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VII Commissione Camera - seduta del 22 novembre 2005 (Finanziaria 2006)
2005-11-22

VII Commissione - Resoconto di marted 22 novembre 2005

SEDE CONSULTIVA
Marted 22 novembre 2005. - Presidenza del vicepresidente Domenico VOLPINI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'universit e la ricerca Valentina Aprea.

La seduta comincia alle 12.

Legge finanziaria per l'anno 2006.
C. 6177 Governo, approvato dal Senato.

Bilancio dello Stato per l'anno 2006 e bilancio pluriennale per il triennio 2006-2008.
C. 6178, e relative note di variazione C. 6178-bis e C. 6178-ter Governo, approvato dal Senato.

Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2006 (limitatamente alle parti di competenza).

Tabella n. 7: Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca per l'anno 2006.

Tabella n. 14: Stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali per l'anno 2006.
(Relazione alla V Commissione).
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame congiunto, rinviato il 17 novembre 2005.

Domenico VOLPINI, presidente, avverte che sostituir il relatore, impossibilitato a partecipare alla seduta odierna.

Alba SASSO (DS-U) rileva come la manovra di finanza pubblica in esame confermi le inadeguate linee politiche governative adottate nel corso del corso della legislatura nel settore dell'istruzione, dell'universit e della ricerca.
Pur dichiarando di comprendere le ineludibili esigenze di correzione dei conti pubblici e di razionalizzazione delle spese, reputa grave che si addivenga alla penalizzazione di settori strategici per lo sviluppo e la competitivit del Paese, quale, nel caso di specie, quello dell'istruzione.
Nel rilevare quindi che il disegno di legge finanziaria per il 2006 sviluppa ulteriormente la politica del contenimento della spesa in tale settore, osserva che si realizza un grave contenimento degli stanziamenti riguardanti l'universit e la ricerca, destinato ad aggravare la crisi di funzionamento di tali decisive istituzioni.
Fa presente che il disegno di legge finanziaria in esame prevede una serie di riduzioni al bilancio di previsione 2006 e conferma, per la scuola, quanto gi previsto dall'articolo 1, comma 129, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria 2005), a proposito della riduzione a 565 milioni di euro (ridotti a 766 nel 2005) della spesa per le supplenze brevi del personale docente e ATA.
Rileva poi che la spesa complessiva dello stato di previsione per il 2006 del Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca (Tabella 7) prevede 50.148.174.357 euro con una riduzione di 1.285.089.668 euro rispetto alla manovra di assestamento per il 2005.
Osserva che a tale consistente riduzione delle spese di bilancio devono aggiungersi le riduzioni di spesa per i consumi intermedi, come rideterminate all'elenco n. 1, l'accantonamento in un fondo speciale di una parte consistente dei contributi (elenco n. 3) destinati alle scuole non statali, una riduzione del 20 per cento (con un 10 per cento inserito in particolari fondi di ogni dicastero) delle spese dei capitoli di cui alle categorie 2 e 12 per la parte corrente e delle categorie 21 e 26 per il conto capitale. Non sono previste risorse adeguate a garantire i rinnovi contrattuali, facendo anche presente che i limiti posti all'utilizzo di personale precario determineranno una riduzione del personale precario di universit e ricerca pari a 454 milioni di euro (288,68 netti). Evidenzia poi che alla Tabella E il Fondo unico per l'edilizia universitaria viene ridotto di 60 milioni di euro.
Sottolinea che risulta completamente elusa la previsione del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, che, all'articolo 1-bis, contempla l'adozione di un piano pluriennale di nomine a tempo indeterminato da adottarsi entro il 31 gennaio 2005, osservando che nel corso del prossimo triennio avrebbe dovuto consentire la copertura dei posti disponibili e vacanti. Parimenti elusa risulta essere la pi recente disposizione di cui all'articolo 3 del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 agosto 2005, n. 168, che prevedeva la scadenza del 30 settembre 2006 per l'adozione di tale piano.
Ricordato che nell'anno 2005-2006 sono state effettuate 40 mila nomine a tempo indeterminato, ritiene che il preannunciato impegno per 30 mila nomine nei due anni successivi all'anno di riferimento del disegno di legge finanziaria non sia assolutamente adeguato ad eliminare il fenomeno degli oltre 150 mila precari in servizio.
Osserva inoltre che la somma per l'anno 2006 da ripartire in Tabella C destinata al Fondo per l'offerta formativa ammonta a 181 milioni di euro a cui dovrebbero aggiungersi 10 milioni di euro per l'handicap, registrando cos una riduzione di 15,9 milioni di euro che testimonia la continua diminuzione dei finanziamenti originariamente previsti per il sostegno all'autonomia scolastica per il Fondo per l'offerta formativa (legge 18 dicembre 1997, n. 440).
Ricordato che il piano finanziario di cui alla legge 28 marzo 2003 n. 53, prevedeva 8.320 milioni di euro per il periodo 2004-2008, rileva che dei primi 4 miliardi di euro che sarebbero dovuti provenire dalle tre precedenti leggi finanziarie difficile oggi trovare traccia, in quanto tali economie di spesa o sono state impiegate nella copertura del contratto della scuola o sono andate in economia a compensare il disavanzo e ci in assenza di una specifica previsione legislativa circa la loro collocazione in uno speciale fondo di investimento. Fa poi presente che degli altri 4 miliardi di euro del piano da investire nel periodo 2004-2008 stata messa a bilancio con la legge finanziaria per il 2004 la cifra irrisoria di 90 milioni (il 2,2 per cento dell'intera somma da stanziare nel quinquennio) per tecnologie multimediali, lotta alla dispersione, istruzione tecnica superiore ed educazione degli adulti.
Ricorda che l'articolo 3, comma 92, della legge finanziaria 2004 (legge 24 dicembre 2003, n. 350) aveva autorizzato tale spesa da destinare all'attuazione del citato piano programmatico di interventi finanziari e che tali risorse erano destinate allo sviluppo delle tecnologie multimediali, ad interventi contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto-dovere di istruzione e formazione, allo sviluppo dell'istruzione e della formazione tecnica superiore e per l'educazione degli adulti, all'istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema di istruzione.
Osserva che la legge finanziaria per il 2005 ha previsto un finanziamento di 110 milioni di euro da destinare all'attuazione del piano programmatico di interventi finanziari previsto dall'articolo 1, comma 3, della legge n. 53 del 28 marzo 2003. Tale somma finalizzata all'attuazione di tre obiettivi specifici: anticipo delle iscrizioni e generalizzazione della scuola dell'infanzia, iniziative di formazione iniziale e continua del personale e interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto-dovere di istruzione e formazione.
Rileva che nel disegno di legge finanziaria in esame non vi traccia di alcun finanziamento e che il piano finanziario era finalizzato al perseguimento dei seguenti obiettivi: riforma degli ordinamenti e degli interventi connessi con la loro attuazione e con lo sviluppo dell'autonomia scolastica, istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema scolastico, sviluppo delle tecnologie multimediali e dell'alfabetizzazione nelle tecnologie informatiche, sviluppo dell'attivit motoria e delle competenze ludico-sportive degli studenti; valorizzazione professionale del personale docente, iniziative di formazione iniziale e continua del personale, concorso al rimborso spese per autoaggiornamento sostenute dai docenti, valorizzazione professionale del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA), interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per la realizzazione del diritto-dovere di istruzione e formazione e sviluppo dell'istruzione e formazione tecnica superiore e dell'educazione degli adulti; adeguamento delle strutture di edilizia scolastica.
Sottolinea che per l'adeguamento e la messa a norma della situazione dell'edilizia scolastica italiana, mentre stato quantificato un piano pluriennale straordinario di investimenti per 7,5 miliardi di euro, nel disegno di legge finanziaria non si sa che fine abbia fatto la postazione della Tabella F della legge finanziaria 2005 (legge n. 311 del 2004), che, a decorrere dal 2006, prevedeva lo stanziamento annuo di 31 milioni di euro per il finanziamento dei mutui di edilizia scolastica previsti dalle leggi n. 23 del 1996 e n. 362 del 1998. Osserva inoltre che non stato ancora emanato il decreto ministeriale per la ripartizione dei mutui relativi all'annualit 2005, facendo presente che il relativo decreto per il 2004 risale al 30 ottobre 2003.
Nel rilevare quindi come non sia individuato alcun percorso virtuoso per la soluzione dei pi gravi problemi che investono il settore dell'istruzione, assistendosi piuttosto ad una ulteriore decurtazione delle risorse finanziarie ad esso destinate, ribadisce piena contrariet in ordine alla manovra di finanza pubblica in esame, sottolineando come i gruppi di opposizione si siano costantemente battuti nel corso della legislatura avverso il discutibile modus operandi del Governo, che ha penalizzato tale comparto, disconoscendone la sua intrinseca connotazione quale fattore propulsivo per lo sviluppo nazionale.

Domenico VOLPINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, sospende la seduta, avvertendo che essa riprender alle ore 14.

La seduta, sospesa alle 12.20, ripresa alle 14.20.

Carlo CARLI (DS-U), dopo aver preliminarmente lamentato l'assenza del relatore e del rappresentante del Ministero per i beni e le attivit culturali, esprime un giudizio di piena contrariet in ordine al disegno di legge finanziaria in esame, cogliendo altres l'occasione per denunciare l'inadempienza del Governo rispetto agli impegni assunti all'inizio della legislatura, a dimostrazione della fallimentare azione politica posta in essere nel corso degli ultimi anni.
Nel sottolineare come la situazione economica del Paese risulta particolarmente critica, essendo connotata da una forte recessione, si dichiara convinto che tale stato di ristagno dipenda principalmente dalla mancanza di una politica seria ed organica volta a garantire lo sviluppo nazionale.
Censurata l'assenza di una costruttiva politica tesa al rilancio industriale del Paese, stigmatizza le linee politiche adottate dal Governo in materia culturale, non esitando a definirle assolutamente fallimentari. Nel rilevare come l'azione di Governo sia stata discutibilmente caratterizzata dal disconoscimento dell'importanza strategica del settore della cultura, intende evidenziare che i passati governi di centrosinistra si sono invece mossi in direzione antitetica, richiamando, a titolo di esempio, il positivo fatto che il vicepresidente del Consiglio Veltroni era altres Ministro per i beni e le attivit culturali e veniva al medesimo riconosciuto un ruolo di primario rilievo all'interno del CIPE.
Ritiene che la manovra finanziaria in esame abbia un carattere recessivo e non fornisca risposte ai problemi pi urgenti del Paese, quali il rischio del declino economico, la distribuzione sperequata del reddito, la riduzione del potere di acquisito dei ceti popolari, la precarizzazione dei rapporti di lavoro, la marginalizzazione delle aree svantaggiate e la necessit di modernizzazione del welfare.
Reputa che, sul piano economico, l'azione di Governo si caratterizza, a fine legislatura, per i risultati ampiamente negativi e la dimostrazione di questo fallimento , a suo avviso, evidenziata dal fatto che il PIL del Paese ha una crescita prossima allo zero, l'indebitamento netto , secondo le ultime stime, al di sopra del 5 per cento, l'avanzo primario si quasi azzerato e il debito pubblico tornato a crescere, fino a raggiungere la ragguardevole cifra del 108,2 per cento.
Sottolineato che l'Italia oggetto di speciale sorveglianza in Europa, per la mancata tenuta dei conti pubblici, fa presente che la procedura comunitaria di infrazione per disavanzo eccessivo ha comportato il vario di una manovra finanziaria correttiva per il 2006 di ammontare superiore a 23 miliardi di euro, di cui la parte pi consistente, pari a 16 miliardi di euro, destinata alla riduzione dell'indebitamento al 3,8 per cento. Osserva che il Governo, a causa del mancato controllo della spesa pubblica e di scelte di politica economica profondamente sbagliate ed inique, si trova ad affrontare le problematiche di crescita e del rilancio dell'economia del Paese, senza la necessaria dotazione di risorse e soprattutto senza la necessaria credibilit nel contesto nazionale ed internazionale.
Ritiene che non si possa poi ignorare il fatto che, sul piano istituzionale, si tende a svuotare il ruolo del Parlamento in merito all'analisi e alla approvazione della manovra finanziaria, rendendo sempre pi ampia la discrezionalit dell'Esecutivo.
La manovra di 23,5 miliardi di euro - costituita da interventi di riduzione della spesa per la pubblica amministrazione e gli enti locali, da entrate una tantum (dismissioni immobiliari), da interventi vari di manutenzione del gettito - appare, a suo avviso, poco credibile e tale da non consentire il raggiungimento degli obiettivi, per l'anno 2006, di contenimento del deficit entro la soglia del 3,8 per cento del PIL. Constata come purtroppo ci si ponga in piena continuit con i provvedimenti adottati dal Governo nel corso della legislatura, che hanno condotto il Paese sull'orlo del dissesto finanziario, senza peraltro incidere in modo significativo sulla ricchezza e sulla capacit di consumo dei cittadini.
Ritiene che la manovra finanziaria non sia coerente con gli obiettivi di rilancio dell'economia, in quanto colpisce a pioggia le imprese e i lavoratori autonomi, in particolare quelli del Mezzogiorno, in un momento economico congiunturale difficile, nel quale la sottrazione di risorse al sistema produttivo si configura come un ulteriore fattore di rallentamento dell'economia nazionale.
Osserva poi che l'applicazione di nuove misure restrittive alle spese dell'amministrazione centrale delle regioni, e degli enti locali, oltre a limitare fortemente la capacit di gestione amministrativa, di spesa e d'investimento degli enti medesimi, ha come conseguenza inevitabile il taglio dei servizi sociali per i cittadini, ovvero l'aumento dei costi e delle tariffe dei medesimi servizi, nonch delle imposte locali. Evidenzia che la Corte Costituzionale intervenuta, con la sentenza n. 417 del 2005, per ribadire che il Governo pu chiedere alle autonomie locali e territoriali, per esigenze di bilancio e con norme di principio, di contenere la propria spesa annuale, ma non pu elencare in dettaglio dove e come tagliare per non interferire con la loro autonomia gestionale, costituzionalmente riconosciuta, come invece dispongono anche alcune norme del disegno di legge finanziaria in esame.
Fa poi presente che emersi veri e propri falsi in bilancio, come i 6 miliardi di proventi delle dismissioni immobiliari inseriti nel bilancio a legislazione vigente e i maggiori dividendi per un miliardo relativi al 2005, scoperti all'improvviso e derivanti dalle partecipazioni azionarie del Tesoro a Eni ed Enel. Sottolinea anche l'incongruenza dell'iscrizione a bilancio, a legislazione vigente, cio al netto delle nuove misure di lotta all'evasione fiscale, di un incremento di entrate tributarie (per competenza) dovute ad Accertamento e controllo pari a 5.385 milioni di euro, con un incremento del 64 per cento sul bilancio assestato del 2005 (da 8.419 a 13.804 milioni di euro); se si aggiungono gli ulteriori 3 miliardi di euro che dovrebbero derivare dalle nuove misure introdotte con il decreto-legge n. 203 del 2005, che costituisce il collegato fiscale alla legge finanziaria, se ne prevede il raddoppio in un anno solo.
Osserva inoltre che nella manovra di finanza pubblica in esame non vi traccia di misure significative di riduzione delle imposte, e in particolare, dell'attuazione del terzo modulo della riforma fiscale e della pi volte annunciata riduzione dell'Irap. Constata che la legislatura, iniziata con lo slogan meno tasse per tutti, con l'attuazione della riforma fiscale che prevedeva due sole aliquote d'imposta del 23 e del 33 per cento, termina mestamente con la mancata attuazione dei propositi del Governo e con l'affannosa ricerca di nuove entrate attraverso l'applicazione di nuove gabelle a carico dei contribuenti e delle imprese.
La manovra non contiene misure per la restituzione del fiscal drag, ovvero misure contro il silenzioso, ma costante aumento della pressione fiscale sui redditi reali dei cittadini. Non sono parimenti previste misure per la restituzione di oltre 1 miliardo di euro di tassazione indebita sul trattamento di fine rapporto, posta a carico dei contribuenti a seguito dell'entrata in vigore del primo modulo della riforma fiscale e della mancata applicazione della clausola di salvaguardia prevista dalla medesima riforma.
Osserva che il Governo insiste nel dire che con questa manovra non sono messe le mani nelle tasche dei cittadini, dichiarandosi convinto che, viceversa, le aziende scaricheranno sui cittadini le maggiori imposte, il prelievo sulle banche e le assicurazioni si scaricher sulle tariffe e sui premi e la cosiddetta manutenzione dell'imponibile riguardante l'Eni, l'Enel e le aziende municipalizzate del settore energia - che da sola comporta un gettito per il primo anno superiore ai 900 miliardi - si scaricher su un aumento delle tariffe, mentre il provvedimento fiscale sulla manutenzione ordinaria, che colpir in modo particolare investitori istituzionali che concedono la casa in affitto, non potr che tradursi in una aumento degli affitti.
Evidenzia che i tagli al welfare derivanti dalla riduzione di spesa prevista nel disegno di legge finanziaria per il 2006 annullano e anzi superano gli stanziamenti del Fondo per la famiglia e che il saldo complessivo negativo per le famiglie di 345 milioni, ossia la differenza tra i 1.485 milioni di euro in meno a disposizione dei Comuni per la spesa sociale e l'ammontare del pacchetto di misure per la famiglia fissato dal Governo in 1.140 milioni. Fa presente che i tagli della manovra alla spesa sociale dei comuni si tradurranno in un taglio di 544 euro l'anno per ogni famiglia povera, pari a 45 euro al mese, fermo restando che il taglio al Fondo per la spesa sociale interviene gi dal 2005, assistendosi quindi ad una riduzione del 50 per cento che equivale a 502 milioni di euro in meno.
Passando poi a considerare, in particolare, lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attivit culturali, rileva preliminarmente che gli stanziamenti pubblici destinati ai diversi settori della cultura, dal 2001 ad oggi, hanno registrato una costante e gravissima flessione e che il Fondo unico dello spettacolo ha subito tagli ingenti, che ne hanno determinato una riduzione complessiva del 50 per cento rispetto al 2001. Rileva al proposito che, nonostante in Senato, siano stati reintegrati 85 milioni di euro per il 2006, rimane la grave situazione in cui versa lo spettacolo italiano, ritenendo che questo sia un atto totalmente insufficiente, volto esclusivamente ad un recupero di facciata che non risolve minimamente i problemi in cui versa il mondo della cultura italiana. Fa presente che la perdita di finanziamenti pubblici che subiscono i settori e le istituzioni dello spettacolo e la cinematografia del Paese , in termini di potere reale di acquisto, molto grave. Ritiene che lo stanziamento di 385 milioni di euro per il 2006 e di 300 milioni per il 2007-2008 previsto dalla Tabella C del disegno di legge finanziaria in discussione decreti la chiusura, di fatto, delle attivit dello spettacolo italiano. Infatti oltre 200 milioni di euro sono assorbiti dal fabbisogno delle fondazioni lirico-sinfoniche che occupano oltre 5 mila persone su tutto il territorio nazionale, oltre a costituire in tutto il mondo una tra le pi importanti testimonianze della tradizione e produzione culturale ed artistica nazionali. Sottolinea che, detratta questa quota, resterebbero 100 milioni di euro per finanziare tutti gli altri settori dello spettacolo: cinema, teatro di prosa, danza, musica e attivit circensi.
Ricorda poi che lo spettacolo in Italia, nel suo complesso, conta all'incirca 250 mila addetti, tra artisti, tecnici, operatori, maestranze, evidenziando che tale esiguit di finanziamenti pubblici mette a serio rischio i livelli occupazionali dell'intero comparto. Fa presente che nello stato di previsione si prevedono, a legislazione vigente, stanziamenti complessivi di 2.278 miliardi di euro, per le autorizzazioni di cassa e di 2.017 miliardi di euro per le autorizzazioni di competenza. Si registra, per il prossimo esercizio finanziario, una riduzione degli stanziamenti rispetto alle previsioni della legge di bilancio per il 2005, di 241.393 milioni di euro per quanto riguarda le autorizzazioni di cassa e di 183.335 milioni di euro per la spesa autorizzata per competenza e, quindi, il Ministero per i beni e le attivit culturali subisce un taglio al bilancio di competenza per il 2005 dell'8,4 per cento circa.
Rileva che gli stanziamenti di competenza hanno gi subito una riduzione di ben 209.842 milioni di euro: ci significa che, in meno di due anni, il Ministero per i beni e le attivit culturali ha perso ben il 9,42 per cento degli stanziamenti di competenza. Con la manovra di finanza in esame, il Ministero per i beni e le attivit culturali si trover di fronte a una riduzione complessiva del proprio bilancio di competenza, maturata tra il 2005 e il 2006, di circa 441 milioni di euro.
Ritiene quindi che, allo stato dei fatti, sia concreto il rischio della chiusura di istituzioni culturali, enti, associazioni e fondazioni, che ricevono finanziamenti pubblici, di imprese dello spettacolo dal vivo e cinematografiche, e vi sia l'incognita gravissima se le competenti amministrazione centrali e quella periferiche saranno in grado di esercitare le proprie funzioni di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. Fa inoltre presente che, sul fronte della tutela del patrimonio culturale, il Governo starebbe mettendo a punto un meccanismo - contenuto nel decreto legislativo correttivo del Codice dei beni culturali e del paesaggio, nella parte in cui modifica l'articolo 115 - che in pochi mesi potrebbe affidare in mani private una grossa fetta del nostro patrimonio, con la conseguenza che il bene culturale potr essere gestito, senza alcuna forma di controllo da parte dell'amministrazione della tutela, esclusivamente in nome del pieno sfruttamento economico. Ritiene che sia evidente come a tale progetto sia sottesa una concezione mercantile del bene culturale.
Lamentando quindi con profonda preoccupazione la grave riduzione di finanziamenti destinati al settore dei beni culturali, sottolinea la gravit di tali scelte politiche, atteso che viene inferto un duro colpo ad un comparto strategico per il Paese, che vanta preziose risorse di inestimabile valore, che occorrerebbe tutelare e valorizzare adeguatamente, anche al fine di assicurarne la fruibilit al livello nazionale ed internazionale.
Nell'osservare in particolare come sia compromessa la corretta funzionalit di archivi, biblioteche e musei, ritiene che occorra agire al fine di dar luogo ad una positiva inversione di tendenza, che garantisca il rilancio di tale importante settore. Preannuncia al riguardo, a nome del suo gruppo, la presentazione di un ordine del giorno volto ad impegnare il Governo a ristabilire gli stanziamenti indispensabili ad assicurare al settore della cultura e della produzione culturale le risorse pubbliche necessarie per programmare e gestire le proprie attivit, nonch per garantire ai cittadini la fruizione e l'accesso ai beni e alle attivit culturali.
Evidenzia inoltre che il disegno di legge finanziaria in esame comporta un ulteriore taglio di 150 milioni di euro a carico del Fondo unico per lo spettacolo, portando in tal modo le risorse effettivamente disponibili per le fondazioni lirico-sinfoniche a 66 milioni di euro, ossia ad un livello pari a poco pi di un quarto della dotazione - gi insufficiente - prevista per il 2005. Osserva quindi che ai 100 milioni di euro di indebitamento netto che le fondazioni lirico-sinfoniche gi registrano sia aggiungerebbero almeno ulteriori 80 milioni di euro di perdite, con il rischio della totale interruzione delle loro attivit. Preannuncia al riguardo, a nome del suo gruppo, la presentazione di un ordine del giorno volto ad impegnare il Governo ad adottare politiche idonee a scongiurare le drammatiche conseguenze che i provvedimenti in esame configurano per il settore dello spettacolo dal vivo e, in particolare, per le attivit delle fondazioni lirico-sinfoniche, cono sicuro detrimento per il livello dell'offerta culturale nazionale e conseguente marginalizzazione della produzione musicale italiana sulla scena internazionale. Un ulteriore ordine del giorno del suo gruppo sar volto ad impegnare a reperire risorse adeguate a garantire un significativo incremento del FUS, al fine di ristabilire per lo meno gli stanziamenti previsti dalla legge finanziaria per il 2005 e di ovviare in tal modo alle gravi conseguenze che di produrrebbero in esito a tale drastica riduzione di stanziamenti.
Nel formulare l'auspicio che, in virt di un costruttivo lavoro condiviso tra maggioranza e opposizione, si addivenga ad una migliore formulazione del disegno di legge finanziaria, con particolare riferimento a quanto ivi previsto per il settore dei beni e delle attivit culturali, rimarca conclusivamente la necessit che, nel riconoscimento della forte connotazione del patrimonio culturale quale elemento costituente l'identit del Paese, siano attivate serie politiche atte alla sua conservazione e valorizzazione, con la destinazione di congrui finanziamenti a suo favore.

Michele RANIELI (UDC), dopo aver dato atto al deputato Carli di aver rappresentato in maniera costruttiva ed articolata i propri rilievi critici, apportando quindi un valido contributo alla discussione in corso, sottolinea anch'egli la necessit che si assicuri un aumento delle risorse a favore del settore culturale, che rappresenta una significativa opportunit per lo sviluppo del Paese.
Auspica in particolare che venga garantito il ripristino delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo, anche attraverso tagli volti ad incidere su settori parassitari, che non contribuiscono al rilancio del Paese. Si dichiara convinto che occorra agire in tal senso, atteso che le pesanti decurtazioni a detrimento del settore culturale rischiano di impedirne la funzionalit, con gravi ricadute su circa 2 milioni e 500 mila soggetti che operano in tale ambito.
Conclusivamente, si augura quindi che, attraverso l'instaurazione di un positivo clima di collaborazione tra la maggioranza e l'opposizione, si apportino alla manovra di finanza pubblica in esame quei correttivi atti ad assicurare la destinazione di adeguate risorse finanziarie al comparto della cultura, che costituisce un sicuro fattore di sviluppo del Paese, anche alla luce delle sue positive ricadute dal punto di vista turistico.

Domenico VOLPINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, ricorda che il termine per la presentazione di emendamenti, ordini del giorno e proposte di relazione fissato alle ore 18 della giornata odierna, e rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani, mercoled 21 novembre 2005.

La seduta termina alle 14.50.



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