LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Audizione del Ministro Buttiglione, VII Comm. Cultura Camera, 7 luglio
2005-07-14

COMMISSIONE VII - CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE
Resoconto stenografico

AUDIZIONE


Seduta di gioved 7 luglio 2005


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FERDINANDO ADORNATO
La seduta comincia alle 14,05.


Sulla pubblicit dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicit dei lavori della seduta odierna sar assicurata, oltre che attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
(Cosi rimane stabilito).


Seguito dell'audizione del ministro per i beni e le attivit culturali, Rocco Buttiglione, sulle linee programmatiche del suo dicastero.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, il seguito dell'audizione del ministro per i beni e le attivit culturali, Rocco Buttiglione, sulle linee programmatiche del suo dicastero.
Ricordo che nella seduta del 28 giugno scorso il ministro ha svolto la sua relazione ed ha fornito alcune risposte ad una prima serie di domande.
Nel ringraziare il ministro per la disponibilit manifestata, do a lui la parola per una breve precisazione.

ROCCO BUTTIGLIONE, Ministro per i beni e le attivit culturali.

Signor presidente, la precisazione che vorrei offrire riguarda alcune affermazioni inesatte fatte nel corso del nostro precedente incontro.


In quell'occasione, l'onorevole Grignaffini
ha richiamato la norma che ha introdotto il silenzio-assenso in materia di verifica dell'interesse culturale dei beni di propriet pubblica.

Sempre in quell'occasione, molti hanno parlato di svendita del patrimonio culturale di appartenenza pubblica, ma nessuno dei paventati effetti sconvolgenti per la tutela del nostro paese si realizzato.

Nell'arco temporale in cui questo principio - che ora non opera pi - stato applicato, l'amministrazione ha fissato, di intesa con l'agenzia del demanio, i criteri e le modalit di redazione e trasmissione delle schede relative agli immobili da dismettere ed sempre riuscita a chiudere entro i termini previsti le verifiche richieste, mostrando di saper far fronte a circostanze anche straordinarie con professionalit ed efficienza. Informo, inoltre, che nessun provvedimento passato con il silenzio-assenso, relativamente a questa amministrazione.

I buoni risultati ottenuti hanno prodotto un'ulteriore conseguenza: con il recente decreto del febbraio 2005, il ministero e l'agenzia del demanio si sono dati reciprocamente atto della cessazione del periodo di prima applicazione della norma sul silenzio-assenso e, nel riconfermare i criteri e le modalit precedentemente definiti per lo svolgimento delle verifiche, hanno stabilito che d'ora innanzi, avverso l'eventuale silenzio osservato dal ministero nei confronti delle istanze di verifica dell'interesse culturale, lo strumento a cui i soggetti interessati potranno affidarsi sar il ricorso al TAR.


Sullo stesso argomento, voglio anche rammentare il successo recentemente ottenuto nei confronti di un tentativo quasi portato a compimento, consistente nella reintroduzione del meccanismo del silenzio-assenso in materia di beni culturali e paesaggistici.
Mi riferisco ad alcuni emendamenti approvati dal Senato in sede di esame del disegno di legge di conversione del cosiddetto decreto-legge sulla competitivit, volti a consentire al commissario straordinario per gli interventi infrastrutturali e strategici urgenti di procedere senz'altro alla realizzazione delle opere, decorsi 60 giorni dalla richiesta di parere alle amministrazioni competenti.

L'eliminazione di tali disposizioni al testo successivamente licenziato dalla Camera credo vada considerata, oltre che un successo, anche l'espressione della sensibilit di questo Governo nei confronti della tutela dei beni culturali.
Alla luce di queste considerazioni, ritengo pertanto che le osservazioni a suo tempo espresse dalle onorevoli Grignaffini e Melandri siano state inesatte e forse anche ingenerose.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro per la sua precisazione. Do quindi la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre eventuali domande.

ANDREA GIORGIO FELICE MARIA ORSINI.
Signor ministro, desidero cogliere questa occasione per esprimerle tutto il mio personale apprezzamento e la mia soddisfazione per la scelta compiuta nel secondo Governo Berlusconi di attribuirle la titolarit di questo dicastero. Il suo non un ministero come tanti altri, pur importanti e significativi; esso presenta, infatti, una propria specificit, riguardando una materia non solo delicatissima - la quale comprende temi assai complessi, e fin troppo discussi, dalla libert alla pluralit di espressione - ma anche strettamente correlata a ci che in grado di esprimere l'anima e l'identit di una collettivit.
Pertanto, indubbiamente significativo il fatto che la direzione del Ministero per i beni e le attivit culturali sia stata affidata ad un uomo di cultura come il professor Buttiglione. Quando dico uomo di cultura non mi riferisco al fatto, peraltro ben noto, che il professor Buttiglione un illustre accademico, poliglotta, esperto di San Tommaso come nessun
altro; mi riferisco, piuttosto, ad un'altra definizione, intesa come consapevolezza di un sistema di valori costitutivi di un'identit e di un quadro di riferimento comuni, non per imporli - come pure vorrebbe una certa vulgata relativistica - ma al contrario proprio per farne un punto di riferimento per il pi pluralistico dei dibattiti. Oggi, si tende spesso a dimenticare che proprio il pluralismo ad implicare l'esistenza di identit specifiche, forti, consapevoli, orgogliosamente affermate. Il ministro Buttiglione ha dimostrato, anche nel recente passato, il coraggio di pagare di persona per aver affermato la propria identit culturale, politica, anche religiosa, e credo che questo sia un titolo di merito da apprezzare particolarmente.
Di lei, signor ministro, apprezzo inoltre la lealt e il coraggio con cui ha rivendicato, anche nel corso della prima parte di questa audizione, la continuit con l'opera del suo predecessore, il ministro Urbani. Ritengo che il ministro Urbani abbia fatto cose molto importanti, in condizioni estremamente difficili. Non questa la sede per ricordarle tutte - non sono mancate e non mancheranno le occasioni -; voglio soltanto ricordare il difficilissimo sforzo, compiuto in un momento finanziariamente quasi drammatico, di mantenere le risorse e ridurre al massimo i tagli e le limitazioni finanziarie per il suo ministero. Ricordo la dignit con la quale si opposto a questo tentativo inevitabile, da parte del Governo, di contenere le risorse disponibili per la cultura. Giustamente, il ministro Buttiglione afferma che si comunque raggiunta una soglia minima di finanziamenti, al di sotto della quale sar impossibile spingersi: al riguardo, ritengo che il ministro potr contare sull'apporto non solo della maggioranza, non solo degli amici di Forza Italia, ma anche dei colleghi dell'opposizione, che reputo parimenti consapevoli del problema esistente.
La sua relazione, signor ministro, conteneva molti altri spunti significativi, alcuni dei quali forse sono stati colti solo parzialmente da qualche intervento dei colleghi dell'opposizione. L'onorevole Grignaffini ironizzava in modo forse inopportuno sul concetto di anima di una collettivit, di un paese, della tradizione, riferito ai beni culturali, ricordando come, a suo giudizio, il Governo finora, attraverso il ministro Urbani, abbia privilegiato una visione mercantile - termine inteso in senso negativo, deteriore, dalla collega - dei beni culturali. Io credo sia un atto di grave ritardo culturale considerare alternativi, reciprocamente escludentisi, due aspetti invece assolutamente complementari, cio tutela e valorizzazione dei beni culturali come parte di una identit collettiva e nello stesso tempo come risorsa economica. Ritengo che i due profili siano assolutamente coerenti, se non altro perch il bene culturale, inteso come risorsa turistica, espressione di un paese che merita di essere conosciuto, visitato, proprio in quanto dotato di un'identit e di un'anima capaci di esercitare fascino e attrarre visitatori.
Certamente tale capacit correlata a tutta una serie di considerazioni sul funzionamento del sistema paese, dalle infrastrutture alla sicurezza, aspetti di cui non il caso di parlare in questa sede. Ad ogni modo, non avrebbe senso immaginare l'Italia come meta di turismo culturale se non si avesse una consapevolezza forte dell'identit, del valore, del significato della nostra storia, della nostra tradizione, delle grandi espressioni del pensiero, dell'arte e della spiritualit che caratterizzano il nostro paese. In questo senso, fondamentale il concetto che tutela e valorizzazione, come ricordava giustamente il ministro, siano connesse alla fruizione. Il bene culturale non fruibile un bene culturale fondamentalmente morto, inutile, privo di qualsiasi ragione d'essere. In proposito, ritengo che il codice dei beni culturali varato dal ministro Urbani, di cui ho avuto il privilegio di essere relatore in questa Commissione, abbia consentito di compiere molti passi avanti, garantendo anche un migliore e pi organico coinvolgimento dei privati.
Sono lieto, infine, che il ministro abbia ricordato come la norma sul silenzio-assenso, proprio grazie a quanto il suo predecessore e la nostra Commissione (in sede di parere sul provvedimento) hanno fatto, sia stata applicata solo in regime transitorio ai beni culturali; il ministro ha quindi evidenziato che nonostante l'opposizione ed altri avessero gridato alla svendita e ad ulteriori gravi pericoli, nulla accaduto, e soprattutto che il silenzio-assenso per i beni culturali non esiste pi, come avevamo detto e come l'opposizione auspicava.

Vengo ora ad un'altra questione significativa affrontata dal ministro, a proposito dello spettacolo. Il ministro ricordava che quella dello spettacolo prima di tutto un'industria, ancorch abbia specificit che non ci consentono di ricondurla sic et simpliciter soltanto ad una logica di mercato. La logica di mercato, tuttavia, come avviene per qualunque industria, deve esistere, sebbene non sia esclusiva. Quindi, immaginare che l'industria culturale possa continuare ad essere meramente assistita, significa non fare il bene n dei conti pubblici, n dello spettacolo, n della promozione culturale. Questo non soltanto per l'antica e un poco demagogica ma pur sempre vera considerazione che i sussidi riconosciuti alle attivit culturali e allo spettacolo siano per gran parte il risultato di una redistribuzione di ricchezza al contrario, dato che la collettivit dei cittadini, compresi i pi poveri, a pagare la possibilit per pochi - e normalmente piuttosto benestanti - di assistere ad una rappresentazione teatrale d'avanguardia (talora forse un poco improbabile) o ad opere cinematografiche
per soli addetti ai lavori, ma anche per la ragione pi complessiva che non si favorisce uno sviluppo sano, n dal punto di vista culturale n da quello industriale, consentendo di esistere a tutti in modo indiscriminato, senza una politica, senza scelte, senza una valutazione di qualit. So benissimo che intendersi sul concetto di qualit molto difficile, per le discriminanti devono esistere. Ritengo che quanto fatto dal ministro Urbani relativamente alla ridefinizione del finanziamento per il cinema sia stato un passo in avanti considerevole, tenendo conto che la politica seguita in passato di spese a pioggia ha di fatto prosciugato le risorse esistenti. pertanto impossibile procedere come si fatto sinora.
Concludendo, condivido il senso e l'impostazione generale della sua relazione, ministro. Ritengo che ci siano le premesse perch nei pochi mesi che operativamente ci separano dalla fine della legislatura il percorso avviato possa essere completato e forse ridefinito con qualche stimolo in pi. Ritengo che tutti i componenti della Commissione sarebbero felici di lavorare con spirito collaborativo, costruttivo e leale in questo senso.

GABRIELLA CARLUCCI. Ringrazio il ministro Buttiglione - che avr in carico la tutela dei beni culturali in questo scorcio di legislatura - per averci illustrato obiettivi ed indirizzi programmatici del suo ministero. Dobbiamo prendere atto con grande soddisfazione dell'impegno del dicastero per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio, anche attraverso la pi stretta relazione fra pubblico e privato per migliorare l'offerta dei servizi culturali, per favorire una cooperazione internazionale in grado di tutelare anche il patrimonio culturale di altri paesi, per una possibile rivisitazione del recente codice dei beni culturali e del paesaggio, per l'auspicabile definizione della figura professionale di restauratore
e conservatore dei beni culturali ed anche una pi stringente tutela dell'interesse archeologico di aree interessate alla realizzazione di opere pubbliche.
Va dato atto al ministro di tutto questo, come pure della continuit rispetto all'azione del suo predecessore.

Apprezziamo, inoltre, l'intento di ampliare alle persone fisiche la possibilit di effettuare erogazioni liberali nell'ambito dei beni e delle attivit culturali, fatto molto importante anche per il settore dello spettacolo. Auspichiamo che l'iniziativa del nuovo ministro, nei pochi mesi che ci separano dalla fine della legislatura, possa contribuire a creare un clima di serenit per il mondo dello spettacolo, che da troppo tempo costretto a confrontarsi con gravi ristrettezze economiche (del resto, gli ultimi tagli al Fondo unico per lo spettacolo sono recenti).
Si tratta di un impegno prioritario al fine di salvaguardare l'eccellenza artistica italiana e dare cos una dignit professionale a tutti coloro che operano nel settore dello spettacolo e che consentono la diffusione della cultura dello spettacolo in Italia e all'estero.
Sono alquanto critica sui provvedimenti varati dal ministro Urbani con riferimento al cinema: infatti, a un anno di distanza queste misure mostrano tutti i loro limiti. Tali limiti erano stati paventati, nella discussione in questa Commissione, per la rigidit di una visione che, pur condivisibile nel merito e nelle finalit, ha invece impoverito il sistema produttivo italiano, penalizzando in particolar modo i nuovi autori ed i nuovi registi.
Il famoso product placement, del quale tanto si discusso e che effettivamente negli Stati Uniti d'America ed in altri paesi dove stato utilizzato ha dato grandi risultati, in Italia non risultato quello strumento efficace ed in grado di attrarre capitali privati e dell'industria nel cinema. Tale
istituto, individuato come lo strumento per implementare i finanziamenti nei riguardi del cinema, a poco pi di un anno dalla sua attuazione si dimostrato un vero e proprio flop, non sostenendo i nuovi autori, i nuovi produttori e i nuovi registi.
D'altra parte, la crisi del cinema italiano sotto gli occhi di tutti: sufficiente in tal senso registrare il calo delle presenze oppure la tenuta del sistema a sala nei confronti del cinema italiano. Si tratta di dati evidenti che dimostrano una scarsa presenza del cinema italiano a fronte della preponderante ed assoluta predominanza del cinema statunitense, ma anche di altre cinematografie come quella francese e quella inglese. Il cinema italiano dunque marginale e poco rappresentato nelle grandi kermesse internazionali.
A mio avviso, per il cinema occorrono una serie di interventi correttivi volti in primo luogo ad aiutare i giovani talenti. Infatti, se la riforma del sistema del cinema tuttora condivisibile sul piano dei principi, dando spazio al merito in senso produttivo, il metodo utilizzato ha invece contratto la possibilit di produrre. Per questo, occorrono interventi correttivi volti ad aiutare i talenti ad emergere, intervenendo in uno di quei pochi settori del sistema Italia in grado di valorizzare il talento e di veicolarlo all'estero. Il cinema infatti un veicolo formidabile per proporre la nostra cultura ed in particolare il made in Italy. Prendo dunque atto dell'impegno volto a proporre la predisposizione di una direttiva comunitaria per la creazione di un mercato della produzione cinematografica di dimensione europea. un obiettivo auspicabile che andrebbe realizzato in tempi rapidissimi.
Occorre inoltre incrementare le risorse destinate al cinema: la nostra proposta era contenuta nel disegno di legge, che
adesso investe soltanto lo spettacolo dal vivo, ed era rappresentata dal famoso tax shelter, che sappiamo essere un meccanismo costoso, ma sicuramente efficace per supportare tutte le forme di spettacolo. Il problema delle risorse infatti non riguarda esclusivamente il cinema; esso investe tutte le forme di spettacolo, la danza, il circo, la musica, che si confrontano costantemente con i tagli del Fondo unico per lo spettacolo, al quale si attinge costantemente per far fronte a svariate esigenze. Tuttavia, non ci rendiamo conto che del mondo dello spettacolo fanno parte oltre 200 mila lavoratori, identificabili non soltanto con chi stipula contratti continuativi di portata miliardaria, ma anche con chi deve semplicemente vivere di questo. Pertanto, i costanti tagli per l'allestimento di opere di prosa comportano la riduzione delle tourne e del periodo nel quale si lavora. In tal modo, si riduce il guadagno di tanta gente che vive soltanto di questo.
In conclusione, chiediamo al ministro un impegno volto a difendere le risorse del Fondo unico per lo spettacolo, rovesciando questa logica. Ci apprestiamo ad esaminare ed approvare i documenti di bilancio, nell'ambito dei quali occorre proteggere questi finanziamenti rivolti allo spettacolo.
Le chiediamo quindi un impegno nei riguardi degli oltre 200 mila lavoratori che operano nel mondo dello spettacolo. Le chiediamo inoltre di agevolare l'iter di approvazione della legge quadro sullo spettacolo, calendarizzandola velocemente nell'agenda dei lavori parlamentari, prima alla Camera e poi al Senato. Sappiamo che purtroppo le diverse opinioni sul punto hanno ostacolato il cammino di questo provvedimento; chiediamo tuttavia al ministro di agevolare l'iter legislativo del provvedimento, indispensabile per il Fondo unico per lo spettacolo.

La preoccupazione riguarda le risorse economiche, in particolare quelle relative alla prosa: del paventato taglio del 10 per cento che dovrebbe riguardare la categoria del settore prosa vi stata nelle scorse settimane una riduzione per i soli teatri stabili, che avevano una media del 4 per cento. La grande preoccupazione investe ora le compagnie private (il 4 per cento riguardava infatti teatri stabili pubblici), che temono che il taglio del 10 per cento possa gravare ulteriormente sulle imprese private, determinando una sperequazione che gi esiste con il teatro stabile, settore sempre privilegiato rispetto alle imprese private, che per si occupano di tante attivit.
Un'ultima questione riguarda l'esigenza di assicurare le pi ampie garanzie sindacali ai lavoratori che operano nello spettacolo e che sono ancora considerati alla stregua dei lavoratori atipici; in tal senso, chiediamo al Governo di onorare questi lavoratori, riconoscendo loro la dignit umana e professionale dovuta nei riguardi di chi opera per la diffusione sociale e culturale dello spettacolo.

ANTONIO PALMIERI. Ho molto apprezzato il discorso sui cosiddetti caschi blu della cultura, perch in effetti questo apporto della nostra cultura nel mondo come restauratori consente quasi di figurarci quali restauratori di pace. Si tratta di qualcosa che deve essere valorizzato maggiormente anche nei riguardi dell'opinione pubblica italiana e dei paesi dove questo avviene.
Vorrei svolgere talune ulteriori considerazioni. Condivido l'impostazione vigorosamente identitaria che anche il collega Orsini ha riconosciuto nel suo intervento. Apprezzo altres l'invito alla resistenza del Piave sul bilancio, per cui avremo un ministro alpino che sar inaggirabile, uncontournable su questa linea e al quale non faremo mancare il nostro apporto.

Nel merito, vorrei sottolineare come nel corso del suo intervento uno dei tratti cruciali sia stato un concetto che pu essere sintetizzato in uno slogan: usiamo bene ci che abbiamo. Lei in tal senso ha fatto riferimento all'uso delle nuove tecnologie e alle possibilit che queste possono rappresentare per valorizzare il patrimonio artistico.
Le segnalo una notizia dei giorni scorsi: si conclusa la gara per il portale Italia.it., che rappresenta sicuramente una grande opportunit. Occorre vigilare su tale opportunit perch non venga sprecata, in quanto pu rappresentare quel cancello aperto al mondo, attraverso il quale sostenere il turismo culturale.
In conclusione, segnalo di non aver riscontrato, nel corso della sua relazione, alcun riferimento allo sport. Certamente la nostra Commissione ha lavorato in modo unitario, attraverso l'adozione di importanti provvedimenti in favore dello sport dilettantistico e di base, che rappresentano formidabili tessitori di pace e di integrazione nel nostro paese. Abbiamo lavorato per lo sport in favore dei disabili e per un museo dello sport; abbiamo effettuato un'indagine conoscitiva sul calcio professionistico; infine ricordo le Olimpiadi di Torino del prossimo anno. In effetti, su tale versante occorrerebbe ribadire l'attenzione del ministero che lei dirige e che pu anche contare su un uomo dell'intraprendenza sportiva e della cultura del calibro del sottosegretario Pescante.

PRESIDENTE. Do la parola all'onorevole Lolli.

GIOVANNI LOLLI. Vorrei innanzitutto evidenziare come in effetti dalla relazione del ministro non sia possibile cogliere alcun riferimento allo sport. Ad un'attenta lettura della relazione consegnata dal ministro, non risulta infatti alcun cenno in tal senso; si tratta di un documento intitolato Linee
programmatiche per l'attivit del Ministero: spero quindi di non incappare in una critica di ingenerosit! Non ho intenzione di infierire; tuttavia, intendo sottoporre al ministro alcune riflessioni: l'assenza di ogni riferimento allo sport corrisponde purtroppo ad una cultura largamente maggioritaria, molto diffusa nella politica italiana, di centrodestra e di centrosinistra.
un problema ampiamente sottovalutato dalla politica, ma al contempo assai presente nella vita sociale e civile dei cittadini italiani. Le far pervenire un recente studio effettuato su tale argomento: si parla addirittura di oltre 25 milioni di praticanti sportivi in questo paese. Probabilmente, non si tratta soltanto di un fenomeno quantitativamente esteso, ma anche qualitativamente in via di trasformazione. Per esempio, esso contribuisce, pur tra mille problemi, a determinare una quota consistente del prodotto interno lordo, essendo anche lo spettacolo pi seguito in Italia, quindi rappresentando una leva decisiva per altre attivit connesse. Penso, per esempio, a tutta la vicenda relativa allo sviluppo delle piattaforme televisive. Si tratta, inoltre, di un'attivit che coinvolge in maniera pi o meno diretta un'articolazione di soggetti pubblici, privati e del privato-sociale. quindi un grande fenomeno, in profonda trasformazione.
Tuttavia, a questo fenomeno di grande importanza e fortemente in crescita non corrisponde un'attivit legislativa, un sistema organizzativo e, per cos dire, di governo all'altezza. Si creata quindi una forte contraddizione tra le domande e le aspettative, molto complesse, che provengono dallo sviluppo concreto del fenomeno, e le risposte che si rinvengono in un cartello istituzionale e di governo fermo in definitiva alla legge adottata nel 1942.
Tale contraddizione comporta effetti vistosi, che determinano un gap fra il nostro paese e gli altri. Vorrei segnalarne alcuni. Per la scuola, esiste una convenzione europea che prevede che nelle scuole secondarie debbano essere impartite almeno tre ore di educazione fisica. In Italia se ne praticano soltanto due ed addirittura si dovuto contrastare il tentativo di ridurle ad una sola ora. Siamo inoltre l'unico paese nel quale non esiste un'attivit motoria formativa degna di questo nome nella scuola primaria.
Sul piano della sanit, da quasi tutte le indagini e gli studi sulle malattie emerge che lo sport un'attivit preventiva essenziale. Tuttavia, questo aspetto di fatto ignorato.
Infine, vi la questione dell'impiantistica e dello sport dilettantistico: come mai in Italia esiste un mondo dilettantistico cos esteso, con oltre 100 mila societ dilettantistiche, che un fenomeno che non esiste in altra parte del mondo? La mia spiegazione la seguente: lo Stato non ha predisposto, come avviene in tutti gli altri paesi moderni, un degno servizio per far fronte alla domanda di sport da parte dei cittadini. La societ ha quindi provveduto ad organizzarsi da s, attraverso un enorme movimento di volontari, in condizioni legislative proibitive, al limite della illegalit e in una situazione di vero e proprio tormento per questi cittadini.
Esiste quindi un gap notevole: sufficiente in tal senso considerare la portata della battaglia strategica consumatasi ieri tra due grandi paesi come la Francia e l'Inghilterra per l'assegnazione dei giochi olimpici del 2012.
Viviamo in un paese che storicamente, ed anche negli ultimi quattro anni, continua a marcare su questo problema un ritardo ed una disattenzione gravi. Sono stato tuttavia impreciso: non vero che questo Parlamento si sia completamente disinteressato rispetto al tema. Anzi, anche il lavoro svolto in
questa Commissione, del quale do atto alla presidenza e a tutti i colleghi, stato diretto ad attribuire una minima organicit alle tante misure adottate, che sono apparse spesso assai frammentarie e tese a fronteggiare qualche emergenza legata alla violenza o al fallimento di una societ sportiva professionistica. In questa Commissione si ha dunque a disposizione il frutto di un'attivit tesa a mettere ordine all'interno di questa materia.
Per esempio, in questa legislatura, insieme, abbiamo ripreso il contenuto di un articolo di una legge finanziaria precedente. attraverso il quale abbiamo cominciato a dare una prima sistemazione logica ai problemi fiscali e giuridici delle societ sportive.
Abbiamo inoltre svolto una indagine sul calcio professionistico e prodotto, alla fine, un documento unitario, votato unanimemente dalla Commissione, nel tentativo innovativo e serio di risolvere i problemi concreti del settore.
Tuttavia, nonostante la presenza nel di Governo un sottosegretario molto informato e particolarmente acuto, spero che, da questo punto di vista, lei voglia marcare una discontinuit: siamo partiti male ma siamo ancora in tempo per correggere la rotta. Sono state, di fatto, disattese le indicazioni che avevamo fornito nell'ambito dell'indagine condotta sul sistema calcio in merito alla riforma di tale sistema. Ebbene, leggendo i giornali in questi giorni si scopre che ci risiamo. Vedr cosa accadr nei prossimi giorni: squadre sull'orlo del fallimento, deputati che si mobilitano in difesa di questa o quella citt e cos via.
In realt, fino a quando non si introdurranno le riforme, fino a quando non si affronteranno in maniera strutturale i
problemi di questo mondo cos complesso, continueremo inesorabilmente ad alimentare polemiche: noi ci avevamo provato ma non ci siamo riusciti.
Il Governo, dal canto suo, in occasione di quell'indagine, aveva preso l'impegno di aprire un tavolo per mettere insieme province e comuni e presentare una proposta di snellimento delle procedure al fine di trasformare gli stadi in strutture polivalenti e polifunzionali, sul modello di quanto gi avviene in altri paesi: anche questa ipotesi rimasta tale.
Spero che nei prossimi giorni - se lo vorr, insieme a noi - lei possa trovare il modo di occuparsi della questione. Nel frattempo, per, vorrei segnalarle un altro problema emergente. So che si aggira misteriosamente nelle stanze dei diversi ministeri uno strano decreto di cui non sono riuscito a prendere visione. Si tratta di un decreto di trasformazione di un istituto importantissimo: il credito sportivo. Vorrei capire che cosa si sta preparando e se sono vere le indiscrezioni che filtrano, secondo cui si penserebbe di prendere il cash di questo istituto, cio le riserve che sono state prodotte dal 1957 ad oggi dallo sport italiano (si tratta del 2,4 per cento dei proventi riscossi da Totocalcio e simili). Purtroppo, per una serie di motivi che non il caso di discutere in questa sede, questo istituto, nel corso della sua attivit, non stato messo in condizione di funzionare realmente a favore dei comuni e delle societ sportive, i veri titolari ed esercenti degli impianti.
Tuttavia, non avendo noi altre grandi risorse pubbliche a cui attingere, quella la grande riserva che potrebbe consentire un ammodernamento del sistema degli impianti sportivi nel nostro paese, che - lo ripeto - un sistema quantitativamente in linea con quello degli altri paesi europei, ma dal punto di vista della concezione degli impianti medesimi necessita di adeguamento ed ammodernamento. Stiamo attenti:
se, attraverso questo decreto, si arriver a depatrimonializzare questo istituto, pure a vantaggio di altre soluzioni certamente altrettanto degne, ci si tradurr in un depauperamento delle possibilit di attuare una politica sportiva innovativa.
Per questo motivo la prego innanzitutto, se ha notizie in merito, di riferirle ora in questa sede e, in ogni caso, di seguire nei prossimi giorni con particolare attenzione anche questa vicenda.

ANTONIO PALMIERI. Vorrei soltanto rimarcare che per fortuna lo Stato non si occupato dello sport; per fortuna che la societ si autorganizzata per rispondere alla domanda di sport.

ANDREA COLASIO. Signor ministro, ho apprezzato le sue dichiarazioni e molti dei punti da lei sottolineati. Per quanto concerne il silenzio-assenso, bene essere chiari visto che si tratta di una battaglia che ci ha coinvolti in prima linea.

Il decreto in essere, quello approvato, ha modificato l'articolo 20 della legge n. 241; tuttavia, esiste un problema tecnico, perch l'articolo 20 della legge n. 241 parla esplicitamente di patrimonio culturale. La norma in oggetto sul silenzio-assenso preliminare e propedeutica alla definizione e alla verifica dell'interesse culturale, ergo fuori, tanto per essere chiari!
Poich si discute sulle modalit della procedura e il silenzio-assenso definisce la scansione temporale entro la quale il dirigente regionale pu stabilire se il bene abbia o meno un valore intrinseco, evidente che il silenzio-assenso, applicato al valore intrinseco di un bene culturale, non ha senso, perch non una procedura accertativa: era questo l'oggetto del contendere.

Poich ho molto apprezzato ci che lei ha riferito e poich non pertinente la norma che stata modificata, la invito a darmi una risposta in questo senso: disposto a modificare, ad annullare tale ipotesi?

Sono d'accordo con lei sul fatto che non si sia prodotto alcun effetto devastante, ma questo perch il nostro sistema delle sovrintendenze un corpaccione che sa mettere in moto difese inerziali; conseguentemente era sufficiente produrre una risposta positiva sull'interesse culturale. Tuttavia ci non corretto e ritengo che sia sbagliato il principio dell'articolo 27 del decreto n. 269 perch si introduce un principio contrario a tutta la nostra storia e alla legislazione sul patrimonio culturale, dalla legge Casati del 1912 alla legge del 1939.

Attendo quindi una dichiarazione esplicita da parte sua perch si tratta di un principio che contrasta con la nostra storia: occorre abrogare il disposto dell'articolo 27, che introduce un criterio aberrante.


In secondo luogo, ho molto apprezzato il riferimento all'anima, anche perch un suo predecessore, seppure in altro contesto nazionale - penso a Malraux -, proprio nel 1959 evocava le maison de la culture quali le grandi cattedrali gotiche come il luogo in cui doveva prodursi quella emozione tale da fare s che un soggetto porti l'animo oltre il confine della sua anima. Ci estremamente interessante perch attiene alla dimensione identitaria. Giustamente, il bene culturale costitutivo della nostra identit; quindi, altro che oggetto o prerequisito funzionale per politiche turistiche! Sicuramente pu essere anche questo, ma le nostre pietre, piazze, i nostri borghi medievali, le chiese, i monasteri sono il punto di snodo, come lei evocava, tra passato e presente. Insomma, si tratta del luogo di confine dove si costruiscono processi identitari.
Allora, va anche detto che la specificit, nel nostro patrimonio culturale, data da questa non soluzione di continuit tra testo e contesto, nel senso che noi abbiamo a disposizione una sorta di museo territoriale diffuso. Pertanto, vanno valutate attentamente le modalit con cui oggi, a fronte di quello che personalmente ritengo essere un processo di territorializzazione delle politiche della cultura, si valutano i modelli istituzionali da adottare e mettere in atto.
Francamente, non leggo la valorizzazione come un processo negativo (sono d'accordo con lei), anzi, questa non mai stata correlata alla riduzione a merce del nostro patrimonio culturale. Si tratta di una modalit che sottolinea, invece, la necessit della fruizione. Proprio perch il bene culturale un bene squisitamente identitario e relazionale, senza fruizione, esso rischia di essere un tempio separato dalla comunit cui invece appartiene, quindi un elemento non costitutivo della sua identit.
Cos come giustamente lei evocava, l'estetica crociana qualche problema lo crea perch dentro la logica del puntiforme, del bello singolarmente inteso. Invece oggi una moderna politica dei beni culturali deve essere a rete. Giustamente lei ha richiamato l'integrazione del nostro sistema museale. In particolare, ricordo che n voi, n noi abbiamo applicato l'articolo della Bassanini che prevedeva, finalmente, il passaggio agli enti locali di gran parte del nostro patrimonio culturale che - ripeto - minore. Lei, signor ministro, giustamente ha sottolineato il ruolo dei governi territoriali come punto di snodo sia per l'attivit, sia soprattutto - aggiungo - per le politiche dei beni culturali. Le ricordo che in Sicilia l'autonomia speciale esiste dal 1947: personalmente, ritengo paradossale che regioni come Toscana o Veneto ne siano ancora prive, tanto pi che, attualmente, vi sono tutte
le condizioni perch lo Stato, inteso come struttura centrale, eserciti una funzione di verifica e di controllo sulla logica vincolistica, alla luce della giustiziabilit del vincolo stesso, che non potr pi risultare privo di motivazione.
Fatte queste premesse, vorrei soffermarmi sui reali problemi che il suo ministero, signor ministro, sar chiamato ad affrontare. Dobbiamo tener conto, purtroppo, di alcuni fattori negativi, quali il tasso di invecchiamento del personale della sovrintendenza - problema particolarmente gravoso -, o l'inadeguatezza delle risorse disponibili. Riguardo a questo ultimo aspetto, il suo predecessore caduto, come abbiamo fatto notare spesso in questa sede, nella grande trappola dell'Arcus: riteneva di poter disporre di 5.250 miliardi di vecchie lire, quando invece - come lei sapr bene - le risorse si sono ridotte a circa 200 miliardi. Le politiche culturali promosse dal suo predecessore erano interamente impostate sull'assunto implicito - poi rivelatosi errato - di poter contare su risorse crescenti. Questo ha ovviamente generato non pochi problemi: della quota di finanziamenti - compresa tra 3 mila e 5 mila miliardi - invocata dal ministro Urbani, per l'implementazione delle politiche culturali, non si mai avuto traccia. In proposito, una risposta potrebbe pervenire dall'attivazione di risorse esterne, che ritengo essenziali: ben vengano, quindi, le fondazioni! Lei ha evocato, giustamente, il caso di Torino, che sicuramente emblematico. Ritengo per che sia comunque necessario, signor ministro, lavorare di pi nel senso indicato: sono ancora moltissimi i complessi museali territoriali che non dialogano con il sistema delle fondazioni. Al riguardo, il suo ministero potrebbe svolgere un grande ruolo.
Venendo, poi, alle politiche dello spettacolo, non possiamo che esprimere preoccupazione per le conseguenze del decreto-legge
n. 106 che, paradossalmente, proprio mentre in corso di definizione la legge quadro in materia, riduce ulteriormente il FUS, il quale - considerata la spesa storica e la mancata indicizzazione - ha conosciuto un decremento pari al 40 per cento.
Vorrei fare un'ulteriore considerazione: crediamo che i governi territoriali, le regioni possano e debbano svolgere un grande ruolo nella promozione di rapporti nuovi tra centro e periferia, finalizzati ad accrescere la domanda culturale. Come ho gi avuto occasione di rammentare, infatti, la legge Corona ed il FUS non hanno consentito di raggiungere questo obiettivo in quelle aree che, non a caso, definisco di deserto culturale. Esaminando i dati disaggregati sulla distribuzione del FUS possibile riscontrare l'esistenza di centri e periferie e, ahim, in pi di trent'anni di FUS, tale articolazione non mutata. Ecco perch ritengo determinante affermare ora un mutamento in termini di modelli istituzionali. In tal senso, crediamo che le regioni siano i soggetti pi vicini alla comunit territoriale e possano e debbano svolgere il loro ruolo dialogando con i territori di riferimento. Purtroppo, ministro, gli emendamenti da voi presentati vanificano il lavoro che nella Commissione il relatore ha svolto per anni, di intesa con le regioni, reintroducendo, di fatto, un processo di centralizzazione nelle commissioni e nelle strutture ministeriali: nutriamo grande stima per queste ultime, resta ferma, tuttavia, la loro incapacit di interazione con il territorio.
Apprezzo, inoltre, il riferimento alle specialit culturali, ed evidente che il cinema - in ci concordo con l'onorevole Carlucci - debba muoversi solo in un contesto europeo. Apprendo con favore che proprio la collega - la quale ha seguito l'iter del provvedimento intervenuto nel settore - dichiari, in questa sede, che qualcosa non ha funzionato, soprattutto per la promozione di nuovi autori e produttori. Si presti anche attenzione al fatto che il settore cinematografico nel nostro paese dovr confrontarsi con nuovi avvenimenti a breve scadenza. Ritengo ragionevole ritenere che proprio entro la fine del 2005 grandi imprese lanceranno la playstation 3, o Intel, un'innovazione tecnologica che consentir di spostare il luogo di fruizione del prodotto cinematografico dalle sale alla propria abitazione. Nell'apprezzare il lavoro svolto dalla commissione Vigevano, suggerisco di concentrare gli sforzi comuni particolarmente sulla gestione dei diritti informatici: sicuramente necessario saper coniugare l'identit, la storia e la tradizione, ma soprattutto fondamentale capire che l'innovazione tecnologica impone - e mi auguro di ottenere risposte in merito - una maggiore attenzione anche a ci che, con formula sintetica, possiamo definire dilemma digitale.

FLAVIO RODEGHIERO. Ringrazio, in primo luogo, il signor ministro per la sua relazione e mi compiaccio che sia proprio lui a ricoprire questo ruolo, per la sua personale ma anche istituzionale esperienza nell'ambito delle politiche comunitarie. Ci gli consentir di valutare le iniziative da intraprendere in materia di beni e attivit culturali in termini comparativi, parametrandole a quanto avviene in Europa; gli permetter di coordinare alcune misure significative (come gi stato detto a proposito della direttiva che si desidera venga proposta dalla Commissione europea sul cinema) e di lavorare perch a livello europeo l'integrazione raggiunga i livelli istituzionali, consentendo a noi di coordinarci non solo con l'Unione europea ma anche con il Consiglio d'Europa e, in alcuni specifici settori, con l'UNESCO.
Alla luce di quanto stato detto dai colleghi in questa sede, vorrei anche ringraziare del lavoro svolto il ministro precedente, Giuliano Urbani, avendo egli dimostrato attenzione non solo alle problematiche ministeriali, con tutta la sua sensibilit e competenza, ma anche alle realt locali, sebbene molti degli interventi intrapresi a riguardo non abbiano ottenuto la stessa pubblicit di altre iniziative ministeriali. Lo ringrazio per l'attenzione rivolta ai beni culturali locali, anche in termini finanziari. una considerazione che ritengo necessario svolgere, anche alla luce della continuit che sembra caratterizzare certe iniziative che si ritenuto di intraprendere a livello ministeriale.
Sul valore del patrimonio culturale, sul significato dei beni culturali in termini di identificazione di una collettivit e di integrazione con un certo territorio, non possiamo che condividere, naturalmente, le considerazioni gi espresse in questa sede. Si tratta di un tema complesso ed articolato, evidentemente correlato alle competenze locali. In tal senso, potremmo aprire una riflessione molto ampia sulle osservazioni formulate nel corso di questa audizione circa i progetti di autonomia speciale in materia culturale. certamente interessante il progetto proposto dalla regione Toscana, bench individuare soluzioni in termini di specialit esprima ancora un modo di pensare tipicamente italiano: il caso tedesco, che lei conoscer bene, signor ministro, dove esiste un ministro per la cultura in ogni land, esprime, ad esempio, un modello federalista responsabile di aver dato luogo ad una suddivisione di competenze senza ricorrere a concetti di specialit. Nel sistema federale tedesco, in altri termini, proprio la componente identitaria a spiegare la ripartizione di competenze tra i lnder in ambito culturale sul territorio.
Si gi parlato del FUS e del tentativo del ministro Urbani di limitare i tagli al suo dicastero, attraverso l'Arcus: sebbene riconosca l'importanza e l'incisivit dello strumento - nonostante la decurtazione delle risorse operata -, ritengo che la Commissione debba ottenere in tempi brevi un'informativa pi ampia sulle attivit svolte, anche per riflettere e confrontarsi con maggiore chiarezza su alcune scelte.
Il ministro ha bene evidenziato, poi, la necessit che il capitolo cultura sia stralciato dalla direttiva Bolkestein: in tal senso, potr contare sul contributo che intendiamo offrire anche in qualit di componenti - tra cui io stesso mi annovero - della Commissione politiche dell'Unione europea, affinch sia possibile - per quanto ci compete nell'ambito della fase ascensionale di partecipazione alle decisioni europee - approvare sollecitamente le opportune modifiche a questa direttiva.
Si colto, tra le righe della sua relazione, un atteggiamento di profondo rispetto verso il mondo della cultura, emblematico di un approccio positivo teso alla valorizzazione della libert e dell'autonomia di questo settore. Tuttavia, credo debba essere preminente, rispetto a ci, l'indicazione di una assunzione di responsabilit da parte di chi gestisce le risorse a disposizione. Penso al fondo, alle fondazioni lirico-sinfoniche, al contesto di comparazione europea, alla necessit di attestarci agli standard europei in termini retributivi (in Italia siamo ancora a 16 mensilit) e di ore lavorate, alla necessit di concludere contratti sui parametri europei e farli rispettare. Penso alla limitatezza della programmazione, quando l'Opra Bastille con i suoi quattro teatri rappresenta un'opera tutti i giorni, senza parlare del rapporto sproporzionato fra settore amministrativo ed artistico. Da questo punto di vista, sarebbe anche interessante rapportarci alla Francia che finanzia solamente due istituzioni, l'Opra Bastille di Parigi e quella di Strasburgo, mentre tutto il resto di competenza regionale.
Facendo riferimento al testo unico, relativamente allo spettacolo dal vivo, a noi dispiace che non sia stata posta
alcuna attenzione alla necessit di razionalizzare la disciplina fiscale. Crediamo che questo sia, in tutti i settori ed anche in quello del cinema, la vera chiave di volta: in particolare, faccio riferimento all'applicazione dell'IVA al 10 per cento sui fonogrammi, sui CD, sui DVD musicali e sugli altri strumenti analoghi, al fine di favorire la diffusione della cultura musicale, nonch su tutti i contratti connessi alla realizzazione degli spettacoli, per avvicinarci almeno in parte al 4 per cento vigente in Europa. Credo che vada incrementata la strada delle erogazioni liberali. gi stato evidenziato con riferimento all'estensione delle persone fisiche.
Tuttavia, vi sono altre iniziative che potrebbero essere adottate, in relazione alla filosofia della quale il ministro si fatto portavoce nell'intervenire nel settore: penso, ad esempio, alla valorizzazione dei principi indicati nella legge 11 agosto 1991, n. 266, al fine di favorire la collaborazione delle associazioni di volontariato e delle cooperative giovanili a sostegno dei servizi di fruizione dei beni culturali. Vi sono tante proposte di legge sul tema e dipende anche da noi la calendarizzazione delle stesse.
Chiedo tuttavia un impegno del Governo a fronte anche di talune ombre oscure che vi sono nella gestione di alcune realt: penso a quella dei musei, che sono enti separati, soggetti al Ministero delle finanze in quanto spazi nei quali si detengono beni dello Stato, su cui auspico un intervento efficace.
Allo stesso modo, in tema di promozione degli interventi dei privati e di erogazioni liberali, penso alla realt delle ville venete, una realt tanto importante come patrimonio privato-pubblico (e penso anche alla realt tuscolana e a quella partenopea), rispetto alla quale vi la necessit di rivedere la legge del 2 agosto 1982, n. 512.


Si tratta di una competenza del Ministero delle finanze, ma rientra anche in quell'operazione di sostegno al settore delle attivit culturali, alla luce della filosofia che il ministro ha illustrato nella sua relazione. Credo che in tal senso occorra un maggior coordinamento fra i ministeri competenti.

Allo stesso modo, per quanto concerne la valorizzazione, come sottolineato anche dal ministro Urbani nella sua relazione, del brand italiano nel contesto internazionale, occorre coordinarsi maggiormente insieme agli enti competenti sia statali sia regionali, i quali troppo spesso mostrano una tendenza alla dispersione di iniziative, che ostacola la valorizzazione del nostro patrimonio.

FABIO GARAGNANI. Non ripeter alcune considerazioni gi svolte da altri colleghi; tuttavia, intendo rivolgere un invito al ministro nel senso di dare una maggiore dimensione nazionale agli interventi in materia culturale. vero che contano le autonomie regionali, ma credo anche che in una materia come questa la frammentazione rischi di produrre diversit di interventi e di approcci, non rispondendo a quelle esigenze ricordate in molti interventi. In particolare, in materia di istruzione e di beni culturali ed artistici, elementi identitari del nostro paese, occorre predisporre una nuova dimensione.
In secondo luogo, occorre tenere presente la necessit di non enfatizzare la dimensione economicista dei medesimi, valorizzando quella culturale, che deve essere rilevante nella politica del Ministero per i beni e le attivit culturali. In questo senso, e non per contraddire il collega Colasio, dinanzi alle necessit - e si pensi ai problemi posti dalle diverse sovrintendenze - credo che un processo di centralizzazione a livello ministeriale possa essere utile ed opportuno, dal momento che molto spesso gli enti locali e le regioni non riescono dal punto di vista economico a far fronte a determinati oneri.

Pongo inoltre l'esigenza, della quale ho gi parlato con il precedente ministro Urbani, di rivedere la legge sulle fondazioni lirico-sinfoniche: la legge ha s colmato una serie di vuoti, ma ha mostrato determinate lacune, soprattutto sotto il profilo dell'allocazione delle risorse e sul piano del ruolo dei privati. Occorre intervenire per evitare che quasi tutti gli enti lirici chiudano. In una situazione relativamente soddisfacente vi soltanto la Scala di Milano, sia pure con alcuni problemi. Pertanto, occorre porsi il problema di una modifica e non di uno snaturamento della normativa, nell'ottica secondo la quale i problemi fondamentali delle fondazioni lirico-sinfoniche non possono essere risolti soltanto in una dimensione di pareggio o di attivo di bilancio. necessario in particolare verificare per quale ragione il finanziamento privato, sul quale si contava moltissimo negli scorsi anni, non abbia dato i risultati sperati. Chiudiamo le fondazioni lirico sinfoniche perch non ci sono sufficienti finanziamenti privati?
Un'ultima considerazione concerne la materia degli enti culturali: mi domando se non sia il caso di abbandonare una mentalit consociativa, che ha sempre caratterizzato la storia dell'Italia repubblicana nel finanziamento della spesa storica e nelle garanzie a rendite di posizioni consolidate, senza alcuna verifica precisa e puntuale sulla validit dei progetti culturali. In sostanza, opportuno che gli enti culturali beneficino, anno per anno, di determinati contributi senza alcun esame particolare? In questo modo disincentiviamo l'ingresso di altri organismi culturali ed interculturali che ne avrebbero la
possibilit e la titolarit. Anche in questa materia, assai delicata, occorre affrontare il problema all'insegna di una politica largamente innovativa.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro ed i colleghi intervenuti, ricordando che in un'altra seduta avr luogo la replica del ministro.
Rinvio quindi il seguito dell'audizione ad altra seduta.

La seduta termina alle 15,15.

www.camera.it


news

16-10-2017
MANOVRA, FRANCESCHINI: PIÙ RISORSE PER LA CULTURA E NUOVE ASSUNZIONI DI PROFESSIONISTI DEI BENI CULTURALI

15-10-2017
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 15 OTTOBRE 2017

24-09-2017
Marche. Le mostre e la rovina delle montagne

07-09-2017
Ascoli Satriano, a fuoco la copertura di Villa Faragola: la reazione di Giuliano Volpe

30-08-2017
Settis sui servizi aggiuntivi nei musei

29-08-2017
Carla Di Francesco il nuovo Segretario Generale - MIBACT

25-08-2017
Fotografie libere per i beni culturali: nel dettaglio le novit apportate dalla nuova norma

21-08-2017
Appello di sessanta storici dell'arte del MiBACT per la messa in sicurezza e la salvaguardia del patrimonio monumentale degli Appennini devastato dagli eventi sismici del 2016

19-08-2017
Dal 29 agosto foto libere in archivi e biblioteche

19-08-2017
Cosenza, brucia casa nel centro storico: tre persone muoiono intrappolate. Distrutte decine di opere d'arte

12-08-2017
Antonio Lampis, nuovo direttore generale dei musei del MiBACT

06-08-2017
L'appello al Presidente Mattarella: i beni culturali non sono commerciali. Come aderire

04-08-2017
Istat: mappa rischi naturali in Italia

03-08-2017
APPELLO - COSA SI NASCONDE NELLA LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA

31-07-2017
Su eddyburg intervento di Maria Pia Guermandi sulle sentenze del Consiglio di Stato e su Bagnoli- Stadio di Roma

31-07-2017
Comunicato EC Il Colosseo senza tutela: sulle recenti sentenze del Consiglio di Stato

30-07-2017
Dal blog di Giuliano Volpe: alcuni interventi recenti

27-07-2017
MiBACT, presto protocollo di collaborazione con le citt darte per gestione flussi turistici

26-07-2017
Franceschini in audizione alla Commissione Cultura del Senato

25-07-2017
Franceschini domani in audizione alla Commissione Cultura del Senato

25-07-2017
Franceschini: Musei italiani verso il record di 50 milioni di ingressi

25-07-2017
COLOSSEO, oggi conferenza stampa di Franceschini

20-07-2017
Questa legge contro i parchi e le aree protette, fermatela: appello di Italia Nostra alla Commissione Ambiente del Senato

18-07-2017
CAMERA DEI DEPUTATI - COMMISSIONE PERIFERIE - Audizione esperti (Bovini e Settis)

15-07-2017
Ricordo di Giovanni Pieraccini, di Vittorio Emiliani

12-07-2017
Comunicato di API-MIBACT sui Responsbili d'Area nelle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti, Paesaggio

11-07-2017
Rassegna Stampa di TERRITORIALMENTE sul patrimonio territoriale della Toscana

10-07-2017
Il tradimento della Regione Toscana nella politica sui fiumi

06-07-2017
Per aderire all'appello sul Parco delle Alpi Apuane

05-07-2017
Appello al Presidente Enrico Rossi per la nomina del Presidente Parco regionale delle Alpi Apuane

Archivio news