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Deliberazione n. 25/2005/G, Corte dei conti, Indagine sulla gestione sui servizi d’assistenza culturale e d’ospitalità per il pubblico negli istituti e luoghi di cultura dello Stato, Parte II
2005-12-28

4. L’accesso ai luoghi d’arte e cultura e l’affidamento in concessione dei servizi connessi alla vendita dei biglietti.

Si è detto in precedenza delle norme che disciplinano l’accesso ai musei , ai monumenti ed ai siti archeologici dello Stato.
Al settore è stata, nel passato, dedicata l’attenzione della Corte dei conti, che, nell’esercizio dei suoi compiti di controllo sulla gestione, con una specifica indagine (deliberazione n. 2/2002/G) ha riferito al Parlamento sull’attuazione dei progetti adottati dall’Amministrazione per assicurare l’apertura prolungata dei monumenti, musei, siti archeologici, archivi di Stato e biblioteche pubbliche statali; in tale occasione è stato anche dato conto degli andamenti dei flussi di visitatori nell’arco temporale 1997-2001.
Si forniscono, ora, alcuni dati d’aggiornamento che sono, ovviamente “calibrati” con riferimento al più ristretto ambito di riferimento della presente indagine. In particolare oggetto d’analisi sono soltanto quegli istituti il cui accesso è legato (anche solo in via ipotetica) al pagamento di un biglietto d’ingresso; restano, pertanto, esclusi dalla rilevazione sia gli archivi di Stato, sia le biblioteche.
q Su un totale, nel 2004, di 458 luoghi d’arte aperti al pubblico, il pagamento del biglietto d’ingresso è previsto in 268 (58,5%) di essi.
q L’affidamento in concessione del servizio di biglietteria, sino al 2005, è avvenuto per 100 istituti (indicati nell’allegato I) nella seguente progressione:
tab. 14
Andamento temporale d’attivazione della biglietteria in affid. esterno
1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004
Attivazioni nell’anno 11 24 4 18 16 12 9 6
Progressivo 11 35 39 57 73 85 94 100
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati forniti dall’amm.ne

A favore dei concessionari del servizio di vendita dei biglietti è previsto un corrispettivo regolamentato dalla circolare ministeriale n. 4412 del 1° agosto 2000; corrispettivo la cui misura massima è fissata nel 15 per cento degli introiti effettivamente percepiti.
Dall’esame di tutte le convenzioni stipulate si rileva che la media (aritmetica) dell’aggio corrisposto, si attesta su una percentuale del 13,6 per cento, con picchi minimi del 7,17 per cento con riguardo ai contratti stipulati da cinque istituti (museo Boscoreale, scavi di Ercolano, scavi di Oplonti, scavi di Pompei) tutti compresi nella competenza della Soprintendenza archeologica di Pompei. Per converso, il tetto massimo (15%) è applicato in sette istituti: (museo archeologico di Reggio Calabria, museo e parco archeologico di Sibari, museo archeologico nazionale di Crotone, museo archeologico nazionale di Vibo Valentia, parco di Capodimonte, pinacoteca nazionale di Siena, Cappella Bacci di Arezzo).
Un ultimo approfondimento è riservato al flusso di visitatori nei luoghi d’arte. E’, infatti, da considerare che l’attivazione presso musei, monumenti e siti archeologici dei servizi di assistenza ed ospitalità per il pubblico è finalizzata a migliorare la qualità dell’offerta, ma, anche, a favorire una più diffusa conoscenza del patrimonio artistico.
Le tabelle che seguono (15 e 16) danno conto dell’andamento dei visitatori nei luoghi d’arte nell’arco degli anni 1998-2004, con riguardo al complesso dei siti la cui gestione è affidata all’Amministrazione statale (tab. 15) e con riferimento ai soli luoghi d’arte presso i quali siano stati attivati nel periodo considerato i servizi aggiuntivi (tab. 16).


tab. 15
Affluenza visitatori nei siti culturali dello Stato
1998 paganti 13.871.465 27.729.369
gratuiti 13.857.904
1999 paganti 13.492.783 27.295.568
gratuiti 13.802.785
2000 paganti 15.487.773 30.175.293
gratuiti 14.687.520
2001 paganti 15.729.599 29.543.020
gratuiti 13.813.421
2002 paganti 15.821.429 31.042.971
gratuiti 15.221.542
2003 paganti 15.149.189 31.160.056
gratuiti 16.010.867
2004 paganti 15.884.075 32.960.875
gratuiti 17.076.800
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati SISTAN.



grafico E


grafico F

elaborazione grafici: Corte dei conti

tab. 16
Regione Visitatori nei siti con servizi aggiuntivi
1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004


Abruzzo 19.431 17.305 23.067 24.406 37.359 33.789 78.707

Basilicata - - - - - 6.989 16.125





Calabria 183.641 209.718 220.703 222.725 235.176 226.276 561.676












Campania 3.242.302 3.090.719 3.301.353 3.781.774 3.265.659 4.112.831 5.575.964









Emilia Romagna 777.892 505.549 541.958 504.303 671.285 629.194 579.456

Friuli V.G. 236.100 208.536 240.349 245.709 258.925 234.309 259.323






























Lazio 6.252.801 6.011.795 6.360.585 6.744.710 6.174.984 6.542.912 6.671.211



Liguria 70.971 69.899 85.284 64.458 65.529 57.034 124.928



Lombardia 708.766 656.624 730.125 751.420 869.584 727.106 742.334


Marche 301.060 336.766 410.510 448.048 433.670 404.370 395.678





Piemonte 513.489 372.753 423.685 378.488 401.939 395.778 414.927












Puglia 265.296 284.941 346.825 365.481 445.662 415.855 404.149



Sardegna 86.899 65.791 76.458 54.256 63.590 60.626 149.137





























Toscana 5.240.472 5.377.801 5.546.725 5.589.283 5.191.433 4.872.153 4.736.654

Umbria 80.809 115.155 107.855 96.039 91.223 90.034 177.852



Veneto 391.831 443.956 438.794 461.626 439.309 505.963 604.207
Totale 18.373.758 17.769.307 18.856.276 19.734.727 18.647.329 19.317.222 21.492.328
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati SISTAN.

Con riguardo ai dati contenuti nella prima tabella, è opportuno subito chiarire come l’alto numero d’ingressi gratuiti (che nel 2004 supera quello dei “paganti”) è quasi esclusivamente determinato da quei siti per i quali non è attualmente previsto l’ingresso a pagamento; per il resto, salvo una lieve flessione nel 2001, l’andamento dei visitatori può definirsi stabile con una tendenza, però, all’incremento.
Quanto al flusso di visitatori nei siti presso i quali sono istituiti i servizi aggiuntivi, esso appare contraddistinto da un andamento più netto nel senso di un incremento delle presenze, con una “punta” nel 2001 ed una flessione, però, altrettanto rilevante nel 2002, parzialmente assorbita nel corso dell’anno successivo.
Per quanto attiene alle Soprintendenze ed ai poli museali dotati di autonomia finanziaria, i dati più completi relativi all’affluenza di visitatori sono disponibili per la sola Soprintendenza archeologica di Pompei; essi sono riassunti nel prospetto che segue:

tab. 17
Soprintendenza archeologica di Pompei- visitatori e introiti della biglietteria -
Anno Visitatori Introiti Costo biglietto
1999 2.221.434 €. 9.514.169,00 €. 6,20
2000 2.412.938 €. 14.132.960,00 €. 8,26
2001 2.516.635 €. 15.384.936,00 €. 8,26
2002 2.490.620 €. 17.493.794,00 €. 10,00
2003 2.463.562 €. 16.816.681,00 €. 10,00
2004 2.664.427 €. 18.492.270,00 €. 10,00
Fonte: dati forniti dall’Amministrazione

E’, comunque, da considerare che tale incremento finanziario è determinato non solo dall’affluenza di visitatori, ma anche dal costo del biglietto di ingresso che passa dai 6,20 del 1999, agli 8,26 euro del 2000/2001, ai 10 euro del 2002/2004.
La Soprintendenza archeologica di Roma ed i poli museali hanno, come già detto, autonomia d’entrata, alcuni dal giugno 2004, altri dal gennaio 2005. Di seguito si espongono i dati disponibili relativi al 2004.

tab. 18
Soprintendenza speciale Visitatori 2004 Introiti
paganti non paganti totale
Archeologica Roma 3.130.343 1.073.259 4.203.602 23.461.929,00
Polo museale romano 886.707 411.383 1.298.090 4.663.504,00
Polo museale napoletano 249.876 1.169.869 1.419.745 838.362,29
Polo museale fiorentino 3.489.688 1.115.378 4.605.066 19.581.801,50
Polo museale veneziano 321.070 139.772 460.842 1.967.246,75
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati SISTAN

Il riferimento alle Soprintendenze speciali, costituisce l’occasione per formulare alcune considerazioni sulle prospettive del cespite d’entrata del bilancio del Ministero per i beni culturali costituito dal provento dei biglietti di ingresso e (in misura pur minore) dei servizi aggiuntivi.
Si tratta, infatti, di somme (appena analizzate nella loro dimensione qualitativa e quantitativa) cui la legge impone un vincolo di destinazione alle esigenze generali dell’Amministrazione (quali l’adeguamento strutturale degli edifici, la sicurezza degli impianti, l’espropriazione o l’acquisto di beni culturali) e che solo in minima parte erano destinate alle esigenze degli istituti che avevano incassato i proventi in parola (è il caso dei servizi aggiuntivi, destinati per almeno il 50 per cento agli istituti di provenienza; cfr art. 117, comma 2 del testo unico del 1999, disposizione, peraltro, non ripresa dal codice del 2004).
Con l’entrata a regime dell’attività delle Soprintendenze autonome e dei poli museali, la situazione appena descritta è destinata a mutare in modo sensibile. E’, infatti, da considerare che tali istituti comprendono la maggior parte dei siti culturali di eccezionale importanza e che sono ai primi posti nelle statistiche di visitatori (vedi tab. 19) , con la conseguenza che i rispettivi bilanci, sia quanto agli introiti dei servizi aggiuntivi, sia soprattutto dei biglietti di ingresso, sono destinati ad assorbire una quota preponderante delle relative entrate, che vengono così ad essere sottratte alle più generali finalità dell’Amministrazione.

tab. 19
Denominazione Istituto Soprintendenza Visitatori Introiti
paganti gratuiti totale
Circuito Archeologico Colosseo e Palatino Archeologica Roma 2.709.185 814.130 3.523.315 21.084.550,00
Scavi Vecchi e Nuovi di Pompei Archeologica Pompei 1.672.182 587.474 2.259.656 16.276.516,70
Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano Polo museale fiorentino 1.164.301 265.245 1.429.546 7.350.066,75
Galleria dell'Accademia di Firenze Polo museale fiorentino 996.776 175.896 1.172.672 6.374.683,25
Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo Polo musealeromano 509.172 197.897 707.069 2.454.581,00
Galleria Palatina e Appartamenti Monumentali Palazzo Pitti Polo museale fiorentino 326.806 136.674 463.480 2.042.105,00
Villa d'Este Etruria meridionale 303.905 200.112 504.017 1.903.601,25
Museo e Galleria Borghese Polo musealeromano 300.825 156.962 457.787 1.864.545,00
Circuito Museale (Museo degli Argenti, Museo delle Porcellane, Giardino di Boboli) Polo museale fiorentino 473.859 203.669 677.528 1.756.074,00
Gallerie dell''Accademia Polo museale fiorentino 269.656 113.705 383.361 1.702.921,75
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati SISTAN

Il grafico che segue, mostra l’incidenza delle entrate degli istituti autonomi, raffrontata al totale delle entrate per servizi aggiuntivi e biglietti di ingresso nel settore delle arti.



Elaborazione grafico: Corte dei conti su dati RGS e SISTAN.


5. I profili finanziari

Si analizzano, in questo capitolo, gli andamenti finanziari degli introiti erariali derivanti dall’affidamento in concessione dei servizi d’accoglienza e di ospitalità, intesi in una accezione ampia, così da comprendere sia i proventi derivanti dall’uso e dalla riproduzione dei beni culturali, sia quelli conseguenti alla vendita dei biglietti d’ingresso.
In tale ultima ipotesi i dati che si forniscono concernono l’intero importo del costo del biglietto, qualora il servizio di vendita sia gestito direttamente dall’Amministrazione, oppure la minor somma versata nel capitolo di entrata del bilancio dello Stato, nell’ipotesi in cui il servizio di biglietteria sia gestito in concessione, con conseguente diritto ad un aggio da parte del concessionario.
Si è detto in precedenza come i regolamenti ministeriali del 1997 di disciplina dei servizi aggiuntivi (n. 139) e dei biglietti d’ingresso agli istituti di cultura (n. 507) prevedano l’obbligo per il concessionario di far affluire i proventi in parola alla competente Sezione della tesoreria dello Stato o sul conto corrente bancario aperto da ciascun responsabile di istituto o luogo di cultura presso un istituto di credito, con onere, a carico di questi, di versarli alla tesoreria provinciale entro cinque giorni dalla riscossione. Regolamentazione, questa, recepita senza variazioni di ordine sostanziale nell’art. 110 del codice dei beni culturali.
Si è anche detto come i proventi in parola siano dalla legge qualificati come entrate di scopo, sicché le somme versate nei capitoli di entrata del bilancio dello Stato, sono dal Ministero dell’economia riassegnate al Ministero per i beni culturali per andare ad incrementare i capitoli di spesa da esso indicati.
Con più precisione, è la stessa legge a disporre in merito alla destinazione di tali proventi. Il testo unico del 1999, recependo le disposizioni precedentemente vigenti, prevedeva un duplice regime: a) gli introiti conseguenti ai servizi aggiuntivi erano destinati, nelle misura non inferiore al 50 per cento, agli istituti di provenienza (art. 117, comma 2); b) i proventi dei biglietti d’ingresso erano finalizzati, in genere, all’adeguamento strutturale, agli interventi di sicurezza sui beni culturali, nonché all’espropriazione ed all’acquisto dei beni medesimi. Il codice del 2004 si limita, invece a disporre unicamente sulla destinazione degli incassi dei biglietti (art. 110, comma 3) confermando, nella sostanza, i vincoli posti dal testo unico.
Nella tabella che segue (tab. 20) sono indicati, per il periodo 2002-2004 l’entità dei versamenti sul capitolo dell’entrata del Ministero per i beni culturali (capitolo 2584 art 1, relativo ai biglietti d’ingresso e art. 3, relativo ai servizi aggiuntivi), nonché le somme riassegnate (previa adozione di un decreto di variazione di bilancio del Ministro dell’economia) al Ministero medesimo e suddivise per destinazione di spesa.




tab. 20
Riassegnazione introiti
Esercizi finanziari 2002 2003 2004
Biglietti Versamenti in tesoreria – cap. 2584, art. 1 - 59.218.357,54 59.050.660,72 30.552.203,25
Riassegnazioni nelle U.P.B. del Ministero B.C. 44.667.042,30 44.590.096,00 12.285.272,00
Destinazione della spesa parte corrente 567.068,70 580.180,00 -
parte capitale 44.099.973,60 44.009.916,00 12.285.272,00
Servizi aggiuntivi Versamenti in tesoreria – cap. 2584, art. 3 - 11.655.469,97 9.991.430,59 8.236.920,23
Riassegnazioni nelle U.P.B. del Ministero B.C. 11.643.563,00 9.978.682,00 7.418.048,00
Destinazione della spesa parte corrente 11.198.724,00 870.130,00 -
parte capitale 444.839,00 9.108.552,00 7.418.048,00
Totale introiti Versamenti in tesoreria – cap. 2584, artt. 1 e 3 - 70.873.827,51 69.042.091,31 38.789.123,48
Riassegnazioni nelle U.P.B. del Ministero B.C. 56.310.605,30 54.568.778,00 19.703.320,00
Destinazione della spesa parte corrente 11.765.792,70 1.450.310,00 -
parte capitale 44.544.812,60 53.118.468,00 19.703.320,00
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati forniti dal sistema RGS e dall’Amministrazione

E’ da considerare che l’Amministrazione per i beni culturali (in applicazione delle disposizioni del d.p.r. 10 novembre 1999, n. 469 ) avanza due volte l’anno richiesta di riassegnazione delle entrate di cui si tratta: la prima, nel mese di novembre di ciascun anno, per le somme introitate nel periodo gennaio-ottobre, la seconda, nel mese di giugno, per il restante periodo.
I prospetti che seguono (tabb. 21 e 22) mostrano le riassegnazioni ai singoli centri di responsabilità e la loro ripartizione sui capitoli della spesa di parte corrente e in conto capitale, determinate nel loro importo effettivo riferito a ciascun esercizio.




tab. 21
Riassegnazioni entrate sul cap. 2584 art. 1 (biglietti)
Centro di responsabilità Titolo della spesa 2002 2003 2004
Segretariato parte corrente 567.068,70 580.180,00 -
parte capitale - - 12.285.272,00
totale 567.068,70 580.180,00 12.285.272,00
Arte parte corrente - - -
parte capitale 42.674.065,06 30.806.940,00 -
totale 42.674.065,06 30.806.940,00 -
Archivi parte corrente - - -
parte capitale 712.954,27 6.601.488,00 -
totale 712.954,27 6.601.488,00 -
Biblioteche parte corrente - - -
parte capitale 712.954,27 6.601.488,00 -
totale 712.954,27 6.601.488,00 -
Totale parte corrente 567.068,70 580.180,00 -
parte capitale 44.099.973,60 44.009.916,00 12.285.272,00
totale riassegnato 44.667.042,30 44.590.096,00 12.285.272,00
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati Amministrazione.

tab. 22
Riassegnazioni entrate sul cap. 2584 art. 3 (servizi aggiuntivi)
Centro di responsabilità Titolo della spesa 2002 2003 2004
Segretariato parte corrente 1.312.200,00 - -
parte capitale 390.815,00 1.272.781,00 1.135.687,00
totale 1.703.015,00 1.272.781,00 1.135.687,00
Gabinetto parte corrente 50.500,00 - -
parte capitale - - -
totale 50.500,00 - -
Arte parte corrente 8.910.470,00 796.754,00 -
parte capitale 54.024,00 6.781.925,00 5.159.936,00
totale 8.964.494,00 7.578.679,00 5.159.936,00
Archivi parte corrente 204.061,00 73.376,00 -
parte capitale - 243.195,00 357.404,00
totale 204.061,00 316.571,00 357.404,00
Biblioteche parte corrente 721.493,00 - -
parte capitale - 810.651,00 765.021,00
totale 721.493,00 810.651,00 765.021,00
Totale parte corrente 11.198.724,00 870.130,00 -
parte capitale 444.839,00 9.108.552,00 7.418.048,00
totale riassegnato 11.643.563,00 9.978.682,00 7.418.048,00
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati Amministrazione.


Sia gli introiti relativi ai biglietti d’ingresso, sia quelli relativi ai servizi aggiuntivi, sono, dunque, ripartiti all’interno dei centri di responsabilità (beni storico-artistici, paesaggistici ed archeologici, biblioteche e archivi) secondo criteri proporzionali che, nel primo caso, assicurano il medesimo rapporto tra biblioteche ed archivi, nel secondo, invece, sono maggiormente calibrati su una ricognizione delle effettive esigenze di ciascun centro di responsabilità. E’, infatti, da considerare come le entrate da servizi aggiuntivi siano state, nel periodo in questione, riassegnate agli istituti di provenienza in una percentuale che, in alcuni casi, arriva sino al 100 per cento.
Sempre con riguardo ai proventi derivanti da servizi aggiuntivi va evidenziato come (il fenomeno è rilevante soprattutto nel 2002) i tempi procedimentali della riassegnazione sui capitoli di parte corrente dello stato di previsione della spesa del Ministero per i beni e le attività culturali abbiano determinato l’impossibilità di impegnare le relative somme (le somme andate in economia ammontano, sempre nel 2002, a €. 9.616.947,00 pari circa all’ 82 per cento del totale).
E’ questa, si presume, la ragione per la quale negli esercizi successivi il Ministero abbia richiesto l’assegnazione dei fondi in parola prevalentemente sui capitoli in conto capitale, in ciò - è da dire - agevolato sia dall’assenza (contrariamente a quanto disposto per i proventi derivanti dai biglietti di ingresso) di una norma che ne preveda una specifica finalizzazione, sia da una denominazione dei vari capitoli di parte corrente e di parte capitale di contenuti spesso assai generali e tra loro sovrapponibili.
Quanto alle entrate riguardanti gli introiti dei biglietti d’ingresso, è agevole rilevare il drastico abbattimento, a partire dal 2004, delle relative riassegnazioni determinato dall’avvio del regime di autonomia riconosciuto alle Soprintendenze speciali e ai poli museali.

Su un fenomeno particolare occorre, ora, soffermarsi. E’ quello dei versamenti effettuati sul capitolo 2584 (artt. 1 e 3) non nella competenza dell’esercizio di riscossione, bensì in conto residui.
Le tabelle che seguono (tabb. 23 e 24) danno conto del fenomeno e della sua incidenza percentuale rispetto ai versamenti di competenza.


tab. 23
Esercizio finanziario Versamenti cap. 2584 art. 1 % incidenza residui sul tot.
Competenza Residui
2001 57.128.796,63 1.802.170,51 3,1%
2002 58.386.792,85 831.564,69 1,4%
2003 58.286.212,02 764.448,70 1,3%
2004 29.490.258,61 1.061.944,64 3,5%
Fonte: dati sistema integrato RGS-CdC



tab. 24
Esercizio finanziario Versamenti cap. 2584 art. 3 % incidenza residui sul tot.
Competenza Residui
2001 10.370.207,08 1.847,11 0,018%
2002 11.653.050,98 2.418,99 0,021%
2003 9.989.893,50 1.537,09 0,015%
2004 8.235.631,80 1.288,43 0,016%
Fonte: dati sistema integrato RGS-CdC


Si tratta, dunque, di importi che, soprattutto negli esercizi 2001 e 2004 sono di una qualche rilevanza. Ebbene, è da dire che di tali somme l’Amministrazione per i beni culturali non risulta aver mai richiesto la riassegnazione a termine delle disposizioni recate dal già citato regolamento n. 469/1999 che, nell’indicare la tempistica delle richieste di riassegnazione delle entrate di scopo sui capitoli della spesa, non fa distinzioni o differenze tra versamenti in conto competenza o in conto residui.
Il fenomeno riguarda, come si è visto, gli introiti relativi ai biglietti d’ingresso e, in misura minore, quelli derivanti dai servizi aggiuntivi.
Se, dunque, si è in presenza di un’oggettiva carenza di attenzione da parte dell’Amministrazione nella gestione della tipologia delle entrate di scopo in discorso, è necessario interrogarsi sulle ragioni stesse dell’esistenza di siffatti residui attivi. In tal senso è da considerare come, in forza delle vigenti disposizioni (d.m. n. 507/1997, art. 2, comma 7; d.l.vo n. 41/2004, art. 110, comma 2), i proventi della vendita dei biglietti d’ingresso debbano essere versati in tesoreria (anche tramite conto corrente postale) nei cinque giorni dalla riscossione, con la conseguenza che la fisiologia vorrebbe estremamente limitato il fenomeno dei residui. Ciò non si verifica (in percentuale maggiore per le tesorerie di Roma: 38%; Napoli: 13%; Firenze: 27%) per una molteplicità di ragioni, alcune delle quali, peraltro, non addebitabili all’Amministrazione.
Tra queste ultime sono da annoverare i versamenti effettuati, nel mese di dicembre, sui conti correnti postali intestati alle tesorerie provinciali (contabilizzati anche a molti mesi di distanza dalla effettuazione dei versamenti postali) e, più in generale, tutti i versamenti relativi a riscossioni avvenute negli ultimi giorni dello stesso mese, che si traducono nella contabilizzazione sul capitolo dell’entrata nei primi mesi dell’anno successivo.
Meno giustificabili sarebbero, invece, le iscrizioni di somme a residui che derivassero da ritardi nei versamenti addebitabili ai competenti istituti (che riscuotono i biglietti) o ai concessionari. Da una verifica effettuata, si tratta, peraltro, di fenomeno, pur esistente, ma molto contenuto. Stando, infatti, alle risultanze del sistema informativo della Corte dei conti (SICDC) i ritardi accertati nei versamenti, rispetto al termine dei cinque giorni, sono assai lievi e non superano, di norma i dieci giorni.
Nonostante ciò appare opportuno richiamare l’attenzione dell’Amministrazione sulla necessità che, con puntualità, vengano effettuati controlli attenti e periodici sulla regolarità e tempestività dei versamenti di tale tipologia di entrate da parte, sia degli Uffici periferici della stessa Amministrazione, sia dei concessionari.
E’, infatti, da considerare che le disposizioni normative in materia prevedono, con particolare incisività quanto alle entrate da biglietti d’ingresso, verifiche ed ispezioni sugli agenti della riscossione. Ebbene, occorre ribadire come non risulti che siffatti controlli siano stati, sinora, attivati dall’Amministrazione con la necessaria attenzione e continuità.


6 Conclusioni

6.1 Gli aspetti istituzionali.
La strada seguita dall’Amministrazione per i beni culturali verso una gestione più moderna ed efficace del patrimonio culturale dello Stato, si muove lungo direttrici diverse. Tutte, comunque, convergono su un unico obiettivo che è quello, predicato dall’art. 9 della Costituzione, di conservare i beni culturali del Paese.
Così, se da una parte si è assistito negli ultimi anni ad una riforma, anche profonda, delle leggi di tutela del 1939, con norme che rivisitano categorie importanti quali l’individuazione dei beni culturali, il regime della tutela cui essi sono sottoposti, la possibilità e le condizioni che legittimano la loro circolazione, dall’altra, con interventi legislativi più di settore sono stati riformati aspetti di rilievo dell’Amministrazione dei beni culturali. Basti pensare, solo a titolo di esempio, al d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 30 di disciplina dei lavori sui beni culturali, con il quale il legislatore nel proseguire il percorso dell’art. 7 della l. n. 166/2002, riconosce al settore un regime sensibilmente diverso da quello comune a tutte le opere pubbliche.
Lungo la stessa direttrice si muovono le disposizioni sull’esternalizzazione delle attività per la gestione dei beni culturali, anch’esse contraddistinte dal fine ultimo della ricerca di una maggiore efficienza, in questo caso, attraverso l’alleggerimento dell’Amministrazione statale, ricorrendo a forme di cooperazione tra il pubblico e il privato o alla creazione di società pubbliche, ovvero – è anche il caso dei servizi di assistenza ed ospitalità al pubblico, che occupano questo report – con l’affidamento a privati, in modi e forme diverse, di servizi pubblici.
Non si è inteso, qui, condurre un’analisi dei risultati ottenuti in applicazione delle leggi che hanno autorizzato le forme di gestione in parola. Sicuramente i modelli delineati dall’art. 10 della l. n. 368/1998 e recepiti, nella sostanza, dalle disposizioni dell’art. 115 del codice del 2004 (secondo i quali il Ministero per i beni culturali, ai fini del più efficace esercizio delle sue funzioni ed in particolare per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, può stipulare accordi con Amministrazioni pubbliche e con soggetti privati e costituire o partecipare ad associazioni, fondazioni o società) non hanno avuto un avvio particolarmente facile. Per quanto è dato conoscere, l’unica esperienza sinora realizzatasi è quella della fondazione per il museo Egizio di Torino, che vede la partecipazione, in qualità di fondatori, del Ministero per i beni culturali, della regione Piemonte, della provincia e del comune di Torino e di fondazioni bancarie.
Per quanto attiene, poi, agli interventi sui beni culturali appartenenti (anche) allo Stato o ad altri soggetti pubblici, per mezzo di società in mano pubblica, è ormai operativa l’ARCUS spa – prevista dall’art. 2 della l. 16 ottobre 2003, n. 291, sostitutivo dell’art. 10 della l. n. 352/1997, che aveva previsto l’istituzione della SIBEC spa, peraltro rimasta inattuata – cui sono affidati, tra l’altro, compiti di promozione e sostegno finanziario, tecnico-economico e organizzativo di progetti e altre iniziative di investimento per la realizzazione di interventi di restauro e recupero dei beni culturali. A tale scopo è stato previsto (d.l. 22 marzo 2004, n.72) che il Ministero per i beni culturali stipuli apposita convenzione con l’ARCUS spa (intervenuta il 9 luglio 2004) per l’attuazione di programmi di intervento da realizzare con le risorse provenienti da mutui da stipulare con la cassa depositi e prestiti o altri istituti finanziatori, e rimborsabili dal Ministero per i beni culturali attraverso l’utilizzazione dei limiti di impegno provenienti dalle risorse stanziate dall’art. 60 della l. finanziaria 2002, che destina il tre per cento degli stanziamenti per le infrastrutture ad interventi per i beni e le attività culturali .
Non risulta, invece, aver ancora trovato attuazione la disposizione della legge n. 368/1998 (art. 10, comma 1, lett. b bis) che legittima il Ministero a dare in concessione a soggetti diversi da quelli statali “la gestione dei servizi relativi ai beni culturali di interesse nazionale”. E’ ben evidente come con tale disposizione il legislatore ha riferimento ad un oggetto e ad un ambito della convenzione ben più ampio di quello considerato dai servizi di assistenza ed ospitalità al pubblico nati con la l. “Ronchey”. Si ha riguardo, infatti, anche alle questioni relative ai restauri e alla manutenzione dei beni oggetto del servizio, a criteri, regole e garanzie per il reclutamento del personale, ai parametri di offerta al pubblico e di gestione dei beni culturali. In definitiva, ciò che nell’ipotesi normativa in parola viene in rilievo è la concessione, non di un singolo servizio, bensì della gestione del bene culturale nella sua unitarietà (sia esso un sito, un monumento, un’area archeologica).
Tutto ciò per dire che i servizi di assistenza culturale ed ospitalità al pubblico, nella più limitata concezione recepita dall’art. 117 del codice dei beni culturali del 2004, costituiscono, da soli o congiuntamente all’affidamento dei servizi di biglietteria per l’ingresso ai luoghi di cultura, l’esperienza più viva e consolidata di affidamento a soggetti privati di attività, in misura maggiore o minore, riconducibili ai compiti di gestione e di valorizzazione dei beni culturali che competono al Ministero di settore.
Si dice in misura maggiore o minore, in quanto i servizi aggiuntivi coprono una tipologia d’attività molto ampia ed anche disomogenea, avendo a riferimento interventi che sono strettamente legati alla valorizzazione del bene culturale ed alla sua efficiente gestione (così i servizi di accoglienza o di guardaroba, le biblioteche museali, i servizi di riproduzione negli archivi dello Stato, l’organizzazione di mostre ed attività culturali) ed, interventi, che, invece, non possono che essere affidati a soggetti estranei all’Amministrazione (i servizi di caffetteria o di ristorazione, per fare solo gli esempi più evidenti) pur essendo, anch’essi, finalizzati ad una fruizione più efficiente e confortevole del bene culturale.
Un confronto con le principali esperienze straniere nell’attività del merchandising nei musei consente di dire che quello dell’affidamento a terzi dell’attività in parola è un’esperienza soltanto italiana. I principali musei europei (Réunion des museès nationaux, in Francia; British museum, nel Regno Unito) e statunitensi (Metropolitan museum e Museum of modern art) gestiscono, infatti, in proprio – sia pure, in alcuni casi, con il ricorso a società pubbliche controllate – i “nostri” servizi aggiuntivi. Quegli istituti – è, però, da considerare -godono di un grado di autonomia assai diverso (ad esempio la Réunion des museès nationaux, unico gestore dei musei statali francesi, è un ente pubblico economico), cosicché ogni comparazione assume valore molto relativo.
Tornando al nostro Paese, il grado di implementazione dei servizi aggiuntivi è, come s’è detto in precedenza, assai diverso nei tre principali settori di competenza del Ministero per i beni culturali: beni storico-artistici ed archeologici, beni archivistici, beni librari.
In questi due ultimi settori, infatti, lo sviluppo dei servizi aggiuntivi affidati a soggetti estranei all’Amministrazione è stato molto modesto e si riduce a soli cinque casi, per quanto attiene agli archivi e a 22 casi per le biblioteche dello Stato.
Per converso, di rilievo è stata l’attuazione dei servizi in parola nel settore delle arti, sia per il numero di quelli attivati, sia per quanto attiene ai risultati finanziari conseguiti.
Particolarmente significativo si è, poi, rivelato il fenomeno delle concessioni dei servizi di biglietteria per l’ingresso ai musei, ai monumenti ed ai siti archeologici. A tale opportunità hanno fatto ricorso ben cento istituti; tra questi sono compresi praticamente tutti quelli di maggiore importanza e che vedono il più rilevante afflusso di visitatori (cfr. all.to I).
I dati più significativi su tali andamenti, sono riassunti nei grafici che seguono, relativo, il primo, ai servizi aggiuntivi (grafico H), il secondo ai servizi di biglietteria in outsourcing (grafico I).


grafico H


grafico I
Elaborazione grafici: Corte dei conti su dati SISTAN


In entrambe le ipotesi, ma con un trend più marcato nei servizi aggiuntivi, si nota con tutta evidenza come a partire dall’anno 2000 il numero delle attivazioni di nuovi servizi sia in progressiva, rapida diminuzione.
Le ragioni di un tale andamento sono state in precedenza scrutinate ( si v. cap. 2), e, tra queste, particolare rilievo assume quella relativa alla lamentata, insufficiente convenienza economica per le società private ad investire risorse in questo settore .
Al fine di porre rimedio ad una situazione che con il suo perdurare si ripercuoterebbe sulla possibilità stessa di mantenere i livelli qualitativi oggi assicurati nella fruizione dei luoghi d’arte, il Ministero per i beni culturali ha posto allo studio alcune iniziative di natura regolamentare atte ad introdurre a favore dei concessionari più favorevoli condizioni da porre a base di gara. Si tratta in buona sostanza della previsione di una maggiore flessibilità nella individuazione delle soglie minime di aggio, da calibrare, anche, in relazione alle diverse esigenze territoriali. Altre misure hanno riguardo alle modalità di versamento degli introiti (con riferimento, in particolare, agli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti d’ingresso) delle quali è assunta l’eccessiva “dispendiosità” per i soggetti concessionari.
In linea generale è da dire che reale è l’esigenza di creare le condizioni perchè il settore dei servizi aggiuntivi possa attrarre un nuovo interesse da parte dell’imprenditoria privata, soprattutto con riguardo ai siti culturali di minori dimensioni, per i quali più difficile è la ricerca dell’equilibrio tra le esigenze della valorizzazione nella fruizione e la convenienza economica per il soggetto che investe in esse. Da una recente indagine commissionata dal Ministero per i beni culturali, risulterebbe che solo otto società concessionarie gestiscono oltre il 90 per cento dei servizi nei musei, delle quali una soltanto è presente in ben 24 musei, con ricavi che si avvicinano al 24 per cento degli introiti totali.
In tale percorso, le questioni che vengono in rilievo sono diverse e diversa è la loro natura, così come, si è detto innanzi, differenti tra loro sono le tipologie dei servizi che l’Amministrazione può affidare in concessione.
La disciplina vigente più puntuale è quella relativa all’affidamento in concessione dei sistemi di emissione, distribuzione e vendita dei biglietti d’ingresso (decreti ministeriali 24 marzo 1997, n. 139 e 11 dicembre 1997, n. 507; circolare 103, del 1° agosto 2000). Tali disposizioni stabiliscono sia la misura massima dell’aggio spettante ai concessionari, sia il regime giuridico cui gli stessi sono assoggettati.
E proprio il decreto ministeriale n. 507 del 1997 è stato di recente oggetto di modificazioni ad opera del decreto ministeriale n. 222 del 28 settembre 2005 (in Gazzetta Ufficiale S.O. n. 225 del 2 novembre 2005) in due principali direzioni. Da una parte (art. 1, comma 5) viene ridefinita la misura dell’aggio riconoscibile a favore del concessionario del servizio di biglietteria attraverso la modifica del limite massimo che passa dal 15%, previsto dal d.m. 507/97, al 30%. L’individuazione in concreto dell’aggio è demandata alle singole convenzioni da stipularsi tra l’Amministrazione e il soggetto concessionario (in esito a procedure di gara) in applicazione di parametri che tengono conto dell’ammontare complessivo degli incassi dell’anno precedente, dei costi di gestione dei servizi e degli interventi proposti dal concessionario per il miglioramento dei servizi medesimi e per l’attivazione o l’implementazione di strumenti informatici e telematici. Dall’altra (art. 1, comma 6) è disposto l’ampliamento dei tempi a disposizione del gestore per riversare gli incassi all’entrata del bilancio dello Stato: dai cinque giorni successivi alla riscossione, previsti dal d.m. 507/97, agli attuali trenta giorni. E’ inoltre prevista l’erogazione di una sanzione per il caso in cui il versamento non venga avvenuto alla scadenza di questo più ampio lasso temporale.
Così come per i biglietti di ingresso, appare auspicabile che l’amministrazione, anche con riguardo a tutte le tipologie di servizi aggiuntivi, impartisca, alla luce di una esperienza ormai decennale, disposizioni generali che possano orientare gli istituti periferici nella stipula delle convenzioni, garantendo, così, criteri omogenei su comuni linee di indirizzo per tutto il territorio nazionale .
In un altro settore è, poi, urgente che l’Amministrazione intervenga con una nuova disciplina. E’ quello dell’uso strumentale e precario dei beni culturali in consegna al Ministero. Si tratta di una serie di attività di varia natura che vanno dalle riprese cinematografiche, fotografiche, alle edizioni a stampa o pubblicazioni, sino alle concessioni per l’uso occasionale degli spazi, ancora regolamentate, nella misura dei canoni e dei corrispettivi spettanti all’Amministrazione da un regolamento del 1994, la cui sopravvivenza, peraltro, è dovuta ad una norma transitoria contenuta nell’art. 8, comma 6 del d.m. (regolamento) n. 139/1997 che impone la fissazione di nuovi, più aggiornati importi minimi. Occorre, inoltre, che l’Amministrazione, nel porre mano ad una nuova regolamentazione della materia, prenda anche in considerazione gli strumenti, legati al progresso tecnologico, utilizzabili per la riproduzione del beni culturali, primo tra tutti il ricorso alle risorse digitali .
Un tema delicato, infine, riguarda l’organizzazione di mostre e manifestazioni culturali, attività, queste, inserite sin dalla legge “Ronchey” tra quelle che compongono i servizi aggiuntivi. In proposito è da dire che l’affidamento, a soggetti esterni all’Amministrazione, del compito di curare, soprattutto nell’ambito di musei e gallerie dello Stato, alcuni almeno dei servizi legati all’organizzazione di mostre temporanee ed esposizioni è pratica risalente nel tempo gestita, sotto il profilo amministrativo (per lo più direttamente dalle Soprintendenze) in assenza di un quadro generale d’indirizzo formatosi in sede centrale.
Gli elementi acquisiti, in particolare, presso le Soprintendenze per i poli museali consentono di delineare un sistema secondo il quale l’ideazione e la direzione culturale e scientifica delle mostre – soprattutto di quelle di rilievo maggiore – è affidata alle Soprintendenze, mentre la cura degli aspetti organizzativi, degli allestimenti e della gestione amministrativa è attribuita a soggetti terzi.
Questi ultimi, nella maggior parte delle ipotesi esaminate, sono individuati tra le società che già gestiscono in ambito locale i servizi aggiuntivi.
Si tratta, alcune volte, di affidamenti diretti che prescindono dalle regole dell’evidenza pubblica dettate sin dalla legge “Ronchey” per la generalità delle tipologie che costituiscono i servizi aggiuntivi (così il polo museale di Napoli).
D’altro canto deve essere rilevato come, anche nelle ipotesi in cui l’Amministrazione (poli museali di Venezia e Firenze) abbia aggiudicato la materia delle mostre previo esperimento di una procedura concorsuale, le relative convenzioni contengono nulla di più d’una clausola generale, non meglio definita nei suoi contenuti. Questi, infatti, si concretizzano soltanto successivamente, all’atto della effettiva individuazione delle iniziative culturali da porre in essere.
Un maggior grado di regolamentazione è posto in essere dalla Soprintendenza archeologica di Pompei, in quanto la specifica convenzione generale per l’affidamento all’esterno delle mostre fa rinvio ad un apposito capitolato speciale.
Una procedura più aderente alle regole dell’evidenza pubblica richiede, comunque, che le gare vengano bandite previa individuazione della o delle mostre da organizzare in un determinato arco temporale, così da poter l’Amministrazione disporre di elementi obiettivi da porre a base dell’offerta .
Pur con tali riserve, è da dare atto ai poli museali di Venezia e Firenze di aver gestito l’organizzazione delle mostre con modalità apprezzabili sotto più profili. In esito alla documentazione trasmessa, si è, infatti, potuto verificare che tali Soprintendenze, nella politica di affidamento all’esterno delle attività in parola, hanno utilizzato non solo criteri omogenei e trasparenti sotto il profilo amministrativo, ma hanno, altresì, particolarmente curato gli aspetti finanziari, ad esempio attraverso la costante predisposizione di un dettagliato piano dei costi e dei ricavi.
Per converso, deve essere rilevato come nel caso del polo museale romano (si v. cap. 2.2.1) numerose iniziative risultano affidate con atti o convenzioni impostate su criteri di scarsa trasparenza sotto il profilo dei reciproci obblighi assunti dalle parti e delle conseguenti ricadute finanziarie.
Non sembra, in definitiva, che il quadro disegnato prima dalla legge “Ronchey”, poi dal codice del 2004 sia valso finora a garantire, nel settore, regole uniformi ed indirizzi generali in analogia a quelli dettati per le altre categorie di servizi aggiuntivi. Deve, pertanto, costituire preciso impegno dell’Amministrazione analizzare con attenzione le prassi seguite in materia dagli Uffici periferici, al fine di dettare linee d’indirizzo che garantiscano trasparenza maggiore in un settore di rilievo tutt’altro che secondario.
In linea generale deve essere sottolineato come alcuni almeno dei problemi segnalati siano ben presenti all’Amministrazione.
La Direzione generale per l’innovazione tecnologica e la promozione (che ai sensi del d.p.r. 8 giugno 2004 ha competenza anche in materia d’ammodernamento dei servizi culturali con particolare riguardo a quelle del marketing culturale) sta elaborando modelli organizzativi di supporto agli Uffici operativi, sia sul fronte della tipizzazione degli atti (bandi, capitolati, ecc.), sia sul fronte della consulenza sui contenziosi.
Esiste infatti la consapevolezza che occorre rafforzare il ruolo centrale di riferimento per gli Uffici territoriali, anche attraverso la trattazione omogenea delle situazioni critiche ricorrenti.
Un’ultima questione riguarda il sistema dei controlli sull’attività dei concessionari, sia dei servizi di biglietteria che dei servizi aggiuntivi, sistema la cui efficienza è condizione imprescindibile per ogni processo di esternalizzazione corretto e proficuo.
In sede istruttoria si è potuto accertare come pur in presenza in tutti gli atti convenzionali di clausole che riguardano espressamente la vigilanza sulla gestione e sulla qualità delle prestazioni rese l’attività di controllo svolta in sede tanto centrale che periferica sia stata piuttosto carente, in quanto i controlli effettivamente svolti dall’Amministrazione in questi ultimi anni sono stati, quando effettuati, episodici e svolti in assenza di indirizzi e criteri generali, impartiti in sede centrale, che potessero fungere da guida nella delicata materia.
E ciò tanto più desta perplessità ove si consideri che nel settore della gestione dei servizi di biglietteria, l’esercizio del controllo sull’attività dei concessionari anche mediante verifiche ed ispezioni, costituisce preciso obbligo per l’Amministrazione (cfr. d.m. 507/1997, art. 2, comma 9).
Solo di recente Il Ministero ha assunto più organiche iniziative, intese a potenziare la funzione di monitoraggio e di vigilanza sui servizi aggiuntivi ed ha avviato un piano ispettivo presso le sedi museali e archeologiche interessate dalle concessioni.

6.2 Gli aspetti finanziari.
Nella tabella che segue (25) sono indicate, per il periodo 2002-2004, le somme effettivamente riassegnate al Ministero per i beni culturali a valere sulle entrate derivanti dai servizi aggiuntivi e dalla vendita dei biglietti di ingresso agli istituti d’arte (al netto, quindi, della quota spettante ai concessionari).

tab. 25
2002 2003 2004
Riassegnazioni da biglietti 44.667.042,30 44.590.096,00 12.285.272,00
Riassegnazioni da servizi aggiuntivi 11.643.563,00 9.978.682,00 7.418.048,00
Totale fondi riassegnati al M.B.C. 56.310.605,30 54.568.778,00 19.703.320,00
Fonte: elaborazione Corte dei conti su dati Amministrazione.


Si tratta, come si vede, di importi che assumono una qualche rilevanza soltanto con riguardo agli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti.
E’, poi, da considerare che, a partire dal 2004 – con l’avvio del regime di autonomia finanziaria e contabile delle sole Soprintendenze speciali di Firenze e archeologica di Roma, che si affiancano a quella di Pompei, autonoma già dal 1997 – una quota pari al 60 per cento delle entrate affluisce direttamente ai bilanci di quegli uffici.
Si tratta di importi che se, per un verso, vengono sottratti alle esigenze generali dell’Amministrazione, per altro verso, trovano diretta destinazione per il soddisfacimento delle esigenze di funzionamento e di implementazione dei compiti istituzionali delle Soprintendenze che le stesse somme hanno incassato.
Sotto altro profilo, è poi da considerare come tale speciale regime di autonomia garantisca una maggiore flessibilità nelle procedure di acquisizione di tali categorie di entrate, evitando, così, che esse, come più volte accaduto (anche per importi di un certo rilievo), si traducano in economie di spesa, per effetto dei complessi meccanismi che disciplinano le “entrate di scopo” del bilancio dello Stato (si veda cap. 5).
In linea generale è comunque da richiamare l’attenzione dell’Amministrazione sulla necessità che per il futuro venga dedicata attenzione maggiore agli aspetti procedurali sottesi ai meccanismi di riassegnazione delle entrate: in questa indagine è stato, infatti, rilevato come l’Amministrazione non abbia mai provveduto a richiedere al Ministero dell’economia la riassegnazione dei versamenti effettuati dai concessionari in conto residui.
Generalmente si tratta di importi non particolarmente rilevanti (fatta eccezione per gli anni 2001 e 2004, in cui i residui ammontano rispettivamente a € 1.802.170,51 e a € 1.061.944,64) che comunque, considerata l’ampiezza dei compiti affidati al Ministero, in rapporto all’esiguità delle risorse di bilancio, non appare giustificabile siano stati trascurati.

6.3 Le prospettive.
Con questo report si è cercato di delineare, nei suoi aspetti istituzionali e nei risvolti finanziari, lo stato di attuazione di un limitato, ma significativo aspetto delle attività poste in essere dal Ministero per i beni e le attività culturali per migliorare la valorizzazione e la fruizione dei beni culturali.
E’ stato anche messo in luce come l’attivazione dei servizi di assistenza ed ospitalità per il pubblico rappresenti, a tutt’oggi, l’esperienza più consolidata e diffusa di gestione indiretta (per usare la terminologia del codice per i beni culturali e paesaggistici del 2004) delle attività di valorizzazione dei beni culturali dello Stato.
In tale settore, è fuor d’ogni dubbio, che le strutture ministeriali sono state impegnate nell’assolvimento di compiti nuovi e sono state chiamate ad affrontare problemi, talvolta, di non agevole soluzione. Basti pensare alle difficoltà di compiere scelte intese a conciliare le esigenze della tutela con quelle del marketing culturale, quanto, ad esempio, agli spazi di ubicazione delle attività in parola o alla necessità di assicurare uno sviluppo commerciale armonico con le funzioni dei musei o degli altri istituti culturali ove i servizi aggiuntivi sono attivabili.
Risultati positivi non sono mancati. Dopo comprensibili difficoltà d’avvio, tra il 1997 ed il 2001 si è assistito ad un incremento molto sensibile del numero dei servizi aggiuntivi attivi presso i musei e monumenti delle principali città d’arte. Parallelamente si è realizzato un consistente sviluppo dell’affidamento in concessione dei servizi di biglietteria, accompagnato dall’utilizzo di strumenti elettronici, dall’attivazione dei sistemi di prenotazione e prevendita e da forme integrate d’accesso agli istituti (percorsi museali; biglietto unico per mostre o altre iniziative culturali).
Nel settore degli archivi di Stato, invece, è risultato assai marginale il ricorso all’esterno per la gestione dei servizi di assistenza ed ospitalità. Il servizio di gran lunga più diffuso (presente in tutti gli 89 archivi monitorati) è quello per la riproduzione dei beni, sempre gestito all’interno dell’organizzazione amministrativa.
Anche nelle biblioteche statali la fornitura dei servizi di riproduzione è presente nella maggior parte degli istituti (in 30 biblioteche su 31 monitorate); servizio che in una percentuale pari quasi al 50 per cento è affidato in gestione indiretta. Il servizio del prestito bibliotecario risulterebbe, invece, sempre gestito direttamente dall’Amministrazione.
In linea generale – e con riguardo particolare al settore delle arti - è, però, da dire che, in questi ultimi anni, tale trend di sviluppo ha registrato una battuta d’arresto: dal 2002, infatti, oltre ad una crescita molto minore dei nuovi servizi attivati, si sono verificati – anche presso istituti di particolare rilevanza (ad es. la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma) - casi di dismissione di quelli in essere.
Sembra che il disegno della legge “Ronchey” del 1993, recepito senza modificazioni d’ordine sostanziale dal codice del 2004, abbia esaurito la sua spinta propulsiva e non sia più in grado di dar luogo a sperimentazioni, innovazioni e miglioramenti idonei a mettere a punto un sistema di valorizzazione delle attività e dei servizi culturali attraverso, anche, l’allargamento delle iniziative di marketing culturale.
Occorre, pertanto, che l’Amministrazione, facendo tesoro delle esperienze maturate; degli studi, anche recenti, compiuti sul fenomeno del merchandising culturale; dei rilievi e delle valutazioni contenute nella presente indagine metta a punto un nuovo sistema di valorizzazione delle attività e dei servizi culturali in grado di superare da una parte un approccio, a volte passivo, della struttura ministeriale periferica e di puntare, dall’altra, su iniziative che mirino all’allargamento del mercato, con riguardo sia “all’utente-consumatore”, sia alla “filiera produttiva” dei servizi culturali a tutto vantaggio del miglioramento dell’offerta culturale nel suo complesso.

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12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

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