delega possono essere emanate disposizioni integrative e correttive, nonché le modificazioni legislative necessarie per il coordinamento delle disposizioni vigenti.
Articolo 6
(Delega al Governo per la semplificazione degli adempimenti amministrativi delle imprese e rafforzamento dello sportello unico per le attività produttive).
L'intervento normativo proposto prevede, al comma 1, una delega al Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni di competenza statale, di cui all'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, vigenti in materia di adempimenti amministrativi delle imprese, esclusi quelli di natura fiscale, previdenziale e ambientale e di quelli gravanti sulle imprese stesse in qualità di datori di lavoro.
Tale intervento si dovrà realizzare secondo i princìpi, i criteri direttivi e le procedure di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché sulla base degli ulteriori specifici criteri e princìpi direttivi previsti dalle disposizioni dell'articolo in esame.
In particolare, di rilevante importanza è il principio direttivo della semplificazione, razionalizzazione e snellimento degli adempimenti relativi alle fasi di avvio, di svolgimento, di trasformazione e di cessazione dell'attività d'impresa, consultando sul punto le organizzazioni di rappresentanza delle categorie economiche, produttive e professionali interessate (organizzazioni imprenditoriali, organismi di rappresentanza di ordini professionali, eccetera).
I commi 2 e 3 prevedono che il Governo e le regioni promuovano intese e accordi in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano (Conferenza Stato-Regioni) o di Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997, con lo scopo di favorire il coordinamento dell'esercizio delle competenze normative statali e regionali in materia di adempimenti amministrativi delle imprese, di favorire l'armonizzazione della regolamentazione relativa alla semplificazione, di individuare forme di semplificazione omogenee su tutto il territorio nazionale degli adempimenti gravanti su piccole e medie imprese e su imprese artigiane, nonché di favorire il conseguimento di livelli minimi di semplificazione degli adempimenti amministrativi delle imprese su tutto il territorio nazionale. In particolare, gli accordi possono prevedere meccanismi di premialità regionale, cofinanziabili con il Fondo per le aree sottoutilizzate, limitatamente agli interventi riguardanti tali aree. Si propone, inoltre, di allargare e consolidare l'esperienza degli «sportelli unici per le attività produttive», in modo da assicurare su tutto il territorio la presenza di punti integrati di servizio della pubblica amministrazione, che possano fornire alle imprese che vogliono investire non solo un supporto amministrativo efficace e tempestivo, ma anche un'assistenza e un orientamento nella scelta degli incentivi economici. La proposta di intervento normativo è stata costruita tenendo conto delle esperienze precedenti di sportelli unici, con il proposito di eliminare le criticità che erano emerse e di valorizzare gli aspetti organizzativi e procedimentali che si ritengono essenziali per una azione amministrativa «semplificata e efficiente» sul territorio con l'adozione, tra l'altro, di modelli organizzativi differenziati in relazione alla dimensione territoriale e demografica di interesse.
Il comma 4 mira a risolvere il problema del coordinamento tra la normativa delegata che sarà emanata in attuazione dell'articolo e la legislazione regionale in materia di adempimenti delle imprese .
Il comma 5 prevede che lo sportello unico di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447, sia realizzato in modalità informatica ed eroghi i propri servizi anche per via telematica.
Il comma 6 stabilisce che con direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie sono definite le modalità per la realizzazione del portale nazionale delle imprese, a cura del Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA), anche in convenzione con l'Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (UNIONCAMERE), in modo da assicurare un punto unitario di accesso alle informazioni ed ai servizi per le imprese delle pubbliche amministrazioni centrali, consentendo l'integrazione in un unico processo degli adempimenti amministrativi delle imprese stesse.
Il comma 7 stabilisce che dall'attuazione dei commi da 1 a 6 non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Il comma 8 reca una serie di integrazioni all'articolo 20, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n.59.
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Capo III
POTENZIAMENTO DELLA RETE
INFRASTRUTTURALE
Articolo 8
(Misure per la razionale produzione e distribuzione energetica e per la tutela dell'ambiente).
La norma si prefigge la finalità di accelerare nel Mezzogiorno l'attuazione delle disposizioni in materia di affidamento del servizio idrico integrato, prevedendo, a favore dei comuni e delle province che, consorziati od associati, risultino aver affidato il servizio idrico ad un gestore individuato ai sensi dell'articolo 113 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, un meccanismo premiale sotto forma di risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate disponibili per investimenti pubblici, realizzando una concentrazione dell'offerta suscettibile di arrecare benefici alla gestione dei servizi.
Essa destina, altresì, le maggiori entrate derivanti dalle sanzioni irrogate dall'Autorità per l'energia elettrica ed il gas ad iniziative volte a migliorare la sicurezza delle forniture di energia elettrica e di gas naturale ed a promuovere l'uso efficiente dell'energia.
La norma reca, inoltre, disposizioni sulla composizione delle Segreteria tecnica per le azioni nazionali ed internazionali di lotta all'inquinamento marino accidentale e per la sicurezza ambientale della navigazione.
Prevede, infine, che nel quadro delle iniziative volte al superamento delle situazioni di dissesto idrogeologico sul territorio nazionale, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio si avvalga di una società per azioni controllata direttamente dallo Stato.
Articolo 9
(Legge obiettivo per le città).
La disposizione prevede, per il 2005, in coerenza con la normativa volta all'accelerazione della spesa per investimenti, una priorità nei finanziamenti erogati dal CIPE, individuandola negli interventi di riqualificazione e di dotazione di infrastrutture materiale ed immateriali in aree urbane, in grado di innestare un circolo virtuoso finalizzato all'accrescimento delle potenzialità competitive non solo a livello nazionale, ma anche internazionale.
In particolare la norma è finalizzata ad assicurare la velocità delle trasformazioni, esaltare la competizione, rinvenire risorse adeguate.
Essa poggia su pochi punti cardine, individuati in funzione della loro efficacia per lo sviluppo del territorio:
snellimenti procedurali;
concertazione istituzionale preventiva sulla compatibilità territoriale degli interventi;
appositi strumenti conciliativi dei contrasti inter-istituzionali e pubblico-privati;
applicazione di nuovi criteri di gestione urbanistica improntati a principi di compensazione e premialità;
sostegno finanziario dello Stato.
Il programma di interventi è frutto di una sinergica azione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, le regioni e i comuni e prevede l'adozione di vari strumenti: il trasferimento di diritti edificatori e l'istituzione di apposito registro; incrementi premiali di diritti edificatori finalizzati alla dotazione di servizi, spazi pubblici e di miglioramento della qualità urbana, misure fiscali di competenza comunale sugli immobili e strumenti di incentivazione del mercato della locazione, costituzione di società apposite.
I comuni sono chiamati a predisporre il piano definitivo degli interventi, sulla base di intese sottoscritte da un nuovo organismo interistituzionale presente in ciascuna circoscrizione regionale, la Conferenza per le città.
I piani predisposti dai comuni vengono poi trasmessi al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per il definitivo invio al CIPE.
Il comma 12 contiene la disciplina relativa alla realizzazione delle opere infrastrutturali nel territorio delle province di Messina e di Reggio Calabria. In particolare, si stabilisce che l'individuazione dell'area strategica è subordinata all'intesa tra la Regione siciliana e la regione Calabria. All'interno dell'area strategica sono considerate distinte aree urbane Messina, Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Campo Calabro.
L'avvio della costruzione delle infrastrutture sarà occasione per dare il via a tutta una serie di meccanismi che cambieranno e miglioreranno nettamente lo scenario dei trasporti e dei collegamenti Sicilia-continente, questo sia per quanto riguarda il trasporto su gomma che quello su rotaia.
Articolo 10
(Incentivazione della logistica).
La disposizione è finalizzata a permettere un'accelerazione nella realizzazione delle opere ritenute strategiche ed urgenti; a tale fine, vengono ritenuti tali gli interventi relativi ai servizi intersettoriali ed intermodali per l'integrazione delle infrastrutture materiali del Paese con sistemi tecnologici e di conoscenze.
Nel comma 2 si specifica che il sostegno alla logistica passa per la prioritaria realizzazione di piattaforme tecnologiche e logistiche al servizio della piccola e media impresa, localizzate in aree strategiche per lo sviluppo del sistema logistico nazionale.
Nel comma 3 viene data considerazione agli interventi volti al sostegno al trasporto ferroviario, al sistema portuale delle aree sottoutilizzate e all'intermodalità. L'esame della competitività della portualità italiana richiede alcuni ordini di premesse.
Una prima premessa riguarda lo scenario strutturale e congiunturale che caratterizza lo sviluppo italiano. Sono in atto processi di trasformazione, in taluni casi epocali, che influenzano direttamente le dinamiche evolutive di porti, infrastrutture, logistica, trasporto marittimo. Dal punto di vista strutturale sembrano particolarmente influenti i seguenti:
la progressiva crescita economica della Cina, ma anche di altri Paesi quali India e alcune aree dell'America Latina;
il previsto raddoppio del canale di Suez;
lo sviluppo dei traffici interni al bacino mediterraneo che sta avvenendo anche attraverso scambi intensificati fra l'Italia e Paesi del Nord Africa;
l'allargamento dell'Unione europea a 25 membri complessivi fra i quali Malta - Centro di transhipment - e Cipro - sede di numerose compagnie di navigazione europee.
Dal punto di vista congiunturale sono significativi:
l'andamento dinamico del sistema degli scambi mondiali e i conseguenti riflessi sui mercati del settore marittimo e portuale;
i dati che segnalano la stretta connessione tra la ripresa della produzione industriale italiana e la crescita delle nostre esportazioni;
la continua crescita spontanea dei traffici marittimi ed in particolare delle Short Sea Shipping e delle cosiddette «autostrade del mare», che rappresentano oggi una fitta rete di collegamenti già operativa ed efficiente. L'offerta complessiva di «autostrade del mare» è cresciuta negli ultimi anni del 150 per cento nel nostro Paese e il loro inserimento nelle reti TEN da parte dell'Unione europea non potrà che rafforzare tale tendenza.
Lo scenario sopra delineato avrà per effetto un rilevantissimo incremento dei traffici marittimi italiani. Ne deriverà quindi una rilevanza del ruolo dei porti per il sistema Italia ancora maggiore di quella attuale. I porti sono già oggi infatti uno snodo cruciale della nostra logistica; nell'ultimo decennio, l'import/export via mare ha registrato una crescita di circa il 20 per cento, ancora più interessante sotto il profilo qualitativo se si consideri il correlativo declino dei trasporti delle materie prime alla rinfusa.
In secondo luogo si è accentuato il ruolo privilegiato svolto dai porti come infrastrutture «generatrici e moltiplicatrici» di relazioni, in virtù della loro grande flessibilità a fronte della rigidità delle infrastrutture terrestri; a solo titolo di esempio porti non primari come Livorno e Napoli generano collegamenti rispettivamente con 31 e con 23 porti mediterranei (esclusi quelli nazionali), nonché con 31 e 29 aree economiche extra mediterranee.
Infine, in un Paese morfologicamente complesso come l'Italia, i porti nazionali possono dare un contributo importante alla realizzazione di una rete logistica efficiente ed economica al servizio dei territori, specie delle aree sottoutilizzate che presentano le maggiori limitazioni sul piano dei collegamenti terrestri non ovviabili nel breve/medio termine.
Il problema infrastrutturale appare predominante in logica prospettica, in relazione ai previsti sviluppi dei traffici: per rispondere alla crescente domanda (non solo sotto il profilo delle quantità, ma anche sotto quello della qualità dei servizi richiesti) non sarà sufficiente operare in una ottica di ammodernamento dell' esistente, ma si dovranno individuare e realizzare anche progetti di ampio respiro, che consentano al Paese di non rimanere tagliato fuori dalle grandi direttrici di traffico internazionali e di cogliere appieno l'opportunità dello sviluppo di un trasporto alternativo attraverso le vie del mare.
Appare prioritaria rispetto a qualsiasi organica politica portuale la realizzazione di un affidabile quadro conoscitivo dei dati, dei ruoli e delle funzioni del sistema portuale e della evoluzione delle caratteristiche dei diversi mercati di riferimento, collegati via terra e via mare. Poiché oggi i dati relativi a movimentazioni e traffici portuali vengono prodotti da una pluralità di soggetti (che sovente utilizzano metodologie disomogenee), appare necessario individuare l'istituzione più idonea a cui affidare il ruolo di definire i contenuti del sistema informativo e di adattarli alle evoluzioni che possono verificarsi nel tempo, coordinare le fonti, definire le procedure di raccolta dei dati, monitorarne l'affidabilità, fornire una corretta lettura delle risultanze. Un tale quadro conoscitivo rappresenta un necessario supporto non solo per la pianificazione degli interventi nei singoli porti, ma anche per l'assunzione di indirizzi politici per il sistema portuale da parte delle istituzioni competenti.
Le difficoltà finanziarie che ostacolano un generalizzato potenziamento delle infrastrutture impongono criteri selettivi.
Scopo della disposizione è quello di dare priorità alla realizzazione delle infrastrutture di carattere intermodale che connettono le reti di trasporto marittima, ferroviaria e stradale. La tempestiva realizzazione delle infrastrutture intermodali è, infatti, di importanza strategica per il nostro Paese, in quanto il rapido e crescente sviluppo delle economie dell'Estremo Oriente ha ulteriormente rafforzato la centralità del Mediterraneo. In quest'ottica si ritiene che per il nostro Paese sia importante realizzare e rendere operative le strutture di supporto e le reti tecnologiche idonee a favorire lo sviluppo della navigazione a corto raggio e delle autostrade del mare.
Sarà necessario definire un progetto per lo sviluppo dei trasporti ferroviari tra porti e hinterland. Per la conformazione del territorio e per come è distribuita sullo stesso la domanda di trasporto da/per i porti, la modalità di trasporto su gomma tenderà ad essere prevalente, anche per il trasferimento sul sistema portuale dei trasporti che saranno incentivati ad utilizzare le autostrade del mare. Sorge quindi la necessità di affrontare questo tema in chiave di progetto globale, per un ottimale utilizzo della modalità ferroviaria non limitato alla definizione di interventi infrastrutturali (portuali ed extraportuali)
Con il comma 4 si prevede anche la redefinizione delle procedure amministrative al fine di rendere più efficiente lo stoccaggio, la manipolazione e la distribuzione delle merci.
Capo IV
AUMENTO E RAZIONALIZZAZIONE DEGLI INVESTIMENTI IN RICERCA E SVILUPPO
Articolo 11
(Contributi in conto interessi su finanziamenti bancari da parte del Fondo per l'innovazione tecnologica e altri Fondi di garanzia).
Lo sviluppo della ricerca e dell'innovazione tecnologica sono un tema prioritario se si vuole adeguare la realtà socio-economica italiana a quella dei Paesi industrialmente avanzati e quindi vanno previsti mezzi e strumenti appropriati.
La disposizione interviene sull'utilizzo del Fondo per l'innovazione tecnologica e altri Fondi di garanzia a favore dei programmi finalizzati allo svolgimento di attività di sviluppo precompetitivo di cui al punto 2 della circolare del Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato 11 maggio 2001, n. 4240, anche nella forma del contributo in conto interessi su finanziamenti bancari.
In particolare, il comma 2 destina una quota delle risorse alla promozione ed al sostegno di progetti finalizzati al trasferimento di tecnologie in favore delle piccole e medie imprese realizzati da nuove aggregazioni di soggetti, anche mediante interazione e collaborazione tra il settore pubblico e quello privato della ricerca.
Altra quota delle risorse, secondo la previsione di cui al comma 3, è destinata alla copertura dei costi, non superiori a 500.000 euro, sostenuti per lo studio e la valorizzazione di brevetti commissionati ad università o enti di ricerca pubblici e privati senza scopo di lucro.
Il comma 4 destina una quota non inferiore al 30 per cento delle risorse del Fondo citato alla concessione di agevolazioni a favore dei programmi finalizzati allo svolgimento di attività di sviluppo precompetitivo svolti dalle piccole e medie imprese (PMI) localizzate nelle aree ammissibili alla deroga prevista dall'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del Trattato che istituisce la Comunità europea, individuate dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006 e da quella che verrà approvata per il successivo periodo.
Il comma 5 chiarisce che con decreto del Ministro delle attività produttive sono determinate annualmente le quote di risorse del Fondo rotativo da destinare agli interventi di cui ai citati commi 2 e 3, nonché ai programmi di investimento delle imprese dei settori del commercio, del turismo e dei servizi.
La tutela giuridica dei risultati della ricerca è un aspetto strettamente collegato ai possibili investimenti in ricerca ed innovazione tecnologica. La tutela giuridica attuata mediante la concessione dell'esclusiva (brevetto) dello sfruttamento economico dei risultati della ricerca rappresenta l'equa ricompensa delle risorse finanziarie ed intellettuali investite nel processo di ricerca ed innovazione.
Purtroppo in Italia le imprese non hanno sviluppato, spesso per le dimensioni proprie e dei mercati di riferimento, una vera «cultura brevettuale»: ne consegue che è scarsa la ricerca ed è scarsa anche la brevettazione dei risultati della ricerca stessa, con ricadute negative in termini di difesa della proprietà intellettuale e di lotta alla contraffazione. A tale fine il comma 6 prevede l'autorizzazione di una spesa annua di 2 milioni di euro per la tutela dei brevetti.
Con il comma 7 si provvede ad adeguare la disciplina dei confidi ai princìpi dell'accordo «Basilea 2».
In proposito, il decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, è intervenuto modificando la struttura e l'operatività del Fondo di garanzia per le imprese artigiane di cui all'articolo 2, comma 100, lettera b), della legge n. 662 del 1996, disponendo che il Fondo stesso operi esclusivamente attraverso la prestazione di cogaranzie e controgaranzie in favore dei confidi.
I commi 22 e 23 dell'articolo 13 del citato decreto-legge n. 269 del 2003 prevedono che i confidi che non aderiscono ad un fondo di garanzia debbano versare annualmente una quota pari allo 0,5 per mille dei finanziamenti complessivamente garantiti.
In base all'interpretazione letterale della norma, per «finanziamenti complessivamente garantiti» si intende l'ammontare di tutte le garanzie concesse dai confidi nell'arco di un anno sui finanziamenti a favore dei soci. Tuttavia si deve tener conto del fatto che non tutte le garanzie «deliberate» dagli organi decisionali dei confidi diventano effettivamente operative, in quanto talvolta può succedere che, per varie ragioni, l'operazione di finanziamento non venga perfezionata. Ciò significa che l'obbligazione di garanzia non è mai sorta, in quanto il contratto principale, cui essa è accessoria, non è stato più stipulato.
Nell'attuale formulazione dei citati commi 22 e 23, l'obbligo di prelievo avverrebbe anche su garanzie «virtuali», per le quali il confidi non percepirà nessuna commissione di fideiussione, e ciò sarebbe contrario ad ogni principio di equità. Pertanto con la lettera b) del comma 7 del presente articolo si provvede a modificare tali commi, precisando che il prelievo dello 0,5 per mille deve essere calcolato sulle garanzie concesse nell'anno a fronte di finanziamenti effettivamente erogati.
Inoltre, vi è l'esigenza di fissare una data di decorrenza a partire dalla quale vige l'obbligo del prelievo a carico dei confidi, compatibile con il fatto che l'esercizio finanziario 2003 è definitivamente chiuso relativamente ai bilanci presentati dai confidi.
A ciò si provvede introducendo il comma 23-bis all'articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003, il quale stabilisce che le disposizioni dei commi 22 e 23, come modificate dalla lettera a), si applicano a decorrere dal 1o gennaio 2004.
Inoltre, il comma 25 dell'articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003 prevede la costituzione di una società per azioni conferitaria del Fondo di garanzia sulle operazioni finanziarie a favore delle piccole e medie imprese [Fondo istituito dall'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge n. 662 del 1996 e gestito attualmente da Mediocredito centrale Spa].
La lettera d) del comma 7 prevede l'abrogazione del citato comma 25, nonché dei successivi commi 26 e 27 e 61-ter ad esso connessi, poiché la prevista privatizzazione va profondamente riconsiderata alla luce delle problematiche emerse in sede di attuazione di tali disposizioni. Ciò alla luce, non solo delle conclusioni di Basilea, con cui sono stati individuati metodi più efficienti per la definizione dell'ammontare del capitale a copertura delle diverse forme di rischio, ma anche del problema del rating, da doversi attribuire ad un fondo privatizzato, l'aumento del quale comporterebbe maggiori costi delle garanzie con inevitabili riflessi negativi sul ricorso ai finanziamenti da parte delle PMI, a tutto danno dell'economia del Paese.
Con l'abrogazione del comma 25 dell'articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003, viene meno anche la previsione di cui al comma 1, secondo periodo, del medesimo articolo 13, circa il regime transitorio della composizione del consiglio di amministrazione della società.

.......................................
Capo VI
RAFFORZAMENTO DELLA BASE
PRODUTTIVA
Articolo 13
(Potenziamento delle aree sottoutilizzate).
Ferma restando l'approvazione da parte della Commissione europea, l'articolo 13, comma 1:
alla lettera a), modifica il comma 4-quater dell'articolo 11 del decreto legislativo n. 446 del 1997, che stabilisce per i datori di lavoro che effettuano nuove assunzioni deduzioni, dalla base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive. La norma, in particolare, prevede che la possibilità di fruire dell'agevolazione predetta vale fino al 2008 e riguarda gli incrementi effettuati nei tre periodi di imposta successivi a quello in corso al 2004. Viene, inoltre, prevista una clausola antiabuso, laddove si prevede che si decade dalla deduzione se nei periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2004, il numero dei lavoratori dipendenti risulta inferiore o pari rispetto al numero degli stessi lavoratori mediamente occupati in tale periodo d'imposta. Si specifica, infine, che la deduzione spettante compete in ogni caso per ciascun periodo d'imposta a partire da quello di assunzione e fino a quello in corso al 31 dicembre 2008, semprechè permanga il medesimo rapporto di impiego;
alla lettera b) si introduce l'ulteriore condizione che il beneficio regionale è fruibile nel rispetto dei criteri stabiliti dal regolamento (CE) n. 2204/2002 del 5 dicembre 2002, in tema di aiuti all'occupazione. Si prevede, inoltre, nella prospettiva di ridurre l'incidenza del costo del lavoro nelle aree svantaggiate, che, per i quattro periodi d'imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2004, l'importo deducibile determinato ai sensi del comma 4-quater è quintuplicato nelle aree di cui all'articolo 87, paragrafo 3, lettera a), e triplicato nelle aree di cui alla lettera c) del medesimo articolo 87, paragrafo 3, del Trattato, individuate dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2000-2006 e da quella che verrà approvata per il successivo periodo.
Nei commi 2 e seguenti sono previste le disposizioni di copertura.
..........................
.................................
Capo VIII
INCREMENTO DEGLI INVESTIMENTI IN CAPITALE UMANO, POTENZIAMENTO DEL SISTEMA SCOLASTICO E DEI SISTEMI DI ACQUISIZIONE DELLE CONOSCENZE DEI LAVORATORI
Articolo 16
(Erogazioni liberali in materia di beni culturali).
Le modifiche agli articoli 10 e 100 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, trovano la propria ragion d'essere nella necessità, da un lato, di incrementare gli investimenti dei singoli cittadini e delle imprese nella cultura, soprattutto a favore di progetti specifici, con le prevedibili ricadute favorevoli in termini di occupazione e di crescita del potere complessivo di spesa; dall'altro, di semplificare il meccanismo procedurale attualmente previsto per le erogazioni, alla cui farraginosità principalmente si deve l'esiguità delle somme devolute alle attività culturali a titolo di liberalità.
L'articolo 100, comma 2, lettera m), nella sua attuale formulazione, limita fortemente l'applicazione della norma soprattutto da parte dei soggetti beneficiari, poiché nel caso in cui l'ammontare delle somme complessivamente erogate nel corso dell'anno di imposta dovesse superare l'importo di 51.645.689,90 euro (pari a 100 miliardi di lire) fissato dall'articolo 38 della legge 21 novembre 2000, n. 342, quale limite massimo delle erogazioni liberali deducibili, detti soggetti sarebbero obbligati a versare, in favore dell'Erario, una quota pari al 37 per cento di quanto ricevuto in eccedenza.
La modifica proposta con l'articolo 16, eliminando il tetto prestabilito, intende convogliare nei settori dei beni culturali e dello spettacolo risorse aggiuntive a quelle statali, notoriamente insufficienti soprattutto in relazione alle esigenze di conservazione e valorizzazione del vastissimo patrimonio culturale del Paese. I privati vengono così incentivati ad investire in cultura, non dovendo più temere che, per effetto di ritardi nella utilizzazione delle risorse o di valutazioni inesatte circa l'effettivo fabbisogno, le somme donate, anziché tradursi in interventi sul patrimonio culturale, si risolvano in una sorta di prelievo fiscale aggiuntivo. Di più: l'introduzione dell'accollo di spesa quale sistema di erogazione di liberalità, per un verso consente di indirizzare puntualmente l'erogazione a favore del bene o dell'attività prescelti, per un altro permette di rapportare con esattezza lo sforzo economico del soggetto all'entità del fabbisogno necessario.
Allo stesso scopo si è prevista la totale deducibilità dal reddito delle somme erogate e si è eliminato qualunque adempimento a carico del beneficiario, in quanto, se non è lo Stato od un ente pubblico territoriale, è un soggetto costituito o partecipato dal Ministero per i beni e le attività culturali o comunque sottoposto a vigilanza ministeriale.
Al fine di garantire l'effettivo utilizzo delle somme erogate a favore di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute non costituite o partecipate dal Ministero, si prevede un termine per l'utilizzo delle somme erogate; nel caso in cui entro tale termine dette somme non siano state integralmente utilizzate, e salvo proroga concessa per una sola volta dal Ministero, le somme residue affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato.
La deducibilità delle erogazioni liberali, con le modifiche apportate, viene estesa dal reddito d'impresa a quello delle persone fisiche, armonizzando in tal modo la nostra legislazione a quella di altri Paesi europei.

Articolo 17
(Volontariato sociale).
L'articolo 17 fa riferimento al finanziamento del volontariato attraverso le fondazioni bancarie e si configura come novella alla legge 11 agosto 1991, n. 266, recante «Legge-quadro sul volontariato», ridisciplinando i fondi speciali di ambito territoriale regionale e il meccanismo di finanziamento del volontariato attraverso le fondazioni bancarie.
Le innovazioni apportate sono le seguenti.
Innanzitutto è stata modificata la denominazione dei fondi in «fondi speciali di ambito territoriale regionale», al fine di precisare che gli stessi non sono di competenza regionale, ma che il rimando alla regione opera solamente come riferimento al carattere territoriale degli stessi.
Si è introdotta, inoltre, la configurazione di un fondo perequativo nazionale ripartito dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali attraverso una procedura a discrezionalità vincolata, che prevede di sentire l'Osservatorio nazionale per il volontariato e l'Associazione delle casse di risparmio italiane. Lo scopo di tale fondo perequativo è quello di omogeneizzare i finanziamenti su tutto il territorio nazionale dal momento che la perequazione volontaristica affidata alle fondazioni non ha mai funzionato in modo efficace.
La lettera d) del comma 1 dell'articolo in commento introduce gli articoli 15-bis e 15-ter nella legge n. 266 del 1991, che disciplinano i comitati di gestione ed i centri di servizio, già previsti con il decreto del Ministro del tesoro, di concerto con il Ministro per la solidarietà sociale, dell'8 agosto 1997.
In merito ai comitati di gestione, per quanto riguarda la loro composizione, si è cercato di correggere alcune storture: la durata del comitato è stata portata ad un triennio e si è previsto un meccanismo funzionale e decisionale volto ad evitare comportamenti dilatori per la sua costituzione. Per quanto riguarda, invece, i suoi compiti, è stato rafforzato quello di controllo, attraverso la possibilità di adottare sanzioni nei confronti dei centri di servizio.
Il comitato di gestione, inoltre, ha il compito di ripartire le risorse in parte al centro di servizio e in parte alle organizzazioni di volontariato. Una parte delle risorse del fondo speciale, dedotta la quota da assegnare ai centri di servizio (non inferiore al cinquanta per cento delle somme scritturate nel fondo speciale) e la quota per il funzionamento del comitato di gestione, vengono assegnate al Fondo nazionale per il servizio civile.
Per quanto concerne il meccanismo costruito, si rilevano una serie di clausole di salvaguardia in favore dei centri di servizio: la misura della quota non è fissa, ma deve essere calibrata sulle esigenze del territorio e dei centri di servizio; tale quota deve essere non inferiore al cinquanta per cento e deve essere in ogni caso sufficiente affinché i centri di servizio possano svolgere i loro compiti; la ripartizione delle risorse avviene sentiti i centri di servizio; l'istruzione delle istanze si realizza tramite i centri di servizio, che mantengono anche la titolarità consulenziale sui progetti; le risorse devono essere ripartite con riferimento agli ambiti di intervento individuati dal centro di servizio.
In merito ai centri di servizio, essi vengono confermati erogatori di servizi. La loro istituzione e la loro composizione sono più direttamente collegate al mondo del volontariato.
Infine, le modalità di attuazione degli articoli 15, 15-bis e 15-ter verranno stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro delegato al coordinamento del Servizio civile nazionale.
Il comma 2, infine, con norma interpretativa, precisa che l'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili (ICI) per gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, si applica anche qualora questi svolgano anche attività di natura commerciale.
Capo VIII
DISPOSIZIONI FINANZIARIE
Articolo 18
(Copertura finanziaria).
La disposizione reca la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'attuazione del provvedimento.

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