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(3684) Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, Discussione in Aula, SENATO
2005-12-21

Discussione del disegno di legge:

(3684) Conversione in legge del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, recante misure urgenti in materia di universit, beni culturali ed in favore di soggetti affetti da gravi patologie, nonch in tema di rinegoziazione di mutui (Relazione orale) (ore 10,25)


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3684.

Il relatore, senatore Asciutti, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facolt di parlare il relatore.


ASCIUTTI, relatore. Signor Presidente, colleghi, consegno agli atti il testo scritto del mio intervento e chiedo che venga allegato al Resoconto della seduta odierna.


PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Dichiaro aperta la discussione generale.

iscritta a parlare la senatrice Soliani. Ne ha facolt.


SOLIANI (Mar-DL-U). Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un provvedimento di fine legislatura. Nel mese di dicembre viene presentato un decreto-legge e subito la maggioranza e il Governo approfittano del passaggio parlamentare per inserire nel testo argomenti di varia natura: dalla scuola non statale alle professioni, dai conservatori-accademie ai posti di direzione generale al Ministero. Si mescolano insieme materie di contenuto e peso assai diversi.

In realt, si danno briciole invece di riforme strutturali impegnative, si accontentano categorie che poi saranno elettori e si distribuisce quel poco di potere che ancora, per pochi mesi, nella disponibilit del Governo. Quello al nostro esame un provvedimento che entrato snello e che si avvia ad uscire piuttosto appesantito. Cos vediamo che al posto di una riforma vera delle professioni, necessaria per dare respiro ai giovani e al Paese e che il Governo non riesce a varare, si presentano alcuni emendamenti in materia di accesso a determinate professioni, come, ad esempio, a quella di tecnologo alimentare. Ma la disciplina dell'accesso alle professioni troppo importante per essere affidata ad interventi scoordinati.

L'articolo 1 del provvedimento, che dava il nome al disegno di legge, riguarda incentivi alla ricerca. Diciamo sempre "ben vengano", ma non in questo modo, solo per un anno. Si capisce perch il Ministro si candidato a Milano e non si dimette, perch prima vuole vedere se arrivano a casa i sui crediti nei confronti del Ministro dell'economia.

In realt ben altro piano di investimento sulla ricerca attendeva il Paese da questo Governo, e nella prospettiva dei prossimi anni, non di pochi mesi. Un assegno solo annuale non un vero sostegno per i giovani ricercatori. E poi si interviene sui conservatori-accademie per alcuni direttori incaricati, per il personale ATA e per i supervisori. Ma mi chiedo come sia possibile quando non si stati in grado di realizzare la riforma voluta dalla legge n. 508 del 1999. Anche questo segno dell'incapacit del Governo di incidere con riforme di struttura, le uniche che possono dare slancio all'Italia e cambiare le cose. Siamo alla verifica del fallimento dell'azione di Governo. Adesso solo tempo di accontentare alcuni gruppi di categorie.

Ma il pasticcio ancora pi confuso e contraddittorio avviene su un terreno assai delicato, quello della scuola non statale. Non si fa cos, non si procede senza confronto, senza discussione, con un decreto-legge. Non si interviene cos clandestinamente su un tema di rilievo costituzionale. Il centro-sinistra nella passata legislatura ha approvato una legge di sistema, la n. 72 del 2000. Qui si interviene su diversi punti di attuazione della legge e si abrogano norme importanti del testo unico. Non chiaro quale controllo parlamentare vi sia sui criteri di finanziamento delle scuole paritari e poi alla fine il ritornello sempre quello: non sono previsti oneri a carico dello Stato.

Ma vi di pi: vi sono criteri pi restrittivi sui requisiti di idoneit per le scuole non paritarie e per quelle private. Si pensa forse alla scuola islamica di via Quaranta? Interessa al Ministro per Milano questo punto? Questo - a mio avviso - un tema da affrontare oggi in Italia non con un emendamento frettoloso, bens con un dibattito serio. In questo modo, invece, si continua a rinunciare a governare problemi complessi e, per altro verso, si diventa pi lassisti verso le scuole private. Al riguardo, ricordo soltanto la recente nota del MIUR, la n. 11477, inviata ai direttori regionali del Ministero dell'istruzione, che favorisce i gestori privati nell'assunzione di personale docente con contratti di collaborazione autonoma, risparmiando cos sui contributi.

Domando anche: perch si incentiva questa concorrenza, mi verrebbe da dire se proprio oggi non fosse del tutto improprio, alla cinese? Perch questa concorrenza con le scuole paritarie e cattoliche che hanno sottoscritto invece un contratto con i sindacati di segno opposto? Perch queste sono scuole serie. E come si incentiva allora in questo modo la qualit dell'istruzione? Come si fa in questa maniera a rassicurare studenti e famiglie? Le linee portanti del sistema di istruzione pubblica costituito da scuole statali e paritarie non si costruiscono cos. Noi continuiamo a difendere la legge n. 62 del 1999, che figlia della Costituzione e di una politica strategica del Governo di centro-sinistra. E poi vi molto altro, ma il tempo contingentato - ed una vergogna - mi costringe a chiudere velocemente.

Ma voglio riferirmi ai quattro posti di direttore generale richiesti per il Ministero dell'istruzione per funzioni di consulenza, studio, ricerca ed ispettiva. Ma scherziamo? Perch si istituiscono questi quattro posti? Sono nell'interesse della amministrazione dello Stato o sono nell'interesse della maggioranza e di qualche Sottosegretario in particolare? Noi vogliamo sapere per chi sono, sarebbe tutto pi semplice, e cos si comprenderebbe meglio l'operazione. Si dice, anche apertamente: "ma cos fanno tutti i Governi prima da andarsene". No, noi ribadiamo che non debbono operare in questo modo i Governi che se ne vanno: anche negli ultimi mesi della legislatura ci che conta il bene del Paese.

E poi vi stato un emendamento sugli incarichi dirigenziali che stato respinto in Commissione. Davvero non vorremmo rivederlo ripresentato in Aula. E infine un cenno agli interventi sulla cultura: il caso delle disposizioni in materia di fondazioni lirico-sinfoniche, dove si stabilisce, anche dopo i tagli del FUS e della finanziaria, che possono essere disapplicati i contratti integrativi aziendali.

Se c' l'esigenza di controllare la gestione finanziaria delle fondazioni lirico-sinfoniche, lo si fa in un altro modo e con ben altre capacit di governo. La verit che il Governo ha impoverito la cultura dell'Italia in questi cinque anni. E cos la gestione dei diritti cinematografici affidata a Cinecitt holding Spa non rappresenta la politica organica per promuovere il cinema italiano nel mondo.

Poi vi altres l'incardinamento dell'Istituto centrale per il restauro e la documentazione e la discoteca di Stato con museo audiovisivo annesso, presso il Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, separandoli dal Dipartimento per i beni archivistici e librari.

Ma che cosa rappresenta tale operazione se non una cosa abbastanza illogica? La dobbiamo leggere quindi come un'operazione per ridistribuire il potere su queste materie.
Tale provvedimento la conclusione di una stagione politica del tutto inadeguata alla domanda di novit, di cambiamento e di certezza per il futuro del nostro Paese; la prova che il Governo e la maggioranza non hanno saputo governare: sono stati incapaci di scelte strutturali organiche e riformatrici, e poich di questo che il Paese ha bisogno, questa la prova che vi bisogno di un altro Governo e di un'altra maggioranza. (Applausi dal Gruppo MAR-DL-U e dei senatori Fassone e Acciarini).


PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il senatore Modica. Ne ha facolt.

MODICA (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge in discussione giunge al nostro esame con una fretta veramente ingiustificata. Ricordo che, ancora oggi, sia in Commissione che in Aula, manchiamo del parere della Commissione bilancio e quindi lavoriamo, proprio nel momento in cui siamo in sessione di bilancio, perfettamente al buio circa le conseguenze sul bilancio dello Stato di questo provvedimento.

Si tratta di un decreto-legge sinceramente di piccola portata; un decreto-legge di quelli che servono semplicemente - lo dico con amarezza - a funzionare da omnibus per il l'inserimento di tante altre norme che, evidentemente, non si ha il coraggio e la responsabilit politica di fare oggetto di atto di governo. Per essere precisi, ai pochi articoli e marginali del decreto-legge iniziale si sono aggiunti ben 37 nuovi interventi, in gran parte nuovi articoli, che lo rendono un provvedimento elettoralistico, non di notevole importanza - come mi permetto di dire - ma di notevole impatto.

Ecco dunque che in merito all'universit c' pochissimo da dire. Nella manovra di bilancio che si conclude tra pochi giorni erano stati stanziati, a copertura dell'articolo 1 del decreto-legge in esame, solo 32 milioni di euro per gli assegni di ricerca, risorse evidentemente reperite all'ultimo momento per esigenze quasi personali del Ministro. uno stanziamento certamente positivo, anche se, ovviamente, episodico e marginale.
Mi soffermer, invece, sulle modifiche apportate al decreto-legge, che in realt rappresentano il vero veicolo di innovazione (purtroppo) della normativa.
Innanzitutto, rilevo l'incredibile inserimento di un articolo che si occupa di un tema importante che sin dal varo della Costituzione italiana stato oggetto di dibattiti parlamentari lunghi ed intricati. Mi riferisco alla questione delle scuole paritarie, non paritarie e private.
Condivido quanto affermato in merito dalla senatrice Soliani ed aggiungo alle sue parole una reale preoccupazione. Infatti, con fretta e con grande distrazione stiamo intervenendo sulla libert educativa del nostro Paese. strano che da un Governo che si autodefinisce liberale o liberista provenga una norma pi stringente sulle scuole private non paritarie. chiaro, conosciamo tutti i problemi delicatissimi che riguardano le scuole non paritarie afferenti a culture diverse da quelle tradizionali italiane; alludo, ad esempio, alle scuole islamiche, ma ne potrei citare molte altre. Simili problemi vengono risolti in un solo colpo attraverso un intervento di forza e non meditato, cio con un emendamento presentato al decreto.
Mi si permetta pure di affrontare un'altra questione non per pignoleria, ma perch rappresenta un altro tema complicato. Il decreto-legge in esame, cos modificato, interviene sullo scandalo dei diplomi rilasciati dalle scuole paritarie per studenti di scuole non paritarie, spesso possedute dal medesimo gestore o da gestori tra loro collegati. Accade che una scuola non paritaria, quindi senza obblighi, faccia seguire corsi di scarsa qualit agli studenti il cui titolo di studio viene poi riconosciuto da una scuola paritaria appartenente al medesimo gestore.
una situazione di reale scandalo sulla quale il decreto interviene (ed positivo che lo faccia), ma in un modo molto curioso: infatti, una simile incompatibilit si dovrebbe porre tra scuole e non tra singoli candidati. Che legame hanno i candidati con questo conflitto di interessi che unisce gestori collegati o fa capo ad un medesimo gestore di scuole differenti? Eppure, la norma prevede che la dichiarazione di incompatibilit sia a carico del candidato e contenuta nel suo fascicolo. come se si volesse utilizzare il candidato come punto di forza per mantenere una cattiva pratica.

L'assurdit totale poi quella di concedere l'esclusiva del titolo di scuola a quegli istituti che rilascino titoli di studio. Cosa ne faremo delle scuole di danza, di judo, di lingua? Pensiamo forse che il nostro Paese non abbia la possibilit di aprire scuole, ovviamente private non paritarie, perch si stabilisce una strana situazione in cui si rende esclusivo il titolo di scuola? una norma veramente incomprensibile.

Si prevede poi una grandinata (forse ovvia, dal momento che ci troviamo a quattro mesi dalle elezioni politiche) di disposizioni che tendono a sistemare il personale in posizioni pi alte rispetto a quelle loro spettanti senza prevedere alcun tipo di concorso.
Si tratta di un insulto ad una scelta sul merito, sull'attenzione ai talenti, che purtroppo vediamo ripetersi. Ecco dunque l'ennesimo corso-concorso per i dipendenti scolastici, e si evita di bandire veri e propri concorsi; ecco quindi la previsione di quattro posti aggiuntivi al MIUR; ecco - mi si perdoni - l'incredibile norma che stabilisce per gli attuali direttori dei conservatori e delle accademie un trattamento economico pi alto dell'attuale (e forse questo anche giusto) perch rivestono una funzione di responsabilit nella gestione di questi istituti, ma si prevede anche che questo trattamento venga da loro mantenuto anche quando avranno lasciato la carica; il loro stipendio, cio, rimarr alto anche una volta cessata la ragione dell'incremento stipendiale.
Si potrebbe continuare su questa strada, ma credo che le critiche alle modifiche apportate al decreto-legge siano gi abbastanza evidenti.
Segue inoltre una serie di modifiche, particolarmente preoccupanti per la frettolosit con la quale sono state apportate, sul delicatissimo tema degli ordini e delle attivit professionali. un tema anche questo che ci trasciniamo, con alterne vicende, dalla Costituzione.
Non siamo riusciti ad uscire dallo schema tradizionale degli ordini. Sembrava che anche l'Unione Europea riuscisse a portare il nostro Paese ad una gestione pi competitiva, meno corporativa degli ordini professionali. Adesso interveniamo in modo scoordinato e disorganico su un tema delicatissimo, introducendo nuovi titoli, nuove competenze, nuovi ordini a complicare una situazione gi complicatissima.
Forse non era bello il titolo di ingegnere junior, che fu trovato cinque anni fa, per coloro che si iscrivono all'albo provenienti da una laurea triennale. Era un titolo suggerito dall'Accademia della Crusca, perch non si riusciva a trovare una corretta forma in lingua italiana. Adesso viene abrogato, dopo cinque anni (e non si sa nemmeno che cosa sar di tutti quelli che in questi anni hanno avuto questo titolo), e verr sostituito dal titolo, neanche tanto bello secondo me, di tecnoingegnere. In realt non il titolo che conta, ma il rientro di regole, di competenze esclusive, di nuovi ordini che vengono creati e che possiedono, per volont di legge, l'esclusiva di svolgere talune funzioni.
Sinceramente, non credo fosse questo ci di cui il Paese aveva bisogno. Il Paese ha certamente bisogno di offrire ai nostri giovani un mercato del lavoro, anche nel campo delle attivit professionali, pi libero, pi competitivo, pi attento ai talenti. Noi continuiamo a sovrapporre norme che rendono una giungla inestricabile questo ambito.

Mi spiace dover notare che da un decreto-legge, da un piccolo decreto-legge, apparentemente necessario e urgente, si stia arrivando ad una legge confusa, ad una legge disorganica, che tocca gangli vitali del nostro sistema produttivo, del nostro sistema del lavoro, senza che ci sia stata un'adeguata attenzione e un'adeguata presa di responsabilit da parte del Governo, che se n' lavato le mani e, mi dispiace dirlo, anche del Parlamento, che assiste piuttosto disattento a questo massacro. (Applausi dai Gruppi D-U e Mar-DL-U).

PRESIDENTE. iscritta a parlare la senatrice Baio Dossi. Ne ha facolt.
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
.............
PRESIDENTE. iscritto a parlare il senatore Tessitore. Ne ha facolt.

TESSITORE (DS-U). Signor Presidente, come stato detto dai colleghi, siamo dinanzi ad un decreto omnibus che mi appare persino di dubbia presentabilit, privo come di ogni organicit (basta leggere il titolo che spazia dall'universit alla sanit, dai beni culturali ai mutui), un documento che, se possibile, viene in Aula peggiorato dall'attivit emendativa del Governo e della maggioranza (quindi in sostanza del Governo stesso) che assicura al provvedimento la squisita caratteristica di un intervento clientelare ed elettoralistico tale da intaccare lo stesso conclamato rigore di una finanziaria che si vorrebbe non fosse elettoralistica ma che in realt lo in forme appena camuffate e surrettizie, che questo decreto svela inesorabilmente.
Provo a documentare quanto detto. Si delinea una serie di inquadramenti occasionali e clientelari a favore di persone o di categorie (che non conosco, ma che certamente qualcuno conoscer) che con varie forme di clientelismo, probabilmente equamente divise tra vari tipi di Governo, si trovano oggi nel posto giusto per essere premiate (si fa per dire!). Potrei citare una serie di emendamenti, alcuni dei quali prevedono per esempio che si possa diventare dirigenti dopo aver svolto soltanto per un anno un incarico di supplenza; ci, peraltro, su numeri rilevanti, in certi casi alcune centinaia di persone!
Allora, mi domando se esista copertura finanziaria e, in tal caso, se essa si accordi con il previsto presunto rigore della finanziaria e delle condizioni della finanza pubblica. Probabilmente, dopo questo provvedimento, sar possibile dire che in Italia sono aumentati i posti di lavoro, ossia continuare a praticare l'uso della menzogna che oggi divenuto il pi sicuro metodo di comunicazione politica, anche grazie a qualche compiacente conduttore televisivo; poco male se opera all'interno della televisione pubblica!
Un secondo punto quello relativo agli ordini professionali, argomento gi toccato dal senatore Modica. Ho l'impressione che si navighi a vista. Questa una materia estremamente importante: gli ordini professionali hanno bisogno di una riforma. Se non si riformano gli ordini professionali, anche alla luce di alcune norme pi o meno marginali ma incidenti, inserite nelle revisioni degli ordinamenti didattici, finiremo per affidare agli ordini professionali la determinazione degli ordinamenti didattici delle nostre universit. Un argomento, peraltro, ancora pi delicato, se dovesse farsi strada quella curiosa tesi secondo la quale buona parte dei problemi della scuola e dell'universit italiana verrebbero risolti con l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Chi lo dice evidentemente dimostra di non sapere che cos' il valore legale del titolo di studio.

Un terzo punto quello relativo alle fondazioni liriche: anche qui non nego che esiste un problema fondamentale e importante perch non credo, purtroppo, che esista nel nostro Paese una cultura del privato a sostegno continuativo dell'attivit di ricerca e dell'attivit culturale.
Ma, proprio per questo, non si pu dar vita ad interventi settoriali come questi, perch sia il provvedimento in esame, sia una norma della finanziaria, scaricano sul costo del lavoro tutto il problema della crisi delle fondazioni liriche. Credo che questo sia sbagliato, ancora una volta, perch non vi nessun elemento di organicit e di sistematicit, nessun elemento comparativo con la situazione europea. In ogni caso una scelta sbagliata perch destinata soltanto a creare ulteriori tensioni all'interno di un mondo gi in fibrillazione, mentre il problema, per quanto concerne i costi relativi alle fondazioni liriche, dovrebbe essere guardato nella sua globalit.


Un'altra norma prevede, nei Consigli di amministrazione, l'aumento a due dei rappresentanti del Governo. Confesso che non capisco tale precisione. In buona parte degli statuti delle fondazioni liriche il Governo ha gi due rappresentanti. Evidentemente si vuole estendere tale quota soltanto per distribuire qualche posto nei Consigli di amministrazione, senza preoccuparsi delle conseguenze sul sistema che ci pu determinare.

Un ultimo punto che mi sembra di particolare rilevanza e anch'esso rispondente ad un criterio squisitamente disorganico quello relativo alla modifica dell'organizzazione del Ministero per i beni culturali, con lo spostamento previsto della Discoteca di Stato e dell'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione al Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, anzich rafforzare, come dovrebbe essere naturale, il Dipartimento per i beni archivistici e librari. I casi sono due: o non si sa che cosa sia la Discoteca di Stato e il Catalogo unico - e credo questa una tesi non priva di fondamento - oppure lo si sa e, se lo si sa, i provvedimenti vengono adottati soltanto per interessi soggettivi che prevalgono sugli interessi oggettivi d'organizzazione razionale del Ministero.

Debbo dire che anche qui ci troviamo di fronte ad una storia antica del Ministero, per tanti versi legata alle fortune, numerose, e alle sfortune, scarse, di qualche direttore generale che non ha esitato - in un caso che ho denunciato perch ha riguardato direttamente un mio intervento ispettivo - a indurre il rappresentante del Governo a mentire in sede di sindacato ispettivo: mentire in Parlamento. Un fatto questo gravissimo, che il Governo non ha avuto il coraggio di denunciare, preferendo che si mantenesse questo elemento di vera e propria lesione, anzich smentire un dirigente infedele, offendendo in questo modo il Parlamento. Si tratta di miserie che qualificano chi le compie, non certo chi oggetto di simili atteggiamenti.

Spero che finalmente si ponga fine a tutto ci, a questa prassi di legislazione che, anche in materie che richiedono interventi, operando con disorganicit, non soltanto non risolve i problemi specifici, ma aggrava la possibile soluzione nella direzione giusta: quella della sistematicit e della organicit di alcune di queste materie pure rilevanti e di cui ho parlato, le professioni, i beni culturali e le fondazioni liriche.


Per tutte queste ragioni, il mio giudizio - e, penso, quello del mio Gruppo - nettamente contrario a questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

MORANDO (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facolt.
MORANDO (DS-U). Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento.

Come lei sa e come sanno i colleghi, trattandosi di un decreto-legge, anche se la norma ha rilievo finanziario, noi possiamo discutere e deliberare malgrado il Senato sia, in questo momento, in sessione di bilancio. Tuttavia, proprio perch siamo in sessione di bilancio e proprio perch straordinariamente il Regolamento consente di esaminare norme che abbiano rilievo finanziario durante la sessione di bilancio solo se sono decreti, molto chiaro che abbiamo bisogno, per il corretto sviluppo della discussione generale su questo testo, della formulazione del parere sulla corretta copertura del decreto e, di conseguenza, sull'eventuale corretta copertura degli emendamenti, da parte della 5a Commissione.

Signor Presidente, da giorni il Ministro dell'economia non viene in Commissione bilancio per rispondere a rilevi molto seri che sono stati formulati in sede di Commissione bilancio stessa sulla corretta copertura delle norme contenute nel testo del decreto-legge. Lascio immaginare a lei, signor Presidente, la difficolt ulteriore che si propone per quello che riguarda l'esame della corretta copertura degli emendamenti.

Ora, gi accaduto qualcosa che, a mio avviso, vola la sostanza del nostro Regolamento, se non la lettera, cio che la Commissione di merito abbia proceduto all'esame del testo e a deliberare sul testo e sugli emendamenti senza aver acquisito il parere della Commissione bilancio: gi questo, secondo me, dal punto di vista sostanziale, rappresenta una violazione del nostro Regolamento. Ma ora accade, signor Presidente, che addirittura in Aula si sviluppa la discussione generale; ho appena ascoltato un intervento assai interessante del collega Tessitore, che ha posto esplicitamente la domanda: ma c' la copertura di questa norma? La risposta a questa domanda non il senatore Tessitore, ma l'Aula del Senato e il Governo non sono in grado di formularla correttamente, perch questa risposta non si conosce.

Allora, delle due, l'una, signor Presidente: o consideriamo la discussione generale su questo decreto del tutto inutile (ma allora non capisco perch la stiamo sviluppando), oppure, se una cosa seria (e io penso che anche la discussione generale sia una cosa seria), essa va sospesa per fare in modo che si possa sviluppare con piena cognizione di causa anche con riferimento alla corretta copertura di questa norma.

Per questo, signor Presidente, ai sensi del Regolamento, le chiedo di sospendere la discussione generale, di invitare il Governo a venire in 5a Commissione per rispondere ai rilievi avanzati e, a quel punto, con piena cognizione di causa, riprendere la discussione generale stessa. Oggi questa discussione generale, secondo me, si sta svolgendo con una violazione aperta del nostro Regolamento relativamente alla necessit che, quando si discute una legge, lo si faccia conoscendo la corretta copertura della stessa. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Aut).


PRESIDENTE. Senatore Morando, in effetti la questione ancora pi delicata di come la pone lei, se mi permette. Infatti, sono stati presentati sul provvedimento molti emendamenti aggiuntivi, dei quali la Presidenza non ha ancora deliberato l'ammissibilit e rispetto ai quali mi permetto fin d'ora di avanzare seri dubbi: non comprendo, infatti, quale collegamento vi sia fra gli emendamenti che sono stati presentati e il tenore originario del decreto-legge.

Naturalmente, il problema ha connessione con quello da lei sollevato, senatore Morando, perch la deroga alla disciplina della sessione di bilancio per i decreti-legge esiste in quanto il Governo abbia ritenuto che vi siano ragioni di necessit e di urgenza per emanare un decreto-legge che va convertito entro quel termine; molto opinabile che analoga deroga possa valere per misure del tutto estranee al contenuto del provvedimento sul quale il Governo ha impegnato la sua responsabilit come provvedimento di necessit e di urgenza. Vi sono quindi almeno due ragioni che rendono effettivamente delicata la questione.

Ci sono almeno due ragioni che rendono effettivamente delicata la questione. Il Presidente della Commissione bilancio ha comunicato alla Presidenza che la Commissione stessa esaminer con il consueto e particolare scrupolo la questione, che ha bisogno di tempo per farlo e che avr modo di riferirne nel prosieguo dei nostri lavori.

In passato, in situazioni analoghe, la discussione generale non stata sospesa e pertanto non ritengo di farlo autonomamente. Peraltro, chiedo all'Aula se in queste condizioni di incertezza sul tenore della normativa che effettivamente saremo chiamati a discutere convenga proseguire nella discussione generale oppure attendere il parere della Commissione bilancio.


ASCIUTTI, relatore. Domando di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facolt.


ASCIUTTI, relatore. Signor Presidente, ho ascoltato l'intervento del senatore Morando, che in parte pu anche essere condivisibile, anche se ben nota la prassi seguita da quest'Aula.

Circa il fatto che la Commissione abbia deliberato in assenza del parere della Commissione bilancio, dal momento che l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge era gi stato calendarizzato in Aula, prassi comune che si possa procedere in tal senso. Voglio dunque ricordare al senatore Morando, che conosce perfettamente le modalit di lavoro dell'Aula e delle Commissioni, che si proceduto in questo senso per prassi.

Signor Presidente, forse bisognerebbe comprendere meglio quanti sono gli iscritti a parlare sul provvedimento in esame, perch, qualora fossero pochi, sarebbe forse opportuno procedere nella discussione generale per poi sospendere i lavori in attesa del parere della Commissione bilancio.


PRESIDENTE. Senatore Asciutti, del tutto evidente che non in discussione la legittimit della procedura seguita dalla Commissione, quanto piuttosto il contenuto di merito delle decisioni assunte dalla Commissione medesima sotto il profilo sia della connessione con il contenuto del disegno di legge, e quindi dell'ammissibilit, che sar deciso dalla Presidenza, sia sotto il profilo della copertura, che, come di consueto, sar valutato dalla 5a Commissione permanente.

In questo momento sono iscritti a parlare i senatori Cortiana e Valditara, che, se intendono svolgere i loro interventi, hanno facolt di farlo. Se invece si ritiene pi opportuno proseguire nella discussione generale nella seduta pomeridiana, dovr essere l'Assemblea a deciderlo.


CORTIANA (Verdi-Un). Signor Presidente, se ho ben compreso si potrebbe rinviare la discussione del provvedimento alla seduta pomeridiana.


PRESIDENTE. proprio su tale questione che non c' il consenso, senatore Cortiana.


CORTIANA (Verdi-Un). In tal caso intendo intervenire.


PRESIDENTE. In tal caso, essendo iscritto a parlare, ne ha facolt.


CORTIANA (Verdi-Un). Signor Presidente, evidentemente piuttosto imbarazzante discutere di un provvedimento rispetto al quale si possono fare riflessioni di ordine generale che, non conoscendo il parere che la Commissione bilancio intende esprimere relativamente ad un provvedimento che appare assolutamente disorganico e sostanzialmente preelettorale, risultano in qualche modo congetture ai fini di un lavoro d'Aula effettivo.

I colleghi del resto d'Italia forse non hanno avuto l'opportunit di vedere, a differenza di noi milanesi, le nuove foto della campagna elettorale del candidato sindaco Letizia Brichetto Moratti. Le gigantografie, che forse qualcuno ha comunque potuto vedere in quanto pubblicate a piena pagina su alcuni giornali, tendono a mettere in evidenza un Ministro senza rughe - beata lei - anche se purtroppo invece con il provvedimento al nostro esame le rughe della scuola italiana aumenteranno. Non un gioco di parole, considerato che il lavoro volto a presentare apparenza e non sostanza, credo segni il tempo.

Potrei compiacermene come membro dell'opposizione e dell'Unione che si appresta a presentarsi alle elezioni, tanto a Milano quanto nel resto dell'Italia, in quanto il portafoglio dei nostri cittadini e degli elettori rappresenter il miglior metro di giudizio rispetto alle varie proposte, compresa quella di portare a 800 euro le pensioni minime, secondo quanto dichiarato l'altra sera dal Premier nella trasmissione televisiva "Porta a Porta".

In realt, noi scontiamo purtroppo tutto ci sul delicato e strategico settore che, all'interno della societ della conoscenza, rappresentato dall'istruzione e dalla ricerca. Ritengo che il Paese finir per pagare pesantemente gi a partire dalla conversione in legge di questo decreto-legge, per alcune delicate questioni in esso contenute.

Il provvedimento al nostro esame mortifica il lavoro del Parlamento e delle Commissioni e credo che anche il presidente Asciutti possa darmi atto del fatto che l'opposizione e la Commissione da lui presieduta non meritavano un modo di procedere siffatto, in sostanza un provvedimento che con la scusa delle caratteristiche dell'urgenza proprie del decreto-legge si presenta in realt come un qualcosa di formalmente pi organico per gli argomenti che affronta mentre invece disorganico rispetto alla mancanza assoluta di un approccio strategico, condivisibile o no dalla maggioranza e dall'opposizione, su tali questioni.

Il provvedimento, considerata la sua natura e le caratteristiche emendative dei provvedimenti contenuti al suo interno, che sono sub iudice rispetto al lavoro della Commissione bilancio, si presenta come un mortificante, ennesimo assalto alla greppia pubblica. Credo che rappresenti un danno concreto. Non vi soltanto un problema di apparenza venduta o di propaganda elettorale in quanto viene posta in essere un'azione drammaticamente concreta dal punto di vista istituzionale ed amministrativo.

Peraltro, mi sembra opportuno segnalare all'Aula una questione di grande coerenza non tanto rispetto a questo provvedimento, quanto piuttosto rispetto all'uso, per interessi privati, di ambiti e questioni che dovrebbero far parte del pubblico dominio e del bene comune.

Il ministro Moratti ha organizzato a Milano pi di quattromila blog su Internet, uno per ogni via o piazza di Milano. Peccato che tutti questi siti abbiano come estensione la particella "it", ad esempio "viatorino.it", e quindi tutte le vie Torino d'Italia sono state privatizzate attraverso i blog introdotti dal ministro Moratti.

Ho gi presentato esposti ed istanze all'Authority e agli organismi preposti, nonch un'interpellanza urgente al ministro Landolfi, ma questo uso a fini privati della cosa pubblica molto preoccupante.

Quanto da me affermato sui domini registrati ha una grossa coerenza con il merito di questo provvedimento; ne analizziamo per soltanto le parti pi scottanti.

Nonostante la mancanza di un piano strutturale sulla ricerca, sul quale confrontarsi, rispondendo cos a ci che il mondo accademico e dei ricercatori ha insistentemente proposto ed imposto quantomeno alla pubblica attenzione, alla pubblica opinione contro una logica di precariet - che non si capisce perch dovrebbe equivalere a una migliore qualit nella produzione e nella ricerca - si offrono semplicemente degli interventi limitati nel tempo che hanno il senso del contributo e dell'incentivo una tantum; quasi a onorare l'ideale dell'apparire e le buone intenzioni di propaganda elettorale che saranno legati alla campagna per il comune di Milano che il Ministro sta per affrontare.

I cittadini, invece, dal Governo si aspettano una proposta che abbia un certo respiro nel passaggio che l'Europa sta vivendo nell'era della globalizzazione e delle sfide, che non possiamo certamente affrontare limitando il costo del lavoro o peggio i diritti civili, i diritti politici e sindacali per essere competitivi. Forse dovremmo esserlo sul piano della qualit e dell'innovazione, quindi la ricerca merita un piano strategico che assolutamente non sussiste nella previsione del contributo e dell'incentivo una tantum.

Sui conservatori e sulle accademie diversi colleghi sono gi intervenuti - e concordo con loro - rilevando che, in mancanza di una qualsiasi attuazione di una riforma strutturale, che pure prevista da una legge di riferimento, assistiamo a una serie d'interventi particolari che riguardano determinate categorie del mondo delle accademie e dei conservatori; lo strumento del corso - concorso viene addirittura disegnato quasi ad personam; il tipo di possibilit di valorizzazione professionale, di riconoscimento e di avanzamento dal punto di vista della carriera delle stesse categorie. Anche questo credo rappresenti un modo molto mortificante di rapportarsi a una questione cos delicata dentro la partita pi ampia dei beni culturali, proprio per come stata poi trattata nel corso di questi cinque anni.

Relativamente agli ordini professionali, ancora una volta siamo di fronte a un provvedimento che, in assoluta coerenza con la prassi della Casa delle Libert, in luogo di una liberalizzazione che leghi a competenze, efficacia ed efficienza professionale verificate la possibilit di operare sul mercato, tutela le logiche di natura corporativa, addirittura prefigurando possibili interferenze con gli ordinamenti didattici delle accademie italiane.

Tutto questo nell'ottica di adeguare il nostro Paese ed il nostro sistema alla sfida dell'innovazione o della societ della conoscenza: immaginate, colleghi, quale coerenza e, drammaticamente, quale danno se ne potranno ricavare.

Ma la questione pi delicata - mi ha fatto piacere che la collega Soliani ne abbia colto l'aspetto pi grave e preoccupante - quella relativa alle scuole non statali. La senatrice Soliani, da credente, ha intravisto il seguente pericolo: in atto una effettiva discriminazione per la scuola pubblica e per le scuole statali nell'ambito di quella pubblica, con riferimento ai finanziamenti alle scuole paritarie concessi senza nessuna chiarezza, in luogo invece di favorire un diritto allo studio che leghi il suo accesso alle condizioni sociali della famiglia di appartenenza e non certo alla tipologia di scuola scelta, sia essa pubblica o privata, statale o parificata.

Ora, questi criteri non sono assolutamente definiti e, quindi, si pu agire con logiche discrezionali di tipo discriminatorio. Ma ci che peggio e ancor pi delicato, e che mi ha visto partecipare in prima persona nella mia citt, per un paio di mesi, riguarda la scuola islamica di via Quaranta.

Con i presdi di scontro fatti oltre che dai militanti anche dai colleghi della Lega abbiamo assistito ad un tentativo di strumentalizzazione e di speculazione sulle insicurezze sociali (che hanno una radice innanzitutto economica, prima ancora che etica o religiosa) nel nostro Paese, dando in pasto un nemico molto chiaro in quanto diverso: l'islamico. Abbiamo cercato di svolgere un lavoro delicato che imponesse al mondo di quella comunit, recandoci ripetutamente sul posto, un confronto basato sul dialogo e sulla responsabilit e non - badate bene - sulla tolleranza e sulla solidariet.

Abbiamo voluto dire a coloro che si trovavano in Italia che qui i figli hanno diritto di andare a scuola e che i genitori hanno il dovere di mandarli a scuola. E che si pu istituire una scuola laddove venga riconosciuta come parificata e risponda ai criteri che la legge italiana prevede per tali scuole. Ebbene, abbiamo intrapreso quel percorso difficile che la prefettura con coraggio segu e port avanti anche con la rappresentanza dell'istruzione sul piano regionale. Si individu la strada, tutt'oggi percorsa, ma difficile, del processo di integrazione.

Questo provvedimento fa strame di tutto ci, di tutto quello che prevede attenzione, delicatezza e perseveranza dal punto di vista della politica democratica, in vista della realizzazione di un percorso di integrazione. Esso semplifica tutto, dando in pasto all'insicurezza sociale che - ripeto - ha fondamenta economiche - un facile nemico. Tutto ci in risposta agli insegnamenti dei cardinali Martini e Tettamanzi nella nostra citt come dialogo interreligioso.

Pertanto, il decreto-legge al nostro esame - a mio giudizio - proprio dal punto di vista della speculazione e dello scambio pre-elettorale, assolutamente improprio per i temi che tratta e, di conseguenza, il nostro un giudizio negativo.


PRESIDENTE. iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facolt.


VALDITARA (AN). Signor Presidente, se di discorso elettorale si deve trattare, forse proprio l'intervento del senatore Cortiana ad essermi sembrato caratterizzato da logiche puramente elettoralistiche, da polemiche puramente strumentali: ha infatti tirato in ballo i cartelloni pubblicitari di un candidato sindaco della citt di Milano.

Propongo, invece, di scendere un po' pi nel concreto del provvedimento, anche se non intendo soffermarmi sugli emendamenti, come stato fatto fino ad ora dall'opposizione, perch di essi - come giustamente sottolineava il Presidente - deve essere ancora verificata la compatibilit finanziaria.

Voglio aggiungere subito alla mia premessa un ringraziamento al ministro Moratti, perch stata di parola. Come sempre, il ministro Moratti si personalmente spesa ottenendo un importante finanziamento: 32 milioni di euro per i giovani ricercatori, il che vuol dire una boccata di ossigeno significativa, che consente, fra l'altro, di liberare risorse, anche indirettamente, per finanziare la riforma dello stato giuridico.

Inoltre, non affatto vero quanto sostenuto poco fa dalle opposizioni, ossia che questo provvedimento finisce con il penalizzare la scuola pubblica a vantaggio della scuola privata. Nulla di tutto ci: semmai, contribuisce a fare chiarezza in un settore molto delicato, che ha visto il succedersi di diverse leggi, e reintrodurre il principio della trasparenza, che ha caratterizzato l'azione di Governo del ministro Moratti proprio con riferimento al settore della scuola privata. A questo proposito, voglio ricordare i numerosi interventi del Ministro stesso per ricondurre alla trasparenza un settore che negli anni passati aveva conosciuto qualche situazione poco chiara.

Si tratta, quindi, di un intervento atteso, importante, che credo potr essere un punto di partenza per avviare un rapporto nuovo tra Stato e mondo del privato, che un mondo sicuramente importante e che deve affiancare, nel campo dell'istruzione, l'intervento e l'azione dello Stato.

La logica complessiva che ispira il decreto non pu che approvarsi ed apprezzarsi. Un giudizio definitivo lo si avr quando saranno poi discussi, ed eventualmente approvati o bocciati, gli emendamenti presentati. (Applausi dal Gruppo AN).


PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facolt di parlare il relatore.


ASCIUTTI, relatore. Signor Presidente, la discussione generale, a mio avviso, risultata in gran parte anomala, in quanto si discusso soltanto degli emendamenti, soprattutto da parte dei colleghi dell'opposizione, come se oggi un senatore non fosse libero di presentare i propri emendamenti.

Gli emendamenti rappresentano delle proposte da esaminare in Commissione e poi in Aula; tali proposte vanno discusse, vero, ma se ne discusso - lo ha ricordato anche lei poc'anzi - prima ancora di sapere se detti emendamenti siano ammissibili e finanziariamente compatibili, cio come un dato di fatto, come se fossero gi inseriti nel decreto-legge. Poich quest'ultimo costituito da pochi articoli, potevamo discutere del decreto-legge e, successivamente, al momento della discussione degli emendamenti su ognuno di essi intervenire con dichiarazioni di voto.

Concludo la mia replica invitando quindi i colleghi a discutere nel concreto, quando sapremo se gli emendamenti presentati siano o meno ammissibili e finanziariamente compatibili; poi vedremo se portarli avanti. Diamo comunque all'Assemblea la possibilit di votarli prima ancora di discuterli. (Applausi del senatore Fasolino. Congratulazioni).


PRESIDENTE. Ha facolt di parlare il rappresentante del Governo.


VENTUCCI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, rinuncio alla replica.




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