LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Camera dei deputati. Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 142 del 10/5/2002

2002-05-10

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, recante disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture (2657) (ore 9,38).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, recante disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici,

adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture.
Ricordo che nella seduta del 7 maggio scorso sono state respinte le questioni pregiudiziali presentate a norma dell'articolo 96-bis, comma 3, del regolamento.
(Discussione sulle linee generali - A.C. 2657)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Informo che il presidente del gruppo parlamentare dei Democratici di Sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto che la V Commissione (Bilancio) e la VI Commissione (Finanze) si intendono autorizzate a riferire oralmente
Il relatore per la V Commissione, onorevole Angelino Alfano, ha facoltà di svolgere la relazione.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento all'ordine del giorno reca un complesso di disposizioni rispondenti sostanzialmente ad una duplice finalità.
Per un verso, si tratta di interventi volti a contenere la dinamica dei saldi di finanza pubblica per l'anno in corso e, per questa parte, il provvedimento deve considerarsi come finalizzato a concorrere al conseguimento dell'obiettivo - da ultimo confermato dal Governo nella relazione trimestrale di cassa trasmessa al Parlamento nei giorni scorsi - di un indebitamento netto della pubblica amministrazione nella misura dello 0,5 per cento. Per altro verso, si tratta di introdurre una normativa volta a realizzare una più efficace gestione del patrimonio dello Stato e a favorire la realizzazione di interventi infrastrutturali di cui il paese ha assoluta necessità.
Si tratta, pertanto, di disposizioni che, pur incidendo su settori differenti, sono riconducibili ad una logica organica e coerente. In particolare, tra le disposizioni che più direttamente incidono sul contenimento del livello del fabbisogno e dell'indebitamento, possono includersi: quelle di cui agli articoli 1 e 2, in materia di termini di versamento da parte dei contribuenti e di riversamento da parte dei concessionari della riscossione dei tributi; l'articolo 3, in materia di contenimento della spesa sanitaria; l'articolo 4, recante disposizioni volte a garantire il rispetto da parte delle regioni degli impegni assunti in ordine al controllo della spesa, e l'articolo 6, concernente la parziale modifica del trattamento fiscale delle società cooperative.
Alla seconda categoria appartengono, in particolare, le disposizioni di cui agli articoli 7 e 8; peraltro, appare evidente che anche in questi casi si tratta di disposizioni che possono rivelarsi di estrema importanza ai fini del controllo della dinamica dei saldi di finanza pubblica. Una più efficiente e redditizia gestione del patrimonio pubblico, qual è quella prefigurata in particolare dall'articolo 7, può infatti porre le condizioni per assicurare all'erario proventi assai consistenti.
L'articolo 5 è sostanzialmente diretto a recepire la pronuncia adottata dalle competenti autorità comunitarie per quanto concerne il regime fiscale agevolato, già attribuito alle aziende bancarie per promuovere la loro stessa ristrutturazione.
L'articolo 10 dispone in ordine alla destinazione delle maggiori entrate derivanti dalle disposizioni recate dal provvedimento, rinviando alle finalità di cui all'articolo 1, comma 6, della legge finanziaria per il 2002. Tale disposizione individua le finalità cui devono essere destinate le maggiori entrate che si vengono a determinare per ciascuno degli anni 2002, 2003 e 2004 rispetto alle previsioni a legislazione vigente.
L'obiettivo prioritario cui destinare le maggiori disponibilità è quello del conseguimento del saldo netto da finanziare


nella misura stabilita con la stessa legge finanziaria, a meno che si rendano necessari interventi urgenti e imprevisti a seguito di calamità naturali o esigenze connesse con la situazione del paese o, infine, situazioni di emergenza economico-finanziaria. Lo stesso comma 6 indica, tra gli interventi diretti alla riduzione della pressione fiscale, il settore cui devolvere eventuali maggiori entrate a legislazione vigente, eccedenti rispetto all'obiettivo di saldo indicato.
Esporrò all'Assemblea e al Governo gli articoli che mi sembrano più coerentemente in linea con le competenze della Commissione bilancio; pertanto, ometto gli articoli 1 e 2 e mi occupo dell'articolo 3, che mira essenzialmente alla riduzione della spesa farmaceutica a carico del servizio sanitario nazionale. A tal fine, si è in primo luogo fatto ricorso allo strumento della riduzione del 5 per cento del prezzo di vendita al pubblico dei farmaci a carico del servizio sanitario nazionale, vale a dire farmaci essenziali e farmaci per malattie croniche, a norma dell'articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, fatta eccezione per i medicinali emoderivati estrattivi e da DNA ricombinante. Al riguardo, merita segnalare che, nel corso dell'esame presso le Commissioni riunite bilancio e finanze, sono state apportate all'articolo 3 alcune significative modifiche le quali, senza stravolgere l'impianto complessivo delle misure adottate dal Governo, suscettibili di ricorrere in maniera significativa al contenimento della spesa sanitaria, hanno inteso recepire alcune esigenze prospettate dai rappresentanti delle aziende del settore farmaceutico.
In particolare, con il primo emendamento si è precisato che la riduzione del prezzo dei farmaci nella misura del 5 per cento trova applicazione nell'anno in corso; in questo modo non viene pregiudicata la possibilità di adottare eventuali misure di contenimento della spesa, nel caso in cui, alla fine dell'anno, dovesse emergerne la necessità. Allo stesso tempo, tuttavia, si evita di qualificare come una misura di carattere permanente la riduzione del prezzo nei termini indicati.
Lo stesso articolo, ai commi successivi, intende razionalizzare e contenere la spesa sostenuta dalle aziende farmaceutiche per organizzare convegni i quali, anche se indirettamente, spesso sono finalizzati a promuovere la prescrizione dei farmaci. Al comma 3, a ciascuna impresa farmaceutica è consentito di realizzare non più della metà del numero dei congressi realizzati nel 2001, sebbene nel calcolo dei congressi consentiti non siano considerati quelli già autorizzati alla data di entrata in vigore del decreto-legge. Le imprese farmaceutiche non potranno, comunque, destinare alla spesa per congressi più del 50 per cento di quanto speso nel 2001 per la medesima finalità; tale limite si riduce all'8 per cento del fatturato annuo per le imprese di nuova costituzione. È anche previsto, con decorrenza 1o gennaio 2003, un sistema di riduzione ulteriore del prezzo di vendita al pubblico dei medicinali per le imprese farmaceutiche che superino i limiti sull'organizzazione di convegni e congressi.
Con il comma 8 si intende ridurre il periodo di copertura brevettuale complementare, che in Italia è attualmente superiore a quello in uso negli altri paesi comunitari; l'obiettivo di tale allineamento muove dal presupposto che il prezzo dei farmaci può ridursi sensibilmente quando questi non siano coperti da brevetto. Si tratta, quindi, di promuovere una più rapida immissione al consumo di farmaci generici, in linea con quanto avviene negli altri paesi; va, infatti, ricordato che la disciplina comunitaria in materia di rilascio del certificato di protezione complementare ne fissa la durata massima in cinque anni, a differenza di quanto previsto dal nostro ordinamento che stabilisce la durata del certificato in 18 anni, a decorrere dalla data in cui il brevetto perviene al termine della sua durata legale.
Nel corso dell'esame presso le Commissioni riunite Bilancio e Finanze, è stato approvato, con l'assenso del Governo, un emendamento che ha parzialmente modificato la misura della riduzione della protezione complementare, passata da due


anni ad un anno per ogni anno solare a partire dal 1o gennaio 2003, fino al completo allineamento alla normativa europea. Anche in questo caso, peraltro, la modifica apportata risponde ad un ragionevole temperamento del principio affermato dal comma 8 che viene ribadito senza pregiudicare gli obiettivi che si intendono conseguire, allo stesso tempo evitando di penalizzare eccessivamente le imprese di settore.
Le Commissioni hanno, poi, approvato un ulteriore emendamento di portata limitata, che consente alle imprese che intendono produrre principi attivi coperti da certificati complementari di ricorrere ad una procedura concordata con i titolari dei certificati stessi, per il rilascio di licenze onerose valide esclusivamente per le esportazioni verso i paesi in cui la protezione brevettuale dei relativi principi attivi sia scaduta. A tal fine, si rimette al ministro delle attività produttive, sentiti i soggetti interessati, la definizione dei criteri da assumere per l'attivazione della procedura prospettata.
Con il comma 9 si intende consentire al paziente una migliore identificazione del prodotto farmaceutico sotto il profilo tecnico-scientifico piuttosto che in base alla denominazione commerciale o al nome di fantasia. In ragione di ciò, la norma impone la stampigliatura, sulle confezioni di medicinali, di un codice anatomico terapeutico chimico (ATC) e della denominazione del principio attivo contenuto nel prodotto medicinale. Possono continuare ad essere commercializzati i prodotti confezionati prima del novembre 2002 che riportino la sola denominazione commerciale.
Nel corso dell'esame in Commissione, sono stati approvati tre ulteriori emendamenti all'articolo 3. Il primo è diretto a responsabilizzare i collegi sindacali delle aziende sanitarie e delle aziende ospedaliere in ordine all'andamento delle spese effettuate rispetto ai livelli programmati; a tal fine, si prevede che il collegio sindacale debba segnalare periodicamente al direttore generale dell'azienda interessata, nonché al presidente della regione competente e al Ministero dell'economia e delle finanze, le variazioni emerse. Al tempo stesso, è posto a carico del direttore generale il compito di comunicare i provvedimenti adottati per assicurare il rispetto dei vincoli di spesa previsti. Tali disposizioni rafforzano quelle contenute all'articolo 4, cui farò riferimento in seguito.
Il secondo emendamento approvato dalle Commissioni stabilisce che le deliberazioni della commissione unica del farmaco in materia di classificazione dei farmaci, ovvero di autorizzazione all'immissione in commercio di nuovi prodotti farmaceutici, debbano essere approvati con decreto del Ministero della salute, sentita la Conferenza permanente Stato-regioni e autonomie locali.
Quindi, si stabilisce un'ulteriore misura di controllo degli andamenti della spesa consistente nella previsione dell'obbligo di corredare i decreti ministeriali con una relazione tecnica soggetta a verifica da parte della Ragioneria generale dello Stato da cui risulti che i decreti stessi non determinano un aumento degli oneri rispetto ai limiti previsti, con particolare riferimento all'accordo raggiunto l'8 agosto 2001. Da ultimo, è stato introdotto un articolo aggiuntivo con il quale si provvede a stanziare le risorse necessarie per far fronte alle maggiori esigenze finanziarie del Servizio sanitario nazionale per gli anni 2000 e 2001, coerentemente a quanto concordato con l'accordo stipulato l'8 agosto del 2001. Al riguardo, si prevede un maggiore onere a carico dello Stato per un importo complessivamente pari a poco più di 5 milioni di euro, cui si fa fronte mediante parziale utilizzo del fondo speciale di parte capitale relativo al Ministero della salute. La restante quota delle maggiori esigenze finanziarie è invece posta a carico delle regioni, le quali possono provvedervi anche con risorse acquisite, sia pure limitatamente all'anno 2000, mediante ricorso all'indebitamento. È poi disposto un ulteriore stanziamento a favore del policlinico Umberto I di Roma, previsto con una modifica all'articolo 4.



Da ultimo segnalo che alcune delle modifiche apportate dalle Commissioni riunite all'articolo 3 hanno recepito il parere espresso dalla Commissione affari sociali.
Ritornando invece all'articolo 4, cui facevo riferimento poc'anzi, si confermano per il periodo 2002, 2003 e 2004 le disposizioni di cui all'articolo 4 della legge finanziaria 2002, a loro volta funzionali al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica ai quali sono vincolate con taluni obblighi le regioni e le province autonome. In sostanza, gli enti territoriali che dovessero risultare inadempienti rispetto agli impegni concordati l'8 agosto del 2001 per il contenimento della spesa sanitaria, non potranno usufruire delle maggiori risorse stanziate dal decreto-legge n. 347 del 2001. In altri termini, il sistema prevede l'esclusione per l'anno 2001 della quota di incremento del limite della spesa sanitaria corrente prevista dal medesimo accordo e la conseguente applicazione dei valori più bassi definiti da ultimo dalla legge finanziaria per il 2001. In caso di inadempimento, il livello di finanziamento da ripristinarsi è quello determinato dalla Conferenza permanente Stato - regioni - province autonome del 3 agosto 2000, rivalutato secondo le percentuali del 3,5 per cento per il 2002, del 3,45 per cento per il 2003 e del 2,9 per cento per il 2004, a norma dell'articolo 85, comma 8, della legge n. 388 del 2000.
Con l'articolo 5 vengono sospese le agevolazioni fiscali applicabili alle ristrutturazioni e fusioni tra banche contenute nel decreto legislativo n. 153 del 1999, emanato a norma dell'articolo 1 della legge n. 461 del 1998, la cosiddetta legge Ciampi. Di questo articolo si occuperà più diffusamente il collega Sergio Rossi, mentre a me preme sottolineare che nel corso dell'esame presso le Commissioni riunite è stato approvato un emendamento all'articolo 5 che si propone di stabilire un punto fermo, una norma di chiusura che possa condurre a giusto compimento la complessa evoluzione normativa che ha prodotto la disciplina delle fondazioni di origine bancaria. Infatti, il percorso di razionalizzazione del sistema bancario che prende le mosse dalla legge n. 218 del 1990, volto al perseguimento di una più efficiente allocazione degli assetti proprietari delle banche, ha tracciato nelle cadenze del proprio sviluppo i profili di una nuova entità giuridica - le fondazioni di origine bancaria, appunto - le cui peculiarità strutturali e funzionali sono da tempo oggetto di ampio dibattito in sede giurisprudenziale e dottrinale.
A tali circostanze, che già di per sé giustificherebbero un intervento chiarificatore, si somma, con la dirompente forza del precetto comunitario, la decisione della Commissione europea resa in esito all'istruttoria volta a verificare la compatibilità del regime tributario di favore stabilito dalla disciplina in precedenza indicata a vantaggio delle banche (le ex società conferitarie) e delle fondazioni (ossia gli enti conferenti) con la normativa comunitaria in tema di aiuti di Stato. Tale decisione ha sancito che, fatto salvo l'articolo 2, il regime di aiuti di Stato, cui l'Italia ha dato esecuzione a favore delle banche in base alle legge n. 461 del 1998 ed al decreto legislativo n. 153 del 1999, è incompatibile con il mercato comune. A ben vedere la ricaduta sistematica dell'iniziativa della Commissione europea sull'impianto normativo testé indicato si era già fatta sentire nella fase di avvio della procedura di infrazione, allorché in data 3 aprile 2000 i ministri del tesoro e delle finanze, con un comunicato stampa congiunto - peraltro di dubbia efficacia precettiva -, avevano sospeso o, rectius, dichiarato la sospensione, ai sensi dell'articolo 88, paragrafo terzo, del Trattato, dell'applicazione del regime tributario previsto dal decreto legislativo n. 153 del 1999 sia in favore delle banche che delle fondazioni. Sennonché tale norma, che, in aderenza al dictum della Commissione europea, sospende le agevolazioni tributarie esclusivamente con riferimento alle banche e, per converso, conferma l'effettività delle medesime agevolazioni in favore delle fondazioni, non appare sufficiente ad evidenziare le peculiarità funzionali e strutturali che costituiscono l'essenza


delle fondazioni e si pongono a fondamento di un trattamento tributario dettato proprio per garantire alle stesse il raggiungimento delle missioni che sono state ex lege affidate loro nell'economia della società civile.
L'attuale formulazione dell'articolo 5, anche là dove intende confermare l'effettività di un regime giuridico, non fuga, con definitività, i dubbi e le incertezze che, tuttora, sbiadiscono il quadro normativo delle fondazioni di origine bancaria. Pertanto, è stato necessario adottare il proposto emendamento per consolidare intorno ad una espressa presa di posizione lo speciale regime giuridico, la vera e propria disciplina di settore che regola le fondazioni di origine bancaria. L'emendamento, pertanto, prendendo atto della decisione della Commissione e degli emendamenti espressi in sede comunitaria, viene ad esplicitare le ragioni sistemiche e funzionali che rendono compatibile con la disciplina comunitaria in tema di aiuti di Stato, coerente con le disposizioni civilistiche applicabili e vieppiù costituzionalmente legittime, il regime tributario delle fondazioni di origine bancaria.
La disposizione proposta, illustrando, con la sintesi che è propria dell'enunciato normativo, struttura e funzioni, che peraltro principalmente connotano in senso singolare il regime civilistico e fiscale delle fondazioni di origine bancaria, intende altresì allontanare il timore di un ulteriore abbattimento della mannaia comunitaria. Tale timore ha minato la realizzazione del disegno tracciato dalla legge Ciampi, con gravi ripercussioni sul sistema macroeconomico e dell'economia finanziaria italiana.
La necessità di una definitiva chiarezza sulla specialità del regime delle fondazioni di origine bancaria è, peraltro, improrogabile; infatti inattuali suggestioni interpretative evocate dall'utilizzo del termine tecnico giuridico «fondazioni» hanno talvolta condotto a fraintendimenti circa la ratio e la effettiva portata precettiva della disciplina di settore. Peraltro, in più di un'occasione la dottrina e la giurisprudenza si sono interrogate sulla legittimità di quelle norme che sembravano comprimere l'autonomia delle fondazioni bancarie. Ora è necessario precisare con forza di legge che le fondazioni di origine bancaria sono a tutti gli effetti enti di natura privatistica, per cui non ha senso alcuno parlare di attrazione statalista o di pubblicizzazione, sebbene abbiano un regime privatistico di diritto speciale, la cui disciplina, pur soggetta ai canoni di interpretazione ed applicazione del diritto privato, non può essere piegata a regole incompatibili con le linee direttrici indicate dal legislatore che indicano con maggiore chiarezza, dopo la legge Ciampi, il perseguimento di ben precise finalità all'interno dei territori di riferimento.
Il corpo della norma reca una illustrazione delle ragioni che rendono singolare il regime normativo delle fondazioni e che, di conseguenza, giustificano il trattamento tributario di favore. Tale illustrazione non deve essere percepita alla stregua, peraltro, di un elenco tassativo, bensì quale esemplificazione dei principali profili di specialità, indicazione degli indici identificativi che determinano la diversità strutturale e funzionale delle fondazioni di origine bancaria rispetto alle altre fondazioni di diritto privato e, di conseguenza, legittimano un trattamento fiscale idoneo ad assecondare e promuoverne le rilevantissime mission affidate loro dall'ordinamento.
La specialità normativa è, a ben vedere, una specialità di funzione che non crea zone franche, ma si colloca senza cesure di continuità all'interno del sistema dei prelievi disegnato dall'ordinamento tributario domestico e che, per altro verso, non contrasta con i principi comunitari.
In altri termini, l'emendamento illustra, con una chiarezza percettibile anche in sede comunitaria, le ragioni che giustificano - oltre i dubbi di lesione della concorrenza, ricadute sugli scambi tra Stati membri e sottrazione di risorse statali - l'adozione ed il mantenimento di un regime tributario ad hoc. Tanto più che in relazione ad alcune agevolazioni, quale ad esempio la riduzione a metà dell'IRPEG ai sensi dell'articolo 6 del decreto del Presidente


della Repubblica n. 601 del 1973, la disciplina dettata dalla legge Ciampi e dal decreto di attuazione successivo si limita a confermare lo stesso regime fiscale di cui, già prima dell'entrata in vigore di tali ultimi provvedimenti, usufruivano tutte le fondazioni che perseguivano finalità di utilità sociale. Peraltro, una presunta incompatibilità con il mercato comune dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica n. 601 del 1973, a distanza di quasi 30 anni dalla entrata in vigore di tale ultima norma, non è mai stata rilevata da parte della Commissione.
Per altro verso, l'emendamento proposto è foriero di considerevoli esternalità anche a vantaggio della definitiva razionalizzazione del sistema bancario italiano, da cui le fondazioni faticano, per effetto di retaggi storico-politici, a separarsi.
Occorre, infatti, ricordare che il quadro di incertezza che si è determinato a seguito dell'iniziativa della Commissione europea ha sostanzialmente paralizzato quel processo di dismissione degli assetti proprietari (e segnatamente delle partecipazioni di controllo nelle società bancaria conferitarie) finalmente avviato con la legge n. 474 del 1994 e con la direttiva Dini. Infatti, il dubbio circa la spettanza e, soprattutto, la revocabilità delle agevolazioni fiscali - come di fatto è accaduto proprio per ordine della predetta decisione della Commissione in danno delle nostre banche - ha frenato il naturale percorso di restituzione al mercato dell'universo creditizio dopo decenni di improvvida - a nostro avviso - statalizzazione.
La certezza che l'emendamento restituisce alla disciplina di settore agevola, pertanto, il definitivo trapasso degli assetti proprietari, secondo un disegno che conferisce alle fondazioni di origine bancaria il ruolo di protagoniste sul palcoscenico dell'evoluzione del terzo settore e sulla produzione ed erogazione dei beni pubblici.
Tutte le considerazioni che precedono hanno altresì determinato la tecnica legislativa da adottare; si allude, in particolare, alla scelta di una norma espressamente interpretativa. Ciò al fine di ribadire, oltre ogni residuale dubbio, con l'efficacia retroattiva che è propria delle norme di interpretazione autentica, la originaria spettanza delle agevolazioni alle fondazioni. Tale opzione, reca l'ulteriore vantaggio di contribuire in maniera determinante...
PRESIDENTE. Onorevole Alfano, poiché vedo che ha un testo scritto ed il tempo a sua disposizione sta terminando, potrebbe consegnarlo perché venga pubblicato in calce al resoconto della seduta odierna.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la V Commissione. Signor Presidente, preferisco utilizzare tutto il tempo a mia disposizione, eventualmente anche quello previsto per la replica; se non avrò concluso, consegnerò il testo.
PRESIDENTE. Onorevole Alfano, mi sono permesso di suggerirlo perché vedo che ha un testo scritto.
ANGELINO ALFANO, Relatore per la V Commissione. La ringrazio, signor Presidente. Vorrei, in conclusione, citare gli articoli 7 e 8 del provvedimento in esame che introducono due società: una denominata Patrimonio dello Stato Spa e l'altra denominata Infrastrutture Spa. Il Governo intende avviare una riforma strutturale volta a migliorare la gestione dei propri attivi patrimoniali ed a promuovere il processo di infrastrutturazione del paese che costituisce un fondamentale volano per lo sviluppo economico nazionale.
Per quanto riguarda la società Patrimonio dello Stato Spa, essa nasce da un'idea sempre presente ed ormai affermatasi nel settore privato, ma mai compiutamente realizzata per quanto riguarda lo Stato. Molti soggetti privati hanno da tempo costituito soggetti specializzati e focalizzati nella valorizzazione del patrimonio; nello Stato queste finalità non sono svolte in modo adeguato a fronte di un debito pubblico che genera oneri finanziari di mercato, mentre l'attivo non genera


proventi adeguati, anzi in molti casi il rendimento netto della gestione di questi beni è negativa, vale a dire che lo Stato spende più rispetto a quanto riesce ad incassare nella gestione di questi beni.
In molti casi, inoltre, manca perfino un'idea chiara della dimensione dell'attivo a disposizione. La costituzione di un soggetto specializzato nella valorizzazione di attivi materiali e immateriali dello Stato potrà costituire un'opportunità per raggiungere un duplice obiettivo: ottenere un maggiore rendimento per lo Stato, con rilevanti benefici per la finanza pubblica e rendere più trasparente la gestione di molti asset.
Si tratta, quindi, di incrementare i proventi ottenibili dalla gestione di questi beni e di promuovere una migliore gestione degli stessi a monte del processo, con l'effetto indiretto di promuovere una rapida azione di ricognizione del patrimonio di cui lo Stato è proprietario. Concludo, signor Presidente, citando l'articolo 8 del provvedimento in esame che istituisce la società denominata Infrastrutture Spa, la quale formerà uno strumento per contribuire a colmare il deficit infrastrutturale del nostro paese e potrà intervenire, fornendo in via complementare al sistema bancario nazionale ed internazionale quei finanziamenti a lungo e a lunghissimo termine, spesso fondamentali per rendere bancabili progetti infrastrutturali da parte dei privati e per coinvolgere questi ultimi nella realizzazione e gestione delle opere di pubbliche utilità.
Nel fare questo, la società Infrastrutture Spa si ispirerà ad un modello già ampiamente diffuso in Europa ed in altri paesi (quali, ad esempio, la Germania, l'Austria, la Spagna e la Francia) che, già da tempo, dispongono di soggetti che svolgono funzioni simili a quelle che svolgerà la società Infrastrutture Spa. In questo modo, il sistema economico italiano riceverà due ordini di benefici: uno diretto, dato dall'accelerazione della realizzazione di opere di pubblica utilità e l'altro indiretto, dato dall'attrazione di insediamenti produttivi che un tessuto nazionale maggiormente dotato di infrastrutture potrà generare; non a caso, tutte le ricerche sui fattori di localizzazione degli insediamenti produttivi evidenziano sempre, ai primissimi posti, l'esigenza di infrastrutture adeguate.
Signor Presidente, poiché non ho ancora concluso il mio intervento, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della parte conclusiva della mia relazione.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Alfano. La Presidenza l'autorizza.
Il relatore per la VI Commissione, onorevole Sergio Rossi, ha facoltà di svolgere la sua relazione.
SERGIO ROSSI, Relatore per la VI Commissione. Signor Presidente, il mio intervento si manterrà ampiamente al di sotto dei tempi a mia disposizione.
PRESIDENTE. Benissimo, le saranno grati i colleghi presenti ... ed anche gli assenti.
SERGIO ROSSI, Relatore per la VI Commissione. In questo decreto-legge si adattano misure volte a mantenere il livello dell'indebitamento netto dell'anno 2002 nello 0,5 per cento, in coerenza con quanto previsto nel documento di programmazione economica e finanziaria. Nel dettaglio, il contenuto degli articoli di competenza della Commissione Finanze prevede quanto segue. Con le misure di ristrutturazione delle procedure di versamento e di riscossione previste nell'articolo 1 si potrà anticipare l'acquisizione di gran parte del gettito, con possibile risparmio di interessi.
Con l'articolo 2 si prosegue sulla strada della razionalizzazione dei termini di versamento delle imposte da parte dei contribuenti, già avviata da questo Governo con precedenti provvedimenti legislativi. Viene unificato al 20 giugno il termine per i versamenti a saldo delle imposte dirette, IRPEF, IRAP ed IRPEG, praticando un posticipo per le persone fisiche ed un anticipo per le persone giuridiche, con possibile risparmio di interessi.



Con l'articolo 5 si sospendono gli effetti del regime di aiuti a favore degli istituti bancari, in seguito ad un pronunciamento della Commissione dell'Unione europea che ha definito illegittima la disciplina contenuta nella legge n. 461 del 1998 e nel decreto delegato n. 153 del 1999.
Non è stato adottato un provvedimento di abrogazione delle disposizioni illegittime per non compromettere l'eventuale esito favorevole del ricorso presentato da un pool di istituti bancari e, in via autonoma, dallo Stato, alla competente autorità giudiziaria dell'Unione europea.
I maggiori introiti derivanti dalla sospensione degli aiuti agli istituti bancari non saranno computati ad incremento delle entrate, ma iscritti in apposita contabilità speciale di tesoreria, in attesa di conoscere l'esito dei ricorsi. Solo qualora l'esito dei ricorsi dovesse essere negativo, si procederà anche al recupero dagli istituti bancari degli aiuti illegalmente già concessi, sulla base delle decisioni della Commissione europea, che prevede l'obbligo senza indugio del recupero di quanto già corrisposto, compresi gli interessi maturati.
L'articolo 6 introduce una nuova disciplina di tassazione per le società cooperative e i loro consorzi, disponendo un periodo transitorio di due anni in attesa del riordino della disciplina tributaria delle società cooperative prevista dalla legge 3 ottobre 2001 n. 366, ed in particolare, le somme destinate alle riserve indivisibili che eccedano la quota da destinare alla riserva minima obbligatoria vengono parzialmente assoggettate ad IRPEG con percentuali diverse, secondo la tipologia delle cooperative, e precisamente: nulla per le cooperative sociali e cooperative di garanzia collettiva di fidi di primo e secondo grado e loro consorzi, 40 per cento per le società cooperative agricole e della piccola pesca, 61 per cento per le altre cooperative, incluso le banche di credito cooperativo. Inoltre, viene introdotta una nuova disciplina tributaria per i ristorni operati dalle cooperative di produzione e lavoro e da quelle che cedono beni e servizi.
Le somme assegnate ai soci destinate all'aumento del capitale sociale non concorrono a formare il reddito imponibile, ma la successiva restituzione del capitale sociale ai soci, solo se effettuata da una cooperativa di produzione e lavoro, comporta l'assoggettamento ad IRPEF con aliquota sostitutiva del 12,5 per cento.
Per l'applicazione della ritenuta alla fonte a titolo di imposta sugli interessi corrisposti dalle società cooperative e loro consorzi ai propri soci finanziatori, occorre che i prestiti siano erogati alle condizioni stabilite dall'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 611, ossia che questi siano concessi esclusivamente per il conseguimento dell'oggetto sociale e non superino per ciascun socio la somma di 40-80 milioni di vecchie lire, in funzione del tipo di cooperativa e che gli interessi non superino quelli previsti per i buoni postali fruttiferi.
Le associazioni di categoria, audite durante i lavori della Commissione, hanno condiviso i contenuti dell'articolo, trattandosi dell'applicazione di un accordo raggiunto con il ministero. Infine, con l'articolo 9, comma 5, si ricorre in materia di cessione e conferimento ai fondi di investimento immobiliare, all'applicazione della norma antielusiva prevista dall'articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre n. 600, che consente all'amministrazione finanziaria di disconoscere i vantaggi conseguiti mediante taluni specifici atti, fatti e negozi, privi di valide ragioni economiche e che siano stati posti in essere al fine di aggirare obblighi e divieti previsti dall'ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposta o rimborsi altrimenti indebiti.
Per quanto riguarda gli articoli di competenza del collega relatore onorevole Angelino Alfano, mi limito ad esporre soltanto le seguenti brevissime osservazioni.
All'articolo 3, comma 8, in merito alla durata della copertura brevettuale complementare dei farmaci, ritengo opportuno prevedere un procedimento di allineamento alla normativa europea più graduale della relativa durata rispetto a


quanto già previsto dal testo licenziato dalla Commissione, al fine di ridurre l'impatto negativo che le disposizioni avrebbero sulle piccole e medie imprese farmaceutiche nazionali.
All'articolo 4-bis ritengo opportuno non far gravare l'ulteriore specifica esigenza del policlinico Umberto I sulle risorse destinate alle altre regioni per la copertura delle maggiori occorrenze finanziarie del Servizio sanitario nazionale. La materia necessita di un approfondimento.
All'articolo 8 ritengo opportuno precisare e limitare le attività della società Infrastrutture Spa solo ad operazioni di finanziamento e garanzia per la realizzazione di infrastrutture e grandi opere pubbliche, considerata la genericità della lettera b) che sembrerebbe autorizzare anche finanziamenti per lo sviluppo economico in forma ampia, nulla avendo a che vedere con le infrastrutture.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, onorevoli relatori, le due relazioni appena svolte hanno descritto in modo assolutamente esaustivo il contenuto del provvedimento; ritengo quindi opportuno, per quanto riguarda la parte di relazione, riferirmi alle medesime. Mi soffermerò in modo breve su talune problematiche relative al provvedimento emerse nel dibattito svoltosi nelle Commissioni riunite V e VI della Camera.
Le questioni sollevate hanno avuto ad oggetto, nell'ordine di trattazione, in primo luogo, il trattamento dei farmaci, il diritto di brevetto e sostanzialmente il marchio per le previsioni di una nuova formulazione dell'individuazione del principio terapeutico sulle confezioni, in modo da formare una diversa coscienza del consumatore al fine di poter identificare in maniera chiara il prodotto che acquista. Relativamente a tali aspetti, con il concorso anche dei suggerimenti delle forze dell'opposizione è stato modificato già nel corso del dibattito in Commissione l'originario impianto normativo, raccogliendo istanze, proposte anche da soggetti della maggioranza, che sembravano e appaiono tuttora corrette. Si tratta di un testo - mi riferisco all'articolo 3 - sul quale vi sono ancora discussioni, tuttavia ulteriori significativi passi in avanti possono essere ancora fatti proprio nell'ambito della collaborazione sperimentata in sede di Commissione.
In Commissione non mi è parso di vedere una posizione sostanzialmente molto differenziata fra le parti relativamente al complesso del provvedimento se non sul cuore dello stesso, rappresentato dagli articoli 7 e 8, aventi ad oggetti la costituzione delle società per azioni Patrimonio dello Stato Spa e Infrastrutture Spa. Relativamente a queste due previsioni, da parte delle forze di opposizione, ma anche da parte di alcune componenti della maggioranza, ad esempio dall'onorevole Armani, sono stati presentati suggerimenti volti complessivamente - intendo citare quelli che dal mio punto di vista meritano o hanno meritato un approfondimento - volti a garantire che le misure che il Governo vuole adottare non si trasformino in un mezzo per cambiare artatamente una situazione di bilancio ma costituiscano in concreto ciò che il Governo vuole realizzare.
Il Governo vuole agire sullo stato patrimoniale, analogamente a quanto hanno fatto altri Stati prima dell'Italia, per realizzare investimenti ed infrastrutture, senza sottrarsi a controlli successivi, impegnandosi a risolvere le problematiche che presenta il nostro paese (a cominciare, evidentemente, dal sistema infrastrutturale), stando attenti a non provocare danni alle future generazioni.
Sarà mantenuto, durante la discussione del provvedimento in aula, lo stesso atteggiamento, adottato in Commissione, ossia di lavorare su questi aspetti, rifiutando, invece, ogni intervento di forma esclusivamente polemica o non mirante a questo obiettivo che, se posto in questi termini, accomuna proprio tutti.
Indicativamente, è stata posta una serie di problematiche che attengono, nell'ambito


dei rapporti tra le due società per azioni Patrimonio dello Stato spa ed Infrastrutture spa, alla previsione che le cessioni siano a titolo oneroso, proprio al fine di non creare utilizzi eventualmente strumentali. Fin da ora, posso dire, in questa sede, che non vi è alcuna difficoltà in ciò. Non ho mai visto alcuna Spa che operi cessioni in modo diverso da quello oneroso. Se può tranquillizzare, ciò può essere scritto tranquillamente in questo provvedimento, per migliore esemplificazione. Sto parlando del rapporto tra le società Patrimonio dello Stato spa ed Infrastrutture spa (va benissimo prevedere che il trasferimento dei cespiti tra le due Spa avvenga a titolo oneroso).
Sono state sollevate obiezioni sulla lettera b) del comma 3 dell'articolo 8 (quello in cui si stabilisce quali saranno le possibilità di intervento nell'ambito delle infrastrutture), che prevede interventi per lo sviluppo economico.
Anche sotto quest'aspetto, al fine di fugare dubbi (non si vuole, infatti, creare, con la Patrimonio, una nuova IRI, e con Infrastrutture una nuova Cassa per il Mezzogiorno), si potrà lavorare, per meglio precisare il concetto di sviluppo economico che ha destato, invece, questo allarme (tale concetto è già presente nella ratio e, a nostro avviso, nella lettera del provvedimento). Possiamo, dunque, ancora lavorare ed approfondire, per fugare del tutto questo dubbio sorto nei colleghi che hanno partecipato ai lavori in Commissione.
Un altro problema rilevante, inoltre, posto in relazione alle due società Patrimonio ed Infrastrutture, riguarda il sistema dei controlli.
Il sistema dei controlli ci sta molto a cuore: non solo vogliamo sottoporci a controllo, ma non abbiamo mai avuto alcuna intenzione di costruire operazioni artate! Desideriamo sia chiaro a tutti che non è possibile non lavorare sullo stato patrimoniale e non individuare, altresì, strumenti per l'effettuazione di investimenti; dopodiché, parliamo dei controlli e lavoriamoci su.
Credo che anche coloro che, ancora oggi, pur dopo il dibattito in Commissione, non ne sono convinti, quando avremo maggiormente approfondito le predette questioni, nel prosieguo dei lavori, ci concederanno - e spero che, così, non avremo più battute o manifestazioni poco piacevoli, nei film, e molto disinformanti nei confronti dell'opinione pubblica - che la strutturazione stessa della società Patrimonio dello Stato Spa è la migliore garanzia e che, con la società Infrastrutture Spa intendiamo lucidare gli argenti di famiglia.
ALFIERO GRANDI. Anche venderli!
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Nella stragrande maggioranza dei casi, com'è stato fatto rilevare, il patrimonio pubblico ha una redditività negativa o non ne ha affatto: quando ce l'ha, la redditività è pari allo 0,5 per cento. Ebbene, noi riteniamo che, oggi, possano essere fatti investimenti nell'ordine del 5 per cento. Cosa significhi questo, se si tiene conto degli interessi che corrispondiamo, a tutti è dato comprendere in quest'aula.
Quindi, credo che, in virtù degli ulteriori approfondimenti che offriremo nel prosieguo dei lavori, in occasione dell'esame delle proposte emendative presentate e di quelle che anche il Governo, a migliore specificazione, intende proporre, emergerà in modo più chiaro che la società Patrimonio dello Stato Spa, per la sua struttura e le sue finalità, appartiene alla categoria delle società di general government; e già questo fatto serve a far capire agli esperti della materia che non vogliamo creare alcuna situazione di assenza di controlli.
Discorso a parte merita la società Infrastrutture Spa. Per la sua strutturazione e per la sua finalizzazione, questa società è soggetta, oggi, ai controlli di cui all'articolo 106 del testo unico delle leggi bancarie. Tuttavia, riguardo a questa società, possono essere immaginate anche altre forme di controllo. Laddove vi sia o vi possa essere (si tratta di un discorso da


fare) una deroga per i grandi rischi, che hanno, evidentemente la garanzia dello Stato, arrivo ad ipotizzare - ma si tratta di ipotesi assolutamente non verificata - anche l'applicazione dell'articolo 107 del testo unico delle leggi bancarie e, quindi, al controllo da parte di Bankitalia. Si tratta di una soluzione che non può certamente essere affermata oggi, perché essa richiede una consultazione con i soggetti interessati, al fine di confrontare le rispettive opinioni.
Questo è il pensiero che ci ha animati. Pretendere un controllo su queste operazioni, che il Governo intende attuare per i fini nobili cui ho già fatto riferimento all'inizio, implica un confronto che non solo non ci spaventa, ma ci trova assolutamente preparati. Il limite, ieri, oggi e d'ora in avanti, è e sarà l'impedimento a riconoscere che, non agendo in questo modo, si possa comunque conseguire l'effetto desiderato.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, ricordo che noi abbiamo sollevato un'eccezione di costituzionalità sulla conversione di questo decreto-legge, che è stata respinta dall'Assemblea. Lo ricordo perché noi ci troviamo - non posso che sottolinearlo - di fronte ad un uso distorto dei decreti-legge. È passato un anno dall'inizio della legislatura e l'attività legislativa si è svolta prevalentemente con l'adozione da parte del Governo di decreti-legge (ben 47!), che rappresentano ormai lo strumento ordinario con il quale viene affrontata la politica economica.
Per il resto, sono pochi i provvedimenti legislativi sui quali è stato possibile svolgere in Parlamento un dibattito più approfondito, più meditato, più documentato, e, spesso, quando non è stato presentato un decreto-legge, è stato presentato un disegno di legge delega. Lo sottolineo, perché questo è un metodo singolare per un Governo che gode di un'ampia maggioranza parlamentare; è tanto più singolare dal momento che si ricorre al decreto-legge in ordine alle materie più delicate, più importanti. In altre parole, tutte le questioni più delicate che il Parlamento deve affrontare finiscono per essere discusse sotto la pressione dell'emergenza o con il ricorso ad un meccanismo che finisce per essere blindato. Questo metodo ha portato anche a degli errori dal punto di vista legislativo, perché spesso si deve ricorrere al voto di fiducia o a nuovi decreti-legge che modificano discipline precedentemente contenute in altri decreti-legge. L'ho voluto ricordare, perché siamo di fronte ad un metodo singolare, che non può caratterizzare l'andamento della legislatura, soprattutto quando si tratta di affrontare problemi di riforme, di cambiamenti, problemi che hanno a che fare con la politica economica e sociale.
Inoltre, voglio sottolineare che noi in questo caso ci troviamo di fronte ad un decreto-legge che dovrebbe controllare la dinamica dei saldi della finanza pubblica, con una serie di interventi e con una serie di procedure. Ritengo necessario e fondamentale esercitare un controllo di questo genere; anzi, voglio cogliere l'occasione per parlarne in maniera approfondita anche in questa sede, al fine di manifestare una preoccupazione.
In primo luogo, chiederemo con forza che il Parlamento riesca ad avere i dati, i numeri, i conti da parte del Governo; lo riproporremo con forza per avere una trasparenza ed una regolarità nella trasmissione dei conti, nell'andamento della finanza pubblica, soprattutto per avere la possibilità di conoscere quale sia l'impatto che si è determinato sino ad oggi con le politiche che sono state adottate dal Governo.
Allo stesso tempo voglio cogliere l'occasione per inquadrare questo disegno di legge di conversione nell'ambito dell'andamento della manovra di politica economica.
Ci troviamo a dover verificare i conti della finanza pubblica: fino a questo momento c'è stato un provvedimento, quello dei cosiddetti 100 giorni, che ha dato e sta dando effetti concreti con l'eliminazione


della tassa di successione, ma non sappiamo ancora in che termini. Vorremmo sapere quale sia l'impatto rispetto alle previsioni. Chiederemo in Commissione, lo sollecitiamo anche in questa sede al Governo, quale sia l'effetto della legge Tremonti. Voglio solo ricordare che questa disposizione - che forse avrebbe meritato, essa sì, di essere inserita in un decreto-legge - collocata in una proposta di legge ordinaria ha avuto effetti controproducenti, nel senso che non ha favorito la ripresa del nostro paese ed ha determinato, forse, gigantesche regalie. Ciò è avvenuto perché l'applicazione della legge Tremonti è coincisa con una caduta del prodotto interno lordo, determinando costi di cui vorremmo conoscere l'entità e generando risultati difformi rispetto agli obiettivi fissati.
Sempre in quel provvedimento erano state indicate altre misure: non parlo delle semplificazioni (potrei fare della facile ironia in quanto, certamente, dal punto di vista legislativo, non abbiamo avuto semplificazioni mentre abbiamo avuto una complicazione per questo accavallarsi di continui provvedimenti e di modifiche), ma mi riferisco, in particolare, al gigantesco flop registrato in ordine all'emersione dal sommerso e di cui il Governo non intende ancora renderci conto. Relativamente all'emersione dal sommerso erano infatti stati previsti - vedo che il Governo è sempre molto ottimista nel fare previsioni - risultati di notevole consistenza, ma l'emersione non c'è stata e, ancora oggi, deve partire una normativa in grado di consentire il raggiungimento di obiettivi di emersione almeno paragonabili a quelli ottenuti con i provvedimenti adottati nella passata legislatura che, invece, avevano determinato alcuni risultati concreti.
Abbiamo poi avuto altri provvedimenti importanti, di uno dei quali abbiamo discusso con l'onorevole Armosino. A questo proposito desidero sottolineare il fatto positivo del rapporto con l'onorevole Armosino che è una delle poche sottosegretarie cui è stata affidata una delega, a differenza di quanto, invece, accade per quanto riguarda i problemi fiscali, per i quali vi sono tre sottosegretari che operano nella più assoluta precarietà perché non è stata loro conferita alcuna delega. Forse, ora che ci sarà il rimpasto, se ci sarà, speriamo verrà assegnata una delega perché questo potrebbe rappresentare, anche per noi, un elemento di riferimento e di certezza. Invece, sul problema della cartolarizzazione degli immobili e su diverse altre questioni abbiamo potuto discutere con l'onorevole Armosino in un rapporto dialettico tra maggioranza ed opposizione.
Sulla cartolarizzazione degli immobili vorremmo poi avere elementi maggiori di valutazione perché la nostra preoccupazione riguarda i risultati raggiunti con questi provvedimenti e, soprattutto, il modo in cui essi si collocano all'interno di una manovra di politica economica dove, come ci fa osservare l'Unione europea, non possono rappresentare un elemento di precarietà.
Vorremmo inoltre avere qualche elemento per valutare l'operazione di rientro dei capitali, operazione che abbiamo criticato e che continuiamo a criticare, anche perché il sospetto che abbiamo è che questo rientro dei capitali non sia destinato a creare occasioni di investimento nel nostro paese, bensì sia un'operazione collegata alla cartolarizzazione degli immobili. Pensiamo cioè che nel nostro paese si possa mettere in moto un meccanismo di carattere speculativo.
Ho parlato di tali questioni per sottolineare come l'andamento dei conti pubblici rappresenti per noi un elemento fondamentale, nonché per segnalare come lo stesso possa diventare veramente problematico, in quanto abbiamo alle spalle una politica che ha avuto le caratteristiche appena ricordate. Ebbene, in tale situazione non riusciamo a disporre di dati trasparenti ed abbiamo l'impressione che questa mancanza di dati, questa impossibilità di conoscere quale sia l'impatto delle decisioni adottate, corrisponda ad una volontà di occultare le informazioni, ad una volontà di non favorire la trasparenza. La disponibilità dei dati rappresenta, invece, un fatto tanto più necessario ed importante


nel momento in cui esistono forti discrepanze tra le previsioni circa la tenuta dei nostri conti pubblici - come prevede il ministro dell'economia, che formula previsioni per il presente ed il prossimo anno in chiave di perfetta tenuta - e i dati che sono forniti da tutti gli altri istituti. Quando cioè esiste una discrepanza così forte non si può chiedere all'opposizione ed al paese di credere al ministro dell'economia: si può chiedere di credere quando si professa una fede religiosa, ma in questo caso abbiamo bisogno di verifiche. Pertanto il Governo ha il dovere di non parlarci di sole previsioni o, quanto meno, quando ce ne parla, deve spiegarci come mai esse siano isolate, dato che tutti hanno prospettive diverse, e quando dico «tutti» mi riferisco ad istituti ed organismi che, certamente, non possono essere accusati di avere la tessera o di appartenere all'Ulivo.
Il presente provvedimento rappresenta in tal senso un'occasione mancata, perché esso non affronta questo problema. Tra l'altro, questi elementi di incertezza, di silenzio, di reticenza, questi elementi che portano il Governo a tenere le carte coperte, si collocano in una situazione nella quale al paese, invece, si continuano ad indicare precisi obiettivi. Abbiamo da poco approvato una singolare delega per la riforma fiscale e si continua ad affermare, sia negli incontri con i sindacati sia in aula (quando il ministro è intervenuto), che si comincerà a ridurre la pressione fiscale a partire dalle famiglie, che si avranno due aliquote, che si darà alle imprese, che si eliminerà l'IRAP. Si continuano a confermare tutte queste affermazioni, tant'è che ancora questa mattina il Presidente del Consiglio, in un'intervista ha affermato: non lo abbiamo potuto fare nel 2002, lo faremo nel 2003.
Ebbene, per dire ciò che si farà, bisogna però fornire anche dati, cifre, scadenzare i tempi, spiegare le modalità. Mi domando, infatti, dov'è che si troveranno le risorse. Altre affermazioni sono state infatti fatte in riferimento al mondo della scuola (dove dovranno essere affrontate e risolte altre questioni) ed è stato avviato un discorso sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali (ed anche in questo caso le affermazioni parlano di interventi che dovrebbero portare ad un potenziamento degli stessi ammortizzatori sociali); vi è poi il problema delle pensioni, quello della sanità e quello del Mezzogiorno (circa i problemi di quest'area il ministro continua ad affermare che si opererà per risolverli). Infine, è stato rinnovato il contratto per il settore del pubblico impiego. Ebbene, di fronte a tutte queste affermazioni, vorremmo sapere come i conti possano tornare.
Lo chiediamo anche perché in questa situazione si sta verificando che, mentre si fa balenare all'orizzonte la possibilità di giungere a risultati importanti, nel frattempo i cittadini «inciampano» su un aumento della pressione fiscale e su un peggioramento della situazione. Infatti, l'economia ha subito un rallentamento e nel Mezzogiorno si è tirato il freno a mano: qui le cose, che andavano benissimo, hanno subito un rallentamento, il sistema sanitario è in crisi (e se ne parla anche in questo decreto-legge) e si riprospettano vecchie politiche, quale quella dei ticket. In proposito, il direttore generale della Confindustria, nella sua audizione, ha spiegato che il modo serio per controllare la spesa sanitaria è quello di imporre i ticket: alla faccia della modernità!
Inoltre, non si tiene conto (a questo proposito invito i colleghi ed i relatori a leggere anche i giornali di stamani) del fatto che il problema del rapporto tra sistema centrale e sistema locale rimane irrisolto. Ci troviamo, infatti, di fronte a una modifica della Costituzione in senso federalistico e si dice che vi saranno modifiche e riforme di carattere straordinario, ma di fatto (e credo che questa non fosse l'intenzione di nessuno) comuni, province e regioni stanno aumentando la pressione fiscale.
In Veneto è stato aumentato anche il bollo della macchina, è stato introdotto il ticket ed è stata imposta l'addizionale sull'IRPEF. Se ne parla chiaramente anche sui giornali di stamani: il federalismo non va nel senso di dividere le risorse e di far


funzionare meglio lo Stato. Evidentemente, il federalismo voluto dalla Lega era quello di duplicare le tasse, perché è questo l'effetto che si sta determinando nel paese. Se così non è, perché non si affronta il problema di regolare i rapporti con gli enti locali, per avere un rapporto costruttivo con le regioni? Anche in merito a ciò non vi sono risposte. Quanto alle soluzioni che vengono date, è vero ciò che dice l'onorevole Armosino e cioè che si è tenuto conto di alcune osservazioni avanzate nel dibattito che si è tenuto in Commissione sui problemi dell'industria farmaceutica, ma i provvedimenti adottati rispondono al più vecchio e trito centralismo. Vengono affrontati problemi delicati con soluzioni vecchie e centraliste, creando le condizioni per dare un colpo serio a quanto è rimasto dell'industria farmaceutica nazionale nel nostro paese e spero che nel corso del dibattito vi sia la possibilità di rimediare (anche se si tratta di un decreto-legge, siamo comunque in prima battuta).
Su questo problema le misure adottate, in parte corrette in base al dibattito e alle proposte che abbiamo formulato, sono ancora insufficienti ed evidenziano che la questione della ricerca e della innovazione (che esiste nella propaganda del Governo ma non nei fatti, perché sono stati bocciati tutti gli emendamenti che avevamo proposto con riferimento a problemi di formazione, innovazione e ricerca in occasione della delega fiscale) non viene affrontata nei provvedimenti adottati e nella politica di tutti i giorni. Tutto ciò ci fa capire come ci si muova in una situazione in cui vi è questa straordinaria contraddizione.
Ho voluto delineare questo quadro perché il provvedimento in esame si colloca in questa realtà. In esso si parla di tenere sotto controllo l'andamento della finanza pubblica, ma i provvedimenti adottati sono confusi o contraddittori; si tratta di un meccanismo per inserire in questo provvedimento misure di grande importanza e rilevanza. Cito e sottolineo il differente approccio (in peggio) che si è avuto in questa legislatura rispetto all'altra. Nella passata legislatura il problema delle fondazioni venne affrontato nel nostro Parlamento con un grande e appassionato dibattito, in cui la maggioranza non mise l'opposizione di fronte ad un pacchetto già confezionato.
Quello delle fondazioni è un problema reale del nostro sistema bancario. Vediamo le difficoltà che abbiamo incontrato con l'Unione europea: quindi, si tratta di un provvedimento di grande importanza. Mentre nella passata legislatura è stato possibile un confronto su tale legge - allora era ministro l'attuale Presidente della Repubblica, Ciampi - e furono apportate modifiche importanti sia alla Camera, sia al Senato, oggi ci troviamo di fronte a veri colpi di mano. Il primo colpo di mano è stato compiuto durante la legge finanziaria, il secondo viene attuato con questo decreto-legge. Non si poteva usare un altro strumento? È possibile che il Governo debba usare decreti-legge per prevenire un parere negativo o le critiche che potrebbero essere mosse dal Consiglio di Stato? È questo un modo giusto di procedere o non è un modo sbagliato che genera conflittualità?
Avevamo fatto di tutto perché in questo processo di cambiamento vi fosse anche una presenza della realtà sociale. Tale modo di procedere reintroduce dalla finestra la vecchia lottizzazione dei partiti, magari attraverso una lottizzazione dei partiti di dimensione regionale. Non sarebbe stato più giusto che il problema delle fondazioni fosse stato affrontato in un'altra maniera? Ci troviamo, invece, di fronte ad un colpo di mano compiuto come se si avesse paura. Devo pensare che la paura non sia solamente quella di un confronto con l'opposizione, ma anche quella di non avere l'omogeneità della maggioranza: sembra che su questi temi la maggioranza debba dimostrarsi unita per disciplina e non per convinzione. Non ci sembra che questo sia un modo corretto di procedere.
Per quanto riguarda l'altra questione, ho apprezzato le preoccupazioni sottolineate dall'onorevole Armosino sul problema delicato rappresentato dagli articoli


7 e 8, cioè dalla costituzione della Patrimonio dello Stato Spa e dalla Infrastrutture Spa. Voglio dare atto, in questa occasione, al presidente La Malfa ed al presidente Giorgetti di aver cercato, sia pure nella costrizione rappresentata dalla prevalenza del dibattito in aula rispetto a quello in Commissione, di aprire un confronto anche all'esterno. Tale confronto è stato formale per quanto riguarda la delega fiscale ed informale per quanto riguarda il decreto-legge in esame ed è avvenuto perché tutti siamo convinti che sia necessario approfondire il problema.
È vero che vi sono gli esempi forniti dagli altri paesi, è vero che bisogna utilizzare meglio la risorsa rappresentata dal patrimonio pubblico, ma è altrettanto vero che tutto deve avvenire con molta chiarezza e molta trasparenza. Infatti, i rischi ci sono e lo abbiamo visto anche nell'audizione di alcuni componenti della Corte dei conti che ha sollevato problemi e manifestato preoccupazioni. Contesto il fatto che molto spesso ci si riferisca genericamente a quanto avviene negli altri paesi: chi lo dice con tanta autorevolezza, di solito, non sa nemmeno come stanno le cose negli altri paesi. Spesso si dice: è stato fatto in Germania, è stato fatto in Spagna; poi, quando si chiede cosa è stato fatto in Germania o in Spagna, il problema diventa una provocazione per il dibattito.
Su tale questione i problemi sono molto seri perché si deve tenere conto della realtà, di una certa struttura e dei vincoli esistenti. Bisogna, inoltre, fare i conti con un atteggiamento nevrotico che spesso abbiamo avuto sui problemi del demanio all'interno del Parlamento in tutte le legislature, da ultimo in questa legislatura, quando abbiamo approvato la legge finanziaria.
Il primo problema chiaro è che tale questione della valorizzazione non può essere un sotterfugio per aumentare il debito pubblico e non può essere un escamotage per fare questa operazione per indebitarsi. Attenzione, perché in questo Governo il ricorso alle cartolarizzazioni sta diventando eccessivo. La cartolarizzazione va bene per alcune questioni ma non può essere questo il meccanismo. Anche l'Unione europea ci ha posto il problema della cartolarizzazione del Lotto e la cifra è rilevante perché, se si formula un parere negativo sulla cartolarizzazione del Lotto, abbiamo 0,3 punti che vengono in meno e, se non ricordo male, corrispondono a 6.000 miliardi.
Come avviene questo processo? Mi ricordo e sottolineo che, siccome il ministro dell'economia ha, naturalmente, grande abilità, fantasia e inventiva - anche se tali questioni erano state già affrontate nella prima Repubblica con delle indicazioni e allora ci fu la preoccupazione che si potesse realizzare qualcosa che non funzionasse -, vorrei ricordargli che, andando un po' più avanti nella storia, visto che ci si ferma sempre a Cartesio, la Repubblica francese iniziò con la politica degli assegnati. Infatti, iniziò cartolarizzando o aprendo il debito pubblico sulle chiese, sui monasteri, sui castelli e sulle proprietà dei ricchi e, poi, siccome il meccanismo aumentava in progressione geometrica, arrivò a cartolarizzare persino le foreste, che allora erano molte più di quelle che ci sono oggi: fu un gigantesco crack che aprì un mutamento profondo e un trasferimento straordinario di ricchezze. Ricordiamo tutti che cosa fosse il Direttorio e il problema venne risolto quando Napoleone coprì questo immenso debito pubblico con tutte le risorse che aveva sottratto e rapinato agli altri paesi: non credo che questa possa essere la soluzione o che si possa avere questa ambizione.
Quindi, sussiste il problema di come si definiscano i paletti, di come siano i rapporti e di come si affrontino tali questioni. Abbiamo svolto un dibattito nel corso del quale vi sono stati anche interventi importanti, come quelli dell'onorevole Armani e di altri colleghi della maggioranza. Ho visto sinceramente da parte dell'onorevole Armosino anche un'attenzione a tale riguardo, però, credo che questo sia un problema di fondo da affrontare e, quindi, presenteremo degli emendamenti perché si può prospettare un grosso rischio di aumento del debito pubblico.



Termino il mio intervento, signor Presidente, con due battute. In primo luogo, con i numeri si può fare tutto - questo lo dedico al ministro Tremonti -, si può moltiplicare, sommare, dividere e addizionare ma i numeri sono come le baionette, cioè non ci si può sedere sopra. Con le baionette si può fare tutto ma non ci si può sedere sopra e così pure il ministro Tremonti non può fare tutto ciò.
In secondo luogo, l'abilità politica è quella di predire ciò che succede e, però, sussiste, poi, la vera abilità politica - come ricordava Winston Churchill - di spiegare perché non sia successo: a me sembra che il ministro Tremonti non abbia più questa capacità. Egli continua a predire quello che succederà ma non spiega quello che, nel frattempo, succede: per guardare al futuro, inciampa nel presente (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Milana. Ne ha facoltà.
RICCARDO MILANA. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, riprendo da dove ha chiuso chi mi ha preceduto, in quanto ritengo che il problema sia essenzialmente quello di avere un Governo, un ministro dell'economia, dotato, tra l'altro, di grande autonomia e potere, come mai in questo paese, il quale, nella sostanza, non spiega il perché e i risultati di alcune politiche, non fornisce i dati e le cifre, salvo poi, in ogni circostanza - generalmente estranea al Parlamento - ricordare, attraverso battute, che i dati degli altri non sono giusti. Sulla base di che cosa? Perché i dati degli istituti di ricerca, perché le considerazioni degli organi di controllo non sono giuste? Il Governo di cosa dispone per poter affermare ciò? Ha dati che tiene nascosti e riservati magari per qualche partita politica o - come siamo portati a ritenere per esperienza, per constatazione dei fatti, perché crediamo poco a questo atteggiamento - ha la furbizia di chi è abituato a giocare con i bilanci delle società?
Nonostante le affermazioni svolte in questa sede dal sottosegretario, per evidenziare che le intenzioni sono giuste, lodevoli e sicuramente condivisibili - infatti, tutti siamo d'accordo sull'idea di alcune valorizzazioni del patrimonio -, non si spiega mai come, perché e per che cosa.
Il decreto-legge in esame, nella sostanza, prende atto del fatto che vi è un problema relativo ai conti pubblici. Tutta una serie di provvedimenti adottati, in questo primo anno, da questo Governo sta contribuendo a indebolire l'andamento della finanza pubblica dopo alcuni anni di rigore. Tra l'altro, in questo caso è evidente che ci troviamo di fronte ad un andamento del PIL diverso dalle attese del Governo, dunque avremo entrate inferiori a quelle previste; inoltre - come deduciamo non da dati, ma da nostre considerazioni e dal lavoro che svolgiamo -, siamo di fronte alla sovrastima di molte entrate, soprattutto di queste una tantum, sulle quali ritengo sia legittimo che il Parlamento continui a chiedere i dati e gli elementi necessari per comprendere quale strada stiamo percorrendo.
Per quanto concerne l'emersione del sommerso, fino ad ora, abbiamo visto soltanto gli spot - mi pare fossero quelli di Mike Bongiorno -, non disponiamo di dati; tirateli fuori! Fateci capire cosa succede e, probabilmente, saremo anche più disponibili ad un dialogo diverso. Infatti - ripeto - ci troviamo di fronte alla sovrastima di molte entrate, alla sottostima di alcune voci di



news

01-03-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 01 marzo 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

Archivio news