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Norme per la tutela e la valorizzazione del territorio predappiese (Balboni e altri)
2005-05-19

N. 3436
DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori BALBONI, SPECCHIA, ZAPPACOSTA, MULAS, BATTAGLIA Antonio, TOFANI e MORSELLI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 19 MAGGIO 2005

———–

Norme per la tutela e la valorizzazione
del territorio predappiese

———–

Onorevoli Senatori. – La storia di Predappio inizia sin dall’epoca dei romani. In quegli anni infatti Augusto divise l’Italia in undici province. Predappio era parte della sesta provincia, insieme a Mevaniola e Sarsina. Quanto al toponimo, sfatata ormai la leggenda della fondazione per opera dell’avventuriero francese Jean d’Epée nel 1283, si narra che il nome derivi dall’insediamento in queste località di una antica famiglia romana: gli Appi. La località venne così denominata Presidium Domini Appi e abbreviata con Pre.D.i.Appi. Nella frazione di Fiumana, a conferma di ciò, sono stati trovate pochi anni fa le rovine di una antica villa romana.

Alcuni riportano più semplicemente al significato di «roccia», ampiamente giustificato dall’enorme masso di puddinga che svetta fra il terreno argilloso e su cui ancora oggi sorge il castello (Predappio Alta).
Com’è noto, Predappio appartenne al feudo Calbolesco. La vecchia famiglia feudale dei Particeto de Saxo cedeva una parte del suo dominio ad una nuova famiglia feudale, quella dei Calboli, che solo intorno al 1270 riesce a farsi luce nella storia locale, pure affermandosi subito come la più schietta rappresentante del guelfismo romagnolo. Ranieri de Calboli è uno dei principali attori della famosa «guerra di Romagna» contro Forlì che per tre anni (1277-79) insanguinò con varie vicende tutta la zona, e fu uno dei protagonisti, come lo sarà poi il nipote Fulcieri, delle lotte partigiane in Forlì contro gli Ordelaffi e gli Orgogliosi, lotte nelle quali i Calboli non ebbero il sopravvento.
Predappio, per quanto rocca fortissima, non sfuggì alle vicende dei tempi, venne a tratti occupata dai ghibellini forlivesi (Guido di Montefeltro nel 1278), dagli Orgogliosi (1304), dagli Ordelaffi (1358), dalle truppe del cardinale Albornoz, eccetera, ritornando pur sempre al dominio dei Calboli.
Arrivando ai tempi recenti, sino al 1927 l’odierna frazione di Predappio Alta era anche capoluogo.
A tal data risale il suo trasferimento nell’area valliva sottostante, denominata Dovìa; tale spostamento, motivato dal timore di cedimenti e frane della roccia del paese originario, rappresentò l’occasione per la fondazione e la costruzione nella terra natale di Benito Mussolini di un abitato rispondente in toto ai dettami dell’urbanistica e dell’architettura fasciste.
Strutturata su un sistema viario tipicamente latino, con tutte le strade secondarie parallele fra loro e perfettamente perpendicolari al viale principale, la cittadina fu organizzata intorno a due centri principali ancora oggi ben visibili: quello economico (mercato dei viveri, mercato del bestiame) e quello istituzionale della piazza su cui si affacciano il palazzo municipale, la chiesa parrocchiale, la sede dei servizi sanitari, la caserma dei Carabinieri e la casa del fascio.
I maggiori architetti, che Benito Mussolini in persona chiamò a Predappio per farne la propria città di fondazione, riuscirono ad inglobare nella struttura equilibrata e razionale della cittadina i due luoghi maggiormente simbolici della sua storia recente: la casa natale di Mussolini, oggi sede di iniziative culturali di approfondimento della storia del Novecento, ed il cimitero di San Cassiano in Pennino che, realizzato per riunire in un unico mausoleo le tombe di Rosa Maltoni ed Alessandro Mussolini, oggi ospita la tomba dell’intera famiglia Mussolini e, a poca distanza, quella dell’illustre uomo politico predappiese Adone Zoli.
La struttura e gli edifici di Predappio costituiscono la testimonianza di un vero e proprio «museo all’aria aperta», che residenti e turisti possono visitare seguendo un percorso guidato, ideato dall’amministrazione comunale in collaborazione con le istituzioni e con il mondo universitario, denominato Museo urbano.
Esso si propone di essere una guida alla visita delle testimonianze più significative dell’architettura del periodo fascista, giunte a noi pressochè inalterate, attraverso un itinerario segnalato da pannelli esplicativi elaborati con testi ed immagini.
Diventa possibile in questo modo «leggere» il paese recuperando la memoria storica ed il valore simbolico che questo assunse all’epoca, con l’obiettivo di contribuire a valorizzare e conservare un patrimonio storico-artistico e culturale comune.
Strutturata sul rapporto fra la semplicità della casa natale del «duce» e la fondazione del centro abitato, l’invenzione del «paese di Mussolini» si poneva come obiettivo quello di tracciare e saldare il legame fra le origini popolari del capo del governo e la modernità impressa dal regime attraverso le opere pubbliche. L’iniziativa di costituire il museo urbano di Predappio si inserisce all’interno di un progetto più ampio, sviluppato dall’amministrazione comunale in collaborazione con le istituzioni e con il mondo universitario, che si pone come obiettivo primario quello di creare a Predappio uno spazio di riflessione e di confronto sulla storia contemporanea e sulla memoria del Novecento.
Il presente disegno di legge detta disposizioni volte alla tutela, alla valorizzazione ed alla conservazione del patrimonio storico-artistico della città e del territorio intorno a Predappio.



DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Finalità)

1. Lo Stato riconosce il valore e l’importanza storica, culturale e archeologica del comune e del territorio di Predappio.

2. Ai fini di cui al comma 1 lo Stato, d’intesa con la regione Emilia-Romagna, ai sensi di quanto stabilito dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42:

a) garantisce la tutela e la salvaguardia dei beni di interesse archeologico, storico-artistico e storico-testimoniale nel territorio del comune di Predappio;

b) promuove e favorisce i progetti di ricerca e di recupero, nonchè la divulgazione delle conoscenze relative al patrimonio esistente nel territorio e nel comune di Predappio;
c) promuove l’attuazione di iniziative di turismo culturale e interventi volti alla realizzazione di opere di valorizzazione, recupero e adeguamento delle infrastrutture turistiche comprese nell’intero territorio predappiese;
d) introduce apposite politiche di intervento volte alla riqualificazione dello spazio pubblico, alla dotazione di servizi ed alla valorizzazione del tessuto sociale.

Art. 2.

(Progetti integrati di tutela, recupero
e valorizzazione)

1. Ai fini di cui alle lettere c) e d) del comma 2 dell’articolo 1 la regione Emilia-Romagna e il comune di Predappio definiscono, ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze, progetti integrati di tutela, recupero e valorizzazione riferiti agli ambiti territoriali, volti in particolare:

a) alla realizzazione di parchi tematici relativi alle tecniche di coltivazione, alla civiltà contadina e all’archeologia industriale;

b) al recupero delle aree verdi;
c) al recupero delle aree e degli edifici di interesse storico-testimoniale.

Art. 3.

(Copertura finanziaria)

1. È assegnato alla regione Emilia-Romagna un contributo straordinario di 15 milioni di euro, destinato agli interventi di cui alla presente legge.

2. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005, 2006 e 2007, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007 nell’ambito dell’unità previsionale di base di conto capitale «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività culturali.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.



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