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DDL 5736, resoconto, Aula Camera, Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale, 2005-06-29 (discussione art. 9)
2005-06-29

Assemblea della Camera 29/6/2005

....

(Esame dell'articolo 9 - A.C. 5736)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 9 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 5736 sezione 10).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ria. Ne ha facolt.

LORENZO RIA. Signor Presidente, intervengo per illustrare sinteticamente ed in maniera complessiva gli emendamenti che ho proposto a questo articolo, che detta le linee di azione per lo sviluppo economico delle citt e, pi in generale, dei territori. Gli emendamenti che ho proposto mirano a dare concretezza ed efficacia al prima comma dell'articolo 9, che, sin dalle sue prime parole, definisce con chiarezza le proprie finalit e i propri obiettivi, ma anche gli ambiti territoriali cui si riferisce.
La norma vuole che le citt italiane si dotino di servizi, di strutture materiali ed immateriali, e di ordinamenti e procedure che le mettano alla pari con le grandi citt europee ed internazionali. A tal fine - a mio parere, con una logica coerente -, detto articolo ritiene necessario che preliminarmente siano individuati gli ambiti territoriali di area vasta da considerare e coinvolgere nel disegno di modernizzazione, di infrastrutturazione, di dotazione di servizi innovativi e competitivi e di applicazione di nuove regole e procedimenti.
Immediatamente dopo, tuttavia - e, questa volta con una logica incoerente - il quarto comma dello stesso articolo 9 contraddice il primo comma, che ho appena illustrato, prevedendo che i soggetti abilitati a presentare proposte da inserire nei programmi di intervento siano soltanto i comuni e non le province rispettivamente interessate.
Proprio il fatto che un comune non sia istituzionalmente nelle condizioni di avanzare una propria candidatura e proposta di piano credibile e minutamente attendibile, se non interessando un'area pi ampia (correttamente, infatti, il primo comma parla di area vasta), d l'idea dell'errore istituzionale in cui incorso il Governo non prevedendo che anche le province siano abilitate a presentare proposte di interventi in attuazione dell'articolo 9, primo comma.
Gli emendamenti integrativi che ho proposto, oltretutto, sono coerenti con le funzioni proprie delle province ed incoerenti con le funzioni proprie dei comuni, atteso che specifica competenza delle province redigere i piani territoriali di coordinamento provinciale, che poi dovrebbero rappresentare il terreno di base su cui incardinare qualsiasi proposta di piano.
Oltretutto, proprio ieri, questa stessa Assemblea ha approvato provvedimenti che sanciscono e riconoscono il valore ed il senso programmatorio del piano territoriale di coordinamento redatto dalle province. Coerentemente, quindi, con l'insediamento della provincia tra i soggetti abilitati a presentare proposte di piano, le province stesse saranno citate ed elencate in tutto l'articolo 9 insieme ai comuni.
Nell'eventualit, poi, che un comune e la sua rispettiva provincia presentino interventi distinti, nell'ambito di una tipizzazione generale riferita al caso che pi enti avanzino una proposta relativa al medesimo territorio, ho previsto che tutti gli enti interessati ad un medesimo territorio si impegnino, gi in sede di proposta, ad attivare ogni utile forma di coordinamento attraverso l'individuazione di un soggetto promotore dell'iniziativa.
Coerentemente con ci che ho detto - e concludo - ho anche proposto un emendamento riferito al settimo comma dell'articolo 9, prevedendo che l'intera cornice entro cui debbono essere iscritte le proposte di piano da presentare debba essere sottoscritta, invece che dalla Conferenza Stato-citt e autonomie locali, dalla Conferenza unificata.
In questo modo, mi sembra che la riequilibratura dell'articolo 9 nel senso che ho illustrato sia rigorosamente in linea con il dettato costituzionale e, soprattutto, in linea con le norme di sistema che governano le autonomie locali (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Russo Spena. Ne ha facolt.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, a quanto test detto dal collega - che condivido - vorrei aggiungere l'illustrazione di altri emendamenti riguardanti la struttura stessa dell'articolo 9 e il percorso decisionale della cosiddetta legge obiettivo per le citt, che rischia di produrre conseguenze molto gravi per quanto riguarda il territorio comunale e la decisione relativa al programma degli interventi.
In effetti, l'articolo 9, primo comma, attribuisce al Governo, con una forma di centralizzazione molto forte e anche autoritaria sul piano del procedimento amministrativo, l'esclusiva potest di individuazione degli ambiti sia urbani sia territoriali della cosiddetta area vasta sulla quale insiste il programma degli interventi complessivi.
Quindi, in effetti, viene sottratta alle articolazioni locali e agli enti territoriali qualsiasi possibilit di confronto su scelte che, peraltro, insistono sul territorio dei comuni.
Questa idea di mancata programmazione e di centralizzazione era contenuta in provvedimenti che abbiamo discusso anche nei giorni scorsi e nel provvedimento discusso ieri. Quindi, questa mi sembra una costante della politica del Governo.
Noi, con i nostri emendamenti, riteniamo che tale scelta autoritaria, invece, debba essere portata a un confronto con gli enti territoriali e che a tal uopo debba anche configurarsi una sede di discussione nell'ambito della Conferenza unificata, come del resto tutti i comuni, le province e le regioni e le loro associazioni ci hanno chiesto nella fase di audizioni e di confronti molto lunga e articolata che abbiamo svolto nelle Commissioni riunite I e V.
In questo senso, quindi, raccomando all'Assemblea una visione sgombra da ogni pregiudizio su questi aspetti. Perlomeno, facciamo s che, di intesa con la Conferenza unificata, si possa rendere permanente una sede di confronto fra il Governo, le autorit locali e gli ambiti locali, sui quali, peraltro, insiste il programma di interventi.

LUCA VOLONT. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facolt.

LUCA VOLONT. Signor Presidente, mi scuso con lei e con tutta l'Assemblea, ma, anche se si tratta di un altro argomento, vorrei chiederle di riconsiderare l'emendamento Peretti 10.201 relativo all'articolo successivo, che stato dichiarato parzialmente inammissibile. Mi scuso, comunque, in anticipo.

PRESIDENTE. Accetto le scuse, ma a questo punto devo ritenere definitiva la decisione della Presidenza.
Nessun altro chiedendo di parlare invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sulle proposte emendative presentate.

GUIDO CROSETTO, Relatore per la V Commissione. La Commissione esprime favorevole sull'emendamento Giudice 9.203, se riformulato nel senso che specificher successivamente, mentre il parere contrario su tutte le altre proposte emendative.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIUSEPPE VEGAS, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 9.3, non accettato dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 398
Votanti 394
Astenuti 4
Maggioranza 198
Hanno votato s 175
Hanno votato no 219).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Osvaldo Napoli 9.9, Michele Ventura 9.14 e Lusetti 9.33.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannuzzi. Ne ha facolt.

TINO IANNUZZI. Con questo articolo sostanzialmente stiamo discutendo di quella che, con un esame sereno e approfondito, non possiamo che definire una sorta di scatola vuota. Infatti, avremmo dovuto realizzare una serie di misure di politica legislativa e finanziaria volte ad un rilancio effettivo della politica delle citt e dei centri storici, per realizzare un sistema di centri urbani pi moderno, accogliente, gradevole e competitivo.
Invece, questo articolo stato preceduto da una lunga gestazione, da tutta una serie di promesse, anche estremamente pompose e pi volte rilanciate su scala mediatica da parte del Governo, e da tutta una serie di discussioni con le associazioni e i mondi professionali ed economici interessati. In quest'aula vogliamo ricordare la valutazione assolutamente critica e negativa che, anche in occasione dell'ultima assemblea nazionale, l'Associazione nazionale dei costruttori edili ha espresso con grande nettezza su questa azione del Governo.
Dopo tante discussioni ed annunci, quindi, avremmo dovuto tradurre l'obiettivo strategico di grande valore del rilancio delle citt in una serie di misure concrete e tangibili, prevedendo, innanzitutto, una serie di risorse finanziarie e di misure di carattere normativo dotate di incidenza effettiva. Invece, per la parte finanziaria si prevede una parziale copertura con i fondi della legge obiettivo, rimandando la copertura completa, ovviamente, alla prossima legge finanziaria.
Quindi, in concreto, non c' l'assegnazione di alcuna vera risorsa e non si capisce come si possa realizzare un programma serio ed organico di rilancio delle citt in assenza di qualsivoglia finanziamento.
Su tale terreno abbiamo pi volte dichiarato la nostra volont di collaborare attivamente alla costruzione di risposte legislative adeguate che, a nostro avviso, significano innanzitutto l'utilizzazione della leva fiscale. Ricordiamo come in questo provvedimento sarebbe stato saggio varare una misura di stabilizzazione, almeno per il prossimo biennio 2006-2007, delle detrazioni del 36 per cento ai fini IRPEF delle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie. Sottolineiamo come in tale direzione si sarebbe dovuto procedere per valorizzare e promuovere adeguatamente la politica dei centri storici, che ci particolarmente a cuore. Bisogna promuovere programmi integrati di intervento pubblico-privati capaci di assicurare, per la riqualificazione urbana, la realizzazione contestuale di opere di recupero del patrimonio immobiliare e di opere pubbliche e capaci di convogliare risorse progettuali e finanziarie da parte dei privati.
Tutto ci non accaduto, come non accade nell'articolo 9. Quest'ultimo, al di l di formule generiche di nobili intenti e di buoni propositi, non contiene alcuna misura concreta di snellimento delle procedure amministrative o di semplificazione legislativa. Non possiamo che esprimere, quindi, un giudizio preoccupato e critico. Rispetto alle promesse ed agli slogan per tanto tempo enunciati dal Governo e dalla maggioranza vi una risposta debolissima che non contiene nessun segno vero. Da domani, una volta approvata tale norma, la politica delle citt rimane nella stessa situazione in cui versa al momento attuale.
Peraltro, avete dato a questo articolo pomposamente il nome di Legge obiettivo per le citt. Considerato che la legge obiettivo per le infrastrutture e per le opere pubbliche non ha portato affatto bene, perch di ammodernamento infrastrutturale non si vede traccia, almeno potevate avere il buon gusto di utilizzare una terminologia diversa. Infatti, oltre all'assenza di risorse concrete, anche il riferimento alla legge obiettivo non mi pare segni alcun viatico positivo per una vera ed incisiva politica di riqualificazione urbana che da quattro anni totalmente assente nell'azione e nelle volont concrete dell'esecutivo e della sua maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mariotti. Ne ha facolt.

ARNALDO MARIOTTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, di questo articolo mi sento di condividere il titolo - Legge obiettivo per le citt - perch effettivamente un Governo serio dovrebbe porsi il problema di affrontare le questioni delle grandi e delle medie citt, a cominciare dalle pi generali come la mobilit e l'ambiente. Dunque, il titolo va benissimo, quello che non condivido tutto il resto.
Lasciamo perdere per ora la norma finanziaria: ci torner quando esamineremo il comma 11. Vorrei sollevare un problema di coerenza di questo Parlamento. La maggioranza ha approvato un testo sulla devolution - da noi non condiviso - che tende ad affermare il federalismo spinto. Con l'articolo in esame, invece, si pretende di promuovere da parte del Governo lo sviluppo delle citt senza nemmeno sentire la Conferenza unificata. In un modo centralistico il Governo centrale decide come sviluppare le citt senza nemmeno ascoltare le amministrazioni locali. Credo che siamo arrivati veramente all'assurdo. Cosa dicono tutti coloro che si sciacquano la bocca di federalismo in questo Parlamento?
Gli identici emendamenti in esame chiedono, quando il Governo prepara un progetto per lo sviluppo delle citt, di cercare almeno un'intesa con la Conferenza unificata Stato-regioni, citt e autonomie locali. Non dico il federalismo, collega Pagliarini, perch quello il futuro, ma almeno non espropriamo i sindaci e le amministrazioni locali. Guardate che grave quanto sta per passare sotto silenzio in quest'aula.
Stiamo approvando un articolo che, nei fatti, espropria le amministrazioni locali, dato che neanche le ascolta! Dunque, che almeno si inserisca l'obbligo di sentire la Conferenza unificata Stato-regioni, citt e autonomie locali. Questa peraltro sarebbe una scelta anche di buon senso, in quanto consentirebbe di evitare - lo voglio ripetere nuovamente - l'incremento del numero di contenziosi sollevanti innanzi alla Corte costituzionale. Infatti, il nuovo Titolo V della Costituzione considera i comuni alla pari rispetto allo Stato centrale; non dunque possibile espropriarli delle loro competenze in tale modo!
L'inserimento della previsione contenuta nella proposta emendativa in esame sarebbe quindi una scappatoia che consentirebbe - oltre ad un'accelerazione dei tempi, con un indirizzo forte da parte del Governo centrale - il rispetto del dettato costituzionale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Osvaldo Napoli 9.9, Michele Ventura 9.14 e Lusetti 9.33, non accettati dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 409
Votanti 408
Astenuti 1
Maggioranza 205
Hanno votato s 202
Hanno votato no 206).


Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 9.204, non accettato dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti418
Maggioranza 210
Hanno votato s 193
Hanno votato no 225).

Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 9.5, non accettato dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 420
Votanti 418
Astenuti 2
Maggioranza 210
Hanno votato s 194
Hanno votato no 224).


Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Osvaldo Napoli 9.10, Michele Ventura 9.15 e Lusetti 9.34, non accettati dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 419
Maggioranza 210
Hanno votato s 195
Hanno votato no 224).


Prendo atto che l'onorevole D'Agr non riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gambini 9.205.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambini. Ne ha facolt.

SERGIO GAMBINI. Questo emendamento intende perseguire un ulteriore obiettivo, rispetto a quelli gi contenuti nel comma 2 dell'articolo 9. Pur riconoscendo tutti i limiti di questo intervento - le critiche avanzate dai colleghi dell'opposizione sono da questo punto di vista assai documentate e motivate -, tuttavia, qualora l'articolo 9 dovesse passare, come mi pare stia avvenendo, varrebbe la pena di considerare, tra gli obiettivi da perseguire, anche questo proposto dall'emendamento in esame, dal momento che esso ha un'attinenza particolare rispetto ai temi della competitivit del nostro sistema produttivo. Mi riferisco ad una questione assai spesso richiamata sia dal Presidente del Consiglio, sia dai diversi esponenti del mondo economico del nostro paese: l'esigenza di un rilancio delle attivit turistiche, affinch possa essere rilanciato quel primato, mantenuto dal nostro paese sulla scena dei flussi turistici internazionali negli anni passati e mano mano surclassato da altri paesi, come la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti (ed oggi anche la Cina).
Sappiamo che uno dei problemi, che maggiormente penalizza la competitivit del turismo italiano, riguarda l'accessibilit e la raggiungibilit della nostra offerta turistica, dovuta ad un sistema aeroportuale non particolarmente efficiente e alle difficolt esistenti sugli assi stradali ed autostradali infrastrutturali, che smistano i flussi di traffico nelle diverse localit turistiche.
Ritengo che tutti ricordino l'immagine abbastanza emblematica rappresentata dalla coda di 200 chilometri sull'autostrada da Rimini verso Piacenza nel giorno del rientro dal ponte del 2 giugno, a testimonianza di come quello sia uno degli elementi che minano in maniera pi consistente la competitivit della nostra offerta turistica.
Da questo punto di vista, tra gli obiettivi che potrebbero essere inseriti, segnalo quello contenuto nell'emendamento in esame, vale a dire quello che punta ad ottimizzare la connessione tra i sistemi turistici locali e gli assi infrastrutturali per favorire la raggiungibilit e la accessibilit degli stessi.
Si tratta di un emendamento assai ragionevole, che non cambia n stravolge l'impostazione di questo articolo e non inficia la possibilit di operare secondo quanto indicato da parte della maggioranza e del relatore, dunque non vedo perch non debba essere approvato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gambini 9.205, non accettato dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 415
Votanti 413
Astenuti2
Maggioranza 207
Hanno votato s 190
Hanno votato no 223).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 9.206.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facolt.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, intervengo per chiedere di sottoscrivere il presente emendamento e per cercare di convincere i colleghi pi attenti alle esigenze del territorio, alle esigenze relative alla partecipazione degli enti locali e delle regioni a decisioni riguardanti il territorio, ad approvare la proposta emendativa in esame.
Stiamo parlando della predisposizione del piano degli investimenti da parte del Ministero delle infrastrutture. L'emendamento reca una proposta ovvia e naturale, vale a dire che questo piano degli investimenti venga concordato con le regioni e con le autonomie locali, trattandosi di investimenti da realizzare sul territorio.
Quindi, mi rivolgo ai colleghi tradizionalmente attenti alle esigenze del territorio, affinch sia approvata una norma che tende a non escludere dal percorso partecipativo coloro che poi sono chiamati a gestire gli interventi sul proprio territorio.
Si tratta di una norma che non presenta alcun profilo di spesa e che non comporta alcun rallentamento dell'iter, garantendo quella base democratica di costruzione del consenso su interventi che si qualificano proprio per l'importanza e la centralit nelle aree dove si realizzano.
Mi auguro, dunque, che l'Assemblea approvi questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mariotti. Ne ha facolt.

ARNALDO MARIOTTI. Signor Presidente, colleghi, vorrei attirare l'attenzione del collega Leone: c' la possibilit di rifarsi!


PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 17,30)
ARNALDO MARIOTTI. Il presente emendamento recupera in qualche modo quanto non stato realizzato al comma 1, prevedendo che, dopo la predisposizione delle linee guida da parte del Ministero delle infrastrutture, le stesse debbano essere approvate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. Stiamo parlando di una materia, quella dei trasporti, di competenza regionale e molte regioni, nei piani di trasporto e nelle leggi attuative, hanno delegato ai comuni la gestione del trasporto in ambito cittadino e alle province quella relativa ai piani di bacino.
Non possiamo prescindere da quanto avvenuto nella realt del paese; pertanto, l'approvazione di questo emendamento a mio avviso pu rimediare all'errore compiuto da quest'aula qualche minuto or sono, quando non ha approvato la proposta emendativa con cui si chiedeva di sentire la Conferenza permanente unificata in merito alle politiche da attuare in relazione alla legge obiettivo per le citt.
Quindi, l'approvazione dell'emendamento in oggetto non ritarderebbe nulla in merito all'indirizzo deciso dal Governo, ma allo stesso tempo potrebbe recuperare il rapporto in modo da evitare contenziosi. Altrimenti, invece di approvare una legge che acceleri le procedure, ne licenzieremmo una che aumenta i contenziosi e blocca la pubblica amministrazione.

GUIDO CROSETTO, Relatore per la V Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facolt.

GUIDO CROSETTO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, vorrei soltanto rispondere all'onorevole Vigni. Infatti, il comma 4 in qualche modo recupera il rapporto con le regioni ed i comuni mentre gli emendamenti in oggetto e quello precedente, riferito al comma 1, privilegiavano la Conferenza unificata. Il recupero del rapporto operato con il comma 4, tuttavia, a mio avviso migliore perch ad ogni regione d la possibilit di discutere singolarmente con il Ministero le linee guida e la futura applicazione del presente articolo. Allo stesso tempo coinvolge anche i comuni con una procedura successiva.
Pertanto, ritengo che il migliore controllo da parte dei comuni e delle regioni interessate sia quello di discutere l'applicazione delle linee guida nei loro territori e non quello di lasciare tale compito alla Conferenza unificata, che assumerebbe in merito posizione non puntuali.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vigni 9.206, non accettato dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 400
Maggioranza 201
Hanno votato s 188
Hanno votato no 212).


Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Osvaldo Napoli 9.11, Michele Ventura 9.16 e Lusetti 9.35, non accettati dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 410
Maggioranza 206
Hanno votato s 183
Hanno votato no 227).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Ria 9.32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morgando. Ne ha facolt.

GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, vorrei intervenire molto rapidamente perch gi il collega Ria, durante il suo intervento sul complesso del emendamenti, ha affrontato questo problema in maniera molto pi compiuta e approfondita. Tuttavia, vorrei richiamarlo ugualmente.
La proposta di inserire le province tra gli enti abilitati all'interno della procedura prevista dall'articolo in oggetto sensata perch evidente a tutti come soprattutto nelle aree metropolitane i problemi della pianificazione e della gestione di interventi di area vasta non siano riconducibili soltanto all'ambito dei comuni, ma coinvolgano anche le responsabilit dell'unica autorit di area vasta oggi esistente. Quindi, come abbiamo gi sostenuto in sede di Commissione bilancio e ripetiamo qui in Assemblea, sarebbe importante che tale esigenza oggettiva venisse registrata in questo articolo e che quindi venissero approvati gli emendamenti presentati all'onorevole Ria diretti, appunto, in questa direzione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ria 9.32, non accettato dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 420
Votanti 419
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato s 198
Hanno votato no 221).


Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ria 9.28, non accettato dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato s 197
Hanno votato no 226).

Indco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ria 9.29, non accettato dalle Commissioni n dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 414
Votanti 413
Astenuti 1
Maggioranza 207
Hanno votato s 192
Hanno votato no 221).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Vigni 9.207 che recita: Dopo il comma 5, aggiungere il seguente: i piani, con l'assenso della regione ovvero delle regioni competenti, sono trasmessi dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti al CIPE che li approva.
Passiamo ai voti.



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