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Audizione del Ministro Buttiglione, VII Comm. Cultura Camera
2005-06-28

COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE
Resoconto stenografico

AUDIZIONE - Seduta di marted 28 giugno 2005




PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FERDINANDO ADORNATO
La seduta comincia alle 14,15.


Sulla pubblicit dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicit dei lavori della seduta odierna sar assicurata, oltre che attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
(Cosi rimane stabilito).


Audizione del ministro per i beni e le attivit culturali, Rocco Buttiglione, sulle linee programmatiche del suo dicastero.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, l'audizione del ministro per i beni e le attivit culturali, Rocco Buttiglione, sulle linee programmatiche del suo dicastero.

Saluto il ministro Buttiglione, che viene audito per la prima volta nella nostra Commissione e al quale testimonio i sensi della nostra stima. Sono particolarmente lieto che l'incarico di ministro per i beni e le attivit culturali sia stato attribuito all'onorevole Buttiglione, che come il suo predecessore un mio personale amico; tuttavia, anche se il ministro Urbani appartiene al mio stesso partito, l'amicizia con l'onorevole Buttiglione di pi lunga data.
Do quindi la parola al ministro che illustrer la sua relazione programmatica, avvertendo che il seguito dell'audizione avr luogo gioved della prossima settimana.


ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per i beni e le attivit culturali.

I miei uffici, con la loro usuale solerzia, hanno preparato una relazione scritta che metter a disposizione della Commissione.

Vorrei che tale relazione fosse letta alla luce delle considerazioni di carattere generale che formuler in un modo pi diretto e meno tecnico dei documenti degli uffici. Intendo cio offrire un'introduzione politica alla relazione.

Si usa dire che l'Italia sia il paese con il maggior numero di beni culturali nel mondo: abbiamo 4 milioni 700 mila beni culturali e 600 mila siti registrati, circa la met (qualcuno dice il 60 per cento) dei beni e dei siti registrati nel mondo. Ci motivo per noi di fierezza e di orgoglio ed un elemento fondamentale, prima ancora che della nostra offerta turistica, della nostra identit nazionale. Il bene culturale, nella filosofia ispiratrice della nostra azione, non prima di tutto un richiamo per i turisti ma uno strumento attraverso cui si costruisce l'autocoscienza di una nazione, soprattutto nell'attuale fase storica seguente alla fine ed al fallimento delle ideologie.

Quando intendiamo definire la nostra identit, andiamo a ci che ci ha preceduto, alla nostra storia. Si comprende un'identit, raccontando una storia. I beni culturali sono le testimonianze della nostra storia. Ovviamente - come spiegava Marc Bloch - la storia selettiva come la memoria, la storia sempre dominata da categorie di significanza o di significativit; ricordiamo non tutto ci che ci accade, ma le cose veramente importanti. Il modo in cui selezioniamo ci che importante il modo in cui definiamo contemporaneamente la nostra identit, in un rapporto continuo di passato e presente. Quindi il primo referente della politica dei beni culturali inevitabilmente il sistema dell'educazione.

Dico ci non per sottovalutare l'importanza del turismo (i beni culturali sono una componente dell'offerta turistica della nazione, e ne parler pi avanti) quanto perch se si dimentica questo elemento si dimentica il motivo per cui le persone dovrebbero venire a vedere i nostri beni culturali, cio il fatto che il bene culturale suscita un'emozione la quale permette di approfondire la propria identit: diceva Kant - ed anche Stendhal, in altro modo - che porta oltre il confine della propria anima. Nel caso di Stendhal vi poi la famosa sindrome di Stendhal, che il sentimento del vuoto che nasce quando si portati oltre il confine della propria anima.
Dobbiamo avere cura del bene culturale nella sua natura propria, il che vuol dire che esiste un dovere di tutela e conservazione, che sono per collegate con la valorizzazione.


Sulla valorizzazione si discusso molto e spesso con modalit inadeguate, come se insistere su di essa fosse ridurre il bene culturale ad una merce. Noi teniamo alla dottrina dell'eccezione culturale per la quale i beni culturali non sono merci come tutte le altre, come ha ribadito di recente anche il Presidente Chirac a Parigi, nel corso dell'incontro del 2 giugno con i ministri della cultura dei paesi dell'Unione europea. Parlare di valorizzazione non significa parlare soltanto di un dato economico. Vorrei legare la parola valorizzazione a fruizione. Il bene culturale ha la funzione di generare un'emozione e, perch ci avvenga, sono necessarie alcune condizioni, soprattutto necessario un livello minimo di predisposizione e preparazione culturale. I tedeschi parlano di Vorverstndnis, la precondizione; necessario avere capito gi qualcosa per capire ci che viene dopo.
Dobbiamo lavorare molto per creare le condizioni di un'adeguata fruizione. Ci significa rapporto con il sistema scolastico, ma anche cura delle modalit dell'esposizione.

Abbiamo pi beni culturali di qualsiasi altro paese, ma non sempre abbiamo condizioni di fruizione adeguate. Recentemente sono stato in un magnifico museo italiano, dove sono esposti bellissimi mosaici sui quali sono collocati cartelli piccoli, posti a distanza tale che anche chi vede bene non riesce a leggerli.
Il primo problema la cartellonistica spesso inadeguata. A volte con i cartelloni si tenta di insegnare una cosa in pi a chi sa gi tutto, mentre dovremmo avere la preoccupazione di insegnare qualcosa a chi non sa ancora nulla. Esiste il problema di rendere il bene accessibile, comprensibile e di permettere il contatto. Non si tratta soltanto dei cartelloni; viviamo in un'epoca in cui esistono molti altri strumenti ugualmente efficaci, ad esempio le visite guidate, per le quali necessaria una collaborazione molto pi forte con il mondo della scuola.


Stiamo pensando, il ministro Moratti ed io, ad una convenzione per ottenere che alcuni insegnanti siano dedicati sistematicamente alla presentazione delle visite museali, per illustrare il bene culturale con un linguaggio accessibile ai ragazzini.

Vi altro. Credo molto in due progetti pilota che stiamo realizzando, uno al Foro di Traiano a Roma e l'altro a Pompei, riguardanti la ricostruzione virtuale che consente di vedere come il sito era originariamente, con scene di vita al suo interno, in modo che la visita sia animata e che lo spettatore capisca e si appassioni. Oggi pu capitare di guardare e non vedere e nessuno aiuta a vedere. Ecco a cosa serve lo strumento della visita guidata, quello del museo virtuale accanto a quello reale; si tratta della capacit di cogliere l'occasione che il reperto fornisce per una funzione didattica o di insegnamento.
Tutto ci deve essere inquadrato in una politica culturale che consideri la visita al museo un'avventura che merita di
essere vissuta e non un momento di noia o un dovere.

Il problema spiegare, aiutare a capire. Soffriamo anche in parte i resti di un'estetica formalistica introdotta da Benedetto Croce, grande su molti aspetti e meno su questo, che forse era quello da lui pi amato. L'utente normale vuol sentire raccontare una storia. Per capire il quadro vuole prima capire cosa questo racconti; per apprezzare l'elemento formale (ad esempio il rapporto tra la linea e il colore) necessario capire prima di cosa parla il quadro. Ci almeno per una lunga parte della storia dell'arte, fino alle ultime espressioni che si sono poste sul terreno di un'estetica affatto diversa. Dobbiamo sapere raccontare storie, raccontare la mitologia e le storie dei santi, i temi classici della nostra iconografia. In questo campo Panofsky e Warburg hanno potentemente rinnovato riportandoci ad un'estetica che non salta il momento del contenuto. Dovremmo assimilare tale lezione senza rinunciare alla nostra tradizione, nella quale anche sono reperibili tensioni e tendenze, dirette lungo questo cammino. Bisogna creare le condizioni per la fruizione dell'opera per la nostra identit, legandoci al sistema scolastico come occasione di autocoscienza e di sua crescita ma anche (non intendo affatto sottovalutarne l'importanza) in rapporto con l'offerta turistica nazionale, che rischia di entrare in una crisi grave e, comunque, non sviluppa, oggi, tutte le proprie potenzialit.

Vi stata ampia discussione sul fatto che la Cina ci superi quanto a numero di visitatori. Ci non mi preoccupa particolarmente, essendo grande 33 volte l'Italia; normale che abbia pi visitatori del nostro paese, dato che sufficiente che si muovano da una provincia all'altra per generare flussi turistici maggiori dei nostri. Mi preoccupa invece la Spagna, che genera attraverso il turismo il 19 per cento di prodotto interno lordo a fronte del nostro 12: questo un confronto
omogeneo su cui riflettere. L'offerta turistica basata su sole e mare ad esaurimento, gi messa in crisi dall'offerta delle spiagge croate e, quando sull'altro lato del Mediterraneo vi sar la pace, dovr subire la concorrenza di sole, mare e prezzi molto pi convenienti delle spiagge algerine e tunisine.
La forza dell'Italia, che nessun altro paese ha, sta nell'articolare l'offerta turistica: sole, mare (sempre fondamentali per il turismo) e beni culturali, la possibilit di incontrare il patrimonio culturale pi importante nella storia dell'umanit.

Dobbiamo lavorare nella prospettiva di un'offerta turistica integrata in cui il bene culturale, proprio perch fruibile, perch messo nelle migliori condizioni di fruibilit, perch svolge la sua funzione di bene culturale, sia anche produttore di un risultato economico, che deve essere parametrato sull'integrazione dell'offerta turistica. molto difficile che un museo si mantenga soltanto con la vendita dei biglietti di ingresso; pi facile se si considerano anche i servizi aggiuntivi, che vanno sviluppati in collaborazione con il privato, dandoli in gestione a questo. ancora pi facile che si mantenga se consideriamo l'effetto indotto di attrazione di turisti, che danno lavoro all'intera industria turistica nazionale.

Occorre per un maggior lavoro di coordinamento, di cui ci che svolgiamo noi soltanto una parte. Dobbiamo avere la capacit di individuare itinerari coerenti, capaci di comunicare un messaggio e quindi di attrarre. Stiamo pensando, come esempio, alle residenze sabaude in Piemonte. Un itinerario che ripercorra le residenze sabaude ha un grande fascino, una grande capacit comunicativa, ma deve essere costruito, legato con la gastronomia locale, con le altre attrattive del territorio, venduto alle grandi mostre turistiche. Noi dobbiamo fare la nostra parte ma dobbiamo anche dialogare con un interlocutore che ancora non si evidenzia con sufficiente chiarezza, con cui la politica governativa e quella delle regioni debbono rapportarsi; soprattutto la politica governativa, perch con l'eccezione forse di Venezia e Firenze (e forse neanche) l'idea di un'offerta turistica regionale autonoma rispetto a quella complessiva del paese non una buona idea, non funzionerebbe.


Un tema molto importante sul rapporto con il turismo riguarda la crescita esponenziale del turismo degli anziani, un turismo particolare legato alle situazioni climatiche, che coglie periodi dell'anno in cui la stagione turistica normale chiusa. Per il pensionato di Hannover passare il periodo invernale in Calabria significa non prendere la bronchite e vivere qualche anno in pi. Per ha bisogno di un'offerta integrata; la sicurezza molto importante. Non si deve parlare di mafia e nemmeno di piccola criminalit; le condizioni di sicurezza sono essenziali per questa offerta turistica e vanno integrate in essa. Il turista anziano ha bisogno di un'assistenza sanitaria di qualit in prossimit del luogo in cui passa le vacanze; ha bisogno anche che lo portino in giro a vedere cose belle. Il contributo dei beni culturali straordinario ma, ovviamente, solo parziale.
Aggiungo un'osservazione sull'altro grande settore di nostra competenza, le attivit culturali. Nell'incontro di Parigi del 2 giugno abbiamo affermato, tra l'altro, il principio della specialit culturale, il fatto che la cultura non semplicemente una merce e, quindi, politiche a sostegno della cultura sono accettabili, desiderabili e desiderate in Europa. Ci significa che il capitolo cultura deve essere stralciato dalla direttiva Bolkestein sui servizi, di cui peraltro mi auguro la sollecita approvazione con le opportune modifiche.



Tuttavia l'opera culturale anche una merce; molti beni culturali sono merci, pur non come le altre perch portano in s il valore della cultura, della lingua, dell'identit, e dobbiamo sostenere la loro presenza sul mercato. Sto parlando del cinema, dello spettacolo dal vivo, del teatro.

Esiste un'industria culturale che un'industria, e un atteggiamento semplicemente protezionistico, di sussidio, non paga.

Dobbiamo aiutare questa industria a stare sul mercato comprendendo le ragioni per cui essa, oggi, debole di fronte alla competizione americana e renderla capace di sostenere la competizione.
La prima ragione di debolezza che non esiste un'industria culturale europea. Il produttore italiano lavora per un mercato di 58 milioni di abitanti. La barriera linguistica funziona come fondamentale elemento per il sottodimensionamento dell'industria culturale italiana. Ho parlato con il mio collega francese, il signor Donnedieu de Vabres, con il ministro tedesco, la signora Weiss. Assumeremo un'iniziativa per proporre alla Commissione una direttiva sul cinema per una politica di sostegno al cinema europeo fondata sulla capacit di creare un mercato europeo del cinema, superando le barriere che impediscono al prodotto di girare, rivolgendosi quindi non soltanto a 58 milioni di persone ma a 450 milioni di europei. Le barriere sono di diverso tipo, legislativo, linguistico (con i connessi problemi della traduzione e del doppiaggio). Esiste il problema delle copie, cio la possibilit di disporre di un numero di copie sufficiente ad investire l'intero mercato europeo. Dobbiamo pensare in termini di un'industria europea del cinema da costruire con la caratteristica di rivolgersi a tutto il pubblico europeo. Oggi, nessuno in Europa capace di realizzare un film come Star wars ed il motivo che non esiste un mercato sufficientemente grande cui rivolgersi con questo prodotto. Bisogna creare un mercato adeguato.
Un altro problema da sottolineare che l'industria cinematografica un'industria e, quindi, per noi importante e positivo che gli americani vengano a realizzare film in Italia. Anche se non sono film italiani, quando realizzano in Italia The passion o Gangs of New York o altro fanno comunque prodotti che danno valore al lavoro italiano. Dobbiamo affinare la nostra capacit di essere presenti con un'offerta competitiva anche rispetto alle scelte che vengono operate ad Hollywood. Ci riguarda le professioni del cinema, i nostri mestieri, la capacit di aiutare una trasmissione ordinata di questi saperi, che altrimenti rischiano di andare perduti o di essere insufficientemente preservati. Anche in questo caso fondamentale l'integrazione europea: per realizzare un film che competa con quelli americani, ma anche per offrire ad un film americano condizioni competitive con Hollywood, bisogna mettersi insieme con altri. Ne discende l'uso intelligente degli accordi bilaterali sul cinema firmati con molti paesi. A poca distanza da Hollywood vi il deserto dello Utah, che non esiste in Italia; per se andiamo in Tunisia, abbiamo qualcosa che vi somiglia. In Albania esistono panorami simili a quelli della Nuova Zelanda. necessario aiutare la formazione di un'impresa cinematografica che difficilmente, per poter stare sul mercato, potr essere di una sola nazione. Questo l'unico modo di difendere la nostra lingua e cultura; politiche semplicemente protezionistiche non ci porteranno a questi risultati.

Un'altra questione su cui vorrei attirare l'attenzione il lavoro che stiamo compiendo in materia di archeologia.

Uno dei primi obiettivi che ho realizzato (ho avuto molta fortuna) stato quello di far decollare le norme sull'archeologia preventiva.
Abbiamo vinto l'appalto per la creazione del software applicativo del progetto Galileo per quanto riguarda
l'archeologia e la tutela dei beni culturali.

Si apre dinanzi a noi un panorama di straordinario rilievo. Tutti quanti ricordate certamente lo stereotipo del sindaco che per realizzare un parcheggio distrugge importanti resti romani e viene messo in berlina come uomo nemico della cultura ma, d'altro canto, ha il problema di un cantiere che costa milioni al giorno. La soluzione radicale del problema risiede nell'archeologia preventiva. Abbiamo la capacit, attraverso l'osservazione satellitare, l'aerofotogrammetria, il carotaggio, di sapere in anticipo cosa vi nel sottosuolo prima di iniziare i lavori. Il sistema Galileo potenzier di molto tale possibilit e dar strumenti fondamentali non solo per l'archeologia preventiva, ma anche per la costruzione di una carta archeologica dell'Italia. Si tratta di un vecchio progetto, risalente addirittura al secolo scorso, che fino ad ora non ha mai avuto la possibilit di essere sviluppato. Ci non solo serve all'Italia, ma uno strumento fondamentale che potremo usare anche nei rapporti con gli altri paesi; sono interessati paesi europei, la Cina.

Nel settore del restauro abbiamo un primato incontestato nel mondo. Ci definiscono i caschi blu della cultura. Quando opere d'arte rilevanti vanno in rovina per la malvagit degli uomini o per i capricci della natura, i primi chiamati a restaurarle siamo noi. Sono stato in questi giorni a firmare il protocollo per il restauro della muraglia cinese; compiamo anche il restauro della citt proibita a Pechino. L'istituto centrale del restauro cinese, a Xi'an, nato con il nostro contributo. una grande occasione per fare una politica estera non ufficiale, una politica di pace nel mondo. Stati che a livello politico non intendono dialogare con noi, sono disposti a farlo a questo livello; basti pensare all'Iran, dove stiamo costruendo la cittadella di Bam. Si apre il cammino a contatti fra le diplomazie, mirati a risolvere i problemi che ci angustiano ed
anche un'apertura per le nostre imprese. Abbiamo fatto l'esperimento dell'archeologia preventiva sul tratto Roma-Napoli dell'alta velocit insieme alle Ferrovie dello Stato che hanno acquisito, compiendo questo lavoro, un expertise che non ha nessuno al mondo. Ci arricchisce le capacit delle Ferrovie dello Stato di presentarsi all'estero dichiarandosi in grado di realizzare l'alta velocit e, in contemporanea, una grande campagna di scavi simile a quella che ha portato al ritrovamento di 140 nuovi siti soltanto in provincia di Roma, che ora abbiamo il problema di attrezzare e rendere fruibili.

Perno centrale la collaborazione tra Stato, regione, provincia, comune, privato. Solo in questo modo superiamo la frammentazione delle competenze ed otteniamo veri risultati.


Uno strumento fondamentale la fondazione, sul modello della fondazione del Museo egizio di Torino, ma dobbiamo cominciare a pensare (ed in Lombardia abbiamo realizzato un certo numero di accordi importanti di questo tipo) non ad una gestione mirata sul singolo museo o sito, ma ad una gestione con una dimensione territoriale, cos da organizzare la nostra offerta in modo coerente. Oggi abbiamo forse un eccesso di offerta, certo una frantumazione, un'offerta che pu essere eccessiva proprio perch frantumata.


Stiamo cercando di agire con rapidit, sapendo che non abbiamo la possibilit di compiere grandi riforme. Grandi riforme, eventualmente, sono quelle realizzate dal mio predecessore, che stiamo cercando di completare. Abbiamo invece la possibilit di lavorare per creare un clima diverso, completando e migliorando la gestione di ci che abbiamo ereditato.
Vi sarebbe molto da dire, ma il tempo limitato. Aggiungo un'ultima osservazione. necessario che il nostro paese compia una scelta, decida se intende gestire un patrimonio
culturale come il nostro, accettandone la responsabilit con tutti i vantaggi ma anche con i costi che ne derivano, oppure se non ci sentiamo all'altezza di questa responsabilit.

San Tommaso d'Aquino, che era un genio del senso comune, diceva che chi vuole il fine deve volere anche i mezzi che conducono al fine. Le restrizioni di bilancio subite da questo dicastero hanno raggiunto un limite oltre il quale vi l'impossibilit di perseguire il fine. Chiedo solidariet a tutte le forze politiche. Non una questione di maggioranza e opposizione, ma di autocoscienza del popolo italiano e, se si riconosce il valore significativo e l'importanza dei beni culturali per la formazione della coscienza nazionale oltre che per la formazione della coscienza dei cittadini, si deve interrompere il percorso dei tagli ed arrivare ad un ragionevole adeguamento delle risorse disponibili, anche per affrontare numerosi problemi che turbano la serenit di chi lavora in questo settore. Ne citer soltanto uno, per motivi di tempo: il problema dei precari, risolvibile con costi molto contenuti e che mi auguro di poter presto portare a soluzione.
Per ulteriori considerazioni, rinvio al testo scritto della mia relazione sulle linee programmatiche per l'attivit del ministero nell'anno 2005, per il quale chiedo alla presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in allegato al resoconto stenografico dell'audizione odierna. Vi ringrazio per la pazienza con cui mi avete ascoltato.

PRESIDENTE. Autorizzo senz'altro la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico dell'audizione odierna del testo scritto consegnato dal ministro.
La collega Grignaffini ha chiesto di intervenire, ma avevamo deciso di rinviare il seguito dell'audizione...

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Poich il ministro ha esposto delle valutazioni politiche, sarebbe opportuno che anche i rappresentanti dell'opposizione esprimessero le loro considerazioni.

PRESIDENTE. Avevamo concordato di concludere alle 14,50. Non intendo comprimere gli interventi in un arco di tempo non congruo, ma, rimanendo ancora pochi minuti, dar la parola a chi desideri intervenire subito per esprimere alcune considerazioni.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Presidente, mi limiter oggi a poche semplici osservazioni di carattere politico, peraltro gi manifestate in altre occasioni.

Vorrei innanzitutto ringraziare il ministro per il suo intervento, per la passione e la competenza dimostrata. In un'aula parlamentare bello sentir parlare di Bloch, di Panofsky, di anima, di vecchi e di malati e poi anche di procedure (abbiamo ascoltato di tutto e di pi); ho apprezzato lo spirito delle sue indicazioni. Vorrei tuttavia ricordarle che lei un ministro! Lei ha espresso degli auspici ed partito da alcuni presupposti, che sono stati quelli che hanno determinato un impatto devastante con il suo predecessore.

Per esempio, relativamente alla cultura e all'identit nazionale, credo che il suo predecessore non conoscesse proprio il significato della parola anima, perch parlava di efficienza, di servizi, di mercato, di prestazioni, portando avanti una politica di tagli continui e di devastazione della nostra identit culturale. La situazione disastrosa - oltre la quale non si pu andare - stata determinata dal suo predecessore!
Mi aspettavo quindi da lei - perch intuivo che lei culturalmente non poteva che andare in questa direzione - un atto di coraggio, mostrando disponibilit a rivedere i tagli al FUS, ad abrogare la norma del silenzio-assenso - che permette la svendita di quel patrimonio e non la sua valorizzazione - , a ragionare in termini nuovi del rapporto con la didattica.

Glielo dica al ministro Moratti: stata abolita l'educazione artistica! inutile trovare escamotage volti a far conoscere i monumenti, se poi aboliamo, come stato fatto, l'educazione artistica!

Ministro, ci dica - immagino che lei lo abbia fatto nella parte pi tecnica della sua relazione scritta - cosa possiamo fare in questo anno per rimediare, in parte, al disastro che stato generato.

Lei ci ha detto che il suo primo atto stato quello relativo all'archeologia preventiva; ma il decreto adottato ieri, che prevede ulteriori tagli al FUS, credo fosse opera sua e, quindi, ho molto timore che stiamo proseguendo lungo la strada intrapresa dal suo predecessore.

ANTONIO PALMIERI. Nel ringraziare il ministro per il suo intervento, vorrei esprimere una semplice considerazione: non ho sentito parlare dello sport, materia sulla quale in questi anni la Commissione ha lavorato bene e in modo congiunto. In tal senso, credo di interpretare anche il pensiero del collega Lolli, che, seppur temporaneamente appartenente ad altra parte politica, sar d'accordo con questa mia considerazione.

PRESIDENTE. Do la parola al ministro Buttiglione per consentirgli di rispondere brevemente alle domande poste dai colleghi.

ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per i beni e le attivit culturali. L'onorevole Palmieri ha ragione, per ho gi rinviato al testo scritto messo a disposizione della Commissione per le ulteriori valutazioni.
Mi preme poi dire all'onorevole Grignaffini che il mio secondo atto - il primo ha riguardato l'archeologia preventiva
- stato quello di eliminare il silenzio-assenso sui beni culturali. Ci siamo pertanto occupati anche di tale questione.


PRESIDENTE. Questo da dove risulta?

ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per i beni e le attivit culturali. In questo momento non lo ricordo precisamente, ma le far avere al pi presto un'indicazione.
Sono onorato di assumere l'eredit di Giuliano Urbani, che ha retto questo dicastero in condizioni difficilissime, avendo accettato, per senso di responsabilit verso il paese, in un momento di grave difficolt economica, dei tagli che ha combattuto aspramente. Credo che la sua scelta di dimettersi sia anche legata al fatto di non essere riuscito ad evitare questi tagli. Poich ritengo che questa sia una vicenda sufficientemente nota, mi spiace sentire degli attacchi contro di lui, che ritengo veramente ingenerosi ed ingiusti.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro per essere intervenuto e rinvio il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle 14,50.

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